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Non e per sempre Il tuo

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La linea è libera e il telefono squilla una volta, due, tre, e Francesco vorrebbe riattaccare, ma non lo fa.Non allontana nemmeno il cellulare dall'orecchio perché sa che se lo facesse sarebbe tentato di toccare lo schermo e terminare subito quella chiamata come il vigliacco di merda che è, e non può, perché l'ha promesso. L'ha promesso a Lorenzo che gli ha detto chiamala, magari vorrebbe saperlo, magari staresti meglio se la chiamassi, e poi ha fatto la cosa più stronza che potesse fare - perché Lorenzo è ancora bravissimo a fare lo stronzo anche quando non se ne rende conto - e l'ha guardato negli occhi, e ha aggiunto Giuliano ti direbbe la stessa cosa.Francesco avrebbe voluto restituirgli il pugno che si è preso da lui nell'esatto istante in cui l'ha detto, e invece ha solo deglutito e ha fissato quegli occhi e gli sono tornate in mente tante di quelle cose da soffocarlo - il mare di Barcellona e il cielo di Dublino e gli occhi gemelli di Giuliano sotto la luce rotta di un lampione - e si è stretto nelle spalle afflosciandosi come uno straccio vecchio, e ha detto va bene.Certe cose, a quanto pare, non cambiano mai.Di colpo gli squilli cessano, e all'altro capo della linea c'è un clic e un attimo di silenzio, e poi una voce morbida, leggermente perplessa, che dice "Hello?"Francesco prova a parlare, ma dalla gola non gli esce niente. L'ultima volta che si è sentito così mentre chiamava Novella aveva quindici anni e lei gli aveva appena dato il suo numero, e lui era ancora convintissimo di non avere speranze, che una come lei per lui era troppo e non sarebbero nemmeno arrivati al secondo appuntamento."Hello? Who's there?" si sente ripetere, con una certa impazienza, e realizza in quel momento - coglione che non è altro - che lei il suo numero non ce l'ha e quindi non ha idea di chi la sta chiamando, e magari non si è accorta nemmeno del prefisso internazionale, ed è già fortunato che abbia risposto. È già fortunato ad avercelo, quel numero, e nonostante sul momento sia stato tentato di non segnarselo nemmeno adesso si ritrova a ringraziare Andrea e il fatto che sia rimasto in contatto con Novella dopo che è partita per Edimburgo, e il suo poco tatto che l'ha portato a decidere di mandarglielo di nascosto insieme a un messaggio che diceva io non ti ho detto niente, eh."Novella" riesce ad esalare alla fine, e la sua voce è roca come uno strumento stonato, come se non l'avesse usata per troppo tempo. Francesco vorrebbe sotterrarsi, ma ormai ha fatto il primo passo e non può tornare indietro e quindi non gli resta che aspettare.C'è un altro attimo di silenzio, un po' meno spaventoso ma che gli fa ugualmente trattenere il fiato, e poi la sente inspirare piano accanto al telefono. "Ciao, Fra" gli dice, in tono apparentemente neutro, ma Francesco la conosce abbastanza da sapere che c'è qualcosa di più dietro quel tono, e che magari è lei adesso che vorrebbe sotterrarsi per averlo chiamato come faceva una volta. O magari invece non la conosce più e il fatto che l'abbia chiamato così è solo abitudine e non significa un cazzo di niente, e adesso sta solo pensando che ucciderà Andrea non appena riesce a mettergli le mani addosso.Per qualche ragione quell'immagine riesce quasi a farlo sorridere, e a distrarlo abbastanza da fargli prendere un respiro e sentire il petto liberarsi almeno un poco."Ciao" risponde, e nonostante la voce gli sia tornata normale per un attimo non sa che altro dirle, perché non sa come si danno notizie del genere, perché è l'ultima persona a cui avrebbe mai voluto darle. All'improvviso gli tornano in mente il viso pallido di Giuliano sdraiato in un letto d'ospedale, la barba troppo lunga di Lorenzo che non ha più idea di che giorno sia, la voce stanca di Guglielmo che risponde alle condoglianze, e deve chiudere gli occhi e mordersi a sangue le labbra per tornare in sé."Mi vuoi chiedere l'accendino, per caso?" gli domanda Novella dopo qualche istante, e questo è un colpo così basso che un po' gli strozza una risata in gola e un po' gli prende a pugni lo stomaco senza pietà, perché se riesce a scherzare su questo allora davvero è andata oltre, davvero a loro due non ci pensa più. Ed è giusto così, e se lei è felice allora Francesco se lo farà andare bene, e si prenderà quei pugni in silenzio perché se li merita tutti."No" ribatte, e chiude gli occhi di nuovo per capire da dove cominciare. "Mio zio è morto."Questa volta il silenzio è più lungo, e pesa addosso a entrambi come una zavorra; sa di cose vecchie e polverose, e di paure che nessuno dei due ha mai superato del tutto.Novella ha sempre odiato Jacopo più di quanto lo odiasse Francesco, perché lei non vedeva lo zio, non vedeva l'uomo che si era preso due nipoti in casa e portava dentro più dolori di quanti ne desse a vedere; lei non gli doveva niente e non c'era niente che potesse ispirarle quella pietà che a Francesco, nonostante tutto, è rimasta attaccata addosso per anni. Vedeva solo il marcio e l'odio e i segni sulla pelle di Francesco e i gesti nervosi di chi è abituato a vivere con una minaccia a pendergli sulla testa, vedeva la versione peggiore di qualcosa che conosceva lei per prima, e non c'è mai stato niente, ai suoi occhi, che fosse in grado di redimerlo."Com'è successo?" chiede, e Francesco non si stupisce che non abbia detto mi dispiace, perché sarebbe una bugia e lo sanno tutti e due.Appoggia lentamente la schiena contro il muro di quel corridoio che odora di linoleum e medicinali, dove non passa nessuno se non qualche infermiera e qualche parente stretto dall'aria smarrita, perché l'orario di visita è finito da un pezzo. Per un attimo pensa a suo zio steso nella propria bara, e poi smette di pensarci subito perché non ha ancora capito cosa dovrebbe fargli provare, quel pensiero, e adesso non ha la voglia né la forza di chiederselo."E' successo mentre cercava di ammazzarmi" rivela con un'ironia amara che brucia sulla lingua come bile, e non è esattamente così, ma non è neanche esattamente sbagliato."What?! " strilla Novella, alzando d'improvviso la voce di un paio di toni, e il contrasto tra quell'inglese sempre così strano sulle sue labbra e quella reazione che è così tanto da lei fa sorridere di nuovo Francesco prima ancora di rendersene conto. Sente in sottofondo il rumore di una sedia spinta via, il ticchettio di passi rapidi e la voce di qualcuno che le parla chiedendole cose che non riesce a distinguere, e la sua che risponde no, just a wee sec, I'll be right back. "Che vuol dire che cercava - Francesco, ma stai bene?" domanda, in un bisbiglio concitato."Sì, tranquilla. Io sto bene" la rassicura, ma c'è troppa enfasi su quell'io, e Novella se ne accorge, e Francesco, nonostante gli anni e i chilometri, si accorge del fatto che se n'è accorta. Che ha capito che lui sta bene, sì, ma qualcun altro evidentemente no."Guglielmo?" domanda, la voce che trema appena."No, Guglielmo non c'entra. Lui non c'era nemmeno.""Allora chi -" comincia, e si ferma subito perché dopotutto Francesco non la chiamerebbe solo per dirle che Jacopo è morto, e se non è solo per questo allora c'entra qualcuno che conoscono tutti e due, qualcuno che a quanto pare Jacopo ha cercato di ammazzare, e nonostante Jacopo dividesse il proprio disprezzo tra una quantità notevole di persone non ce ne sono molte che odiasse così tanto. Ce ne sono poche, in realtà, e portano tutte lo stesso cognome. "Lorenzo?"Francesco inghiotte - inghiotte la saliva e la paura e la voglia di piangere - e poi mormora, in un soffio, "Giuliano."Novella si lascia sfuggire un verso strozzato