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“Molti si meravigliano che nessuna impresa vi riesca, che nessuna idea vi attecchisca. Ma questi tali si meravigliano perché non vogliono riconoscere che Roma è morta.
Ed è vano, creda, ogni sforzo per farla rivivere. Chiusa nel sogno del suo maestoso passato, non ne vuol più sapere di questa vita meschina che si ostina a formicolarle intorno. Quando una città ha avuto una vita come quella di Roma, con caratteri così spiccati e particolari, non può diventare una città moderna, cioè una città come un’altra.” (L. Pirandello, Il Fu Mattia Pascal)
Le parole di Pirandello
gli tornano in mente mentre il taxi automatizzato lo scarrozza per la città, uscendo dal centro in direzione EUR.
Rispetto a Milano con i suoi svettanti grattacieli, le strade a più livelli, le macchine automatiche e le sue periodiche novità, la capitale è praticamente uguale a com’era nelle vecchie illustrazioni: edifici rinascimentali, umbertini e novecenteschi, gabbiani, pini tra le rovine romane e platani sul Lungotevere, che probabilmente era già trafficato quando si viaggiava su carrozze a cavalli.
Non che a Bari sia molto diverso, anzi, nella sua città c’è ancora chi, come sua madre, si rifiuta di prendere un taxi senza autista, completamente computerizzato.
La sede delle Forze di Pubblica Sicurezza una volta si chiamava Palazzo della Civiltà del Lavoro. E’ un edificio imponente, bianco, squadrato, circondato da archi tutti uguali che danno l’idea di geometrica solidità e, allo stesso tempo, di intangibile mistero, come le costruzioni impossibili delle incisioni di Escher.
Si chiede se sia voluto, dato che in quell'edificio si controlla in modo sistematico e rigoroso qualcosa che gli intellettuali del passato definivano complesso e inafferrabile, la mente umana.
Prima di varcare la soglia si sofferma sulla sua immagine riflessa nel vetro scuro, sul suo fisico alto e magro messo in risalto da un abito dal taglio classico ma non banale, sdrammatizzato dai ricci castani che incorniciano il suo viso affilato, e fa un bel respiro, osservando distrattamente la placca commemorativa per il cinquantenario della fondazione delle FPS.
Dagli inizi del XX secolo il controllo delle menti era diventato materia di studio. La diffusione della Rete l’aveva reso sempre più facile, tanto che erano stati orientati prima gusti e preferenze a scopi pubblicitari, poi opinioni e idee a scopi politici, finché quel Governo
liberamente scelto
non aveva regalato ai suoi cittadini le migliori condizioni economiche e sociali di sempre, e con esse aveva creato un Sistema per monitorare la condizione psicologica di ogni individuo, compresa di tendenze caratteriali, pensieri, sentimenti e stati d’animo. Per tale insieme era stata stabilita un’unità di misura numerica e cromatica detta Coefficiente Criminale , il cui livello ottimale è stabilmente basso, di colore chiaro e non torbido.
Le Forze di Pubblica Sicurezza sono una branca delle Forze di Polizia, ma mentre queste ultime si occupano di reati cosiddetti non premeditati e più o meno colposi, le prime si occupano principalmente di reati non ancora commessi. Il suo compito, infatti, è fermarli quando sono ancora un’idea malata, un’alterazione del CC.
E’ una divisione così elitaria che si dice che l’unico modo per mettere piede nella loro sede è grazie a speciali meriti, o a speciali demeriti.
Il recentemente promosso a capo della Polizia Scientifica di Bari Ermal Meta fa parte della prima categoria, essendo stato inaspettatamente convocato per un'allettante quanto vaga proposta di lavoro.
A giudicare dagli sguardi che gli rivolgono gli astanti non capita spesso di venire accolti dal Direttore della Sezione di Roma, la più grande e, con quella di Milano, la più importante; neppure coloro che superano le durissime selezioni per entrare nelle FPS ricevono tale benvenuto, ma in effetti non capita spesso di dirigere la Scientifica prima dei 40 anni.
Il Direttore Francesco De Gregori è un uomo anziano, dall’aspetto saggio, pensa Ermal sorridendogli per i complimenti per i notevoli risultati raggiunti, specialmente considerando la sua
storia familiare.
Non si sente in imbarazzo: conosce bene quella frase, gli è stata rivolta da ogni professore e potenziale datore di lavoro, persino dai genitori della sua ex. D’altronde il suo dossier, che il Direttore sta sfogliando, parla chiaro, attraverso referti ospedalieri, fotografie e dichiarazioni che attestano violenza domestica da parte di un padre violento, continuando con documenti del divorzio e del successivo trasferimento in Italia della sua famiglia, composta da madre, fratello e una sorella minore. Completano il suo fascicolo schede di valutazione, foto e cronologia personale, rapporti, studi e saggi da lui scritti dai tempi della scuola al più recente caso seguito.
E’ stato provato come il Coefficiente Criminale
delle vittime di abusi sia tendenzialmente più instabile, tuttavia, anche quando non raggiunge livelli critici e resta positivo, è opinione comune che appartenga ad una persona che potrebbe diventare inaffidabile, traditrice, addirittura criminosa. Come conseguenza, coloro che hanno subito traumi, sono penalizzati specialmente sul lavoro, e quasi sempre esclusi dalle posizioni di rilievo.
Il CC di Ermal, nonostante il suo passato, è imperturbabilmente e costantemente di valore minimo e colore chiaro e trasparente, una caratteristica più unica che rara.
Nonostante il suo CC puro Ermal non si sente affatto unico: è solo grazie a sua madre che ha saputo sublimare paura e rabbia, trasformandoli in impegno e dedizione.
Rigore e precisione scientifica calmano la mente, proprio come la musica, di cui tanti dimenticano la componente matematica, gli diceva lei, che era stata violinista, e che anche anni dopo la fine del loro incubo, guardando suo figlio maggiore vedeva il bambino costretto ad andare a scuola con un occhio nero e che si mordeva il labbro fino a farlo sanguinare per non dare al padre la soddisfazione di vederlo lamentarsi per il dolore. Lo stesso bambino che voleva fare il poliziotto per salvare altri come lui dai mostri come suo padre, ma che, diventato adulto, per non farla preoccupare, aveva optato per la Polizia Scientifica.
De Gregori gli nomina amici e conoscenti di alto profilo della Polizia di Bari, uno dei quali era particolarmente restio a lasciar andare il loro prezioso neo direttore. Ermal ringrazia per la fiducia, non mancando di aggiungere che per lui sarebbe un onore lavorare nella sezione Scientifica delle FPS.
L’uomo rimane in silenzio per un momento, come se cercasse le parole giuste.
“In realtà le FPS non hanno bisogno di lei per la sezione Scientifica. Lei è richiesto come Ispettore”.
L’espressione di Ermal non nasconde una certa confusione; pur conoscendo il proprio valore, sa anche che la sua preparazione è più che altro accademica e molto diversa dal percorso che serve per diventare Ispettore.
Il Direttore sembra leggergli nel pensiero: “Il lavoro di un Ispettore delle Forze di Pubblica Sicurezza è diverso da quello di un Ispettore di Polizia; è più teorico, strategico, psicologicamente orientato. Le diverse competenze sono dei valori aggiunti. Per il resto seguirà dei corsi preparatori, che ovviamente le verranno retribuiti”.
Ermal non sembra convinto: ha lavorato sodo per arrivare a dirigere la Scientifica di Bari, per essere a capo di un’intera divisione. Ora gli viene proposta una carriera da subordinato, anche se ben retribuita. E per quanto prestigiosa e affascinante, non è la carriera per cui si è preparato. Potrebbe fallire, e il fallimento non è un’opzione.
“Chi subisce un’alterazione critica del CC lo fa per motivi diversi e in intensità diversa, l’Ispettore deve capirne il tipo e agire di conseguenza; in alcuni casi il soggetto è facile da trovare e da mettere in sicurezza, in altri bisogna negoziare prima di calmarlo e portarlo in una struttura adeguata prima che commetta realmente un crimine. Ci sono soggetti il cui CC oscilla tra alterazioni importanti e valori accettabili, per cui bisogna investigare alla vecchia maniera e fermarli prima che agiscano male, e altri che hanno agito già agito male e vanno fermati con ogni mezzo”.
L’uomo anziano gli spiega, per poi mostrargli, sullo schermo di un piccolo computer, il modello di una pistola. “Gli Ispettori hanno in dotazione una pistola ibrida, che riconosce il soggetto dal CC alterato e può immobilizzare o tramortire il criminale attraverso impulsi elettro-magnetici. Può anche sparare proiettili tradizionali, ma non le serviranno molto, perché per questo tipo di azione si usa la seconda arma, quella principale: gli Esecutori.”
L’attenzione
di Ermal cambia; degli Esecutori aveva sentito parlare in modo così vago e contrastante che aveva finito per dubitare della loro esistenza.
Qualcuno afferma che le FPS reclutino assassini seriali e pervertiti della peggiore specie, per dare la caccia a quelli come loro; c'è chi ironizza che la divisione più elitaria della Polizia sia in realtà composta da burocrati che fanno fare tutto a misteriosi ex criminali graziati, ma anche chi nega la loro esistenza, e tutte le storie sembrano avere un fondo di verità, ma allo stesso tempo tutte le storie sembrano inventate di sana pianta.
Il Direttore De Gregori gli spiega che gli Esecutori sono individui con enorme potenziale, il cui CC ha subito alterazioni tali da rendere impossibile una regolare esistenza nella società, trasformandoli, secondo la definizione giuridica, in non-persone, giuridicamente, e, secondo la definizione comune, in criminali
-effettivi o potenziali non importa, perché come viene insegnato sin dalle scuole elementari, pensare male è la stessa cosa che agire male.
In virtù di tale potenziale, invece di subire la pena prevista, tali individui vengono presi in
custodia permanente
dallo Stato. Oltre a
mettere a disposizione
la loro particolare abilità, sono addestrati a stare in prima linea, a fare da guardie del corpo agli Ispettori, ad essere le loro braccia e gambe, occhi e orecchie, a volte anche cuore e cervello. Obbedire sempre agli ordini degli Ispettori, come degli strumenti senzienti, è il loro dovere ma anche la pena che devono scontare con il Sistema, e se non dovessero farlo possono essere puniti secondo la volontà e il giudizio dei loro superiori.
“Stiamo ancora parlando di esseri umani?”
Ermal maledice la sua linguaccia, che gli ha fatto sparare un commento del genere proprio in faccia al Direttore della Sezione di Roma delle FPS, però sentir parlare di esseri umani come strumenti, come animali da punire se non obbediscono, gli ha dato fastidio.
Gli ha ricordato il modo in cui suo padre parlava di lui da bambino.
Non è ingenuo; crede sia giusto che i criminali paghino per le loro malefatte, rendendosi utili alla società, ed essendo uno scienziato forense sa bene come vanno le cose, come i detenuti vengano usati principalmente per la sperimentazione farmaceutica, da quando questa è stata proibita sugli animali, ma un conto sono i crimini effettivi, un altro quelli potenziali. Non è giusto, ma, come tutti, cerca di non soffermarsi troppo su ciò che incupisce anima e cervello generando alterazioni pericolose nel CC.
Da quello che ha sentito finora non ha molta voglia di lasciare la direzione della Scientifica, la sua famiglia e il gruppo con cui lavora da anni, per dare la caccia a criminali potenziali, affiancato da altri criminali potenziali che potrà punire a sua discrezione se non si comportano bene, proprio come suo padre faceva con lui troppo spesso e troppo crudelmente.
D’altra parte, una vocina infantile dentro di lui gli sussurra, grazie a questa proposta potrebbe realizzare il sogno che aveva da bambino, e proprio grazie a quelle armi, la pistola e ancor di più gli Esecutori, potrebbe farlo senza far preoccupare sua madre.
“
Devo
consegnare dei documenti. Venga, facciamo un giro,” la voce del Direttore, imperturbabile nonostante il suo commento, lo riporta alla realtà.
Ermal aveva letto molto sul palazzo delle FPS e tutto il
complesso
che, alla fondazione di quella branca della Polizia, gli era stato costruito intorno, come una cittadella fortificata intorno al suo castello, e per il quale erano stati rielaborati progetti del visionario architetto Sant’Elia, ma girando per corridoi, grandi e piccole sale, ascensori e scalinate, balconi e finestre, elementi di arredo sobri e squadrati alternati a statue di marmo raffiguranti uomini e animali mitici, fotocellule e sensori di vario tipo che sembrano seguirli dalle pareti, percorrendo strade parallele alle loro, gli vengono in mente ancora una volta le opere di Escher, per la sensazione di meraviglia e allo stesso tempo inquietudine che prova ad ogni passo.
Ai piani inferiori ci sono gli Analisti: alcuni hanno degli uffici a parte, essendo patologi forensi o esperti di balistica o DNA, ma la maggior parte sono tecnici che lavorano al computer, per monitorare il coefficiente di criminalità di tutta la popolazione, 24 ore su 24, allertando gli Ispettori se notano situazioni sulle quali indagare o intervenire d’urgenza.
Dalla Sezione FPS di Roma -quella centrale, che coordina tutte le altre- gli Ispettori intervengono in tutto il Lazio; da quella di Milano, la seconda più importante, intervengono sulla Lombardia, e lo stesso vale per le altre regioni, anche se, in quelle meno estese e meno popolate le Forze di Pubblica Sicurezza si appoggiano a quelle di Polizia, anche condividendo la stessa sede.
La sala operativa degli Ispettori è molto ampia. Da un lato ci sono enormi finestre, sugli altri ci sono grandi schermi, alcuni spenti, altri accesi, osservati da gruppi che discutono le informazioni da essi comunicati. Al centro ci sono scrivanie dalla forma asimmetrica, raggruppate in piccole unità. Il Direttore spiega che sono per le tre squadre, che in quelle postazioni in genere svolgono lavori d'ufficio, mentre per organizzare specifiche operazioni e indagini hanno i loro uffici dedicati.
Passando per un corridoio accedono alla loro area ricreativa, che è più grande della sala autopsie di Bari.
A parte un divano dalla forma ergonomica, un mobile multifunzione e una pianta bioluminescente dal tronco lungo e sottile e le foglie voluminose, è praticamente vuota; gli viene spiegato che è costruita secondo le più avanzate tecniche di rilassamento, che le pareti cambiano colorazione a seconda dell’ora, e per ottenere tavolini, sedie, schermi o altri comfort basta solo selezionarli perché sono a scomparsa. Inoltre è attrezzata come sala
ologrammi
: se il proprio concetto di relax è passeggiare per le antiche vie di Kyoto o di Cusco, entrare in una moschea di Samarcanda o in un tempio Inca, prendere il sole su una spiaggia caraibica o assistere a un sacrificio di massa su una piramide Maya, all'ingegnoso accerchiamento dell'esercito di Cartagine a Zama da parte del meno numeroso esercito di Roma, o alla distruzione del Cremlino, in seguito alla vittoria delle eroiche truppe ucraine contro il barbarico neo-impero russo, basta solo selezionare il programma.
Mentre in Asia gli ologrammi sono un prodotto di massa, in Italia se li possono permettere ancora in pochi; c’è chi trasforma la propria casa in un capolavoro di Art Nouveau, chi in un’abitazione tradizionale giapponese e chi la cambia secondo l’umore del giorno.
Appena era stato nominato Direttore della Scientifica Ermal ci aveva fatto un pensierino. Secondo i suoi calcoli, in un anno avrebbe potuto versare l’anticipo, per poi pagare il resto a rate, mentre si godeva viaggi virtuali in luoghi immaginari o reali ma impossibili da raggiungere perché in paesi nemici.
Sarebbe potuto tornare nella sua città natale, Fier, senza ricordi legati al mostro che da bambino aveva chiamato padre.
Il Direttore gli mostra qualche esempio: nessuno di quei programmi è casuale.
Insieme alle voci sugli Esecutori ne giravano anche sui membri delle FPS: alcuni affermavano che fossero ESP capaci di leggere nel pensiero, ma in realtà hanno accesso ad ogni informazione su chiunque, e per un Direttore di Sezione, memorizzare ogni dettaglio anche apparentemente irrilevante come le passioni e gli interessi di qualcuno che vuole assumere, deve essere ordinaria amministrazione.
L’innata curiosità di Ermal ne è stimolata e frustrata allo stesso tempo, perché ogni volta l’uomo più anziano sembra cambiare programma al momento più interessante.
Anche questo non sembra casuale.
Finita la dimostrazione, al posto dei paesi che ha sempre voluto visitare rimangono delle pareti color tortora e al posto del divano ergonomico con accanto la pianta bioluminescente
-programma n. 15, Rilassamento Bio Minimalista-
appaiono poltrone dall’aspetto molto comodo, che, spiega De Gregori, all’occorrenza possono diventare capsule letto, isolate ed isolanti- e un enorme mobile bar, nonché una porta da cui si può accedere a palestra, piscina e sauna.
Uscendo
, i due si trovano di fronte ad un’ampia vetrata che dà su una delle cosiddette Aree di Confinamento degli Esecutori -precisamente l’area degli Esecutori della squadra 1, alla quale Ermal verrebbe assegnato- composta da una sala comune, camere da letto e bagni singoli, una sala attrezzi e un piccolo giardino interno che curano loro stessi, perché il giardinaggio fa bene allo spirito.
Il loro Coefficiente Criminale è compromesso e viene misurato con standard differenti, ma si può sempre migliorare; almeno, si può sempre evitare di scendere più in basso.
Qui l’atmosfera è decisamente diversa. C’è un divano dall’aspetto vissuto, qualche poltrona altrettanto datata, un tavolo e qualche apparecchio obsoleto; uno spazio adibito a cucina, con fornelli e una credenza; svariate mensole con macchinette per il caffè di varia grandezza ed altri utensili; qualche scaffale con libri e lettori elettronici.
Un uomo biondo vestito in modo vistoso si versa qualcosa da bere e si siede a tavola, davanti a un pacco di biscotti e un libro. Ermal si avvicina leggermente al vetro: sul divano, una giovane donna bionda ed una rossa più matura stanno cantando una canzone piena di sentimento, che gli sembra di avere già sentito.
Seduto su uno sgabello vicino a loro, un uomo le
accompagna
con la
chitarra
. La testa china, sembra completamente concentrato sulla musica.
Indossa un cappello.
Secondo il galateo non lo si dovrebbe indossare in casa propria; Ermal si chiede se la sua è una tacita protesta perché se non fosse costretto a restarci quella non sarebbe la sua casa, o semplice ignoranza di quella vecchia regola. Sono dettagli a cui badano in pochi ormai; Ermal è tra questi, perché è abituato ad apparire al meglio, perché se non l’avesse fatto sarebbe stato identificato come quello arrivato da un altro paese, quello che veniva picchiato dal padre, quello destinato a diventare un potenziale criminale perché si sa che la violenza in famiglia distrugge il CC. Per tutto ciò, mentre gli altri bambini giocavano lui, che aveva fatto da scudo ai suoi fratelli per difenderli dalle botte di un genitore disgraziato, li aiutava a fare i compiti e poi studiava, studiava, studiava, e quando aveva finito studiava musica e si esercitava con pianoforte e chitarra, perché la musica eleva lo spirito e lui doveva elevarsi, non doveva finire come suo padre, non doveva diventare un mostro, non doveva lasciare che suo fratello e sua sorella lo diventassero.
Sotto il cappello, il volto dell’Esecutore è coperto da ciocche di capelli neri; di lui Ermal riesce a vedere solo che ha le mani e le braccia coperte di tatuaggi.
----- CHAPTER BREAK -----
“Ventiquattromila pensieri al secondo fluiscono inarrestabili alimentando voglie e necessità” (CSI, Forma E Sostanza)
“Avvicinati pure, tanto non possono vederti.”
A parlare è un uomo anziano con i capelli tinti, grossi occhiali dalle lenti leggermente oscurate, pelle abbronzata e un sorriso aperto. Tutto di lui è in contrasto con l’uomo che lo accompagna, più giovane, dall'aria disgustata da tutto e tutti, i cui capelli, precocemente grigi, sono pettinati secondo i dettami del XIX secolo.
Ermal si chiede se anche la sua carnagione cadaverica sia una scelta dettata dal suo gusto particolare. Per lui, pallido di natura, non c’è niente di più attraente della pelle dorata, baciata dal sole e dal mare.
“
E anche se lo potessero
vedere che cambierebbe? Quelle bestie non hanno più diritto alla privacy!”
L’uomo con gli occhiali alza gli occhi al cielo. Il suo collega non ci fa caso ma Ermal sì; l’occhiolino di complicità che gli rivolge, come per sdrammatizzare e allo stesso tempo coinvolgerlo in una dinamica interna, rende quell’uomo immediatamente simpatico al giovane neodirettore della Scientifica di Bari.
Il Direttore fa le presentazioni: “Ispettore Capo Venditti e Ispettore Capo Castoldi,
responsabili delle squadre 1 e 2. Dottor Ermal Meta, Direttore della Scientifica di Bari”.
Mentre si stringono la mano
-una stretta sicura, professionale, proattiva come da copione, e poco importa se il più anziano gli dà anche una pacca sulla spalla e se l’altro stringe più del dovuto-
Castoldi guarda Ermal dall’alto in basso, poi, come se non esistesse, chiede al Direttore se è lui il nuovo domatore di leoni.
“Francé, ma lo senti? Ma ‘ndo li vede i leoni? Io al limite vedo qualche volpe e un lupo…” Venditti parla con ironia, guardando prima il più giovane e poi il loro superiore.
“Ti sembra poco? Le volpi sono traditrici, e il lupo andrebbe abbattuto...non si sa quando potrebbe fare danni agli esseri umani,” lo incalza il primo.
Ermal è sorpreso quando viene richiesto il suo parere, oltretutto per uno scambio che ha capito solo a grandi linee, e nel quale non gli sembra opportuno intromettersi. Cerca di dissimulare l'imbarazzo ma dallo sguardo rilassato che gli viene rivolto da quell’uomo, e dal sorriso comprensivo dell’Ispettore Capo Venditti, si rende conto che hanno capito. Dopotutto qui si esaminano le menti delle persone.
Per un attimo Ermal si chiede come sarebbe stato avere un padre che gli sorrideva quando si sentiva in imbarazzo. Magari uno elegante e professionale, ma con alle spalle un passato pieno di avventure, come si evince dalle fotografie nell'ufficio del Direttore De Gregori. O magari uno che si tinge i capelli e si fa le lampade e gli dà continuamente pacche sulle spalle anche se lui odia il contatto fisico, come l’Ispettore Capo Venditti.
Bisogna parlare sinceramente e mantenere il cuore puro, gli diceva sua madre, e così ha sempre fatto. Così fa ancora una volta.
“
Le volpi
sono intelligenti, con stimoli positivi si possono tenere sotto controllo. E il lupo è un animale affascinante che l’uomo non riesce a capire...magari si potrebbe provare a farlo”.
Quando era bambino aveva paura dei lupi; non che ne avesse incontrati, ma nelle favole che gli raccontava sua nonna rappresentavano il pericolo. Poi si era reso conto che il vero pericolo era suo padre, un mostro dalle sembianze umane, e così, quell’animale solitario ma libero gli era diventato amico.
“Pensavo fosse medico legale, non veterinario!” Scherza Venditti, colpito in positivo dalla sua risposta e dalla posizione che indirettamente ha preso nella questione, mentre Castoldi sgrana gli occhi spiritati e fa un sorriso sghembo. Andando via, il più vecchio fa notare al più giovane che il modo in cui parla degli Esecutori, anzi, i suoi modi in generale, sono inappropriati. Anche se troppo lontani per ascoltare la risposta dell'altro, il suo gesto è più esauriente di mille parole.
Una volta soli nel corridoio tra la sala ricreativa degli Ispettori e quella degli Esecutori tornano protagoniste le voci delle due donne che si alternano e armonizzano di volta in volta.
Ermal chiede al Direttore cos’hanno fatto per trovarsi lì. O cosa stavano per fare. O cosa hanno pensato di fare, perché come viene insegnato anche nelle scuole, ‘pensare male è la stessa cosa che agire male’.
Prima che la cattiva sorte le mettesse sulla strada un uomo malvagio, sua madre era stata musicista.
Secondo lei la musica poteva curare ogni male dell’anima; per questo l'aveva insegnata al figlio che più aveva sofferto, per questo gliel'aveva ricordata sul traghetto per l'Italia, dove sarebbe stato sottoposto all'esame del Coefficiente Criminale . Per questo ad Ermal sembra quasi impossibile che degli Esecutori, dei criminali latenti con il CC irrevocabilmente alterato, cantino in modo così limpido, come se non ci fosse nulla di malato e pericoloso in loro.
Forse non si sono concentrate abbastanza sulla sua componente matematica, pensa, ricordando gli esercizi di solfeggio a cui a volte ancora ricorreva quando si sentiva nervoso. Forse avevano seguito solo la melodia, il sentimento, e i sentimenti vanno sempre tenuti sotto controllo, di qualunque tipo essi siano.
L’uomo apre i fascicoli che tiene in mano ma è solo una scena, si capisce da come non li guarda nemmeno. È il Direttore delle FPS di Roma, conosce a memoria tutte le loro storie, come quelle degli Ispettori.
Ermal si rende conto anche che non aveva nessun documento da consegnare, e che quelli che porta con sé i dossier degli Esecutori.
Gli racconta che entrambe erano cantanti, ed Ermal capisce che quella canzone l'aveva ascoltata alla radio anni prima.
“...
Nonostante la nostra società
sia più evoluta che nel passato, e nonostante i mezzi a nostra disposizione per tenere il nostro CC sotto controllo, ci sono ancora persone che fanno le scelte sbagliate per passione, che sia politica o sentimentale poco importa, tanto si paga allo stesso modo.”
Un'altra cosa che sua madre gli aveva spiegato era che anche troppa felicità fa male all’anima, perché non dura che un attimo e quando finisce lascia il vuoto, e la voglia di averne ancora, e la frustrazione di non riuscirci.
Ormai politici, sociologi, psicologi e capi spirituali sono d'accordo: amare e rispettare sé stessi significa tenere sotto controllo corpo, mente e anima, senza mai cadere negli eccessi, anche quando si tratta di politica, sport e perfino amore, altrimenti il CC ne sarà alterato.
Come per gli ologrammi che l’uomo gli ha mostrato poc’anzi, anche stavolta le sue parole dicono poco alludendo a tanto. Abbastanza da incuriosire Ermal.
Non si arriva a dirigere le FPS senza essere un grande conoscitore dell'animo umano; addirittura a Bari giravano voci fantascientifiche sul fatto che l’élite più prestigiosa delle forze di polizia nazionali fosse guidata da un telepate.
La musica finisce. La donna più giovane chiede all’uomo che le accompagna con la chitarra di cantare con lei; Ermal ne vede solo il profilo mentre scuote la testa. Anche l’altra donna glielo chiede, e dato che lui continua a rifiutarsi le due insieme gli si avvicinano, circondandolo e gettandogli le braccia al collo. Così inizia a suonare quello che, a giudicare dalle loro reazioni soddisfatte, gli hanno richiesto.
Accarezza
le
corde
con una delicatezza che Ermal non si sarebbe aspettato, guardandogli le mani lunghe e forti, segnate dall’inchiostro tanto quanto le braccia.
La più giovane canta la prima strofa, poi dà una gomitata all’uomo che, riluttante, canta la seconda a testa china, con voce roca, come se non volesse farsi sentire, ma quando arriva al ritornello, pur restando graffiante, pur continuando a tenere il viso rivolto solo sul suo strumento, acquista una potenza inaspettata, che combinata con la voce di lei fa un effetto suggestivo e sensuale. A fine brano l'uomo tossisce, come se cantare gli fosse costato fatica; viene ripagato con un bacio sulla guancia.
Un brivido corre lungo la schiena di Ermal mentre ascolta quella canzone, che parla di un amore che sta finendo, in modo struggente, arrabbiato, triste ma anche dolce; conosce quella situazione e quei sentimenti solo in parte, perché amare tanto da soffrire in quel modo altererebbe il CC.
Senza rendersene conto Ermal si è avvicinato fino quasi a toccare il vetro. Da quella posizione riesce a vedere meglio l'uomo, dagli zigomi alti al naso all’insù, dalle labbra carnose al filo di barba che gli incornicia il viso. Non può vedergli gli occhi, coperti da ciocche di capelli neri che seguono ognuna una direzione diversa.
Non si può dire che quell’uomo tatuato, dal capo chino come un animale in gabbia, dell'apparenza calma ma pronta all’attacco, non abbia un aspetto pericoloso. Ermal collega il suo atteggiamento con il modo in cui ha cantato, con i sentimenti e la passione che bruciano sotto la sua pelle, sotto i tentativi di tenerli a bada -tentativi insufficienti, essendo egli un criminale latente.
“L’ha scritta lui, sai?”
Anche il Direttore si è avvicinato. Ermal gli chiede se anche lui era un musicista,
prima
. L’altro gli risponde che gli sarebbe piaciuto quando era un ragazzino, ma una volta cresciuto aveva
fatto altro
. Non aveva mai smesso di suonare però.
Forse avevano una cosa in comune: l'amore per la musica, e il non averla resa lo scopo della loro vita. Nel suo caso, sua madre temeva che il suo passato e i traumi che portava con sé, attraverso l'arte avrebbero trovato modo di uscire, sporcandogli l'anima ed alterandogli il CC, per questo aveva fatto in modo che ne vedesse la più la parte matematica che quella emozionale, e l'aveva instradato verso la scienza, e nonostante tutto la musica l'aveva salvato dal suo passato, così come sembrava un’ancora di salvataggio per quell'uomo, anche se non aveva potuto impedire che la sua anima andasse alla deriva.
“E allora cosa…”
Cos’era prima di finire qui, e cosa ha fatto, o cosa ha pensato di fare?
“Prima del 'cosa' c'è il 'chi',” puntualizza il più anziano, “Lui è Fabrizio Mo…Moro”.
Ermal non capisce se la leggera esitazione nel pronunciare quel cognome sia sincera o se sia studiata ad hoc per attirare la sua attenzione, come il successivo gesto di prendere un fascicolo più spesso degli altri, fare il gesto di mostrarglielo per poi ritrarlo, senza fargli vedere nulla se non la sua fotografia.
“Per quanto riguarda il 'cosa'...si tratta di informazioni riservate, accessibili solo a chi lavora nelle FPS…”
Per un attimo Ermal immagina cosa succederebbe se glielo strappasse di mano, forte della sua più giovane età e dell’imprevedibilità del suo gesto; in realtà buonsenso e compostezza gli fanno sopprimere la frustrazione ed assumere un’espressione neutra.
La porta
della sala degli Esecutori si apre solo dall'esterno, con riconoscimento biometrico silenzioso, così da poter intervenire
adeguatamente in caso di problemi all'interno, o coglierli sul fatto se combinassero qualcosa. Non che sia mai capitato, aggiunge l’uomo sorridendo; anche se il loro CC è irrevocabilmente compromesso non sono criminali effettivi, destinati alla prigione. Sono autorizzati ad usare coltelli e attrezzi da cucina o giardinaggio, oltre alle armi in dotazione quando sono in servizio.
Una volta che il Sistema determina lo stato di criminalità latente il loro CC viene automaticamente ricalibrato su diversi standard, monitorati da una sottosezione degli Analisti che si occupa solo di affari interni -loro stessi, gli Esecutori, ma anche Ispettori e Dirigenti, applicando ovviamente i parametri delle persone libere agli ultimi 2, mentre per i primi non solo i parametri sono ricalibrati, ma anche il modo di leggere i singoli valori che compongono il Coefficiente Criminale
cambia. Ad esempio, un valore non importante per la popolazione libera viene continuamente monitorato per gli Esecutori, perché da esso si determina il rischio di suicidio.
Al Sistema non interessa se il singolo cittadino si toglie la vita -a meno che non lo intenda fare mettendo in pericolo gli altri e commettendo quindi un crimine- ma gli Esecutori sono criminali che stanno scontando una pena, sono individui sotto la sua custodia permanente, sono risorse sulle quali conta per combattere altri criminali. Tali individui non hanno diritto di disporre della propria vita, che legalmente e di fatto appartiene allo Stato.
Le porte automatiche in realtà sono due, anche se da fuori non sembra. Ermal nota che gli Esecutori ammutoliscono non appena la prima inizia a scorrere, e solo quando la seconda rivela l’Ispettore Capo, si rilassano di nuovo.
Il Direttore resta fuori: la sua presenza renderebbe rigido qualcosa di informale. L’Ispettore Capo gli dà una pacca sulla spalla, scherzando sul fatto che gli basterebbe fare una battuta per non far sembrare ogni sua visita nell’Area di Confinamento un'ispezione a sorpresa, lui risponde che il suo ruolo richiede che faccia da 'poliziotto cattivo' lasciando a lui la parte del buono, ma Venditti ridendo controbatte che lo sa benissimo che tiene a quei ragazzi dietro al vetro.
L'uomo seduto al tavolo viene presentato come Roberto, detto lo Sceriffo, e le donne come Fiorella, la più grande, e Noemi.
Lo Sceriffo gli fa un cenno sorridendo ma senza dissimulare un certo sospetto. Le donne salutano educatamente, ma se finora avevano cantato e chiacchierato, ora osservano il nuovo arrivato in silenzio.
L’uomo tatuato
appoggia la chitarra a terra e si alza; rispetto ad Ermal è di poco più basso, slanciato ma di corporatura più muscolosa. I capelli castano scuro sono disordinati anche sotto il cappello. I suoi tratti facciali sono armonici, fronte ampia, naso ben fatto, labbra carnose, zigomi alti, mento e mascella scolpiti e sottolineati da un filo di barba.
Sua madre diceva sempre che essendo magrolino non doveva vestirsi di nero; quell'affermazione sembra essere smentita da quest'uomo, a cui il nero, leggermente scolorito, che lo fascia dalla maglietta ai jeans sdruciti e agli anfibi, non toglie nulla, anzi lo avvolge e ne sottolinea ogni dettaglio.
Sua madre scherzava ma lui davvero non si vestiva di nero all'università e sul lavoro, perché quel colore era associato a stereotipi negativi ai quali non poteva permettersi di essere accostato.
