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Capitolo
1 Suicidi
01.
Coltello
Le
nuvole candide
solcavano il cielo azzurro, sopra la serie di lapidi. Le fotografie di
Bulma,
Vegeta, Gohan e degli altri eroi erano più o meno
ingiallite. Le lapidi erano
ingrigite, solo una, più vicina alla casetta a forma di
cupola, era ancora
candida.
Davanti
ad essa stava
una figura femminile ingobbita.
Pan
sollevò il coltello
da cucina, guardando la propria immagine riflessa nella lama liscia, e
sorrise.
Si allontanò una ciocca di capelli ingrigita da davanti al
viso e unì le
ginocchia. Sollevò la testa, segnata da delle rughe
profonde, e accarezzò la
lapide bianca. Le sue labbra sottili tremavano, lasciando scoperti i
denti
ormai irregolari.
“Ho
sbagliato a farti
allenare, del mio nonnino avevi solo il nome nipotino mio”
sussurrò. Sollevò la
mano e accarezzò la scritta incisa nel marmo:
‘Goku jr.’.
Strinse
l’elsa di legno del
coltello con entrambe le mani, fino a far sbiancare le nocche delle
mani
ossute, dalla pelle ingiallita segnata da macchie nere.
“Questa
volta non sarò
io a seppellire un altro caro” disse con voce stanca. Si
conficcò il pugnale
nella gola, incidendo la pelle, il sangue schizzò sulla
lapide e sporcò il
vetro sopra la fotografia. Coprendo la figura sorridente del bambino e
gocciolando sulla superficie candida.
Il
corpo di Pan cadde
nell’erba umida e il coltello, sporco di sangue, rimase
abbandonato nella mano
aperta della donna.
02. Corda
Yamcha
si sporse sulle
punte dei piedi e appoggiò la mazza da baseball
nell’ultimo ripiano dello
scaffale di legno, accanto alla fotografia ingiallita di Pual, intento
a
sorridere con gli occhi chiusi.
Il
terrestre si grattò
la guancia, si passò il polpastrello sulla macchia nera
sotto le rughe intorno
agli occhi, il suo viso invecchiato era ingrigito. Si sfilò
il cappellino e
rimise i talloni a terra. Si voltò e fece un paio di passi,
lanciò il copricapo
sul tavolo, sopra il giornale. Quest’ultimo era ingiallito
dal tempo,
spiegazzato, nella prima pagina riportava la foto di un giovane Yamcha
con la
coppa di baseball tra le mani e la sua squadra festante alle spalle.
Yamcha
raggiunse lo
specchio e lo raddrizzò, sporcando di lunghe strisce nere il
muro, si allontanò
un paio di ciocche bianche da davanti al viso. Sentì dei
tonfi, delle sirene e
sorrise.
Le
luci blu delle
macchine della polizia si rifletterono sui vetri del suo appartamento.
“Per
un po’ di conti non
pagati la fanno davvero tragica, in fondo un tempo ho salvato questo
pianeta”
biascicò Yamcha. Si leccò le labbra, sentendole
secche e si girò. Salì sulla
sedia, afferrò i lembi della corda e infilò la
testa nel cappio. Spinse la
sedia e la fece cadere a terra con un tonfo, l’osso del collo
si spezzò di
netto, mentre la corda si stringeva intorno a lui.
La
sua ombra appesa,
leggermente intenta ad ondeggiare, si allungava sulla parete illuminata
dalle
luci blu.
03.
Veleno
C18
si appoggiò alla
parete rosa della Kame-house e chiuse gli occhi. Si
allontanò un ciuffo di
capelli biondi da davanti agli occhi, le sue iridi azzurre brillarono
glaciali.
Avvertì una serie di fitte al petto, infilò la
mano sotto la casacca e ne estrasse
una fiala.
“Quindi
se bevo questa sostanza risulterà del veleno per
me?” domandò C18. Piegò di
lato la fiala e guardò il liquido azzurrognolo,
batté un paio di volte le
palpebre e si girò verso Bulma.
“Sì,
sta attenta” le rispose la scienziata.
C18
stappò la fiala e se
la avvicinò alle labbra, annusò e
soffiò. Sentì le narici bruciare e chiuse gli
occhi.
“Alla
tua salute Crilin,
in qualsiasi paradiso o inferno tu ti trovi”
sancì. Si portò il bordo alle
labbra e diede una sorsata. Il suo cervello iniziò a dare
una serie di errori a
cascata, la sua visuale divenne totalmente blu, mentre delle scintille
sprizzavano da tutti i circuiti del suo corpo. I suoi arti si piegarono
in modo
innaturale e cadde a terra schiantata, chiuse gli occhi e si spense.
04.
Pistola
C17
infilò i proiettili
nel fucile, caricandolo, allungò le gambe e
sospirò. Il collo dalla pelle
pallida era arrossato sotto il fazzoletto che portava e gli stringeva
la pelle.
Accarezzò il manico di legno levigato della sua arma.
“Sei
sempre stato il mio
migliore amico” bisbigliò. Socchiuse gli occhi, li
sentiva bruciare e strinse
le gambe.
“Come
cacciatore e come
cyborg non ti preferirei nemmeno una macchina da corsa”.
Aggiunse con voce
roca, fu scosso da una serie di brividi. Si portò la canna
alle labbra e chiuse
gli occhi, i capelli neri gli aderivano al viso. “Per questo,
mio fidato, non
posso chiederlo a nessun altro”. Aggiunse.
<
Ora aiutami ancora
una volta, fammi raggiungere mia sorella > pensò,
sentendo il metallo sotto
le labbra. Premette il grilletto e lo sparo risuonò nella
stanza.
Uno
stormo di corvi
spiccò il volo fuori dalla finestra.
05.
Fuoco
“Miliardario
sposa donna della sua vita. Il bellissimo
e atteso matrimonio si svolgerà …”
lesse a bassa voce la ragazzina. Lanciò il
giornale a terra, la carta s’impregnò di liquido,
scurendosi. Pan inspirò,
sentendo la puzza della benzina che copriva il pavimento, le iridi nere
erano
liquide. Infilò la mano in tasca e ne estrasse un accendino,
l’aprì e lo fece
scattare. Guardò la fiammella e sorrise.
“Spero
che tu possa bruciare all’inferno con lei,
Trunks” bisbigliò. Lasciò cadere
l’accendino e la benzina intorno a lei prese
fuoco, avvolgendola.
Le
sue urla riempirono l’aria.
06.
Vetro
Bra
si avvicinò allo
specchio, si accarezzò il viso sentendo le rughe sotto le
dita. I capelli grigi
le incorniciavano il volto pallido, le occhiaie le lasciavano dei segni
neri
intorno agli occhi azzurri. Passò più volte
l’indice sulle macchie nere e
rabbrividì vedendo una macchia giallastra accanto al mento.
“Una
vita senza bellezza
non è vita” ringhiò. Gettò a
terra lo specchio frantumandolo e ghignò. Afferrò
il bordo del vetro, i polpastrelli si tagliarono e il sangue
scivolò lungo il
vetro, oscurando il suo riflesso. Premette il frammento dello specchio
nel
polso e aprì una ferita. Dal segno bianco iniziò
a sgorgare del sangue, lasciò
cadere il pezzo di vetro sporco di liquido vermiglio e si
appoggiò contro il
divano.
<
Rimarrò qui,
lasciando che l’esistenza scorra via da me. Addio linfa
vitale >.
07.
Medicine
“Mi
dispiace fratellone,
hai fatto tutto il possibile” sussurrò Goten. Si
piegò in avanti, si sporse e
accarezzò la spalla del fratello.
Gohan
singhiozzò, il
viso era in ombra coperto dai corti capelli neri. Sollevò la
mano e accarezzò
quella del minore.
“Ti
prego, portami un
bicchiere d’acqua” implorò.
Goten
allontanò la mano
e sospirò.
“Sì,
fratellone”
sussurrò.
Gohan
sentì i suoi passi
allontanarsi, si piegò in avanti e accarezzò il
viso di Videl. Sentì la pelle
gelida sotto le dita e singhiozzò più forte.
“Potevamo
passare ancora
molti anni insieme” mugolò. Le
allontanò una ciocca nera dal viso e le chiuse
gli occhi, le iridi erano bianche.
“Non
è giusto” ringhiò.
Si voltò, afferrò una boccetta e
l’aprì. Si versò delle pillole rosse
sulla
mano e strinse il pugno.
“…Ma almeno passeremo insieme la
morte” bisbigliò. Si portò le
medicine alla bocca e le ingoiò tutte insieme.
08.
Rasoio
La
piccola Chichi si
sporse sulle punte e abbassò la maniglia, spinse la porta ed
entrò. Udì un
tonfo, rabbrividì e avanzò. Batté un
paio di volte le palpebre e afferrò la
lama sul caschetto che teneva in testa, si spostò di lato
evitando il casco del
genitore abbandonato sul pavimento.
Raggiunse
il letto
matrimoniale, appoggiò le mani sul materasso e si
issò. Abbassò il capo, la
coperta bianca era macchiata di sangue.
Sollevò
la testa e
strillò, portandosi la mano alla bocca. Le mani di sua madre
erano abbandonate
su un rasoio, conficcato nella sua gola.
La
sovrana era immersa
nel suo stesso sangue.
09.
Posacenere
“Vedi
piccola mia, non
si deve fumare. Fa davvero molto male alla salute”
sussurrò la donna. Piegò di
lato il capo e sorrise in modo innaturale.
La
piccola Videl deglutì
e annuì. I suoi occhi dalle iridi azzurre incontrarono
quelli della madre.
La
mora più grande fece
un paio di passi avanti, facendo strofinare il bordo della vestaglia
sul
pavimento. Si piegò in avanti e afferrò un
posacenere di cristallo, colpì il
tavolinetto un paio di volte, questo tremò, e il
soprammobile si spaccò a metà,
facendo volare frammenti tutt’intorno.
La
bambina saltò in
piedi e la sedia dietro di lei cadde a terra con un tonfo.
La
madre ridacchiò,
strinse con entrambe le mani il frammento di cristallo appuntito,
graffiandosi
le dita.
“Ormai
per la mamma è
troppo tardi” disse, conficcandoselo nel ventre.
10.
Cuscino
Vegeta
afferrò il
cuscino e se lo strinse al viso, inspirò e chiuse gli occhi.
Allungò le gambe e
sentì gli occhi pizzicare, una lacrima gli solcò
la guancia.
“Ha
ancora l’odore di
mia madre” biascicò con voce roca.
La
regina si piegò in avanti e gli accarezzò il viso.
“Un
giorno diventerai come tuo padre e io non vorrò
esserci” sussurrò. Il figlio
batté le palpebre e si morse il labbro. Guardò la
madre girarsi e raggiungere
la finestra.
La
donna abbassò la maniglia e aprì le ante.
Il
piccolo si mise in piedi guardandola salire sul cornicione.
“Madre”
chiamò.
Rosicheena
fece un passo avanti e precipitò nel vuoto.
“Madre”
chiamò il
bambino. Digrignò i denti e strinse più forte gli
occhi, dimenando la coda.
----- CHAPTER BREAK -----
Capitolo
2 Scenari di
tristezza
01.
Vasca da bagno
Bulma
appoggiò il capo
sul bordo della vasca e chiuse gli occhi. Si allontanò la
sigaretta dalle
labbra ed espirò, dando vita a una nuvoletta di fumo,
sentiva gli occhi
bruciare. I capelli azzurri le aderivano al viso sudato,
allargò le gambe
facendo schizzare dell’acqua oltre il bordo di ceramica,
facendola finire sulle
piastrelle del bagno.
Bulma
socchiuse gli occhi
e guardò la nuvoletta di nicotina confondersi con il vapore.
Si portò l’altra
mano all’addome rigonfio e lo accarezzò.
“Ce
la faremo anche
senza quel bastardo di tuo padre, vedrai, Trunks”
sussurrò con voce roca.
02.
Camera da letto
Chichi
era seduta sul
letto, si avvicinò al viso la parte di sopra della tuta
arancione. Affondò il
viso nella stoffa e ispirò, singhiozzando. Le lacrime le
rigavano il viso e
qualche ciuffo le era sfuggito dallo chignon, aderendole al volto
sudato. Digrignò
i denti e strinse le ginocchia, arrossandosi la pelle pallida.
“Tu
mi devi odiare,
amore mio” mormorò. Abbassò la casacca
e sollevò di scatto il capo.
“Come
faccio?! Come
faccio Goku?!” gridò. Appoggiò la
casacca sulle ginocchia e si nascose il viso
tra le mani, singhiozzando più forte.
“Sono
incinta Goku, sono
incinta” biascicò.
03.
Pavimento
Chichi
gridò e diede una
serie di pugni sul pavimento, si cullò avanti e indietro
tenendo la schiena
curva. Singhiozzò e gridò, appoggiando il capo a
terra.
Il
padre le appoggiò la
mano sulle spalle e la accarezzò.
“Su
tesoro, devi farti
coraggio” mormorò.
Chichi
strinse le
braccia al petto e si stese a terra a faccia in giù,
singhiozzando più forte.
Yuma
sollevò lo sguardo
e osservò Gohan indietreggiare, sospirò e si
passò la mano sulla fronte,
spostando di lato l’elmo cornuto.
“Goku
è morto da eroe”
le disse e la figlia ululò di dolore.
04.
Cucina
Crilin
si voltò, strinse
più forte il piatto con le mani coperte dai guanti di gomma
gialla. Sorrise e
piegò di lato il capo.
“Oh,
Ten. Non ti
aspettavo, cosa è successo?” domandò.
L’altro
guerriero
deglutì e strofinò le mani tra loro, chiuse due
occhi su tre e sospirò.
“Lo
sai che il maestro
oggi veniva da me per insegnare ai bambini?” chiese con voce
rauca.
Crilin
si appoggiò al mobiletto
sotto il lavandino e al bordo del lavabo.
Tenshinhan
guardò il suo
grembiule rosa e si mordicchiò il labbro.
“Ha
di nuovo importunato
quelle di sesso femminile? Non aveva iniziato una via ascetica per
smettere?”
domandò Crilin.
Tenshinhan
aggrottò le
sopracciglia e sospirò di nuovo.
“Crilin,
mi dispiace
dovertelo dire io così, ma aveva una certa età.
Si è addormentato sul bus e…”
spiegò.
Crilin
sgranò gli occhi,
perse la presa sul piatto e questo finì a terra, spezzandosi
in una serie di frammenti.
05.
Terrazzo
Vegeta
appoggiò il capo
contro la parete della Capsule corporation e socchiuse gli occhi.
Piegò di lato
la testa e sollevò lo sguardo, osservando due stelle.
Allungò una gamba sulla
balaustra metallica dove era seduto e tenne l’altra piegata,
stringendo il
ginocchio con il braccio.
“Penso
che tu non ne
voglia parlare, ma sappi che Bulma era anche mia amica”
sussurrò Goku. Mise le
mani nelle tasche dei pantaloni arancioni e udì
l’altro sospirare.
“Invecchieranno
tutti e
moriranno molti decenni prima di noi, Kakaroth, e questo vale anche per
i
nostri figli” rispose con voce roca il principe dei saiyan.
06.
Finestra
Bulma
appoggiò la mano
sulla finestra sentendo il vetro freddo sotto i polpastrelli, le gocce
di
pioggia lo rigavano. Udì il rombo di un tuono, seguito da
due fulmini
biancastri. Si leccò le labbra, si piegò in
avanti e sospirò. Appoggiò la
fronte sulla finestra e chiuse gli occhi.
“Un
cancro non è una
cosa da niente bambina mia, dovresti ricoverarti”
sussurrò con voce roca il
padre.
La
donna sorrise, rizzò
la testa e scosse il capo.
“Me
lo sono cercata con
un pacchetto di troppo, papà, non ho nessuna voglia di
sottopormi a terapie
varie” ribatté.
07.
Vicolo
“Mi
sono stancato che tu
sia sempre più forte in tutto, maledetta terza
classe!” gridò Vegeta. Lanciò la
lattina di birra e la fece cadere a terra con un tonfo, il liquido si
sparse
sull’asfalto.
“Sssh, ti ricordo che siamo ricercati da
questi maledetti mercanti”
sussurrò Goku.
Il
principe dei saiyan
raggiunse il ragazzino, gli sfilò gli occhiali da sole che
indossava e li
spezzò a metà.
“Merda,
non me ne fotte.
Se tu non ti fossi fatto spillare tutti quei
soldi…” sibilò. Le guance erano
arrossate e le iridi nere erano liquide. Goku si passò la
mano tra i capelli
neri sentendo le ciocche dure sparate tutte nella stessa direzione.
“Guarda
che anche tu ti
sei fatto fregare” ringhiò. Udì un
rumore, si voltò e guardò il muro che
chiudeva il vicolo. Sospirò vedendo un gatto violetto.
Vegeta
lo raggiunse con
un colpo laterale della mano, gli occhi del Son si fecero bianco e
ricadde in
avanti.
Il
più grande lo sbatté
a terra, Goku mugolò sbattendo gli occhi. Vegeta
ghignò.
“Ora
te la faccio
vedere” biascicò.
Goku
sentì il suo alito
puzzare d’alcool.
08.
