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Magic of the battle
by alishepcr85
Prologue: A way to rest
Wayrest, 2E 582
Sala del Trono del Castello
di Wayrest.
Essere parte della Guardia del Leone era un grande onore. Proteggere Re Emeric, il peggiore onere che potesse capitare.Non erano a sufficienza i tentativi del Culto del Verme o degli assassini delle altre due Alleanze ad attentare alla vita del Re, ora anche un Principe Daedrico si era messo di mezzo e per fortuna grazie a quella Altmer, la messaggera della Regina Aldmeri, tutto era finito per il meglio, ed a lui restava ora il compito di vegliare nelle stanze del castello affinché non accadesse nulla a Sua Maestà,di nuovo.Come una normale e comunissima Guardia del Leone potesse prevenire che la faccenda si ripetesse, era uno dei più grossi dilemmi di tutta Tamriel, ma Francois Durand decise di concentrarsi sul suo compito più immediato: tenere gli occhi aperti e portare a termine il suo turno di guardia.Sospirò. Era nella Guardia del Leone da pochi mesi, dopo aver combattuto sia il Dominio che il Patto, fianco a fianco a Redguard ed a Orsimer. Se però aveva maturato un sano rispetto nei confronti dei Redguard, gli Orsimer proprio non riusciva a farseli piacere. Secoli di scorrerie non potevano essere cancellati in pochi mesi e presto si sarebbe tornati tutti alla noiosa e sanguinosa realtà, dove il nemico sarebbe stato interno ed esterno e loro avrebbero dovuto tenere d’occhio anche i Nobili Bretoni.Non che avessero interrotto gli intrighi, ma diminuiti quelli sì, anche a causa dell’arrivo di un giocatore più potente, un certo Mannimarco insieme a Molag Bal in persona, e rispetto a questo, tutto il resto erano solo schiamazzi e dispetti da bambini.Francois aveva pensato e ripensato più volte a quella situazione, quasi pentendosi di aver lasciato Camlorn per cercare una nuova vita a Stormhaven, dopo che la guerra delle Tre Alleanze era iniziata, l’occasione della vita che ogni mercenario sognava e si preparava, mentre scortava nobili pomposi ed irrispettosi che ti lanciavano il denaro come se lanciassero un osso spolpato ad un cane.Aveva combattuto in innumerevoli battaglie, finché qualcuno non l’aveva notato ed il Generale Gautier gli aveva proposto di entrare nell’Elìte dell’Esercito del Covenant, anche se solo come semplice soldato, senza venire investito Cavaliere. Un’onore che aveva accettato subito, per poter mandare a casa dalla moglie in attesa del loro primo figlio un mezzo più dignitoso per superare quella situazione finché lui non sarebbe tornato a casa.Suo fratello minore invece era un marinaio, ma André non parlava molto di quello che faceva e lui faceva altrettanto, limitandosi ai classici convenevoli quando potevano scriversi o la nave del fratello attraccava lì, a Wayrest.Francois sentì dei passi e scattò sull’attenti, pensando che fosse il Re ed invece era la loro ospite Altmer che si guardava attorno con circospezione, il soldato decise di tenerla d’occhio attraverso i fori della celata, seguendola con lo sguardo finché non vide il motivo per cui era sveglia a quell’ora: un suo compatriota, Ufficiale della Guardia del Leone, la prese per un braccio e la trascinò dietro ad un muro, per poi baciarla con passione.Francois sollevò gli occhi al cielo, disgustato: odiava fare il turno di guardia notturno. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ 4E 186
Wayrest
Tempio di Magnus.
Stormhaven
Amande seguì suo padre riluttante, ancora imbarazzata per quello che era successo qualche giorno prima.Un piccolo incidente, mentre giocava per le strade di Wayrest con i suoi amichetti: un Nord ubriaco era uscito dalla locanda ed aveva urtato Lorraine, una sua amica un po’ più grande di lei di un paio di anni, figlia di un Legionario.Il bruto nemmeno si era scusato, anzi aveva afferrato Lorraine per un braccio gridando che l’aveva urtato lei, ed Amande istintivamente aveva cercato di salvare la sua amica, prima con alcuni deboli pugni da bambina di dieci anni contro un armadio Nord nel pieno del vigore fisico e buttata a terra come se fosse un bambola di pezza, e quella scarica elettrica, breve ed irrisoria, aveva colpito il Nord sul sedere: la corazza di ferro aveva fatto un po’ da conduttore ed aveva potenziato lievemente la debole scarica, facendo sì che Lorraine potesse liberarsi e poi sfuggire insieme ad Amande e gli altri verso il negozio del padre di Amande, un sarto, inseguite dall’enorme Nord barbuto.La cosa si era risolta grazie alla bravura del padre nell’imbambolare il Nord originario di Dawnstar, non che ci volesse molto, i Nord erano stupidi e ignoranti, Amande lo sapeva che il loro cervello era più piccolo rispetto ai loro muscoli, suo padre ed i suoi zii lo dicevano sempre.Ed ora era lì, ad ascoltare suo padre parlare con un Sacerdote di Magnus che continuava a guardarla, finché suo padre non tirò fuori una scarsella colma di Septim.- Sono sicuro che Magnus apprezzerà questa generosa donazione, Padre.- affermò suo padre Jules, mentre il Sacerdote lo squadrava con disgusto. Ed Amande non capiva perché, la gente era sempre contenta quando suo padre regalava loro del denaro ed ora la stava usando per beneficenza.- Devo vedere se ciò che dite è vero, Mastro Durand. Non posso accettare vostra figlia se non dimostra veramente attitudine per la magia, e non potrei nemmeno accettarla come Sacerdotessa, in quanto la vita in servizio di Magnus è fondata sulla Magia.- lo riprese, duramente Padre Germaine, rifiutando la borsa colma di Septim e rivolgendosi ad Amande che timidamente si era messa al fianco del padre.Jules lo anticipò, sistemando per bene la figlia, per spiegarle che cosa stava accadendo.- Amande, segui Padre Germaine, devi mostrargli quella cosa che hai fatto al buzzurro Nord, se vuoi imparare di più sulla Magia. E poter difendere meglio Lorraine. Verrà tua madre a prenderti, io devo tornare al negozio, purtroppo.- le disse il sarto, schioccandole un bacio sulla fronte prima che Amande decidesse di seguire titubante il Bretone burbero ed avvolto in quelle stesse vesti cucite da suo padre per tutti i Templi di Wayrest.Padre Germaine la mise davanti a un manichino di paglia, ordinandole secco e deciso di colpirlo, lei provò diverse volte, ma non ci riuscì: :stava per correre via in lacrime, mentre gli Apprendisti e Novizi ridacchiavano del suo fallimento, quando Germaine le sussurrò nell’orecchio di fingere che il manichino fosse un Orco, arrivato a distruggere il negozio di suo padre.E funzionò. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
4E 191
Wayrest
Tempio di Magnus
Stormhaven