che spezza in due il cuore di Francesco e lo manda nel panico per un istante, facendogli temere che abbia capito male."E' vivo" si affretta a precisare, e Novella sembra tornare a respirare normalmente, "ma è in coma" aggiunge, e ogni parola è più difficile, e prima di uscire si fa masticare tra i denti come un grumo di spine, "e non sappiamo quando - non sappiamo se si sveglierà."Vorrebbe suonare più ottimista, anche solo per riuscire a esserle di conforto, ma la verità è che tra loro due è sempre stata lei a confortare lui e non il contrario, e Francesco non è mai riuscito a prenderle dal verso giusto, le cose di cui ha paura, e a cercare di vederle un po' meno nere: al contrario, se le rigira in testa fino a farle diventare ancora più enormi e più spaventose, e la paura che ha adesso è un pozzo senza fondo che minaccia di inghiottirlo a ogni respiro. Non è mai stato lui quello che affronta la vita prendendola a morsi e le paure prendendole a schiaffi, è sempre stato Giuliano, ed è per questo che tutti e due lo amano tanto.Di colpo realizza che le sue parole sono state più veloci dei suoi pensieri, che ha detto non sappiamo, e che Novella non gli ha nemmeno chiesto di chi stesse parlando, perché lo sa già. Sa che se fosse un po' più coraggioso o un po' più capace di spiegare i propri sentimenti le direbbe quello che continua a ronzargli in testa da giorni, quel pensiero che ha provato a fermare sulla carta quando era soltanto suo e che adesso è tornato a essere di entrambi, le direbbe non lo possiamo perdere, io e Lorenzo non ce la facciamo senza di lui, se muore siamo morti anche noi. Anche se Francesco continua a pensare che se fosse lì, e lo sentisse parlare così, a prenderlo a schiaffi sarebbe lei.Invece Novella è all'altro capo di un telefono in un posto che Francesco non ha mai visto, e nonostante questo sentire la sua voce è abbastanza per farlo stare già meglio."Te la senti di dirmi che è successo?" gli chiede dopo un attimo, con voce gentile.Francesco sospira ed esce su uno dei balconcini dell'ospedale per accendersi una sigaretta, e le racconta brevemente quello che ha già raccontato più di una volta: della moto, dello scambio di persona, dell'incidente. Le racconta di Jacopo, che si è lasciato consumare dall'odio per la propria vita e per quelli che riteneva ne fossero i colpevoli al punto da uscire di testa, di Giuliano, che la testa l'ha persa per aver amato Simonetta così tanto da non riuscire più a ritrovare la strada senza di lei, di Lorenzo, che è diventato padre ma in fondo è rimasto sempre lo stesso e forse adesso non odia più Francesco, ammesso che l'abbia mai fatto."Quindi a Lorenzo l'hai detto?" gli domanda lei, alla fine."Che cosa?""Che non è stata colpa tua."Francesco espira lentamente, osservando il fumo disperdersi nel vento. "Sì" conferma, e magari dovrebbe aggiungere che prima di dirglielo è riuscito a farsi fare un occhio nero, ma decide che su questo per ora si può anche soprassedere. "Era incazzato a morte, prima, ma quando gliel'ho detto si è calmato.""E poi?" lo incalza Novella, e Francesco chiude gli occhi perché sa dove vuole arrivare, sa che cosa gli sta chiedendo, e su questo non è mai riuscito a mentirle. Omettere, forse, ma mentire mai.Novella l'ha capito prima di lui cosa sarebbe successo, l'ha capito prima di tutti e tre, e ha offerto loro una possibilità di far funzionare le cose: ma erano troppo giovani e troppo stupidi e troppo spaventati, ciascuno a proprio modo, e quella possibilità l'hanno persa. Hanno preferito buttare tutto alle ortiche, e passare anni a farsi del male."L'ho baciato" confessa, e quasi gli viene di nuovo da ridere perché di tutte le cose assurde che potevano succedergli nella vita confessare alla sua ex di aver baciato - beh, quello che avrebbe potuto essere un altro ex, se solo fossero mai stati davvero insieme, è una di quelle a cui non aveva ancora pensato. E se glielo dicesse a voce alta è sicuro che Novella si tratterrebbe a fatica dal bestemmiargli contro - chissà se bestemmia in veneto o in scozzese, di questi tempi - e gli direbbe certo che siete stati insieme, Fra, non fare il coglione.Invece Novella sospira, di qualcosa a metà tra sollievo e tenerezza ed esasperazione, e gli dice soltanto, dolcemente: "Potrai baciare anche Giuliano non appena si sveglia."E Francesco sente le lacrime pungergli dietro le ciglia prima ancora che abbia finito di parlare, perché lei è l'unica al mondo a potergli dire una cosa del genere, l'unica oltre a Lorenzo, ora come ora, a potergli parlare di Giuliano senza farlo urlare, riuscendo persino a strappargli finalmente dalla gola quella risata che ci era rimasta incastrata - e che somiglia troppo a un singhiozzo, ma va bene così. Va bene così perché è Novella, e adesso che gliel'ha detto l'idea di poterlo fare davvero - l'idea che Giuliano si svegli, perché si sveglierà, cazzo, si deve svegliare - sembra un po' più reale, e Francesco è uno stronzo che non l'ha mai meritata ma la ama ancora. Ama ancora anche lei, e darebbe qualsiasi cosa, adesso, per averla lì e poterle affondare il naso tra i capelli, e perdersi nel suo abbraccio."Grazie" riesce a dire dopo un attimo, e questa volta da inghiottire c'è solo l'emozione, i ricordi e tutto quello che sta in mezzo. "Mi dispiace se ti ho disturbato, ma -""Arrivo."Il cuore di Francesco si perde a metà di un battito, e quello che resta della sigaretta gli cade dalle mani rovinando sulle piastrelle del balcone. "...Che?" biascica, e il suo primo pensiero è di aver equivocato, che stia parlando con quelli che probabilmente sono i suoi colleghi, perché non è possibile che voglia davvero dire quello che crede lui."Prendo il primo aereo. Ho delle ferie arretrate da recuperare, non mi faranno storie al lavoro. E anche se me ne facessero, possono andare in mona.""Non -" comincia, e si ferma perché sa che non ce n'è bisogno sarebbe un'altra bugia, e non devi è il modo più sicuro per farsi mandare in mona anche lui. "Non sei costretta" dice alla fine, la voce che torna a farsi roca per una ragione più dolce; ma tanto lo sa che non servirà a niente, che Novella ha già deciso e lui non ha speranze di poter fare qualcosa al riguardo, e in realtà non è mai stato più felice di non averne.E' Novella a ridere, adesso, di quella risata fin troppo simile alla sua che nasconde dentro la voglia di piangere, mezza divertita e mezza rassegnata, la stessa di quando erano ragazzini e gli diceva la vita fa schifo, Fra, ma perlomeno finchè stiamo insieme possiamo riderle in faccia. Novella con i suoi capelli rossi e le sue magliette larghe a penderle da una spalla scoperta, con la sua fierezza e la sua pazienza e le bestemmie a mezza bocca e gli occhi ridenti o arrabbiati, lucidi di piacere o umidi di lacrime mai versate. "Ti chiamo quando so a che ora atterro, va bene?"Francesco annuisce lentamente, prima di ricordarsi che lei non lo può vedere. "Va bene" sussurra. "Ti tengo da parte una sigaretta."Novella ride di nuovo. Prima di sentirla riattaccare Francesco fa in tempo a cogliere i rumori che si accavallano all'altro capo della linea, voci che tornano a farsi più vicine e fruscii di oggetti spostati, e la immagina scostarsi un ricciolo dalla fronte mentre siede alla sua scrivania, già pronta a prenotare quell'aereo e a tornare a casa almeno per un po' - a tornare da lui, da Giuliano e anche da Lorenzo. E non importa quanto durerà, perché se c'è una cosa che Francesco ha imparato è che le cose belle, quando succedono, è meglio afferrarle e stringerle forte e non farsi troppe domande; e lui in questo ha sempre fatto schifo e non sa ancora bene come si fa, ma ci può provare.Per lei, per loro, forse ci può persino riuscire.