Gli occhi color nocciola dell'Esecutore si
posano su di lui
velocemente -
il Direttore della Scientifica di Bari immagina che ci sia un protocollo che quelli come lui devono seguire, al cospetto di superiori e simili
- ma in modo intenso, come se volesse studiarlo. Come se quel poco gli bastasse.
Sei difficile da capire: glielo avevano detto amici, professori, donne. Era vero, in fondo anche lui faceva fatica a comprendersi. Era comodo, era un altro scudo, come essere sempre impeccabile, come non far scoprire niente di sé mostrando solo quello che voleva si sapesse, che tanto lo Stato sa tutto di tutti e basta fare qualche ricerca tramite le persone giuste per avere anche più informazioni.
Tuttavia dal suo arrivo nel palazzo delle FPS il suo personale sistema di protezione sembra non funzionare, e il Direttore prima, l'Ispettore Capo Venditti poi e adesso addirittura questo Esecutore, sono passati sopra al suo scudo, come se per loro non esistesse.
Forse le voci sui presunti poteri ESP dei membri delle Forze di Pubblica Sicurezza hanno un fondo di verità.
Il viso dell’Esecutore Moro è costellato di lievi e inaspettate lentiggini, e da segni che non dovrebbero esserci: dei tagli sullo zigomo sinistro, sul labbro inferiore e, seppur poco visibili per via della sua carnagione e della barba accennata, sulla gola inconfondibili impronte di dita.
Nella sua carriera ha visto tanti cadaveri con segni simili, alcuni assassinati, altri vittime di giochi erotici finiti male. Si chiede se questo individuo stia pagando il prezzo per il suo vizio, anche se il modo in cui ha suonato e il sentimento che la sua musica ha espresso, non si accordano con l'atteggiamento del sessodipendente.
Ad un secondo esame si rende conto che avrebbe dovuto capire subito di cosa si tratta, non per via del suo lavoro ma perché ha passato tutta l’infanzia con la faccia rovinata dalle botte di suo padre, sopportando il dolore pulsante che gli trasmettevano su tutto il corpo, mentendo su come se li era procurati.
Per un attimo gli sembra di sentire dolore allo zigomo sinistro e sul labbro, o forse di ricordarli
. Per quello alla gola non ha ricordi a cui attingere. Suo padre preferiva picchiarlo in faccia o in testa.
Semibreve Minima Semiminima Croma Semicroma Biscroma Semibiscroma- ogni volta che ha bisogno di calmarsi e ritrovare la concentrazione ripete frammenti di teoria musicale, come gli aveva insegnato sua madre.
Si chiede se all'esterno si sia capito che si era perso in ricordi dolorosi e se all'esterno stiano pensando che a furia di esaminare cadaveri non riesca a vedere ferite sui vivi.
Si chiede anche se quei segni gli hanno fatto effetto perché anche se non conosce quella persona, sente che hanno qualcosa in comune.
Forse perché avrebbe potuto essere lui al suo posto.
“Moro, lui è il nuovo Ispettore di cui ti ho parlato”.
Tornato alla realtà dove lo attendono sguardi curiosi, Ermal sta per dire che non ha ancora accettato ma l’altro interviene, guardandolo di nuovo, attraverso gli occhi socchiusi.
“Dalla Scientifica di Bari…Meta…Ermal, Giusto?”
E’ strano sentire il suo nome pronunciato con forte accento romano. E’ strano sentire una persona dall'aspetto e dai colori così marcati parlare a voce così bassa.
“Giusto. Piacere di conoscerti Fabrizio, dammi pure del tu per favore,” risponde Ermal in quel modo affabile che tanto piace sul lavoro.
Normalmente avrebbe puntualizzato che non solo viene dalla Scientifica di Bari ma che la dirige -
si chiede se non sia stato informato, o se non sia uno di quei ribelli che rifiutano ogni titolo e autorità? Che sia quello il motivo che lo ha reso un criminale latente?-
ma forse gli Esecutori si comportano diversamente, forse questo Esecutore è diverso, forse non è una svista così grave, si dice Ermal, tendendo la mano per una presentazione ufficiale.
Fabrizio è stupito: l’ultima volta che era successo era ancora libero. Per questo il contatto tra le loro mani, e, stavolta, tra i loro sguardi, è più lungo di ciò che è considerato appropriato.
In fondo gli Esecutori hanno un diverso CC, e magari delle diverse convenzioni sociali, pensa Ermal, che non ha mai amato il contatto fisico ma in questo momento sembra averlo dimenticato.
E’ bello essere trattati come esseri umani dopo tanto tempo, pensa Fabrizio, che non riesce a staccarsi da quelle mani bianche e armoniose, né riesce a non fissarsi su quegli occhi scurissimi, quella massa di capelli ricci e quei lineamenti affilati ma a loro modo belli, come dev’essere bella l'anima di quell'uomo.
Si staccano solo quando le voci delle due donne si alzano, perché apparentemente questo è un momento storico da fotografare, perché mai e poi mai hanno mai visto un Ispettore stringere la mano ad un Esecutore. Fabrizio si massaggia il collo, distogliendo lo sguardo.
“Scusi Ispettore...scusa anzi…” inizia lo Sceriffo, alzandosi da tavola. Non è la prima volta che ad Ermal vengono attribuiti meno anni, e quindi meno titoli, ma ha deciso che qui non fa niente, “Queste due si sono esaltate perché l'unica occasione in cui un Ispettore degna un Esecutore del suo magico tocco è quando gli prudono le mani…”
Tutti i presenti ammutoliscono e gli lanciano occhiate, a cui lui risponde con un gesto come per sottolineare che ha solo detto la verità.
Una verità scomoda, a giudicare dal celato ma non invisibile timore negli sguardi degli Esecutori. Fabrizio incluso.
Improvvisamente ad Ermal viene in mente un dettaglio registrato inconsciamente: le nocche arrossate dell'Ispettore Capo Castoldi, e il suo particolare anello, entrambi compatibili con la ferita al labbro di Moro, e con i tagli sul suo zigomo.
“Allora...Quanto ti manca per finire il corso di formazione?”
Quasi non sente la voce roca di Fabrizio che gli rivolge una domanda, molto probabilmente per cambiare discorso e alleggerire l’atmosfera. Il Direttore risponde al suo posto.
“Il
Dottor
Meta,” Ermal è tentato di chiamare i colleghi a Bari e confermare la teoria dell'ESP, “non sa se accettare il posto”.
Fiorella e Noemi si alzano e lo circondano, elencando vari motivi per cui scegliere questo lavoro, dalla paga
-Fiorella gli sussurra nell'orecchio la cifra che gli proporranno come stipendio-
alla sala ologrammi, a cui magari avessero accesso anche loro. Finiti gli argomenti incitano Fabrizio a dire qualcosa per convincere quello che definiscono ‘un ragazzetto caruccio e tanto educato’.
Ermal sorride e, dato che il suo gesto di stringere la mano sembra essere piaciuto così tanto, lo ripete, presentandosi ufficialmente, a Fiorella prima e Noemi poi.
“Lavorare alle FPS è un punto di arrivo per tanti, ma lui dirige la Scientifica di Bari, magari è quello il suo punto di arrivo…” Fabrizio risponde più alle due donne che al resto dei presenti, “Dovrebbe trasferirsi e ricominciare qui...non è semplice”.
Si accarezza il collo con una mano e guardandolo con un sorriso appena accennato ma sincero conclude: “Però se volessi lavorare qui...Ci farebbe comodo un punto di vista nuovo…”
Uscendo
dalla sala degli Esecutori vengono quasi travolti dagli Ispettori Capo incontrati prima.
Anche Castoldi con le nocche arrossate e l’anello che lascia tagli sul viso.
Con loro c'è una donna del loro stesso grado, a giudicare dal suo atteggiamento. Tutti e tre hanno in mano un piccolo computer che proietta un'immagine olografica, una serie di dati che esaminano attentamente.
Castoldi gli sembra molto preparato e competente, tanto che si chiede se per caso non si sia fatto un'idea sbagliata. Dopotutto il disgusto verso i criminali latenti e la violenza sono cose diverse, almeno finché il CC non viene alterato. Anche se si sa che pensare male è la stessa cosa che agire male.
Sia la donna che Castoldi insistono per usare Moro nel caso su cui stanno lavorando e di cui hanno illustrato i particolari poc'anzi. Venditti ascolta entrambi e propone loro delle alternative perché non si può mica sdoppiare, e poi tutte le volte che glielo presta lo riportano in pessime condizioni.
Entrambi hanno ottime spiegazioni e giustificano le loro esigenze -e le suddette pessime condizioni- con ragioni tecniche, cogliendo l'occasione per puntare il dito più o meno discretamente sulle pecche dell'altra formazione.
Ad Ermal non interesserebbe nulla delle loro questioni, ma stanno parlando di un essere umano come se fosse un oggetto di poco valore, un attrezzo per svolgere un lavoro, da prendere in prestito, che una volta terminato si può gettare in un angolo finché non serve di nuovo. Anche se quel tipo di lavoro potrebbe costargli molto, persino la vita.
Lui in quella stanza c'è appena stato, con quelle persone ci ha appena parlato, e pur senza conoscerle ha sentito che non erano poi tanto diverse da lui e da coloro che erano liberi di uscire da lì. Specialmente quel Moro che le squadre si stanno litigando. Per quanto abbia sbagliato ora sta pagando, e soprattutto è ancora un essere umano.
Più umano di tanti altri. Forse più di Ermal, che ne è davvero incuriosito.
Forse è per il modo in cui le sue dita accarezzavano le corde della chitarra. Forse è il suo bel viso. Forse la sua voce roca. Forse il suo corpo, che sembra emanare forza nonostante sia imprigionato come un lupo in gabbia.
Forse per il modo in cui porta i lividi, senza nasconderli con sciarpe o colli alti, senza abbassare la testa, senza vergognarsene, a differenza di quanto faceva lui -non che l’Esecutore abbia altra scelta, lui invece ce l’aveva. O forse no?
È incuriosito da quell'uomo ma allo stesso tempo prova compassione per lui e per coloro a cui ha stretto la mano poco prima, e si chiede come mai il modo in cui gli Esecutori vengono considerati non influisca negativamente sul CC degli Ispettori, e se l'indifferenza verso la loro condizione sia indice di una mente sana o di sociopatia, una malattia mentale che impedisce di provare empatia.
“Una volta che si conosce qualcosa,
o qualcuno,
è difficile tornare alla propria vita sapendo che si potrebbe fare qualcosa per loro, no?”
Non potrebbe
fare qualcosa lui che dirige tutto? Si chiede Ermal.
Le parole del Direttore sembrano confermare nuovamente le teorie del complotto sui poteri mentali dei membri delle FPS, ma in realtà non deve essere stato difficile capire cosa stia pensando qualcuno che ha appena conosciuto dei criminali latenti in custodia dello Stato come Esecutori, e il modo in cui vengono trattati.
Specialmente per il Direttore della Scientifica di Bari Ermal Meta, la cui unica macchia è una nota disciplinare di quando era laureando.
Per accedere all’università, così come alle migliori scuole, vengono controllati curriculum scolastico e background personale e della famiglia, e vengono effettuati esami dettagliati del Coefficiente Criminale . Ermal partiva svantaggiato, avendo un padre violento che lo picchiava, avendolo visto picchiare sua madre e i suoi fratelli, avendo preso più botte di tutti per essersi messo in mezzo per proteggerli; tutto, nel minimo dettaglio, faceva parte dei referti del divorzio dei suoi genitori, ed era a disposizione di direttori, presidi e professori.
Tutti erano inizialmente prevenuti verso di lui, perché il suo CC sarebbe prima o poi schizzato alle stelle, perché si sa che chi subisce abusi cova odio e diventa violento a sua volta; tutti si erano dovuti ricredere, perché aveva smesso di provare sentimenti verso suo padre ed era diventato lo studente più brillante grazie ad una determinazione incrollabile.
A qualcuno però il suo successo dava fastidio: il professore di Patologia Molecolare non era mai riuscito ad abbassargli la media nonostante avesse provato in tutti i modi a mettere la sua preparazione in difficoltà. Così, durante l’ultimo orale che stava sostenendo in modo perfetto, gli aveva detto che nemmeno avrebbe dovuto trovarsi lì, con la famiglia disagiata e la situazione in cui era vissuto, e che anche se avesse ottenuto il massimo dei voti e un buon lavoro, prima o poi avrebbe alterato il suo CC, creando un disagio a tutti quelli che aveva intorno e al paese che lo aveva accolto.
Nonostante la rigida disciplina che si era autoimposto da quando era arrivato in Italia, ogni volta che sentiva insultare la sua famiglia -non suo padre che non ne faceva parte ma i suoi fratelli e la madre- Ermal si sentiva ribollire il sangue. Tuttavia sapeva che il professore lo stava provocando, e sapeva bene come reagire, e prendendo un respiro, con impassibile calma gli rimandò indietro tutte le sue affermazioni offensive -non era mistero che suo figlio non fosse riuscito ad entrare in quel corso, e quindi nel successivo tirocinio, per via della sua scarsa attitudine allo studio che nemmeno le raccomandazioni del padre potevano cambiare- facendogli perdere la pazienza tanto che l’altro dovette essere portato via a forza prima che gli mettesse le mani addosso.
Quando gli altri studenti si erano avvicinati ad Ermal per offrirgli supporto si erano stupiti vedendolo calmo e sentendogli dire che non se l’era presa davvero. Non era esattamente una menzogna: per mantenere un CC puro, per ottenere la migliore educazione e i migliori posti di lavoro, non doveva lasciarsi prendere da qualcosa che non fosse il suo dovere, e da qualcuno che non fosse la sua famiglia. Era parte della disciplina mentale a cui si era sottoposto, così come la pratica del solfeggio e la tecnica musicale.
Forse per questo anche alla fine della sua relazione più importante non aveva provato quella sofferenza cantata dagli Esecutori.
Quel giorno, nonostante l’accesa discussione, nel suo CC non fu trovata la minima alterazione, a differenza di quello del professore che ricevette un’ammonizione secondo la legge, che obbliga a ricorrere a rimedi psicologici, spirituali o quant’altro, per tornare ai valori ottimali. Sempre secondo la legge, se entro sei mesi tale ammonizione fosse stata seguita da un’altra avrebbe perso benefici e privilegi sul lavoro, se entro un anno fosse stata seguita da altre due gli sarebbe costata il licenziamento, e se entro due anni fosse stata seguita da un'altra l'avrebbe fatto identificare come criminale e l'avrebbe fatto arrestare.
Ad Ermal costò solo una nota disciplinare -quella riportata nel suo dossier- ma sua madre si arrabbiò moltissimo, perché non avrebbe dovuto nemmeno rispondere alle sue provocazioni; ci voleva poco per rovinare tutto per orgoglio o rabbia. Ci voleva poco per finire sempre più in basso, finché non sarebbe più stato possibile rialzarsi.
Come Fabrizio, che come lui amava la musica, ma al contrario di lui non è stato salvato dalla musica.
“Accetto il lavoro” Ermal dichiara tutto d’un fiato.
È un brillante patologo con una grande carriera davanti, ma in fondo, da lui arriva chi è già morto, e a parte capire come è successo, e rendere più efficiente la Polizia Scientifica di Bari, non può fare altro. Entrando nelle FPS invece, prendendo i criminali latenti prima che compiano delitti, può fare la differenza per donne come sua madre e bambini come lui e i suoi fratelli.
“Sapevo che non mi avresti deluso,” gli risponde il Direttore della Sezione di Roma delle Forze di Pubblica Sicurezza, stringendogli la mano per suggellare l’intesa, “Qui c’è bisogno di te” .
Magari può fare la differenza anche per gli Esecutori.
Magari anche per un Esecutore in particolare.
----- CHAPTER BREAK -----
"Ma ignorare il dolore non è il modo migliore per diventare più forte Ma ignorare il dolore non è il modo migliore per diventare felice" (La Fame di Camilla, 28-03-97)
Entrare nelle Forze di Pubblica Sicurezza non è una passeggiata. Nemmeno per uno come Ermal, laureatosi a pieni voti due anni prima dei suoi coetanei e diventato Direttore della Scientifica di Bari in tempi record.Il lavoro di un Ispettore non è quello di un agente di Polizia o della Scientifica, o del suo Direttore. Ci sono procedure da imparare e tecniche da migliorare, e non bastano più l'occasione tiro al bersaglio al poligono e le lezioni di lotta che lo Stato impartisce dalle scuole elementari fino al liceo, e che all'università sono facoltative, ma utili per guadagnare punti se si vuole lavorare nell'amministrazione pubblica.Anche se la pistola in sua dotazione sarà molto diversa, e soprattutto, sarà l’Esecutore che, dietro suo ordine, sparerà e lotterà.
Sarà l'Esecutore che si beccherà i colpi e i proiettili se il suo ordine sarà sbagliato o fuori tempo: questo pensiero spinge Ermal ad impegnarsi anche più del solito.
Per lui prendersi i colpi destinati a qualcun altro non è un concetto astratto.
Di norma durante i tre mesi di corso intensivo Ermal avrebbe dovuto cercarsi un alloggio, ma il Direttore gli affitta l’appartamento di suo figlio che si è appena sposato.Consideralo un ulteriore bonus, gli dice, a proposito del prezzo che ha stabilito, che sarebbe concorrenziale ovunque e specialmente per un ultimo piano nel Quartiere Coppedé , un capolavoro di architettura del passato all'esterno, e del presente all'interno.
E’ talmente bello che invita subito sua madre a vederlo, perchè nella famiglia è lei la vera esteta, amante dell’arte e della musica. Lui è solo uno che la utilizza per controllare il suo stato mentale.
Ogni tanto si ritrova a pensare a quell’Esecutore, Fabrizio Moro, a chiedersi cosa starà facendo, che tipo di incarico gli sarà stato assegnato e con chi. Ogni tanto si ritrova a sperare che non stia rischiando la vita per gli ordini noncuranti di quell’Ispettore Capo che lo considera peggio di una bestia da lavoro, e che i lividi sulla sua pelle siano spariti e che non gliene siano stati procurati di nuovi.Si definiscono “liberi”, non si sa se con voluto o involontario sarcasmo, gli Esecutori non affiancati a un Ispettore fisso. Come Fabrizio, da più di due anni a disposizione di chi ne fa richiesta, palleggiato da una squadra all’altra e da un Ispettore all’altro.
Non importa per quanto sono affiancati, se per anni o per una singola operazione, ogni Ispettore si aspetta obbedienza assoluta dall’Esecutore e ha potere assoluto su di lui, incluso punirlo se si rifiutasse di obbedire, o se eseguisse gli ordini in modo insufficiente.
Se l’Ispettore è una brava persona l’Esecutore che gli è accanto è tutelato, e se la loro collaborazione è duratura lo è ancora di più. È una cosa positiva per qualcuno il cui lavoro è stare in prima linea come arma di difesa e di offesa per qualcun altro, anche se rischia di venire ucciso.
Quella di libero è una condizione temporanea, in genere, perché lavorando in coppia con la stessa persona di diventa più affiatati ed efficienti; la situazione di Fabrizio è anomala, secondo il Direttore, che spiega ad Ermal che solo con l’Ispettore Curreri gli andò meglio, finché quest'ultimo non scelse di passare alla sezione burocratico-formativa.
“Non ti preoccupare, con te sarà diverso, ” il Direttore aveva aggiunto con tono sibillino.
Ispettori ed Esecutori vengono abbinati in base ad attitudine e predisposizioni, che in questi ultimi sono le più disparate, dal combattimento allo spionaggio, dall'hackeraggio alla truffa, dalla costruzione di ordigni alla seduzione. In ogni squadra si bilanciano diverse capacità, come sono diversi coloro che li controllano, sui quali vengono eseguite valutazioni psicologiche per assicurarsi della loro compatibilità e così favorire il successo di ogni incarico, che si ottiene solo con una perfetta sintonia tra le due parti.
È sempre stato così, l'uomo ha sempre ottenuto i migliori risultati quando era una cosa sola col suo strumento. Così aveva recitato, con tono quasi sognante, l'addetto alla formazione dei nuovi Ispettori.
Purtroppo, il Direttore De Gregori gli spiega, un giorno che insieme all’Ispettore Capo Venditti passa a vedere come si trova nell'appartamento, approfittando per rivelargli cose che non si possono dire nel Palazzo e i suoi dintorni -e in nessun altro luogo- questa cura preliminare non basta a prevenire incidenti . Non solo sul campo, dove è normale che l'Esecutore sia in prima linea, ma a lavoro finito. Quello che il Direttore gli rivela è indiretto, fatto di allusioni ed eufemismi pronunciati tra i denti. L'Ispettore Capo riempie parte dei vuoti con mezze frasi a mezza voce, scuotendo la testa. Essendo gli Ispettori abituati a trattare gli Esecutori con l’indifferenza riservata agli animali da lavoro, il loro CC non subisce alterazioni e quindi i loro eventuali abusi non sono perseguibili: così, quando capita un’ irregolarità ci si gira dall’altra parte, e quando avviene un incidente si insabbia e tutti tra vittime, carnefici e semplici spettatori, fingono di dimenticare, e nessuno avvisa la Direzione.
Fino alla seguente irregolarità, al successivo incidente.
Fabrizio non è bravo a fingere né a girare la testa dall’altra parte, specialmente quando si tratta degli altri.
Proprio per questo, in un certo senso, ha perso la libertà, finendo nelle grinfie del Sistema. Anche per questo viene considerato un soggetto difficile.
Come la volta in cui si mise tra l’allora Ispettore semplice Castoldi e l'allora suo Esecutore Noemi, per difendere quest’ultima, appena arrivata nelle FPS, dalle continue molestie. Il suo gesto di insubordinazione gli costò la perdita temporanea dei pochi diritti della sua categoria e di parecchi giorni liberi, mentre a Castoldi, colto in flagrante, costò il momentaneo rinvio della promozione. Non ricevette un’ammonizione formale ma un controllo del CC, che venne trovato opaco, non ancora a livello critico ma non certo cristallino come si conveniva a chi svolgeva una funzione pubblica così importante come un membro delle FPS, un invito a ricorrere a consulenza psicologica o spirituale, e un umiliante sollecito a non commettere lo stesso errore.
Secondo il Sistema un errore può capitare ogni tanto e si può -si deve- chiedere aiuto a chi si preferisce, ma se in un breve lasso di tempo si ricade nello stesso errore il problema è serio. Se si viene ammoniti due volte in sei mesi si perdono benefici e privilegi professionali; se le ammonizioni diventano tre in un anno sono motivo di licenziamento, e se arrivano a quattro in due anni si considera il coefficiente criminale irrevocabilmente alterato e si dispone l’incarcerazione.
Quella volta, secondo l’ufficiale gli Affari Interni, non c’era bisogno di ammonirlo perché non solo non aveva subito variazioni nel CC, ma perché la molestia non era stata compiuta integralmente, essendo stato egli fermato.“E menomale che non è stato compiuto integralmente!” Aveva gridato Fabrizio al burocrate, sfidandolo con lo sguardo mentre con un braccio stringeva Noemi in lacrime, perdendo altri giorni di libertà per ulteriore insubordinazione.Castoldi ricevette un’ammonizione vera e propria non molto tempo dopo; quell’episodio, infatti, amplificò non solo il suo impersonale disprezzo per tutti gli Esecutori ma anche, e soprattutto, l’odio verso Fabrizio. Così, quando un caso per il quale la sua squadra si era servita di Moro, era stato motivo di contrasti tra lui ed il suo Ispettore Capo, si era sfogato sull’Esecutore, attaccandolo, e, forte della sua condizione di superiorità, e del fatto che all'altro fosse proibito alzare le mani su un superiore, l’aveva pestato.
Non era stata la prima né l’ultima volta, ma solo un episodio particolarmente violento di una lunga serie di abusi. Tuttavia era stato il primo in cui, seppur non avendo il Sistema rilevato alterazioni critiche nel suo CC, c’erano state conseguenze disciplinari.“Non potevate fare qualcosa?” Ermal chiede loro quel giorno.
E’ una domanda lecita e logica, ma li prende di sorpresa, nonostante le voci sulle presunte capacità ESP del Direttore delle FPS; in realtà non è perché non abbiano una risposta, ma perché nessuno, forse conoscendola già, l’ha mai posta.
Gli viene detto che chi compie gesti del genere fa in modo di non farsi beccare dai superiori, che vengono a sapere le cose solo quando è troppo tardi. Inoltre Castoldi sembra avere le spalle coperte da qualcuno molto in alto nella Direzione di Milano, la sua città d'origine, dove lavorava in Polizia. Proprio a Milano era stato infiltrato in una banda di trafficanti di droga; in seguito a quell’esperienza era entrato nelle FPS locali.
Essendo i confini chiusi e le importazioni -incluse quelle illegali- quasi impossibili, le droghe sono tutte sintetiche. Oltre a quelle da sballo o da rilassamento, da fumare o iniettarsi in vena, ce n'è una totalmente diversa, costosissima, che si applica sulla pelle come un cerotto. E’ poco conosciuta alla gran parte dei tossici perché invece di alterare le sensazioni, inibisce la parte del cervello da cui si determina il CC, alterandone il punteggio senza lasciare tracce. Il Sistema la considera la minaccia più grande. La cosa strana di quell’operazione fu che nonostante il notevole impiego di mezzi non c’erano stati arresti importanti, e anche il quantitativo di stupefacenti sequestrati era stato esiguo.Niente, insomma, che giustificasse l’interesse delle FPS per Castoldi, il cui contributo era stato decisamente al di sotto delle aspettative.In molti affermano che L’Ispettore Capo facesse parecchio uso di quella sostanza illecita, e che qualcuno, tra i dirigenti e gli amministratori, insomma, tra i burocrati delle Forze di Polizia facesse lo stesso, e avesse voluto Castoldi nella sua divisione più di élite come elemento di connessione tra loro e quei trafficanti, tra l'alto e il basso, non per sgominarli ma per tenerli sotto controllo, usufruendo dei loro prodotti senza mettere a rischio la propria carriera.Non c’è modo di provare tali affermazioni però; i risultati dell’Ispettore Capo, che peraltro aveva fatto domanda per entrare nelle FPS anni prima di essere effettivamente scelto, sono comunque ottimi, e soprattutto, il Sistema non rileva alterazioni nel suo CC.
In molti affermano che chi si mette contro l’Ispettore Capo Castoldi va incontro alla sventura; c’è chi parla di segnalazioni contro di lui sparite o addirittura ritorte contro il segnalatore, chi parla di trasferimenti forzati in sezioni periferiche, e chi abbassa lo sguardo e, dopo aver accennato che c’è stato anche di peggio, lascia la stanza frettolosamente, e quando torna parla d’altro.
Così quando capita un’ irregolarità ci si gira dall’altra parte, e quando avviene un incidente lo si insabbia e tutti, tra vittime, carnefici e semplici spettatori, fingono di dimenticare.
Fino alla seguente irregolarità, al successivo incidente.
In tre mesi Ermal passa al Palazzo delle FPS ogni volta che deve firmare o certificare qualcosa, chiedendosi come mai a Milano passa tutto per la Rete mentre a Roma la burocrazia è rimasta al secolo precedente. Alcuni uffici sono dislocati, perché dietro l’edificio centrale, il maestoso Colosseo Quadrato, sorge un intero complesso, tra uffici minori, rimessa e officina per le auto di servizio, perfino un ospedale.
Ogni volta passa nella sala ricreativa degli Esecutori per una breve visita.Appena entrerà in servizio avrà sempre un Esecutore al suo fianco -o davanti, o dietro, a seconda di dove sia il pericolo . E’ naturale voler stabilire un rapporto positivo per una collaborazione ottimale, specialmente se si è nuovi del mestiere e si viene affiancati a qualcuno che è stato definito un elemento difficile. Così Ermal risponde alle battute della sua ex, con la quale ha avuto una lunga relazione che è diventata una bella amicizia, come si conviene a due persone razionali, equilibrate e dal coefficiente criminale nullo. Le battute di Silvia sono comprensibili: lo stesso uomo che non si dilungava mai al telefono, l'ha tenuta in linea per un'ora e le ha descritto Fabrizio così dettagliatamente che le sembra di avere davanti i suoi occhi nocciola e le sue lentiggini, la sua pelle ambrata e le mano tatuate che accarezzano le corde della chitarra.
Ermal sta allo scherzo per un po', poi le spiega che quella nelle FPS è un'enorme opportunità e non vuole che qualcosa vada storto.
Inoltre non ha nemmeno più rivisto Fabrizio: ogni volta che va nella sala degli Esecutori gli dicono che non c'è, in genere perché è stato mandato sul campo con parte della sua squadra, o con un'altra. È molto richiesto, gli spiegano Fiorella e gli altri, perché in grado di destreggiarsi in situazioni diverse, basta che non abbiano niente a che fare con informatica e tecnologia, per le quali è negato.
Così, anche che se non trova Fabrizio, Ermal finisce sempre per passare un po’ di tempo con gli altri. In fondo sarà in squadra anche con loro, e con i superiori a loro affiancati, che incontra durante le sue varie visite: l’Ispettore Cristicchi, che lavora con Noemi, l’Ispettore Gazzé, che lavora con lo Sceriffo, mentre Fiorella lavora in coppia con l’Ispettore Capo.
Uno dei privilegi dell'essere più anziani degli altri è guardarli fare il lavoro faticoso, afferma spesso Venditti, sotto lo sguardo d'approvazione della sua rossa Esecutrice.
Quest'ultimo passa molto tempo nella sala degli Esecutori, con la scusa che il caffè fatto con la moka è migliore di quello fatto con le cialde moderne che tanto piacciono ai suoi colleghi. Inoltre gli ologrammi gli fanno venire mal di testa, e le stanze vuote gli mettono tristezza. Qualche volta lui e Fiorella cantano vecchie canzoni e Noemi si unisce a loro. Ridendo, nominano Fabrizio, che, per sua ammissione, non gradisce i grandi cantautori.Parlano spesso di lui, ma allo stesso tempo fanno attenzione a non divulgare informazioni sulla sua vita e sul suo passato. Ermal si chiede se
tenere nascosto ciò che è nel fascicolo dell'Esecutore, finché non diventa effettivo sia la procedura o se ci sia dell’altro: una sorta di pudore, o meglio, una certa protettività verso di lui. Non quella che si ha verso un elemento più giovane o meno esperto ma promettente, ma quella scaturita da rispetto e gratitudine.Una volta gli viene detto che Fabrizio è “fuori”, per i due giorni di libertà vigilata che vengono loro concessi e nei quali, seppure con limitazioni, possono uscire, a differenza degli altri giorni di riposo in cui devono restare nei loro spazi.Una volta viene informato che è in infermeria in seguito ad una colluttazione con un criminale nemmeno troppo latente. Ermal vorrebbe andarlo a trovare ma deve passare dal Direttore.Un’altra volta la sua domanda riceve un assordante silenzio, inframezzato da sguardi incerti, mani che fremono di rabbia e parole a bassa voce -è in infermeria per un incidente - finché lo Sceriffo non sbotta: “Incidente un cazzo Ispettò…incidente un cazzo”.
L'Edificio Medico delle FPS è diviso in due parti: una fa da ospedale per Ispettori, Analisti, Dirigenti e le loro famiglie, l'altra è per gli Esecutori. Il primo è bianco, spazioso, dalle ampie vetrate che danno sul verde che circonda il palazzo. Un gruppetto di infermiere intente a discutere qualcosa di non esattamente
professionale, indicano ad Ermal l'entrata del secondo, che già dall'ingresso, blindato e scuro, nonostante i sensori biometrici per i pochi ammessi al suo interno, sembra un carcere. Entrando si ha l'impressione che il tempo si sia fermato al secolo scorso.La stanza in cui si trova Fabrizio è stretta. Un lato è occupato da uno squallido letto a castello che non sembra avere senso, essendo ovvio che ci sono abbastanza camere da ospitare pazienti individualmente, un minuscolo comodino, una sedia ed una finestra, alla quale sta appoggiato con un braccio, mentre con l’altro cerca di infilarsi una maglietta con scarsi risultati, per poi scagliarla indietro sbuffando. Sulla sua schiena un’aquila d’inchiostro gli mette delle ali che non potrà mai spiegare.
Il fumo di una sigaretta si alza da un portacenere.Si gira subito quando sente qualcuno tossire.“Ispettore Meta?”
E’ visibilmente sorpreso, non solo perché l’altro ha in mano la sua maglia, ma anche perché, da infortunato e quindi momentaneamente non disponibile per nessun incarico né in possesso di informazioni utili, non c’è nulla che un Ispettore possa volere da lui. A meno che non sia un sadico. Non sarebbe la prima volta. Però questo Ermal Meta è diverso. Non è un Ispettore qualunque, e non è solo l’Ispettore a cui sarà affiancato, dopo tanto tempo in cui passava da un Ispettore all’altro, da una squadra all’altra.
Questo Ermal Meta è diverso, Fabrizio l’ha sentito non appena gli ha stretto la mano, non appena l’ha guardato e ha riconosciuto nei suoi occhi l’ombra, seppur lontana e quasi impercettibile, di una grande sofferenza, che se non fosse stata così ben controllata, e in una persona dal CC immacolato, avrebbe detto simile alla sua.
“Ausiliare Moro...”Ausiliari Speciali Esecutori, il loro titolo ufficiale, che ad Ermal sembra appropriato per il loro primo incontro dalla sua assunzione effettiva.“Solo Fabrizio va bene, Ispettore…ausiliare nun se po’ sentì”.Gli risponde Fabrizio con un mezzo sorriso, prendendo la sigaretta, aspirandone il fumo e buttandolo fuori dopo averlo trattenuto nei polmoni.
“Certo, ma tu chiamami Ermal…quando è possibile,” si affretta a specificare il novello Ispettore, fresco di studio del manuale sul corretto utilizzo degli Esecutori, nel quale ci si riferisce ad essi come se fossero un ibrido tra schiavi, oggetti ed animali da addestrare, passibili di punizione alla minima mancanza di rispetto, come rivolgersi all’Ispettore in modo confidenziale.Ermal posa la maglietta sul letto avvicinandosi a Fabrizio, prendendo nota di ogni dettaglio del suo stato fisico, per deformazione professionale e non solo.