Un torrente di fulmini avvolse il suo avversario, del suo stesso livello, un Apprendista come lei mentre forestieri venuti da Cyrodiil su invito dei Sacerdoti di Magnus osservavano gli allievi dell’ultimo anno: Amande li riconobbe dalle tuniche come membri del Sinodo, suo padre ne aveva parlato a profusione e non in modo lusinghiero quando lei gli aveva menzionato che sarebbero stati presenti a quella specie di sfida magica.Padre Germaine sembrava non sopportarli, li tollerava perché avevano l’appoggio del Consiglio degli Anziani e nessuno poteva permettersi di inimicarsi il centro del potere Imperiale, secondo solo all’Imperatore.Amande durante i suoi studi al Tempio aveva letto ogni possibile cosa su quell’organo amministrativo e se all’inizio ne era rimasta entusiasta e avrebbe voluto assistere a diverse sessioni del Consiglio, uno sguardo maggiormente approfondito alla storia di Tamriel la dissuase a intraprendere una carriera politica e a concentrarsi di più sull’Oratoria che sulla magia. Concentrando le sue attenzioni sulla storia della Gilda dei Maghi.Padre Germaine stesso l’aveva incoraggiata a farlo, per comprendere meglio determinate dinamiche che non potevano essere ignorate, come comprendere il motivo per cui la Gilda era stata chiusa e divisa in due organizzazioni che si facevano guerra tra di loro: il Sinodo e l’Accademia dei Sussurri.Il Sinodo aveva ricevuto la maggior parte delle strutture della Gilda dei Maghi, tra cui la famigerata Università Arcana alla Città Imperiale ed alcune tra le principali vecchie sedi nelle varie contee di Cyrodiil lasciando all’Accademia dei Sussurri le briciole.Amande sapeva che presto avrebbe dovuto scegliere a chi affiliarsi, ma ancora era indecisa: l’unica cosa che sapeva era che avrebbe continuato gli studi magici e magari iniziare ad addestrarsi al combattimento, aveva visto che restare con il naso infossato nei libri o discutere di teorie magiche per più di un’ora non faceva per lei.Illusione poi, per quanto fosse una Scuola utile, la annoiava. Che divertimento c’era a scomparire a quel modo ed evitare il combattimento? Andava bene per fare scherzi crudeli agli studenti del primo anno o ai rari Nord che venivano accolti con ribrezzo e fastidio da parte di Padre Germaine, visto che non avevano neanche il buonsenso di pregare Magnus, blaterando di Julianos e di Talos, di Shor e di Kyne. Ed in generale prendendo in giro gli altri allievi Bretoni per il loro essere minuti fisicamente rispetto a loro o chiamandoli con disprezzo man-mer. O cercare di fare risse con gli Altmer che si univano a loro occasionalmente.Per questo Amande al terzo anno si era orientata su Alterazione, Distruzione, Evocazione e Recupero, Scuole utili al combattimento, utilizzando i bastoni da mago per un po’,ma poi abbandonandoli perché da mancina li trovava scomodi da usare. Inondare di fulmini il proprio avversario era più gratificante, ed avrebbe voluto poter evocare armi: purtroppo era ancora all’inizio e oltre a un misero lupo come Famiglio non poteva evocare molto altro. E non sempre riusciva a farlo.Gunther, il suo avversario scrollò le spalle dopo essersi rialzato, l’ascia in mano e l’inutile magia del ghiaccio nell’altra, invece di utilizzare lo Scudo Mistico come il loro insegnante di Alterazione gli aveva insegnato, ma Amande non disse nulla: alla fine era una scelta di Gunther, ed un vantaggio per lei, oltre che imparare bene a schivare a dovere. Gunther era quasi simpatico per essere un Nord, non che lo amasse, ma le rivolgeva qualche volta la parola quando non era ubriaco ed insieme agli altri suoi compatrioti. Una volta aveva anche cercato di insegnarle ad usare un’ascia, con risultati disastrosi a causa della scarsa forza di Amande che aveva lasciato cadere l’arma rischiando di accettarsi un piede.- Piaciuta la scarica di adrenalina, Gunther?- lo schernì Amande, rimettendosi in posizione per continuare il duello.- Dannata succhia-latte man-mer!- ringhiò il Nord, facendo altrettanto. Dalla posizione in cui il Nord si trovava, la Bretone intuì che avrebbe attaccato per primo, probabilmente cercando di rallentarla con il ghiaccio e poi colpendola con l’ascia, ma lei aveva già pronta la magia di Illusione per resistere al freddo e abbassare l’esposizione, nel caso che le sue supposizioni fossero state corrette.- Vediamo se sarai ancora così arrogante fra un po’.- aggiunse Gunther, cupo.- Piantatela, voi due e continuate il duello, in silenzio.- li riprese Padre Germaine, in modo aspro.- Non fatemi fare brutte figure davanti a quei damerini venuti da Cyrodiil, sanno al massimo distinguere una palla di fuoco da una lancia di ghiaccio e pretendono di volervi valutare. Quindi bocca chiusa e mostrategli che cosa vuol dire essere un mago. En guarde!- sussurrò Germaine, per non farsi sentire dai membri del Sinodo.Diversamente da come Amande aveva previsto, Gunther finse un attacco dall’alto con l’ascia e a sorpresa ripagò la Bretone con la sua stessa moneta, colpendola poi al braccio che utilizzava per lo Scudo mistico mentre si contorceva a terra e trapassando Carne di Quercia come se avesse tagliato del semplice burro.Era un semplice taglio di striscio, ma la scarica di fulmini era stata inaspettata per Amande, la quale curò senza problemi il taglio mentre nuvolette di fumo elettrostatico la circondavano, la sua Magicka prosciugata in parte, decidendo di buttare tutto quello che aveva per contrastare Gunther, Famiglio compreso, finché non si ritrovò in totale balia del Nord, non potendo bere pozioni o pregare Magnus per ricaricare la Magicka, finendo a terra, l’ascia di Gunther a pochi centimetri dal collo, ansimante e il suo orgoglio ferito.Ed il fatto che incrociò lo sguardo per nulla contento di Padre Germaine, non la aiutò a prendere la sconfitta molto bene, ritrovandosi ad osservare gli altri suoi compagni battersi per la tanto agognata finale. Gunther venne buttato fuori dopo un paio di duelli da un ragazzo di Jehanna, ed il ragazzo Nord le si sedette accanto, altrettanto deluso del non aver potuto cancellare la diffidenza dei Bretoni nei confronti della sua gente.I loro sguardi tristi e feriti si incrociarono, entrambi consapevoli che Padre Germaine non avrebbe perdonato a nessuno dei due quel fallimento dettato da orgoglio e arroganza, prima che da una consapevole superiorità dei propri avversari.E che nessuno del Sinodo li avrebbe mai scelti.Quando tutto fu finito, e Padre Germaine li aveva entrambi ripresi, promettendo loro sezioni extra di studi magici dopo le normali ore di lezione, Amande venne raggiunta proprio da Gunther, con la sua immancabile bottiglia di idromele al seguito: all’inizio entrambi rimasero in uno sdegnato silenzio e si ignorarono come al solito, ma poi fu proprio il Nord a rompere il silenzio.- Tutto questo fa’ schifo. Studi oltre gli orari di lezioni, niente colloquio con i Maghi del Sinodo, i miei compatrioti che mi hanno cacciato dalla loro festa perché ho perso contro quel succhia-latte di Jehanna….speravo di poter tornare a Skyrim a testa alta.- si lamentò il Nord, sconfitto.- Tranquillo, Nord, dopo che ti sarai scolato quella bottiglia la tristezza ti passerà di sicuro.- lo rimbeccò Amande, allontanandosi di qualche metro, disgustata dall’odore di quell’idromele.- Non penso che una bottiglia di Idromele basterà stasera.- ammise, guardando la bottiglia ancora sigillata.- Ne hai bisogno anche tu, mi sa. Perché hai partecipato? Io volevo dimostrare che noi Nord non siamo tutte bestie senza legge e che rispettiamo ancora le antiche tradizioni. Magari andando ad imparare di più sulla magia a Cyrodiil.- spiegò Gunther.- Beh, non fate molto per far cambiare idea alle persone….- borbottò Amande, rifiutando con la mano di bere quella bevanda disgustosa. A casa sua girava la migliore birra ed il miglior Surilie, incluso il famoso vino speziato di Solitude quando suo padre riceveva qualche carico importante dalla Compagnia dell’Impero Orientale a cui si era affiliato da un paio di anni per espandere il suo commercio fuori da High Rock. Purtroppo, i suoi abiti trovavano compratori solo a Cyrodiil, nelle Summerset o a Morrowind. Hammerfell costituiva ancora un mercato arduo da conquistare insieme a Skyrim.- No, grazie. Voglio restare lucida.- affermò, sospettosa, la Bretone.- Fa’ nulla, la terrò tutta per me. Non mi hai ancora risposto.- disse Gunther, facendo spallucce.- Amo combattere, tutto qui.- rispose, dopo averci pensato su un po’, Amande, per togliersi di mezzo il Nord, senza aggiungere altro.Gunther annuì, lentamente. - Hai uno spirito guerriero, si vede. Mi chiedo perché ti sei messa a studiare magia invece di unirti alla Gilda dei Guerrieri, la magia è per i deboli, per gli Elfi intendo.- le disse, serio, il Nord.- A Skyrim abbiamo i Compagni, i migliori guerrieri che si possano mai incontrare sul campo di battaglia. Hanno la loro Sala a Whiterun, si chiama Jorrvaskr. Mio zio Skjor è uno di loro.