----- CHAPTER BREAK -----

"Ma devo per forza stare attaccato a tutti questi cosi?""Giuliano, sta' fermo, per carità.""Ma fanno rumore, mi danno il nervoso. Sono vivo, si potrà pure staccare qualche filo, no?""Sei vivo perché c'erano quei cosi a tenerti in vita.""Appunto. Hanno funzionato, adesso non servono più."Francesco sospira e lancia uno sguardo provato in direzione di Lorenzo, che si limita a sorridergli e a scuotere piano la testa.È difficile a credersi, ma tra tutte le conversazioni surreali che ha avuto con Giuliano convincerlo a non ammazzarsi per sbaglio non è nemmeno tra le più inaspettate; perché le possibilità che Giuliano si ammazzasse per sbaglio sono sempre state notevoli - Francesco non l'ha mai dimenticato, quel video sfocato fatto da Bianca in cui Giuliano si sporge fuori dalla finestra di camera sua e tenta di arrivare al tubo della grondaia per calarsi di sotto - e a ogni nuova cazzata a cui riusciva a sopravvivere Francesco non poteva fare a meno di temere che la prossima volta non sarebbe stato così fortunato.Sono state tra le ore peggiori della sua vita, quelle che ha passato con Lorenzo ad aspettare che Giuliano tornasse da loro. Non le peggiori in assoluto perché Francesco di merda ne ha vista tanta, e perché non era solo, perché comunque erano insieme e potevano tendersi la mano a vicenda per non affogare; e anche perché per quanto si sforzasse di non pensarci - e dovrebbe sforzarsi anche adesso, ma non gli sta riuscendo granché - ogni tanto si passava la lingua sulle labbra secche e si ricordava che il sapore di Lorenzo doveva ancora essere lì da qualche parte.E poi Giuliano ha aperto gli occhi, e allora la marea si è ritirata e il freddo è scomparso, e tutti e tre hanno ricominciato a respirare.È quasi buffo che dopo avergli parlato per giorni interi adesso Lorenzo non riesca a dire nulla. È come se avesse consumato tutte le parole che aveva, proprio lui che un tempo non ne rimaneva mai a corto, e adesso riesce soltanto a piangere, e ridere, e a far passare lo sguardo dall'uno all'altro con una felicità incredula e raggiante a illuminargli il viso. Ma è Giuliano che continua a fissare come se fosse il tesoro più prezioso al mondo e qualcuno potesse di nuovo rubarglielo da un momento all'altro, è a Giuliano che continua a tenere la mano stretta nella sua senza lasciarla un istante, e Francesco lo capisce, lo sa il perché. Lo sa meglio di chiunque altro.Lui avrebbe voluto morire al pensiero di perderlo, ma Lorenzo era già morto, e adesso sta tornando alla vita."Se non la smetti finisce che mi allaghi la stanza" fa presente Giuliano, con uno sbuffo esasperato; ma non riesce a suonare petulante come vorrebbe perché è ancora costretto a parlare con un filo di voce, e perché i suoi occhi sono pieni di una tenerezza talmente nuda ed evidente da non lasciare spazio ad alcun dubbio. O forse a fin troppi dubbi, ma questo Francesco l'ha capito solo dopo molto tempo, e solo perché Lorenzo e Giuliano hanno voluto che lo capisse. "Cesco, fai il favore, passa un fazzoletto a mio fratello. Deve averli dimenticati a casa."Lorenzo ride tra le lacrime e si asciuga gli occhi con il dorso dell'altra mano, e Francesco sta già per ribattere che Cesco un cazzo, prima di tutto, e che comunque Giuliano è rimasto lo stesso scroccone che gli fregava le sigarette di nascosto.Solo che non ha il tempo di farlo, perché qualcuno bussa alla porta e ne apre uno spiraglio senza attendere risposta. "È permesso?" domanda la voce esile di un'infermiera, e subito dopo la porta si apre del tutto e insieme a lei entra nella stanza uno dei dottori che hanno assistito Giuliano subito dopo il suo risveglio.

Francesco si alza subito per far loro spazio, toglie di mezzo la sua sedia e recupera il giubbotto dalla spalliera, e poi fa il giro del letto per raggiungerne l'altro lato. Per un attimo si chiede se dovrebbe restare ancora, o se invece la sua presenza non sia di troppo; e poi nota l'espressione ansiosa di Lorenzo, quella appena incerta di Giuliano, e istintivamente si avvicina a loro dimenticandosi del resto.Di troppo o no, lui da lì non si muove. Non li lascia.Fa passare uno sguardo interrogativo dal dottore all'infermiera, ma sembrano entrambi troppo impegnati a trafficare con macchinari e cartelle cliniche per dargli spiegazioni. Sta per chiedere a voce alta quando finalmente il dottore si decide a parlare. "Mi dispiace disturbare, ma dobbiamo fare qualche altro esame" annuncia, con il tono di chi si aspetta di non essere contraddetto, e lancia un'occhiata eloquente a lui e a Lorenzo da sopra le lenti degli occhiali. "Sarebbe meglio che i signori uscissero."E per quanto si sforzi di guardare tutti e due è evidente che è con Lorenzo che sta parlando, e che lo hanno avvisato che è lui quello da convincere. Hanno già provato a farlo uscire dalla stanza quando Giuliano si è svegliato, ma non c'è stato verso: c'era un tale miscuglio violento di emozioni sul suo viso mentre scuoteva la testa e ribadiva che no, non me ne vado, devo restare qui, per favore, fatemi restare, che devono aver pensato che ad insistere ancora avrebbero finito per doversi occupare anche di lui. Sono riusciti a malapena a staccare a forza la sua mano da quella di Giuliano - non che la cosa sia durata molto, comunque - e al resto hanno rinunciato."Andiamo, signor Medici, faccia il bravo" interviene la voce gioviale di un'altra infermiera, affacciatasi in quel momento sulla porta. "Suo fratello è qui, lo vede, non va mica più da nessuna parte!"È Orsola, la caposala, che entra senza troppi complimenti spingendo il suo carrello. Francesco l'ha già incrociata un paio di volte, e Lorenzo gli ha raccontato di lei durante le ore passate a vegliare Giuliano: è una delle poche cose che in quei momenti sia riuscita a strappargli l’accenno di un sorriso. Lavora nello stesso reparto da così tanto tempo che nessuno si ricorda più chi ci fosse prima, e tutti sanno che non c'è foglia che si muova, né visitatore che entri o esca, senza che Orsola ne venga a conoscenza.È lei che nelle ultime due settimane, insieme a sua madre e a Clarice, si è preoccupata di farlo sopravvivere e di assicurarsi che mangiasse e dormisse almeno una volta ogni tanto; e Francesco è abbastanza sicuro di averla sentita borbottare alle proprie spalle, la prima sera che ha chiesto di poter restare anche lui oltre l'orario di visita, qualcosa tipo Signore santo, eccone un altro che da qua non si stacca più, come se il Medici da solo non bastasse già.Lorenzo, nemmeno a dirlo, si acciglia e non accenna a muoversi. "Veramente preferirei -"Orsola agita una mano per interromperlo, e lo guarda con la condiscendenza divertita di chi è alle prese con un bambino che fa capricci senza ragione. "Via che può star tranquillo! Lo sa come funziona qui dentro: non va da nessuna parte se non ce lo faccio andare io."Giuliano tossicchia, un po' per schiarirsi la gola e un po' per richiamare l'attenzione su di sé. "Non so chi sia questa donna così affascinante, ma penso che dovresti ascoltarla" commenta, e la sua voce è bassa e raschiante ma il tono sornione con cui gli è sempre riuscito di abbordare qualunque ragazza su cui mettesse gli occhi non è cambiato.Orsola - una sessantina d'anni e una novantina di chili almeno, e spalle abbastanza larghe da poter gareggiare con quelle di Giuliano - scoppia in una risata calorosa che rasserena immediatamente l'intera stanza. "Ma sentitelo, il piccolo Medici!" lo canzona, con un sorriso materno. "È un piacere conoscerla."Giuliano ricambia il sorriso con lo stesso calore e poi stringe le dita attorno a quelle di Lorenzo, facendolo sussultare e voltare di scatto verso di lui. "È tutto a posto. Vai, ci vediamo tra poco.""