Oltre all'aquila tatuata sulla schiena ha una rondine sull'avambraccio, una colomba sulla mano ed una scritta con delle ali sul collo; probabilmente l’unico modo in cui può esprimere la sua voglia di libertà è attraverso i tatuaggi, che tuttavia esprimono anche la sua inesorabile condizione, o almeno così sembrano al quasi Ispettore le forme tribali che gli circondano i polpacci, simili a quei ceppi che un tempo si mettevano ai prigionieri.
Anche stavolta ha dei lividi sul collo, un occhio nero e il labbro spaccato, ma la gran parte dei danni sono sul tronco, a giudicare dai segni su stomaco e petto.
Ermal non può non notare ogni dettaglio del suo corpo, per deformazione professionale e non solo: il petto nudo, con una croce tatuata al centro e una scritta sotto le clavicole, che, a differenza di quelle sulle nocche e sul braccio, non capisce bene. Anche se non verrebbe considerato inappropriato fissare un Esecutore, non lo è comunque per lui, e allora tiene la testa alta e gli occhi fissi su quelli dell’altro, ma come lo sguardo di Fabrizio si abbassa mentre sorride imbarazzato, quello di Ermal vaga, mappando la sua pelle naturalmente abbronzata, fino a posarsi sulla zona addominale bassa, impudicamente e allo stesso tempo innocentemente rivelata dai pantaloni della tuta molto calati, così da non toccare i lividi diffusi.
Ha anche la parte posteriore della testa fasciata; il suo sguardo, leggermente annebbiato, suggerisce una commozione cerebrale. La sua postura, le spalle curve e il braccio che protegge il fianco sinistro, percorso da una grossa macchia violacea, mostrano che sente molto più dolore di quanto il suo volto esprima.Non è solo grazie al suo occhio clinico che l'ex Direttore della Scientifica di Bari se ne accorge; nei modi controllati dell’Esecutore, mentre gli chiede come si trova a Roma e come va il corso, nelle sue palpebre semichiuse mentre annuisce alle sue parole, Ermal ritrova sé stesso quando doveva dissimulare il dolore per le botte ricevute da suo padre.Così cerca di rendersi utile, chiedendogli se ha bisogno di un dottore, un’infermiera, antidolorifici.
Nonostante abbia capito che gli Esecutori non sono esattamente trattati come pazienti normali, lui è un Ispettore.
“Fammi solo un favore, Ispett- Ermal…”
L'interpellato sorride senza rendersene conto nel sentirsi chiamare per nome. “Portami dell’acqua, per favore. Anche se preferirei ‘na biretta…” sogghigna Fabrizio.Ermal si ferma al distributore in fondo al corridoio, guardandone i prodotti e ragionandoci sopra, prima di tornare con le mani piene.“...Oltre all’acqua ti ho preso anche un tè, hai bisogno di reintegrare gli zuccheri, quindi anche se lo prendi amaro mi dispiace ma-”
Il nuovo Ispettore si blocca entrando : Fabrizio si sta sorreggendo con una mano alla parte più alta del letto a castello, mentre l’altra è avvinghiata alla scaletta, le nocche bianche per quanto la sta tenendo stretta , la testa china, anch’essa appoggiata al metallo freddo.
Ermal lo chiama, ma solo quando gli tocca il braccio alza il capo verso di lui, mostrando un pallore innaturale per la sua carnagione ambrata.“Mi gira un po’ la testa, ora mi passa,” risponde subito, con la voce affaticata . L’altro agisce nel modo più logico e opportuno, facendo in modo che si tenga a lui per poi aiutarlo a stendersi, ma Fabrizio rifiuta, spiegando che quando si stende i dolori sembrano aumentare e la stanza inizia a girare, invece se sta in piedi gli sembra che il suo corpo sia meno dolorante e che la stanza stia ferma. O quasi.“Finché non esaurisci le forze,” Ermal commenta tra sé e sé, ma dato che lo sta sorreggendo e sono vicinissimi, Fabrizio lo sente benissimo, tanto che, nonostante respiri a fatica, alza leggermente le spalle come risposta.“…Che cazzata…”Ermal si pente subito di aver sparato quel commento, di cui l'Esecutore non ha bisogno, non mentre si trova in una squallida e antiquata stanza di ospedale, pieno di lividi da ogni lato, tanto da non potersi stendere.
Non mentre si trova sul punto di svenire.
Non mentre si trova sul punto di svenire tra le sue braccia.
Fabrizio però è di un diverso parere: gli scappa una mezza risata quasi sussurrata e strozzata da qualche “nun me fà ride”, interrotta solo da un gemito quando viene colto da un capogiro che gli toglie il respiro e lo costringe a reggersi al più giovane con forza.
Chissà se si ritroverà addosso dei lividi, si chiede Ermal, ma anche se così dovesse essere non avrebbero niente a che vedere con quelli di Fabrizio,né tantomeno con quelli che si ritrovava addosso lui da bambino.
“Fabrizio…che ti è successo?” Gli chiede , gli occhi fissi nei suoi, che a quella domanda guardano altrove per un attimo. La sua bocca, invece, non si apre. Scuote la testa piano, è quella è la sua risposta.
Non chiedere, perché è meglio che tu non conosca la risposta.
“Noemi e Fiorella avevano un’espressione strana e Roberto ha detto…”“Roberto a volte parla troppo…”Anche se Ermal piace alla gente perché è sempre appropriato in ogni situazione e con chiunque, non è una persona aperta né si fida facilmente degli altri. Per questo capisce perché Fabrizio, un Esecutore di cui non conosce il passato e il perché ha perso la libertà diventando una facile vittima di abusi, non si apre con uno sconosciuto nonché suo futuro superiore.
O suo futuro padrone, secondo
stando al Manuale del Corretto Utilizzo degli Esecutori.
“Non voglio metterti nei casini, non voglio mettermici nemmeno io...ma per me questo è un nuovo lavoro in cui non ho esperienza mentre tu ne hai, e dato che lavoreremo insieme vorrei che il nostro rapporto si basasse sulla fiducia reciproca”.Fabrizio sgrana gli occhi e, stupito, alza un sopracciglio alle parole di quel ragazzo -il suo futuro padrone- che si rivolge a lui come ad un suo pari.
Secondo il suo fascicolo quel ragazzo ha pochi anni meno di lui, ma gli sembra tanto più giovane. Un ragazzo, appunto, un ragazzino. Sarà per la pelle pallida, senza nei, immacolata come il suo CC. Sarà per gli occhi scuri, che nonostante la celata sofferenza che vi si può scorgere scrutando a fondo, guardano il mondo con senso di giustizia e rispetto.
Anche lui credeva nella giustizia un tempo, finché non è stato sopraffatto da rabbia e sofferenza, finché non gli sono strappate via libertà e rispetto.
Senza rendersene conto passa una mano tra i suoi ricci, scompigliandoglieli delicatamente.“Mi stai simpatico…anzi, mi state simpatici, tu e ‘sto cespuglietto…”
Il suo gesto e le sue parole, seppur naturali e spontanee, sono inappropriate; normalmente non avrebbe commesso un tale errore, ma stavolta, forse, a muovergli la mano e a sciogliergli la lingua sono gli antidolorifici. O la sensazione di non riuscire a stare in piedi perché il pavimento ondeggia sotto i suoi piedi.
Per via del suo stato i suoi movimenti sono poco fluidi, così le sue dita restano come impigliate nei capelli dell’altro, come il giorno in cui il futuro Ispettore gli ha stretto la mano e quella stretta è durata più di quanto sia ritenuto accettabile.Se gli amici di Ermal avessero assistito a questa scena non ci avrebbero creduto: tante volte lo hanno sentito dire che non è un bambolotto e che gli dà un fastidio pazzesco che gli si tocchino i ricci.
Non sanno che è colpa di suo padre, che più volte lo aveva afferrato per i capelli. Li aveva portati cortissimi a lungo, come se inconsciamente cercasse di evitare un pericolo, anche quando il pericolo era finito.
Incredibilmente, stavolta non gli dà affatto fastidio avere tra i suoi ricci le dita di un uomo adulto, leggermente più vecchio di lui, tutto tatuato, dal coefficiente criminale irreparabilmente danneggiato, tanto da essergli costato la libertà.
Per un attimo il suo pensiero va al mostro che una volta si definiva suo padre, e al fatto che se avessero vissuto in Italia a quei tempi sicuramente sarebbe stato fermato prima di fare del male a tutti loro. Non riesce a credere che la sorte che meritava suo padre sia toccata a Fabrizio, anche se non conosce il motivo che ha portato il Sistema a farne uno schiavo.
“Non ti hanno spiegato come usare gli Esecutori?”
Fabrizio parla a voce bassa, come sempre. La sua domanda, priva di condiscendenza o sarcasmo, sembra rivolta a un bambino.
“Non ti serve instaurare un rapporto di fiducia con me. Il dovere di un Esecutore è obbedire agli ordini del suo Ispettore, sempre e comunque”.Mentre si sforza di pronunciare le parole in modo perfetto, senza accento romano, il suo tono si fa più amaro. Come il suo sguardo.
“Anche se ti ordinassi di dirmi che ti è successo e chi ti ha fatto questo?”Il tono di Ermal è morbido, quasi infantile, inaspettato persino per lui stesso, inaspettato come la grande curiosità e la voglia di avvicinarsi a quell’uomo.
“Non hai ancora il distintivo...” L’altro osserva, con un sorriso ambiguo.“L’esame finale è tra due settimane. Il Direttore dice che è solo una formalità, dato che sono stato richiesto proprio dalle FPS,” replica Ermal, sempre più stupito dalla sua infantile insistenza.
I
colleghi della Scientifica di Bari dicevano che gli interessavano più i morti che i vivi; Ermal non è mai stato curioso quando si trattava di fatti degli altri. Non è mai stato insistente con nessuno, avendo cose più importanti a cui pensare e obiettivi da raggiungere. E non è mai stato infantile, lui che da bambino si metteva tra il padre e la madre o i suoi fratelli per proteggerli.
Fabrizio si irrigidisce, il più giovane lo sente dal modo in cui, quasi impercettibilmente, cambia la sua presa sulle sue braccia, ma non ha tempo per pensarci, perché una sensazione si impossessa di lui, percorrendo la sua schiena con un brivido gelido, ma allo stesso tempo mandando un calore innaturale più in basso -nient'altro che una reazione fisiologica. “Due settimane. E poi…come ogni Ispettore,” mormora il più grande, avvicinando le labbra al suo orecchio, tanto da sfiorarlo, “potrai ordinarmi qualsiasi cosa…”Sfiorandogli la mascella col naso, l’Esecutore si trova faccia a faccia con Ermal, anche se, con le spalle incurvate di chi si sta ancora sorreggendo all’altro per non cadere, lo guarda dal basso verso l’alto.
“Due settimane…e se dovessi disobbedirti, se non dovessi gradire il modo in cui obbedisco, potrai punirmi nel modo che preferisci,” Fabrizio resta appoggiato ad Ermal solo con un braccio, con l’altra mano prende quella del futuro Ispettore e la porta sulla sua gola.“Due settimane e di me potrai fare quello che vorrai…” Ermal sente la giugulare dell’Esecutore pulsare sotto le sue dita mentre l'altro respira e pronuncia ogni parola lentamente e faticosamente, “...E con un CC come il tuo non avrai problemi, qualunque cosa tu faccia...”Ci vuole qualche momento per riprendersi, per ritirare la mano dalla gola dell’altro, per metabolizzare l’intera gamma di sfumature del suo discorso -amarezza, rassegnazione, sfida- e capire tutto quello che sottintende.
Anche se tecnicamente non era suo dovere Fabrizio ha obbedito all'ordine di Ermal. A modo suo. Indirettamente ha risposto alla sua domanda, gli ha descritto una situazione di abuso legalizzato e tollerato, e lui, con le sue stupide, infantili, insistenti richieste, si è mostrato involontariamente connivente con esso, proprio lui che voleva solo conoscere meglio quell’uomo, proprio lui che in passato ha conosciuto la sofferenza fisica e psicologica.
Restano in silenzio, a guardarsi, a studiarsi, divisi da quelle parole, pesanti come macigni, come se un muro fosse piombato in mezzo a loro.
La loro diversa condizione pesa, anche se Ermal è venuto a trovarlo in ospedale e gli ha chiesto di chiamarlo per nome, anche se dal primo momento ha trattato lui e gli altri Esecutori con rispetto e gentilezza, e Fabrizio non può chiedergli se quello che ha professato finora sarà il modo in cui si comporterà in seguito -il modo in cui si comportano gli altri Ispettori della sua squadra con i loro Esecutori- o se diventerà come la maggior parte degli Ispettori a cui è stato affiancato e gli darà solo ordini, o peggio. Non può permettersi di chiedergli nulla, può solo ricordare a sé stesso e all’altro la fallacia dei suoi argomenti, perché anche se una parte di lui si fida di quel novellino pallido, con gli occhi profondi e la lingua lunga, sa che le persone cambiano, specialmente quando ottengono il potere, specialmente quando hanno potere assoluto su qualcuno obbligato ad obbedirgli sempre e comunque.
Quando riesce a staccarsi e a restare in piedi da solo in modo più stabile possibile, Fabrizio si concentra sul suo respiro, prima di fare i tre passi che lo avvicinano nuovamente alla finestra, che diventa il suo nuovo sostegno.
Ermal gli avvicina l’acqua e il tè, che l’altro sorseggia subito.La luce del sole, fuori, è cambiata. A quest’ora c’è traffico verso il quartiere Coppedè? Fabrizio cambia discorso, accendendosi una sigaretta. L’Ispettore annuisce, aggiungendo che in altri stati si è passati alle auto volanti, che un suo conoscente gli ha detto che la Polizia le aveva richieste, ma non era stato possibile, specialmente a Roma, perché avrebbero rovinato l’estetica della città.
Quella era secondo la versione presentata al pubblico, ma non ci voleva molto per capire che il motivo era tutt'altro. Dopo l’ultima guerra la maggior parte degli stati si è chiuso sia in termini di politica interna, con governi autoritari, sia di politica estera, riducendo drasticamente, a volte interrompendo del tutto, rapporti economici e diplomatici con ex nemici e loro alleati, e la successiva guerra fredda ha esacerbato questa situazione, frammentando alleanze e isolando nazioni; come l’Italia, in cui l’importazione di
certe materie prime, brevetti e tecnologie è bloccata da decenni, e poco importa se il loro utilizzo fosse superfluo o fondamentale, si è andati avanti ugualmente senza.
Ermal tira fuori dalla tasca la chiave della macchina. Esita un po' prima di scusarsi per il suo comportamento indiscreto e inopportuno, parlando a voce bassa e velocemente per l’imbarazzo di aver rovinato un rapporto di lavoro prima che iniziasse.
Per l’imbarazzo di aver rovinato un rapporto umano, con una persona che gli interessa molto, prima che iniziasse.
“Non hai rovinato niente,” risponde, calmo, Fabrizio, che, quando il più giovane si gira per andarsene, parla di nuovo.“Anzi…grazie. Per il tè e l'acqua…per essere venuto qui”.Nel vederlo sorridere, Ermal sorride di rimando. Fa per andare via ma chissà perché si gira ancora una volta. L’Esecutore si sta massaggiando il fianco sinistro, gli occhi socchiusi mostrano che è ancora dolorante, ma sentendosi addosso lo sguardo del più giovane, il sorriso diventa una smorfia divertita, quasi soddisfatta.
“Non sono l’unico coi lividi sai?” aggiunge. Il contrasto tra il suo tono, il suo sguardo, la sua postura, e l'opprimente squallido ambiente che lo circonda, è così forte che Ermal, sollevato che l’altro non si sia offeso - come se nella sua posizione di schiavo potesse farlo - sta quasi per mettersi a ridere.“Stai per dire qualcosa come ‘dovresti vedere quell’altro?”Fabrizio ridacchia.“Più o meno,” risponde, accendendosi un’altra sigaretta e non preoccupandosi di smorzare l'accento romano.“Non tutti i lividi sò uguali. Certi se vedono subito,” apre la braccia e mostra, come se non si fossero notati fino a quel momento, i lividi su stomaco e fianco.
E sulla schiena: Ermal li ha notati quando è arrivato e l'ha trovato di spalle.
“Certi non si vedono nemmeno se ti spogli, perché t’hanno colpito, ma non nel corpo”.
Anche Ermal, che non ha più lividi sul corpo -solo piccolissime cicatrici- a volte sente ancora i lividi nel cuore.
Mentre aspetta l’ascensore, accanto alla sala delle infermiere, Ermal si trova ad ascoltare i loro discorsi. Non si sono accorte della sua presenza e parlano proprio di lui. Una commenta che il nuovo Ispettore è molto carino, un’altra obietta dicendo che non lo trova un granché, un’altra fa una battuta volgare che fa ridere tutte, ma tutte sono d’accordo nel trovarlo simpatico. Specialmente perché è venuto a trovare Fabrizio.Su di lui sembrano tutte d'accordo: si capisce che gli sono affezionate e che lo conoscono bene perché quel paziente si trova nelle loro mani più spesso di quanto dovrebbe.“Capisco punire i criminali ma perché non anche quello schifoso…” bisbiglia una, subito interrotta da un’altra che le intima di stare attenta a quello che dice, non si sa mai chi può sentirla. La prima si affretta a puntualizzare che non era sua intenzione criticare il Sistema, ma le dispiace per Fabrizio. Aggiunge, come giustificandosi con un interlocutore invisibile, che Moro, come è giusto che sia, sta già pagando per le sue colpe e non merita tanto accanimento contro di lui.
“Vi ricordate quella volta che non si riusciva a rianimarlo?”
“E chi se la scorda, aveva perso tanto sangue da quella ferita alla testa che è stato un miracolo che non abbia subito danni permanenti…” le fa eco una voce dal timbro mascolino, ma viene interrotta dalla prima.“...E quel demonio venne qui ridendo, a raccontare che era caduto dalle scale...io allora ero nuova e non lo conoscevo...se ripenso alla faccia che fece quando gli dissi che non era possibile mi vengono ancora i brividi…solo allora capii perché facevate finta di non credergli...”
Quella che inizialmente l'aveva redarguita parla di nuovo: “Avevamo…abbiamo i brividi come te. Ogni volta che quello lì chiudeva la porta temevo per la vita di Fabrizio, ogni volta che se ne andava correvo a controllare che gli aveva fatto...e ogni volta trovavo segni che prima non c’erano...”“Almeno stavolta è stato beccato! Anzi è stato proprio ammonito, di nuovo, e di nuovo per qualcosa che ha fatto a Fabrizio...ci pensate che figura che ha fatto?” Si intromette quella con la voce mascolina.Segue un vociare e qualche risatina, dalla quale emerge l'infermiera più giudiziosa.“Speriamo che con quello nuovo le cose gli vadano bene…”L'ascensore è arrivato da un pezzo ma solo ora Ermal lascia che le sue porte si chiudano.Due settimane, Ermal ripete a sé stesso -nella sua testa la voce del più grande, il suo respiro spezzato, il suo calore disperato mentre si appoggiava a lui.Due settimane e potrà finalmente prendere servizio.Due settimane e sarà affiancato da Fabrizio.Due settimane e sarà protetto da Fabrizio.Due settimane e potrà proteggerlo a sua volta.
----- CHAPTER BREAK -----
"Tu devi scomparire anche se non ne hai voglia e puoi contare solo su te" (Narcolexia/CCCP- Morire)
I primi giorni da Ispettore di Ermal sono tranquilli. Non ci sono emergenze e la sua squadra non ha casi da seguire. In compenso ci sono parecchie scartoffie arretrate da sistemare ed essendo nuovo toccano tutte a lui; i colleghi non ne fanno un mistero, mollando nella sua postazione computer palmari e pile di fogli -specialmente l’Ispettore Gazzé che sembra non solo allergico al lavoro d'ufficio, ma anche ignaro circa l'esistenza di supporti più ecologici.
Dicono che nonostante l'aria svanita quando lavora su un caso si trasformi in un agente molto affidabile.
Come l’Ispettore Capo Venditti, anche l’Ispettore Cristicchi passa molto tempo nella sala degli Esecutori. È un idealista, ha una formazione in psicologia, e nel tempo libero aiuta chi ha il CC alterato a riportarlo su valori accettabili prima che sia troppo tardi.
Spesso Noemi gli dice: “Ti avessi conosciuto prima, Simò, non sarei qui adesso”, e lui senza perdere il sorriso le risponde “E come farei io in questo mortorio senza di te?”
Ermal fa la conoscenza dei membri della Squadra 2, guidata dall'Ispettore Capo Marrone, i cui eccellenti risultati durante le selezioni hanno stabilito un primato, anche se Fiorella afferma che siano stati gonfiati da qualcuno molto influente al Sud; l'Ispettore Annalisa Scarrone, giovane donna dai modi piacevoli, un'ex ricercatrice di fisica che ha pubblicato molti articoli scientifici; gli Ispettori Francesco Gabbani, sociologo che ha deciso di mettere la sua preparazione al servizio delle Forze di Pubblica Sicurezza, e Marco Mengoni, che Noemi afferma di conoscere da quando era libera.
Gli sembrano persone a posto.
Diversi sono i membri della Squadra 3, guidata dall’Ispettore Capo Castoldi, formata da ex infiltrati non solo in bande di criminali come il loro capo e l’Ispettore Manuel Agnelli, ma anche in enti pubblici per l'Ispettore Francesco Renga, e sette religiose per l’Ispettore Elisa Toffoli.
Quando Ermal, durante una videochiamata con la famiglia, aveva parlato di loro, sua madre aveva commentato che non riusciva a capacitarsi dall'esistenza di crimini effettivi, in un paese in grado di monitorare lo stato mentale dei suoi cittadini. Il novello Ispettore le aveva spiegato che alcuni commettono crimini senza pensarci, meccanicamente, come se fosse normale, senza che, quindi, il loro CC si alteri. Per loro basta la Polizia tradizionale. Il Sistema ha registrato una notevole diminuzione di tali reati, e il merito è anche delle FPS.
Non fa la conoscenza degli Esecutori delle altre squadre: a differenza degli Ispettori che hanno sia un ufficio tutto loro sia le loro postazioni nella Sala Operativa comune, i primi possono stare solo nelle Aree di Confinamento a loro assegnate.
Il Sistema evita che gli Esecutori di squadre differenti comunichino tra loro al di fuori di eventuali operazioni congiunte, per evitare che facciano gruppo.
Qualcuno scherza sottovoce, dicendo che il Sistema non vuole che persone con abilità eccezionali si mettano a discutere, non sia mai dovessero trovare un modo per ribellarsi ai loro superiori.
Tutti vogliono sapere di più sul novellino proveniente da uno dei pochi paesi ancora alleati, che invece di passare per le selezioni che si tengono ogni 5 anni, è stato richiesto espressamente dalla Direzione.
Si chiedono se sia raccomandato e da chi, e vedendolo spesso con il Direttore della Sezione di Roma pensano di avere una risposta, dimenticando che, come quello di chiunque altro, il curriculum di Ermal, completo di dettagliati resoconti del suo lavoro e dei suoi risultati, è di dominio pubblico.
Lo trattano tutti con cordialità e cortesia, che, si sa, è il modo migliore per carpire informazioni. Ermal è ugualmente cordiale e cortese, appropriato e piacevole, nonché abilissimo nel rispondere ad ogni domanda indiscreta senza dire nulla di ciò che gli altri vorrebbero sapere.
Con Fabrizio scambia qualche parola quando può; senza missioni operative da svolgere insieme sarebbe strano andarci a parlare senza un vero motivo, anche se, molto spesso, il suo sguardo va verso la sala degli Esecutori.Quando per la risoluzione di un caso si richiede una particolare abilità, una squadra può prendere in prestito l'Esecutore di un'altra, previa autorizzazione del suo Ispettore, che in genere, se questo non ha un altro lavoro da fargli svolgere, accetta sempre, anche in nome di una collaborazione professionale distesa.
Come chiedere in prestito un attrezzo per fare un lavoro: se il proprietario non lo sta usando lo può prestare, anzi, apparirebbe maleducato se non lo facesse.
Fabrizio, che è stato a lungo libero , cioè senza Ispettore fisso, è stato usato spesso dalla Squadra 2. Sempre Fiorella, che pur non potendo uscire dagli spazi riservati agli Esecutori della Squadra 1 sa tutto di tutti, afferma che si servono di lui quando temono che per i loro sarebbe rischioso.
Come quelle persone che tengono i loro oggetti da conto ma rovinano quelli degli altri, ma quando si tratta di persone sembra quasi lodevole.
Quando, con fare cospiratorio, chiede ad Ermal se quando è andato a trovare Fabrizio ha notato che l'infermiera Guaccero ha un debole per lui, lui le chiede come fa a sapere queste cose, limitata com'è dal suo stato. La donna, senza scomporsi, lo prende sottobraccio e gli fa i complimenti per essere rimasto in buoni rapporti con la sua ex compagna, e per la sua riservatezza -con gli altri, con lei è inutile, anche se non può uscire da lì, così come sarebbe inutile mentirle.
E’ ovvio che l’esperto di spionaggio nella Squadra 1, forse dell’intera Sezione di Roma, è lei.
Agli Esecutori non è permesso spostarsi al di fuori delle loro aree di confinamento senza essere accompagnati da un Ispettore, che sia per lavoro o per uscire dal palazzo delle FPS durante i due giorni di libertà al mese che vengono loro concessi, e nei quali sono comunque controllati tramite localizzatore sottocutaneo.
Un pomeriggio l’Ispettore Mengoni riporta Fabrizio nella sua area. L’Esecutore è malconcio, a giudicare dal casco ammaccato in mano all’Ispettore, a causa di un inseguimento in moto. Si massaggia una spalla e zoppica leggermente.
Ad Ermal viene subito in mente quella volta in ospedale; quella volta in cui Fabrizio, in preda ad una commozione cerebrale, ma del tutto padrone delle sue facoltà mentali, gli aveva mostrato i lividi che segnavano il suo corpo, nonostante il dolore e la vergogna, e aveva esposto la sua egoista curiosità e la pericolosità del potere assoluto su un altro essere umano.
Quella volta in cui Fabrizio si era aggrappato a lui per non cadere, aveva respirato a millimetri dalla sua bocca e a millimetri dal suo orecchio aveva sussurrato parole pesanti come macigni.
Ermal e Venditti, nella stanza dei loro sottoposti per uno di quei caffè con la moka tanto amati dall’Ispettore Capo, sentono la voce di Mengoni ben prima che la doppia porta si apra, tanto da chiedersi da quanto va avanti quella sfuriata, che non accenna a smettere nemmeno quando gli uomini fanno il loro ingresso nella saletta.“Non me ne frega niente! Tu mi hai distrutto la moto, e che ti avevo detto?” Tuona Mengoni, facendo dei gesti per spingere l'altro a rispondere a quella che dovrebbe essere solo una domanda retorica.
“Fai quello che devi fare ma stai attento alla mia moto...” risponde Moro, non senza una punta di tutta l'ironia che può permettersi nella sua posizione, ripetendo quelle che probabilmente sono le esatte parole del suo superiore, che non la coglie, troppo preso dallo sciorinare una sequela di rimproveri ed insulti, senza badare minimamente ai molteplici “che altro potevo fare?” del subordinato in prestito.Quando si accorge della presenza dei suoi colleghi nella zona cucina, non è per nulla imbarazzato, anzi, allontana l’Esecutore con un ‘levati dalle palle’ ed una spinta, non violenta ma sicuramente non amichevole, per salutare calorosamente Venditti e il suo nuovo amico -così gli piace chiamarlo- Ermal. Racconta loro che dovevano inseguire un criminale latente e che, nonostante le sue raccomandazioni, Moro gli aveva danneggiato la moto. Non quella d’ordinanza ma quella di sua proprietà, personalizzata e modificata dai migliori meccatronici italiani con parti tedesche, e non c'è bisogno di ricordare quanto sia difficile ottenere qualsiasi cosa da paesi stranieri. E come se non bastasse, aggiunge, invece di portare la sua amata motocicletta a riparare, avrebbe dovuto portare quello scellerato in infermeria per un controllo; ma assolutamente no, continua, è stato lui a farmi scendere, è stato lui a decidere di inseguirlo da solo, ed è stato lui a farsi speronare e a cadere. Non si è fatto niente, insiste alzando volutamente la voce per sgridare ancora una volta Moro, ci sta solo marciando perché sa che non può essere punito seriamente ora che non è più libero.
Può ancora essere dato in prestito ad altri, tuttavia, se le sue capacità servono ad un altro Ispettore, e tutti sanno che l’Ispettore Capo Marrone tende a proteggere la sua squadra, Esecutori compresi, e ad usare Moro se c'è rischio di infortunio. Qualcuno, a questo proposito, afferma che non sia una cattiva persona e che tenga ai suoi Esecutori; qualcun altro afferma che sia competitiva e che voglia tenere la sua squadra in forma perfetta per ottenere sempre i migliori risultati. Ermal non sa quale sia la verità ma il dover lasciare che altri prendano il suo Esecutore inizia a metterlo a disagio.
A proposito, si rivolge ad Ermal, devi farti sempre rispettare da quello scellerato, altrimenti gli metterà i piedi in testa. L'Ispettore Capo , in tono rilassato, chiede a Moro che è successo. A voce bassa l’Esecutore spiega che ha fatto scendere l’Ispettore Mengoni per tenerlo al sicuro mentre lui inseguiva il criminale, che aveva fatto di tutto per seminarlo. Come farlo sbandare.
“Allora dovevi stare attento a non sfasciare roba non tua,” lo interrompe Mengoni, agitando il pugno nella sua direzione, e poi girandosi verso i colleghi con l’espressione di chi sta per avere un esaurimento nervoso aggiunge: “Me ne devo andare prima che questo deficiente mi rovini il CC, che la pressione me l’ha già fatta salire!”
Così, Ermal si accorge con un certo rammarico che anche tra i colleghi più simpatici e affabili, trattare gli Esecutori come esseri inferiori, come oggetti, è la prassi.“Capo, io gli ho detto di prendere la moto d’ordinanza ma lui ha insistito per usare la sua...”Venditti scuote la testa.“Sicuramente voleva usare il tesserino delle FPS per mettere benzina scontata sulla sua moto...quella robaccia straniera deve consumare parecchio!”.Ermal sta per rispondere qualcosa sull'economia tedesca che ha letto un articolo sull'industria automobilistica tedesca, invece si sofferma su Fabrizio, che ha un’espressione assente ; probabilmente l’adrenalina in circolo si è esaurita e il dolore si sta facendo sentire pienamente.
Prende da un cassetto una fialetta, il cui contenuto immette in una siringa.
Lo Stato dà in dotazione agli Esecutori farmaci difficili da prendere così che non ne abusino.
Vedendolo aprire e chiudere il pugno tenendo la siringa in bocca, per Ermal, il cui percorso professionale è iniziato in campo medico, è automatico intervenire.“Lascia che ti aiuti”.Gli sfila la siringa dalle labbra, non senza incontrare una certa incredulità nell'altro - non tanto per l'invasione di uno spazio personale a cui non ha più diritto, ma per il gesto più delicato che asettico dell'ex anatomopatologo .“Meglio non stare in piedi…hai esaurito la carica adrenalinica e potresti avere un calo di pressione”.
Fabrizio non dice nulla, nemmeno quando gli prende la mano e lo fa sedere sul divano, stende il suo braccio e gli dà dei colpetti per trovare la vena, quest’ultima un’operazione automatica ma inutile perché è molto visibile, addirittura in rilievo; Ermal si trova a percorrerla involontariamente con il dito mentre Venditti ricorda a sé stesso, a mezza voce, di comprare qualche pillola o magari qualche cerotto. In realtà, pensa il più giovane, i cerotti a rilascio graduale non sarebbero adatti in questa situazione perché troppo lenti ad agire, e ormai ci sono formati più moderni ed efficaci delle pillole ma evidentemente per lui non esistono, come non esiste caffè che non sia fatto con la moka.
All’estero esistono dispositivi vibrazionali, qui invece gli Ispettori hanno a disposizione dispositivi a rilascio olfattivo, che dopo l'inalazione eliminano il dolore senza che ingeriscano o si iniettino nulla, proteggendoli senza danneggiare i loro corpi. Un po' come fanno gli Esecutori.
Prima che Ermal gli inietti il farmaco Moro trattiene il respiro; l’Ispettore con una mano spinge lo stantuffo e con l'altra gli controlla il polso, senza distogliere mai lo sguardo, specialmente quando l’ago entra lentamente nella pelle, e poi nella vena dell’altro, rilasciando il farmaco.
Fabrizio, la fronte corrugata, la mascella contratta, ricambia quello sguardo per qualche secondo, finché l'ago non è entrato completamente nel suo braccio e l'antidolorifico interamente in vena, e i suoi lineamenti si rilassano. Abbassa le palpebre lentamente, fa un lungo respiro e lascia cadere la testa all'indietro .
In passato deve avere odiato gli aghi, ma nella sua condizione non può più permettersi di scegliere, o di protestare se qualcuno gli prende la mano e lo mette a sedere, pensa Ermal, deglutendo, mentre l'altro fa lo stesso, la gola esposta alla sua vista, e con essa le ali tatuate su un lato del collo.
“Spero di non averti fatto male…Mia sorella mi dice sempre che ho la mano pesante in quanto medico dei morti e non dei vivi,” scherza Ermal, a voce più bassa -e più dolce- di come sarebbe stata in un qualsiasi altro momento, in cui l’Esecutore gli avrebbe risposto subiti, guardandolo, o almeno tenendo gli occhi aperti.L’Ispettore Capo Venditti riempie il silenzio rispondendo che sicuramente un medico, seppure della Scientifica, non avrà mai la mano pesante come la sua o quella di Fiorella; aggiunge anche che, secondo quello che ha sentito, Moro e lo Sceriffo sono veloci anche se non delicati, mentre a Noemi e Cristicchi trema la mano. Di Gazzé in questo campo nessuno sa niente, conclude. L’Ispettore commenta che chissà perché se lo aspettava.“Hai la mano leggera...”
Fabrizio, gli occhi socchiusi, sussurra quasi impercettibilmente.
Uno dei tanti giorni in cui Ermal è oberato di lavoro d'ufficio, oltre la pila di scartoffie vede passare l'Ispettore Cristicchi con Fabrizio. Tornano da una non meglio precisata consulenza, che in realtà è solo una scusa per fargli respirare un’aria diversa. L'ex psicologo usa spesso questo stratagemma: in un'occasione aveva persino portato Noemi al mare, facendole prendere troppo sole e prendendosi lui una sgridata.