- aggiunse Gunther, orgoglioso, estraendo la sua ascia.- Questa è un suo regalo, anche se purtroppo non è stata forgiata da Eorlund Grey-Mane ma dalla donna fabbro di War Maiden, sempre a Whiterun. La Forgia Celeste è esclusiva per i Compagni e le armi forgiate da Eorlund costano troppo per essere date in mano a uno come me. Ad uno maledetto con la magia.- spiegò, incupendosi, Gunther.- La magia non è una maledizione.- esordì, stizzita da quelle considerazioni, Amande.- Chi ti ha messo in testa queste cose?!- replicò la giovane, sempre più convinta sul fatto che i Nord fossero idioti senza cervello.- A Skyrim la magia non è vista molto bene, quando i miei hanno scoperto che ero un mago, è stato come se fossi nato storpio o con la Piaga.- rispose, cupo, Gunther.- Non hanno potuto e voluto mandarmi a Winterhold, a causa del Grande Crollo e della Crisi dell’Oblivion la mia gente vede i maghi come una dannazione. Così hanno convinto mio zio a portarmi dai Compagni pensando che la magia mi avrebbe abbandonato se fossi diventato un guerriero.- proseguì il Nord, con Amande che riusciva a stento a trattenersi dal ridere in faccia al ragazzo.- Purtroppo ho utilizzato d’istinto la magia per difendermi e….e così eccomi qui. Sono scappato di casa e venuto qui, da Markhart. Attraversare il confine con i Rinnegati in giro non è stato facile, ma ce l’ho fatta. Un giorno tornerò a Skyrim, e dimostrerò loro che posso essere un guerriero ed un mago.- concluse il ragazzo.Amande si ricompose, sospirando. Ora che sapeva in parte la storia di Gunther, non lo disprezzava poi così tanto, lo compativa, e si rese conto di essere nata nella bambagia e nella fortuna di avere una cultura diversa da quella della gente del suo compagno di studi.I Bretoni respiravano e vivevano immersi nella magia per tutta la loro vita ed era una religione per loro al pari di quella ufficiale, adattandosi alle situazioni che si erano venute a creare nel corso dei secoli in base a ciò che conveniva loro per sopravvivere. - Tu? La tua famiglia che fa’ per vivere?- chiese Gunther per distrarla dalla sua storia ed evitare domande scomode.- Mio padre è un sarto, mia madre lo aiuta con il suo negozio. Niente di importante, ho uno zio marinaio, un fratello che fa lo scudiero ad un nobile di Rivenspire, una famiglia abbastanza noiosa.- rispose, modesta, Amande.- Io ancora non so che cosa farò dopo che avremo finito gli studi qui, di sicuro continuerò su questa strada. Ho ancora tempo per decidere dove, se con il Sinodo o con l’Accademia dei Sussurri o cercare un Mago e farmi assumere come Apprendista. Potrei anche specializzarmi nell’Incantamento e aiutare mio padre nel suo negozio. Non commercia armature, ma crea tuniche per i Templi, e un giorno, magari….- aggiunge, distraendosi un attimo mentre un’idea le si faceva in strada in testa.- Hai mai pensato di incantare quell’ascia?- chiese, all’improvviso, Amande, al compagno di studi Nord.- No, mi prenderebbero per un codardo.- rispose, pronto e sulla difensiva, Guther.- Il fuoco contro i non morti è più efficace di una lama non incantata, come Padre Germaine ci ha spiegato. Se entri una caverna con zombie e scheletri almeno potrai tornare per pavoneggiarti con i tuoi amici, non credi?- gli fece notare la ragazza Bretone, dopo aver sollevato gli occhi al cielo.- No, è un regalo di mio zio. Se me la rompi, si arrabbierà e non me ne manderà un’altra. Ed io ancora non oso tornare a Skyrim.- insistette Gunther, proteggendo la sua ascia dalle mire di Amande.- Posso offrirti un compromesso? Mio padre conosce un bravo fabbro, qui a Wayrest, lavorano spesso insieme e lo aiuta a fare manutenzione al negozio ed a casa quando serve, ti faccio forgiare un paio di asce da lui e provo ad incantare quelle, prima. Se fallisco su entrambe, la tua ascia è salva e ti dovrai rivolgere a Padre Louis, per fartela incantare.- gli propose la Bretone, ma Gunther ancora era riluttante ad accettare.- Ho qualche soldo che ho ricavato nel trascrivere e vendere alcuni tomi d’incantesimi base mentre Padre Germaine non guardava, se proprio non vuoi che spenda i soldi di mio padre, utilizzerò i miei, Gunther.- insistette Amande, un sorriso sadico in faccia.- ….ma così dopo resterai senza soldi ed io non posso restituirteli.- affermò il Nord, sentendosi a disagio.- E sarò in debito con te….aspetta….- esalò, intuendo che cosa volesse fare la compagna di studi.- Ogni cosa ha il suo prezzo, Gunther, ma sarà più un debito che potrai cancellare anche senza restituirmi la somma che verserò per le due asce e le gemme dell’anima, tranquillo. Ci guadagni di più tu alla fine, due asce nuove incantate e manterrai intatto il regalo di tuo zio, oltre a poter dimostrare ai tuoi genitori che sei un bravo mago guerriero.- affermò, beffarda, Amande, utilizzando quella carta e, finalmente, Gunther crollò. - Affare fatto?- chiese, il sorriso più simile ad una tagliola che a un sorriso vero e proprio, la ragazza, tendendo la mano al Nord.Gunther esitò, l’affare era buono e la Bretone succhia-latte aveva ragione, ma quel sorriso lo inquietava comunque. Si vedeva che era la figlia di un mercante. Alla fine cedette.- ….affare fatto. Ancora non capisco perché all’improvviso tu voglia aiutarmi.- rispose, sospettoso, il Nord.- Perché non sei esattamente un buzzurro come pensavo, e quello scherzetto che mi hai giocato durante il nostro duello magico mi ha colpita, anche se lo rimpiangerò sicuramente domani al risveglio. E durante le ore di addestramento extra con Padre Germaine.- rispose, seria, la Bretone.Quel promemoria portò automaticamente Gunther a stappare la sua bottiglia di idromele ed a berne una lunga sorsata. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Il mattino dopo
Quando sia Gunther che Amande misero piede nelle sale dedicate all’addestramento dei maghi e le trovarono ancora vuote fatta eccezione per la figura minacciosa di Padre Germaine, compresero che per loro erano iniziati i guai.Seppur ancora assonnati e doloranti per il duello del giorno prima, i due ragazzi si scambiarono uno sguardo carico d’apprensione e lo nascosero sotto ai cappucci che indossavano insieme alle tuniche, almeno finché Padre Germaine non ordinò loro di abbassarli perché voleva guardarli negli occhi.- Sapete vero, perché sono qui e perché vi ho fatti svegliare entrambi così presto?- esordì, duro, il Sacerdote di Magnus, le braccia incrociate e il capo coperto dal cappuccio. Esitanti, sia Amande che il Nord annuirono.- Stone-Shield, la tua ascia.- ordinò, severo, Padre Germaine. Gunther, sorpreso, guardò Amande ma la Bretone non osò dire nulla mentre pensava a ciò che probabilmente l’aspettava, così il Nord decise che forse era meglio non protestare e consegnò la sua ascia, che il loro Maestro assicurò al suo fianco, prima di rivolgersi ad Amande.- Durand, tu sei assegnata al laboratorio d’alchimia come Assistente di Madre Vivienne, ed i permessi di visita alla tua famiglia sono sospesi per una settimana. Entrambi, vi ritroverete qui dopo la giornata normale di studi e doveri per un’ulteriore sessione di studi sotto la mia guida.- snocciolò Padre Germaine, severo. Senza urlare.- Quello che è accaduto al torneo, è stato deprecabile, non ho voluto aggiungere ulteriore umiliazione alla vostra sconfitta davanti agli altri, ma avete passato il segno, ieri.- proseguì il Sacerdote Maestro di Alterazione.- Mi prendo le mie responsabilità nel non aver insistito che Stone-Shield mi consegnasse la sua ascia in cambio di una da allenamento e nell’aver permesso che voi vi iscriveste, Durand, ma contavo su un certo livello di controllo da parte vostra. Ed invece vi siete comportati nel peggiore dei modi possibili davanti ai membri del Sinodo. Era un duello magico, non una rissa da taverna e voi vi siete spinti oltre.