Soffitta
Genio
si sedette su una
cassa, i pantaloni colorati si sporcarono di polvere, annerendosi.
Tossì un
paio di volte e gli occhi gli si arrossarono. Si sfilò gli
occhiali da sole e
si avvicinò al viso la fotografia in bianco e nero, strinse
il bordo di legno e
sorrise. Si morse un labbro e accarezzò l’immagine
al centro.
“Maestro,
scusa se vengo
poco a trovarti” mormorò. Abbassò il
capo, osservò una ragnatela su un cuscino
rosso e lo strato di polvere sulla candela mezza sciolta appoggiata
davanti e
attaccata per la cera solidificata allo strato sottostante delle
piastrelle.
“Sono
fatto così, non
sono nemmeno ancora riuscito a dire addio al mio povero Gohan. Sai, era
un
allievo così promettente, ti sarebbe piaciuto”.
Aggiunse con voce roca.
09
Macchina
Goten
si appoggiò allo
schienale della macchina volante e chiuse gli occhi. Lasciò
ricadere la mano
sulle gambe e avvertì gli occhi pizzicare.
“Gohan…”
mormorò. Batté
un paio di volte le palpebre, aggrottò le sopracciglia e
appoggiò le mani sul
volante.
<
Non sei diverso da
papà, mi hai abbandonato esattamente come lui alla fine
>. Premette la
frizione, accese girando la chiave e mise la prima.
Singhiozzò, gli occhi neri
erano arrossati e digrignò i denti.
<
Era così terribile
essere stato svergognato come ricercatore? Ti parevo un motivo per
valide ammazzarti?!
>. Le lacrime gli scivolarono lungo le guance, strinse il
volante e
accelerò. Mise la seconda, inspirò ed
espirò un paio di volte. Riprendendo
fiato a fatica.
10.
Giardino
“Era
qui che tua madre
passava quasi tutto il suo tempo, le piaceva coltivare le
piante” sussurrò il
signor Briefs.
La
bambina si diede la
spinta e si mise in piedi, strofinò le mani tra loro e si
voltò.
“È
vero che ti sposi di
nuovo? Non ami più la mamma?” domandò.
Lo
scienziato le si
avvicinò e si piegò in avanti. Si
rigirò tra le dita un baffo color glicine con
una mano e appoggiò l’altra sul capo della figlia.
Il gatto nero sulla sua
spalla miagolò e dimenò la coda.
“No,
ma io non posso
occuparmi di te, piccola mia. Vedrai, Bunny ti piacerà come
nuova mamma” disse
l’uomo. Si rizzò, la bambina singhiozzò
e lo spinse con entrambe le mani.
“Io
voglio la mia
mamma!” gridò Bulma.
----- CHAPTER BREAK -----
Cap.3
Cuori a pezzi
01.
Angoscia
[metropolitana].
Goku
appoggiò le braccia
sulla finestra e socchiuse gli occhi. Ansimò, il petto gli
si alzava e
abbassava velocemente.
“Chichi,
Chichi qui è
stretto”. Si morse il labbro, avvertì il sapore
del sangue. Il battito cardiaco
gli rimbombava accelerato nelle orecchie.
“Ancora
con questa
storia? Smettila di ripeterlo” borbottò la moglie.
Son sollevò il capo, osservando
il cielo grigio. Rabbrividì e vide una serie di antenne sul
soffitto del
condominio davanti. Strinse i pugni e conficcò le unghie nei
palmi, fino a
graffiarli con le unghie.
“Perché
non torniamo ai
Paoz?” domandò con voce tremante.
“E, invece, perché non mi aiuti
a disfare le valigie? I nostri figli
cresceranno meglio qui” borbottò.
Son
deglutì un paio di
volte, appoggiò la fronte sudata sulle braccia e
sentì le gambe tremargli.
02.
Tristezza
Vegeta
allungò le gambe,
piegò il braccio e lo mise dietro la testa. Premette il
pulsante del
telecomando, cambiando canale. Lo schermo gli rimandò
l’immagine di una folla
urlante, una serie di teste di vari colori che si muoveva in una serie
di onde.
Deglutì, batté un paio di volte le palpebre e
voltò lo sguardo. Osservò una
spada appoggiata sul muro, guardò di nuovo lo schermo.
Guardò il viso
sorridente di Mirai intento a guardare verso le telecamere.
Briefs
premette il
pulsante rosso del telecomando, con un flash di luce biancastro al
centro lo
schermo si oscurò.
Il
principe dei saiyan
strinse le labbra e chiuse gli occhi.
<
Mi umili una volta
di più misera terza classe senza cervello. Non solo non
combatto più e lascio
che gli altri vivano al mio posto, ma mi sto lentamente lasciando
uccidere
dalla tristezza > pensò.
03.
Odio
Bulma
si sporse sulle
punte e gli passò il cotone sull’occhio nero,
sporcandolo con il sangue della
ferita sottostante, al limitare con la guancia.
“Dovresti
usare un
senzu” sussurrò.
Son
negò con il capo,
mugolò e dal taglio sul labbro ricominciò a
uscire il sangue. Altro era
rappreso sulla guancia e i suoi occhi neri erano liquidi. Si
udì un rumore
provenire dall’addome del saiyan, Briefs piegò il
capo e guardò le costole
premere contro la pelle ingrigita.
“Quanto
tempo è che ti
lascia a digiuno?” domandò. Si
allontanò un ciuffo azzurro da davanti al viso e
sospirò.
“Mi
odia” biascicò Goku con
voce roca. Singhiozzò e una lacrima gli solcò la
guancia.
“Chichi
mi odia”.
Aggiunse, rabbrividendo.
04.
Lussuria
La
coda gli accarezzò il petto, il saiyan gemette e
chiuse gli occhi. Ansimò, il laccio sulla sua bocca gli
graffiava gli angoli
del viso ed era sporco di saliva.
Freezer
gli incise la guancia con l’indice e conficcò
l’unghia, un rivolo di sangue scese lungo il viso di Vegeta.
“Il
mio bel principe” sussurrò il conquistatore. Gli
afferrò il capezzolo arrossato e lo strinse tra le dita
pallide.
Il
principe dei saiyan dimenò la coda, diede una serie
di strattoni con le braccia e le gambe. Le tre manette intorno ai polsi
gli
lacerarono la carne, le corde gli lasciarono una serie di segni e il
collare lo
strinse. Le catene intorno alle gambe gli graffiarono la pelle
abbronzata, i
capelli neri a fiamma gli aderivano al volto sudato.
Freezer
gli passò la lingua aguzza sulla guancia e
sorrise.
“Tutto
mio, per l’eternità quando sarò
immortale” gli
sussurrò all’orecchio.
05.
Rancore
Goku
allungò la mano
verso di lui, singhiozzò e sgranò gli occhi.
“Ti
prego, ti prego”
supplicò. Fu scosso da una serie di brividi, la pozza di
sangue sotto di lui si
allargò. La ferita sul petto si allargò, la vista
gli si appannò.
Il
principe dei saiyan
ghignò e gli s’inginocchiò davanti. Gli
afferrò la mano, Son sorrise.
Vegeta
si piegò in
avanti e mostrò una m sulla sua fronte. Stritolò
la mano dell’altro guerriero,
le ossa si spezzarono e Goku ululò di dolore.
“Mi
godrò la tua morte,
così imparerai a umiliare gli avversari”
sibilò. Gli strappò il braccio con un
gesto secco, dando vita a uno schizzo di sangue.
L’ululato
di dolore
risuonò tutt’intorno.
06.
Vendetta
C17
ansimò e batté le
palpebre, le sue iridi azzurre erano vitree e i corti capelli neri gli
aderivano al viso.
Da
un circuito si
alzarono una serie di scintille bluastre e prese fuoco, bruciandogli la
pelle.
Alzò l’altro braccio, gli tremava e lo
appoggiò sul fascio di fili elettrici
che gli componeva la spalla. Ansimò, il petto si alzava e
abbassava irregolare.
Sentiva bruciare lì dove gli mancava una gamba e un rivolo
di sangue gli scese
dall’occhio sinistro. Strisciò
all’indietro facendo leva con l’altra spalla e
l’altra gamba.
“No,
no” supplicò.
Mirai
Trunks lo
raggiunse e si piegò, guardandolo in volto.
“Tu
hai avuto pietà per
il mio maestro?” domandò. Sfilò la
spada dalla fodera e gliela conficcò nel
cuore.
07.
Desiderio
“Avrei…
avrei voluto…”
biascicò Vegeta. Ansimò, un rivolo di sangue gli
scese oltre il labbro e gli
occhi si fecero vitrei.
Goku
gli afferrò la
mano, nei punti in cui il guanto bianco era strappato sentiva la pelle
fredda.
“Trattieni
il fiato,
fratello” sussurrò Goku con voce roca.
Vegeta
ghignò, si voltò
e vomitò sangue. Tossì e fu scosso da una serie
di brividi, gli occhi di Son si
fecero vitrei, e Goku lo strinse a sé.
“Dannatamente
buono,
forse è la tua stupidità a renderti tanto
forte” mormorò il principe dei
saiyan. Tossì nuovamente, Goku lo appoggiò al
petto e gli sollevò il capo,
guardandolo ansimare.
“Erano
le mie sfide con
te a rendermi tanto forte, principe” disse secco.
Vegeta
sorrise, piegò di
lato il capo e gli occhi gli divennero bianchi. Il suo cuore smise di
battere e
la bocca gli rimase aperta.
08.
Malinconia
Trunks
allungò la mano e
afferrò un pupazzetto dalla pelle verde, gli
schiacciò la testa di gomma e gli
occhi gli divennero vitrei. Singhiozzò e si
voltò, le iridi azzurre gli si
schiarirono.
“Preso!”
gridò Trunks. Sorrise e sollevò il pupazzo sopra
il suo capo. Goten gonfiò le
guance, allungò le mani e si mise a saltellare.
“Dammelo!”
si lamentò. Lo sfiorò con le dita un paio di
volte e cadde in avanti.
Trunks
sgranò gli occhi, lasciò andare il giocattolo e
abbracciò il migliore amico.
“Va
bene, così possiamo giocarci insieme”
sussurrò.
Goten
sgranò gli occhi, sollevò il capo e sorrise.
“Per
sempre!” gridò.
Trunks
lasciò cadere il
pupazzo e cadde in ginocchio. Si piegò in avanti e
appoggiò i palmi a terra,
rabbrividendo.
“Bugiardo”
biascicò.
Singhiozzò e le lacrime gli solcarono le guance.
09.
Malessere
“Era
solo un leggero
malessere… era solo un leggero malessere!”
gridò Goku. Afferrò per il bavero il
dottore e lo sbatté contro la parete, i mattoni si
sgretolarono e l’uomo
gemette. I capelli di Son si sollevarono e si tinsero di biondo.
“La
mia Chichi fino a
ieri stava bene!” urlò. La sua aura
s’incrementò e le mattonelle sotto di lui
si riempirono di crepe.
“Mi
dispiace, ha avuto
un arresto cardiaco sotto i ferri, noi non
potevamo…” si scusò il medico.
Il
supersaiyan ghignò e
lo lasciò andare, l’uomo cadde seduto scivolando
lungo la parete e ansimò. Si
massaggiò il collo, batté le palpebre e
sollevò la testa. Vide una sfera di
luce giallognola nelle mani di Son e socchiuse gli occhi, piegando il
capo.
“Cos…”
biascicò.
“Nemmeno
quello che farò
adesso, avreste mai potuto immaginarlo” ruggì il
saiyan.
10.
Disperazione
Bulma
gettò indietro la
testa e la sbatté più volte sul petto di Yamcha.
Chiuse gli occhi, le iridi
erano bianche e il viso pallido era piegato di lato. Aprì e
chiuse la bocca,
strinse le labbra fino a spaccarle e digrignò i denti.
Dimenò le spalle, le
mani del guerriero la strinsero.
La
donna dimenò le
gambe, spalancò la bocca fino a far scricchiolare la
mascella e ululò di
dolore. Le sue grida si diffusero lungo il cortile in pietra del
palazzo del
Supremo.
La
donna gridò fino ad
avere un calo di voce, il tono le divenne roco e si lasciò
ricadere in avanti.
Le gambe le cedettero e la testa le ciondolò in avanti.
Yamcha
la strinse al
petto, la issò in braccio e sentì
l’ex-fidanzata singhiozzare.
“Vegeta…
Vegeta…” chiamò
a voce inudibile la donna.
<
Hai fatto il mio
stesso sbaglio saiyan, sei morto da eroe e l’hai lasciata
sola > pensò
Yamcha.
----- CHAPTER BREAK -----
Cap.4
Temi neri dell'anima
01.
Inverno [Anoressia].
Bra
strinse più forte l’impermeabile, le mani le
si erano arrossate e i suoi occhi erano gonfi, le gambe le tremavano.
Sbatté
contro la spalla di un uomo che camminava dall’altra parte
del marciapiede,
ricadde all’indietro e finì contro la vetrina di
un negozio. Singhiozzò, gli
occhi di lei erano velati dalle lacrime e sentì pizzicare
all’altezza degli
zigomi sporgenti. Il naso le bruciava, arrossato sulla punta,
batté i denti,
rabbrividendo, e il fiato le si condensò davanti alla bocca.
Le ossa sporgenti
della cassa toracica le scricchiolarono, sollevò la mano,
dal polso largo la
meta del normale, e se la passò sul viso, sentendola gelata.
Si
voltò
verso il vetro e rabbrividì più forte.
<
Devo camminare di più, non sto bruciando
abbastanza grassi… più esercizio! > si
ordinò. Si girò, si raddrizzò e fece
un paio di passi. Le ossa delle sue gambe sporgevano dalla pelle
pallida, sotto
la minigonna, e le mani ossute le tremavano.
02.
Pioggia [Bulimia]
“Allora
ci vediamo domani Pan?” domandò la
giovane dai lunghi capelli azzurri. La
bionda accanto a lei ridacchiò.
“Speriamo
di no, non vorremmo di nuovo stare con
una grassona come te tutto il giorno” borbottò. La
migliore amica le mise una mano sulla spalla e strinse le dita.
“Sì,
Pan, domani evita di farci rimanere tre ore
in pasticceria, quelle cose mi danno la nausea” si
lamentò. Sollevò il bordo
del guanto rosso fin sopra il gomito. Son
sorrise, piegò di lato il capo e fece tintinnare la catena
sui suoi jeans.
“Certo”.
Socchiuse gli occhi, guardò le due
allontanarsi.
“A
domani!” salutò l’azzurra.
“Ciao
ciao, balenottera” salutò l’altra.
Le
due
ragazze più grandi scoppiarono a ridere.
Pan
deglutì, gli occhi neri le si velarono di lacrime. Si
voltò, si mise a correre
lungo un vicolo, raggiunse il limitare e si piegò in avanti.
Ansimò, aprì e
chiuse gli occhi, facendo scattare la chiusura della borsetta.
V’infilò la
mano, spostò un mazzo di chiavi, passò oltre un
rossetto, si graffiò un dito
con una tessera plastificata e, sotto il portafogli, trovò
lo spazzolino. Lo
estrasse, arcuò la schiena e spalancò la bocca.
Infilò il manico dello
spazzolino in fondo alla gola, diede un paio di spinte e lo fece
scivolare
fuori. Vomitò, si diede la spinta in avanti e
sbatté la mano sull’addome,
costringendosi a vomitare ancora. Il naso le bruciava,
inspirò, il senso di
nausea aumentò e rigurgitò altri due getti.
Sorrise, si rizzò e si passò la
mano sulla bocca.
<
Un giorno sarò magra anche io, come loro…
anche io… - pensò.
03.
Nebbia [Cancro].
“A
causa della nebbia, dalla finestra ancora non
si vede niente, non ti perdi nulla” sussurrò Pan.
Si sporse in avanti e afferrò
la mano della migliore amica tra le sue.
Briefs
sorrise, gli zigomi le sporgevano dalla pelle grigia e i lunghi capelli
azzurri
erano sparpagliati sul cuscino. Tossì un paio di volte, i
picchi sulla linea
rossa si fecero più radi.
Son
diminuì la stretta, gli occhi le pizzicavano ed erano velati
di lacrime.
“Quando
potrò uscire?” domandò Bra con voce
impastata, attutita dalla mascherina per l’ossigeno che
indossava. Pan
abbassò
lo sguardo e osservò l’ago infilato nel braccio di
Bra.
“Presto”
mentì. La sentì ansimare e tossire,
rabbrividì di nuovo e aumentò il finto sorriso.
<
Magari i medici si sono sbagliati, magari
non è proprio cancro. O almeno non è maligno
>si augurò.
04.
Nuvoloso [Lussuria]
Goten
infilò una mano sotto la gonna di Valese,
fino a sfiorarle la stoffa umida delle mutandine e le premette il seno
con
l’altra mano. Piegò il capo di lato, spostandole i
lunghi capelli con il mento
e la baciò all’angolo della bocca. Strinse
più forte il seno morbido dalla
pelle rosea e ghignò, le iridi nere gli brillarono e i
capelli neri, che gli
incorniciavano il volto, ondeggiarono in ciocche voluminose.