È questione di dieci minuti" conferma Orsola, in tono raddolcito. "Vengo io a chiamarla non appena finito."Francesco nota la sua esitazione, e si sente in dovere di dire qualcosa. Anche lui preferirebbe poter restare ma sa di lasciare Giuliano in buone mani, e sa anche di avere quella presenza di spirito che Lorenzo non ha ancora recuperato del tutto. "Vieni, Lorenzo, lasciamoli lavorare" lo esorta, appoggiandogli una mano sulla spalla. "Ho bisogno di una sigaretta."Lorenzo volta la testa per guardarlo da sotto in su, e poi la volta di nuovo per guardare Giuliano, e si accorge che l'altra infermiera gli sta già controllando i parametri e che il dottore li sta scrutando entrambi con una certa impazienza. E poi - forse senza realizzarlo, sicuramente senza pensarci troppo - lascia andare la mano di Giuliano e cerca quella di Francesco ancora appoggiata alla sua spalla, e la stringe come se avesse bisogno di aggrapparsi a lui per riuscire a muoversi, come se fosse l'unica altra cosa in grado di dargli forza. Francesco non riesce a fare altro che stringergliela a propria volta, fino a quando non è Lorenzo a ritrarre la sua."Va bene" acconsente alla fine con un sospiro rassegnato, decidendosi ad alzarsi dalla sedia. "In effetti anch'io dovrei cominciare ad avvertire qualcuno.""Come sarebbe a dire?" sbotta Orsola, scandalizzata. "Non l'ha ancora detto alla signora mamma, che il suo figliolo è sveglio? E nemmeno a quella povera anima della Bianca?"Lorenzo abbassa gli occhi con un certo imbarazzo. A sua discolpa c'è da dire che sarà passata forse mezz'ora da quando ha visto Giuliano riaprire gli occhi, e Francesco dubita persino che finora sarebbe stato in grado di prendere in mano il telefono, o di mettere insieme parole che avessero un senso. E Orsola tutto questo deve pure immaginarlo, ma non le impedisce di prendere la cartella dalle mani del dottore e agitarla contro Lorenzo, costringendolo a indietreggiare in direzione della porta."E che fa ancora qua? Vada subito, via! Non mi faccia arrabbiare!"Lorenzo ride sommessamente. "Va bene, va bene!" si arrende, e questa volta non se lo fa ripetere.Esce quasi di corsa, anzi, e Francesco infila il giubbotto e lo segue con un attimo di ritardo, fermandosi sulla soglia per rivolgere a Giuliano un cenno della testa come a dirgli siamo qui, non ti lasciamo, e riceverne in risposta da lui uno uguale. È ciò che avrebbe fatto Lorenzo, ed è ciò che evidentemente si è imposto con la forza di non fare, perché se si fosse voltato di nuovo allora davvero non sarebbe più riuscito ad andarsene.Quando sono entrambi fuori, davanti alla porta chiusa, per un attimo restano a guardarsi smarriti senza sapere bene cosa dire. Poi però sentono Orsola ridere di nuovo per qualcosa che Giuliano deve averle detto, e allora non possono che fare altrettanto.È quella risata per cui stavano cercando posto tra di loro, prima, e quel posto c'era ma non riuscivano a vederlo, perché era sepolto dalla polvere e troppo ingombro di macerie per riuscire a scavarci in mezzo a mani nude. Hanno avuto bisogno di qualcuno che lo facesse al loro posto, che si facesse strada tra le rovine prendendole a calci e disegnasse uno spazio nuovo dove potersi ritrovare. Dove poter ricostruire qualcosa, anche se non sanno ancora cosa di preciso.Lorenzo prende un respiro profondo come se cercasse tutta l'aria che gli è mancata finora, passa una mano sul viso e tra i capelli cercando di tornare alla realtà, di riabituarsi al mondo che ha continuato a esistere anche senza di lui fuori dalla stanza di Giuliano. A tratti sembra che stia per ricominciare a piangere, ma per adesso è come se la gioia che prova offuscasse tutto il resto, come se non gli fosse rimasto spazio per nient’altro nel cuore e sul volto, e finalmente sorride di nuovo in quel modo aperto e splendente che è soltanto suo. È questo a tranquillizzare Francesco più di tutto il resto. Adesso che ha sentito la voce di Giuliano e ha visto il sorriso di Lorenzo, adesso va davvero tutto bene.Tranne per il fatto che vorrebbe baciarlo di nuovo.Che le dita gli prudono dalla voglia di stringerlo e che invece non può, perché è pieno giorno e c'è gente che passa accanto a loro lungo il corridoio, e perché non è così semplice. Magari Lorenzo non vuole nemmeno, magari è stato solo un momento di debolezza e tra qualche giorno lo chiamerà per invitarlo a sedersi al tavolo di un bar e spezzargli il cuore come ha fatto l'ultima volta. Per dirgli che erano amici, sì, che forse possono pure tornare a esserlo, ma niente più di questo.Magari è meglio che smetta di guardarlo e vada a fumarsi quella sigaretta, perché ne ha bisogno sul serio. "Tutto a posto?"Lorenzo annuisce. "Tutto a posto" conferma, e Francesco non sa se può davvero credergli, ma decide di farselo bastare.Lo osserva recuperare il telefono dalla tasca e scorrere le chiamate e i messaggi con un sospiro colpevole, e fruga a sua volta nel giubbotto alla ricerca dell'accendino e del pacchetto, accennando con la testa verso l'esterno. "Sono qui fuori, se hai bisogno di me."C'è una portafinestra, a solo pochi metri da loro, che affaccia sul balconcino dove Francesco ha preso l'abitudine di rifugiarsi. È lo stesso dove è uscito a prendere aria subito dopo aver parlato a Giuliano per la prima volta, quando l'angoscia gli chiudeva la gola e gli sembrava di soffocare; lo stesso da dove ieri ha chiamato Novella e aggrappandosi alla sua voce e alle sue parole ha ritrovato un briciolo di speranza. È un posto quasi familiare ormai, e il vento leggero che gli rinfresca il viso non appena esce all'aperto non è mai stato più benvenuto di adesso.Ci vogliono un paio di tentativi prima che la sigaretta si accenda, ma non appena Francesco ne aspira la prima boccata si sente quasi in pace.Giuliano è vivo, e con un po' di fortuna si rimetterà in piedi e tornerà quello di sempre. Novella lo troverà sveglio quando arriverà, e potrà ripartire serena. Lorenzo sta bene, e tra poco avrà accanto sua moglie e la sua famiglia. E Francesco, Francesco starà bene presto. Può farsi bastare quello che ha, può stare bene sapendoli tutti e tre felici, sapendo di averli ritrovati. È molto più di quanto avesse prima, ed è già un miracolo che sia ancora qui per goderselo.Sta ancora ripetendosi che può riuscirci - che non c'è ragione di desiderare di più, che farlo sarebbe stupido - quando sente un rumore alle proprie spalle.Lorenzo sta ancora sorridendo ma il suo sorriso è più incerto, e le labbra gli tremano per lo sforzo di trattenere le lacrime, e ogni pretesa che sia tutto a posto è sparita dai suoi occhi. Gli serve solo un passo per raggiungere Francesco e trascinarlo nel punto più riparato del balcone, dove il vetro della portafinestra lascia il posto ad un angolo di muro scrostato, dove è più difficile che qualcuno da dentro possa vederli. Dove può spingerlo contro quel muro come ha fatto due giorni, dieci anni, una vita intera fa.La sigaretta scivola via e rotola sul pavimento - come quella che stava fumando quando ha chiamato Novella, quando lei gli ha detto che sarebbe tornata, solo che quella almeno era quasi riuscito a finirla - e la cosa peggiore è che a Francesco non importa.Gli importa di Lorenzo che crolla di nuovo tra le sue braccia, come se sapesse, come se avesse capito anche lui che Francesco può essere di nuovo il suo posto sicuro, che non ha mai smesso di esserlo. Gli importa di stringerlo forte abbastanza da riuscire a riscaldarlo, perché anche questa volta è Francesco l'unico ad avere addosso il giubbotto e il maglione di Lorenzo è comunque troppo leggero per non fargli sentire freddo, per non sentirlo rabbrividire contro di sé.