Alla scrivania dell’Ispettore Capo siede Gazzé, che dopo aver mollato i suoi infiniti arretrati al collega più giovane se ne tiene a debita distanza. Cristicchi lo raggiunge, lasciando l’Esecutore in custodia al suo Ispettore e ricordandogli che dovrà accompagnarlo nella sua Area di Confinamento, anche se si tratta solo di pochi metri, perché se passasse un dirigente, un collega o perfino un Analista maligno potrebbe metterlo nei guai, e nessuno vuole dargliene ancora.
Tutti sembrano conoscere Fabrizio tranne Ermal.
Il Direttore di Sezione aveva promesso di mostrargli il suo dossier ma è in trasferta, e anche se ogni Ispettore può visionare il fascicolo di un Esecutore, per farlo bisogna riempire un modulo, tra le cui voci viene richiesto il motivo, e non se la sente di scrivere la verità, 'voler conoscere l'uomo che lavora con lui' (per lui, direbbero i suoi colleghi) né di mentire e magari mettere nei guai lui o sé stesso, così aspetta che torni colui che, praticamente, l'ha attirato nelle FPS con quel pretesto.
“Te stanno a sfruttà eh,” mormora Fabrizio, in piedi davanti alla postazione di Ermal, le mani nelle tasche dei jeans neri sdruciti e infilati negli anfibi, una t-shirt aderente decorata da zip e inserti in similpelle le cui maniche lunghe sono tirate su fino ai gomiti.
Lo accompagna l'odore del fumo di una o più sigarette, probabilmente fumate con Cristicchi in qualche zona panoramica dei dintorni.“Pensano sia divertente sfruttare il ‘novellino col nome strano’” risponde Ermal, alzando il tono di proposito per farsi sentire dai colleghi, e imitando l’accento e il difetto di pronuncia di Gazzé.
“Vogliono vedere quando perderai la pazienza…ti prendono in giro, fallo anche tu,” gli aveva detto l’Ispettore Capo Venditti notando le pile di scartoffie sulla sua scrivania, “non smetteranno per almeno un paio di mesi, ma almeno, dopo che gliene avrai dette quattro, ti farai una risata!”
“Meta, fai silenzio e lavora,” gli fa l’Ispettore lanciandogli un aeroplano di carta che va a schiantarsi sulla pila di fogli, fortunatamente senza fare danni, “che vestito così mi sembri il soldatino di piombo della favola di Andersen!”“Io fossi in te non parlerei di stile” si intromette Cristicchi, al quale Gazzé lancia un altro aeroplano. In effetti, Ermal indossa una giacca grigio scuro con i bottoni che ricordano le uniformi militari dei secoli scorsi, nonché camicia, gilet , jeans e stivaletti neri. Non avrebbe problemi a vestire in modo più formale, come ha fatto durante il primo colloquio, per cui aveva scelto abito e scarpe classiche, ma perché, se non c’è un codice di abbigliamento da rispettare, e se molti dei suoi colleghi e superiori sono decisamente sopra le righe? “Io un po’ ne capisco, se serve una mano,” si offre Fabrizio.
Dalla sua postazione l’Ispettore Cristicchi conferma e gli suggerisce di approfittarne, così Ermal fa cenno all’Esecutore di sedersi accanto a lui e gli passa delle carte.
Fabrizio ne capisce davvero; anzi, gli spiega alcuni dettagli che gli erano poco chiari, gli mostra delle scorciatoie procedurali per risparmiare tempo e certe sottigliezze per fare bella figura con l’Ispettore Capo Venditti a cui, secondo lui, ‘piacciono ste cazzate’. Si offre di rivedere e sistemare ciò che ha scritto prima che lui arrivasse, così Meta può andare avanti con i documenti digitali. Mentre lavorano in questo modo Ermal gli chiede altre delucidazioni. Di alcune ha davvero bisogno, di altre non proprio, essendo solo pretesti, perché ogni volta che si trova, suo malgrado, a fissarlo, l’altro sembra accorgersene e lo guarda a sua volta, e fargli delle domande è l’unico modo per uscirne dignitosamente senza confessare che lo fissa perché è affascinato da lui -in senso puramente platonico, come ha detto alla sua ex che non smetteva di prenderlo in giro perché era la prima volta che lo sentiva parlare a lungo e con così tanto interesse di qualcuno esterno alla sua cerchia di familiari e amici stretti. Quella volta Ermal si è guardato bene dal raccontarle la sensazione, tutt’altro che platonica, che ha provato davanti al suo corpo seminudo, marchiato da tatuaggi, lividi e ferite, e quando quel corpo si è avvinghiato a lui perché non riusciva a reggersi in piedi. Sarebbe capitato a tutti, al suo posto; la sua reazione non aveva niente a che vedere con la sfera sessuale, ma piuttosto con la situazione inaspettata e ambigua in cui si era trovato. Tuttavia era meglio tenere certi dettagli per sé, non per riguardo verso Silvia, che ormai per lui prova solo affetto fraterno, ma perché dare voce a certi ricordi, pensieri, impulsi, significa renderli reali.
Meglio non ammetterli neppure a sé stessi. Meglio evitare che si trasformino in fantasie, o peggio, in desideri, che potrebbero intorbidire il suo CC.
E’ davvero affascinato da lui. Davvero vorrebbe conoscerlo, vorrebbe sapere di lui, della sua vita, di come abbia perso sé stesso e la sua libertà, le cui sette lettere gli sono rimaste tatuate sulla pelle e forse nell’anima, vorrebbe conoscere il significato dei suoi tatuaggi, pensa Ermal soffermandosi sui disegni sulle sue mani, dalle dita lunghe e un po’ nodose, che qualche tempo prima erano affondate tra i suoi ricci, e si erano strette intorno alle sue braccia, unico appiglio fra realtà e perdita di coscienza per via di una commozione cerebrale.
Quelle dita che, mentre la sua bocca gli diceva di aspettare due settimane per chiedergli ciò che voleva sapere, prendendo le sue e portandole sulla sua gola, gli avevano risposto e allo stesso tempo gli avevano dato un assaggio di cosa significava, per un Ispettore, avere potere assoluto su un Esecutore.
Dopo quella volta Ermal non gli ha più chiesto più niente; vuole ottenere la sua fiducia e soprattutto vuole dimostrargli rispetto. Vuole dimostrargli che non è e non sarà come quegli Ispettori che lo trattano come un oggetto di cui servirsi al bisogno e da gettare quando tale bisogno è finito.
Il modo in cui Fabrizio tiene la penna per qualche motivo gli ricorda suo fratello minore e i tempi in cui, da bambini, lo aiutava a fare i compiti, ma è anche diverso, come diverso è il suo viso abbronzato e costellato di lievissime lentiggini. "Finisco questa frase e ti ascolto", gli dice mentre è ancora chino sul foglio, senza che lui gli abbia chiesto nulla, solo sentendosi i suoi occhi addosso.
Chissà come ha sviluppato l’abilità di vedere senza usare gli occhi, di sentire gli sguardi su di sé prima che la voce o i gesti glieli palesino, a leggere l’aria, le vibrazioni intorno a sé prima che le cose gli capitino, pur non potendole davvero evitare, per via della sua condizione di oggetto, di strumento nelle mani di occasionali o temporanei padroni, Ispettori delle FPS, rappresentanti dello Stato, al quale, secondo la Legge, i criminali manifesti, recidivi o latenti appartengono.
La voce di Fabrizio è anche più bassa del solito, nonostante non sia infortunato - a differenza della prima volta in cui l'ha visto, quando dopo aver cantato tossiva, visibilmente provato, e aveva segni di dita sul collo. A differenza di quando l'ha trovato in ospedale, con la testa fasciata e pieno di lividi su tutto il corpo, gola inclusa - e prima di correggere un errore o di spiegargli una procedura lancia un fugace sguardo tutt’intorno alla Sala Operativa.Gli Esecutori individui devono pagare un debito con il Sistema, che è rappresentato dagli Ispettori, per i quali è normale sia sfruttarli per fare anche il proprio lavoro, sia farsi spiegare quello che non sanno, anche se ogni spiegazione o insegnamento si deve svolgere in privato, perché in pubblico l'autorità -e la superiorità che ne deriva- dell’Ispettore deve essere assoluta.
Non è una regola, piuttosto una convenzione, come la mancanza di codice d'abbigliamento.
Ermal è intelligente abbastanza da voler imparare da chi sa più di lui a prescindere dal suo titolo, e non si sarebbe mai aspettato che un’istituzione imponente e perfettamente funzionale come le FPS, abbia spazi, al suo interno, per delle assurdità.O per la crudeltà.
“ Quando si dice due braccia rubate all'agricoltura...Moro tiene la penna come terrebbe una zappa”.Dopo aver ricevuto un’ammonizione ufficiale, come da regolamento l’Ispettore Capo Castoldi è dovuto ricorrere alla psicoterapia per riallineare il proprio coefficiente di criminalità a livelli accettabili. Tuttavia tra tutti i presenti nessuno crede che sia servita davvero, specialmente davanti alla sua espressione disgustata, accentuata da un sorrisetto sadico, mentre, accompagnato dagli Ispettori Agnelli e Renga, sputa veleno contro la sua vittima prescelta, a causa della quale ha ricevuto una seconda ammonizione.
L’Ispettore Toffoli, un passo indietro rispetto ai tre uomini, nasconde il proprio imbarazzo dietro una maschera d'indifferenza. Nel lato sinistro della sala, verso le postazioni della squadra 2, l’Ispettore Mengoni ridacchia. Nel lato destro, occupato dalla squadra 3, non solo Ermal e Cristicchi si bloccano, ma anche Gazzé.
Mettersi contro un agente più anziano, un Ispettore Capo, nonché un tale uomo porterebbe serie conseguenze disciplinari, o peggio ancora, potrebbe compromettere il loro CC e con esso la loro vita, così è più facile fare un lungo respiro e calmarsi, invece che reagire.
Un dissidente una volta teorizzò che era proprio questo che voleva il Sistema: impedire che si prendesse una posizione, che si reagisse alle ingiustizie, per dividere le persone e renderle impotenti senza farglielo capire, ma anche se fosse stato vero che potevano fare? Non prendendo droghe che inibiscono il CC, a differenza di Castoldi, sarebbero condannati, e per quanto Fabrizio sia benvoluto nella squadra, non sono disposti a rischiare tanto per lui, per un altro
Esecutore, forse per nessuno.
Ermal si gira verso chi ha fatto quel commento velenoso e quelli che hanno riso, poi verso i suoi compagni di squadra che gli lanciano un’occhiata eloquente -per lui la prima volta, ma non per loro, né per la vittima- e verso Fabrizio, che, stavolta non alza gli occhi dal foglio, pur sentendo indubbiamente su di sé quelli del suo Ispettore, e quelli di tutta la sala.
Un tempo sarebbe sprofondato per la vergogna, lui che era nato timido e aveva acquisito sicurezza solo lavorando per qualcosa in cui credeva, finché non era cambiato tutto e aveva perso la stima ottenuta grazie al suo impegno, la libertà a cui tanto teneva, persino lo status di persona. Da allora ha subito tante di quelle umiliazioni, maltrattamenti e abusi che essere fissato dall’intera Sala Operativa e insultato non fa più male. O quasi.
Moro si comporta come se non avesse sentito niente, continuando a tenere in mano la penna come prima e a riempire i moduli a testa bassa. La sua indifferenza irrita l'Ispettore Castoldi, che da infiltrato si chiamava Morgan, e che continua a gettare fango su di lui, sul quartiere malfamato da cui proviene, su suo padre che aveva un’officina abusiva.“Immaginate il livello di chi non si rende nemmeno conto di commettere un crimine...sarà per quello che nonostante tutto suo padre ha un CC migliore del tuo...”Grazie a sua madre Ermal è riuscito ad incanalare tutta la sua energia in modo costruttivo e razionale per non lasciare che l’odio e la paura invadessero il suo animo corrompendo il suo CC, ma ciò non significa che non abbia ricordi dolorosi del suo padre violento o rimpianti per non averne avuto uno amorevole, e gli fa ribollire il sangue che ne venga denigrato uno che a differenza del suo non picchiava moglie e figli, tanto che ogni cellula del suo corpo freme dal bisogno di porre fine a quelle maldicenze.“Ispettore, qui serve la sua firma”.
Fabrizio gli sta passando un foglio. Nei suoi occhi nessuna emozione, nessun sentimento, solo stoica concentrazione sul suo compito.
“Il figlio di un tale decerebrato si sarà montato la testa anche solo per essere uscito da San Basilio!”“Forse gli conveniva rimanerci!”Castoldi, Agnelli e Renga si danno manforte per gettare fango su Fabrizio.
“E pensare che prima era-”L'Ispettore Toffoli interrompe Morgan facendogli un gesto per farlo tacere.
“Gli è andata fin troppo bene…in prigione a quelli come lui fanno esperimenti con farmaci strani,” continua l’Ispettore Agnelli, inespressivo come la maschera di cera alla quale somiglia.
“Io devo ancora capire qual è l’ enorme potenziale che lo rende utile allo Stato…”Gli fa eco L’Ispettore Renga, prendendosi gioco della terminologia ufficiale.“Di certo non è guidare la moto!” Si aggiunge Mengoni, ancora livido per l’incidente, e per aver dovuto pagare la riparazione interamente di tasca sua, non avendo seguito il regolamento. Viene zittito a forza di gomitate dai suoi colleghi.“E' resistente come uno schifoso scarafaggio…"Riprende l’Ispettore Castoldi."Credi di averlo schiacciato, ma appena ti giri quel maledetto si rialza…”Con la luce che dalle enormi vetrate penetra nella sala, disegnando ombre che si muovono tremolanti alle loro spalle, l’Ispettore Capo Castoldi sembra avere le corna. Come un demone, pensa Ermal, che quella volta, in quella stanza d'ospedale, ha visto e sentito quanto basta per capire a cosa allude.
Ermal è furioso, di una rabbia limpida e pura come il suo CC, perchè nonostante i suoi modi impeccabili e la facilità con cui si inserisce in ogni ambiente, non tollera i soprusi, avendone subiti tanti quando era solo un bambino indifeso che cercava di proteggere sé stesso e i suoi cari, e non sopporta che debba subirli Fabrizio, che gli occupa i pensieri da quando l'ha conosciuto.
Nonostante gli sguardi dei suoi colleghi il nuovo Ispettore apre la bocca e prende un respiro prima di aprire la bocca per dire al suo superiore di smetterla, o almeno quella è la sua intenzione, prima che qualcosa lo blocchi.
Un calore sul polso .Una mano abbronzata e decorata da un sole nero che non brilla ma scalda.Ermal si gira verso Fabrizio che non dice niente, lo guarda e basta, in modo fermo ma non impassibile; nei suoi occhi si intravedono la tristezza, la vergogna e la rabbia di chi non può più difendersi, e la preoccupazione, non per sé stesso, compromesso per sempre, ma per l’altro.Mettersi contro un Ispettore Capo -un Ispettore Capo in particolare- sarebbe problematico anche per qualcuno brillante come Ermal, richiesto nella divisione più prestigiosa della Polizia senza dover superare alcuna selezione, e Fabrizio non vuole essere la causa di eventuali problemi per quel giovane Ispettore. Per lui, che è una causa persa, questo Ermal Meta che ha conosciuto da poco, che gli ha stretto la mano, che è andato a trovarlo in ospedale, che l’ha sorretto tra le braccia quando stava per svenire, che gli ha iniettato l’antidolorifico solo per non farlo affaticare, non è solo la sua enorme potenzialità o il suo invidiabile coefficiente criminale, ma una bella persona, non solo per il candore della sua pelle, che sembra corrispondere al suo altrettanto candido CC, non solo per le mani affusolate, gli occhi scuri e i ricci che incorniciano un volto adulto e affilato ma anche, per certi versi e in certi momenti, infantile.
Una brava persona; l’ha detto il Direttore di Sezione all'Ispettore Capo Venditti una volta che sono venuti nella loro Area di Confinamento, e gli hanno fatto eco lo stesso Venditti e le sue colleghe, e lui non ha detto niente in quel momento, ma pensava la stessa cosa.
In ospedale aveva cercato di metterlo in guardia, anche se in modo indiretto, non sapendo se ci fosse qualcuno, da qualche parte, che non doveva ascoltare, sperando che capisse che se fosse stato troppo curioso a proposito di certe cose che succedevano a certi Esecutori -specialmente ad un Esecutore in particolare- si sarebbe trovato contro qualcuno. Lo stesso che l'aveva mandato in infermeria, e che ora stava spuntando veleno.
In ospedale aveva cercato di fargli capire, anche se in modo caotico, per via del suo stato, che sarebbe stato meglio abituarsi a non considerarlo più che un oggetto, perché comunque, presto o tardi, per cause esterne o per sua volontà, avrebbe finito per farlo, e in fondo era meglio così perché chi non si uniformava non aveva una vita facile, e lui a quell’Ispettore pallido augurava solo il meglio.
Dopo che Ermal aveva accettato di lavorare per le FPS l’Ispettore Capo gli aveva fatto visionare il suo dossier. Aveva visto i referti medici della sua infanzia che mostravano quanto avesse sofferto ad opera di un padre violento, eppure di quelle cicatrici che potevano rimarginarsi nel corpo, ma non nell’anima, non sembrava esserci traccia nel suo comportamento. Solo qualcuno in grado di guardare molto oltre le apparenze -come Fabrizio, selezionato come Esecutore anche per quella sua capacità- poteva scorgere nel più giovane segnali inequivocabili, anche se manifesti solo per qualche frazione di secondo.
Il modo in cui il novello Ispettore si gira verso chi alza la voce più del normale, in modo assolutamente calmo e perfettamente consono ad una forza dell’ordine sempre all’erta, anche se a Fabrizio non sfugge la tensione nei suoi occhi per un brevissimo istante -tensione, non paura; per quella non c’era tempo, se voleva proteggere sua madre e i suoi fratelli.
Il modo in cui, quando viene lodato dall’Ispettore Capo Venditti o dal Direttore di Sezione De Gregori, il suo sguardo si ammorbidisce, come un bambino che ha ricevuto l’approvazione di un padre, prima di tornare ad assumere un’espressione appropriata e professionale.
Negli occhi di Ermal vede sé stesso di tanti anni prima, quando voleva cambiare le cose, prima che le cose cambiassero lui, anzi, il suo CC, che l’ha inchiodato a terra per sempre, come una pesante catena dalla quale non potrà mai liberarsi, e che lo marchia come criminale latente e lo fa per colpa sua, perché non è riuscito a non soccombere né alla violenza che lo circondava, né all’oscurità che aveva dentro, a differenza di Ermal, che invece non si era fatto sopraffare dalla violenza e non aveva lasciato che la sua anima venisse inghiottita dall’oscurità.
Forse perché aveva lottato per proteggere i suoi cari, invece che per punire il colpevole come aveva cercato di fare lui, che dopo essersi battuto tanto e tante volte nella vita, non era riuscito ad ottenere vendetta né giustizia, ed era finito per diventare uno strumento che passava dalle mani di un Ispettore all’altro -o per le mani. O sotto le mani. O sotto e basta. Nessuno ha mai mostrato l’indignazione di Ermal, nessuno è mai stato pronto a inimicarsi Morgan per lui, che vede l’ex patologo come un idealista, coraggioso e allo stesso tempo ignaro dei pericoli che lo circondano, da proteggere non solo sul campo e non solo per dovere, ma mettendoci tutta l’anima, come se fosse un fratello minore.Come proteggerebbe un fratello minore se fossero pari, ricorda a sé stesso ogni volta che gli cade lo sguardo sui ricci castani che incorniciano il volto pallido dell’Ispettore Meta; non sono pari e non lo sarebbero nemmeno se non fossero un Esecutore e un Ispettore delle FPS, perché ai suoi occhi Ermal è così puro che risplende di luce propria.
Anche nella Sala Operativa degli Ispettori, in cui l’illuminazione è studiata per non stancare e per influire sullo spirito in modo positivo, anche se Fabrizio non ha mai capito se funzioni.
Certamente non su Castoldi che è attirato dall’ombra -la sua, principalmente. Forse perché è proprio nell’ombra che l’Esecutore si è sempre visto, finché non è diventato un’ombra per davvero, giuridicamente e non solo. E nemmeno su di lui, che adesso vede solo la luce di Ermal.
La mano di Fabrizio è calda e forte e delicata allo stesso tempo; Ermal, che si è trovato a fissarla più volte, ora ne sente la pressione sul polso, e non gli sembra più inusuale il fatto che, pur non essendo un tipo fisico, non si senta affatto a disagio per quel contatto, che al contrario gli infonde calma e forza insieme, tanto che tutto -suoni, colori, azioni- gli sembra sfocato. Tutto tranne quell’uomo, come se solo loro due si trovassero in una bolla, fuori dalla quale gli insulti continuano, e se per l’Ispettore è più difficile distinguerli, l’Esecutore ci riesce benissimo ma non può fare altro che lasciarlo parlare restando calmo e facendo restare calmo il suo superiore, tanto i suoi bambini non sono lì a sentire epiteti infamanti che nemmeno capirebbero.
Ermal è la sua priorità in questo momento; Ermal non merita di essere trascinato nel fango per lui.
Gli insulti si placano solo con l’arrivo dell’Ispettore Capo Venditti, preannunciato da un respirare affannoso e da un gran numero di imprecazioni contro la cattiva manutenzione degli ambienti delle FPS, perché, a suo dire, ‘non è possibile che nell’era della tecnologia e dell’efficienza -almeno nel resto del mondo- si rompa l’ascensore e non venga riparato istantaneamente da automi o quant’altro’.
L’uomo anziano si accorge dell’atmosfera, e non essendo la prima volta, capisce subito cosa sta succedendo. Saluta l’Ispettore Capo della Squadra 3, ricordandogli in modo apparentemente casuale che i capisquadra come loro dovrebbero lavorare più dei loro sottoposti, come fa lui, che nonostante il mal di schiena e l’ascensore rotto ha dovuto fare su e giù, dentro e fuori, per tutto il complesso delle FPS per una insignificante questione burocratica. Di cui peraltro avrebbe dovuto occuparsi Gazzé, aggiunge, cercando il suddetto con lo sguardo, e scuotendo la testa trovandolo non alla postazione abituale ma seduto alla sua scrivania.“Non è colpa mia se voi della Squadra 1 siete inefficienti, noi non abbiamo questi problemi,” risponde l’altro, ma viene interrotto da Venditti, che non lo ha neppure ascoltato.“Non farò appello al rispetto verso una categoria per la quale si è capito che non ne hai, ma te lo dico come tuo pari in grado ma più anziano in servizio: Ispettore Capo Marco Castoldi detto Morgan, la mia squadra sarà inefficiente come hai appena dichiarato, ma secondo il capitolo 3, paragrafo 12 del regolamento interno, hai ostacolato il loro lavoro e inibito la loro produttività. In poche parole, oggi sono inefficienti per colpa tua. Che non si ripeta, o dovrò fare rapporto al Direttore della Sezione”.Solo un Ispettore Capo può contrastarne un altro senza conseguenze -se riesce a coglierlo sul fatto, e se la questione è lavorativa.
Dentro la bolla, Ermal non è sicuro di cosa stia succedendo, più concentrato sulla mano di Fabrizio sul suo polso. Gli sembra il gesto di un fratello maggiore -del fratello maggiore che a volte, da bambino, immaginava proteggerlo da suo padre, finché non aveva smesso perchè era lui il maggiore e toccava a lui proteggere i suoi fratelli- ma allo stesso tempo è un gesto diverso, nuovo, inaspettato. Bello.
Come Fabrizio, e il suo viso dalle proporzioni perfette, e le sue lievissime lentiggini che si notano solo da vicino, e i suoi occhi color nocciola, e il suo sguardo, adesso, un po’ meno fermo e un po’ più triste.
E’ difficile essere il fratello maggiore, Ermal se lo ricorda bene.
----- CHAPTER BREAK -----
"Le tue mani agitate dall'ansia Un ricordo della tua infanzia Un pensiero senza via d'uscita Le gambe che fanno fin troppa fatica Si spezza il respiro e dopo ritorna Si spezza il mio cuore che pompa vergogna"
(Fabrizio Moro, L'Essenza)
Lavorando con Fabrizio sul campo Ermal si rende conto di quanto sia efficiente e di quanto siano preziosi il suo intuito, il suo spirito di osservazione e il suo modo -simile ma allo stesso tempo diverso dal suo- di pensare fuori dagli schemi, che gli permettono di collegare elementi apparentemente senza connessione, nonché di quanto sia utile la sua capacità fisica ora che, come Ispettore, è al suo Esecutore che vanno delegati inseguimenti ed eventuali scontri corpo a corpo.
E’ strano per Ermal, che alla Scientifica aveva la responsabilità più grande, avere a disposizione qualcuno che si occupa della parte più faticosa e pericolosa del lavoro. In un certo senso è come essere ancora in laboratorio.
E’ strano per Ermal, che per fare scudo ai fratelli e alla madre aveva imparato ad incassare i colpi, vedere la schiena del suo Esecutore indietreggiare quando viene colpito al suo posto, per poi girarsi verso di lui e accertarsi che stia bene invece di pensare a sé stesso, proprio come faceva lui anni prima, anche se nel suo caso era per scelta e non per una condanna.
Per il nuovo Ispettore, che da bambino lasciava che suo fratello si occupasse delle sue ferite, è quasi innaturale, almeno all’inizio, fare lo stesso per Fabrizio, invece di portarlo in quell'infermeria dove, a differenza dell'ala riservata agli Ispettori e nonostante la buona volontà delle infermiere, scarseggiano medicinali e materiali persino per le medicazioni di base.
A volte si sente in colpa per il pensiero, quasi un ricorrente sogno ad occhi aperti, che sarebbe stato bello se avesse avuto Fabrizio davanti a sé in un altro tempo e luogo, il suo corpo frapposto tra lui e suo padre, a prendere le botte al suo posto.
Come se la vita non gliene avesse date abbastanza, ricorda a sé stesso mentre lo medica, mentre osserva i suoi lividi che si è fatto obbedendo ad un ordine che gli ha dato lui, che si è fatto per proteggere lui.
Come la volta in cui avevano fermato un criminale latente che si era apparentemente arreso. Tutto sembrava essere andato bene e stavano aspettando la Polizia Ordinaria che avrebbe dovuto prenderlo in consegna come da procedura ma essendo la maggior parte degli agenti impiegati a pattugliare un evento sportivo di importanza nazionale, non arrivava nessuno e così Ermal aveva deciso di portare il criminale al commissariato più vicino. Mentre controllavano il navigatore per capire dove portarlo,
probabilmente in preda ad un episodio psicotico, il criminale si era messo a straparlare. Ermal aveva tentato di calmarlo ma qualcosa che aveva detto l'aveva agitato ancora di più, tanto che gli si era scagliato contro cercando di scappare; solo grazie alla prontezza di Moro, che aveva spinto via l’Ispettore, se l’era cavata senza un graffio. L'Esecutore al contrario, di graffi ne aveva ricevuti parecchi, ed era stato riempito di morsi, sul volto, sulle braccia ed alla gola, come se quell’uomo fosse diventato pazzo, o come se avesse rivelato la propria vera natura; un animale rabbioso, specialmente quando aveva mostrato i denti, vere e proprie armi, modificati chirurgicamente e resi simili a zanne.
Ermal non aveva mai guidato ad una tale velocità, tenendo un occhio alla strada che si apriva al suo passaggio a sirene spiegate, e uno al sangue che scorreva tra le dita dell’Esecutore, che invece di guidare come al solito era sul sedile posteriore, e con una mano teneva il prigioniero ammanettato e stordito dalla pistola elettro-magnetica -anche se si dimenava ancora, digrignando i denti e farfugliando insulti- e con l'altra si premeva la ferita alla gola.
L'aveva medicato alla meglio in quel commissariato, dove erano entrati di corsa, Ermal chiedendo a gran voce delle bende e del disinfettante, Fabrizio mettendo il criminale nelle mani del primo agente che aveva incontrato.
Per una settimana Moro aveva portato una fasciatura che gli cingeva il collo, e ogni volta che l’Ispettore gliela rifaceva, esaminandogli la ferita e scusandosi senza sapere bene cosa dire, con un sorriso timido gli aveva ripetuto che non c’era nulla di cui scusarsi, che quello era il suo lavoro ed eventuali infortuni erano parte di esso. Gli aveva anche assicurato che non aveva sbagliato niente, che a volte un’alterazione del CC poteva degenerare durante l'arresto diventando un crimine reale -l’Ispettore Cristicchi aveva aggiunto con amaro sarcasmo, che il Sistema non sbagliava mai, a costo di trasformare esso stesso i cittadini in criminali.
Se sul piano professionale Fabrizio non esita mai, sul piano personale non è altrettanto assertivo: quando gli vengono fatti complimenti ci scherza sopra e sorride coprendosi la bocca o gli occhi, segno di una giovanile timidezza mai del tutto superata. Come una volta in cui Ermal aveva raccontato ai presenti della sala ricreativa il rocambolesco recupero di un criminale che l’Esecutore aveva inseguito tra i ponteggi di un complesso condominiale in ristrutturazione. L’Ispettore aveva scherzato sulla sua scarsa forma fisica, dicendo di essersi fermato a metà scalinata per cercare il polmone che aveva perso, e Fabrizio, accentuando la parlata in romano, aveva sminuito la sua impresa con un “sò pratico solo perché da ragazzino per ho fatto l’operaio sui tetti...Allora sì che ce la facevo, ora sto a diventà troppo vecchio pe ‘ste cose ”. Fiorella gli aveva dato uno schiaffetto commentando che stava meglio adesso che da giovane, Venditti si era detto d'accordo così Ermal, incuriosito, gli aveva chiesto com’era, e lui aveva risposto con un laconico ‘un casino’.Fiorella era scoppiata a ridere: era un casino davvero, faceva sempre polemica ed era ipocondriaco, bastava uno starnuto per mandarlo in paranoia. A quanto pare, era una vittima abituale delle sue manie.Ho capito che non sei più così Fabrizié, anche perché come potresti? Aveva poi scherzato l'esperta di spionaggio, dando il via ad una serie di racconti sulle loro esperienze con cure mediche di serie B, medici incompetenti e farmaci che non bastavano mai, tutti aspetti del loro status di non-persone, oltre alla mancanza di diritti e libertà.Meglio riderci sopra finché si può, si dicevano l'un l'altro, che lamentarsi è inutile. Almeno non erano cavie umane come i detenuti nelle prigioni di Stato, su cui venivano testati farmaci e cosmetici che in passato venivano sperimentati sugli animali, che, prima della Guerra e dei conseguenti sconvolgimenti climatici e ambientali, erano molto più numerosi.Nonostante il tono leggero degli Esecutori, ad Ermal, che da bambino aveva vissuto simili situazioni, si era stretto il cuore. Aveva cercato di non darlo a vedere però; il suo passato non era un mistero ma non doveva influire sul suo presente, specialmente ora che era entrato nella divisione più elitaria della Polizia.Tuttavia, mentre ricordava, rimuginava, razionalizzava, non si era accorto dello sguardo di Fabrizio su di lui.
All'Esecutore non sfuggivano le microespressioni, che sul volto pallido e affilato dell’Ispettore, affiorano solo per una frazione di secondo.
Le FPS insegnano e incoraggiano gli Ispettori a neutralizzare i criminali latenti senza usare le armi, per non spaventare eventuali passanti, il cui CC potrebbe altrimenti alterarsi, ma soprattutto perché la tecnologia per fabbricarle e ripararle, in uno stato piccolo, isolato e con pochi alleati come l’Italia, è estremamente costosa data la difficoltà nel reperire alcune materie prime. Bisogna negoziare e lasciare che gli Esecutori facciano il resto, che si tratti di avvicinare il criminale - effettivo o potenziale, importa solo che il suo CC sia alterato in modo critico, perché come viene insegnato sin dalle scuole elementari, ‘pensare male è la stessa cosa che agire male’- o fare da esca, inseguirlo immobilizzarlo, se violento.Una volta eseguito l’arresto le Forze di Pubblica Sicurezza lo consegnano alla Polizia Ordinaria per metterlo in custodia, e siccome il rapporto va scritto e consegnato entro 48 ore, possono restare in giro e rilassarsi un po'.
Avendo sentito aneddoti tragicomici su tali occasioni e non tollerando troppo l’alcol, per non rischiare di compromettere la sua reputazione Ermal preferisce tornare subito al Quartier Generale e stilare il suo rapporto, talvolta trattenendosi con Fabrizio e gli altri. Finché una sera l’Ispettore Capo, per telefono, gli ordina scherzosamente di non tornare subito - “Rilassati un po’, pensa al resto della squadra che si sente nullafacente al tuo confronto, pensa al povero Fabrizietto che lavora tanto bene e si merita una birretta o tre”- e offrire da bere al suo Esecutore.Lontano dal Quartier Generale Fabrizio è più loquace. Anche il suo senso dell’umorismo, irriverente e goliardico, è più evidente, e i suoi sorrisi più aperti. Allo stesso modo, Ermal mette da parte i suoi modi impeccabili in favore di una sincerità totale e di un umorismo sarcastico e pungente che stupisce e diverte l’Esecutore. E’ bello vederlo così , per qualche ora, anche se solo apparentemente, non inchiodato da una condanna di schiavitù a vita, illuminato da luci troppo basse o troppo forti, accompagnato da musica alta o appena accennata, circondato da sconosciuti che, non sapendo nulla di lui, spesso gli lanciano degli sguardi casuali, spessissimo soffermandosi più del dovuto sui tratti scolpiti del suo viso incorniciato da un filo di barba, e non solo su quello.
A volte si soffermano anche su Ermal, alto, slanciato, il viso dai tratti affilati circondato da riccioli scuri, ma lui è troppo intento a chiedersi se ad un osservatore qualunque l’atteggiamento dell’Esecutore -che cammina un passo dietro a lui, obbedisce ad ogni sua richiesta, gli apre le porte, lo fa passare per primo tranne che in posti affollati e caotici, in cui gli si para davanti- potrebbe sembrare quello di una guardia del corpo, di un fratello maggiore o di un compagno protettivo.