- affermò il Bretone, aggrottando le ciglia.- Per questa volta, cercherò di correggervi con delle ore di lezioni extra in cui pretendo il massimo impegno da parte di entrambi, ma comportatevi ancora così una sola volta e siete fuori. Entrambi.- concluse Padre Germaine, senza mai togliere lo sguardo da entrambi i ragazzi che nemmeno osavano aprire bocca.- Fatevi trovare qui stasera dopo la cena comune nel refettorio, e portate con voi una scorta di pozioni di Fortifica Magicka e di Recupero Magicka. Finché non mi avrete dimostrato di sapervi controllare, avrete questi impegni. Dormirete e studierete Alterazione e controllo delle magie offensive. Oltre al resto. Potete andare.- ordinò il Sacerdote, aspettando che i due obbedissero.Amande sospirò. Non aveva molto da dire, si era aspettata che Padre Germaine avrebbe fatto loro una sonora lavata di capo per aver perso nel torneo, ma non si era aspettata che li riprendesse per aver esagerato nel duello, ancora perplessa sul perché non li avesse fermati e ripresi direttamente durante la loro sfida, ma solo dopo. Probabilmente qualcuno lo aveva ripreso a sua volta ed ora scaricava tutto su di loro, ma non potevano fare altro che accettare la punizione che gli era stata impartita. Gunther si lamentava sotto voce per il sequestro della sua ascia, ma non poteva farci nulla neppure lui.Alchimia, ugh…..Madre Vivienne era la Sacerdotessa più anziana di Magnus ed era anche una fanatica delle pulizie, terrorizzata da possibili germi che avrebbero potuto infettare il suo laboratorio.Amande non vedeva l’ora, dopo le attività di studio, di indossare quella strana uniforme che la Maestra di Alchimia indossava e di pulire gli strumenti ogni volta che li sfiorava. E di doversi far ripetere le cose diverse volte prima di capire che cosa l’insegnante volesse.Avrebbe preferito essere stata messa a pelare patate in cucina. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Un anno dopo
Tempio di Magnus
Stormhaven
Quella sera fu l’inizio di una strana ma solida amicizia, al di là del fallimento di entrambi i tentativi di Amande di incantare le asce che aveva fatto forgiare per il Nord, ma le erano servite come base per migliorare la sua conoscenza da Incantatrice e scoprire una passione secondaria molto remunerativa, permettendole di rendersi indipendente da suo padre a livello economico.Il quale premiò l’intraprendenza commerciale della figlia acquistandole una piccola bottega vuota accanto alla sua al compimento dei sedici anni, sperando che Amande rimanesse a Stormhaven, restando sorda alle Sirene provenienti dal Sinodo di Cyrodiil.Amande ne fu entusiasta, di quel regalo, una felicità che mitigò la tristezza per la fine dell’Apprendistato presso il Tempio di Magnus e l’inevitabile addio al suo amico Nord: Gunther infatti aveva deciso di tornare a Skyrim, gli obiettivi che si era prefissato spazzati via dalla morte del padre e del suo essersi ritrovato di punto in bianco il capofamiglia, visto che i sui fratelli erano entrambi molto piccoli e suo zio aveva rinunciato alla successione una volta unitosi ai Compagni.Lavorare presso il suo piccolo negozio le avrebbe permesso di pensare a cosa fare della sua vita, Padre Germaine le aveva consigliato di prendersi un anno o due di pausa prima di fare mosse azzardate e lei lo aveva ascoltato, come sempre, il regalo di suo padre inaspettato ma gradito. Era migliorata anche nella composizione di incantesimi e ciò le aveva permesso di creare tomi da poter vendere insieme agli incantamenti, le avrebbero permesso con il tempo di andare a vivere da sola e lasciare casa sua e poteva già sentire sua madre piangere giorno e notte per una separazione simile.Era una soluzione temporanea, ma una soluzione che le piaceva. Sapeva che sarebbe stato difficile, la concorrenza nel mercato degli oggetti magici era spietata ad High Rock ed il suo margine di guadagno non sarebbe stato molto alto, ma non si sarebbe scoraggiata così facilmente.D’altro canto, non avrebbe fatto la commerciante per sempre, di questo ne era sicura.Gunther stava preparando la sua roba per partire per casa sua il giorno dopo, Amande attese che ebbe finito prima di entrare nella sua stanza per un ultimo saluto: la cerimonia formale che aveva decretato la fine del loro apprendistato non era stata lunga perché alcuni dei loro Compagni di corso avevano navi o carri da prendere ed era stata decisa una formula formale ma il più breve possibile.- Riparti subito o aspetti domani mattina?- chiese a bruciapelo la Bretone, spaventando il Nord il quale la guardò male, prima di risponderle.- Domani mattina, il carro per Markhart non fa soste né viaggia di notte per via dei Rinnegati, quindi devo essere puntuale e non perdere tempo.- rispose, rattristato, Gunther.- Capisco….beh, allora ti saluto ora. Io per un po’ resterò qui a Wayrest, pensavo di riuscire a decidermi invece….per fortuna mio padre mi ha dato qualcosa da fare mentre mi decido se continuare gli studi magici in modo serio oppure fare da me.- affermò, sovrappensiero, Amande.- A Skyrim c’è il Collegio di Winterhold, o puoi farti prendere come Apprendista da un Mago di Corte. A Markhart c’è un Elfo, si chiama Calcelmo, potresti iniziare da lui. Sono gli unici due modi per imparare la magia nella mia terra. O puoi sempre andare a Whiterun, il mago di Corte dello Jarl locale è un Nord, almeno.- le suggerì Gunther, pensieroso.- Io. A Skyrim.- affermò, inarcando un sopracciglio divertita, Amande.- Perchè no?- cercò di convincerla Gunther, ricordandosi poi dei suoi rapporti non propri amichevoli con gli altri Nord del Tempio.- Sì, hai ragione. Tu a Skyrim finiresti per venire linciata. È già stato difficile per me sopportarti, figuriamoci i miei compatrioti...- ammise, scuotendo la testa, il Nord.- Gunther….- esordì, triste nel dover dire addio al suo amico Nord, Amande.- Che c’è?- chiese, severo, il Nord originario del Reach.- Buona fortuna. Spero che prima o poi ci rivedremo.- continuò la ragazza Bretone, facendo la sostenuta e ricordandosi poi di aver lasciato una cosa nella sua cella, correndo a prenderla e ritornando con un involto che porse a Gunther.- Tieni, sono finalmente riuscita a mantenere la promessa che ti ho fatto un anno fa’.- aggiunse Amande, sorridendo complice all’amico, che rimase di sasso nel vedere un’ascia simile alla sua incantata a dovere, con delle rune strane incise nel manico.-….grazie. Avevo quasi perso la speranza.- ammise, con tono di scherno il ragazzo.- E queste rune che significano? Non brillano, quindi non possono essere rune magiche.- chiese, incuriosito, il Nord.Amande stavolta sorrise all’amico con tenerezza.- E’ il tuo nome. Gunther Stone-Shield. Ho trovato un libro con l’alfabeto Atmoriano e con l’aiuto di Padre Alistair le ho composte. Anche se la maggior parte del lavoro l’ha fatto lui, è abituato per via di intagliare i nostri bastoni da mago.- rispose la giovane Bretone, imbarazzata nell’ammettere che non era stata lei a intagliare il nome dell’amico magicamente nel manico dell’ascia.- Grazie.- rispose semplicemente Gunther, prima di venire abbracciato dall’unica amica non Nord che aveva avuto durante la sua permanenza ad High Rock.- Buon viaggio, amico mio. Spero che tornerai a casa sano e salvo.- gli augurò Amande, prima di lasciarlo solo e tornare nella sua cella, in tempo per vedere le luci magiche spegnersi e cullarla in un sonno pacifico nonostante la malinconia per l’addio amaro al suo nuovo amico Nord.Quando si risvegliò, il mattino seguente, Gunther se ne era già andato.
----- CHAPTER BREAK -----
Magic of the battle
by alishepcr85
Chapter One: Everything for sale
Wayrest
Due anni dopo
Stormhaven
Thud!