È stupido desiderare di più, ma Francesco non sa come si fa a non desiderare Lorenzo. Non ha mai davvero imparato.C'è la stessa urgenza dell'ultima volta nel modo in cui si cercano, ma non la stessa disperazione; non ci sono più catene a ingabbiare il cuore di Francesco e a togliergli aria dai polmoni, non c'è più bisogno che respirino l'uno per l'altro adesso che entrambi sono riusciti a tornare a galla. Ci sono solo le mani di Lorenzo che gli prendono il viso, le sue dita che tremano appena ma non per la paura, non più. C'è la sua bocca che sa di pianto e di sollievo quando la schiaccia contro quella di Francesco per baciarlo.Dura solo il tempo di terminare il fiato, di trovare in quel contatto la conferma silenziosa che è tutto vero - che Giuliano sta bene, è sveglio, è vivo - e poi si spezza in un singhiozzo, nell'accenno euforico di una risata; si trasforma in un abbraccio che Lorenzo cerca senza vergogna, e Francesco offre senza esitazione."Non l'abbiamo perso" lo sente bisbigliare contro la sua spalla, la voce rotta e piena d'emozione.Francesco inghiotte le proprie lacrime e lo stringe più forte, gli passa un braccio intorno alla vita e solleva l'altro per affondargli le dita tra i capelli. "No, non l'abbiamo perso. È qui. È ancora qui con noi."Chiude gli occhi e rivede Lorenzo a vent'anni - ventuno, si corregge da solo, ventuno anni e tre, no, quattro mesi, se lo ricorda perché era venuto a trovarlo a Roma per il ponte del primo maggio, e gli viene da ridere ancora di più per quanto è ridicolo che dal nulla gli tornino in mente certi dettagli, e per quanto è ancora più ridicolo che si fosse convinto di averli dimenticati - che sorride con lo zaino in spalla, che gli racconta di Giuliano che sarebbe voluto venire nonostante fosse in punizione e ha provato a calarsi dalla grondaia perché per te ne sarebbe valsa la pena, che lo ringrazia perché adesso sono in due a preoccuparsi. Che prima di ripartire gli chiede se può abbracciarlo.Francesco non lo sa di preciso quand'è che si è innamorato di lui, ma potrebbe essere successo in quel momento."Forse sei stato tu" mormora Lorenzo dopo qualche istante, scostandosi per poterlo guardare. "Forse è per te che si è svegliato. La mia voce l'ha sentita per tutto il tempo, ma la tua no."Francesco inspira lentamente e scuote la testa. "Non credo" ribatte, perché in qualche modo l'idea lo mette a disagio, perché Francesco sarebbe rimasto attaccato a quel letto fino al giorno del giudizio se fosse servito, gli avrebbe parlato fino a consumarsi la voce, ma Francesco è solo Francesco. Giuliano ha avuto intorno la sua famiglia per tutto il tempo, ha avuto Lorenzo a vegliarlo giorno e notte, e gli sembra ingiusto e ingrato prendersi il merito."Allora forse aveva bisogno di tutti e due."È un pensiero ingenuo, uno di quelli a cui solo l'animo da poeta di Lorenzo potrebbe credere fino in fondo: ma è un bel pensiero, dopotutto, e Francesco chiude gli occhi di nuovo mentre Lorenzo appoggia la fronte alla sua, mentre si lascia andare contro il suo petto con un sospiro finalmente sereno, e sente di poterci quasi credere anche lui.Sussultano entrambi quando il rumore improvviso di una barella spinta velocemente lungo il corridoio, di voci e passi concitati, spezza il silenzio facendoli allontanare di colpo l'uno dall'altro. Lorenzo prende un respiro e indietreggia per gettare un'occhiata oltre il vetro della portafinestra, e poi lo rilascia e china appena la testa per confermargli che è tutto a posto, che nessuno li ha visti e che - è quello il primo, irrazionale pensiero che hanno avuto entrambi - la persona sulla barella non è Giuliano. Per un attimo sembra che voglia tornare indietro, annullare di nuovo la distanza tra loro: ma alla fine sceglie di non farlo.Francesco ne approfitta per riscuotersi, per ritrovare lucidità. Lo sguardo gli cade sulla sigaretta che è rotolata in terra e finita sotto i suoi piedi senza che nemmeno se ne accorgesse, e il fatto che Lorenzo la noti a sua volta, e che ridacchi sottovoce della mezza bestemmia che Francesco borbotta tra i denti, non fa che peggiorare la situazione."Guarda che se mi fai sprecare anche questa poi sono cazzi tuoi" lo minaccia, tirando fuori il pacchetto per accendersene un'altra, e Lorenzo non smette di sorridere ma ha almeno la bontà di sollevare le mani in segno di scusa.Ad offrire Francesco non ci prova nemmeno, perché da quando lo conosce ha visto Lorenzo fumare una volta soltanto - se la ricorda ancora quella sera, il modo in cui lui e Giuliano lo guardavano, le sue labbra arrotolate in un ghigno attorno alla sigaretta perché sapeva perfettamente a cosa stessero pensando - e se avesse preso il vizio sarebbe stato lui a chiedere. Si limita a prendere una boccata veloce mentre Lorenzo tira di nuovo fuori il telefono, fissando lo schermo come se cercasse di capire da dove cominciare."Puoi chiamare tu Guglielmo e Bianca?" domanda, incerto. "Ho paura che a me non risponderebbero."Francesco si concede un sorrisetto ironico. "Bianca forse no" concorda. "Ma Guglielmo lo farebbe."Lorenzo distoglie lo sguardo. "Mi vergogno troppo per come l'ho trattato" ammette, la voce bassa e mortificata. "Vorrei almeno chiedergli scusa guardandolo in faccia."E Francesco lo sa, come Lorenzo lo abbia trattato. Guglielmo gli ha raccontato tutto di come si è scagliato contro di lui subito dopo l'incidente, e di come in risposta Bianca si è scagliata contro Lorenzo, proprio nel momento in cui avrebbero avuto più bisogno di stare vicini; di come per un attimo anche Lorenzo ha ceduto a quella maledizione che ha avvelenato le loro famiglie per anni, dando per scontato che Guglielmo e Francesco fossero colpevoli solo per il nome che portano.E nonostante questo Guglielmo ce l'ha con lui solo per aver privato Bianca del suo sostegno, e non per tutto il resto. Per quello è già pronto a perdonarlo, perché il rancore è un sentimento da cui difficilmente suo fratello si lascia toccare e soprattutto perché in quel momento non riusciva nemmeno a riconoscerlo: era come se quella fosse un'altra persona, come se Lorenzo non esistesse più. Francesco sa che ha ragione, anche se non ha potuto dirgli il perché. Lui che li ha visti stringersi l'uno all'altro, che li ha visti scambiarsi il fiato e l'anima, lui lo sa che Lorenzo non esiste senza Giuliano."Li chiamo io" lo rassicura.Lorenzo rialza gli occhi, e gli sorride appena in un ringraziamento muto. "Io chiamo mia madre e Clarice. Mi ha scritto