Molto presto per loro diventa quasi una consuetudine andare a bere insieme dopo un’operazione riuscita, e chiacchierare del più e del meno, commentando colleghi e superiori e casualmente lasciandosi scappare frammenti delle loro vite.
Fabrizio non fa mai domande personali - anche quando è fuori dal Palazzo delle FPS resta un Esecutore ed Ermal resta il suo Ispettore e non può e non deve dimenticare che non sono pari e non lo saranno mai- ma quando ad Ermal sfugge qualcosa si comporta sempre con tatto e delicatezza, a volte fingendo di non aver sentito, se percepisce imbarazzo nell'improvviso irrigidimento dell’altro, a volte facendo una battuta per sdrammatizzare, o un complimento.
Ermal viene a sapere che a Fabrizio non piace solo la birra ma anche il vino, che sua sorella fa la tatuatrice e lui è stato la sua prima cavia; gli viene naturale raccontargli che sua sorella fa la barista e si intende di vini, mentre lui, che le ha fatto da cavia quando imparava a preparare i cocktail, beve tutto ma non capisce niente.Il più grande ride, accarezzandogli i capelli con tenerezza.I cellulari da polso in dotazione agli Esecutori servono principalmente per comunicazioni di servizio. Per il resto -memoria, accesso alla rete, contatti e chiamate- sono soggetti a limitazioni e controlli dei contenuti, da parte degli Analisti, che si occupano anche di controllare i dispositivi di chi è in custodia permanente nel Palazzo delle FPS.
Una sera il discorso cade sui bambini, e dalle foto della nipotina di Ermal si passa a quelle dei figli di Fabrizio, che sorridendo racconta che spesso gli Analisti gli consentono di ricevere le chiamate dei suoi anche fuori dagli orari consentiti.
Una sezione speciale di Analisti è riservata al controllo di Ispettori ed Esecutori, entrambi a conoscenza di informazioni riservate, i primi come membri di un’élite da proteggere, i secondi come proprietà dello Stato.
“Non metto in dubbio che i tuoi figli siano adorabili,” scherza Ermal, “Ma non sarà perché l’Analista D’Ospina ha una cotta per te?”Fiorella gli ha raccontato anche questo. Fabrizio scoppia a ridere.
“Se con du’ moine posso parlare coi miei figli e magari ascoltare qualche canzone straniera perché no?” Dopo l’ultima Guerra e la successiva Guerra Fredda, la maggior parte degli stati ha scelto di chiudere i rapporti diplomatici e commerciali con paesi non alleati, influenzando non solo l’economia per via della mancanza di certi prodotti e il conseguente obbligo di produrne una versione nazionale con materiali diversi, o di fare senza, ma anche la cultura e l’intrattenimento. Musica, film e libri stranieri non sono stati ufficialmente banditi ma ne è stata disincentivare la fruizione e limitata la diffusione al solo uso privato, eliminandoli dai mezzi di comunicazione e dai luoghi pubblici, inclusi il Palazzo delle FPS e gli archivi personali degli Esecutori, i quali sono proprietà dello Stato tanto quanto l'edificio in cui vivono, con grande rammarico di Fabrizio, che un tempo amava il rock del secolo precedente pur non capendo l'inglese, a differenza di Ermal, che invece aveva studiato quella lingua che un tempo era molto utile. E’ bello vedere il volto di Fabrizio illuminarsi quando parla dei suoi figli- non come la volta in cui Ermal li aveva sentiti nominare dall’Ispettore Capo Castoldi.
Anche se quando li nomina nel suo sguardo c’è sempre un fondo di tristezza.
Una sera in cui, complice una combinazione di un bicchiere in più e una musica ripetitiva e vagamente ipnotica di sottofondo, Ermal si sente particolarmente coraggioso, gli chiede dell'altro genitore.
Una delle differenze tra il suo paese d’origine e quello d’adozione è che in Italia l’orientamento sessuale non costituisce più un impedimento per matrimonio e famiglia, il cui concetto venne ampliato dopo la Guerra per far fronte all'emergenza orfani; quello fu il punto di partenza per una rivoluzione sociale all'insegna dell'uguaglianza in termini di diritti civili, per cui venne applicata la teoria freudiana secondo cui tutti sono fondamentalmente bisessuali, con preferenze più o meno definite a seconda dell'individuo, del contesto, dell'età.
Nello stesso periodo, gli studi sul controllo della mente portavano alla codificazione del coefficiente criminale e al suo monitoraggio.
Allo Stato non interessavano le relazioni tra individui, la loro organizzazione familiare o il loro orientamento sessuale, ma solo l’idoneità come ingranaggi del suo pesante meccanismo.
Fabrizio risponde con la sincerità che lo contraddistingue nonostante la sua indole schiva.
Ermal si chiede se sarebbe altrettanto schietto se gli chiedesse del suo passato, o se invece, come era già successo in ospedale, risponderebbe a modo suo, evitando frase dirette, alludendo a cose che magari nemmeno capirebbe, facendolo così, seppure involontariamente, sentire inopportuno, come un bambino troppo piccolo per essere messo a parte dei discorsi degli adulti.
Con la madre dei suoi figli era finita quando era ancora un uomo libero, il suo imprigionamento aveva solo sancito una fine che era già accaduta. Lei si è rifatta una vita con qualcuno che ama i bambini come se fossero suoi, non poteva sperare di meglio.Gli dispiace costringere la sua ex e il suo compagno a portarli qua e là per lui. Spiega al suo Ispettore che, nonostante gli Esecutori abbiano più libertà dei regolari detenuti, lo Stato sequestra tutti i loro beni, così i due giorni di libertà in cui riesce a vedere i figli -gli unici giorni di sole in una vita buia, non c’è bisogno di dirlo, si vede dai suoi occhi- li passa da sua sorella, l'unica che è rimasta a Roma dopo il suo arresto.
I suoi genitori e suo fratello, infatti, sono tornati nel paese in Calabria che suo padre aveva lasciato da giovanissimo, aggiunge, mentre i suoi occhi aggiungono che ha fallito come cittadino ma anche come figlio, come fratello, come padre.
A volte, quando è libero in occasioni di riunioni di famiglia in cui ci sono tutti, sapendo che la sua presenza li mette a disagio, si fa ospitare da un amico dj di cui, mormora quasi tra sé e sé, non capisce la disponibilità, essendosi loro frequentati praticamente una vita fa, quando era giovane e incasinato- non che adesso non lo sia, anzi, ma in modo diverso, ridacchia amaramente coprendosi gli occhi.
Ermal non conosce questo Dj Jad ma, guardando Fabrizio parlare, muovere le mani, semplicemente essere sé stesso, crede di capirlo.
Una tranquilla mattinata viene interrotta da una segnalazione preoccupante: un quindicenne il cui CC variabile, monitorato dagli analisti per settimane, ha appena raggiunto il massimo della negatività, e allo stesso tempo ha contagiato quello di suo fratello gemello, che, trovandosi ancora su livelli accettabili, va recuperato.L’Ispettore Capo assegna il caso ad Ermal e Fabrizio. Mentre il primo, come da procedura, passa la sua pistola sotto lo scanner funzionale per evitare malfunzionamenti durante l’operazione, l'Esecutore chiede al capo se è sicuro di questa scelta.
Venditti risponde che ormai sono tre mesi che lavora con loro ed è sempre andato bene; è il momento di aumentare la difficoltà. “E poi ci sei tu con lui, no?”
Per fermare un criminale latente si può ricorrere alla negoziazione, prenderlo di sorpresa, o usare le maniere forti; la priorità è impedirgli di agire, mettendo in sicurezza potenziali vittime.
Anche la pena viene stabilita caso per caso, a seconda della storia del criminale e dell’entità dei danni. Se lievi, ci sono percorsi di rieducazione da compiere in centri specializzati -vetrate luminose, esperti di neurolinguistica e discipline orientali per i più ricchi; sbarre, coercizione e ipnosi forzata per i meno abbienti- se gravi c’è la prigione, nelle quali si svolgono lavori socialmente utili o si viene sottoposti ad esperimenti di ricerca farmaceutica.
A meno che il criminale non abbia delle potenzialità utili allo Stato, che lo prende in custodia permanente trasformandolo così in Esecutore.
Per detenuti ed Esecutori lo standard di coefficiente criminale è diverso rispetto a quello dei cittadini liberi, essendo ormai compromesso tanto da non poter più tornare a valori accettabili per la società. Qualcuno, sottovoce, ha detto che l’effetto psicologico della loro condizione di cavie umane e schiavi legalizzati, non può che influire negativamente sul loro CC.
Gli Ispettori sono dotati di una pistola intelligente denominata Dominatrix6HX66, progettata per agire solo su chi ha il CC alterato, e regolabile in modo da provocare un dolore tale da distrarre, immobilizzare o tramortire.
La Dom, come viene chiamata più comunemente, può sparare anche proiettili tradizionali, ma per quelli basta dare l'ordine agli Esecutori. In realtà vale anche per gli impulsi elettro-magnetici: la loro arma, denominata Ancilla9HX69 -nessuno tra coloro che la utilizzano ha interesse a darle un nomignolo- ha le stesse funzionalità della Dom, ma si attiva solo dopo l’autorizzazione di un Ispettore, e se puntata contro di essi si disattiva automaticamente.
Non solo contro gli Ispettori ma anche contro qualunque forza dell’ordine o autorità: il Sistema ha pensato a tutto per usufruire degli Esecutori rendendoli allo stesso tempo inoffensivi verso i propri agenti e rappresentanti. Ispettori e membri delle FPS, infatti, non devono nemmeno tirare fuori la Dom per punire i loro sottoposti; essa è collegata al loro dispositivo da polso, così, se qualcuno dovesse ribellarsi o attaccare un proprio superiore, verrebbe comunque atterrato da una serie di impulsi elettro-magnetici.
Tra colonne bianche e statue, come la Lupa e l'aquila di marmo, che sembrano guardare con aria di disapprovazione tutt'intorno al Ponte Flaminio, si trovano i gemelli identici Alex e Vale C, che non si distinguerebbero affatto se non fosse che uno ha un occhio nero e gli esce il sangue dal naso.
Il ferito tiene fermo l’altro che si agita per liberarsi; i due agenti delle FPS intimano ad entrambi di alzare le mani e al primo di mollare la presa ma quello bloccato si mette a urlare: “Questo bastardo ha ucciso nostro padre!”Ermal prova a negoziare -voce calma e ferma, movimenti lenti ma non esitanti, come insegna il manuale- mentre Fabrizio si stacca da lui, posizionandosi in modo da tenere d’occhio Ispettore e ragazzi, i quali, presi dal loro violento confronto, non si rendono conto di essere sotto tiro. Hai ucciso nostro padre, continua a ripetere Vale e Alex continua a rispondergli che li picchiava, che gli ha dato quello che si meritava.Fabrizio approfitta della loro distrazione per avvicinarsi e puntare la pistola contro il criminale ordinandogli di lasciare l’altro e arrendersi -pur sapendo che non lo farà e che lo sta tenendo stretto a sé per proteggerlo dalle FPS. Le stesse forze che tengono prigioniero anche lui. “Fermo Fabrizio!” gli intima Ermal.“Ce li ho sotto tiro!” Fabrizio risponde con la sicurezza di chi sa cosa fare essendosi trovato più volte in situazioni del genere.
Per Ermal è diverso e non solo per minore esperienza: un fratello ha ucciso il padre per proteggere l’altro. Chissà quante botte si è preso al suo posto, chissà quante volte non ci è riuscito, finché non ha reagito in modo tragico, inesorabile, condannando sé stesso e ferendo il gemello, che nonostante tutto amava quel mostro.E’ difficile per Ermal mettere da parte la sua storia, lui che ha protetto la sua famiglia, lui che si è preso le botte destinate al fratello, lui che è riuscito a far dimenticare alla sorellina quei terribili momenti.
È difficile anche se i ricordi delle urla, degli insulti, delle botte viste dare e ricevute, sono ormai sbiaditi. O almeno così dice a sé stesso, finché qualcosa non li fa riaffiorare più vividi che mai.
Come ora, in cui episodi accaduti davvero si mescolano con cose mai successe, come suo fratello che si ribella contro di lui, come quello che ora punta la pistola contro il gemello mentre lui è sopraffatto da voci e immagini.
E’ difficile anche se il suo CC è stato sempre immacolato.
Così risulta dal monitoraggio, e così fu registrato al suo arrivo in Italia, quando, insieme a sua madre e ai fratelli, fu sottoposto alla sua prima misurazione del coefficiente criminale.
Provenendo da uno dei pochi paesi alleati i controlli furono sbrigativi. Bastò che durante il viaggio in traghetto sua madre lo interrogasse sulla teoria musicale, facendogli ripetere, tra le altre nozioni, il mantra che ancora adesso Ermal usava per calmare la sua mente: Semibreve Minima Semiminima Croma Semicroma Biscroma Semibiscroma.
Sua madre sapeva che la paura dell’ignoto, ma anche l'eccitazione di una nuova vita avrebbero lasciato un segno sul suo stato d’animo. Sapeva anche che, con un CC immacolato, il suo intelligente, coraggioso e generoso figlio avrebbe avuto un futuro radioso. Ricordava, inoltre, fin troppo bene quanto la musica avesse influito su di lei, sensibile ed emotiva, dandole tanto, anche l'uomo sbagliato.
Voleva che per suo figlio fosse diverso, e poteva fare in modo che la musica servisse lui e non il contrario.
Forse anche per questo Ermal ha finito per considerarla una sorta di meditazione, un metodo per tenere sotto controllo la sua mente e il suo cuore, invece che per esprimerne il contenuto.
E’ difficile anche se si è fatto strada nello studio e poi nel lavoro, se è riuscito a diventare un Ispettore delle FPS, ad abitare nel prestigioso Quartiere Coppedé e ad avere a disposizione il miglior Esecutore.Lo stesso che lo sta guardando perché ha capito cosa gli passa per la mente.In fondo è tutto nel suo dossier, che come quello degli altri è accessibile a tutti, a differenza di quello di Fabrizio, che tutti sembrano conoscere tranne lui. A quel pensiero , irrazionale e tanto penetrante quanto le voci dei gemelli che si urlano addosso, Ermal punta la sua Dom contro il suo sottoposto: “Ho detto fermo”.“Se non ci sbrighiamo dovremo arrestarli entrambi!” Fabrizio lo interrompe, quasi non ascoltando le sue parole, quasi non notando lo sguardo del suo superiore, assente ma allo stesso tempo determinato, come se obbedisse ad un imperativo che solo lui percepisce -o ricorda- ma allo stesso tempo fosse perfettamente in grado di percepire la sua autorità sull’Esecutore, quasi non prestando attenzione all'arma puntata contro di lui.
Ha un brutto presentimento; vuole concludere l’operazione al più presto. Il resto non conta. Non in quel momento. Non in quel luogo. O in nessun altro, probabilmente.
“Ascoltami Vale!” Ermal si rivolge al più arrabbiato, “Alex ha infranto la legge e pagherà per questo, ma se adesso lasci che la rabbia si impadronisca di te il suo sacrificio non sarà servito a niente!”“Che cazzo dici? Di che cazzo di sacrificio parli? Ha ammazzato nostro padre! Arrestate questo bastardo o lo ucciderò con le mie mani!” Urla il ragazzo, cercando di liberarsi dalla stretta del fratello, lottando con lui in un groviglio di braccia e gambe e visi identici, rendendo difficile l’identificazione del criminale da quello salvabile.Fabrizio fa un balzo in avanti per dividerli ma un suono acuto gli perfora i timpani, costringendolo a fermarsi portandosi, inutilmente, le mani alle orecchie.
Livello 1 -Onde Delta: disturbo acustico .
Solo lui sente quel suono, perché così funzionano le pistole in dotazione alle FPS. Perché l’Ispettore Meta ha puntato la sua pistola a impulsi elettro-magnetici contro l’Esecutore Moro, prima che questi potesse usare la sua contro il criminale latente.
“Vale, io voglio aiutarti...le vittime di abusi spesso non si rendono conto di esserlo, specialmente quando è un genitore a far loro del male, specialmente quando hanno qualcuno che li protegge, subendone la parte peggiore. Come tuo fratello...Alex ti vuole bene, ha cercato di proteggerti, lo sta facendo anche adesso!” Gli grida Ermal, mentre Alex lo tiene stretto a sé. “Cazzo Ermal non vedi che non funziona?” Fabrizio lo interrompe ancora, le vene sulla fronte e sul collo visibilmente gonfie, le mani ancora incollate alle orecchie mentre Vale, sempre più paranoico, non ascolta nessuno dei due agenti e continua a blaterare frasi senza senso, mentre Alex ha lo sguardo sempre più vuoto.
“Stai zitto Fabrizio, non capisci! Posso farcela...Posso salvarlo!”
La voce di Ermal è troppo nervosa anche per negoziare, certamente non per pensare in modo razionale e distaccato come in quel momento dovrebbe fare un Ispettore delle FPS.Fabrizio si avvicina ai fratelli tanto da afferrare il braccio di Vale e allo stesso tempo puntare la sua pistola su Alex.Se non fosse per la testa che improvvisamente gli scoppia, la mano non gli tremerebbe e la presa sull’arma sarebbe salda.
Livello 2 -Onde Gamma: Stordimento minimo.
Nonostante lo stordimento e il dolore rendano difficile persino tenere gli occhi aperti, Fabrizio riesce, approfittando della confusione, a mettersi in mezzo ai ragazzi e a dividerli.“Sei tu che non capisci...Sono una causa persa ormai. Lo sono entrambi ”.
Non può mollare. Non può lasciare che Ermal vada fino in fondo, continuando a sbagliare, mettendosi in pericolo.
“Esecutore Moro, ti ordino di fermarti,” intima Ermal inamovibile, azionando nuovamente l’arma contro il suo subordinato che non gli sta obbedendo.
Livello 3 Onde Beta: Stordimento massimo .Fabrizio crolla in ginocchio, senza però mollare la presa sul ragazzo.Il dolore è lancinante; voltarsi, sollevare la pistola e puntarla contro Alex gli costa una fatica immensa, così come guardare l’Ispettore con una fierezza inaspettata per qualcuno in quella posizione -in quel momento e nella vita- la fierezza di chi sa di avere ragione, di chi vuole fare quello che è giusto.“ Apri gli occhi Ermal. ..E’ troppo tardi!”Non solo l’omicida ma anche suo fratello è compromesso per sempre, Fabrizio glielo legge nello sguardo.Nel suo sguardo, invece, l’Ispettore legge una sfida, alla sua capacità di giudizio, ma anche alla sua autorità, alla posizione che nonostante la mancanza di esperienza adesso ricopre, ma quello che vi legge è sbagliato: per Moro non è una sfida al suo superiore o una questione d'orgoglio -come potrebbe essere orgoglioso se ha perso anche lo status di persona?- ma un monito e allo stesso tempo una preghiera, affinché si fidi del suo giudizio, anche quando gli fa notare i suoi errori. Soprattutto quando gli fa notare i suoi errori.
Lo stesso Ermal, quando era venuto a trovarlo in ospedale, gli aveva detto che, non avendo esperienza, voleva imparare da chi ne aveva. Aveva anche aggiunto che dovendo lavorare insieme avrebbero dovuto imparare a fidarsi l’uno dell’altro.
Anche quella volta Ermal gli aveva dato un ordine al quale non aveva obbedito -non in modo diretto- per il suo bene: non aveva nessun diritto di mostrare il lato oscuro delle FPS ad una brillante nuova risorsa destinata al successo. Specialmente perché in quel lato oscuro c'era di mezzo qualcuno pericoloso come l’Ispettore Capo Castoldi.
Questa volta, invece, gli sta obbedendo, gli sta parlando in modo diretto, gli sta chiedendo di fidarsi di lui e della sua esperienza, eppure Ermal non lo sta ascoltando.
Come troppo spesso fanno gli Ispettori.
“Sono io che decido se è tardi,” ringhia l’Ispettore Meta facendosi forza dell’autorità conferitagli dal suo ruolo. Anche se nei suoi occhi, specchi dell'anima, c'è tutt'altro sentimento.
Se avesse ucciso il bastardo che gli aveva distrutto l’infanzia, suo fratello, che tante volte aveva protetto, non l’avrebbe odiato, ma sua sorella, che, al contrario, da bambina aveva più volte espresso nostalgia del padre, non lo avrebbe amato di certo, e come avrebbe reagito lui in tal caso?
"Ti senti coinvolto per via del tuo passato ,” insiste l’Esecutore in ginocchio, la voce spezzata dal dolore che attraversa ogni cellula del suo corpo come tanti sottilissimi aghi, “ma questi due non hanno niente a che vedere con te...Loro sono la regola...Tu sei un’eccezione!”
Non gli dice che è inutile continuare a sparare onde elettromagnetiche contro di lui che sta facendo il proprio dovere, che lo sta proteggendo, facendogli capire che sta sbagliando, che sta stringendo quella pistola come se fosse un salvagente su una nave che sta affondando in un oceano di caos; non gli dice più che lui è meglio di quei fratelli e probabilmente della gran parte delle persone che ha incrociato nella vita, non solo per il suo CC immacolato, i suoi risultati accademici e professionali, ma anche per i suoi modi, i suoi sguardi, le sue parole, la sua gentilezza, la sua arguzia, e soprattutto per la luce calda che emana ai suoi occhi.
Anche se, oggi, quella luce splende gelida.
In un altro momento Ermal non si sarebbe sentito accusato, proprio contro di lui che, fin da bambino, non ha mai commesso errori e ha sempre ottenuto i migliori risultati in ogni campo, tanto da venire scelto dalla divisione più elitaria delle Forze di Polizia.
In un altro momento Ermal non si sarebbe sentito insultato, proprio lui che ha sempre il controllo su tutto, tranne ora, in cui sente di non averne affatto, anche se non riesce ad ammetterlo. Specialmente non davanti a Fabrizio, che parla come se sapesse tutto di lui perché ha letto il dossier sul suo passato mentre lui non ha potuto leggere un bel niente sul suo Esecutore e questo lo fa sentire vergognosamente esposto e rabbiosamente vulnerabile. “Come ti permetti ...Che ne sai tu di me eh?” urla, stringendo la Dom e facendo scattare la leva sul livello superiore.“Che ne sa un criminale di cosa significhi cercare di proteggere chi si ama e non riuscirci?”
“Che ne sai se sono davvero un’eccezione o se sono solo stato fortunato, se i controlli blandi frutto di un'alleanza tra due stati hanno decretato che il mio CC era perfetto e così ho avuto accesso a mezzi a cui mai avrei potuto accedere altrimenti?", Ermal vorrebbe gridargli, ma quella è l’unica informazione non inclusa nel suo dossier. L'unica cosa che può davvero controllare in questo momento, in questo mondo.
Proprio perché tengo a te e alla tua carriera mi permetto, e proprio perché sono un criminale senza possibilità di recupero lo capisco, Fabrizio vorrebbe rispondergli prima che il suo superiore prema nuovamente il grilletto. Ogni parola, invece, è sostituita dallo sguardo, incredulo ma allo stesso tempo amaramente rassegnato, di chi ha perso ogni speranza -anche se non pensava di averne più - prima di essere attraversato da una scarica elettrica così dolorosa da togliergli il respiro e ogni controllo sul suo corpo e la sua mente. Livello 4 -Onde Alfa: Immobilizzazione .
'Premere il grilletto della Dominatrix6HX66 per colpire il bersaglio con una carica elettro-magnetica, tenerlo premuto per una serie continua di impulsi elettro-magnetici’: il manuale era chiaro, e durante il corso ci sono state simulazioni in cui era sempre riuscito perfettamente, ma questo non è il poligono e non è un’esercitazione, e nervoso com’è ora Ermal ha tenuto la mano rigidamente attaccata alla pistola, colpendo con una serie continua di impulsi elettro-magnetici il suo bersaglio. Il suo Esecutore. La persona che lo affascina, che lo incuriosisce, che considera suo pari, che vorrebbe proteggere dall'ingiustizia.
L’Ispettore inizialmente non si accorge che la vibrazione che si sente addosso non ha niente a che vedere con gli spasmi che scuotono il corpo del suo Esecutore. È il suo dispositivo da polso che lo aggiorna dal Quartier Generale: secondo gli analisti anche il CC dell’altro gemello è compromesso. Il nuovo ordine è di procedere all’arresto di entrambi.
Proprio come aveva detto Fabrizio.
Vale teneva l’Esecutore per il bavero della giacca di pelle, ma quando questi è stato colpito dalla Dom lo ha così scaraventato a terra, non prima di prendergli la pistola, davanti alla quale, Alex, ormai esausto e rassegnato, lascia che il fratello che tanto voleva proteggere abbia la sua vendetta.
Fabrizio prova a fermarlo, strisciando e bloccandogli le gambe, ma il ragazzo, non essendo debilitato da cariche magnetiche e da dolori lancinanti, con la forza amplificata dall'adrenalina, lo calcia via con violenza e spara a suo fratello. Due volte, come suo fratello ha fatto con il loro padre.
Disgustato ma allo stesso tempo esaltato dalla vista del sangue del suo gemello identico -quasi come vedere sé stesso da morto, pur essendo vivo- il giovane punta l’arma contro Fabrizio.“Ora tocca a questo bastardo, poi a te, sapientone...Vi ammazzo tutti!” grida, mettendo il piede sul petto dell’Esecutore inerme, quasi l’avesse annientato lui e non il suo Ispettore.Dalla sua posizione Ermal non capisce se Fabrizio è cosciente oppure no. Vede solo il suo corpo incapace di difendersi per colpa sua, scosso da tremiti, o dai calci dal ragazzo, o da entrambi.Ora si è reso conto di quanto fatale sia stato il suo errore e quanto ancora potrebbe esserlo se Vale facesse fuoco.
Ora si rende conto che l'unica soluzione è sparargli, alla vecchia maniera; se usasse le onde elettro-magnetiche, al criminale non più solo latente potrebbe partire un colpo, che certamente ucciderebbe Fabrizio.
Venendo dalla Scientifica sarebbe la prima volta che spara a un uomo e non a un bersaglio; sperava di non doverlo fare così presto, forse sperava di non trovarsi mai a doverlo fare, ma non ha altra scelta se vuole salvare il suo Esecutore.
Dopo averlo ridotto lui in quello stato. Dopo averlo gettato lui sotto i piedi e sotto tiro di un assassino, solo perché lui, invece, lo vedeva erroneamente come un ragazzino, un fratello, una vittima.
Non è dalla sua pistola che parte il proiettile che colpisce il ragazzo in fronte, uccidendolo sul colpo.Con la stessa velocità con cui ha sparato lo Sceriffo si affretta dal suo amico riverso a terra.
Ermal lo aveva sentito vantarsi di essere non solo il più veloce a sparare ma anche il più preciso. Proprio per quello lo chiamavano Sceriffo sin da tempi immemori -quando era un soldato, prima di tradire lo Stato unendosi ad un gruppo sovversivo che mirava al rovesciamento del Sistema tramite l'eliminazione dei suoi membri più illustri.
Finito di dare istruzioni alla Scientifica per i corpi dei criminali latenti, e ai paramedici della Sezione Ospedaliera delle FPS per l'Esecutore infortunato , l’Ispettore Gazzé spiega ad Ermal che quando avevano ricevuto la comunicazione del Quartier Generale erano già in macchina. Fabrizio li aveva allertati con un SOS dal suo dispositivo da polso.
Mentre Ermal cercava di negoziare, illudendosi, Fabrizio non solo aveva capito tutto ma era anche riuscito a chiedere rinforzi.
“Quando Moro ha un brutto presentimento non si sbaglia mai...a proposito, non ti sarai mica incazzato con lui perché ci ha chiamato?” gli chiede. Il suo Esecutore trafigge Ermal con lo sguardo il suo amico viene caricato su una barella.“Dai...Era uno scherzo... hai una faccia da funerale...” continua l’Ispettore, appoggiandogli la mano sulla spalla e offrendogli una sigaretta.“Scommetto che stai pensando che entrambi i ragazzini erano sia vittime che carnefici, e ti stai chiedendo che diritto abbiamo di condannare loro e quelli come loro...come Fabrizio…”Gazzé fa una pausa, soffermandosi su un gabbiano che si è posato sul parapetto del ponte. "Ho ragione, vero? E sai perché ho ragione? Perché ci siamo passati tutti...o quasi. Ci siamo passati tutti noi che abbiamo una coscienza".Il gabbiano vola via. Ermal ne segue le evoluzioni nel limpido cielo azzurro che a Roma c'è in ogni stagione e che è armonicamente opposto all'ocra e al rosso ruggine dei palazzi storici."Tutti, almeno una volta, abbiamo fatto un errore e poi abbiamo fatto i filosofi per dargli un senso, per sentirci meno in colpa.”Sempre in bilico tra il serio ed il faceto, tra il consiglio di un collega più anziano e la burla, l’uomo conclude: “Stai tranquillo Meta, hai fatto una cazzata, ma sei ancora all'inizio. Non è grave.”Lo è invece, pensa Ermal, mentre si chiudono gli sportelli dell’ambulanza con all'interno il suo Esecutore. L'uomo che lo incuriosisce ed affascina.
L'uomo che voleva difendere dai soprusi che subisce da chissà quanto, ma che lui stesso ha insultato e ferito e sottoposto ad una nuova, orribile, ingiustizia.
----- CHAPTER BREAK -----
“Sotto una calma apparente un assordante frastuono” ( CSI, Blu )
“ Ma ti pare che in Giappone hanno le macchine volanti e noi a Roma siamo ancora bloccati sul Lungotevere come nel XX secolo?”Si lamenta l’Ispettore Gazzé, facendosi largo nel traffico con l’auto di servizio che, nonostante sia progettata per avere le stesse performance di un’auto da corsa, non può certo fare miracoli se bloccata in una strada trafficata.Nessuno gli risponde, ma in fondo la sua non era una vera domanda.
Lo Sceriffo gli suggerisce di passare dall’interno. Guidare è solitamente competenza dell’Esecutore, ma stavolta Gazzé ha deciso di prendere il suo posto.
Non è davvero preoccupato che Maccaroni possa fare qualcosa di stupido per vendicare il suo amico, ma come si dice, fidarsi è bene e non fidarsi è meglio. Anche se conosce lo Sceriffo e, soprattutto, anche se sa che, in caso, potrebbe immobilizzarlo istantaneamente grazie al dispositivo di controllo da polso collegato alla Dom.
Cambiando tragitto aggiorna il collega in questione che, seduto sul sedile posteriore, ascolta con un’espressione impassibile.Cristicchi e Noemi hanno perquisito la casa dei gemelli e hanno trovato il cadavere del padre e alcune dosi di Ercole -così viene chiamata la sostanza che nasconde le alterazioni del CC da chi ne fa uso.
Sulla cintura dell’uomo c’erano tracce di sangue di entrambi i ragazzi: Alex non mentiva riguardo agli abusi che subivano lui e suo fratello. Il suo non era stato un omicidio premeditato, altrimenti avrebbe preso quella stessa droga che aveva evitato a suo padre di essere individuato dal Sistema.
In ogni caso, ribadisce Gazzé, l'Esecutore deve seguire gli ordini dell’Ispettore.
Tecnicamente, pur avendo ragione, il non rispettarli è considerato insubordinazione. Tecnicamente Ermal ha solo applicato le regole, punendo la mancanza di disciplina di Moro, il quale, testardo com'è, non è nuovo a questo tipo di punizioni.
Con te sarà diverso, aveva detto il Direttore di Sezione pochi mesi prima; ora, invece, Gazzé sta giustificando le sue azioni con dei 'tecnicamente' che pongono Ermal sullo stesso piano di coloro che trattano gli Esecutori come schiavi, nonostante l'interesse e il rispetto che nutre per Fabrizio, nonostante il suo intento di proteggerlo proprio da tali elementi, nonostante la fiducia del Direttore De Gregori, dell’Ispettore Capo Venditti e di tutti gli altri.
Appena l'Ispettore Meta entra nel Quartier Generale della sua squadra, l’Ispettore Capo Venditti non può non notare l’inquietudine che cerca di dissimulare sotto una calma apparente, tradita da un quasi impercettibile tremore nel consegnare il rapporto.
E’ stato Gazzé a scriverlo, nonostante la sua nota pigrizia. Ha tirato fuori alla tasca un foglio stropicciato e una penna e in 5 minuti ha scritto un resoconto breve, asciutto, burocraticamente ineccepibile.
“Non aggiungere niente. Non vorrei che confessassi chissà cosa per mettere a tacere 'sta crisi di coscienza…di quella, a tempo debito, parlerai con Fabrizio”.
La sua squadra era la migliore in termini di umanità, gli era stato detto più volte. Lui l’aveva capito al termine di una missione: aveva riportato Fabrizio nella sala degli Esecutori prima di prendere qualcosa al distributore automatico e sbrigare le pratiche del caso, ma l’Esecutore si era offerto di cucinargli qualcosa e di aiutarlo con il rapporto, così sarebbe tornato a casa a riposare prima.
Era bravo ad improvvisare anche con pochi ingredienti, tanto che, attirati dal profumo, erano apparsi anche il Capo e l’Ispettore Cristicchi, e al termine di una piacevole cena, dopo aver insistito, senza successo, per lavare i piatti, aveva avuto un'altra piacevole sorpresa, perché i suoi colleghi, ‘per ingannare l’attesa’, avevano compilato tutte le sue scartoffie.