Amande depositò la pila di libri bruciati o rovinati che i suoi fornitori, avventurieri di ogni tipo o semplici cittadini, le portavano su sua richiesta per riciclarne la carta e riutilizzarla per i suoi libri di incantesimi dopo averli opportunamente trattati, o per ricavarne mappe riguardanti artefatti magici importanti.Quelle le teneva per sé, per quando avrebbe potuto viaggiare, per il momento il negozio la teneva molto occupata, tra l’incantare le tuniche cucite da suo padre e creare i tomi dalle magie che imparava in autonomia.Jules, suo padre l’aveva aiutata i primi mesi anche stando dietro al bancone con lei, con interminabili lezioni sulla contabilità del negozio da tenere in ordine, le tasse da pagare, come comportarsi con i clienti, con l’aiuto di un suo amico di nome Belethor prima che questi partisse per Skyrim.Suo padre l’aveva inserito nel sindacato dei mercanti in cui lui era una personalità di spicco, ma aveva comunque faticato a ritagliarsi uno spazio per sé nel feroce mondo dei mercanti Bretoni, in un campo inflazionato: la sua istruzione come maga ed incantatrice aveva aiutato molto e anche se non era la migliore si era guadagnata un flusso di clientela abbastanza stabile, permettendole di comprare l’abitazione sopra il negozio e l’annesso cortile nel retrobottega.La giovane maga Bretone aveva arredato quel posto con dei bersagli ed una panchina dove consumava il pranzo durante gli orari del negozio, o leggeva, addestrandosi nei brevi momenti tra un cliente e l’altro. Sua madre spesso la riprendeva che secondo lei non mangiava a sufficienza e a volte Amande non si trovava pentita di aver iniziato una vita per suo conto anche se i suoi le abitavano proprio di fronte e non la lasciavano senza cibo.Era spesso tentata, durante le serate in una locanda vicina a dove abitava, di spendere più di quello che faceva di solito, più di una volta era stata invitata a unirsi a gruppi di cittadini avvezzi a queste cose, ma lei si era sempre rifiutata. Bere una o due pinte di birra o un paio di bicchieri di vino erano a sufficienza quando non doveva aprire il negozio il giorno dopo.Amande amava la compagnia, diversamente dai soliti maghi era un animale sociale e non perdeva occasione per scambiare due parole con le persone, su tutto ed amava anche Wayrest per questo: il fatto che fosse sede di un porto importante le dava l’occasione per parlare con gli appartenenti a diverse razze di Tamriel, sempre però stando a distanza di Orsimer e Nord.Non poteva farci molto, non li amava e nonostante l’aver passato diversi anni a frequentare Nord al Tempio di Magnus e la strana amicizia con Gunther non era stata sufficiente a eliminare certi pregiudizi nei confronti della popolazione Nord di Skyrim.Aveva letto molto, per cercare di trovare un qualcosa di positivo sui discendenti di Ysgramor e Shalidor, ma più leggeva e li conosceva, la loro ignoranza e mancanza di rispetto verso le loro origini Atmoriane la mettevano sempre di più a disagio nei loro confronti. Lo stesso valeva per gli Orsimer, anche se loro avevano la buona creanza di starsene più o meno tranquilli nelle loro roccaforti o a prestare servizio nella Legione.Amande sospirò, mentre controllava gli incassi, inevitabilmente pensando a Gunther: il ragazzo era stato plagiato dalla mentalità bigotta e piena di pregiudizi immotivati verso la magia, al punto dal vergognarsene e lasciare Skyrim per venire a studiare a Wayrest, lontano da casa.La mentalità di Gunther era migliorata un po’, negli anni in cui era rimasto lì al Tempio, e durante l’anno in cui avevano costruito la loro amicizia lei aveva segretamente lasciato libri su grandi maghi Nord a partire da Shalidor, reperendo dalla biblioteca copie dei vari libri dedicati ad Ysgramor ed ai suoi Cinquecento Compagni e facendoli trovare al suo nuovo amico Nord nella sua cella, uno alla volta, sperando che quei pregiudizi che gli erano stati inculcati sparissero almeno in parte.Purtroppo anche lei sapeva che una volta tornato a casa, tutto quello che aveva imparato lì, Gunther l’avrebbe accantonato per non essere messo ai margini della sua società, come spesso accadeva in realtà bigotte e chiuse mentalmente: non lo poteva biasimare, ma Amande lo considerava una brava persona guidata male e sperava che fosse forte abbastanza dal non permettere a nessuno di fargli cambiare idea e tornare a quello che era prima.Padre Germaine l’aveva spesso ripresa per questo suo atteggiamento nei confronti dei Nord, credendo che il suo fosse razzismo puro, ma Amande non era razzista: detestava l’ignoranza e la bigotteria, ed i Nord avevano in abbondanza entrambe le cose, ed avrebbe agito così anche nei confronti di un Imperiale, di un Redguard o di un altro Bretone se ne avesse avuto l’occasione. Suo padre aveva raccontato storie a sufficienza dai suoi viaggi nelle altre Province, lo stesso suo zio il marinaio le aveva portato diversi esempi di come quei tratti non fossero esclusiva di un’unica razza.Era sovrappensiero, quando l’Allarme che aveva posto magicamente all’ingresso del negozio per avvisarla dell’arrivo di un cliente la riscosse dai suoi pensieri, precipitandosi al bancone per servirlo e trovandosi davanti un rappresentante del Collegio dei Sussurri: lì ad High Rock erano una presenza importante, in netto contrasto con il Sinodo, ed Amande li trovava affascinanti per il modo in cui accettavano Scuole come l’Evocazione tra i loro insegnamenti, messe fuorilegge dopo la Crisi dell’Oblivion per compiacere il nascente stra potere dei Vigilanti di Stendarr. Il Sinodo invece leccava gli stivali al Consiglio degli Anziani a Cyrodiil in ogni occasione che era loro consentita e non facevano segreto del fatto che la sua attività era a loro invisa.Lo lasciò visionare la merce, prima che il mago scegliesse un bastone non ancora incantato e alcune gemme dell’anima che Amande aveva creato lei stessa dopo mesi passati ad imparare la tecnica corretta.- Queste gemme andrebbero migliorate, la struttura e buona, ma si nota che sono state forgiate da una principiante. Non sono buone nemmeno per essere polverizzate, e si rompono facilmente.- fece notare il mago, severo, appoggiando le Gemme sul bancone, con cura.- Chiedo scusa, sto ancora imparando a crearle, se avete consigli su come migliorare, li accetto volentieri.- si scusò imbarazzata, Amande, dopo aver compreso che non stava cercando di ottenere uno sconto o che gli venissero regalate.- Posso scontargliele, se vuole.- le propose di sua volontà, la Bretone.Il Mago dell’Accademia dei Sussurri rimase pensieroso per un po’, prima di rifiutare lo sconto.- Non fa nulla, con il giusto metodo le posso utilizzare per migliorare la potenza dell’incantamento, ma farebbe bene ad esercitarsi di più, oppure il Sindacato dei Maghi Incantatori potrebbe decidere di emettere sanzioni nei suoi confronti.- scherzò l’uomo, un Imperiale sulla cinquantina. L’uomo prese in mano una delle tuniche non incantate cucite dal padre di Amande, saggiandone cuciture, tessuto e resistenza, comprandone un paio soddisfatto.- Vedo che è un cliente che sa scegliere bene ciò che compra.- gli disse, soddisfatta, Amande, pensando già all’incasso che avrebbe fatto grazie a quel mago.- Mia cara, saper scegliere il meglio è un arte, e sono convinto che converrete con me, che la qualità viene ben ripagata.- le disse, bonario, l’uomo, continuando a setacciare il negozio alla ricerca di altre cose da comprare, e scegliendo un tomo di incantesimi a caso da uno degli scaffali su cui erano esposti, ed aggiungendolo al resto dopo averlo sfogliato velocemente.- Vendete anche pergamene, per caso?- chiese, il sopracciglio inarcato, il mago Imperiale.- Le ho finite, ma se tornate la settimana prossima, ne avrò di nuove.- rispose, cauta, Amande. Aveva notato che l’uomo aveva comprato un campione per ogni oggetto che lei vendeva, facendole subito quell’appunto riguardo alle gemme, ma comprandole lo stesso. Ora lo osservava avvicinarsi alla teca dei gioielli che lei aveva incantato personalmente, osservandoli altrettanto con attenzione come aveva fatto con le tuniche.