poco fa, dice che Novella è appena atterrata e che sono insieme adesso."Francesco non dice nulla, ma ora tocca a lui sentirsi grato. Quando Novella lo ha richiamato per dirgli quale volo avrebbe preso è stata categorica: non ha voluto che andasse a prenderla all'aeroporto, perché sapeva quanto sarebbe stato difficile per lui allontanarsi dall'ospedale. Ed è stata Clarice a offrirsi di andare al suo posto, così da non lasciare Novella da sola e allo stesso tempo permettere a lui e a Lorenzo di restare con Giuliano."Non gliel'abbiamo detto" realizza d'improvviso, e Lorenzo alza gli occhi dal telefono e lo interroga con lo sguardo. "Non abbiamo detto a Giuliano che sta arrivando Novella. Dovremmo avvertirlo."Lorenzo ci riflette per un istante. "No" decide, aprendosi in un sorriso più largo che per un attimo lo fa somigliare tutto a suo fratello. "Facciamogli una sorpresa. Non sai quante volte avrebbe voluto vederla, in questi anni."Probabilmente meno di quelle in cui avrebbe voluto vederla Francesco, ma non così tante di meno. Giuliano è sempre stato talmente affezionato a Novella, e lei a lui, che Francesco si chiede ancora come abbia fatto a non esserne geloso. Se è successo è stato solo per colpa delle insinuazioni di suo zio, di quei sospetti velenosi che era così bravo a mettergli in mente, al punto di farlo dubitare di tutto: e invece no, invece davvero non c'era niente tra loro, e se in questi anni a Francesco è mancata l'aria senza di lei - senza tutti loro - a Giuliano invece è mancata un'amica. Forse l'unica che abbia mai avuto."Lo sai dove ci manderà se non glielo diciamo prima?""Certo che lo so" ride Lorenzo, con gli occhi che gli brillano. Brillano davvero, un po' per l'entusiasmo e un po' perché sono ancora lucidi di pianto, e quel luccichio annegato nell'azzurro ricorda a Francesco quelle sere d'estate in cui le stelle si vedono fin da prima che sia buio. "Però pensa alla faccia che farà."E in effetti è un'idea allettante, quella di riuscire a sorprendere Giuliano, perché di solito è sempre lui quello che sorprende gli altri. L’ultima volta che sono riusciti a fregarlo è stata a Barcellona quando Francesco gli ha cambiato di nascosto la suoneria del telefono, e ce l’ha fatta per un pelo e solo perché Lorenzo ha giocato sporco. Parecchio sporco.E in effetti Francesco farebbe qualunque cosa per vedere ancora gli occhi di Lorenzo che brillano così."Va bene" annuisce, e Lorenzo fa lo stesso: annuisce a sua volta, e resta a fissarlo ancora per un istante prima di abbassare lo sguardo di nuovo. Francesco pensa che stia per andarsene e non si muove, e quando nemmeno Lorenzo si muove pensa che dovrebbe farlo lui, che dovrebbe voltargli le spalle e fumarsi questa cazzo di sigaretta una volta per tutte prima che gli si consumi tra le dita, solo che non ci riesce.Non ci riesce, e quando Lorenzo gli si avvicina di un passo e gli appoggia una mano su quella che tiene la sigaretta, e la stringe con un'attenzione quasi comica per accertarsi che non gli cada di nuovo, Francesco riesce solo a esalare una risata strozzata e chiudere gli occhi, e farsi rubare un altro bacio. E quel bacio diventano altri due, e poi altri tre, e poi Francesco perde il conto, e non sono più le labbra di Lorenzo a togliergli il respiro ma la consapevolezza di quanto il tempo sia relativo, di quante cose siano rimaste uguali mentre tutto il resto cambiava.Perché è lo stesso modo di baciarlo che aveva quando si salutavano ai tempi dell'università, quelle volte che avevano un po' di tempo in più del previsto ma la stazione era già troppo piena di gente, e allora si nascondevano in cima al binario da cui partiva il treno che andava da Termini a Santa Maria Novella, dietro l'ultimo pilastro di marmo scuro, e anche quando il treno arrivava e mancava un minuto che ripartisse Lorenzo non si decideva a staccarsi da Francesco, e gli chiedeva un altro bacio e poi un altro e un altro ancora. E Francesco non è così stupido da credere di essere stato l'unico - chissà quante volte Clarice avrà fatto lo stesso percorso nella direzione opposta, chissà quanti baci Lorenzo avrà rubato anche a lei prima di lasciarla andar via - ma adesso sì, adesso per un attimo è come se lo fosse."Vado" sospira Lorenzo, sfiorandogli di nuovo la fronte con la sua."Vai" annuisce Francesco, e come allora è lui a doverlo spingere via di peso per farlo finalmente muovere, e come allora Lorenzo ride, e fa il primo passo indietro mentre ancora lo tiene per mano.

----- CHAPTER BREAK -----

Sono quasi le sette e mezza e la stanza di Giuliano è ancora piena di gente, e Francesco valuta che, ad occhio, tra poco dovranno andarsene tutti.Orsola e il resto del personale del reparto hanno avuto fin troppa pazienza e già un paio di volte sono venuti a richiamarli all'ordine, e se non sono stati troppo scortesi è solo perché evidentemente li capiscono: perché devono conoscerla bene, la gioia che si prova in certi momenti, e per questo hanno lasciato loro tutto il tempo e lo spazio possibile. Adesso però l'orario di visita è finito, e nonostante questo Lorenzo è ancora accanto al letto di suo fratello, a tenergli la mano e ad ascoltare Sandro e un altro dei loro amici che lo aggiornano su tutto quello che si è perso; Clarice parla quietamente al telefono con la sua famiglia, giù a Roma, mentre in corridoio Novella sta raccontando a Bianca e Guglielmo com'è la vita in Scozia, e Lucrezia sta ringraziando per l'ennesima volta i dottori che si sono presi cura di suo figlio, probabilmente solo per distrarli e impedire loro di cacciarli via seduta stante.Francesco incrocia lo sguardo di Novella mentre Bianca è impegnata a cercare le foto di Giovanna per mostrargliele, e lei gli sorride e si trattiene a guardarlo per un secondo, come faceva un tempo le sere che erano in giro insieme e si parlavano in silenzio da un lato all'altro della stanza, come a dirgli tranquillo, tra poco andiamo. Quando Bianca trova la foto giusta, richiamando l'attenzione di Novella con un versetto deliziato, Francesco scorge nel suo sorriso un'ombra di terrore che lo fa ridacchiare tra sé.Non appena la stanza si svuota - Lorenzo accetta di uscire solo perché sua madre lo sta chiamando e perché è Clarice a spingerlo fuori, e perché comunque ha già deciso di restare per la notte e buona fortuna a chiunque pensi di fargli cambiare idea - Francesco sguscia all'interno quasi senza pensarci, un po' con l'idea di salutare Giuliano e un po' puramente per istinto, per chiudersi la porta alle spalle lasciando fuori la folla e le chiacchiere e godersi un attimo di silenzio."Troppa gente?" si sente apostrofare, con un ghigno divertito."Secondo me tra poco cacciano direttamente te invece di cacciare noi.""Troppa gente per i tuoi gusti, intendevo" chiarisce Giuliano, la presa in giro evidente nonostante il tono rauco della sua voce, e Francesco non sa se sentirsi colto in fallo o sentirsi bene, semplicemente, nel rendersi conto che anche lui lo conosce come un tempo. Come Novella, come Lorenzo. Che quello che hanno vissuto insieme ha contato troppo per cancellarlo, o anche solo per poterlo dimenticare.Non importa quante cose siano cambiate, loro lo conoscono ancora. Lo capiscono sempre.Giuliano gli fa debolmente cenno di venire più vicino. Parla tanto piano da