“Sei
una pesca succosa che profuma di ciliegie,
amore mio” le sussurrò con voce roca
all’orecchio. L’altra
gemette, gettò all’indietro il capo e lo
appoggiò sulla spalla di lui. Si
strofinò contro il suo corpo e ridacchiò con tono
trillante.
“E
tu sei il sovrano dei seduttori, mio signore”
bisbigliò lasciva. Son
si
voltò, guardò il cielo plumbeo oltre la finestra
e rabbrividì.
<
Preferisco farlo quando è nuvoloso, perché nel
momento in cui la tempesta si scatena su questo mondo, io voglio
abbattermi sul
suo debole corpo > pensò.
05.
Autunno [Lussuria
II° parte].
Goten
si piegò in avanti, le gambe gli cedettero
e si strinse la maglietta nera all’altezza del petto. Le
guance si arrossarono,
ansimò e cadde all’indietro. Sbatté la
schiena contro la grata di ferro e
ansimò più forte. Il battito cardiaco gli
accelerò, avvertì delle fitte al
petto e allungò le gambe. I pantaloni bianchi come la
camicia si sporcarono
annerendosi, con la suola della scarpa nera fece volare un paio di
foglie
secche. Alzò il capo e riaprì gli occhi, la luce
azzurrognola del lampione
illuminava delle foglie secche.
“Passo
da un corpo all’altro, assaggio la loro
carne, m’inebrio dei loro profumi e le possiedo, ma nessuna
di loro mi sazia”
mugolò. Si morse il labbro e lo incise con il dente, fino a
sentire il sapore
del sangue.
“Maledizione,
perché continuo a morire ogni
giorno? Io sono il padrone del sesso” ringhiò.
06.
Vento
[Apparizioni
demoniache].
Vetrunks
sgranò gli occhi e indietreggiò, la
demone si voltò nella sua direzione e ghignò. I
canini bianchi le brillarono,
la sua figura fu coperta da un’ombra scura rossastra.
Sfilò la spada dal corpo
di sua madre, avvertì le risate folli di suo padre alle loro
spalle. Suo zio
gridava, Vetrunks indietreggiò e abbassò il capo.
Le iridi azzurre gli
divennero bianche, la carcassa della madre si liquefece in una pozza di
sangue,
in cui rimasero a galleggiare una ciocca di capelli nera e un occhio
grigiastro.
Il
bambino indietreggiò, si portò le mani alla bocca
e strillò.
La
demone si avvicinò, i capelli lunghi fino al pavimento le
aleggiavano intorno,
sul suo capo crebbero due corna da capra ricurve verso il basso.
Il
ragazzino strinse il pugno, si mise a correre nella sua direzione, la
creatura
fece un ruggito stridulo.
Un
colpo di vento lo spazzò all’indietro, lo fece
sbattere contro la parete e il
ragazzino strillò. Una serie di lame di vento gli tagliarono
la pelle
dell’addome, gli strapparono i vestiti e una serie di ferite
sanguinanti si
aprirono sulle gambe e sulle braccia. La vista gli si
appannò, gemette e
scivolò in terra, perdendo i sensi.
07.
Neve
[Maltrattamento
di minore].
Gorin
affondò nella neve, ricadde in avanti,
allungò le braccia e le mani gli affondarono.
Alzò il capo, Tenshinhan lo
afferrò per il codino e lo strattonò. Il
ragazzino strillò di dolore e sgranò gli occhi
nel momento in cui fu raggiunto
da uno schiaffo.
“Devi
smetterla di saltare gli allenamenti per
le ragazze!” gridò il guerriero dai tre occhi. Lo
raggiunse al petto con un
calcio, lasciandogli andare i capelli, il figlio ricadde
all’indietro. Affondò
nella neve e le lacrime gli solcarono il viso, il naso arrossato gli
bruciava e
il fiato gli si condensava davanti al viso. Dei cumuli biancastri
semi-squagliati gli si infilarono nei vestiti, bruciandogli la pelle
chiara per
il freddo. Suo
padre lo colpì ripetutamente con una serie di calci al
fianco, facendogli
scricchiolare le costole.
“Non
voglio più essere inferiore a loro, tu
sarai il mio modo per rivendicarmi. Dovrai sempre essere alla loro
altezza!”
gli urlò.
<
Il
mio maestro e suo fratello avevano ragione. Avrei dovuto ascoltarli,
l’invidia
è l’unica via >.
Il
vento sferzò Gorin che strinse gli occhi e
singhiozzò più forte.
08.
Tempesta
[Assassinio]
Due
foglie si staccarono dall’albero ripiegato
su se stesso, volarono oltre il lampione piegato e abbattuto, e
scivolarono in
una pozza d’acqua piena di sangue.
Il
ragazzino avanzò, i capelli color glicine gli aderivano al
viso pallido,
gocciolando, e la sua maglia era impregnata d’acqua.
Batté un paio di volte le
palpebre e avanzò con passo cadenzato. Il suo battito
cardiaco era decelerato,
le gocce di pioggia gli sferzavano il viso.
I
palazzi circostanti erano avvolti in cima dalle nuvole grigiastre e si
udiva il
gocciolare ossessivo della pioggia.
Trunks
del futuro strinse i pugni, le scarpe gli affondavano nei buchi, pieni
d’acqua,
dell’asfalto e le gambe gli tremavano. Sgranò gli
occhi vitrei, le lacrime si
mischiarono alle gocce di pioggia, scendendo sulle sue guance.
Trunks
abbassò il capo, guardò il corpo riverso del
maestro per metà affondato
nell’acqua. La pelle era grigia e il cadavere puzzava di
putrefazione,
superando l’odore di acqua stagnante.
09.
Buio
[Sacrificio].
Goku
bambino dimenò la coda, premette sul vetro
con le dita tremando. La gola gli bruciava per le urla,
guardò l’oscurità dello
spazio e i rimasugli di luce dell’esplosione.
Dei
pezzi di roccia del pianeta Terra sfrecciarono davanti
all’oblo dell’astronave.
Goku
bambino ansimò, sentì Pan singhiozzare al suo
fianco e il battito dei denti di
Trunks dall’altro lato, di un passo indietro.
Goku
aprì e chiuse la mano, socchiuse le dita ed i tremiti
aumentarono. Fu scosso da
una serie di singulti e cadde in ginocchio.
“Il
nostro pian…”. “
…casa…”. “
…nuov…”. Udì il
brusio di voce della gente, seguito dal ruggito di un dinosauro.
“Ha
salvato quel bambino come un vero eroe”
sussurrò Briefs. Il
saiyan ringiovanito digrignò i denti, cadde in ginocchio e
gettò indietro la
testa, stringendo gli occhi.
“Juniooor!”
ululò.
10.
Notte [Freddezza].
<
Ormai è notte, doveva essere qui da almeno
tre ore > pensò il figlio di Pan, guardando
l’orologio. Sentì dei passi e si
voltò, Gorin entrò nella palestra e si
avviò verso di lui.
“Che
cosa è successo?” domandò Vetrunks. Si
alzò
e abbassò un paio di volte sulle punte degli stivaletti, si
avvicinò al
migliore amico che si voltò verso di lui. Alzò le
spalle e piegò di lato il
capo, facendo oscillare la coda.
“Era
mia sorella, mi ha comunicato che mio padre
è morto” spiegò gelidamente. Gli
occhi azzurri del Briefs si fecero bianchi.
“Mi
dispiace, io…” sussurrò. Gli
appoggiò la
mano sulla spalla e l’altro batté le palpebre.
“Una
morte molto sciocca, si è sparato. Non ha
nemmeno avuto il coraggio di fare qualcosa degna di un combattente del
suo
calibro” ringhiò. Indietreggiò e
allontanò la mano del glicine, il codino gli
ondeggiò dietro le spalle.
“È
terr…” biascicò il più
grande.
“Andiamo,
non dovevi farmi vedere la nuova
tecnica?” chiese Gorin atono.
----- CHAPTER BREAK -----
Cap.5
Amori di sangue
01.Tradimento
[Bulimia II°]
“Non
lo hai ancora capito? Ti ha tradito. Chissà
quante altre volte lo farà, cicciona”
sussurrò la mora dall’altra parte dello
specchio. Si portò le mani tozze alla bocca e
ridacchiò, socchiudendo gli
occhi.
Pan
deglutì, gli occhi le divennero rossi e
singhiozzò. Aprì la bocca, conficcò il
manico dello spazzolino in gola e
vomitò. Rabbrividì, il suo battito cardiaco
accelerò e le lacrime le rigarono
le guance. Mise la mano sporca sotto il getto dell’acqua e
ansimò, sentiva le
narici bruciare. Alzò il capo e guardò
l’altra giovane, quest’ultima si portò
un pasticcino alle labbra, lo morse e della crema rosa le
colò lungo la
guancia. Si leccò le labbra, si portò la lingua
all’interno, passandola contro
il dente scheggiato e giallastro, sporco di crema al cioccolato.
“Lui
non mi tradirebbe mai, mi ama” balbettò Pan.
L’altra
scoppiò a ridere e scosse il capo.
“Quanto
sei stupida, lo sai che nessun uomo potrebbe
mai volerti, soprattutto uno bello e bastardo come Trunks!”
le rinfacciò.
02.
Quotidianità
<
Sarà da solo? > rifletté la
donna. Si
sollevò gli occhiali, sospirò e strinse ai seni
le carpette. Spinse con il
fianco la porta socchiusa, si girò ed entrò.
Avanzò, sentiva le gambe strette
dalla gonna, le calze le arrossavano la pelle facendola prudere.
Trunks
alzò il capo, accavallò le gambe e sorrise,
appoggiando le mani sui braccioli della poltrona. I lunghi capelli
color
glicine gli arrivavano ai glutei e sul capo, sopra i capelli, teneva
gli
occhiali da vista.
“Buongiorno,
signor Briefs” sussurrò la segretaria.
Lui
le sorrise, lei arrossì, sentì il cuore aumentare
i battiti e le orecchie infiammarsi.
<
La amo, signor Briefs > pensò. Appoggiò le
carpette sulla scrivania.
“Ecco
le sue pratiche” sancì.
Trunks
annuì, lei si voltò e uscì dalla
porta. Si
chiuse l’uscio alle spalle, udì i cardini cigolare.
“Tutti
i giorni la stessa quotidianità”
sussurrò. Si
appoggiò alla porta dell’ufficio, si
girò e sospirò. Sentì il fischio di un
treno e sorrise.
<
Da bambina sognavo di prenderlo il treno > rifletté.
Si avvicinò alla finestra aperta, salì sul
cornicione, il vento faceva muovere
le tendine bianche.
“Magari
questo spezzerà la quotidianità”
sussurrò.
Fece
un altro passo e si gettò nel vuoto.
03.
Rabbia
Vegeta
socchiuse gli occhi, allungò le gambe sulla
balaustra di ferro e appoggiò la testa contro il muro crema
della Capsule
corporation.
Il
vento gli mosse i corti capelli neri, si appoggiò
la sigaretta alle labbra, i baffi gli solleticarono le dita.
Inspirò, sentì il
sapore del tabacco e tossì. Ringhiò,
sputò la sigaretta, facendola cadere di
sotto, e incrociò le braccia al petto.
“Quell’idiota
di mio figlio è morto di cancro per
cosa? Faceva anche schifo quella porcheria”
ringhiò. Le iridi nere gli divennero
verde-acqua e i capelli gli si tinsero d’oro.
<
Un cancro ai polmoni, come la madre > pensò.
“Stupidi
umani e ancor più idiota lui ad essere
imbecille come loro” ruggì.
04.
Non corrisposto
Pan
sorrise, si sporse sulle punte, incrociò le
braccia dietro la schiena e alzò il capo. Le guance le si
arrossarono, gli
occhi neri erano liquidi e si leccò le labbra, sentendole
secche.
“Ehy,
piccola, come mai sei di così buon umore?”
domandò Trunks. Le accarezzò il capo, Son chiuse
gli occhi e piegò di lato il
capo.
“Perché
ho deciso di chiedertelo!” annunciò. Chiuse un
pugno e lo sbatté sul palmo aperto dell’altra mano.
“Vuoi
essere il mio fidanzato?” chiese con voce
trillante.
Trunks
sgranò gli occhi, arrossì e
ridacchiò. Si sporse in avanti, le baciò la punta
del naso, facendola
arrossire, e le s’inginocchiò davanti.
L’abbracciò, le sorrise e i suoi occhi
azzurri si fecero liquidi.
“Sì,
ho sempre desiderato tu me lo
chiedessi” sussurrò con voce gentile.
“Assolutamente
no, sei solo una bambina” ringhiò con
voce roca Biriefs. Scosse il capo, sollevò le spalle e si
voltò,
allontanandosi.
“Prima
cresci, bimbetta”. Concluse, spiccando il volo.
05.
Litigio
Tenshinhan
raggiunse la moglie con uno schiaffo, la
donna ricadde di lato.
Il
figlio lanciò un grido, si nascose la gemella
dietro di lui.
Il
guerriero dai tre occhi ringhiò, raggiunse la donna
dai capelli blu con un calcio al fianco.
Lunch
gemette, un altro calcio la raggiunse e le
costole scricchiolarono.
Il
monaco gridò, si voltò e sputò.
“Cazzo,
avrei dovuto continuare ad allenarmi, invece
di mettere su una maledetta famiglia! Mi fate solo perdere tempo, mi
sviate
dagli allenam…”.
Lunch
starnutì, i capelli le divennero biondi, sfilò
la pistola dalla cintola e sparò.
I
figli strillarono, un rivolo di sangue colò dal buco
aperto dalla pallottola nel cranio nell’allievo del genio
della gru.
“Va
all’inferno” ringhiò la moglie,
guardando il
cadavere del marito cadere in avanti.
06.
Incidente
Doroty
premette sull’acceleratore della macchina,
stringendo il volante. Sbuffò, il collo le doleva e sentiva
le tempie pulsare.
“Oggi
all’università è stata una vera
noia” borbottò.
Tolse il piede dall’acceleratore, premette la frizione e
cambiò marcia,
svoltando a sinistra. Sgranò gli occhi, vedendo un
agglomerato rosa al centro
della strada, premette il freno e la macchina si arrestò.
Ricadde in avanti,
gemette, la cintura di sicurezza le graffiò il petto e i
seni le sbatterono
contro il volante.
Udì
la risata di Majinbu, un raggio rosa la investì.
La
macchina e in conducente si trasformarono in una
rotonda caramella grigia che il demone inghiottì in un
boccone insieme a
un’altra trentina di dolci sferette di altri colori.
07.
Fotografia
Valentina
si portò la cioccolata alle labbra, la
masticò, le labbra le si sporcarono di cacao.
Sollevò lo sguardo, la fotografia
ingiallita era sporca di sangue al centro.
La
ragazza scoppiò a ridere, si voltò e mosse il
capo
a destra e a sinistra.
“Ancora
non ti ricordi di me? Uscivamo insieme prima
che quella gallina di Valese ti portasse via da me!”
trillò.
Goten
deglutì, il viso pallido era ricoperto di
sudore. Il sangue scendeva dalla pelle del collo graffiata dal collare
che
indossava, le catene di luce violetta che gli tenevano polsi e caviglie
brillarono illuminando la stanza scura.
“Che
razza di mostro sei?” biascicò.
Lei
ridacchiò più forte, sgranò gli occhi
e saltellò
sul posto.
“Il
mago Bubidy mi ha promesso che entro un mese mi
amerai e torneremo ad adorarci, come in quella foto!”
urlò con voce stridula la
giovane.
08.
Violenza
Baby-Vegeta
gli passò la mano sotto la gamba
alzandola, Goku premette i gomiti sull'asciugamano, affondandoli nella
sabbia,
e gemette piegando il capo all'indietro.
Baby-Vegeta
strinse le labbra attorno al cubetto di
ghiaccio, scese, passandoglielo sugli addominali a tartaruga.
Goku
tremò, chiuse gli occhi e divaricò le gambe,
alzando il bacino; la stoffa del costume sfregò contro gli
addominali scuri del
principe posseduto, rendendo umida la cute sudata.
Baby-Vegeta
arrivò al costume, passò il cubetto
sull'erezione di Goku e premette, Son gemette più forte
inarcandosi.
“No,
non voglio” biascicò.
Baby-Vegeta gl’infilò
la mano sotto i glutei, li
accarezzò e premette sull’attaccatura della coda,
facendo mugolare più forte
Son.
09.
Depressione
“Esprimersi
in maniera precisa e chiara comporta
parecchi sacrifici. L’ispirazione non è tutto,
serve anche l’utilizzo
dell’emisfero razionale della nostra mente,
perciò, prima di scrivere,
ragionate” sussurrò Videl. Chiuso il libro di
testo di grammatica e lo spinse
in avanti fino al bordo del ripiano. Sospirò, si tolse gli
occhiali e li
appoggiò sulla cattedra. Incrociò le braccia, le
appoggiò sul legno freddo e
chinò in avanti il capo. Strinse gli occhi, il battito
cardiaco le decelerò e
sentì una serie di fitte al petto. Udì la porta
scattare, sollevò la testa e
socchiuse gli occhi, le iridi azzurre erano liquide.
“Professoressa
Son, dovremmo chiudere la scuola. Non
vorrà rimanere chiusa dentro” disse la bidella.