- Li incantate voi personalmente questi gioielli?- chiese, in tono inquisitorio, il suo cliente, costringendo Amande ad allontanarsi dal bancone e avvicinarsi alla teca.- Sì, incantati personalmente, e se volete ho anche tuniche per novizi ed apprendisti incantate, oltre ad accessori come guanti e stivali.- rispose, orgogliosa la ragazza, aprendo la teca con la chiave per mostrare meglio all’uomo i gioielli che aveva incantato.L’Imperiale decise di acquistare un anello incantato con una resistenza al gelo di livello principiante, dopo una lunga indecisione, concludendo i suoi acquisti e procedendo a pagare il tutto mentre Amande li impacchettava con cura.- Per curiosità, avete studiato magia da qualche parte?- chiese pensieroso, l’Imperiale, dopo un lungo minuto di silenzio passato ad osservare la ragazza di fronte a lui.- Sì, ho studiato le basi al Tempio di Magnus da quando avevo dieci anni. Mi sto prendendo una pausa dagli studi per capire che cosa voglio fare, se diventare un topo di biblioteca oppure scegliere un’applicazione più pratica della magia.- rispose Amande, sempre tenendo d’occhio l’uomo.- Capisco….che cosa intendete per applicazione pratica della magia? Sparare palle di fuoco in faccia ad un bandito?- chiese, divertito, l’uomo, prima che si zittisse nel vedere la carica elettrostatica magica venire evocata con facilità da Amande, subito richiamata dopo quella breve dimostrazione al mago.- Interessante, di solito incontro allievi che si eccitano davanti al poter incenerire i propri avversari con la Piromanzia, é stata una piacevole sorpresa, vedere che qualcuno apprezza l’Elettromanzia.- affermò, sollevato, il mago dell’Accademia dei Sussurri.- Le Palle di Fuoco sono per persone incivili o armi contro non morti, contro le persone sono più efficaci le magie del Gelo e i fulmini per rallentarli e prosciugargli le riserve di Magicka.- rispose, mentre spingeva il pacco verso il suo cliente.- Dipende, nel caso dei Dunmer il fuoco è inutile, data la loro elevata resistenza innata al fuoco, lo stesso vale per il Gelo. Vampiri e Nord ne sono immuni, ad esempio, e di solito anche i Vampiri utilizzano l’Elettromanzia. Oltre ad utilizzare Assorbi Vita per curarsi, o per infettare le loro vittime in modo subdolo.- ribatté, serio, l’uomo.- Volevo chiederle, che cosa ne pensa della Scuola di Evocazione e della Necromanzia?- chiese l’Imperiale a bruciapelo, mettendo Amande in difficoltà.- Sono entrambe state messe fuori legge dopo la Crisi dell’Oblivion.- rispose la ragazza cauta.- Ritengo personalmente che come tutte le armi, dipende dall’uso che se ne fa, ma evocare i morti lo trovo disgustoso. Avrebbero dovuto mettere al bando solo quel ramo dell’Evocazione. Un Atronach potrebbe fare la differenza tra vivere e morire in un combattimento.- aggiunse, sempre con cautela, la giovane Bretone, notando un breve sorriso comparire sulle labbra del suo cliente.- Una convinzione molto saggia, ma le consiglio di tenere per sé queste idee. Non a tutti potrebbero piacere e sarebbe un peccato che la sua praticità ed il suo buonsenso finissero per portarla dietro le sbarre. Si guardi dal Sinodo, signorina. Glielo dico col cuore in mano.- rispose l’uomo, serio, prendendo in mano il pacco ed annuendo soddisfatto della risposta della giovane.- Mi piacerebbe continuare questa interessante discussione, ma purtroppo devo ritornare dai miei studenti. Mi raccomando, si eserciti con la forgiatura delle gemme dell’anima, altrimenti dovrà eliminarle dalle merci che ha in vendita, o venderne la polvere e basta. Buona giornata, signorina.- concluse l’Imperiale, lasciando soddisfatto il negozio.Amande trasse un sospiro di sollievo, era rimasta con il fiato sospeso temendo che l’uomo appartenesse al Sinodo o fosse un Vigilante di Stendarr venuto ad indagare su di lei e sulle sue attività mercantili.Quella giornata, a parte il mago dall’Accademia dei Sussurri non fu molto proficua, ma aveva guadagnato a sufficienza per chiudere pressoché soddisfatta il negozio al tramonto, decidendo di seguire il consiglio di un Mago più esperto di lei, passando la nottata sul da incantamento.Quando il sole sorse, Jules trovò la figlia addormentata su di esso e sporca di polvere di gemme dell’anima, decidendo di lasciare il pacco con le nuove tuniche da incantare nel retrobottega come al solito, prima di prendere una coperta ed appoggiarla sulle spalle della figlia, lasciarle un breve messaggio ed andarsene di soppiatto per non svegliarla.§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Due settimane dopo.
Il mago che l’aveva interrogata sul suo pensiero riguardante la necromanzia, era ritornato un paio di volte, ed avevano discusso dell’Accademia dei Sussurri, a lungo, ma Amande era ancora indecisa su che cosa fare: essere una mercante le piaceva, suo padre le aveva parlato di portarla con sé in uno dei suoi viaggi a Blacklight e a Cyrodiil per far sì che entrasse direttamente in contatto con più culture possibili e imparare a trattare con mercanti ancora più spregiudicati di quelli Bretoni.La allettava di più il fatto di entrare in contatto con i Maghi Dunmer e Imperiali, ma non lo ammetteva davanti a suo padre Jules per paura di offenderlo: lui era così entusiasta del fatto che sua figlia avesse scelto di percorrere anche se temporaneamente la via mercantile invece di continuare gli studi magici ed Amande aveva paura di ferirlo.Amande si stava addestrando nel cortiletto dietro al negozio, le strade strette ed il muro che lo circondavano la proteggevano da sguardi indiscreti e poteva anche mantenersi allenata in Evocazione, col tempo era diventata abbastanza brava ed era finalmente riuscita a evocare uno spirito di lupo: così passava ogni momento libero a evocarlo, nella speranza un giorno di riuscirne ad evocarne un paio con l’obiettivo di essere utile a suo padre nel caso quanto le aveva proposto diventasse realtà.Era una giornata abbastanza calma, ultimamente non aveva clientela per dicerie che si erano diffuse sul suo conto e sul suo negozio, ed Amande sapeva che era il modo del Sinodo per togliere un concorrente scomodo, ma finché non facevano una mossa ufficiale in tal senso, lei non poteva muoversi ed accusarli pubblicamente di cercare di accaparrarsi il monopolio sulla vendita di certi oggetti, spargendo falsità sulle brave persone. Inoltre, chi avrebbe creduto ad una giovane di diciassette anni contro un’organizzazione riconosciuta dal Consiglio degli Anziani e rinomata in campo magico come il Sinodo?Stava aspettando l’arrivo di un fornitore, quando notò la presenza di un giovane mago che indossava le vesti tipiche da apprendista, Amande notò che era oltremodo nervoso e iniziò ad avere qualche sospetto.- Non mi aspettavo clienti a quest’ora, oggi. In cosa posso aiutarla?- gli chiese Amande, sfoderando il suo sorriso migliore per cercare di mettere l’Apprendista a suo agio, fallendo miseramente.- ….niente di particolare, volevo solo….volevo solo prendere un bastone da mago.- balbettò il ragazzo, un Imperiale.- Arrivo subito.- rispose, sospettosa, Amande. Non aveva precisato per quale Scuola, di solito gli Apprendisti avevano già una buona conoscenza della Magia e sapevano essere molto più precisi di un Novizio. Attese che il suo Famiglio si dissolvesse, poi entrò in negozio, dove trovò il giovane guardare dietro al bancone alla ricerca di qualcosa. Avrebbe potuto denunciarlo alle autorità, ma era molto impacciato e non voleva metterlo nei guai. Almeno per quella volta.- I Bastoni da Mago sono da questa parte….lo volete incantato o non incantato? Deduco che avrete qualcuno che ve lo possa incantare, nel caso.- chiese la Bretone, mentre il ragazzo impallidiva a causa della figuraccia fatta.- S-sì….non incantato.- rispose, l’Apprendista, asciugandosi le mani nella tunica. Erano sudate, probabilmente era stato mandato da qualche suo concorrente per spiarla e proporre poi prezzi migliori.Amande annuì, esponendo tre tipi di Bastoni da Mago che lei vendeva.