far pensare che una parte di lui sia ancora dispersa altrove - e invece no, deve ripetersi Francesco per non mettersi a urlare, invece no, è lì ed è tutto intero, e se manca qualcosa allora lui e Lorenzo andranno a cercare quella parte dovunque sia rimasta e gliela riporteranno indietro - ed è chiaro che comincia a essere stanco: ma almeno adesso Francesco può guardarlo stare ad occhi chiusi senza esserne terrorizzato. Adesso il silenzio che lo circonda non è più quello asettico e spaventoso del coma, ma quello del riposo, delle ore che - gli piaccia o no - dovrà passare tranquillo per potersi riprendere."Mia madre ha smesso di piangere?"Francesco avanza di qualche passo, fermandosi in piedi accanto al letto. "Lei sì" conferma. "Lorenzo non credo, però."Giuliano ridacchia sottovoce, e anche Francesco sorride mentre riflette sul fatto che in effetti non ce n'è una, tra le persone che sono andate e venute per tutto il giorno, che non abbia pianto per lui. Novella si è fatta forza per la maggior parte del tempo, ma Francesco l'ha vista tremare quando credeva che nessuno la guardasse e ha capito quanto è stanca e provata, ed è per questo che si è deciso a chiederle se voleva restare da lui per la notte invece di andare dai suoi nonni; per questo e perché hanno bisogno l'uno dell'altra, adesso, in un modo che solo loro due possono comprendere. Lorenzo e sua madre non hanno nemmeno provato a trattenersi, e lo stesso vale per Bianca.Bianca che alla fine è stata lei a rispondere, quando Francesco ha chiamato Guglielmo per avvertirli, ed è scoppiata in lacrime all'altro capo della linea, e Francesco per un attimo non ha saputo cosa fare. E allora ha cominciato a parlare a raffica senza pensarci troppo su e le ha raccontato che sì, Giuliano stava bene, era lucido e si ricordava tutto, e non solo parlava ma stava già rompendo l'anima a chiunque fosse nei paraggi perché il rumore dei macchinari gli dava noia, e stava pure provando a rimorchiare la caposala di trent'anni più vecchia di lui; e allora Bianca ha smesso di piangere e ha cominciato a ridere senza fermarsi più, e Francesco non ricorda di essersi mai sentito così vicino a sua cognata come in quel momento.Hai chiamato tu perché Lorenzo non aveva le palle?, gli ha chiesto, e Francesco è stato incerto se sentirsi più ammirato da questa specie di telepatia che a quanto pare i Medici devono avere nei geni, o più a disagio perché implicitamente Bianca gli stava chiedendo di schierarsi, di prendere una parte tra quella di Guglielmo e quella di Lorenzo. E allora ha ammesso che era così, che Lorenzo si vergognava come un ladro e faceva bene, e Bianca avrebbe avuto ogni ragione di essere ancora incazzata con lui; ma che avevano perso la testa tutti nelle ultime settimane, e magari adesso era il caso di pensare solo a Giuliano. E Bianca ha riso di nuovo e gli ha detto ma sentiti, tre giorni che parli di nuovo con i miei fratelli e sei già tornato il loro avvocato difensore.È finita che Lorenzo si è beccato uno schiaffo di cui porta ancora il segno - Novella ha commentato che Bianca è sempre stata micidiale in battuta, ed è meraviglioso che si sia tenuta in allenamento - e un attimo dopo sua sorella è scoppiata di nuovo a piangere tra le sue braccia, e a quel punto non c'è stato nient'altro da dire."Dovrei farti le condoglianze per tuo zio, ma -" Giuliano scuote la testa e sbotta in una risata più cupa, amara come il suo sguardo. Non tenta nemmeno di nascondere l'odio che prova per Jacopo, e Francesco non può certo fargliene una colpa. Soprattutto perché è fin troppo simile a quello che prova lui. "Onestamente, col cazzo.""Va bene così. Non credo di volerle, in realtà." Non da Giuliano, di sicuro, né da nessun altro. Quei pochi che hanno provato a telefonargli mentre era in convalescenza - quasi tutta gente che era in affari con Jacopo, e a cui non è mai fregato niente della sua salute o di quella di Francesco - li ha liquidati con poche parole gelide che nemmeno ricorda. Uno lo ha mandato direttamente a fanculo. "Le condoglianze servono a qualcosa solo se ti dispiace che uno sia morto.""Però almeno devo chiederti scusa."Francesco solleva lentamente un sopracciglio. "È un evento, Medici" lo prende in giro di rimando. "Bisogna segnarlo sul calendario."Giuliano alza gli occhi al cielo. "Ma piantala. È Lorenzo quello che non chiede mai scusa. Io sono un bravo ragazzo, lo sanno tutti."Adesso è Francesco a ridere, e c'è da dire che Giuliano non ha completamente torto. Non ha neanche completamente ragione, però, perché alla fine Lorenzo si è scusato sul serio con Guglielmo: e meno male, perché se non l'avesse fatto di sua iniziativa Francesco l'avrebbe preteso, e Bianca probabilmente avrebbe ricominciato a non parlargli. Se Lorenzo non chiede scusa, di solito, è perché è convinto di avere ragione anche quando non ce l'ha. Quando capisce di avere torto, allora è un'altra faccenda."E per che cosa?" domanda Francesco, dopo un attimo.Giuliano si fa più serio, rabbuiandosi all'improvviso in un modo che Francesco ha già visto e che istintivamente lo mette in allarme. "Perché sei quasi morto per colpa mia."Francesco inspira di colpo come se qualcuno gli avesse tolto il fiato con un pugno allo stomaco, tanto repentinamente da sentirne il riflesso lungo le costole ancora doloranti. Lo guarda con un'incredulità tale che Giuliano quasi sorride di nuovo, un sorriso triste e colpevole che Francesco non riesce a sopportare. Non è per questo che gli è rimasto accanto, che ha sperato e pregato e gli ha urlato in silenzio di continuare a vivere: non per vederlo così, non perché potesse farsi ancora del male."Giuliano" mormora, le labbra che tremano appena. "Ma che cazzo dici, si può sapere?""Dico la verità" insiste lui. "Jacopo voleva noi. Tu eri l'unico che non c'entrava niente e per aiutare me hai rischiato -""No, stammi a sentire" lo interrompe Francesco seccamente, sedendosi senza troppe cerimonie sulla sponda del letto. "Non so da dove ti è venuta, quest'idea che sia colpa tua, ma fattela passare. Puoi anche ricominciare a dormire, se devi stare sveglio per dire stronzate."Se ci fosse Lorenzo probabilmente lo starebbe guardando sgomento per quello che ha appena detto, ma Giuliano sogghigna in risposta e sembra pensarci su, come se fosse davvero una possibilità; come se la morte sia sempre stata un'opzione contemplabile, dopotutto, a seconda di cosa c'era sull'altro piatto della bilancia."Me la faccio passare se lo fai anche tu" ribatte alla fine, quasi sfidandolo. "Perchè lo so che l'hai pensato, che era colpa tua. Tu lo pensi sempre."Francesco incassa senza nemmeno più sorprendersi, senza tentare di negarlo, perché sa che non servirebbe. Che sia stata colpa di Jacopo - e soltanto di Jacopo - è un concetto che solo negli ultimi giorni sembra aver fatto pian piano breccia nella sua mente, da quando Lorenzo gli è crollato tra le braccia e gli ha chiesto perdono per averlo giudicato senza neanche rifletterci. Lui che conosceva la verità, del resto, ha fatto esattamente la stessa cosa: è stato il primo ad emettere la propria condanna, a incidersi addosso quella colpa come un marchio d'infamia, rosso di sangue e d'inchiostro e rovente come gomma fusa e lamiere accartocciate.Ha ritrovato la pace solo nel perdono di