L’Edificio Ospedaliero si può raggiungere internamente, attraverso un ascensore verticale ed uno orizzontale, oppure esternamente, attraversando parte dell'ampio parco che circonda l'intero complesso delle FPS; Ermal sceglie il secondo, non perché abbia particolarmente voglia di trovarsi all’aperto -nonostante gli occhiali da sole ha ancora gli occhi bruciati dal riflesso sul marmo bianco del ponte- ma perché sa che nel primo incontrerà colleghi che, parlandogli, lo giustificheranno, dicendogli che non aveva altra scelta, che non ha commesso un grande errore, mentre lui vorrebbe sentire tutto l’opposto.Per la prima volta nella sua vita vorrebbe essere sgridato, valutato negativamente, punito.Proprio lui che si è sempre impegnato per ottenere il massimo.Nonostante la sua infanzia difficile, nonostante abbia sempre lavorato duramente guadagnandosi ogni successo ottenuto, infatti, Ermal si sente davvero fortunato. Il suo CC puro gli ha dato opportunità che non sono concesse a tutti, e anche nelle FPS non ha fatto domanda o partecipato a concorso ma è stato richiesto direttamente dalla Direzione Generale; ciò lo mette centro dell’attenzione -e dell’invidia- di molti, tuttavia non si sente affatto sotto pressione.Proprio Gazzé, scherzando, una volta gli aveva spiegato che non si trovavano nella frenetica e produttiva Milano, ma nella caotica e allo stesso tempo sonnacchiosa Roma. Diverse città con la stessa crudele ipocrisia. La stessa dei suoi colleghi, ma anche la sua, lui che parlava di uguaglianza, lui che aveva stretto la mano dell’Esecutore, lui che gli medicava le ferite, lui che l’aveva sorretto mentre stava svenendo e l’aveva tenuto stretto a sé finché non si era ripreso.
Lui che gli aveva fatto una domanda scomoda e al suo rifiuto di rispondere aveva fatto appello alla sua posizione di superiore, lui che non aveva ascoltato la sua maggiore esperienza ed il suo istinto, punendolo non una ma più volte, fino ad immobilizzarlo, invece di fermare i criminali.
La stanza in cui è ricoverato Fabrizio è diversa da quella in cui Ermal l'aveva trovato la volta precedente, ma è ugualmente antiquata. Un letto singolo con la testiera a sbarre di ferro, poche altre suppellettili, un macchinario per monitorare le funzioni vitali che sembra uscito da un libro di storia della medicina del XXI secolo, da cui si diramano un tubicino per la flebo inserita nel suo braccio, e vari cavi collegati agli elettrodi sul suo petto nudo.
Ermal si chiede se mentre glieli applicavano hanno fatto caso ai tanti tatuaggi che lo costellano o se non l’hanno fatto perché li conoscevano già, e poi si rimprovera mentalmente per un pensiero così sciocco in una situazione così grave.
Sul comodino c’è una maschera per l’ossigeno, sicuramente usata al suo arrivo, prima che la sua situazione si stabilizzasse.
È legato alle estremità del letto con delle cinghie - lasceranno dei segni, sia sui polsi che sulle caviglie, sulle quali i lividi correranno paralleli ai tatuaggi sui polpacci, il cui disegno tribale ricorda i ceppi che venivano tatuati ai galeotti, e che sembrano incatenarlo al suo destino anche senza quelle cinghie. Quando Ermal chiede se tali misure di sicurezza siano davvero necessarie un'infermiera che non ha mai visto prima gli spiega che se il paziente non è assicurato al letto potrebbe involontariamente farsi male. Inoltre, aggiunge con freddezza, questo specifico paziente è in semi-detenzione, per la quale sono previste contenzione fisica e, in seguito, la sospensione dei giorni di libertà per un periodo da definirsi.
Il modo di fare della donna ricorda quello di una guardia carceraria, e non dev’essere un caso: il suo disgusto per il “soggetto disobbediente”
e tutta la sua categoria è evidente.
Neanche lei giudica Ermal. Anche lei lo fa sentire in colpa.
Fabrizio è stato sottoposto ad una carica elettro-magnetica così forte e prolungata che il suo corpo è ancora percorso da tremiti e i suoi muscoli si contraggono ad intervalli più o meno regolari.Ermal li conta tutti, cercando di stabilire una sorta di mappa delle funzioni vitali dell’Esecutore.
Come se memorizzarne ogni dettaglio potesse aiutarlo.
La sua fronte è imperlata di goccioline di sudore, alcune delle quali scendono sul suo viso e sulla sua gola, ma non ha la febbre. La massima potenza di una Dominatrix6HX66 mette in subbuglio l’intero organismo; il collasso della termoregolazione è una delle conseguenze.
Ermal tira fuori dalla tracolla una bustina di salviette ghiacciate, che per via della difficoltà di riprodurre certe materie prime impossibili da importare, sono un lusso che si trova solo nella palestra degli Ispettori. Ne passa una sulla fronte dell’Esecutore, poi scende sul suo viso e sul collo.
Il suo tocco è professionale, come si conviene a chi ha studiato medicina; il suo tocco è leggero, come si conviene a chi sta cercando di alleviare una parte della sofferenza di qualcun altro.
Stando attento a non spostare gli elettrodi ne passa un’altra sulle clavicole e sul petto, prima di scostare leggermente la coperta.Aveva un'astratta idea di rinfrescarlo dalla testa ai piedi, ma trovandosi al cospetto del suo subordinato incosciente e nudo, con solo una coperta a preservare una dignità che tutti, Ermal incluso, hanno calpestato, riesce solo a spostare la grezza stoffa in modo da scoprire più pelle possibile senza oltrepassare la decenza.Passa così la salvietta successiva sul suo stomaco e sui fianchi, percorrendone, lentamente, tutte le rientranze e le sporgenze.
Il suo tocco perde l'iniziale leggerezza quasi asettica e si fa più lento ed intimo.
Il respiro di Fabrizio è pesante, irregolare. Al passaggio del materiale ghiacciato a volte si ritrae, altre inarca la schiena verso la mano dell'Ispettore, come se volesse ancora quel fresco.
O quel contatto, con quella mano, di quella persona.
I suoi gemiti si sentono appena.
Sembrano collegati agli spasmi del suo corpo; Ermal gli mette una mano sulla fronte ora asciutta e lascia scorrere le dita sulla sua guancia, sul suo zigomo, accarezzandolo timidamente, sperando che sia di conforto, ma non funziona, come non funziona stringergli la mano, né un'altra salvietta ghiacciata che con l'altra mano passa ancora sul suo tronco.
Non essendo più sicuro che quei gemiti siano di dolore per le scosse o di fastidio per il suo tocco Ermal si ritrae, mormorando delle scuse che l’interessato non è in grado di udire.
Anche il suo respiro si è fatto irregolare; non c’è niente di strano, così come non c'è niente di strano nei battiti accelerati del suo cuore. Sono risposte fisiologiche del tutto naturali quando ci si trova a stretto contatto con un corpo oggettivamente attraente, nonché abbronzato, tatuato e legato e forzatamente esposto, alla sua mercé.
Sono risposte emotive del tutto naturali quando si è appena usciti da un'esperienza a dir poco stressante.
Sono cose che capitano -non a lui, non finora- ma non c’è niente di cui preoccuparsi: nonostante corpo, mente e cuore siano in subbuglio il suo autocontrollo è saldo e soprattutto, come conferma il suo dispositivo da polso, il suo CC è invariato.
È un'abitudine dell’Ispettore Capo Venditti bussare alla porta solo per formalità, aprendola senza aspettare nemmeno un secondo.
È inaspettato invece vedergli fare un cenno col dito e, dopo aver lasciato un borsone vicino alla porta sparire senza una parola, per poi rientrare dopo qualche minuto come se niente fosse, con fare rilassato e una tazza di camomilla, che, spiega, non è quella del distributore, fatta con aromi artificiali, ma quella vera, per di più preparata dall’infermiera più carina. Non si diventa Ispettori Capo senza meritarlo. Anche se, in questo caso, non è difficile collegare lo sguardo colpevole di Ermal a Fabrizio esanime e dolorante in un letto d’ospedale, e agire di conseguenza portandogli una bevanda rilassante, scegliendo di ignorare il respiro corto dell’Ispettore e il suo mordicchiarsi le labbra di fronte al corpo dell’Esecutore nudo, legato al letto e agitato da involontari spasmi e gemiti.
Quando era un ragazzo, prima che lo Stato ne dichiarasse la circolazione illegale perché potenzialmente fonte di corruzione del CC, la Rete era piena di pornografia, che includeva anche sadomasochismo e bondaggio.
Adesso, invece, certi contenuti sono scomparsi dalla Rete ma nessuno crede che lo siano dalla vita vera, e nessuno giudica gli altri in base alle proprie preferenze sessuali -in teoria, nella pratica tutti proteggono la propria sfera privata da battute e pettegolezzi- se non alterano il coefficiente criminale. E se dovessero farlo, come per le altre dipendenze c’è chi ricorre all’Ercole, droga costosa e non facile da reperire, non appannaggio di sbandati ma di individui apparentemente rispettabili, spesso con cariche di alta responsabilità e conoscenze ancora più in alto.
Come il collega che Venditti ha incontrato poco prima in Sala Operativa, che si è mostrato molto felice di apprendere che il nuovo arrivato aveva mandato Moro in ospedale.
“...Anche se sono quasi geloso…preferisco essere io a mandarcelo”, aveva addirittura aggiunto, sogghignando verso il suo Esecutore, un uomo alto, spiritato, l’unico della sua categoria che Castoldi trattava quasi come un essere umano.
Forse perché quando l’Esecutore Bugo era ancora un uoom libero era l'amministratore di una ditta farmaceutica, che in seguito all’alterazione del suo CC si era trovata coinvolta in uno scandalo riguardo voci su una loro produzione di sostanze molto simili, se non uguali, al soppressore di CC chiamato comunemente Ercole, scandalo stranamente insabbiato subito dopo la sua perdita di status di persona.
Ad Ermal non è mai piaciuta la camomilla ma gli tocca berla sotto lo sguardo indagatore del suo superiore lodandone la qualità e sperando di distrarlo da ben più importanti dettagli, come la coperta pericolosamente scostata vicino al basso ventre del suo Esecutore. O come l’enorme errore che ha commesso, non solo l'aver colpito con ripetute cariche elettro-magnetiche tale Esecutore, ma l'essersi identificando con i gemelli sul ponte, senza rendersi conto che lui, col suo CC immacolato nonostante gli abusi subiti durante l’infanzia, era l’eccezione e non la regola.
Una volta, da adolescente, aveva litigato con un compagno di classe che, non avendo più niente da dire, gli aveva rivolto insulti xenofobi; al termine dell'alterco il suo CC era invariato, a differenza di quello dell'altro, e a differenza di come si sentiva dentro davvero, incredibilmente arrabbiato e triste. Così si era chiesto, e aveva chiesto a sua madre se la prima misurazione del suo coefficiente criminale al suo arrivo in Italia poteva essere stata un errore, o se l'errore fosse lui, il cui stato mentale e psicologico sfuggiva alle macchine per qualche difetto congenito.
Sua madre gli aveva risposto che se anche ci fosse stato un errore quel giorno, era stata una benedizione che gli avrebbe dato un futuro migliore di quello del suo compagno di classe e di tanti altri, e che se il suo stato mentale e psicologico davvero sfuggiva alle misurazioni non si trattava di difetto ma di un pregio che lo rendeva speciale.
Fabrizio se ne era reso conto, su quel ponte, perché la sua esperienza, la sua capacità di osservazione ed il suo intuito erano migliori di quelli del suo Ispettore, tanto da prevedere che anche il CC del più giovane avrebbe subito un’alterazione fatale prima che gli Analisti la rilevassero e che il quartier generale gliela comunicasse, mentre Ermal era stato cieco, sordo, egocentrico e tanto arrogante da abusare del suo potere con chi aveva avuto ragione.
“Prima o poi tutti fanno un errore del genere, causando danni collaterali… ”Venditti rompe la fragile armonia della stanza, il suo silenzio intercalato dal ronzio del macchinario che monitora le funzioni vitali del danno collaterale e dal suo ansimare mentre il suo corpo si contrae e rilassa.“Fidati: meglio prima che poi,” l’uomo continua, accendendosi una sigaretta.“Il Direttore di Sezione mi ha già comunicato che non ci sarà nessuna indagine interna. Per le FPS, tecnicamente non è successo niente di grave...” aggiunge.
Un altro ‘tecnicamente’ che disumanizza Fabrizio e giustifica lui. Un altro ‘tecnicamente’ che fa male come una coltellata alla schiena, di Fabrizio, e sua.
“Tranne che a Fabrizio...” mormora Ermal.“In effetti…”Venditti butta fuori il fumo, “T’ha fatto proprio arrabbiare eh? Ma che t’ha fatto?”
“Mi ha detto la verità…” risponde l’Ispettore, a testa bassa.“Come sempre”.L’Ispettore Capo lancia uno sguardo in direzione del letto.“Fabrizio ha questo difetto, o questo dono, dipende da come lo guardi: dice la verità, anche se fa male agli altri e a sé stesso...e in questa verità c’è anche che è bravo nel suo lavoro, per questo fa di testa sua… per questo qualcuno non lo sopporta”.Un tremito più significativo degli altri scuote il corpo dell’Esecutore. Gli Ispettori tacciono, poi Venditti mette una mano sulla spalla di Ermal.“Non è la prima volta che Fabrizio si trova in questa situazione…Non mi ricordo nemmeno quante volte l'ho attaccato a ‘sto macchinario, ma si è sempre ripreso e lo farà anche stavolta. Tu gli piaci, lavorare con te gli piace e finora avete lavorato bene; devi solo conoscerlo meglio e imparare a fidarti di lui,” il Capo inspira ed espira il fumo.“Non ci sono riusciti in molti, ma tu sei diverso.”
“Con te sarà diverso”: l’aveva detto anche il Direttore Generale. Allora non aveva capito; adesso invece, il fatto che nessuno voglia tenersi Fabrizio come Esecutore personale sembra avere senso. Non tutti vogliono vedere i propri errori, debolezze, mancanze messi a nudo da uno schiavo più abile di loro.
Ermal vorrebbe dirgli che è difficile fidarsi di qualcuno che tutti conoscono meglio di lui ma di cui nessuno gli spiega nulla, ma se lo facesse sembrerebbe un ragazzino viziato, proprio lui che era abituato ad essere picchiato per un nonnulla, proprio lui che si è conquistato la sua posizione lottando con le unghie e con i denti ma senza mai ferire nessuno.
Fino a stamattina; forse il rispetto che ha sempre portato al prossimo era solo convenzione sociale e riguardo per il suo CC, perché appena ha avuto qualcuno sotto di sé si è rivalso su di lui.
“Mi piace Fabrizio...Mi piace lavorare con lui…”
‘Mi piace Fabrizio’ suona ambiguo dopo essere stato visto troppo vicino al corpo nudo e legato dell’altro; gli verrebbe da ridere in un'altra situazione, se quel corpo non fosse dolorante e privo di conoscenza per colpa sua.
“...E mai, mai avrei voluto essere un altro Ispettore che gli...crea problemi”.
Le parole di Ermal riportano Venditti a tanto tempo fa, quando era giovane e idealista, quando voleva cambiare, in modo non violento, grazie al buon esempio, un sistema che aveva tolto ad alcuni lo status di persona, appropriandosi di loro e dei loro beni, un sistema che non criminalizzava gli abusi contro di loro. Negli anni non ha ottenuto un granché, ha potuto solo, a volte, mitigare le asprezze nelle loro vite. Ora può dare il suo supporto a chi è giovane e idealista, sperando che non diventi come lui -ma, in fondo, augurandogli che lo faccia, e che resti al sicuro nel Sistema, con un CC immacolato a proteggerlo.
Ha già visto la fine di chi non lo fa.
“Hai sbagliato ma stai soffrendo per questo e va bene: ti aiuterà a non commettere lo stesso errore,” ricomincia l’Ispettore Capo, stringendo la spalla del più giovane fino a che non rivolge lo sguardo al suo Esecutore.“Tienitelo stretto questo senso di colpa, imprimitelo nella mente Fabrizio e come sta adesso…e ricordatelo ogni volta che devi fare una scelta”. E chi se lo scorda, risponderebbe Ermal in un altro momento, scherzando e dicendo la verità allo stesso tempo; non potrà dimenticare il turbamento dei suoi sensi, naturale ma inappropriato, di fronte al suo sottoposto nudo, braccia e gambe legate alle estremità del letto, come non potrà dimenticare il suo primo, imperdonabile errore, che ha gettato Moro in quella situazione, né potrà dimenticare il senso di colpa che lo sta lacerando, per averlo ferito tanto da mandarlo in ospedale, per non averlo ascoltato, per averlo punito per aver cercato di fare la cosa giusta. “Quasi dimenticavo,” Venditti rompe il soliloquio mentale dell’Ispettore Meta sollevando il borsone che aveva lasciato a terra, vicino alla porta, e armeggiando per tirarne fuori qualcosa, “Francesco- Anzi no, il Direttore di Sezione De Gregori -così suona più ufficiale- è in viaggio di lavoro e non sa quando tornerà a Roma, però si è raccomandato di riferirti che non ha dimenticato la promessa che ti ha fatto”.Facendogli l’occhiolino gli porge due cartelle piene di documenti.Ancora una volta le voci complottiste secondo cui le alte sfere delle Forze di Pubblica Sicurezza sarebbero ESP i cui poteri sarebbero frutto di esperimenti di laboratorio da qualche parte, in Europa dell'Est o in Estremo Oriente, sembrano avere un senso.
Secondo l’infermiera i sedativi somministrati a Fabrizio lo manterranno in stato d’incoscienza per un’altra mezza giornata.
E’ già sera. Ermal dovrebbe tornare a casa, farsi una doccia, mangiare qualcosa e riposare come si deve. E poi, stravaccato sul comodo divano in pelle sintetica, sorseggiando un distillato con molti gradi di cui non reggerà più di due dita e guardando dal balcone verso la strada, dove le luci dei lampioni danno alle figure che decorano gli edifici del Quartiere Coppedé un aspetto fiabesco e inquietante, potrebbe leggere il dossier di Moro.Dovrebbe, ma non ci riesce. Non ha nemmeno appetito per via della camomilla troppo zuccherata all’inverosimile e delle troppe sigarette fumate durante la giornata.Dovrebbe, perché il suo corpo è stanco, però la sua mente non lo è affatto, e vuole solo conoscere il contenuto di quei documenti che tanto ha desiderato visionare.
Vuole solo penetrare nella vita e nell'animo dell'uomo di fronte a lui, ma un poco più giù, il respiro spezzato, il corpo scosso dai tremiti, i polsi e le caviglie legati al letto con delle cinghie, per colpa della sua arroganza.
Inoltre come potrebbe andare a riposarsi nel suo bell'appartamento dopo aver costretto Fabrizio in questa squallida stanza d'ospedale?
Così si fa dare dall'infermiera-carceriera una sedia comoda -lei obbedisce, ma guardandolo come un alieno- e appoggiando le ginocchia alla spalliera del letto, gettando un occhio al suo occupante e uno ai fascicoli, Ermal si mette a leggere.Nelle Americhe un chip sottopelle fornisce allo Stato informazioni su ogni suo membro e tutto è in formato digitale criptato; in Italia è tutto in doppia copia, cartacea e digitale, e per i membri -volenti o nolenti- delle FPS ogni traccia, ogni documento, ogni dettaglio viene riesaminato in modo ancora più scrupoloso e aggiunto al dossier personale, che viene così arricchito da supporti di vario tipo.
Gli Ispettori Capo possono prendere i fascicoli di tutti coloro che lavorano o che appartengono alle FPS. Ispettori e Analisti, invece, devono chiedere un'autorizzazione per farlo. Venditti aveva mostrato quello di Ermal alla sua squadra, che lo aveva approvato prima che lui decidesse di accettare il lavoro.
Il dossier di Ermal comprende dati biometrici e fisici, risultati di test, esami scolastici e psicoattitudinali svolti fin dalle scuole elementari -per i pochi immigrati autorizzati le indagini venivano svolte una volta misurato il CC E approvato il loro arrivO- nella sua terra d’origine, nonché tutte le sue ricerche, rapporti e appunti di quando era nella Scientifica di Bari.
L'aveva consultato per curiosità e noia tempo prima. Aveva provato una vaga nostalgia della sua vecchia squadra, Vige, Macco e Dino, e dell’essere il capo, di non essere un novellino che non sapeva niente del suo sottoposto.
Non mancavano registrazioni delle sue dissertazioni accademiche, collegamenti a familiari, amici e colleghi, e approfondimenti di episodi rilevanti della sua vita, alcuni dei quali, al momento di aprire il famigerato fascicolo, erano ancora vividi nella sua memoria, mentre altri erano quasi del tutto cancellati dal tempo.
Come la testimonianza al processo contro suo padre in Albania, e la valutazione degli assistenti sociali che avevano elogiato il coraggio e la calma con cui si era espresso.
O come l’alterco con il professore universitario secondo il quale le sue origini ne avrebbero fatto uno sbandato dal coefficiente criminale condannato in partenza, anche se poi, alla reazione sarcastica ma composta di Ermal, era stato proprio il suo di CC ad alterarsi tanto da ricevere un’ammonizione.
Eppure, per quanto dettagliato e voluminoso fosse il suo dossier, quello dell’Esecutore Moro lo è ancora di più.
Il suo contenuto pesa come un macigno sul cuore di Ermal.
----- CHAPTER BREAK -----
“Si spezza il mio cuore che pompa vergogna” (Fabrizio Moro, L’Essenza)
L’Ispettore Capo Venditti è un lettore compulsivo. La capienza massima in ascensore, le etichette sulle scatole, il giornale di chi siede accanto a lui; appena vede una scritta ne è catturato. Così, pur conoscendo i dossier di tutti i suoi sottoposti, trovandosi quello di Fabrizio tra le mani non ha potuto fare a meno di rileggerne alcune parti, lasciando in cima e alla rinfusa tutto ciò che riguarda l’Esecutore Moro.Il primo impulso di Ermal è di rimettere tutto in ordine cronologico, ma gli cade l'occhio su una cartella clinica di un dopo-missione, poi un’altra, e un’altra, e su fotografie e registrazioni che mostrano quanto sia difficile la vita degli Esecutori.In particolare quella di uno di essi.In particolare a causa di uno specifico Ispettore Capo.
Ci sono cartelle cliniche e rapporti di infortuni relativi a missioni e non solo: un braccio rotto due volte, nello stesso punto, a distanza ravvicinata; cadute dalle scale dell'edificio delle FPS, bruciature sospette, e sono solo gli abusi documentati perché troppo evidenti per essere taciuti e ignorati come molti altri, come i lividi intorno al collo che Ermal notò il giorno che glielo presentarono, e ancora, quando lo andò a trovare in ospedale -anche allora per un infortunio sospetto.
Dopo aver metodicamente esaminato e riordinato i documenti sull'Esecutore Moro, proprietà delle FPS, Ermal si trova davanti quelli su ciò che Fabrizio era prima, quando era un uomo libero.
Quando era Fabrizio Mobrici .Ermal aveva cercato di indovinare il suo passato tante volte, partendo dai pochi dati che conosceva, da quel che il suo Esecutore o gli altri avevano detto, senza tralasciare i commenti offensivi dell'Ispettore Capo Castoldi; aveva dedotto che venisse da una famiglia umile, da un quartiere difficile, che, per via della sua bravura con chitarra e voce, fosse stato un musicista, magari di quelli che saltavano e correvano sul palco per via della sua abilità in attività fisiche, le quali includevano anche il combattimento corpo a corpo, che presupponeva, insieme con la sua familiarità con certi ambienti e meccanismi, che ad un certo punto si fosse trovato invischiato nella criminalità.Non avrebbe mai immaginato che, al contrario, avesse tenuto la musica in un lato del suo cuore, un po' come aveva fatto lui, scegliendo invece di entrare in Polizia.Non avrebbe mai immaginato che si fosse distinto durante un’operazione antidroga, nella quale avrebbe dovuto solo fare da guida sul territorio ad alcuni rappresentanti delle FPS, ma in cui aveva fatto molto di più, salvando, grazie al suo intuito, la vita a un certo Ispettore Andrea Ra e al suo Esecutore.Proprio questo Ra aveva notato il suo potenziale e caldeggiato per il suo reclutamento. Mobrici era così entrato nelle FPS senza esame né selezione, proprio come Ermal. Secondo i resoconti psicoattitudinali inizialmente colleghi e superiori gli sono ostili; solo dopo ripetute prove di competenza lo accettano. Ci sono delle sue fotografie di quel periodo , scattate durante un'indagine. In una indossa una giacca di pelle e un cappello stile Borsalino; Ermal crede di avergli visto indossare quegli indumenti.
È concentrato, lo sguardo attento, serio ma non sofferente.
È libero, è dove voleva essere o anche più in alto di quanto non si aspettasse, proprio come Ermal.
Sta svolgendo un lavoro prestigioso, ha una donna, un bambino piccolo e una bambina appena nata, ha una macchina, una casa, degli amici. Può uscire a comprarsi il giornale, un cappello o una chitarra, può andare al cinema e portare i bambini al mare.
Probabilmente è felice, o qualcosa di simile. Anche se lui stesso, durante un momento di relax dopo una missione, rispondendo ad una domanda del suo superiore, ha ammesso che il rapporto con la madre dei suoi figli stava naufragando prima che il suo CC si alterasse. Anche se aveva lottato tanto perché i colleghi lo vedessero come loro pari e non come uno delle zone popolari che aveva avuto un colpo di fortuna. Anche se in tutte le foto il suo sguardo tradisce una certa inquietudine, non era infelice come deve essere ora, che gli è stato tolto lo status di persona, la libertà, la dignità, e come un oggetto è stato messo a disposizione di Ispettori senza scrupoli o senza esperienza. Il suo rapporto con gli Esecutori viene definito paritario e rispettoso. Lavora con Fiorella, poi con Noemi, finché non gli viene assegnato Niccolò Morriconi, detto Ultimo, un giovane il cui percorso sembra ciò che Ermal aveva immaginato per Fabrizio: un musicista proveniente dal suo stesso quartiere, invischiato in un giro criminale, nel suo caso un gruppo di hacker che falsificavano documenti e immagini ricattando vittime più o meno importanti.Ermal non ha mai visto, o sentito nominare, questo Ultimo né gli Esecutori Claudio Junior Bielli e Alessandro Inolti, anch'essi menzionati nei documenti come parte della Squadra 1, insieme agli Ispettori Pier Cortese, Andrea Ra e Andrea Febo, per lui altrettanto sconosciuti. Conosce invece l’Ispettore Capo Curreri, ora passato alla Divisione Formativa delle nuove reclute, e gli Esecutori Noemi e Roberto Maccaroni.Secondo le carte, ad un certo punto si verifica un preoccupante aumento di crimini in cui non è possibile individuare i colpevoli tramite il loro CC; l'esistenza di una sostanza che riesce a sopprimerne qualsiasi alterazione diventa più che una leggenda metropolitana, e ci si rende conto che l'Ercole esiste davvero.Proprio Fabrizio avanza il sospetto che sia connesso alla banda che sembrava essere stata sgominata anche grazie a lui, quando, ancora poliziotto semplice, aveva aiutato l’Ispettore Ra.Proprio Fabrizio avanza il sospetto che abbiano un contatto nelle FPS.Non è più un novellino ormai, ma la sua ipotesi attira, ancora una volta, l’ostilità dei colleghi di altre squadre: sono riportati verbali di litigi con l’Ispettore Renga e l’Ispettore Castoldi, quest'ultimo un tempo considerato il più promettente tra i giovani, avendo, quando era ancora poliziotto a Milano, svolto un incarico come infiltrato, finché non era stato superato da Mobrici il quale, per mettersi in pari con tutti coloro che lo guardavano dall’alto in basso, aveva studiato qualsiasi cosa potesse essergli utile, dalle procedure ai fascicoli sui colleghi, dai casi ancora aperti a quelli già risolti.Proprio per questo aveva trovato delle incongruenze, come i contatti con una ditta farmaceutica di Milano, la stessa in cui c'era stato uno scandalo e un amministratore era stato arrestato per alterazione del CC. Come trasferimento di tale criminale, ritenuto dallo Stato elemento utile come Esecutore, alla sede delle FPS di Roma, cosa che non succede praticamente mai. Come l'assegnazione immediata di tale Esecutore all’Ispettore Castoldi. Come la presenza di quello stesso Ispettore il giorno dell’operazione alla quale Mobrici aveva partecipato come poliziotto semplice, sebbene la procedura vietasse la partecipazione degli ex infiltrati in azioni collegate alla loro copertura, se non in situazioni particolari, molto diverse da quella volta.
Castoldi non avrebbe dovuto esserci, ma c'era stata un'emergenza proprio quella mattina l’Ispettore Febo e il suo Esecutore Noemi erano stati vittime di un grave incidente stradale e avevano riportato gravi ferite, in seguito alle quali il primo aveva perso la vita.
Grazie alle abilità di Ultimo l'Ispettore Mobrici riesce ad accedere ai movimenti bancari del collega in quel periodo, ce ne sono di sospetti ma circostanziali. È ugualmente sospetto che i suoi dispositivi siano così criptati che nemmeno un genio dell'informatica riesca a forzarli.Seppure non ci siano alterazioni nel suo CC Fabrizio viene richiamato all’obbedienza: sospettare di un collega è sospettare delle FPS, è un principio di insubordinazione.
Quello che accade in seguito è racchiuso in una cartella a parte, con nastro adesivo e mollette a tenere fermo il grande numero di fotografie e referti.La Polizia riceve una soffiata che ritiene attendibile e chiede aiuto alle FPS per un'operazione antidroga. La squadra di Fabrizio è assegnata in prima linea, come rinforzi viene aggiunta quella di Castoldi.Si aspettano una maxi retata, il sequestro di grandi quantità di stupefacenti e l'arresto di molti criminali, di cui qualcuno sicuramente farà nomi utili, ma è una trappola: un’esplosione separa Curreri e Maccaroni, in auto con Castoldi e il suo Esecutore Bugo, dal resto delle FPS.
Cortese e Inolti muoiono sul colpo; gli altri subiscono una sorte peggiore. È un regolamento dei conti contro la precedente retata delle FPS, ma anche una minaccia, per far capire alle Forze di Pubblica Sicurezza che loro sono più forti, che sono invincibili.È una vendetta contro Fabrizio, che ha messo il naso dove non doveva.
Secondo il rapporto, l’Ispettore Mobrici vede Ra, Bielli Jr e Ultimo venire torturati e uccisi davanti ai suoi occhi; viene ritrovato due giorni dopo, sotto shock, anche lui con segni di tortura sul corpo.
Secondo le note aggiuntive del rapporto, due giorni dopo essere stato rapito insieme al resto della squadra, era arrivato davanti alla sede delle FPS da solo, coperto di sangue, su una moto. Non era entrato dentro, era rimasto lì, sotto shock, finché non lo avevano portato in ospedale -quello per gli Ispettori, con tutti i comfort.
I referti medici e le fotografie mostrano tagli, contusioni, due costole rotte, bruciature, tutte curate fino alla cancellazione di ogni traccia e cicatrice, come è la prassi per gli Ispettori.
Aveva descritto l’accaduto, gli strazianti dettagli della fine dei suoi colleghi, in seguito alla quale doveva essersi dissociato mentalmente, o forse era svenuto, perché aveva aperto gli occhi e non aveva visto o sentito più nessuno, così era scappato dal capannone in cui si trovava ed era salito in sella alla prima moto che era riuscito a far partire.
Da quel momento non è più lo stesso: la morte dei suoi compagni, specialmente di colui che considerava una sorta di fratello minore, lo tocca in modo devastante, tanto da chiudersi in sé stesso e dedicare mesi allo studio matto e disperatissimo di ogni minimo dettaglio dell'accaduto.
In una fotografia di quel periodo ha le occhiaie profonde di chi non dorme, e lo sguardo invasato di chi ha un solo, ossessivo pensiero.
Propone al suo capo, agli altri Ispettori, al Direttore di Sezione, di indire un’indagine interna, di comunicare con la Polizia locale e con la sezione di Milano, ma la linea che le FPS intendono seguire, avendo subito la più pesante batosta della loro storia, è un’altra. Quella di Castoldi, che ha proposto di lasciare le indagini all'istituzione da cui è nata la loro elitaria divisione, e di ridurre la collaborazione con tali forze, per restare al di sopra di questioni non relative al Coefficiente Criminale, per vigilare sul quale loro esistono.Fabrizio tuttavia continua a indagare, come si evince dalle note disciplinari a suo carico, dalle riprese dalle telecamere interne, e dai suoi appunti, anch’essi parte del suo dossier.
Accusa il collega di essere colluso con chi affermava di voler arrestare; di fare uso di Ercole per essere al di sopra di ogni sospetto; di passare informazioni sulle FPS al nemico; di essere responsabile della morte dei suoi colleghi e sottoposti.
Le valutazioni psicologiche mostrano un peggioramento del suo Coefficiente Criminale, fino a quel momento sempre buono -non ‘puro’ come si definisce quello di Ermal ma comunque invidiabile. Viene richiamato all'ordine ; viene mandato in terapia psicologica, poi in terapia religiosa, ma non ci sono miglioramenti, tanto che l’ormai ex compagna chiede l’affidamento totale dei figli, ma nulla lo distrae dal suo obiettivo: isolandosi da famiglia, amici e colleghi, passa tutto il tempo libero ad indagare, finché non riesce a scovare uno spacciatore, un pesce piccolo da cui ottenere informazioni per arrivare a quelli più grossi.Quando si registra un’alterazione critica nel suo CC è proprio l'Ispettore Castoldi ad arrestarlo.La vittima viene presa in custodia e portata in ospedale, dove viene dichiarata morta in seguito alle ferite riportate durante il pestaggio.
Mobrici afferma di essere stato incastrato. Non aveva intenzione né interesse ad ucciderlo, gli serviva vivo, e stava funzionando, perché quello aveva iniziato a parlare e aveva fatto il nome di Morgan -il nome che Castoldi usava da infiltrato.
Il dispositivo da polso su cui ha registrato tutto, però, sparisce misteriosamente, e con la morte dello spacciatore non ci sono prove che confermino la sua versione, e il CC alterato di Fabrizio lo inchioda comunque come criminale latente; a quel punto che abbia ucciso davvero per vendicare i suoi amici, o l'abbia solo desiderato non importa. Lo si impara fin dalle scuole elementari: pensare male è lo stesso che agire male. Fabrizio viene messo in carcere, dove viene tenuto in isolamento finché le FPS non se lo riprendono. Il Sistema, infatti, definisce le sue doti investigative 'una preziosa risorsa da non sprecare, specialmente considerando la minaccia di un gruppo criminale che mira a destabilizzare non solo le Forze di Pubblica Sicurezza ma tutto il Sistema basato sul CC, tutto il mondo come loro lo conoscono.Così l’Ispettore Fabrizio Mobrici diventa l’Esecutore Fabrizio Moro -un diverso cognome per non creare problemi alla sua famiglia- affiancato all’Ispettore Curreri, poi all’Ispettore Capo Marrone, poi sistemato nella Squadra 1 come libero , a disposizione di tutte le squadre, inclusa quella di Castoldi.