- Ecco qui….questi sono i modelli di bastone che vendo. Duecento Septim l’uno, ma posso scendere a centocinquanta.- propose, con uno sguardo predatorio, la diciassettenne: non aveva quei prezzi, ma voleva vedere fino a che punto il ragazzino era disposto a portare avanti la sua sceneggiata.- ….questo, con la testa di Drago.- indicò, senza pensarci più di tanto, il ragazzo.- V-voglio farlo incantare con un incantesimo di Alterazione.- rivelò, indeciso sulla Scuola che voleva mettere su quel bastone. Amande si trattenne dal ridergli in faccia, visto che indossava vesti da Apprendista della Scuola del Recupero.- Di solito, da quello che il mio fornitore mi ha detto, i Bastoni con la testa di Drago é preferibile incantarli con incantesimi di Distruzione o Evocazione.- spiegò, tranquilla, Amande.- Ma per voi forse è meglio questo modello, visto che studiate principalmente la Scuola del Recupero.- gli fece notare Amande, inarcando divertita dall’espressione sorpresa dell’Apprendista nel veder scoperto il suo gioco. E appoggiando sul bancone il quarto modello di Bastone che aveva tenuto volutamente nascosto sotto al bancone.- Questo costa però la metà, non ne vendo molti, di Bastoni della Scuola del Recupero. Ottanta Septim ed è vostro.- lo ingannò Amande. Sapeva contare, ma amava contrattare.- La metà di cento è cinquanta.- le fece notare perplesso, l’Apprendista.- Questo è legno speciale, amico mio.- Amande partì all’attacco.- Viene ricavato da un legno di faggio proveniente dalle Riserve Imperiali nella Grande Foresta a Cyrodiil e levigato da Maestri intagliatori Redguard, te lo sto lasciando anche ad un prezzo di favore, nel negozio a duecento metri da qui te lo venderebbero al triplo.- spiegò la diciassettenne Bretone. Le lezioni di Belethor le aveva adorate, e questa era l’occasione per metterle in pratica. Era ovvio, che quel legno veniva da Glenmoril e lo aveva intagliato un intagliatore a due passi dalla casa di suo padre ed era attualmente il fornitore di suo padre per i bastoni da passeggio che Jules vendeva.- Non posso scendere meno di sessanta Septim, mi dispiace.-- Ma non dovrebbe costare di più a causa delle tasse portuali e di spedizione?- chiese, sempre più disorientato l’Apprendista.- Sì, ma io ti sto facendo un prezzo di favore. Come ho detto, non vendo spesso Bastoni collegati alla Scuola del Recupero e mi serve spazio in magazzino per acquistare bastoni che sono più richiesti. Ne ho ancora tre esemplari di questo tipo di bastoni, e...detto tra noi, voglio aiutare un collega Apprendista. Ho studiato anch’io magia e so che non ci possiamo permettere di spendere grosse cifre.- insistette Amande, sorridendo complice al cliente.- ….in effetti non ho molti soldi con me.- ammise il ragazzo, non sapendo più che cosa fare o dire.- Se mi compri il Bastone, ci aggiungo anche un kit per riparare la tua tunica, gratuito.- propose Amande.- Questo è un articolo nuovo, contavo di aspettare ad esporlo perché essendo una novità, sai com’è….temevo che la concorrenza potesse rubarmi l’idea. E di partire con metterli in omaggio per l’acquisto di un bastone non incantato. Sei fortunato ad essere il primo a usufruire di questa promozione. Ovviamente, il secondo kit, lo dovrai pagare a prezzo pieno, se te ne servirà uno nuovo.- spiegò Amande.- Siete molto brava, a vendere.- ammise l’Apprendista, grattandosi la testa. Rimase indeciso per qualche minuto, ancora, mentre Amande fingeva di sistemare il libro Mastro del negozio, scambiando occhiate complici con suo padre che fingeva di osservare la merce esposta. Alla fine, l’Apprendista cedette, tirando fuori sessanta Septim e appoggiandoli sul bancone. - D’accordo, lo prendo.- rispose il ragazzo, timidamente, allungando la mano sulla scatola in legno intagliata con il nome del negozio di Amand, “ Le Guarde du Lion”, seguendo l’intarsio del Leone rampante simbolo del famigerato Daggerfall Covenant.- Quindi...questo è davvero gratuito?- chiese, esitante ed incredulo, il ragazzo.- Certo, sono una mercante onesta, io.- rispose, fingendosi offesa, Amande.- ….a quanto lo metterete dopo?- chiese, pensieroso, l’Imperiale.- Cinque Septim l’uno.- rispose sicura la mercante Bretone.- ….questa scatola ne varrebbe almeno dieci da sola.- fece notare Jules, fingendosi un altro cliente.- E’ proprio questo il mio punto di forza, monsieur.- gli disse, sorridente e rispettosamente, la figlia.- I miei prezzi sono in linea con quelli richiesti dalla Gilda dei Mercanti e questo mi permette di mantenermi in linea senza strozzare i miei clienti mettendo ago, filo e scatola per contenerli ad un prezzo abbordabile anche per studenti di Magia che non hanno molto a disposizione.- spiegò Amande sempre facendosi sentire dall’Apprendista, che stava raccogliendo la merce appena acquistata. Suo padre sorrise compiaciuto, ma temette che le lezioni del suo amico Belethor avessero creato un mostro.C’erano sì un ago, un rocchetto di filo per ricamare e sistemare la tunica del ragazzo Imperiale, ma poi avrebbe dovuto comprare un altro rocchetto di filo per altri motivi nella tunica. E qui sarebbe entrato in gioco lui, perché sua figlia non teneva i rocchetti di filo in più nel negozio, né era intenzionata a farlo. Aveva accuratamente fallito di menzionare questo al pollo che aveva appena spennato vendendogli un bastone da cento e più Septim a sessanta, più o meno quanto il ragazzo aveva nella scarsella.- A-arrivederci...- disse il ragazzo, arretrando, prima di scappare via.- Amande, hai venduto un bastone di quel tipo a meno del suo attuale prezzo di mercato.- le fece notare, curioso, suo padre, quando furono rimasti da soli.- Sì...- rispose la ragazza, mentre contava i Septim appena guadagnati e mettendoli nella scarsella dove riponeva i guadagni della giornata.- Vedrai che non metterà più piede qui dentro.- aggiunse, grave, Amande.- Figliola, l’obiettivo è di solito attirare clienti, non farli scappare via.- la riprese, confuso, suo padre.- Era una spia, padre.- gli rivelò sua figlia, seria.- Se alzavo il prezzo, o l’abbassavo troppo, sarebbe venuto qualcun altro. La tunica inoltre è fasulla o il fondo di qualche magazzino di qualche vecchio mago. Tu fra tutti, avresti dovuto riconoscere una finta tunica da mago. Non era nemmeno incantata.- gli fece notare Amande.- Uhm...hai ragione, qui c’è qualcosa che non va’. Belethor sarebbe comunque orgoglioso di te, la storia poi delle Riserve Imperiali, poi, è stato un tocco da Maestro. Da Imperiale avrebbe dovuto sapere che non si possono toccare quegli alberi. E che il legno di Faggio o Quercia è troppo pesante per essere usato per un bastone da mago. Chi pensi che l’abbia mandato? Qualche concorrente? Mastro Piquet avrebbe mandato qualcuno di più preparato.- le chiese Jules, pensieroso.- No, qualcuno che voleva che pensassimo a Mastro Piquet o a qualche altro mercante dei dintorni.- rispose, appoggiandosi al bancone, Amande, preoccupata.- Mi stavo allenando nel retrobottega quando mi sono accorta di lui….stavo evocando Falchou.- spiegò, cercando di mettere insieme tutti i pezzi, la giovane Bretone.- Ti ho consigliato diverse volte di recarti fuori città, per questo, Amande. Le conosci le Leggi.- affermò, rammaricato, suo padre.- E sai anche che non posso abbandonare il negozio quando è aperto. È troppo giovane per essere una Guardia, ed il Sinodo avrebbe mandato qualcuno con più soldi e avrebbe controllato se ci fossero state in vendita Gemme dell’Anima Nere.- ribatté, perplessa, la figlia, tamburellando le dita sul balcone.- Per un po’ non mi allenerò più in Evocazione, meglio tenere un basso profilo in attesa che si smuova qualcosa.- affermò, addolorata di dover abbandonare i suoi studi sulla Scuola, anche se solo temporaneamente.Suo padre annuì, prima di seguirla nel retrobottega ed aiutarla a sistemare il magazzino e i vari documenti collegati alle merci che Amande vendeva.