La
donna sorrise con un angolo della bocca e le rughe
le ricoprirono il volto.
“Chiuda
pure, uscirò dalla finestra” biascicò.
<
Tanto senza Gohan a casa ad aspettarmi, non vale
la pena di tornarci >.
10.
Viaggio [Mirai Trunks].
Il
ragazzino gemette,
dimenò le gambe e rabbrividì. Le teste appese sul
soffitto della macchina
oscillavano, una gli passò accanto al ventre nudo.
Il
giovinetto gemette,
si dimenò, le corde di ferro che lo tenevano legato gli
ferirono la pelle
pallida, il sangue rosso colò macchiando il sedile. Un
ciuffo glicine finì
davanti all’occhio di Trunks, la testa essiccata di Junior
gli sfiorò il capo.
Il
bambino sollevò lo
sguardo, i suoi occhi azzurri tendevano al bianco. C17
cambiò marcia, Briefs
sentì risuonare nelle orecchie il rombo del motore.
C18
si voltò, socchiuse
gli occhi color ghiaccio e ghignò.
“Goditi
il viaggio,
pupazzetto” sussurrò gelida.
----- CHAPTER BREAK -----
Cap.6 Dead
inside
01.
Se stai sanguinando sai di essere vivo (Iris - Goo Goo Dolls)
[Tortura].
Vegeta
strinse gli occhi, la
frustata lo colpì di traverso ad altre tre ferite. Strinse
con le mani le
catene, facendole cigolare. Digrignò i denti,
sentì le gengive pizzicare e il
sapore metallico del sangue in bocca. Altre due frustate lo
raggiunsero,
all’altezza dei fianchi. Piegò in avanti il capo,
incassandolo tra le spalle.
Le labbra erano violacee e la pelle è pallida.
Sentì
Freezer ridere e una frustata
lo colpì all’altezza delle scapole.
<
Il dolore vuol dire che sono
vivo e che un giorno, maledetto, ti ucciderò >
pensò. La frustata successiva
aprì una ferita gonfia e violacea, facendo schizzare del
sangue vermiglio e il
sayan gemette, la coda gli ricadde inerte vicino alla gamba.
02.
Preferisco avere un giorno di pioggia
con te che vedere il sole da solo.
(Stagioni - Jin Akanishi) [Drunkoressia]
Bra
si allontanò un ciuffo da davanti al viso, sentendolo umido
sotto le
dita, e lo mise dietro l’orecchio. La nuvola di fumo di
sigaretta le si
condensò davanti al iso, sentì la gola raschiare
e le narici pizzicare.
Rabbrividì, le gocce di pioggia le scesero lungo le guance e
s’infilarono nel
decolté del vestito rosso. Si voltò,
guardò l’ombra di Goten piegarsi,
avvicinandosi a una più bassa, erano sfocate dal velo grigio
della pioggia.
Bra
si voltò, sentì lo stomaco gorgogliare e la pelle
tirare sulle costole ben
visibili. Alzò l’altra mano, le dita affusolate
mostravano le ossa sporgenti,
osservò l’anellino argentato che indossava.
“Buon
anniversario di fidanzamento Bra, vedrai tesoro, ora esco tutto
sporco di rossetto e puzzolente di un altro profumo, ma ci
divertiremo” ringhiò,
imitando in falsetto la voce di Goten. Inspirò una boccata
dalla sigaretta e
sentì gli occhi pizzicarle, il petto le diede alcune fitte e
del fumo le uscì
dalle narici. Abbassò il capo, guardò il ventre
nudo ricurvo verso il dentro
tremare e sentì delle fitte. Si pizzicò
all’altezza dell’ombelico.
“Sta
zitto, stomaco del cazzo, tra un’oretta ci andiamo a
ubriacare, ma
prima di allora non vedrai una sola caloria”
sibilò.
03
Posso amare, ma mi serve il suo cuore (My Angel Gabriel -
Lamb) [Vecchiaia]
Vegeta
la appoggiò contro la superficie della vasca da bagno e le
scostò
una ciocca di capelli grigi, sistemandogliela dietro
l’orecchio. Si sporse e le
chiuse le gambe, si girò e afferrò la spugna. Si
voltò e la passò sulla pelle
rugosa della donna, alzò lo sguardo e le osservò
il viso. Quest’ultima apriva e
chiudeva la bocca ritmicamente, faceva scattare la lingua e teneva gli
occhi
chiusi.
Vegeta
deglutì e abbassò lo sguardo, passandole la
spugna sui seni cadenti
dalla cute ingiallita. Sentiva la pelle rugosa sotto le dita e delle
fitte al
petto.
Udì
la donna gorgogliare e ringhiare, le fermò una gamba prima
che lo
colpisse con un calcio. Le passò la spugna sulla gamba e
sospirò.
<
Io pensavo che la vecchiaia sarebbe stato un modo lento pe andare
verso la tomba serena ed, invece, è stato un modo per
perdere la sua anima e la
sua mente. Obbligandomi a occuparmi di un corpo vuoto >
pensò.
Udì
Bulma ringhiare e sospirò.
“Va
tutto bene donna, ho quasi finito” disse, addolcendo il tono.
<
Per lei sono solo un estraneo, non ha memoria di noi >
pensò.
04 C'è semplicemente
troppo che
il tempo non può cancellare. (My Immortal
- Evanescence) [Sacrificio].
Gohan
s'inginocchiò, appoggiò le mani per terra e
gettò all'indietro il
capo. Spalancò la bocca e iniziò a gridare, le
lacrime gli rigarono il viso.
Strinse i pugni e li sbatté per terra un paio di volte, il
terreno rossastro si
aprì in una serie di crepe. Il grido salì
d'intensità, le mascelle di Son si
slogarono. Il ciuffo gli sbatté contro la fronte e il resto
dei corti capelli
neri si sollevarono. Sgranò gli occhi chiusi e le iridi
color ebano divennero
verde-acqua dai riflessi azzurri. La voce gli divenne stridula e i
capelli si
riempirono di riflessi biondi, l'aura dorata lo avvolse. I capelli gli
divennero dorati e così le sopracciglia, chinò il
capo e smise di urlare.
Singhiozzò, morse a vuoto e ansimò. Fu scosso da
una serie di tremiti, le
unghie gli lacerarono la pelle e il sangue macchiò il
terreno, cadendo in una
serie di gocce scure.
"Per
quanti anni passino, io sono ancora qui... mi hai condannato a
rivedere ogni dannatissimo giorno quella battaglia contro Cell..."
ringhiò. Si leccò le labbra, sentendole secche,
tirò su con il naso e una
lacrima gli bagno la lingua.
Il
giovane l'avvertì salata al gusto e singhiozzò
più forte.
"Perché
papà? Non ci sarà tempo che potrà
cancellare la ferita che hai
aperto con il tuo sacrifico" mormorò.
05
Si riceve, ma ciò che si dà? (Amaranth Nightwish)
[Abbandono].
Vegeta
si abbassò e raggiunse Son con un pugno allo stomaco. Questo
lo
fermò e lo raggiunse al volto con una gomitata, il braccio
di Briefs si spezzò
e il proprietario ricadde all'indietro. Aumentò la spinta
sentendo i muscoli
bruciare e raggiunse Goku con il tacco di metallo dorato, dei suoi
stivaletti
candidi, al mento, spezzandoglielo.
Son
lo lasciò andare ed entrambi lanciarono un fascio
energetico. Ci fu un’esplosione,
furono sbalzati via.
Vegeta
rotolò nella sabbia rossastra, la tuta blu si
strappò in più punti.
Si diede la spinta, strinse gli occhi e gemette di dolore, la gamba gli
ricadeva storta. Si afferrò la spalla del braccio rotto,
sentì dei colpi di
tosse e un rantolo. Abbassò le sopracciglia e strinse le
labbra fino a farle
sbiancare.
"Resti
questa sera?" domandò Son.
Vegeta
si voltò, guardò il saiyan cresciuto sulla terra
in ginocchio con il
capo alzato. Il viso era sudato, ansimava e gli occhi erano dilatati.
Si voltò,
dimenò la coda e il vento gli mosse i capelli neri a fiamma.
"No"
sancì. Si girò, lo sentì sospirare e
spiccò il volo. Avvertì
delle fitte al petto e accelerò la levitazione.
<
Scusami Kakaroth, ancora non riesco > pensò.
06.
Vedere gli occhi di un uomo che muore (La Guerra di Piero - Fabrizio de
Andrè). [Morte].
Vegeta
si sporse in avanti, abbassò il capo e guardò gli
occhi di Son.
Strinse i denti, deglutì a vuoto un paio di volte e
sentì le orecchie
fischiare. Ansimò, si morse il labbro e sentì il
sapore del sangue in bocca.
"No"
ringhiò. Udì l'avversario ridere,
curvò di più la schiena e
la sua aura s'incrementò. Gli occhi neri di Son si fecero
grigi, riflettendo la
sua figura. Il sorriso di Mirai Goku diminuì fino a
diventare una smorfia,
dalla bocca gli uscì un rivolo di sangue.
"Ho...
sempre paura... della morte..." biascicò l'eroe della
Terra. Piegò di lato il capo, il battito cardiaco si
fermò e il respiro si
mozzò.
"Nooo!" ululò il
Briefs, sgranando gli occhi.
07.
Ma il coraggio di vivere quello ancora non c'è. (I Giardini
di Marzo -
Lucio Battisti). [Disabilità].
Gohan
abbassò lo sguardò, strinse le labbra e
sospirò. Rialzò la testa,
aprì la bocca e Trunks gli mise le bacchette in bocca. Le
disgiunse facendogli
cadere sulla lingua un pezzo di pesce avvolto da un'alga.
Son
deglutì, si passò la lingua sulle labbra e
sospirò.
"Mamma
ti sta facendo il letto, ora viene" spiegò il bambino. Gli
sorrise, socchiuse gli occhi e gli prese un po' di riso con le
bacchette.
Gohan
del futuro si passò la mano sulla manica blu vuota
all'altezza del
moncherino, vedeva sfocato.
"Lo
sapevo fare da solo" mormorò, mentendo. Trunks gli porse le
bacchette e rifece la stessa operazione.
"Sì,
lo so" bisbigliò. Appoggiò le bacchette nella
ciotola e gli
afferrò l’unica mano con entrambe le sue.
"Vedrai,
verrà il momento in cui uscirai e tornerai a vivere da solo,
ma sono contento che per ora possiamo stare sotto lo stesso tetto"
sancì
il ragazzino, facendo una pausa tra una parola e l'altra.
08.
Non chiedere mai niente al mondo, solo te (Replay Samuele Bersani).
[Vedovanza].
"Da
quando è morta tua madre ho fatto tanti viaggi, tante cose,
alla
fine piccola mia scoprirai che si può continuare ad avere
una propria vita
indipendente" sussurrò Yuma. Allungò la mano e
l'avvicinò alla figlia.
Chichi
sollevò il capo, lo avvicinò all'arto del
genitore e strofinò la
guancia sul polpastrello dell'indice inumidendolo con le sue lacrime.
"Se
solo la smettessero di dire che mi serve un uomo, che non ce la
faccio" balbettò la mora. I lunghi capelli neri le
ricadevano davanti al
viso e sentiva delle fitte al petto.
L'uomo
sospirò, le accarezzò il viso con il dito e
piegò il capo, facendo
scendere in avanti il suo elmo cornuto.
"Non
badare ai luoghi comuni, anche se la vita ha scelto di
strappartelo troppo presto, dimostrerai a tutti che sei forte"
sussurrò.
09.
Giochi a farmi dire di sì (Kay è stata qui
Ligabue) [What if, Gohan
cresciuto dai saiyan].
“Dovresti
dare la colpa a te stesso, se non avessi ucciso mio padre non ti
troveresti in questa situazione” sussurrò il
saiyan. Giocherellò con il ciuffo
nero sulla fronte, utilizzando la mano coperta dal guanto.
Allungò l’altra mano
e lanciò una sferetta viola, questa ferì la pelle
verde del namecciano accanto
alla membrana rosata del braccio.
Junior
gemette, strinse le labbra e conficcò i denti ricurvi nel
labbro
inferiore. Un rivolo di sangue violetto gocciolò sul terreno
bluastro. Le
orecchie appuntite gli tremarono sentendo il giovane fischiare, gemette
di
dolore e gli occhi gli divennero bianchi. Le antenne gli ricadevano
piegate ai
lati del viso e le sferette di carne verde, della sommità,
gli sfioravano gli
zigomi sudati.
Gohan
sorrise e lanciò altre due sferette, tagliandogli le gambe e
strappandogli i pantaloncini viola. Si girò, le alette
marroni della tuta da
saiyan oscillarono e si piegò in avanti. Afferrò
il turbante del namecciano e
glielo sfilò, lo afferrò per la testa lo
sollevò, si voltò e lo lanciò.
Junior
gridò, sentendo le ossa delle gambe su cui era atterrato
spezzarsi
all’impatto.
“Ora,
che ne dici, sei finalmente disposto ad arrenderti e a dirmi dove
nascondete
le sfere del drago?” domandò, dimenando la coda.
10.
Forse davvero ci si deve sentire alla fine un po' male. (Sally-Vasco
Rossi).
[Lutto].
Le
iridi nere riflettevano i riflessi dorati del tramonto che filtravano
dalla finestra, la luce illuminava il pavimento con una striscia
giallastra e
l'ambiente scuro era rossastro.
Goten
sospirò e finì di tirare la spessa tenda rossa.
Si voltò e avanzò, la
cravatta nera gli stringeva il collo. Si avvicinò alla tomba
e abbassò il capo,
sentendo delle fitte al cuore. Si voltò e guardò
Trunks, teneva gli occhi
stretti e le lacrime gli scendevano lungo le guance.
Son
allungò il braccio verso Briefs, sospirò e lo
abbassò. Appoggiò la
guancia sulla sua spalla, la stoffa ruvida della giacca nera gli
arrossò la guancia.
Trunks inspirò e riaprì gli occhi, strinse il
nodo della cravatta e chiuse
l'ultimo bottone della camicia rossa. Guardò il viso della
madre grigiastro, i
capelli bianchi sul cuscino del feretro e i suoi occhi chiusi.
----- CHAPTER BREAK -----
Cap.7
Anime in vendita
01.
"Vorrei che le
cose fossero andate diversamente".
May
si passò la mano nei
lunghi capelli neri, strinse le labbra e infilò le gambe
nell’acqua. Le onde le
sbattevano contro la pelle, le dita dei piedi immersi
nell’acqua affondavano
nella sabbia scura.
Un
soffio di vento le
mosse i ciuffi a cespuglio del capo, facendo oscillare i lunghi capelli
neri
che le arrivavano fino alle spalle. Le iridi color inchiostro erano
liquide,
gli occhi le pizzicavano, inspirò ed espirò.
Tamburellò
con la mano
sulle pietre nere su cui era seduta, diede un colpo con
l’indice a un pezzo di
vetro verde livellato dal mare. Udì dei passi,
assottigliò gli occhi dalle
iridi nere e si voltò.
Il
gemello le si sedette
accanto e le porse un gelato. La ragazza si morse l’interno
della guancia,
allungò la mano e lo afferrò per il cono.
“Grazie,
Goten” sussurrò
con voce roca.
“Pensi
ancora a lui?”
domandò Son.
La
giovane si girò, si
avvicinò il gelato alle labbra e affondò la
lingua nella crema di panna.
“Vorrei
che le cose tra
te e Jr. fossero andate diversamente” mormorò
Goten.
02.
"Non sopporto più i tuoi capricci".
Bra
si sollevò gli
occhiali da sole di plastica rossa e li mise sui capelli, accanto al
cerchietto
rosso. Incrociò le braccia facendo tintinnare i bracciali
che indossava e
affondò nel sedile.
Bulma
chiuse il libro, Trunks si piegò accanto a lei e
appoggiò la busta sulla
tovaglia.
La
bambina li guardò, batté le palpebre e si
voltò. Socchiuse gli occhi accecata
dal sole, camminò lateralmente alla cesta del pic-nic e
sorrise, vedendo il
genitore. Saltellò sul posto e allungò le mani,
il vento le sollevò la
gonnellina bianca con i pallini azzurri. Balzò, facendo
oscillare il codino
azzurro, abbracciò il padre e gli scoccò un bacio
sulla guancia.
Si
voltò e guardò il
genitore tamburellare sul volante.
“Mi
terrai il muso
ancora a lungo?” borbottò. Si girò
guardando i pacchi sul sedile posteriore e
ticchettò con la punta della scarpa sul tappetino nero della
macchina.
Vegeta
strinse le labbra
fino a farle sbiancare, il vento gli scompigliava i capelli neri.
La
giovane sollevò lo
sguardo, osservando il cielo e sospirò. I lunghi capelli
azzurri le
ondeggiavano dietro le spalle.
La
bambina allacciò un ciuffo del padre con un nastrino rosso,
accanto ad altri
due tenuti da dei fiocchetti azzurri e rosa.
Il
genitore russò sonoramente, teneva le gambe aperte
abbandonate, il capo piegato
di lato e le braccia incrociate. Dalla bocca aperta era scivolato un
rivolo di
saliva, il petto era imperlato di sudore e i pantaloni blu erano
strappati in
più punti.