Così passa da forza dell’ordine a criminale, da uomo libero a proprietà dello Stato, delle FPS, degli stessi Ispettori che fino a poco prima erano suoi pari, e che ora possono disporre di lui come di un oggetto. E che, essendo stati invidiosi e ostili in passato, non si fanno scappare nessuna occasione per usare il loro potere su di lui.Ermal ha già visionato i documenti relativi all’Esecutore Moro, tutte le operazioni svolte, le schede mediche e i provvedimenti disciplinari, questi ultimi quasi interamente relativi a problemi con l'Ispettore Castoldi.
Come la volta che ha difeso da lui l’Esecutore Noemi, che avendo perso la protezione del deceduto Ispettore Febo e prima di ottenere quella di Cristicchi si era trovata a dovergli obbedire; anche quella volta era finito in ospedale per un incidente sospetto, che gli aveva lasciato lividi ed ematomi tutt'altro che accidentali.
Gli Esecutori vengono curati senza badare troppo all’estetica, e il risultato si vede sul corpo di Fabrizio, sul quale ci sono varie cicatrici, nessuna delle quali risale a quando era un uomo libero. Alcuni dei suoi tatuaggi, infatti, coprono i segni degli abusi che ha subito ripetutamente, Ermal lo capisce guardando i vari referti; la croce e la testa dell’aquila che ha sulla schiena, ad esempio, coprono delle bruciature fatte con, presumibilmente, del metallo rovente.
Paradossalmente, la caduta di Fabrizio ha palesato la veridicità dei suoi sospetti, confermati anche dalla repentina promozione di Castoldi. Per Ermal ora è tutto chiaro : le allusioni contro quell’Ispettore, nominato da tutti con un misto di timore e ribrezzo; l'istinto di Fabrizio, la sua esperienza e la sua conoscenza di procedure e dettagli tecnici ma anche l'acume con cui sembra leggergli dentro, la vergogna che cerca di nascondere andando avanti, la fierezza nell'impegno che mette per fermare i criminali proteggendo i più deboli, la rassegnazione con la quale, per amore dei figli abbassa la testa e obbedisce, pur senza fingere un rispetto che non prova; il rispetto che gli altri Esecutori hanno per lui, la protettività di Noemi e dello Sceriffo; l'odio di Morgan, che ha rischiato di perdere tutto per colpa sua, e ogni volta che lo sottopone ad abusi verbali e fisici per umiliarlo, sottometterlo e ricordargli che ha vinto lui.Ora gli è chiaro il perché nessuno, dopo Fabrizio, si è ribellato e ha cercato giustizia: tutti hanno visto cosa gli è successo, tutti hanno capito quanto il suo rivale sia intoccabile, ma allo stesso tempo instabile, così tutti sperano che prima o poi quell’uomo esageri e che nemmeno l’Ercole possa coprire la conseguente alterazione del suo Coefficiente Criminale.
Tutti ci sperano e allo stesso tempo tutti temono per la vita del loro compagno, bersaglio abituale della follia del loro superiore, immaginando che se tale superiore esagerasse sarebbe con lui.
Mai come ora Ermal si sente sopraffatto dalla vergogna: era entrato nelle FPS pieno di belle parole sull'uguaglianza ma si è comportato come il peggiore degli Ispettori, quasi come Morgan, e di fronte alla sua coscienza non servono giustificazioni come la mancanza di esperienza e il giudizio temporaneamente offuscato dal suo passato di vittima di un padre violento. Proprio lui, infatti, era arrivato in alto dominando odio e rabbia non perché avesse perdonato quel bastardo ma perché sua madre gli aveva insegnato la musica per ottenere, o simulare, la pace interiore una volta arrivato in Italia, dove si controllava lo stato mentale dei cittadini.
O forse era stata pura fortuna, forse i macchinari per misurare il CC erano tarati male, forse l'operatore era stato distratto, forse il suo CC funzionava in modo diverso.
Si è comportato come un ragazzino arrogante, facendo male al corpo e all’anima di qualcuno che stima, che lo affascina, che lo attrae. In un certo senso, si rende conto in quel momento, davanti a quel corpo nudo, legato al letto, in preda a tremiti, l’ha fatto anche per questo: ha imparato a controllare i sentimenti negativi ma non riesce a dominare quelli opposti, così quando Fabrizio aveva preso il controllo della situazione lui aveva reagito contro l’Esecutore ma anche sé stesso e tali sentimenti, mostrando di saperli dominare tutti. Quando la stanchezza ha la meglio su di lui le luci dell’alba stanno invadendo la squallida
stanza d’ospedale.Qualche ora dopo, un gemito e uno scossone, accompagnati dal tintinnio del metallo delle cinghie contro le sbarre del letto lo svegliano di soprassalto.
Fabrizio apre gli occhi lentamente, lasciando che la luce del giorno non lo colpisca troppo dolorosamente -a differenza del resto del suo corpo, non più sotto l’effetto dei sedativi e ancora attraversato da tremiti elettrici.
C'è inevitabile smarrimento iniziale, ma si calma subito: non è la prima volta che si risveglia in una camera d’ospedale legato al letto, scosso da fitte lancinanti che gli rendono molto difficile restare in silenzio, per non darla vinta a chi gode vedendolo soffrire.
Solo una cosa è diversa: chi lo ha mandato in quella camera.
È questa la parte più dolorosa.
Chiude nuovamente gli occhi, per controllare il respiro e cercare di dominare il dolore, finché non sente una pressione sul polso: qualcuno gli sta prendendo il battito cardiaco.
Non un'infermiera ma Ermal. Colui che lo ha mandato in quella camera.La sua mano è fredda, le occhiaie sono pronunciate, i capelli scompigliati. Sembra preoccupato e stanco, come se non avesse dormito. Come se non fosse andato a casa: ha gli stessi vestiti del giorno prima e c’è un filo di barba sul suo volto solitamente glabro.Sul comodino ci sono degli incartamenti.
Il brivido che attraversa il suo corpo leggendo il nome su di essi non ha nulla a che vedere con la scarica elettro-magnetica della Dom.Fiorella gli aveva riferito che Ermal aveva fatto domande su di lui; non c’era nulla di strano nel visionare i dossier dei propri colleghi e subordinati. Doveva aspettarselo che quel momento sarebbe arrivato e che il nuovo Ispettore sarebbe venuto a conoscenza di ogni singolo, umiliante, vergognoso. dettaglio del suo passato, di come abbia fallito come Ispettore, di come il suo fallimento sia costato la vita alla sua squadra.La loro morte era stata una tragedia più grave dell’essere privato della libertà.
Forse il destino l’aveva punito per quel fallimento.Non meritava di essere libero. Non più, non dopo aver lasciato che quegli Ispettori e quegli Esecutori che erano stati famiglia più che colleghi e amici, morissero nel più terribile dei modi.
Specialmente Niccolò, che conosceva da quando era un bimbetto, che finché era rimasto nel quartiere aveva cercato di tenere lontano dai guai, ma entrando in Polizia l’aveva perso di vista, finché non l’aveva ritrovato come Esecutore, a per la seconda volta aveva cercato di proteggere quel ragazzo intelligente e sensibile la cui sola colpa era stata l’influenza di cattive compagnie.
Specialmente Andrea Ra, che l’aveva preso sotto la sua ala, insegnandogli tutto quello che sapeva, ascoltando le sue perplessità, bevendo e fumando con lui quando era in crisi con la sua compagna -a volte tenendogli compagnia in modo più intimo.
Era stato cieco, si era messo in testa di incastrare quella maledetta banda e il loro maledetto Ercole senza capire che quella non era una semplice gang, ma una cosca mafiosa le cui ramificazioni erano in basso come in alto, in strada, dove la loro droga veniva venduta a criminali violenti che la pagavano con soldi sporchi, nelle grandi aziende farmaceutiche, dove veniva prodotta sottobanco, e nelle alte sfere di politici e dirigenti, tra i quali molti sognavano di vivere al di sopra del Sistema. Perfino nelle FPS, a Milano, dove qualche pezzo grosso aveva scoperto e sfruttato la crescente dipendenza di Castoldi per carpire informazioni e sviare le indagini.
Era stato un idiota, ad illudersi di poter indagare su quel collega e tutto il marcio che nascondeva, credendo di avere la situazione sotto controllo anche quando aveva un brutto presentimento, di cui si era sempre fidato e di cui tutti avevano imparato a fidarsi -tante volte avevano cambiato piani all'ultimo momento per una di quelle sensazioni a pelle, ma non quella- e poi, prima della retata, gli era stato comunicato il ricovero dell’Esecutore Noemi e il decesso dell’Ispettore Febo in seguito ad un incidente stradale. Anche quando al loro posto si era presentato Morgan.
Era un idealista a quei tempi, fiero di far parte delle FPS, desideroso di fare la differenza, anche per gli Esecutori. Era convinto che la giustizia avrebbe trionfato, si sentiva ottimista per il semplice fatto di avere ottenuto, per quella operazione, di dotare anche gli Esecutori di giubbotti antiproiettile prodotti in America dopo la Guerra e importati prima che l’Italia chiudesse i rapporti politici e commerciali con tale stato, e impossibili da produrre, se non in quantità esigue, per via della mancanza di materiali.
In quel momento gli era sembrato un successo, ma quei giubbotti non erano serviti a niente, e in un attimo le loro vite erano state stravolte.
Quando si era risvegliato legato ad una sedia, aveva creduto che tutti gli altri fossero morti nell’esplosione.
Quando i suoi sequestratori avevano portato Claudio, Andrea e Ultimo, e avevano iniziato a torturarli, aveva creduto che i compagni morti nell’esplosione fossero stati quelli fortunati.
A volte sognava ancora quelle urla e i loro corpi straziati.
A volte sognava ancora il momento in cui Ultimo era riuscito a liberarsi e a liberare lui, e avevano creduto di poter scappare, finché non erano stati raggiunti e accerchiati, e il suo Esecutore gli aveva fatto da scudo.
A volte sognava ancora di avere le mani umide e calde del sangue che scorreva dalle ferite, insieme alla sua vita, del fratellino che non era riuscito a proteggere, proprio lui che da ragazzino voleva fare il cantautore perché non riusciva ad esprimere i suoi sentimenti se non con la musica, ma poi aveva deciso che non voleva cantare la realtà ma cambiarla, e così era entrato in Polizia, ed era diventato bravo, tanto da entrare nelle FPS, ma non tanto da impedire che coloro a cui voleva bene venissero torturati e uccisi.
A volte sognava ancora i volti sfigurati dei suoi compagni che invece di lamentarsi per il dolore e maledire i sequestratori come avevano fatto, lo accusavano di aver fallito.
Sotto questo peso il suo CC aveva ceduto.
“Bizio…”La voce di Ermal e quel soprannome un po’ ridicolo che gli aveva dato lo riportano al presente. La prima volta che lo aveva chiamato così, Ermal aveva bevuto un bicchiere di troppo. Erano in una birreria dopo una giornata leggera, in cui avevano arrestato una donna che, non avendo ancora compiuto nessun atto criminale -ed essendo più che benestante- sarebbe stata portata in un centro di rieducazione privato per il riallineamento del CC, e poi rimessa in libertà.
L’Ispettore era di buonumore e si era concesso un'altra birra. Anche per Fabrizio era stata una giornata positiva, così invece di pensare all’ingiustizia di chi, senza commettere atti criminale viene comunque condannato, perché pensare male è come agire male, si stava godendo quella serata tranquilla in compagnia del più giovane, della sua risata, dei suoi commenti taglienti, dei suoi ricci.
Il volume della musica era diventato più alto, non più di sottofondo; qualcuno si era messo a ballare, nonostante lo spazio non permettesse troppo movimento. L’Esecutore aveva ignorato tutti gli sguardi languidi che la cameriera gli aveva fatto, perché era in servizio, o quasi, perché se lei o chiunque altro avesse saputo che non era un uomo libero -anzi, che non era nemmeno più una persona- si sarebbe guardata bene dal mettergli gli occhi addosso, ma soprattutto perché era con Ermal, il cui viso pallidissimo era lievemente rosato, e la cui voce era leggermente meno controllata del solito. All’ennesima occhiata però, il più giovane gli aveva messo il braccio intorno al collo e, facendo in modo di farsi sentire dalla ragazza aveva detto, tra il serio ed il faceto: “Fatti pure guardare, Bizio, ma che sia solo quello…Tu stasera sei mio...”
All’Esecutore era quasi andata di traverso la birra; si era messo a ridere di gusto, coprendosi la bocca con le mani.
“Sono tuo sempre…” aveva ribattuto, e quelle parole potevano valere come una battuta allusiva, ma anche una dichiarazione. O la semplice descrizione del loro stato di Ispettore ed Esecutore.
“ Bizio, mi dispiace tantissimo . Ho sbagliato su tutto. Ho sbagliato a non ascoltarti anche se ne sapevi più di me e ho sbagliato ancora di più a usare la Dom su di te. Non so come scusarmi. Spero che tu possa perdonarmi...”Parla velocemente, come se avesse ripetuto quel discorso più volte nella sua testa.Fabrizio vorrebbe tanto scompigliargli i capelli e rassicurarlo dicendo che è più che perdonato, che prima o poi tutti sbagliano, scherzando che la maggior parte degli Ispettori che lo avevano punito in quel modo non erano arrivati ad usare il livello 4 di potenza. Essendo però legato per i polsi e le caviglie al letto, essendo tutto il corpo scosso da tremiti dolorosi mentre la sua mente è scossa da ricordi ancora più amari alla vista del suo fascicolo, non riesce a muoversi con leggerezza. In ogni senso.Anche perché ormai non è più idealista né cieco né idiota.Non ha bisogno di esaminare il CC immacolato di Ermal per capire che è un bravo ragazzo, ma è prima di tutto un Ispettore e si è comportato come tale, e tale continuerà ad essere se nella vita le cose gli andranno bene, come Fabrizio gli augura con tutto il cuore.
Non gli augura certo di finire come lui, non più essere umano ma strumento dello Stato e dei suoi rappresentanti, delle loro voglie, capricci, perversioni e sfoghi.
Non gli augura di cercare giustizia ad ogni costo, guardando troppo lontano senza vedere gli ostacoli davanti a lui.
Non gli augura di affezionarsi ad un Esecutore e soffrire per la sua inevitabile perdita.
“Non c’è niente di cui scusarsi. Ho sbagliato io, avrei dovuto spiegarmi meglio invece di fare di testa mia.”Fabrizio parla senza astio, con voce bassa e calma, anche se comprensibilmente più affaticata e sofferente del solito. Tuttavia qualcosa in lui è diverso.
“Spero che questo mio terribile errore non comprometta il nostro rapporto...lo spero davvero.”
Anche Ermal abbassa il tono. Sembra più giovane dei suoi anni, quasi timido. Per un attimo Fabrizio lo vede simile a Niccolò, che a volte vedeva come un fratello da proteggere, a volte addirittura come un figlio, e come tale lo ha protetto tante volte, non lasciandolo esporsi, facendogli da scudo, finché non ha fallito, finché non l’ha perso, proprio come ha perso i suoi bambini, che ora può vedere solo una volta al mese. Sempre che non sia infortunato o non ci sono provvedimenti disciplinari su di lui, come ce ne saranno questa volta, per chissà quanto tempo.
Non vede Ermal solo come un fratello minore: è affascinato dai suoi modi educati, in contrasto con il suo inaspettato sarcasmo, è incuriosito dalla sua intelligenza, è attratto dal suo aspetto non comune, dal suo pallore che lo fa sembrare più delicato di quanto non sia realmente, dai soffici ricci che addolciscono i tratti affilati e leggermente asimmetrici, forse conseguenza di quei momenti oscuri che non hanno intaccato il suo CC.
Non lo vede solo come un fratello minore ma non importa e non deve importare.
“Non c'è problema. L'Esecutore deve sempre obbedire al suo Ispettore. D’ora in poi cercherò di svolgere il mio dovere al meglio, Ispettore Meta”.
Non può lasciare che Ermal gli si affezioni e subisca le conseguenze della fine che fanno quelli come lui. In fondo aveva già provato a metterlo in guardia, a fargli capire qual era il posto di entrambi, l'aveva fatto proprio in un'altra stanza d'ospedale, ma poi era stato conquistato da quell’Ispettore e non aveva tenuto fede al suo impegno, ma può farlo ora.
In questo modo lo sta proteggendo.
Fabrizio guarda Ermal per un attimo, e si gira dall’altro lato, come se la luce emanata dall’Ispettore fosse troppo forte per i suoi occhi abituati all'ombra.
O forse sta solo proteggendo sé stesso. Non soltanto dalla pistola del suo Ispettore, ma dallo sguardo che gli ha rivolto prima di sparargli, uno sguardo che conosce bene.
Quello di chi guarda un essere inferiore.
Rivolto da Ermal quello sguardo è stato più doloroso di qualsiasi scarica elettro-magnetica.
----- CHAPTER BREAK -----
“Curami, Curami, Curami Prendimi in cura da te Prendimi in cura da te Curami, Curami, Curami Che ti venga voglia di me Che ti venga voglia di me” (CCCP, Curami)
Agli Esecutori, strumenti dello Stato rappresentato dalle FPS, non viene concesso molto tempo per recuperare.
Fabrizio torna operativo dopo tre giorni.
Ermal lo aspetta con ansia.Una volta ha provato a presentarsi nell’Area di Confinamento degli Esecutori ma l’aria che tirava era gelida; per lui c’era solo un muro di accuse silenziose e disapprovazione.
Che Ermal sa di meritare completamente.
Da parte di Moro il muro è persino più invalicabile: a differenza dei suoi colleghi non mostra né ostilità né la rabbia repressa che ci si potrebbe aspettare in quella posizione.
E’ professionale, rispettoso, asettico.
Come un oggetto.
Come il Sistema vuole che sia.
Cammina un passo dietro ad Ermal, gli chiede conferma prima di eseguire ogni azione, gli apre la portiera della macchina, solo se interpellato esprime la sua opinione sul caso a cui stanno lavorando, e ogni volta che l’Ispettore gli vuole offrire da bere a fine giornata, educatamente declina.La complicità che avevano raggiunto, la fiducia che gli aveva dimostrato, sono sparite.Ne ha sicuramente i motivi: Ermal l’ha insultato, gli ha puntato contro la Dom, ha fatto fuoco quattro volte ed ogni volta ha aumentato la potenza fino ad annientarlo, rendendolo un corpo incosciente e tremante alla mercé di un criminale che l'ha quasi ucciso.Così l’Ispettore si tiene alla larga, si rilassa nell'area designata alla sua categoria, prova anche qualche ologramma. Ad alcuni si appassiona, almeno finché l’Ispettore Mengoni non si presenta ogni volta che sta per farne partire uno, insistendo per mostrargliene di migliori e approfittando così per dirottare la sua scelta, tanto che decide di fare una spesa folle e fare installare un impianto nel suo appartamento.In fondo aveva sempre risparmiato nella vita, anche quando, diventato Direttore della Scientifica di Bari, aveva uno stipendio invidiabile, e avendo già fatto regali a sua madre e ai suoi fratelli poteva farne uno anche a sé stesso.
Il suo ologramma preferito è una simulazione di navigazione in un mare calmo, con un cielo assolato, lontano dalla città, dal paese, dal Sistema, dal CC.
Qualche volta carica la ricostruzione dell’operazione sul Ponte Flaminio, partendo dal laconico rapporto scritto da Gazzé al suo posto, e aggiungendo i suoi ricordi; a volte lascia che quello che è successo scorra davanti ai suoi occhi, che la sua arroganza e la sua stupidità distruggano il corpo e lo spirito del suo Esecutore ancora e ancora, altre invece modifica quella versione virtuale del passato, ascoltando Fabrizio e lasciandogli fermare il fratello che aveva ucciso il padre, mentre lui prende in custodia l’altro. Se fosse andata così almeno uno dei due avrebbe potuto essere rieducato, e soprattutto, Moro non sarebbe finito in ospedale per colpa sua, e tra loro le cose andrebbero ancora bene.
Nonostante il tempo passi e le missioni si susseguano quella rispettosa, professionale e asettica freddezza non cambia, ed Ermal, che era entrato nelle FPS col desiderio di proteggere il suo Esecutore, avendo visto coi suoi occhi come venivano trattati quelli come lui, si rende conto che deve abituarsi al fatto che Moro potrebbe rimanere così per sempre.
Illeggibile e inavvicinabile, nonostante sia uno schiavo per volere dello Stato, rappresentato dalle FPS e nello specifico dai suoi Ispettori, e nonostante gli sia più obbediente che mai.
Obbediente e solo, così appare agli occhi di Ermal.Specialmente durante una missione operativa in cui le FPS devono scortare e proteggere i partecipanti del Partito Unico, che da decenni guida il Paese, durante i loro annuali tre giorni di congresso.
L'evento si svolge al palazzo della Farnesina.La squadra 3 supervisiona la Polizia nello scortare gli spostamenti da e verso il palazzo, dentro cui operano le squadre 1 e 2, eccetto l’Ispettore Capo Venditti, che controlla tutti gli Ispettori ed Esecutori da un furgone tattico fornito di schermi multipli, insieme alle Esecutrici Noemi e Fiorella, esperta di spionaggio, e a due esperte di informatica dell’altra squadra, una giovanissima dall’aspetto androgino e l’altra molto femminile e dolce, apparentemente innocua.
Ermal viene diffidato dal considerarla tale, perché prima di essere presa dirigeva un giro di prostituzione virtuale, raccogliendo informazioni con cui ricattava personaggi importanti.
All'interno, coordinati dall’Ispettore Capo Marrone, gli Ispettori Scarrone e Gazzé, presentandosi come addetti alla sicurezza, fanno in modo che tutti vedano loro, senza notare gli Ispettori Gabbani e Cristicchi, esperti di scienze sociali e psicologia, che osservano ogni impiegato, ospite, politico.All'esterno, appostati in punti strategici, gli Esecutori Moro, Maccaroni, Bravi e J-Ax, con l'Ispettore Mengoni al comando.
Avendo meno esperienza degli altri Ermal viene affiancato a Gazzé, e quando tutti sono entrati e si susseguono conferenze, dibattiti ed interventi, cene e pranzi, a Cristicchi, per poi essere assegnato alla comunicazione con gli Analisti, che a distanza monitorano il CC di tutti i presenti non solo dentro la Farnesina ma fuori, dove dei manifestanti si sono riuniti.
Manifestare non è vietato ma è molto raro che succeda, un po' perché i cittadini sono più interessati a sport e spettacoli che alla politica, e soprattutto perché la contestazione corrompe il CC e nessuno vuole rischiare la propria libertà per andare contro qualcosa di immutabile e invincibile che tutto sommato non crea problemi a chi non gliene crea a sua volta, anche perché chi lo ha fatto è diventato preda dello Stato, che lo ha obbligato a difendere anche i rappresentanti che una volta contestava.
Per questo, quando ci sono manifestazioni, c'è chi afferma che siano una messa in scena per far credere alla gente che c'è qualche ingrato che si approfitta della libertà che lo Stato concede per rivoltarsi contro coloro che creano le leggi che permettono loro di vivere al sicuro, nel paese più bello del mondo.
C'è anche chi crede che alcuni soggetti siano sotto Ercole; non si sa chi abbia ragione, si sa solo che senza alterazioni del CC le FPS non possono fare niente.
Passano così tre giorni fitti di attività, inclusi pranzi e cene di gala, durante i quali, a differenza di relatori e ospiti, le FPS non lasciano mai l'edificio, e fanno a turni per riposare, rifocillarsi e sistemarsi in uno spazio a loro riservato.
Alcuni, addetti ai lavori, politici e pezzi grossi della città, hanno interesse a parlare con loro, anche se ciò a volte significa distrarli dal loro lavoro di protezione.Un altro motivo, si dicono a bassa voce durante i momenti di pausa, per credere che le manifestazioni non siano reali.Tuttavia all'esterno c'è una folla che, vera o falsa, va tenuta a bada. Su ordine dell’Ispettore Marrone gli Esecutori di pattuglia vengono mandati come rinforzi alla Polizia.
Mengoni è dietro di loro. Si lamenta perché pur essendo primavera fa freddo dopo un po' che si sta all'aperto, perché gli tocca spostarsi avanti e indietro per supervisionare i quattro Esecutori, dislocati in diverse direzioni, perché è stato scelto lui per tale compito invece della collega Scarrone, alla faccia della parità dei sessi.Gli Analisti registrano lievi alterazioni nel CC di svariati tra ospiti, politici e manifestanti, ma niente che richieda un intervento, anche quando, all’esterno, qualcuno lancia oggetti verso il palazzo e chi lo difende. Gli Esecutori possono solo schivare e proteggere i poliziotti come possono, non potendo usare la loro arma.
Qualcuno afferma che anche il mandare un numero troppo esiguo di poliziotti durante le rare manifestazioni sia parte della messa in scena, per far credere ai cittadini che, come i politici che creano le leggi, le forze dell’ordine che le fanno rispettare, siano in quei casi vittime di ingrati e violenti che continuando a comportarsi in quel modo avranno la loro punizione perché il loro CC prima o poi li tradirà.
Quando il congresso finisce, quando politici ed invitati vengono scortati dalla squadra 3 e dall’Ispettore Capo Venditti con le Esecutrici che erano con lui nel furgone tattico, il resto delle FPS torna al Quartier Generale a bordo di un torpedone.Solo allora Ermal ritrova Fabrizio.
Gli Esecutori che hanno lavorato all'esterno sono tutti provati, ma lui porta i segni di uno sfinimento maggiore. Mengoni ha fatto in modo che tutti facessero qualche pausa per mangiare, bere, riposare un minimo, escluso Moro; una vendetta per l’incidente alla sua moto, che spiegherà agli Ispettori della Squadra 1 e specialmente ad Ermal, con delle scuse sommarie, affermando di averlo dimenticato, di essersi confuso nel trambusto, specialmente quando i disordini erano aumentati. Non è che anche lui abbia riposato poi tanto, rinfaccia nuovamente, ricordando a tutti i colleghi che avrebbero potuto fare a cambio con lui in ogni momento. Fabrizio è disidratato ed esausto, solo l'adrenalina lo tiene in piedi. Gli vengono fatte delle domande, ad alcune risponde a monosillabi, altre sembra non sentirle affatto.Stringe la pistola, come ha fatto per tutti quei giorni.
Mengoni l’aveva affiancato ai poliziotti per primo, così da rendergli impossibile riposarsi. Gli aveva anche detto, ridacchiando, che gli faceva un favore, così magari avrebbe incontrato dei vecchi colleghi.
Così era successo in effetti, ed era stato triste e umiliante, perché Fabrizio Mobrici non esisteva più, perché ora lui era l’Ausiliare Speciale Esecutore Fabrizio Moro, non più essere umano ma oggetto di proprietà del Sistema rappresentato dalle FPS e dai suoi Ispettori, perché per quei poliziotti lui era un cane da guardia non perfettamente addestrato, che avrebbe potuto morderli se non si tenevano a distanza, che avrebbe potuto corromperli con il suo CC irreparabilmente danneggiato.
Ha le occhiaie pronunciate, il viso scavato, le labbra screpolate. Le mani gli tremano quando, una volta arrivati, riconsegna l'arma. O meglio, lascia che lo Sceriffo gliela tolga dalle mani e la consegni al suo posto.Il suo sguardo è vuoto. L’Esecutore Bravi gli dice qualcosa. Ermal capisce solo un 'grazie' seguito da una stretta al braccio. Fabrizio lo guarda, come svegliandosi lentamente, e gli sorride appena.
Dal lato di Bravi, apparentemente più riparato -era vera quella voce secondo la quale l’Ispettore Capo Marrone proteggeva i suoi Esecutori a discapito di quelli degli altri- si erano fatti avanti più manifestanti del previsto; Fabrizio si era precipitato ad aiutarlo e aveva poi preso il suo posto.
Una volta arrivati alla Sala Operativa l’Ispettore Capo dà a tutti il permesso di andare a casa, rimandando le scartoffie all'indomani. Tornando Ermal si ferma davanti al vetro da cui si vede la sala degli Esecutori, dove Fiorella e Noemi stanno cercando di far mangiare qualcosa a Fabrizio, che però beve solo dell'acqua, poi si alza e, con un passo da sonnambulo, chiede allo Sceriffo una sigaretta e sparisce, forse nel giardinetto, più probabilmente nella sua stanza.Camminava allo stesso modo anche prima, entrando nel Quartier Generale; Ermal avrebbe voluto sostenerlo come aveva fatto mesi prima, quando, non ancora entrato in servizio, era andato a trovare il suo futuro Esecutore in ospedale.Anche allora era stato vittima di un Ispettore, un Ispettore che non era Ermal.
Ora, anche se il più giovane vorrebbe tanto che si fidasse nuovamente di lui, Fabrizio ha tutte le ragioni per non farlo, quindi, per non creargli ulteriore disagio, Ermal resta in disparte, lasciando che venga ricondotto nell’Area di Confinamento dall’Ispettore Capo, lasciandolo alle attenzioni dei suoi compagni, lasciandolo stare, guardandolo solo attraverso un vetro da cui non può essere visto.
Una sera, dopo una giornata di scartoffie burocratiche, Venditti arriva con una confezione di caffè che gli è stato regalato, e non quello economico, che il cambiamento climatico conseguente alla Guerra aveva reso possibile coltivare in Sicilia, ma quello costoso, d’importazione come si usava nel passato.Vorrebbe farlo assaggiare agli Esecutori, perché caffé autentico e la loro moka sono a suo dire il binomio perfetto, ma viene invitato da un gruppo di funzionari dei piani alti ai quali nessuno può rifiutare niente, così, essendo gli altri Ispettori impegnati -ci sarebbe Gazzè ma ha le mani lunghe- incarica Ermal di farglielo avere e non accetta un no come risposta.Dei presenti nella saletta comune, alla sua entrata lo Sceriffo non lo degna di uno sguardo mentre Noemi si chiude in camera non appena lo vede. Resta solo Fiorella, imperturbabile mentre, comodamente seduta sul divano, legge dei foglietti dall'aspetto equivoco.
Nonostante non possa uscire la donna riesce a farsi amico chiunque e grazie alla sua rete di conoscenze tra Ispettori, Analisti, infermiere e inservienti, riesce ad ottenere informazioni su chiunque e su qualunque cosa.
Sente la voce di Fabrizio nella sua stanza, non abbastanza chiaramente da distinguere le parole ma abbastanza da capire che è irritato, impressione confermata quando lo vede uscire sbuffando.Gli serve qualche attimo, alla vista inaspettata del suo superiore e padrone, per ricomporsi e cancellare ogni emozione dal suo volto.
Che spreco, pensa Ermal, che quei pochi attimi in cui l’altro era appassionato, vero, vivo, fossero destinati a qualcun altro.
Che tristezza, si rimprovera, essere finito a desiderare che quella rabbia fosse stata rivolta a lui. Almeno l'avrebbe guardato in faccia, negli occhi, per più di un paio di secondi, il tempo massimo che gli concede ora, prima di abbassare lo sguardo come si addice a un servo.
Che vergogna, che anche se lui non lo vede come un servo, si è comportato esattamente come se lo facesse.
“Ispettore, c'è un'emergenza? Devo prepararmi?”A differenza della Polizia, nelle FPS si cerca di operare durante il giorno, e se un Esecutore viene fatto uscire di sera o di notte significa che è successo qualcosa di grave.Ermal gli spiega il motivo della sua presenza.Alla parola ‘caffè d’importazione’ Fiorella si alza e gli prende la scatola dalle mani, scartandola e aprendola per odorarne l’aroma.
C’è un imbarazzante silenzio; Ermal dovrebbe andarsene ma non ci riesce, come non riesce a non fissare il più grande.
Il suo viso è leggermente più scavato del solito -per Ermal è lo stesso, i suoi colleghi scherzano sul suo aspetto sempre più vampiresco- segno che sta mangiando e dormendo meno, forse per lo stress dell’ultimo periodo, anche se, in fondo, non sa nemmeno se l’altro sia stressato quanto lui e se gli pesi non essere più suo amico, o quello che più si avvicina a tale definizione.
In un altro momento avrebbe commentato la maglietta che indossa, dicendo che anche a lui piace quel gruppo rock di un’epoca ormai andata, invece ora può solo fissarlo e sperare di comunicargli, telepaticamente o meno, che vorrebbe riavvicinarsi a lui.
Il silenzio viene rotto proprio dall’Esecutore, che da uno scaffale prende un documento che porge al suo superiore.“Ispettore, dato che si trova qui le consegno il mio resoconto trimestrale”.Ogni 3 mesi gli Esecutori vengono sottoposti a valutazione psicologica e controllo dettagliato del CC, di cui viene stilato un grafico per ogni giorno, per mostrarne tendenze e caratteristiche varie.Pur sapendo bene che il coefficiente criminale di un Esecutore è tarato su un diverso standard, non più comparabile con quelli del resto dei cittadini, ad Ermal fa ancora effetto vedere stampato un valore così diverso rispetto al suo.
Quell’uomo che conosce direttamente -e indirettamente tramite il suo dossier, che ha letto e riletto finché non ne ha quasi imparato a memoria alcune parti- gli sembra uguale, per certi versi migliore di lui, eppure a causa di quel valore numerico e il suo corrispondente colore e grado di purezza o torbidità, è come se appartenesse ad una razza diversa. Inferiore.
“Hanno un istinto migliore proprio perché sono animali. Non sono più umani”;
“Solo una bestia può stanarne un'altra”.
Dicono di loro quelli delle FPS che li odiano ma che non possono farne a meno, ben sapendo quanto rischierebbero senza di loro.
Moro si scusa quando il suo dispositivo di comunicazione si mette a vibrare, e si precipita nuovamente nella sua stanza.Gli Esecutori possono comunicare col mondo esterno solo la sera, così da non incidere sulla loro produttività. I numeri che possono contattare e da cui possono essere contattati devono essere approvati, e ogni chiamata è controllata in tempo reale.