Lorenzo, ha smesso di desiderare la morte solo al primo respiro di Giuliano."Sai che c'è, sono stanco di pensarlo" decide, con un sospiro. "Di pensare che le cose siano colpa mia, o tua, o di Lorenzo. Questa volta no."Fa paura dirlo a voce alta, ma è la cosa giusta da dire, è il momento giusto per dirla; e una volta detta, Francesco scopre di non rimpiangerla. Ne trova conferma nello sguardo di Giuliano, in quell'accenno di sorriso soddisfatto, fiero, che gli curva le labbra. Si impone di non abbassare gli occhi, di continuare a guardarlo, perché vuole che sia un patto tra di loro, questo: e forse è meno solenne di quelli che stringevano una volta, non sa di sangue e non brucia sulle dita, ma va bene così. È un inizio. Un passo fuori dall'ombra di Jacopo, lontano dal suo fantasma."Perchè l'hai fatto?" domanda Giuliano, tornando di nuovo serio. "Perchè non mi hai lasciato stare, quella notte?"Francesco abbozza debolmente una risata. "Se avessi visto in che condizioni eri non me lo chiederesti.""E perché ti importava in che condizioni ero?" ribatte ancora lui, e c'è nella sua voce una punta di quel sarcasmo che Francesco ricorda bene, quello che usa quando sta deliberatamente cercando di essere cattivo: ma non è contro Francesco che lo sta rivolgendo, non è lui quello che sta accusando. La persona con cui Giuliano sa essere più cattivo di qualunque altra, quella che più di tutti sa come ferire, è lui stesso. "Potevi fregartene. Ne avevi tutte le ragioni."Francesco distoglie lo sguardo e inghiotte a vuoto. Ne avrebbe avute, sì. Tanto tempo fa. Quando di lui non era rimasto nulla a parte un mucchio d'ossa bruciate dal rancore, perché la pelle e il cuore se li erano portati via Lorenzo e Giuliano e il resto di se stesso l'aveva perso pochi mesi dopo quando anche Novella se n'era andata. E lei non aveva colpe ma a loro due Francesco l'aveva giurata, aveva giurato a se stesso di non perdonarli mai, di non smettere più di odiarli tanto quanto li aveva amati.È stato facile, almeno per un po'. Finché non ha scoperto di essere troppo stanco anche per quello e ha deciso di dimenticarli e basta, o almeno ci ha provato. E poi quella notte ha trovato Giuliano per strada, con gli occhi vuoti e annebbiati dal dolore, e ha capito che non poteva lasciarlo stare."Se fossi salito su quella moto da solo ti saresti ammazzato" mormora, scuotendo piano la testa. "O avresti ammazzato qualcun altro. Volevo solo farti tornare a casa."Non è una scelta di parole voluta, e Francesco ci mette un attimo a realizzare quello che ha detto e tutte le cose che può significare. Giuliano lo guarda con la stessa intensità di poco prima, lo stesso sorriso leggero adagiato sulle labbra, e il dolore non è sparito del tutto ma almeno i suoi occhi sono di nuovo accesi, di nuovo vivi."E alla fine ci sei riuscito."Anche questo potrebbe essere solo un caso, o una cosa detta senza pensare: ma Francesco se lo sente dentro che non lo è, che se ci è arrivato lui a capire, a trovare finalmente la strada di casa, allora Giuliano doveva conoscerla già da un pezzo. Ad un tratto gli torna in mente che ha una cosa da fare, e gli tornano in mente la voce tenera e divertita di Novella all'altro capo del telefono e la domanda sfacciata che gli ha fatto al suo arrivo. "Devo fare una cosa" dice tutto d'un fiato, e Giuliano lo guarda incuriosito solo per un secondo, solo per il tempo che gli serve a comprendere e che serve a Francesco per trovare il coraggio di chinarsi su di lui.Lo bacia appena prima che Giuliano possa farlo al suo posto, e Francesco le sente comunque le dita che gli afferrano il bavero del giubbotto, che cercano di tirarlo ancora più vicino. Ha le labbra ancora secche, che quasi graffiano contro le sue, ma non gli importa. È giusto così, è così che è sempre stato tra loro: Giuliano gli ha sempre lasciato addosso più graffi che carezze. Si è scavato un posto nella sua vita senza nemmeno avvertirlo, ci ha affondato le dita e gli ha preso il cuore in mano e non lo ha lasciato andare prima di averci inciso le sue impronte, il segno affamato dei suoi morsi. Mentre Lorenzo sapeva fargli dimenticare ogni cosa, fargli perdere ogni contatto con la realtà, Giuliano lo teneva ancorato al suolo, presente a se stesso. Lo faceva sentire vivo nella propria pelle come non gli succedeva con nessuno.Nemmeno questo è cambiato. Non ci sono stati che una manciata di momenti, da quando ha riaperto gli occhi dopo l'incidente, in cui ha provato la consapevolezza fisica, tangibile, di essere sopravvissuto - quando Guglielmo lo ha abbracciato, non appena è riuscito ad alzarsi dal letto; quando ha sentito il fumo della prima sigaretta entrargli nei polmoni; e adesso. Adesso che Giuliano gli sta aggrappato come quella notte subito prima dello schianto, e che Francesco può di nuovo sentire sulla lingua il suo sapore."Mi ha detto Novella di farlo" gli esce di bocca, senza motivo, quando si scosta da lui.Giuliano lo guarda come se non fosse sicuro di aver sentito bene, e poi - stronzo che non è altro - gli scoppia a ridere in faccia. "Come, scusa?"Francesco scuote di nuovo la testa, sopraffatto dall'assurdità della situazione. È una fortuna che anche lui abbia più voglia di ridere che di incazzarsi, ora come ora; ed è una fortuna anche più grande che entrambi ne abbiano ancora la possibilità. "Quando l'ho chiamata" spiega. "Mi ha detto che avrei potuto baciare anche te non appena ti svegliavi.""Anche me?" domanda subito Giuliano, allusivo. "Che fortuna che Lorenzo fosse già sveglio, vero?"Francesco abbassa lo sguardo, e poi si dà del coglione e lo rialza. Lui non è mai riuscito a nascondere nulla a Giuliano, era ovvio che non ci sarebbe riuscito neanche Lorenzo: i loro segreti sono sempre stati anche i suoi. Non ha senso sentirsi in imbarazzo, a questo punto. "Gli hai parlato?"Giuliano si apre in un sorriso più ampio. "Non serviva" ribatte, e poi solleva con un po' di fatica la mano ancora aggrappata al giubbotto di Francesco e gli accarezza piano le labbra con il pollice. "L'ho sentito."Non ha senso nemmeno fingere di non capire - Novella glielo ripeteva sempre quando stavano insieme, ogni volta che finiva le sigarette e prima di andare a rubarle dal suo pacchetto lo baciava ridendo perché tanto ormai la tua bocca sa di Marlboro rosse, Fra, baciarti è quasi come fumarne una - o di non accorgersi del modo in cui Giuliano continua a guardarlo. Come se non avesse metà delle ossa in frantumi e una convalescenza da affrontare, come a ricordargli che c'è scritto il suo nome su quella bocca - il suo e quello di Lorenzo - e che anche se adesso non ha la forza di reclamare di più non vuol dire che non intenda farlo quando sarà il momento."Sei diventato più intraprendente. Mi piace.""Vaffanculo.""Guarda che se non l'avessi fatto tu, l'avremmo fatto noi.""Figuriamoci" sbuffa Francesco, ironico. "Dei Medici non c'è verso di liberarsi."Giuliano ride come se fosse un complimento invece di un'offesa, come se nulla lo rendesse più orgoglioso: e forse fa bene ad esserlo, se dodici anni non sono bastati a Francesco per toglierselo di torno. Forse è ora di rassegnarsi al fatto che non succederà mai. Che tutti e due sono tornati per restare."No, non c'è" conferma. "Non per te."

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