“Non
sopportò più i tuoi
capricci” ringhiò il genitore.
Bra
si girò e guardò il
mare brillare in lontananza.
“Era
solo una festa”
borbottò la figlia. Rabbrividì, sentendo il
genitore ringhiare e sospirò.
“La
prossima volta sarà
solo una bottiglia di troppo, poi un ragazzo e infine un
marmocchio” sibilò
Vegeta.
<
Quando capirai che
stai buttando la tua vita? > pensò.
03.
"Ti amo, perché
ti è così difficile capirlo?".
“Ti
amo! Perché ti è
così difficile capirlo?!” gridò Bulma.
Singhiozzò, strinse i pugni conficcando
le unghie nella carne e alzò il capo. I capelli azzurri
cotonati le oscillarono
sulla testa e sentì delle fitte al cuore.
“Non
fai altro che
usarmi” sibilò. Si leccò le labbra e lo
guardò appoggiarsi alla parete.
L’uomo
teneva le braccia
incrociate, accavallò le gambe e sollevò la testa.
“Mi
hai aperto la tua
casa e mi hai fatto posto tra le tue lenzuola, ma io non ti ho mai
promesso
niente in cambio” disse con voce roca.
La
terrestre guardò le
sue iridi color ossidiana e rabbrividì. Aprì le
mani e se le passò sulle
braccia, rabbrividendo, le labbra le divennero violacee.
“Potresti
anche
trattarmi meglio che come una semplice femmina con cui sfogare i tuoi
istinti”
biascicò, con voce acuta.
“Ripeto,
non ti ho
promesso niente” sancì il saiyan.
04."Ti
è piaciuto
fare sesso con lui?".
Vegeta
guardò la
terrestre passargli il cotone sulla guancia, assottigliò gli
occhi e si morse
l’interno guancia.
“Fammi
capire, quando il
tuo letto è vuoto finisci sempre per tornare da
Yamcha?” domandò.
La
donna sospirò, si
mise un ciuffo di capelli azzurri dietro l’orecchio e
strofinò più forte col
cotone.
“Alle
volte lo faccio
essere vuoto apposta. Tendo a tornare a letto con lui a
prescindere” mormorò.
Si girò, si piegò e fece cadere il cotone nella
spazzatura. Si rizzò, si girò e
si guardò allo specchio. Aprì l’acqua e
mise il polso sotto il getto freddo,
gemendo.
“Ti
è piaciuto fare
sesso con lui?” domandò il saiyan.
Bulma
avvampò, socchiuse
gli occhi e il segno nero sopra il sinistro le pulsò.
“Il
fatto che a lui
piaccia quello violento, con frustino e catene non significa che non
possa
essere piacevole” biascicò con voce arrochita. Il
moro camminò fino a lei, le
appoggiò una mano sulla spalla e la voltò. Si
sollevò sulle punte e la baciò,
stringendole i fianchi.
La
donna sporse il
bacino e arcuò la schiena, appoggiando i gomiti sui bordi
del lavandino.
Il
saiyan si staccò e
alzò il capo, dei ciuffetti di capelli neri gli finirono
davanti al viso.
“Può
o meno di così?”
domandò.
<
Non è il modo, è il
‘chi’ > pensò.
L’inventrice
ricambiò il
bacio e sorrise.
“Meno”
ammise.
05."Nessuno
può
fare miracoli".
Goku
strinse le labbra,
osservò la luce filtrare dalla persiana e strinse il
cuscino. Si rizzò seduto,
abbassò il capo e sbuffò.
“Meno
tre” borbottò. Si
girò, inspirò ed espirò guardando la
moglie. I capelli neri le coprivano per
metà la spalla nuda e i restanti si diramavano sul cuscino.
Teneva stretta la
coperta, nascondendo i seni e il suo respiro era regolare.
Son
ascoltò i suoi
respiri ripetersi e il suo battito cardiaco accelerò.
Allungò la mano, le
sfiorò il viso e la ritirò. La
appoggiò sulle coperte e si passò
l’altra sul
viso. Calcolò l’aura della donna, si
girò e scostò le coperte. Si alzò in
piedi
e si massaggiò il capo.
“Urca,
tra qualche giorno
potrei morire e non c’è niente che io possa fare
per poter vivere serenamente”
mormorò. Raggiunse una sedia, si piegò e
afferrò due polsini. Li indossò e si
grattò il fianco, si allargò i boxer mettendo le
dita all’altezza dell’elastico
e passò le unghie sul segno rosso sulla sua pelle.
“In
fondo, nessuno può
fare miracoli, nemmeno io” biascicò.
06.
"Se provassi
qualcosa per te, ti direi che mi sento in colpa".
Cooler
si sporse in avanti, afferrò le gambe del
fratello e le allargò. Fece pressione e lo sentì
urlare, le ossa si spezzarono
con degli schiocchi. Un rivolo di sudore gli scese dalla calotta
cranica e la
sua coda strinse nelle sue spire quella del minore. Strofinò
il suo bacino
contro quello dell’altro, il suo linguine liscio
strusciò su quello dell’altro.
Abbassò il capo e passò la lingua viola sulle
guance di Freezer.
Il
più giovane boccheggiò, gemendo, le guance erano
arrossate. Cooler avvertì un sapore di sale e
ridacchiò.
“Se
provassi qualcosa per te, ti direi che mi sento in
colpa” mormorò. Gli afferrò le spalle e
conficcò le unghie, il sangue violaceo
gli macchiò le dita, ristagnando sotto le sue unghie.
“…
Ma non lo provo”
sibilò.
07.
"La mia
gentilezza nascondeva il mio odio per te".
Zarbon
si passò la spazzola nei lunghi capelli verdi.
Chinò il capo e digrignò i denti, scosso da
violenti tremiti. Sentì le braccia
di Jeeth stringerlo e si appoggiò contro il suo petto.
“Finalmente
Dodoria è morto” sibilò.
L’alieno
dalla pelle rossa lo cullò e quello dalla
pelle azzurra boccheggiò. Strinse gli occhi, si
lasciò spingere avanti e
indietro, si leccò le labbra e riaprì gli occhi.
“Per
anni e anni sono dovuto essere cortese con un
mostro simile, che mi ricordava la mostruosità che si cela
nel mio animo”
sussurrò.
Jeeth
sollevò con una mano una tavoletta di
cioccolato.
“Propongo
un brindisi, amor mio”
sussurrò.
Zarbon
alzò gli occhi su di lui, le sue iridi erano
liquide.
“Fa
pure” mormorò.
“La
nostra gentilezza nascondeva il nostro odio per
te, non riposare in pace, ciccione rosa” sancì
l’albino, rivolto a Dodoria.
08.
"Sono stanco di
questa vita".
“Turles
scendi dal
tavolo! Papà per l’amor del cielo, schiodati da
quella poltrona. Mamma,
potresti per favore venire qui ad aiutarmi a lavare i piatti? Questa
casa è un
porcile e devo fare tutto io!” ululò Radish. La
fascia rossa al suo braccio
stringeva, sentiva prudere il capo, un bruciore era diffuso
all’attaccatura dei
capelli e avvertì il sudore pizzicargli la schiena sotto i
lunghi capelli neri.
“Re
Vegeta a quest’oggi
annunciato che l’erede…”. La voce dello
speaker della televisione risuonò nella
stanza.
Bardack
sbatté con forza
la bottiglia sul tavolo e ruttò.
“Merda,
per me il
marmocchio può stare dove vuole!” tuonò.
“Io
sono nell’altra
stanza! Sto mangiando!” si udì strillare dalla
stanza accanto.
Radish
ringhiò e
digrignò i denti.
“Sono
stanco di questa
vita” borbottò.
09.
"Nessuno ti ha
obbligato a metterti con me"
“Suvvia,
nessuno ti ha
obbligato a metterti con me” sussurrò Freezer.
Strinse più forte la presa sul
mento del mercenario. Passò la punta aguzza della lingua
violetta sul sangue
bluastro colato sulla fronte di Zarbon. La pelle azzurrognola si
ricoprì di
saliva e Freezer sfiorò la gemma che impreziosiva il diadema
sulla fronte del
mercenario. Le iridi dorate di quest’ultimo si fecero
liquide, il suo respiro
aumentò di velocità e il battito cardiaco gli
rimbombò rumorosamente nelle
orecchie.
“No,
per me è un onore,
Lord” mormorò con voce roca. Gemette, sentendo la
coda dell’altro accarezzargli
il membro, il suo viso si ricoprì di sudore e
sentì pizzicare il collo, nel
punto in cui la lunga treccia verde aveva aderito.
10.
"Non sono in
grado di amarti più di così".
“Mi
dispiace, non sono in grado di amarti più di
così.
Il mio amore finisce dove inizia la noia” mormorò
Re Cold. Aumentò la presa
sul pendaglio circolare e diede uno strattone, abbassando fino
all’altezza
del suo volto il viso del re dei saiyan. Gli passò la mano
violacea nella barba
nera tendente al rossiccio. Sporse il viso, la luce della stanza gli
rifletteva
sulle corna nere aguzze e sulla placca ossea viola sul capo. Gli
soffiò tra i
capelli a fiamma e lo guardò rabbrividire. Gli
osservò le gote bluastre, le
labbra strette e gli occhi chiusi.
“D’altronde,
io, in realtà, ti faccio solo ribrezzo”
mormorò. Fece una risatina femminile e gli grattò
con l’indice sotto il mento,
sentendolo deglutire a vuoto un paio di volte.
----- CHAPTER BREAK -----
Cap.8
Il tristo mietitore
01.
Le lancette
dell'orologio si sono fermate ormai e noi non possiamo
più tornare
indietro. (Time - Hey! Say!
JUMP)
Kuriza
deglutì, guardò la lama appoggiata sul suo
collo e sgranò gli occhi. Alzò la testa, un
rivolo di sudore gli scese lungo la
placca rossa sulla fronte.
Ginew
gli tenne con forza il corno sinistro,
inumidendogli di sudore l’osso nero, il ragazzino
dimenò la coda.
“Mi
hai cresciuto tu…” bisbigliò,
supplicando. Le
iridi rosse gli divennero liquide e le lacrime gli solcarono le guance
rosa
rigate da dei profondi segni neri, la sua pelle violacea era chiara.
“Tuo
padre lord Freezer mi ha chiesto di ucciderti. È tempo
per te di morire” sancì Ginew con voce roca. Una
lacrima gli rigò il viso viola
scuro.
<
Lui e suo padre hanno le stesse corna, gli stessi
occhi, lo stesso aspetto. Avrei voluto vederlo diventare uomo.
Però,
come ho cambiato il mio corpo tante volte, anche
stavolta non posso tornare indietro > pensò.
Affondò il pugnale nella gola
del ragazzino, il sangue violetto gli schizzò in faccia e
sentì l’ultimo gemito
strozzato della vittima. Lasciò cadere l’arma e
lascio andare il corpo, cadendo
in ginocchio.
02.
My shadow's the only one that walks
beside me.
La
mia ombra è l’unica
che cammina accanto a me.
C18
incrociò le braccia, gettò all’indietro
la testa e
i capelli biondi le mulinarono intorno al capo. Si leccò le
labbra, piegò il
capo e osservò la lapide. Gli occhi color ghiaccio le
brillarono, mentre
guardava la foto su di essa. Riportava l’immagine di una
donna dai lunghi
capelli grigi, sopra la testa aveva un cappellino rosa e le rughe le
solcavano
il volto anziano. Abbassò lo sguardo e sospirò.
“Marron
ora che te ne sei andata anche tu non mi resta
altro che la mia ombra a camminare al mio fianco”
sussurrò la cyborg. Fece un
passo indietro, chinò il capo e guardò lap
propria sagoma scura sul terreno del
cimitero.
Il
vento le fece aleggiare intorno l’incenso dei
bastoncini davanti alla tomba della figlia.
“Quell’ombra
avresti potuto essere tu, 17” bisbigliò.
03.
È un rifugio quel
malessere, troppa fretta nel tuo crescere.
Non si fanno più miracoli, adesso non
più. (Nei giardini che nessuno
sa - Renato Zero)
“Chi
l’avrebbe mai detto che sarei finita in una casa
di riposo? Ormai pensavo che la casa potesse rimanere a me”
sussurrò Pan.
Il
vento le fece aleggiare i lunghi capelli neri
intorno al viso. Si sfilò gli occhiali da sole, li
appoggiò sulle coperte
bianche del lettino e si voltò. Osservò il cielo
azzurro oltre la finestra,
sentì gli occhi pungerle e le lacrime le scesero lungo le
guance. Strinse con
forza le coperte, gli occhiali rotolarono lungo le sue gambe e finirono
per
terra.
“Questa
volta non mi verrai a prendere, nonno”
sussurrò con voce roca. Chinò il capo, i capelli
le coprirono il viso e
l’anziana singhiozzò più rumorosamente,
tremando.
04.
Non ti perderò se
t'incontrerò in un'altra vita. (La donna del mio
amico - Pooh)
“Papà,
ho giurato che non ti avrei perso se ti avessi
incontrato in un’altra vita” disse Mirai Trunks.
Sfoderò la spada e si mise a
correre. Colpì con un colpo di striscio
l’avversario, quest’ultimo scoppiò a
ridere e saltò all’indietro evitando
l’affondo successivo. Raggiunse Briefs con
un pugno all’addome, Trunks volò
all’indietro e rotolò a terra sollevando un
polverone.
“Nooo!”
gridò Vegeta. Si diede la spinta con il
braccio sano, facendo sollevare quello spezzato. Il sangue gli
colò sul viso,
gli occhi gli bruciavano e fu colto da un capogiro. Si piegò
in avanti e vomitò
sangue, ricadde pesantemente. La vista gli si appannò,
ansimò, la ferita alla
testa gli pulsava e quelle sul corpo gli bruciavano.
“Questa
volta…” sussurrò il glicine. Si diede
la
spinta e si rimise in piedi, sulla gamba gli si era aperto un taglio.
“…
sarò io…” continuò
alzando la voce.
“…a
proteggerti!” ululò, trasformandosi in
supersaiyan. Si mise a correre verso il
nemico e ricominciò a combattere.
05.
Io amo la te stessa
che tu odi. (Love yourself - KAT-TUN)
“Avrei
potuto io nascere con un’altra vita. Essere io
il simpatico Son che ha preso una botta in testa e vaga con idiotissime
nuvolette e bastoni” sussurrò Broly.
Dimenò la coda, si tolse la coroncina
dorata e la piegò tra le mani.
“E
il principe avrebbe
potuto essere mio amico invece che tuo”. Aggiunse, alzando la
voce. Il corpo
minuto si gonfiò, i suoi muscoli furono ricoperti di sudore
e il sangue iniziò
a pompare più velocemente. Digrignò i denti,
ruggì e sbatté un piede a terra
aprendo una falla. Gettò a terra la coroncina,
gettò indietro la testa e il suo
corpo si dilatò ancora. Una torre di luce bianca si espanse,
ci furono una
serie di ondate circolare di energia verde che si ripeterono
illuminando la
stanza, gli occhi di Broly divennero bianchi e un rivolo di bava gli
colò dalla
bocca. Chinò la testa e guardò in faccia Son,
l’eroe della terra tentò di
rompere le catene che lo imprigionavano. Broly strinse il pugno sul
controller
nella sua mano e una luce verde si partì dalla coroncina
sulla fronte di Goku.
Quest’ultimo mugolò e si accasciò privo
di energia.
“Ora,
però, ti renderò
come me, maledetto! Kakaroth ti odioooo!”
gridò a pieni polmoni Broly.
“Tu…
non capisci… io e
Vegeta siamo amici, proprio perché ha accettato Kakaroth,
dietro la maschera di
un falso perfetto… Io porto solo sventura e tu sei solo
un’altra delle calamità
che ho attirato sulla mia amata Terra” sussurrò
Goku. Strinse gli occhi, il
sudore gli colò lungo il viso, le catene gli stringevano le
braccia e le gambe.
“Lui
ha amato il me
stesso che io odio, e te le farà pagare”
ringhiò Broly.
06. Quando ero un bambino, non sapevo di essere così
codardo.
(Super Delicate -
Hey! Say! JUMP) [Mirai Goku].
“Goku
è normale avere paura di morire, se non sei come
me che muoio di continuo” sussurrò Crilin. Le
rughe agli angoli degli occhi
s’ispessirono. Strinse più forte la mano di Goku,
vide il migliore amico
ansimare e tossire. Lo osservò dimenare il capo e stringere
con un pugno sulla
maglia blu all’altezza del cuore.
“Tu…
sei forte…” biascicò Son.
Ansimò, strinse gli
occhi e rivoli di sudore gli colarono lungo il viso.
“Essere
un forte terrestre in un mondo che sta per
finire per mano di cyborg, in cui sono i saiyan che spadroneggiano in
potenza,
non è un granché” borbottò
Crilin.
Goku
gli strinse più forte la mano, riaprì gli occhi e
le iridi nere erano ingrigite.
“Da
piccoli pensavi di diventare il più forte ed io
pensavo di essere coraggioso, forse sbagliavamo entrambi”
sussurrò con voce
rauca e bassa.
Crilin
si portò la mano del migliore amico al petto,
strinse le labbra e assottigliò gli occhi.