Stessa cosa per l’utilizzo della Rete: come per la televisione hanno un computer nella sala comune, da cui è bloccato l’accesso a certi siti, specialmente quelli per comunicare con l’esterno e le piattaforme sociali.
Ad Ermal viene naturale chiedere se ha dei problemi -come se non ne avesse già tanti, e come se non gliene avesse lui stesso aggiunti altri.
Fiorella lo guarda male ma lui insiste, assicurandole che sa di aver sbagliato e che se potesse tornare indietro lo farebbe. L’Esecutrice allora lo informa che finalmente il periodo punitivo per la sua insubordinazione -si ferma e lo guarda male ancora una volta- è finito e potrebbe così vedere i suoi figli, ma per quei due giorni sua sorella, che di solito lo ospita, sarà fuori città.
Stessa cosa per il suo amico, quel DJ Jad, solo che nel suo caso, aggiunge la donna, ci deve essere una componente di rivalsa, avendo avuto una cotta per Fabrizio che non se n'è mai reso conto, per cui ora che ha trovato un compagno si è rifiutato di aiutarlo.“Il mondo è pieno di gente che sembra tua amica e invece ti volta le spalle quando meno te lo aspetti…” conclude con una chiara allusione che va oltre il suddetto DJ.
“Niente?”Chiede a Moro quando riappare. Questi scuote la testa.“Ti aiuto io”.Li interrompe Ermal.“Tu e i tuoi bambini...Potete stare da me”.Le sue parole suscitano incredulità, a giudicare dai loro volti stupiti. Ci vuole qualche attimo per capire che l’ha detto seriamente.“La ringrazio ma non posso accettare, sarebbe un disturbo troppo grande, e comunque sarebbe inappropriato.”Ermal non si lascia scoraggiare: il regolamento non vieta che un Esecutore passi i giorni liberi dal suo Ispettore o da un altro, e lui ricorda bene di aver sentito Cristicchi raccontare di aver ospitato Noemi più volte. Inoltre a lui i bambini piacciono e gli manca tanto la nipotina.In fondo non ha una scelta migliore, Fiorella aggiunge, facendo spallucce quando Ermal le fa notare che non è carino parlare male di lui come se non fosse lì accanto a lei.Imbarazzato, sorridendo timidamente, Fabrizio accetta la sua offerta.
Nonostante lo Stato controlli tutti i suoi cittadini, la sua politica verso i minori è di proteggere la loro privacy. Nei notiziari, ad esempio, vengono mostrati solo parzialmente e i loro nomi non vengono divulgati. Nel dossier di Fabrizio i nomi dei suoi figli sono puntati e una loro fotografia li mostra con gli occhi censurati. Solo ai Direttori di Sezione è concesso conoscere nome e volto per intero. Non che protegga più di tanto, ma è la procedura.
Ermal conosceva nomi e volti di entrambi perché Fabrizio gli aveva mostrato delle loro fotografie quando lo portava avere dopo il lavoro, quando chiacchieravano e lui lo faceva ridere commentando in modo sarcastico colleghi e sottoposti, quando sembravano una coppia di amici o magari solo una coppia.Passa a prenderlo di mattina, trovandolo vestito con una delle sue solite magliette di gruppi del passato, jeans sdruciti, anfibi e giacca di pelle. Anche lui è vestito in modo simile, per qualche strana coincidenza, anche se non in nero totale come l'altro.
Un retaggio del passato, quando sua madre gli raccomandava di vestirsi in modo da non far pensare male di lui.
Durante il tragitto Fabrizio lo ringrazia formalmente e gli assicura che i figli sono beneducati, ma, aggiunge, se dovessero rovinargli qualcosa lo ripagherà fino all'ultima lira;
Ermal lo rassicura a sua volta, o almeno ci prova, raccontandogli di sua nipote, che adora, nonostante sia a dir poco pestifera.Sotto casa lo attendono una bambina di circa 5 anni dall'aria solare e un maschietto di circa 8 dall'aria imbronciata e timida, forse per carattere, forse perché ha capito cosa è successo a suo padre, che si inginocchia per abbracciarli entrambi.“Questo è l’Ispettore Meta, che sarà così gentile da ospitarci”.La sua voce, in presenza dei bambini, diventa più dolce e un po' -ma solo un po'- meno bassa del solito.“Ermal” precisa lui sorridendo e mostrandosi più inoffensivo e amichevole possibile, stringendo la mano a L. e prendendo in braccio A.
In auto Fabrizio li controlla attentamente, da dove mettono i piedi a come si rivolgono al suo superiore. Si capisce che è ansioso, anzi, che deve essere molto più in ansia di quanto il suo autocontrollo tradisca.
“ Qualsiasi problema dovesse sorgere Ispettore…lo risolva con me, alla fine…”
Ha detto, appena imboccata la strada dove abitano i bambini.
Con quelle parole gli ha chiesto di punire lui per qualsiasi mancanza dei suoi figli.
Con quelle parole l'ha pregato di farlo solo una volta andati via, senza traumatizzarli urlando o punendolo davanti a loro.
Ermal è rimasto senza parole -sono a riposo, non c'è nessun incarico da svolgere, criminale latente da fermare, non c'è nessuno da punire. Ci sono solo dei bambini e sarebbero stati momenti piacevoli per tutti- ma si è reso conto che è naturale per l’Esecutore parlare così, avendo subito tante umiliazioni, anche da lui.
Quando Ermal chiede dove vorrebbero andare, c'è un po' di incertezza, i figli non sanno cosa dire e il padre non vuole disturbare; avendo notato un pallone nello zaino di L. l’Ispettore propone la spiaggia, poiché non essendo ancora stagione balneare avranno tanto spazio per giocare.
Fabrizio obietta che è lontano ma il più giovane insiste dicendo che non è ancora stato ad Ostia.
I bambini sorridono, Fabrizio anche , per un attimo, prima che il suo sguardo si rabbui nuovamente. Una volta arrivati l’Ispettore Ermal insiste anche per comprare quei secchielli e palette in plastica scadente che esistevano da almeno un secolo.
“Rilassati per favore, andrà tutto bene,” sussurra Ermal mettendogli una mano sulla spalla. Fabrizio annuisce, nello stesso modo in cui riceve un ordine.
“Te lo prometto,” aggiunge, sperando di essere creduto, determinato a dimostrargli di meritare nuovamente la sua fiducia.
Fanno castelli di sabbia, giocano a pallone, mangiano gelato e patatine nonostante Fabrizio invano ricordi a tutti che non è così che si dovrebbe pranzare.
Ermal si diverte quanto i bambini, lui che non ha avuto una vera infanzia.
Fabrizio lo guarda giocare con i suoi e sorride senza rendersene conto.
Avrebbe voluto conoscerlo prima, avrebbe voluto conoscerlo da uomo libero, pensa, ma subito si scrolla di dosso desideri e rimpianti, ugualmente irrealizzabili per una non-persona come lui, che è solo uno strumento nelle mani del Sistema rappresentato dalle FPS nella persona degli Ispettori.
Di questo Ispettore, anche se adesso sta giocando coi i suoi figli, anche se adesso sta ridendo in modo così aperto e puro che nemmeno sembra un adulto, tantomeno un agente delle Forze di Pubblica Sicurezza, tra le cui mani lui è un oggetto, dalle cui mano lui sarà punito di nuovo, ancora e ancora, finché non si sarà stancato di lui e lo lascerà nelle mani di altri Ispettori, rispetto ai cui trattamenti e punizioni quella che, una sola volta, gli ha inflitto questo Ispettore, non era niente.
Al ritorno la piccola A. sceglie di sedersi al posto del passeggero, nonché il tipo di pizze che Ermal ordinerà una volta a casa. Fabrizio cerca di pagarle ma l’Ispettore non glielo permette, e, minimizzando quando l'altro lo ringrazia, tira fuori una bottiglia di vino, regalo di sua sorella che ancora non ha assaggiato.
Gli Esecutori ricevono una sorta di pensione sociale minima. Non potendo uscire aspettano i giorni di libertà per comprare, generalmente, cibo e vestiti, se più urgente chiedono aiuto ad un Ispettore di cui si fidano.
Noemi, ad esempio, aveva chiesto più volte a Cristicchi di accompagnarla in una certa pasticceria o in un determinato negozio durante i saldi, e l’Ispettore l'aveva accontentata, seppur lamentandosi che fare la fila fuori da un negozio gli abbassasse la pressione.
Fiorella invece, avendo perso la libertà da più tempo, non amava più le folle, e preferiva farsi comprare quello che le interessava, come un paio di scarpe dal tacco vertiginoso, che poteva indossare solo per spostarsi dall'Area di Confinamento alla Sala Operativa della sua squadra.
Dopo cena, mentre Fabrizio rassetta, i bambini vogliono stare svegli a guardare un cartone, ma crollano dopo un po' che è iniziato. Ermal aiuta l'Esecutore a portarli nel lettone, dove dormirà anche lui, mentre il più giovane starà sul divano.
Fabrizio inizialmente rifiuta, spiegandogli che da sua sorella il divano è per i bimbi mentre lui dorme in un sacco a pelo a terra, ma il superiore non vuole sentire ragioni, anche perché il divano è praticamente un letto, dove più volte si è addormentato guardando un film.
La mattina dopo si svegliano con il profumo di cappuccini e cornetti ordinati al bar sotto casa.Ermal bussa alla porta, gli viene detto di entrare.
Dai bambini, non da Fabrizio.
Nel suo alloggio non ce n’è bisogno: un Ispettore può aprire la porta senza chiedere permesso, che l’Esecutore sia a letto o sotto la doccia, che si stia vestendo o facendo qualsiasi altra cosa non importa.
Più volte, appena era entrato nelle mani del Sistema, perdendo lo status di persona, i suoi nuovi superiori, uomini e donne,
l'avevano fatto per umiliarlo, e non c’era niente che lui potesse fare.
A volte, qualcuno non si era limitato a guardare.
L'Esecutore sta pettinando la bimba, mentre il più grande rifà il letto.Fabrizio sembra più rilassato del solito, come se avesse dormito meglio. Come Ermal indossa i pantaloni di una vecchia tuta e una maglia scolorita.
“Fossi in te pettinerei prima me stesso Fabbrì…” scherza Ermal, che non fa in tempo a pentirsi per la troppa familiarità con qualcuno che non si fida più di lui, che secondo la legge non è al suo stesso livello e che quindi non può rispondergli per le rime, che A. lo interrompe, facendo ridere tutti quanti.“Ermal…se vieni qui papà pettina anche te!”
Passano la mattinata in un parco non lontano dalla sua casa.“Non sono di Roma ma ti ho fatto conoscere un posto nuovo” scherza Ermal quando Fabrizio gli dice di non avere mai visto; il più grande sorride abbassando lo sguardo.
Davanti ai bambini è più sciolto ma quando sono soli è diverso, non più freddo e asettico ma imbarazzato, a disagio.
Tra loro c'è ancora un muro: il loro diverso status li divide, insieme a quello che è successo su quel ponte.
Fabrizio cucina un pranzo veloce mentre Ermal fa giocare i bimbi con gli ologrammi, cambiando la sala in un luna park, uno stadio, una nave spaziale.
Dice all’Esecutore che non ha saputo resistere, che ha comprato un modello economico, quasi giustificandosi davanti a qualcuno che forse vorrebbe tanto essere in una realtà diversa, anche solo per qualche ora.
Non gli dice, invece, che ha passato più tempo a rivivere la simulazione di quel giorno sul Ponte Flaminio che in qualsiasi scenario virtuale, perché
si sente terribilmente in colpa.
Non gli dice che ha fatto quella spesa pazza anche perché da quando non passa più tanto tempo con lui nella saletta degli Esecutori, da quando non lo porta più a bere dopo il lavoro, si sente terribilmente solo.
Non gli dice che gli manca da morire.
Il pomeriggio passa velocemente. Ermal fa delle telefonate alla famiglia per dare un po' di privacy all'altra famiglia, quella che sta ospitando.Durante il viaggio di ritorno è L. a sedere davanti; fa persino delle domande sulla macchina che le FPS hanno messo a disposizione per Ermal, un gioiellino elettrico dalla plancia piena di luci e levette.
La madre non si fa vedere nemmeno stavolta. Non deve essere facile vedere i propri figli soffrire salutando un padre che secondo la legge è un uomo ma non più una persona.
Ermal stringe i piccoli a sé. A. gli dà un bacino sulla guancia, L. invece gli sussurra all’orecchio: “Papà non è cattivo…non trattarlo male, per favore”. L’Ispettore gli assicura che non lo farà, e che sa benissimo che il suo papà è bravo.
Chissà cosa direbbe se sapesse che anche lui ha fatto male a suo padre, pensa Ermal con un groppo in gola.
Gli si stringe il cuore a pensare alla sofferenza di questi bambini, costretti a sentire chissà quali sgradevoli commenti su un padre che adorano e che li adora.
Avesse avuto lui un padre così, Ermal ha pensato durante tutto il weekend, sentendosi in colpa ancora di più,
trovandosi a invidiare i figli di un Esecutore.
Gli si stringe il cuore nel vedere Fabrizio inginocchiato che asciuga le lacrime di A. e dice a L. di essere sempre forte e proteggere la sua sorellina.
Quando raggiunge Ermal in macchina il suo viso è forzatamente calmo.
È di nuovo l’Esecutore Moro, in auto con il suo Ispettore, che in un attimo può decidere la sua sorte, se debba scagliarsi contro un criminale o negoziare, se potrà vedere i suoi adorati figli il mese prossimo o se dovrà essere punito.
Hanno ancora tempo; Ermal vorrebbe riportarlo a casa sua e finire quel vino - ingenuamente vorrebbe che tornassero a quello che avevano creato quando c'erano i bambini- ma Fabrizio declina l'invito dato che l'ha già disturbato fin troppo -deve pensare realisticamente, pur avendo passato delle giornate magnifiche- così si dirige al Palazzo delle FPS, che con la sua fredda e imponente maestosità ricorda a entrambi il loro posto nel mondo.Negli alloggi della Squadra 1 ci sono tutti: Noemi sta curando le piante nel giardinetto, lo Sceriffo sta ascoltando della musica in cuffia e Fiorella sta preparando qualcosa da mangiare. Tutti si fermano a guardare, chi da vicino chi da lontano, quando arrivano i due uomini.Ermal non si aspetta che Fabrizio gli chieda di seguirlo un momento nella sua camera.Non è piccola quanto la cella di una prigione ma non è certo dove una persona libera vorrebbe vivere.
Alle pareti ci sono fotografie dei suoi figli e ritratti di cantanti del passato che ha dipinto sua sorella, gli dice. C’è la sua chitarra. Una scrivania, una libreria, un piccolo armadio e la porta di un bagno. Un letto a una piazza e mezza, regalo dell’Ispettore Capo per tutti i suoi Esecutori, invece dei lettini d’ordinanza.
Tra il letto e la scrivania c’è un pannello di metallo a rete, ce ne sono altri sull’armadio e parte di una parete. Servono ad ammanettare gli Esecutori, in caso si ribellassero e, essendo la camera uno spazio più ridotto, non si volesse usare l’energia elettromagnetica per immobilizzarli. Servono agli Ispettori, anche a quelli di loro che hanno certe voglie e fantasie.
L’Esecutore apre una scatola e ne tira fuori delle banconote che gli porge.“Ispettore, questi dovrebbero bastare per la benzina, il cibo e tutto il resto. Se ho fatto male i calcoli me lo dica, le darò subito la differenza”.
Gli sta dando nuovamente del lei, come si conviene nel Palazzo delle FPS.
Come si conviene tra Esecutore ed Ispettore.
Tra servo e padrone.
“Ma no Fabrizio, non pensarci nemmeno. Per favore,” Ermal cerca di ridargli le banconote, e quando l’altro rifiuta di prenderle gliele mette sulla scrivania.“Ero io in debito con te e volevo farmi perdonare per quello che ti ho fatto ...”Abbassa la voce leggermente, come per confessare qualcosa.“Almeno all'inizio, ma poi…non ho avuto un’infanzia felice e quando sto con dei bambini mi sembra di poter vivere quello che non ho vissuto prima…”
Quando mio padre picchiava mia madre e cercavo di difenderla e allora picchiava me.
“Anche con voi mi sono sentito così. E poi…non faccio granché quando sono di riposo ma in questi due giorni mi sono divertito tantissimo, infatti spero che lo rifaremo…”Aggiunge timidamente.Fabrizio guarda altrove, sorridendo imbarazzato, ringraziandolo e accettando la sua offerta per il futuro, e concludendo che quell'incidente non contava, che quella volta aveva fatto solo il suo dovere.“Beh se proprio insisti allora domani puoi scrivere i miei rapporti, dato che sei più veloce di me,” scherza Ermal, ma vedendo lo sguardo serio dell’altro aggiunge, in tono dolce,“ma se vuoi davvero sdebitarti vorrei che tu mi chiamassi di nuovo per nome e mi dessi del tu quando si può…”.“Come vuoi…Ermal,” fa subito l’Esecutore.Resta in silenzio per qualche minuto, come perso nel suo mondo interiore, nei suoi pensieri, mentre l’Ispettore, non riuscendo a leggerlo, si guarda intorno e trovando un disco dei CCCP, un gruppo del passato di cui aveva solo letto, lo mette nello stereo. È un modello antiquato, ne aveva uno simile in Albania quando era piccolo.
“Ispettore…Ermal. Non ho parole per ringraziarti per quello che hai fatto per me e i bambini, e…per quello che vuoi fare per noi. Io devo ripagarti in qualche modo”.Lo sguardo di Fabrizio è intenso e incredibilmente serio mentre si avvicina al più giovane.
“Sai quella cosa chiamata ‘utilizzo non ufficiale degli Esecutori’ ?”Chiede, dopo un respiro profondo.
Abbassa lo sguardo come si conviene ad un servo, anche se la mascella serrata tradisce quanto gli sia difficile pronunciare quelle parole.
Ermal trattiene il respiro quando il più grande si avvicina tanto che i loro corpi si toccano e le sue labbra gli sfiorano la mascella e l’orecchio.“Bizio…cosa…”
Inconsciamente gli è uscito quel nomignolo, forse per la vicinanza fisica.
“Hai le pupille dilatate… questa cosa non ti dovrebbe dispiacere…”
Ermal non può negarlo, ha ragione lui. Non gli dispiace, anzi, gli piace molto. Forse la desiderava, pur non volendo ammetterlo a sé stesso, minimizzandola come naturale reazione fisiologica.
Il calore del corpo di Fabrizio si sposta quando si inginocchia davanti ad Ermal.“Ma se mi sbaglio…se non ti piacciono gli uomini…se ti fanno schifo gli Esecutori…se non ti interesso io…puoi chiudere gli occhi e immaginare chi preferisci…”
Non sbaglia sulle sue pupille dilatate segno di attrazione, sicuramente confermata dalle tante volte in cui Ermal gli ha involontariamente fissato le labbra o si è soffermato sull’altro più del necessario, tanto che una volta Fiorella gli aveva fatto una battuta a riguardo, fortunatamente in un momento in cui né Fabrizio né gli altri erano a portata d'orecchi.
Sbaglia, invece, sulla possibilità di sbagliarsi, sull'eventualità che possa fargli schifo, ma, nella sua posizione, offrire favori sessuali o fare avances sarebbe una mancanza di rispetto da punire, anche perché per molti gli Esecutori, essendo giuridicamente non persone e praticamente schiavi, sono poco più che animali.
Altri, invece, sono attratti da loro proprio in quanto schiavi, da piegare alle loro voglie senza conseguenze . “Non devi fare altro che rilassarti e lasciare che ti dia piacere…”L’Esecutore volge gli occhi verso l’alto per capire la reazione dell’Ispettore, solo per un breve momento.
Come si conviene ad uno schiavo.
“Guardami”.La voce di Ermal risulta più ferma di quanto avrebbe voluto. Sembra quasi un ordine, anche se lui vorrebbe solo parlare.Davanti a Fabrizio in ginocchio, occhi finalmente fissi sui suoi, labbra semiaperte, Ermal è bloccato; da una parte -quella che crede nell’uguaglianza e nel rispetto, quella che odia che il Sistema permetta ad una categoria, gli Ispettori, di usarne un'altra, gli Esecutori, come oggetti, in ogni senso- sa che deve aiutarlo ad alzarsi e andarsene, ma dall’altra -quella inconscia, primordiale e predatoria, eccitata nell'esercitare il suo potere su qualcuno da cui è attratto, qualcuno completamente sottomesso a lui, non solo come strumento di combattimento ma come uomo, come oggetto di piacere- è eccitato come non mai. La sua mente condanna chi usa gli Esecutori in quel modo ma il suo corpo sta desiderando di fare la stessa cosa; lui, col suo CC puro e l'autocontrollo che più volte gli ha permesso di non cadere nelle provocazioni, è più forte del suo corpo, anche se stavolta è molto più dura che non raccogliere le offese classiste e xenofobe di un professore universitario ottuso.“Mentirei se dicessi che quello che mi proponi non mi alletta…cioè guardati, chi non vorrebbe…Però ti ho mancato di rispetto già in ospedale, quando ho cercato di farti dire cose di cui non volevi parlare, e su quel maledetto ponte…non voglio farlo ancora. Non voglio farlo mai più”.L’Esecutore è stupito, si capisce da come sgrana gli occhi.“Non mi hai mancato di rispetto”.Non si può mancare di rispetto a chi non è più una persona.
Potrebbe spiegargli che quella volta in ospedale non voleva dirgli cose che lo avrebbero coinvolto con qualcuno che avrebbe potuto creargli problemi.
Potrebbe spiegargli che su quel ponte gli aveva sì spezzato il cuore, ma quel dolore era durato solo il tempo di ricordare a sé stesso che non aveva il diritto di aspettarsi la fiducia di nessuno, perché era un Esecutore, una non-persona, finita in quel modo perché aveva fallito, non aveva protetto i suoi amici e questi erano morti in modo orribile per colpa sua, e non vuole che a questo Ispettore capiti qualcosa del genere.
Potrebbe, ma non deve, perché facendolo trascinerebbe Ermal e il suo purissimo CC nel basso, nel buio in cui di trova lui, e lui non vuole che l’Ispettore esca dalle grazie del Direttore di Sezione, dell’Ispettore Capo e di tutti i colleghi.
Non vuole che Ermal faccia la sua stessa fine.
“Quello che hai fatto per me in questi giorni non lo ha mai fatto nessuno. Quello che hai fatto per i miei figli…li hai fatti felici. Non vedevo L. così sereno da quando ero libero. Per questo, lasciami dimostrare la mia gratitudine…”Fabrizio passa la mano sulla coscia di Ermal attraverso i jeans.“Lasciami darti qualcosa in cambio…”Il tessuto è spesso ma il più giovane sente lo stesso un brivido.
“Lascia che ti dia l’unica cosa che posso darti…me stesso…”Soprattutto quando la mano dell'altro sale, lentamente, sempre più su.“Qualsiasi cosa ti piaccia…qualsiasi cosa tu voglia…devi solo chiedere…”Ermal si morde il labbro inferiore, cercando di ingannare il suo corpo.
Un piccolo dolore sul labbro e un grande dolore nella testa all'idea che l’altro si senta in dovere di dargli qualcosa in cambio solo perché gli ha mostrato un po' di solidarietà ospitando lui e i suoi figli e trattandolo come una persona davanti a loro, e un dolore nel cuore, per la paura che l'altro non farebbe mai una cosa del genere se non fossero Esecutore e Ispettore, servo e padrone, non-persona e persona.
Non dovrebbe accettare.Non dovrebbe accettare per osservanza dei valori morali che le FPS rappresentano, o dovrebbero rappresentare.Non dovrebbe accettare per l'orgoglio di ricevere qualcosa che Fabrizio non farebbe se non si sentisse in obbligo.Non dovrebbe accettare per affetto verso Fabrizio, costretto a degradarsi per qualcosa che ha fatto felice Ermal quanto quella piccola famiglia.Non dovrebbe accettare e perpetuare lo sfruttamento e l'umiliazione di un essere umano che gli piace, che lo affascina, che ammira, ma la carne è debole e a volte anche la mente, che ad ogni argomento razionale gli ricorda che questa potrebbe essere un’occasione irripetibile.“Allora ti chiedo di alzarti, Bizio…”L'altro obbedisce. Ovviamente.
La naturale incertezza del non sapere cosa gli verrà chiesto si intuisce solo dal suo sguardo, non dalla schiena dritta e determinata a dare all’altro l’unica cosa che ha.
Ermal appoggia la sua mano tra collo e spalla del più grande.
L'ha già toccato in quel modo una volta.
Erano in un pub affollato e rumoroso, voleva che il più grande si dirigesse verso una sala più appartata e così gli aveva messo la mano tra il collo e la spalla e aveva stretto leggermente, per indicargli la direzione da prendere. Era stato un gesto innocente; in realtà voleva toccargli la spalla o il braccio ma c’era così tanta gente che l’Esecutore istintivamente aveva cercato di proteggerlo parandoglisi davanti, o così aveva provato a fare poco prima che Ermal gli comunicasse, non verbalmente, cosa voleva che facesse.
Solo quando una donna in cerca di compagnia aveva puntato Fabrizio, poi, guardando meglio, era rimasta chiaramente delusa, l’Ispettore si era reso conto che per le altre persone, che non conoscevano la loro identità, il loro status giuridico né potevano notare il dispositivo di localizzazione sottocutaneo di ogni Esecutore, lui e Moro potevano sembrare una coppia, invece che una persona di riguardo e la sua guardia del corpo, invece che Ispettore ed Esecutore.
Ermal fissa Fabrizio a lungo, imprimendosi nella mente ogni dettaglio, gli occhi marrone chiaro, il naso all’insù, la labbra carnose, la mascella e gli zigomi perfettamente scolpiti, i lineamenti regolari ed armonici, tanto diversi dai suoi, irregolari e taglienti.
Lo fissa a lungo e intanto le sue dita accarezzano quel lembo di pelle tra collo e spalla che aveva già, inconsciamente, reclamato come suo.
Lo fissa a lungo o così gli sembra perché è difficile controllarsi, è difficile seguire l'etica e non l'attrazione che sente da mesi, forse persino dal primo momento in cui ha guardato quell'uomo negli occhi.“Te l'ho detto…qualsiasi cosa tu voglia…”La voce bassa e roca di Fabrizio distrugge tutto l'autocontrollo di Ermal, che prende il viso del più grande tra le mani e incolla le labbra alle sue.
Moro gli lascia il controllo completo, seguendo il ritmo della lingua dell'altro, assecondandone i movimenti, non importa quanto passionali o bruschi, anche quando la sua schiena sbatte contro il muro e l'Ispettore non sembra rendersene conto. Lo lascia fare, passandogli una mano sulla schiena e l’altra tra i ricci.Continuano così per qualche minuto, finché non si staccano, ansimanti, il respiro corto.
Ermal toglie la maglietta a Fabrizio, tracciando i suoi tatuaggi come una mappa, trattenendo il respiro insieme all'Esecutore quando le sue dita gli palpano i capezzoli, e gli sfiorano lo stomaco.Fabrizio si inginocchia di nuovo, stavolta non riceve obiezioni.Mentre il tintinnio della cintura contro la cerniera si perde nella chitarra elettrica di sottofondo, Ermal appoggia fronte e gomiti contro il muro, gli mette una mano sulla testa e l'altra sulla nuca, poi, abbandonandosi al piacere, si spinge più a fondo nella bocca dell'altro.
La bocca forzatamente sottomessa dell’altro, Ermal ricorderà a sé stesso più tardi, vergognandosi di quanto gli sia piaciuto, ma ora riesce solo a mordersi il labbro per non gemere più forte della musica.
Ermal è un adulto, ha avuto varie esperienze e una relazione lunga nella quale ha sperimentato ed esplorato le fantasie proprie e della sua compagna; il sesso orale non è certo una novità per lui, eppure questa volta è diversa, e non solo perché lo sta ricevendo da un uomo. Sicuramente il fatto che le labbra, la lingua, la gola che lo stanno facendo godere siano di un uomo influisce. Con le donne, cercando di essere più diverso possibile da suo padre, si è sempre trattenuto, trattandole con delicatezza; più o meno inconsciamente invece, gli sembra che per un uomo non ce ne sia bisogno, sente di non doversi trattenere con un uomo forte e resistente come Fabrizio .
La cosa più eccitante però è il potere di avere uno schiavo, letteralmente e legalmente ai suoi piedi. Non è nulla a che vedere con i giochi di ruolo che si fanno in coppia, perché questo è vero, perché quest'uomo ai suoi piedi è davvero uno schiavo. Il suo.
Fabrizio è bravo.
Forse perché essendo un uomo sa cosa piace a un altro uomo.
Forse perché, a differenza sua, ha già avuto esperienze con uomini.
Più tardi, ripercorrendo l’accaduto, il pensiero del suo Bizio che fa la stessa cosa ad altri gli sarà amaro, e ancora di più lo sarà chiedersi se tali esperienze le ha avute prima o dopo essere diventato Esecutore.
Adesso però la sua mente è svuotata di ogni pensiero, è come una cassa di risonanza piena solo di sensazioni carnali e più intense che mai, dell’essere avvolto dal calore della bocca dell'altro, di avere le sue labbra, la sua lingua, a percorrerne la lunghezza.Un tremore e un gemito strozzato precedono l’orgasmo più intenso della sua vita.
Vorrebbe uscire dalla sua bocca ma non riesce nemmeno a parlare, e poi l’Esecutore, dal basso, lo guarda come se non ci fosse problema, e così chiudendo gli occhi e stringendo la testa del più grande, si abbandona all’orgasmo.
La vergogna che prova subito dopo sarebbe anche maggiore se non gli stessero quasi cedendo le gambe; si tiene a Fabrizio, recuperando il fiato, anche quando questo si alza, asciugandosi il lato della bocca in modo involontariamente lascivo.
Almeno per Ermal.
“Ora credo di essere io in debito…”Il silenzio imbarazzato ha sempre dato fastidio ad Ermal, che per contrastarlo ha sempre fatto di tutto, non sempre con buoni risultati, come questa volta, in cui Fabrizio sorride per educazione, comprensibilmente non riuscendo a scherzare su questo argomento.“Mi dispiace tanto…”L’Ispettore cambia completamente tono, come svegliandosi dall’imbarazzo, dall’eccitazione, dal senso di irrealtà di quella camera-prigione nella quale risuona musica rock del passato, musica che parla di libertà e ribellione che nel loro mondo non possono esistere.“Invece di dimostrarti che per me siamo uguali continuo ad approfittare di te…”L’Esecutore ha appena tirato fuori il pacchetto di sigarette e l’accendino ma, alle parole del più giovane, li rimette in tasca e si appoggia al muro per parlare a sua volta.“Ma noi non siamo uguali...il tuo CC è puro, il mio è torbido. Tu sei un Ispettore, io sono un Esecutore.”Come quella volta, in ospedale, Fabrizio si rivolge a lui come se parlasse a un bambino, senza condiscendenza, pazientemente, spiegando quello che dovrebbe essergli ovvio.
“Tu sei la luce, io il buio. Tu sei il padrone, io il servo…”
Più tardi, a casa sua, respirando il residuo di profumo di Fabrizio sul suo cuscino, Ermal rifletterà sulla paradossalità di essere stato definito una luce subito dopo aver approfittato della sua posizione di autorità per ottenere favori sessuali dal suo sottoposto, anche se non è stato lui a chiederli.
Ora invece, ancora stravolto dalla sensuale e peccaminosa -non in senso religioso ma morale ed etico, preciserà a sé stesso in seguito- esperienza appena vissuta, non sa cosa dire e tutto gli sembra ovattato. La stanza dove si trovano, la chitarra elettrica e la batteria di sottofondo, persino le parole del suo Esecutore, anche se quelle parole negano tutto ciò in cui crede, come la loro uguaglianza in quanto esseri umani, e per via del suo CC lo mettono su un piedistallo che non merita, gettando l’altro nel fango pur essendo egli un agente coraggioso, un padre amorevole, una persona meravigliosa, per la quale Ermal prova innegabili sentimenti.
“Servirti è il mio dovere…” aggiunge il più grande, serio, prima di fare un lungo sospiro, incerto se continuare o tacere.“...ma non è solo quello…”
Il sorriso di Ermal gli fa capire che ha fatto bene a non tacere. Gli accarezza i ricci con affetto, e lo accoglie nel suo abbraccio.
Non può dirgli tutto, non può esprimergli la paura che Ermal finisca come sono finiti i suoi amici e compagni, né quanto forti siano i suoi sentimenti, o che sono nati il giorno in cui il più giovane gli ha stretto la mano, che sono cresciuti quando è andato a trovarlo in ospedale non essendo ancora il suo Ispettore, nonostante abbia cercato di reprimerli per proteggerlo, ma può dirgli qualcosa, può esprimerne una parte.
“Per me va bene obbedire a te…servire te…fare qualsiasi cosa tu voglia…”Gli sussurra nell’orecchio, accarezzandogli i capelli e lasciando che il più giovane si appoggi a lui completamente, che nasconda il viso tra il suo collo e la sua spalla.
Più tardi Ermal realizzerà che si sentirà in colpa per sempre rispetto a Fabrizio, perché saranno sempre schiavo a padrone, perché il più grande gli farà sempre da scudo contro i pericoli, perché obbedirà sempre ad ogni suo ordine, in missione o in privato, perché si lascerà sempre fare qualsiasi cosa -più tardi, nei giorni, nelle settimane a venire, si troveranno nella stessa posizione, contro lo stesso muro, e le labbra di Ermal assaggeranno la gola di Fabrizio, e poi lo faranno la sua lingua e i suoi denti, e poi lo scaraventerà sul letto e lo prenderà più e più volte, e l’altro si morderà il labbro gemendo piano e si inarcherà per riceverlo meglio, e ci sarà sempre la dissonanza cognitiva del trovare sbagliato ma allo stesso tempo incredibilmente eccitante l’esercitare il suo potere sull’altro.
Ora, invece, respirando il profumo del più grande, Ermal si sente protetto, appagato, più forte, come se potesse assorbire l’energia dell’altro e grazie ad essa diventare invincibile.
Così invincibile da riuscire anche a proteggere Fabrizio.
"Per me per la mia vita che è tutto ciò che ho
è tutto quello che io ho e non è ancora finita" (CCCP, Annarella)