“Nessuno
dei due si sbagliava quando pensavamo che
saremmo stati amici fino alla fine. Resterò qui con te, te
lo giuro” promise.
Goku
sorrise, si abbandonò chiudendo gli occhi e il
capo gli affondò nel cuscino.
“Grazie”
bisbigliò.
07.
Inutilmente ho stretto a me quei momenti per
continuare a sognare. (Song for me - Ohno Satoshi).
“Se
n’è andato. Se n’è andato di
nuovo! Non potevo
aspettarmi nient’altro in fondo da uno come lui!”
gridò Goten. Strinse il pugno
e raggiunse la parete con un gancio, la superficie bianca si
riempì di crepe.
Abbassò lo sguardo e ringhiò, gli occhi gli
bruciavano. Alzò la testa e si mise
a gridare.
La
porta si aprì il ragazzino smise di urlare, le
iridi nere erano liquide e i corti capelli neri gli aderivano al viso.
“Mi
sono stufato di voi” disse una voce secca alle sue
spalle.
Son
si voltò, ansimando, e strinse i pugni. Conficcò
le unghie nel palmo e le nocche gli sbiancarono.
“Vegeta?”
chiese a bassa voce.
“Ho
appena visto l’altro marmocchio a frignare tra le
braccia del suo adorato Signor Piccolo. Possibile che non sappiate
vivere senza
quell’idiota di Kakaroth?” domandò.
Goten
digrignò i denti e tremò.
“Tu
non sei meglio, zio! Ogni volta che lui non c’è
smetti di allenarti e ti lasci morire” sibilò.
Vegeta
piegò di lato il capo facendo schioccare le
ossa del collo e incrociò le braccia al petto.
“Già.
Però non mi sono mai lamentato”
ribatté. Si
spogliò rimanendo nudo, Goten batté un paio di
volte le palpebre, avvampando.
“Che
fai?!” domandò.
“La
mia era a lavare” disse. Aprì l’armadio
di Goku,
fece scorrere le casacche arancioni e scese una battle suit nera. La
infilò, si
piegò e spostò gli stivaletti blu, prendendo
un’armatura bianca.
“Però
nemmeno io avevo capito niente. Ho stretto a me
i ricordi di fasti di antichi popoli e non ho capito quanto alla fine
la mia
nuova vita mi garba, anche se continuo a trovare questo uno stupido
sasso e i
suoi abitanti odiosi”. Strinse le cinghie dorate
dell’armatura. Aprì l’anta
successiva di Gohan e si cambiò le scarpe, infilò
gli stivali di Great Saiyamen
e si voltò verso Goten.
“Ora
mi sono stufato. Se quell’imbecille mi è davvero
così tanto utile, ho tutta l’intenzione di andare
a riprendermelo. Anche se per
farlo dovessi sfidare venti draghi, trenta divinità e
seimila aldilà” disse. Si
girò e si diresse verso la porta.
“Andiamo”
ordinò.
Goten
annuì.
08.
Le nostre mani sono diventate più fredde da quando
ce le siamo lasciate. (Loveless - Yamapi).
Mirai
Trunks si guardò le mani e sospirò,
incassò il
capo nelle spalle. Strinse i pugni, abbassò le braccia e
sentì gli occhi
pizzicare. Si voltò verso il letto matrimoniale, lo vide
vuoto e si morse il
labbro. Spostò lo sguardo sul comodino, osservò
la polvere ammonticchiata su un
pacchetto di sigarette socchiuso. Udì dei passi, si
voltò e osservò la moglie
entrare.
La
donna si mise una ciocca di capelli dietro
l’orecchio e sospirò.
“Sapevo
di trovarti qui” sussurrò.
“Quando
è l’anniversario della morte di mia madre me
la sento più vicina qui che in quella tomba. A lei non
sarebbe piaciuta, a meno
non ci fosse stato nascosto un laboratorio
all’interno” ribatté il giovane dai
capelli color glicine.
La
donna gli sorrise e socchiuse gli occhi.
“Era
una donna forte” mormorò.
“Quando
di sera avevo le mani infreddolite, lei le
teneva nelle sue per riscaldarle, ora senza di lei resteranno per
sempre fredde
e le sue gelide di morte” ringhiò.
09.
Insegnami il significato di queste lacrime
versate. (Life - Kanjani8).
Il
bambino conficcò la pala nel terreno accanto al
cumulo di terra che copriva il corpo. Le lacrime gli rigavano il viso e
gli
occhi erano arrossati. La pioggia gli scendeva lungo la schiena,
facendolo
rabbrividire, la casacca gli aderiva al corpo umida e la cintura di
tela bianca
era semitrasparente. Si passò il braccio sugli occhi e
batté un paio di volte le
palpebre.
Un
lampo illuminò il cielo nero.
“Nonno”
biascicò Goku. Tirò su con il naso e
abbassò
le braccia.
“Dovunque
tu sia andato, da lì, insegnami il significato di
quest’acqua salata che mi
cade dagli occhi” supplicò.
10.
C'è una linea sottile fra tacere e
subire.
(La linea sottile - Ligabue)
“Dovresti
comportarti come una signorina per bene”
sussurrò Chichi. May chinò il capo, la luce
solare le fece brillare l’orecchino
dorato che portava al lobo sinistro. Fece una serie di flessioni, il
sudore le
colava lungo il collo, la fronte e il viso. La maglietta blu le aderiva
al
corpo umida e sentiva i muscoli di braccia e gambe tirare.
“Non
puoi cercare in tutti i modi di continuare a
essere una teppista come tuo padre. I tuoi fratelli hanno messo la
testa al
posto giusto”. Aggiunse la madre. May batté un
paio di volte le palpebre e
aumentò la velocità.
“Si
vede che mi capisci. Al contrario di loro stai lì
zitta senza difendere questo assurdo stile di vita. Anche io alla tua
età
volevo essere una brava combattente e quando Goten era piccolo ci sono
quasi
ricascata, ma crescendo mi sono resa conto che una buona moglie deve
stare in
silenzio e badare alla casa e ai figli” spiegò la
Son più grande. Le ciocche
nere intorno al capo della figlia si sollevarono facendole assumere un
aspetto
più simile a quello del padre, il resto dei lunghi capelli
neri le scese dalle
spalle sul petto sfiorando il pavimento. Le iridi nere le divennero
verde scuro
con striature più chiare.
“C’è
una linea sottile fra tacere e subire, non farò
il tuo errore e non l’attraverserò mai”
disse indurendo il tono.
----- CHAPTER BREAK -----
Cap.9
Leggera malinconia autunnale
01.
Tu saresti in grado
di rappresentare il sole per
qualcuno? (Saiyuki, Minekura
Kazuya)
Vegeta
si piegò in avanti, rimboccò la coperta alla
figlia e strinse le labbra fino a farle sbiancare. Si voltò,
le spense la luce
a forma di coniglio e si girò. Uscì dalla stanza
e si richiuse la porta alle
spalle. Si girò e sorrise, guardando la moglie, la donna
teneva una vestaglia
sulle spalle e una tazza fumante in mano. Al suo interno del the e una
fetta di
limone.
“Vieni
a letto?” domandò.
Il
principe dei saiyan annuì e la donna aumentò il
sorriso.
“Sai,
dopo tutti questi anni lo posso dire, sei meglio
di Goku” sussurrò.
Briefs
socchiuse un occhio e una vena gli pulso sulla
fronte spaziosa.
“Che
cosa mi dovrebbe significare donna?” chiese.
Ringhiò e strinse i pugni, ebbe un tic con la bocca e le
iridi nere gli
divennero più scure.
“Tu,
come lui, adesso rappresenti il sole per
qualcuno. Solo che al contrario di lui, non smetterai di splendere per
andartene in giro” sussurrò Bulma.
Vegeta
ghignò e alzò il mento.
“Perché
io sono il principe dei saiyan, Vegeta-sama, e
posso essere anche le stelle” ribatté.
02.
Non sono riuscito a
proteggere la persona che amavo. Con queste mani
sporche di
sangue, non posso stringere nessuno a
me. (Saiyuki, Minekura
Kazuya)
“Non
dovresti essere agli inferi, men che meno al
limbo. Sua altezza il principino quando è stato qui mi ha
detto che sei buono”
disse Bardack. Piegò in avanti il capo, la benda rossa sul
suo capo era umida e
il sangue gli colava lungo la schiena scoperta. Sentiva formicolare i
piedi
bloccati nel ghiaccio e le cicatrici sulla pelle erano rigate di sudore.
“Sudi?
Anche se fa così freddo?” domandò Son.
Raggiunse un macchinario che emetteva fumo e dimenava una frusta, lo
spaccò
sotto il piede e i frammenti si sparpagliarono sul terreno, alcuni
rimbalzarono
contro la sua aura.
“Noi
saiyan sempre. Siamo sempre furiosi, per questo è
tanto difficile controllare il ki” ribatté
Bardack. Chiuse gli occhi e ansimò,
lo squarcio sul petto gli doleva.
“Ti
metterai nei guai, si può sapere cosa vuoi qui?”
domandò.
Goku
lo raggiunse e allentò le catene che gli
stringevano le braccia e gli tolse il palo che gli trapassava una
coscia,
sentendolo gridare.
“Hai
difeso il tuo pianeta e ti sei pentito. Vorrei
sapere perché un saiyan come te non ha cercato anche di
crescere i suoi figli”
dichiarò Son. Si tolse il polsino blu e ci deterse il viso
del genitore.
Il
padre sorrise e alzò lo sguardo, osservandolo.
“Ho
le mani sporche del sangue delle persone che amavo
che non sono riuscito a difendere. Non posso stringere nessuno a me,
soprattutto i miei figli” biascicò.
Goku
si rimise il polsino e si chinò.
“Da
domani chiamerò mio nonno padre e smetterò il
giorno in cui io e te potremo essere di nuovo insieme. Ho convinto il
principe,
sua signoria delle teste dure e convincerò anche
te” sancì Goku.
03.
La tristezza e il dolore
sono il rovescio dell'odio. (Saiyuki, Minekura
Kazuya)
Videl
s’inginocchiò davanti a Goten, lo
abbracciò e lo
strinse a sé.
Il
bambino singhiozzò e tremò.
“T-Tru…
Trunks e io…” biascicò.
La
giovane si piegò, accarezzò la guancia umida del
bambino.
“Ho
sentito le vostre auree incrementarsi. Cosa è
successo?” domandò. Si guardò intorno,
osservò Trunks sdraiato a faccia in su.
Il respiro era irregolare, entrambi i bambini erano sporchi di terra e
coperti
da ematomi sanguinanti.
“C’è…
c’è un mostro. E sta venendo qui”
biascicò il
moro.
La
ragazza si voltò udendo dei passi, il terreno
tremò.
“Allora
dobbiamo andarcene, Gohan può affrontarlo”
mormorò. Broly le volò alle spalle e la
colpì con il braccio testo, la giovane
sgranò gli occhi e, urlando, venne sbalzata via.
Rotolò per terra e alzò il
capo, vedendo le gambe massicce di Broly.
“La tristezza e
il dolore sono il rovescio dell’odio, insetti. Vi
schiaccerò e ucciderò!”
gridò. Ghignò e le iridi gli brillarono, si
leccò il rivolo di sangue che gli
colava dalla bocca.
“Kakaroth,
ti odio!” ululò.
04.
I tuoi occhi mi
chiesero di ucciderti, per questo ti
salvai. (Saiyuki, Minekura
Kazuya)
“Maledetto,
con che coraggio mi hai risparmiato la
vita? Perché?!” gridò Vegeta.
Alzò il braccio e lanciò una serie di ki blast.
Zolle di terra bluastra di Nameck volarono tutt’intorno.
Son
le schivò, strinse gli occhi e scomparve.
Vegeta
gridò, il numero di onde tutt’intorno a lui
superò il centinaio e il principe dei saiyan fu avvolto da
uno spesso fumo
grigio da cui provenivano le sue urla.
Goku
lo afferrò per un braccio, glielo girò e lo
sbatté a terra, immobilizzandolo con il suo peso. Gli
appoggiò l’altro braccio
alla gola e gli avvicinò le labbra all’orecchio.
“Calmati,
fratello” sussurrò.
“Io
non sono tuo fratello!” ululò il principe dei
saiyan.
“Siamo
entrambi della stessa razza”. Proseguì Goku,
sentendo Vegeta dimenarsi sotto di lui. Aumentò la presa
incrementando l’aura e
sentì il saiyan sotto di lui gemere.
“Io
non sono come te, misera terza classe” sibilò.
Il
saiyan cresciuto sulla terra sospirò.
“C’è
tanto dolore in te e io voglio guarirlo. È vero
che voglio affrontarti ancora, ma sento che siamo accumunati. Ti ho
salvato
perché i tuoi occhi m’imploravano di ucciderti,
non potevi essere un mostro se
avevi quegli occhi disperati” spiegò. Con la mano
libera lo raggiunse con una
gomitata al collo, lo sentì mugolare e irrigidirsi sotto di
lui. Si rizzò e se
lo caricò in spalla.
“Per
questo ora ti porto con me, che tu voglia o no”
sancì.
05.
Se io piangessi
dichiarerei la mia sconfitta, e la
compassione non fa per
me. (Saiyuki, Minekura Kazuya)
La
ragazzina deglutì, dimenò braccia e gambe,
facendosi una serie di segni rossastri strofinando contro le catene. I
corti
capelli biondi le mulinarono intorno al viso, tirò su con il
naso e piegò il
capo. Osservò il gemello sdraiato sul lettino, gli mancava
mezzo braccio e dal
moncherino uscivano dei cavi elettrici. I capelli neri di lui gli
aderivano al
viso pallido e le iridi azzurre dei suoi occhi erano ingrigite.
“È
la prima volta…” sussurrò la ragazza.
Le lacrime le
scesero lungo le guance e sentì una serie di fitte
all’altezza del cuore. “…
che non proviamo le stesse emozioni” biascicò.
“Sì,
sto creando le armi più potenti mai esistite!” si
udì il Dottor Gero gridare nella stanza accanto.
“Non
è che non provo le stesse cose, sorella” disse
con voce robotica il moro. Strinse gli occhi, il sudore gli
colò lungo il
corpo.
“Allora
perché piango solo io?” domandò con
voce
tremante la bionda.
“Non
voglio dichiarare la mia sconfitta davanti a quel
mostro con le mie lacrime. Non mi farò compiangere, ma mi
vendicherò. Vedrai
sorellina mia, lo uccideremo e saremo liberi” la
rassicurò il gemello.
----- CHAPTER BREAK -----
Cap.
10 AU
01.
School
Vegeta
si chiuse l’ultimo bottone della casacca
nera della divisa liceale e s’inginocchiò, i
pantaloni si sporcarono di terra
sulle ginocchia. Il vento gli fece ondeggiare i capelli ricoperti di
gel e le
iridi nere del ragazzo si fecero liquide. Si allontanò una
sigaretta dalle
labbra, la lasciò cadere sul pavimento e la spense sotto la
mano, scottandosi
la pelle.
“Ehy”
sussurrò con voce roca. Ondeggiarono dei
fiori di lilla adagiati nel vaso davanti a una lapide di pietra e il
fumo che
proveniva dallo stecchino d’incenso, sistemato in un altro
vasetto, si alzò
storto.
“È
un anno che non ci si vede. A scuola non è
cambiato un granché” proseguì.
Guardò il volto sorridente del ragazzo della
foto, i lunghi capelli bianchi dell’amico albino, i suoi
occhi rossi e il
sorriso aperto.
“Sai
Jeeth, credo che quest’anno Nappa verrà di
nuovo bocciato dal tuo amatissimo professor Ginew. Beh, te
l’ho detto, niente
di nuovo, come il fatto che io e Kakaroth ce la caveremo per il rotto
della
cuffia” biascicò. Si leccò le labbra e
chinò il capo, sospirando.
“Quando
ci hai detto che potevi morire da un
momento all’altro, al primo anno, pensavamo stessi
esagerando. Maledetti i tuoi
sorrisi, ce la facevi prendere per uno scherzo”
biascicò il moro. Strinse il
pugno, conficcando le unghie nella carne, gemette e tirò un
pugno a terra.
“Idiota!”
ululò.
02.
criminali
Vegeta
strinse più forte il volante, il suono
delle sirene della polizia gli risuonava nelle orecchie.
Ghignò, le iridi color
ossidiana dietro le lenti nere ebbero un guizzo dorato.
Svoltò a sinistra, il
sacco di soldi sul sedile del passeggero rotolò, sbattendo
contro lo sportello.
Un proiettile colpì la fiancata corazzata e un altro
rimbalzò sul vetro
rinforzato del cruscotto. Bulma
si alzò la gonna,
lasciando nuda la gamba pallida, caricò la mitragliatrice e
ringhiò. Abbassò il
finestrino e si affacciò, trivellò di colpi una
guardia. Il cadavere cadde a
terra in una pozza di sangue, l’azzurra gridò e
colpì la macchina dietro di
lei. Il vetro andò in frantumi, i cadaveri dei due occupanti
ricaddero in
avanti e il veicolo sbandò finendo fuori strada.
“Questo
è per aver ‘seccato’ mia sorella
Lunch!”
ululò la ladra.
03.
Storica
Le
tende rosa oscillarono, una di loro strofinò
delicatamente contro il piede della principessa Bulma - Cleopatra.
La
giovane socchiuse la
bocca rosata e socchiuse gli occhi, le iridi azzurre erano languide. Il
principe romano appoggiò un ginocchio sulle coltri violette,
si piegò, facendo
tintinnare l’armatura di ferro dorato. Chinò il
capo, i suoi capelli neri a
fiamma si confondevano con lo sfondo notturno alle sue spalle,
illuminato da
una serie di stelle azzurrognole grande quanto una sua unghia.
Adagiò
la fanciulla sul
talamo, i lunghi capelli blu si sparpagliarono intorno al capo di lei.
La
giovane sorrise, si sfilò
la coroncina a forma di serpente che teneva sul capo e con
l’altra mano
accarezzò la gamba nuda di Vegeta-Antonio sotto il
gonnellino bianco.
Lui
ghignò, si voltò e si
piegò. Le sfilò delicatamente un sandalo dorato e
lo lasciò cadere a terra,
ripetendo l’operazione con l’altro.
La
giovane ridacchiò, si
sollevò la lunga gonna di seta rossa e gli
schioccò un bacio.
“Ho
conquistato, per caso, il cuore del sovrano
conquistatore più temuto d’Egitto e
oltre?” chiese.
Lui
ghignò e si voltò.
“E
sarà tuo per sempre, come tu sarai mia”
mormorò.
04.
Creature sovrannaturali
Goku
sentiva le ferite ai polsi bruciare sotto
le fasce, avvertì le unghie del suo signore affondare nel
fianco e gemette. Le
iridi nere gli divennero rosse, aprì la bocca e i canini gli
si allungarono. Dimenò
la sua coda da lupo si dimenò, il pelo si sporcò
di terra e d’erba.
Goku
ringhiò, i capelli
neri gli aderivano alla pelle scura ingrigita, il sangue gli
colò dalla bocca
finendogli sulla guancia e sul collo. La sua maglietta bianca era
sporca di
terra e sangue.
I
canini del vampiro gli
accarezzarono il collo, il lupo mannaro gemette.
Il
vampiro affondò i denti
nella sua pelle abbronzata e iniziò a succhiare, i suoi
occhi rosso scuro
brillavano.
Il
cielo blu notte sopra
di loro si tinse di viola, un soffio di vento biancastro fece oscillare
i
capelli a fiamma rossi della creatura della notte.
Vegeta
allontanò i denti
dal lupo mannaro, leccò il collo del suo schiavo e la ferita
si rimarginò.
05.
War
Gohan
si sfilò il cappello verde e lo infilò
nella tasca davanti in alto della giacca mimetica. Deglutì,
abbassò il capo e
colpì un paio di volte il pugno sulla porta. Udì
dei passi, strinse i pugni e
indietreggiò.
La
porta si aprì, il
giovane uomo vide uscire sua madre. I capelli neri della donna erano
ingrigiti
in più ciocche e tenuti con uno chignon.
“Ciao,
mamma” sussurrò.
La donna sgranò
gli occhi, sorrise e gli corse
incontro. Lo abbracciò e lo strinse, sollevò il
capo e accentuò il sorriso.
“Finalmente
sei a casa, così potrai lasciare
perdere la follia di fare il soldato” sussurrò.
Il
giovane avvampò e si
voltò.
“Mamma
sono ufficiale, mi pagano bene e c’è
bisogno di me. Il nostro paese ha bisogno…”
ribatté.
“E
tuo padre dov’è?” domandò la
donna.
Gohan
si morse l’interno
della guancia e si voltò, raddrizzò la schiena e
s’irrigidì.
“Il
generale Son Goku ha condotto l’azione che
ha portato alla vittoria. L’aereo kamikaze da lui guidato ha
portato
all’inabissamento dell’ammiraglia
C.E.L.L.” recitò con tono distaccato il
giovane.
La
donna sgranò gli
occhi, lasciò andare il figlio e indietreggiò.
“N-no”
sussurrò. Cadde in ginocchio, si portò le
mani ai capelli e li tirò, piegandosi in avanti.
“Nooo!”
gridò, scoppiando a piangere.
06.
Medical
“Siete
impazziti? Fargli fare l’autopsia del suo
migliore amico!” ringhiò Marron. La targhetta
attaccata al suo camice da
infermiera sulla tasca all’altezza del petto
oscillò e così anche i codini ai
lati del suo capo. La cuffietta le finì storta sul capo, le
guance le si
arrossarono e gli occhi azzurri le divennero più chiari.
Il
giovane davanti a lei
abbassò lo sguardo e chinò il capo.
“L’avrebbe
fatto il dottor Uub, ma il dottor
Vegeta ha insistito. Ha detto che nessuno poteva toccarlo oltre
lui” biascicò.
Marron
sgranò gli occhi,
batté un paio di volte le palpebre e scosse il capo. Si
voltò e si mise a
correre lungo il corridoio, evitò un carrello di ferro con
sopra degli
asciugamani, scansò un dottore e fece lo slalom tra una
decina di sue colleghe.
Raggiunse il vetro davanti l’obitorio e guardò
dentro.
Vegeta
teneva gli occhi
socchiusi, il bisturi che teneva in mano era sporco di sangue e i
capelli a
fiamma erano leggermente abbassati ai lati.
La
giovane sospirò e
chinò il capo, stringendo un pugno.
“È
il solito terribile cocciuto, dottore”
bisbigliò.
07.
Prostituzione
“Perciò
è vero, avete un
ragazzo mezzo demone tra i giovani che offrite”
sussurrò Kakaroth.
Avvertì
il battito cardiaco accelerare, strinse un pugno e alzò il
capo
verso la porta.
<
Se è il mio principe, vi farò saltare tutti,
maledetti > pensò. Sentì ridacchiare,
abbassò il capo e guardò l’uomo
vestito da geisha nascondersi la bocca con la mano e lo udì
ridere più forte.
“Sì,
l’ha trovato mio padre. Era abbandonato. È per
caso interessato al prodotto?” domandò. I lunghi
capelli bianchi gli
aleggiarono intorno al volto e le iridi rosse gli brillarono.
L’altro
uomo si strinse la cravatta nera, il volto abbronzato era pallido,
e annuì.
“Sì,
potrà mettersi d’accordo con mia sorella
Bulma sul conto da cui prelevare” rispose.
Freezer
si spostò e indicò la porta che il Briefs
adottato stava guardando.
“Sempre
drit…”.
Kakaroth
lo superò e si mise a correre verso la porta, la
spalancò e se la
richiuse alle spalle. Il battito cardiaco gli accelerò
nuovamente, si voltò e
guardò il ragazzino seduto in terra.
La
luce pallida splendeva alla luce della luna che entrava dai vetri della
finestra circolare. Il corpo minuto era coperto da un kimono viola,
tranne la
spalla nuda.
“Lei
è il cliente?” sussurrò con voce
femminea. Tra
i capelli a fiamma mori s’intravedevano delle corna, il
labbro pallido era
sporto in fuori e un occhio era coperto da una benda nera.
“Sì”
biascicò Kakaroth.
Il
giovane socchiuse l’occhio sano truccato di rosso e sorrise.
“Allora
può andare a cominciare a…”
ringhiò.
Kakaroth
sorrise, si avvicinò a Vegeta e gli
s’inginocchiò davanti. Si
tolse la giacca e gliela mise sulle spalle, l’altro
impallidì.
“Cos…”
biasciò.
Kakaroth
si sfilò la coda da scimmia dai pantaloni e gli fece
l’occhiolino.
“Sono
venuto per salvarla, principe” sussurrò.
08.
Magia
Il
prestigiatore avanzò lungo il palco, guardò
le tende aprirsi e si piegò in avanti, tenendo un braccio
contro il petto. Si
rialzò dall’inchino e sorrise, la luce dei
riflettori illuminò i suoi occhi
color ossidiana.
Gli applausi del pubblico
rimbombarono dagli
spalti.
Vegeta
si sfilò dalla
cintura le carte da gioco, le lanciò in aria e
bisbigliò qualcosa. Le carte
bruciarono, si trasformarono in una serie di lumicini rossi che si
agglomerarono ricadendo. Si trasformarono in una rosa che
rotolò sul pavimento
di legno, l’uomo la raggiunse e si piegò
raccogliendola. La gettò verso le
persone, una ragazza strillò e saltò afferrandola.
<
Aveva ragione Kamhara, meglio farla
apparire senza spinse > pensò. La sua armatura rossa
e oro gli premeva sul
petto, alzò un braccio e uscì dalla manica blu
notte una bacchetta, il mantello
nero sulle sue spalle aleggio. Dimenò la bacchetta, da essa
si alzò un
venticello violetto e una serie di lumicini bianchi circondarono il
moro.
Il
vento violaceo gli
fece oscillare i capelli neri a fiamma e si condensò
trasformandosi in una
decina di colombe violette che volarono verso il pubblico. Si udirono
delle
urla, degli applausi e degli oooh.
<
Se sapessero che queste sono magie vere
> pensò Briefs, ghignando.
09
Family
“È
mio!” borbottò il saiyan senza naso. Si
abbracciò più forte lo scouter e chinò
il capo.
“E
io lo dico a zia Celipa” ribatté Turles.
Sporse il labbro inferiore e incrociò le braccia abbronzate,
dimenando la coda.
“Bambini,
smettetela di litigare!” gridò
Bardack. Tirò un’altra boccata dal sigaro e
girò la pagina del giornale.
“Crilin
mi ha rubato lo scouter” si lamentò il
figlio.
“È
mio, zio!” ribatté il moretto dai capelli a
scodella.
“Prendete
esempio da Kakaroth piuttosto, quel
marmocchio sta dormendo” ribatté
l’adulto.
I
due bambini
ridacchiarono.
“Solo
perché c’è il principe, altrimenti le
sue
urla farebbero crollare il pianeta” sussurrò
Turles. Crilin annuì e rise più
forte.
Bardack
piegò il
giornale, si voltò e vide Vegeta fare una serie di
piegamenti con Kakaroth
seduto sulla schiena intento a succhiarsi la coda, tenendola con
entrambe le
mani.
Bardack
sollevò gli
occhi.
“Se
il re lo scopre sono morto” borbottò.
“È
quasi pronto il pranzo, lavatevi le mani!”
gridò Radisch dalla cucina.
10.
Prigione
Vegeta
senior passò la
pezza bagnata sulle spalle del migliore amico, sorrise e
strofinò più forte. La
pezza si sporcò di sangue e il più grande
piegò il capo, i capelli neri gli
brillarono di riflessi rossastri.
“Vedrai…”
sussurrò. Gli si avvicinò e gli mise
le labbra vicino all’orecchio.
Bardack
si strofinò un’altra pezza sulla ferita che aveva
sulla guancia.
“Che
mi resterà una cicatrice!” disse ad alta
voce.
La
guardia dai capelli blu ridacchiò, si voltò e si
allontanò dalle sbarre
della cella.
“…
presto saranno tutti pronti. Ci ribelleremo
agli tsfuru oppressori, finalmente i saiyan saranno liberi”
bisbigliò Vegeta.
Bardack
annuì.
“Sì,
mio futuro re. E la seguiremo fino alla
morte” sussurrò con voce inudibile Bardack,
stringendo con forza una catena. Il
suo unico indumento fatto di pelle marrone era sporco come il perizoma
del
maggiore.
----- CHAPTER BREAK -----
Cap.11
Vecchie e nuove generazioni
01. Il sesso è l'arte di controllare la mancanza di
controllo. (Undici Minuti, Paulo
Coelho)
Yamcha sorrise, si portò il bicchiere di vetro alle labbra e
diede una sorsata.
Fece l’occhiolino alla giovane davanti a lui.
La
giovane ridacchiò, piegò di lato il capo facendo
ondeggiare i capelli biondi e
il body a balconcino che le copriva il seno prosperoso le scese,
mostrando il
bordo dei capezzoli.
Il
ragazzo leccò il ghiaccio e la vide stringere i pugni,
voltarsi verso l’amica
arrossita dai lunghi capelli viola e indicarlo con la testa.
< Anche per stasera ho rimorchiato qualcuna con cui stare
> pensò. Abbassò
il capo, guardò il ghiaccio ondeggiare nella superficie
increspata del liquore.
Bulma sorrise, diede gas e il vento le fece oscillare il
codino accanto al
viso, i lunghi capelli azzurri le mulinarono intorno alla testa.
Svoltò,
strinse le gambe sulla moto e il predone del deserto diede a sua volta
gas alla
sua moto volante, accelerando. Scoppiò a ridere, un rivolo
di sudore gli colò
sulla cicatrice facendogliela bruciare.
< Senza di te la mia vita è priva di controllo e di
senso. In fondo mi sono
dato al fare l’amore ogni sera per questo. Il sesso
è l’arte di controllare la
mancanza di controllo > si disse.
02. Un sorriso che sa di lacrime invisibili. (La Musa Venale,
Charles
Baudelaire)
Trunks allungò la mano, toccò il cuscino vuoto,
mugolò e scese la mano. Aprì un
occhio, li sgranò e si diede la spinta alzandosi seduto.
“Pan!” gridò. Si voltò a
destra vedendo la cassettiera aperta, un vestito rosso
per metà fuori dal cassetto. Scostò la coperta e
si girò a sinistra, le ante
dell’armadio erano aperte, sul pavimento c’erano un
cumulo di grucce.
Il
saiyan si diede la spinta e si girò, raggiunse la porta e
l’aprì. Si affacciò e
impallidì vedendo la mora allontanarsi lungo la via centrale
della città.
“Pan!” gridò. La guardò
continuare ad avanzare.
Briefs
fece
un sorriso storto, cadde in ginocchio e tremò.
“È un sogno, è solo un sogno. Non ci si
lascia mica un giorno, all’improvviso.
Non ci si alza con questa decisione, si dà almeno del
preavviso”. Il sorriso
gli divenne una smorfia, sentì il petto dolergli e
chinò il capo,
singhiozzando.
03. Quello che vedi morire, giudicalo perso. (Carmina,
Catullo)
Goten strinse più forte i due gelati alla vaniglia,
avvertì il telefonino
ronzare nella sua tasca e sorrise.
“Sarà la mia dolce Valese, si starà
chiedendo perché ci ho messo tanto”
sussurrò. Passò accanto a una donna,
superò una panchina e si voltò davanti
alle strisce pedonali. Ticchettò il piede per terra,
guardò una macchina
passargli davanti. Alzò il capo, guardò la luce
rossa del semaforo diventare
verde e ricominciò a camminare. Fischiettò, il
vento gli scompigliò i corti
capelli neri. Si girò e si diresse verso l’albero
sotto cui aveva lasciato la
fidanzata.
“Bimba mia, sono tornat …”
sussurrò. Sgranò gli occhi vedendo la giovane
baciare un ragazzo dai corti capelli azzurri, le teneva le mani sui
fianchi,
stringendole il vestito giallo canarino. Son
perse la presa sui gelati che caddero a terra, la sostanza candida si
allargò
sulla strada.
“Non può aver fatto morire così il
nostro amore, all’improvviso e senza senso”
biascicò, vedendo le gote arrossate di lei e gli orecchini a
forma di mezzaluna
della ragazza oscillare. Sentì una presa sulla spalla e si
girò, le sue iridi
nere ingrigite incontrarono due iridi azzurro mare.
“Vieni con me, la stupida non ti merita”
sibilò la principessa dei saiyan.
“Ma… ma…” balbettò
Goten. Bra
abbassò le sopracciglia.
“Quello che vedi morire, giudicalo perso”
sancì.
04. Se ne sentiva attratto più di quanto gli
facesse piacere. (Orgoglio e
Pregiudizio, Jane Austen)
Trunks gli allacciò il codino di capelli neri, il migliore
amico chinò il capo
e sbuffò. Incrociò le braccia e
ticchettò con il piede sul letto, la stoffa
della coperta strofinò contro quella del suo calzino.
“Non può piacermi proprio tua sorella. Quella
pazza nasconde i veleni
nell’armadietto della scuola e ha fatto la cheerleader solo
per poter tentare
di sparare un ago soporifero al campione della squadra
avversaria” si lamentò.
Il
glicine abbracciò il migliore amico e gli
appoggiò il mento sul collo, Goten
appoggiò il suo capo su quello del Briefs.
“Dimentichi che non essendo riuscita nella seconda cosa si
è trasformata in
supersaiyan, è scappata dalla presidenza, l’ha
messo k.o. nello spogliatoio
deserto ed è tornata con la supervelocità
lì dove la tenevano rinchiusa senza
farsi beccare” disse Trunks.
Goten
gli strinse la mano e sospirò.
“Dimmi, per caso ti piace fisicamente?”
domandò il figlio di Vegeta, il
migliore amico arrossì e il Briefs ridacchiò.
< Non penso di potergli dire che adoro il suo corpo perfetto e
vorrei
toccarlo con tutta l’anima > rifletté Goten.
“Sicuramente me ne sento attratto più di quanto mi
faccia piacere” si lamentò
il moro.
05. Sogno di andare a dormire la notte senza avere voglia di farlo.
(Practical
Magic)
Balzar sbadigliò, dimenò la coda e si
appoggiò al suo bastone.
“Pensavo che con un po’ di compagnia
l’eternità sarebbe stata più piacevole,
ma
la tua pigrizia mi annoia” si lamentò il gattone.
Si pulì il muso bianco peloso
con una mano. Si volto e guardò il samurai affondato nella
poltrona oscillare
la spada.
“Potresti anche imparare a volare e invece ti rifiuti. Non
sei scappato
nonostante tu sappia che Vegeta potrebbe vendicarsi e certe volte
preferisci
digiunare e piagnucolare tutto il giorno che alzarti a
cacciare” borbottò il
coltivatore di senzu. Le vibrisse gli si afflosciarono.
“Ehy, mi sono mosso tre volte e ho fatto danno. Ho quasi
eliminato la
coltivazione di senzu, ho rotto il meccanismo che impediva di
raggiungere il
palazzo del Supremo con mezzi umani e ho distrutto metà dei
vasi in cui tenevi
i portali per i terreni dove si trovano le coltivazioni”
borbottò.
Balzar
sbatté il bastone per terra.
“L’hai fatto apposta per avere la scusa, ammettilo.
Dimmi a quanto arriva la
tua pigrizia di preciso?” soffiò Balzar.
Il
moro
sporse il labbro e il doppio mento gli tremò.
“Bah, sogno di andare a dormire la notte senza avere voglia
di farlo” ribatté.
Balzar alzò gli occhi al cielo e miagolò di
frustrazione.
----- CHAPTER BREAK -----
Cap.12
La follia del
mondo
01.
Candela
“La luce è saltata, ho preso la candela”
sussurrò Bulma. Sollevò il
portacandele e la luce della fiamma si rifletté nelle sue
iridi azzurre.
Sorrise, mostrando le ossa sporgenti del viso, la pelle ingrigita era
giallastra in più punti e i capelli le ricadevano sfibrati
sulle spalle.
“Mamma
vai a letto, la
luce funziona” mormorò Trunks. Inspirò
ed espirò.
La
donna negò con il
capo e accentuò il sorriso.
“Dì
a Gohan che può
restare, ho preso una candela, la luce è saltata”
biascicò la donna. Un rivolo
di sudore le colò tra i seni rugosi e sentì delle
fitte alle mani coperte dai
guanti.
“Mamma,
Gohan è morto
l’anno scorso” sussurrò Mirai Trunks. Si
passò il braccio sugli occhi
sentendoli bruciare e le iridi azzurre gli divennero liquide.
“Tuo
padre diceva sempre
che vedeva al buio, ma ora lui non c’è e quando
salta la luce bisogna prendere
la candela. Gohan può rimanere, ci vedo con
queste” mormorò l’anziana donna.
Il
figlio scosse il
capo.
<
Ho sconfitto i
cyborg, ma ci sono cose che non posso sconfiggere nemmeno io, come la
pazzia
della donna che mi ha messo al mondo > pensò.
02.
Bagno
Pan
tagliò gli omini di
carta e li fece cadere nell’acqua, il rivolo di sangue che
scendeva dal suo
polso tagliato gocciolò sopra le figure che, impregnandosi
d’acqua, si
spezzarono e sciolsero in più punti.
Il
liquido trasparente
trasbordò oltre l’orlo della vasca, i calzini
della ragazza s’impegnarono
d’acqua. Son sorrise e guardò il paio di forbici,
la lama sporca di sangue e le
iridi nere le brillarono. Il petto le si alzava e abbassava in modo
irregolare,
fece ciondolare la testa a destra e a sinistra, i lunghi capelli neri
le
aderivano al seno nudo. Alzò lo sguardo e vide
l’acqua della doccia ticchettare
sull’ombrello che teneva sul capo.
“Piove,
piove, come
quando Trunks è morto. Acqua e sangue uniti, mentre noi
adesso siamo divisi”
canticchiò.
03.
Treno
“Muoviti
Susy, o
perderemo il treno!” strillò la ragazza dai lunghi
capelli rossi. Superò una
donna con una carrozzina, fece lo slalom tra due uomini e
superò un ragazzo con
un cappellino verde. Salì la scaletta, i libri nello zaino
sbattevano
ripetutamente. Si girò e guardò la migliore amica
ferma davanti alla scaletta.
Le afferrò un braccio e la strattonò, la vicina
di casa salì a sua volta. Le
due giovani svoltarono a sinistra, spinsero la porta a vetri della
carrozza e
proseguirono.
La
rossa sfilò il biglietto
ferroviario dalla tasca.
“Ventotto”
mormorò. Alzò
il capo e guardò l’immagine su una porta a vetri
di sei omini seduti.
“Dieci…”
bisbigliò.
Proseguì, si fermò leggendo il numero ventotto,
abbassò il capo e afferrò la
maniglia della porta davanti a lei, la tirò di fianco ed
entrò. Si sedette al
posto numero ventotto e guardò l’amica sfilarsi lo
zaino, sedersi accanto a lei
e appoggiarlo sulle ginocchia.
“Mi
spieghi perché ti
sei fermata?” domandò.
L’altra
si allontanò una
ciocca violetta da davanti al viso.
“Lizzy,
ci posso
giurare, è una settimana che quando prendiamo il treno
c’è lo stesso gatto nero
che fissa questo scompartimento” borbottò.
Lizzy
ridacchiò e scosse
il capo.
“E’
Neko3-1-3-2, lo
conoscono tutti in zona” spiegò. Susy socchiuse
gli occhi e si grattò la
guancia.
“È
famoso?” domandò.
La
compagna di classe
annuì.
“Veniva
tutti i
giorni ad aspettare la sua padrona che andava alla nostra stessa scuola
due
anni fa. Quando ci fu l’attacco alieno, la ragazza, Bra mi
sembra si chiamasse,
è rimasta uccisa. Il gatto, però, ha continuato a
venire ad aspettarla” spiegò.
Lizzy sentì gli occhi pungere, si massaggiò il
petto e si voltò.
“Povera
bestia” mormorò.
04.
Threesome
Trunks
passò la mano tra
i capelli biondi di Marron e con l’altra le tenne il mento,
chiuse gli occhi e
la baciò sulle labbra.
La
ragazza ricambiò il
bacio passandogli le braccia intorno al collo. Rabbrividì
sentendo Goten
baciarle il fianco, Son le accarezzò la gamba, chiudendo gli
occhi. Con la mano
libera il moro accarezzò le gambe del Briefs che si
staccò dalla giovane, si
spostò di fianco tenendola stretta e abbassò lo
sguardo. Allungò il piede e
accarezzò il membro di Son che si sdraiò a terra,
chiuse gli occhi e gemette.
Marron baciò ripetutamente il collo del glicine, si
spostò e si sedette sul
moro. Gettò indietro la testa e le iridi azzurre del Briefs
brillarono,
diventando liquide, la pupilla gli si dilatò.
“Ottimo”
mormorò.
05.
Toys
Vetrunks
si portò la
sigaretta alle labbra, la mano gli tremava e gli occhi erano liquidi.
Sentì la
mano accarezzargli i capelli color glicine, inspirò sentendo
il sapore acre del
tabacco ed espirò il fumo grigiastro, alcune sbuffate gli
uscirono anche dal
naso e la testa gli formicolò. Avvertì
l’altra persona accarezzargli il petto
nudo, il capezzolo gli divenne turgido e socchiuse le gambe.
“Voi
siete i miei
giocattoli” mormorò il carceriere al suo orecchio.
Il
giovane si voltò,
guardò il corpo della fidanzata immobile, dalle giunture
metalliche veniva una
luce azzurrognola. Gli occhi di Cielo erano vitrei e la testa le
ricadeva di
lato, oltre il lettino.
“Farò
quello che vorrai,
ma lascia stare lei” biascicò a bassa voce Briefs.
Strinse la sigaretta più
forte con le dita, fino a piegarla, il carceriere gli
accarezzò il collo.
“Allora
iniziare a fare
il bravo” sussurrò.
06.
Passione
Gli
occhi neri liquidi
di lui incontrarono quelli azzurri di lei, ugualmente languidi. Le
accarezzò la
guancia pallida con una mano e con l’altra le
accarezzò il fianco nudo fino
all’elastico dei pantaloncini verde chiaro.
Elly
gettò all’indietro
la testa, i capelli biondi le mulinarono intorno al viso.
Junior
le accarezzò le
guance arrossate e scese fino alle lacrime, incidendole con
l’unghia fino ad
arrossarle la pelle.
“Sei
la mia allieva, non
dovremmo” sussurrò.
La
giovane gli cinse i
fianchi con le gambe e gli accarezzò il ventre a tartaruga,
dei rivoli di
sudore scesero lungo la fronte del namecciano.
Junior
deglutì, si
sporse e la baciò, approfondì il contatto e
sentì il sapore delle labbra di
lei, premette più forte sentendo la ragazza contraccambiare
e le infilò la
lingua in bocca.
L’altra
la accarezzò con
la sua e alzò le mani e sfiorò le membrane rosate
sulle sue braccia. Le antenne
della rincarnazione di Al Satan tremarono e le sue pupille si
ridussero a
fessura.
Il
namecciano si staccò
e rabbrividì, sentendo la gamba della saiyan sfiorare la sua.
“Non
avevo mai provato
niente di simile” mormorò con voce roca.
“Non
ci vuole un
detective per capirlo, mio caro demone. Non eri mai stato
innamorato” ribatté
la ragazza. Gli fece oscillare l’indice davanti al viso,
Junior lo morse,
incidendolo con il canino fino a sentire il sapore del sangue.
“Avere
a che fare con te
è la mia condanna, la mia follia, ma soprattutto la mia passione,
mio piccolo miracolo” sussurrò.
07.
Seta [AU].
“È
vera seta!” gridò
Kamhara.
Lory
le strinse il
braccio, i corti capelli neri le coprirono gli occhi azzurri e le
guance le si
arrossarono.
Veki
incrociò le
braccia, calpestò con il tacco la mano del cadavere e si
leccò il labbro sporco
di sangue. Si passò la mano sul lungo vestito di seta e
sbuffò.
“Preferisco
la mia
solita tuta” borbottò.
Kamhara
sorrise e si
mise una ciocca dietro l’orecchio, dimenò la coda
e colpì un altro morto
sdraiato sul letto, le iridi le brillarono di rosso.
“Beh,
se si macchia
almeno potrete usarlo come stuoia per far giocare i bambini”
disse.
Loki
deglutì e chinò il
capo, nascose la coda dietro le gambe e strinse più forte la
giacca viola della
figlia di Bardack.
“Dobbiamo
ancora
uccidere tanta gente?” domandò con voce tremante.
La capigliatura bionda di
Veki sfiorava il pavimento sporco di sangue brillando.
“Se
non ci muoviamo no,
ci penserà la principessa Reghina” disse Kamy.
“Io
da lei con questo
vestito non ci vado!” gridò la sorella di Vegeta,
le iridi verde-acqua da terzo
livello le divennero azzurrognole.
08.
Sigaretta
[In
onore di Kaori e Ryo
di CityHunter]
Goten
si toccò la
fasciatura e si sedette sul muretto davanti alla finestra.
Sentì la ferita
pulsare e gli occhi gli si fecero liquidi.
“Ti
amo” sussurrò Goten. Si sporse e baciò
le labbra dell’azzurra, gli occhi di Bra
si fecero liquidi e sporse le labbra, contraccambiando. Chiuse gli
occhi e lo
strinse.
Son
fece oscillare le
gambe, si sfilò la sigaretta dalla bocca ed
espirò. La osservò, una nuvoletta
di fumo gli uscì dalle labbra e una dal naso.
“Il
dottore nel reparto
sei!” sentì gridare da un altoparlante
dall’interno della stanza. I suoi occhi
erano arrossati e i punti gli tiravano. Si rimise la sigaretta in bocca.
Bra
ridacchiò, fece il segno della pistola e lo
appoggiò sul petto del moro.
“E
tu saresti un combattente saiyan? Mi sarebbe bastato lanciare
un’onda in quel
momento per ucciderti” borbottò
l’azzurra. Gli fece l’occhiolino e i capelli
azzurri le mulinarono intorno al capo.
Goten
sgranò gli occhi neri e socchiusa la bocca.
“Un
ki blast diritto al cuore e tu saresti morto”.
Proseguì la principessa dei
saiyan.
“Che
ti prende all’improvviso?” borbottò il
figlio di Goku.
Lei
arrossì, si voltò e alzò il capo.
“Se
mai ti dovessero colpire al cuore, ti darò il mio”
sussurrò.
Goten
la abbracciò, Bra gli appoggiò il capo sulla
spalla e chiuse gli occhi.
“Quindi
ti prego, non morire” supplicò
l’azzurra.
Lui
la strinse più forte.
“Promettimelo!”
ordinò Bra.
Goten
le accarezzò la testa.
“La
vita senza di te non sarebbe degna di essere vissuta”
bisbigliò la ragazza.
Goten
la sollevò in braccio e spiccò il volo,
stringendola.
“Te
lo prometto” sussurrò.
Goten
tirò un’altra
boccata, incrociò le gambe e rimase in bilico sul bordo.
Alzò lo sguardo, il
vento gli scompigliò i capelli neri, il sapore del tabacco
gli faceva bruciare
la gola.
“Cazzo
Bra, fermati!” gridò. Si alzò in piedi
facendo cadere a terra lo sgabello del
bar, l’odore di fumo gli punse le narici. Strinse il braccio
della ragazza e lo
strattonò.
“Anche
se non sono altro che un poco di buono, molto più vecchio di
te! Anche se non
posso sposarti ufficialmente per via di quel matrimonio alle
isole!”. La
lasciò andare e abbassò il capo.
“Anche
se dopo tutte quelle donne non ho il diritto di
chiedertelo…” sussurrò.
Bra
abbassò il capo, i lunghi capelli azzurri le coprirono il
volto, divennero
biondi e si accorparono in grossi ciuffi.
La
ragazza strinse gli occhi e alzò il capo.
“Sta
zitto!” ordinò. Si voltò e
saltò in avanti, gli affondò il capo nella
maglietta
stringendogliela con entrambe le mani. La sua aura mandò in
pezzi alcuni
bicchieri e le bottiglie sul bancone, il proprietario gridò
e scappò fuori
seguito dai clienti.
“Stai
con me, Bra” sussurrò il moro, vedendo uscire gli
ultimi due uomini.
Gli
occhi verde acqua della ragazza si riempirono di lacrime rese luminose
dalla
trasformazione.
“Non
sai per quanto tempo ho aspettato queste tue parole”
biascicò Briefs.
“È
matto! Dopo un
intervento di cuore come il suo è da incoscienti rischiare
la vita!” sentì
gridare un’infermiera. Si voltò e saltò
dentro il balconcino atterrando in
piedi.
“E
fuma anche? Il suo donatore le ha dato un organo vitale e da
lassù vorrebbe…!”
strillò la donna, la cuffietta le ricadde di lato.
Goten
strinse tra i
denti la sigaretta, passò oltre la donna e raggiunse il
lettino. Vi si sdraiò
appoggiando la schiena contro la testata in metallo del letto e
accavallò le
gambe.
“So
benissimo quando è
prezioso, era la mia ragazza il cadavere da cui è stato
estratto” ringhiò.
L’infermiera arrossì.
“Beh…
ecco… appunto…”
balbettò.
Goten
abbassò lo
sguardo, gettò a terra il mozzicone di sigaretta e lo
osservò.
<
In fondo, Bra, la
nostra vita insieme è durata il tempo di una sigaretta
> pensò.
09.
Benda
Il
maestro della gru gli
legò la benda intorno al terzo occhio e strinse.
L’allievo
cercò di
aprire le braccia, le catene gli segarono i polsi, un rivolo di sangue
colò
lungo il metallo. Il petto gli si alzava e abbassava affannoso,
sentì la pelle
pizzicare, solleticata dal pizzetto del più vecchio e le sue
labbra raggrinzite
accarezzargli la pelle. Chiuse gli occhi, stringendoli, si morse un
labbro e
sentì la benda graffiargli la pelle.
10.
Violenza
Vegeta
strattonò le corde, le sentiva bruciare contro
la pelle, il sudore scendeva lungo il suo corpo sudato.
Ansimò e strinse gli
occhi sentendoli bruciare, il sangue gli scendeva lungo le gambe e la
coda gli
diede una serie di fitte. Alzò il capo, la vista gli si
oscurò e fu colto da un
capogiro. Socchiuse le labbra secche e screpolate, ansimando, le guance
erano
arrossate. Le ferite sulla schiena gli pulsavano e il segno di una
frustata
sotto il collo la sentì ardere quando una ciocca di capelli
gli si attaccò
sporcandosi di sangue e sudore. Socchiuse gli occhi, intravedendo la
luce delle
candele. Avvertì la ganascia di ferro stringere
più forte e la testa gli
ricadde in avanti ciondolando. La mano fredda di Freezer gli
accarezzò la
guancia, gli conficcò le unghie nella pelle e il giovane
mugolò.
“V…
mnh…
vatte-vattene …” biascicò.
“Ancora
un po’ e ti piegherai” mormorò Lord
Freezer.
Gli accarezzò il ventre all’altezza dei muscoli a
tartaruga e scese fino al
basso ventre.
“E
allora sarai mio” sussurrò.