----- CHAPTER BREAK -----
Magic of the battle
by alishepcr85
Chapter Two: Laws of Magic part 1
Wayrest
Qualche giorno dopo
Locanda del Leone Rampante
Lorraine pagò un giro di bevute a tutti.Era tornata dall’addestramento nella Legione ed aveva voluto riunire i vecchi amici per un’ultima serata insieme prima di partire per la sua destinazione: l’Ambasciata Imperiale ad Hammerfell.Amande era al negozio quando la sua vecchia e più cara amica aveva fatto il suo solito ingresso teatrale il giorno prima, riconoscendo a stento Lorraine da quanto soltanto l’addestramento l’aveva cambiata, almeno fisicamente: il negozio era vuoto in quel momento, così Amande aveva più che volentieri abbandonato il registro e il bancone per salutare l’amica.Lorraine era stata sorpresa di vedere Amande condurre un’attività commerciale invece di essere diventata l’apprendista di qualche mago o di considerare di arruolarsi nella Legione come Mago da Battaglia. Le aveva chiesto il motivo per cui aveva deciso, Beauchamp era soltanto curiosa, ma l’amica aveva cambiato argomento facendole vedere tutta eccitata il negozio e la sua abitazione da scapola, a due metri dalla casa dov’era nata, così l’Ausiliaria Beauchamp decise di riprendere quell’argomento in quel momento, mentre erano rilassate e non c’erano distrazioni a distogliere Amande dalla domanda.Lorraine lasciò che Jerome e Etienne si allontanassero per qualche minuto, lasciando da sole le due donne della compagnia, con Jo’Raji intenta ad osservare con interesse un suo compatriota dalla criniera fluente e i muscoli che scoppiavano sotto la veste tipica di Pelletine e distratta a sufficienza dai discorsi degli altri per permettere a Lorraine di indagare a fondo.Amande ingollò la birra Camloriana come se fosse acqua zuccherata, aveva bisogno di una serata come quella da mesi, mentre Lorraine si limitò a bere qualche sorso, aspettando che l’amica finisse la sua birra, prima di porgere la fatidica domanda.Amande depositò la caraffa sul tavolo, sospirando sollevata, sistemandosi meglio sulla sedia, mentre il bardo del locale intonava “ For Freedom”, lì almeno ricordavano la storia di High Rock e Re Emeric, ed i loro Eroi prima che l’Impero fosse di nuovo un’entità unica.- Per Phynaster, avevo davvero bisogno di una serata come questa! Mon ami, non sai quanto mi sei mancata….spero che ti trattino bene nella Legione.- esclamò, rilassata, Amande, anticipando Lorraine.- Non ti preoccupare per me, Amande, ho le spalle larghe.- rispose Lorraine con un un sorriso beffardo.- Tu, piuttosto….la mercante? Non volevi esplorare il mondo e diventare una maga da battaglia? Diventare una famosa eroina come Gabrielle Benelle? Sono preoccupata per te mon ami…. Che cosa ti ha fatto cambiare idea?- chiese, preoccupata, l’Ausiliaria della Legione.Amande sospirò rassegnata, aveva evitato quella discussione per non rovinare il rientro a casa di Lorraine con le sue indecisioni e paure, ma sapeva che la sua amica era un segugio quando annusava problemi e non avrebbe abbandonato facilmente l’argomento. Almeno finché non avesse ricevuto una risposta convincente.Quindi decise di essere schietta e diretta.- Il mio periodo al Tempio ha rimesso in discussione il mio essere pronta ad affrontare il Mundus, ed i suoi pericoli. Pensavo che il Sinodo potesse essere il mio posto, ma mi sono ricreduta e ora non so più che fare….le loro politiche castrano i maghi ed il loro potenziale, di contro la Legge è molto chiara su certe pratiche.- spiegò, rattristata, Amande.- Ci sono per un motivo, Amande. La Crisi dell’Oblivion, l’invasione dei Thalmor, la Città Infernale, hai studiato tutto questo anche tu e in modo più approfondito di me. Non da ultimo, Jagar Tharn. Posso continuare per ore con esempi del perché la Necromanzia è stata messa fuorilegge e viene perseguita.- le rispose, seria, Lorraine.- Ti conosco a sufficienza per sapere che sei una testa sufficientemente calda da provare ad addentrarti in quel ramo della magia, ma sei altrettanto intelligente da non farlo.- aggiunse Beauchamp, prima di giungere alla conclusione che era stata via tempo sufficiente perché alcune cose cambiassero.- ….non starai considerando di unirti all’Accademia dei Sussurri, vero?- chiese con una punta di disgusto la Legionaria.- No, no….non ancora almeno.- rispose prontamente Amande.- Quando ho concluso gli studi al Tempio di Magnus, non ero sicura di quale strada intraprendere, così mon pére mi ha regalato quella piccola bottega che ti ho mostrato. In attesa che mi decida su che cosa fare nella vita.- spiegò velocemente Amande, senza dire nulla a Lorraine di Gunther e della sconfitta al torneo qualche anno prima. Era meglio che non sapesse che aveva stretto amicizia con un Nord, che gliele aveva suonate tra l’altro. Meno Lorraine veniva a sapere di quei dettagli, meglio era.La sua amica non aveva una buona opinione dei Nord, forse era ancora più razzista di lei nei loro confronti, a maggior ragione visto il famoso incidente che aveva portato Amande a varcare le porte del Tempio di Magnus anni prima quando erano ancora delle bambine che giocavano per le strade di Wayrest. Non li trattava alla stregua degli Altmer, ma non era molto lontana da quel livello di odio. Amande sperò che quell’odio fosse stato stemperato dal suo essersi arruolata nella Legione ed averci vissuto fianco a fianco per tutto quel tempo.Lorraine annuì, soddisfatta e sollevata che l’amica si fosse presa quel periodo per riflettere su cosa fare dopo quei sei anni di addestramento al Tempio di Magnus: aveva anche temuto che Amande potesse prendere i voti come Sacerdotessa, ma quell’idea era durata il tempo di ricordarsi che la vita monastica non faceva per la sua amica. Per nessuno del loro vecchio gruppo di amici, a dire la verità.Etienne era un Gautier, e nessun Gautier era mai stato un monaco, soprattutto non credeva nel celibato e men che meno nella castità, Jerome era troppo fissato con il mare e le navi per considerare di stare rinchiuso tra quattro mura a pregare tutto il giorno, lei aveva sempre avuto il pallino di voler seguire le orme di suo padre e Jo’Raji voleva diventare forte a sufficienza per poter tornare a Senchal e riunirsi al suo Clan.La Khajiit non aveva famiglia, ma sapeva da dove veniva e sperava un giorno di tornare a Elsweyr e ritrovare le sue radici, oltre a prediligere di più la compagnia della sua gente, com’era giusto che fosse. Amande era allergica alla disciplina nonostante fosse una maga e dovesse per forza di cosa essere disciplinata, per poterla controllare. Anche lei, Lorraine era una maga, ma l’Illusione e l’Alterazione erano arti raffinate che insegnavano bene solo in determinati circoli e lei lo aveva scoperto solo da pochi mesi di poter lanciare incantesimi, al campo d’addestramento. Spada e magia, ma questo lo avrebbe tenuto per sé per non far sentire inferiore la sua migliore amica.- Capisco. Mi stupisci, mi sarei aspettata di sentirti dire quanto brava e superiore agli altri fossi come mercante, ma a quanto pare al Tempio ti hanno inculcato finalmente una buona dose di umiltà, anche. Mi fa’ piacere questo.- rispose, sempre seria, Lorraine.- E dopo avrei dovuto sentire di te, ed i tuoi exploit nella Legione. Ho taciuto perché non sarei mai stata all’altezza del tuo ego, Ausiliario Beauchamp.- ribatté con tono di scherno, Amande, divertita, ordinando un’altra pinta di birra per sé e per Lorraine.- Il mio ego sta benissimo, mon ami. Non volevo ferire il tuo.- la cameriera depositò le due caraffe riempite fino all’orlo davanti alle due donne, mentre la Khajiit si scusava e faceva la sua mossa con il suo conterraneo, mentre Amande e Lorraine la osservavano divertite.- Venti Septim che il fusto Khajiit la rigetta.- scommise Lorraine, beffarda.- Ci sto. Rilancio di cinquanta che invece finiscono di sopra e Jo’ trova finalmente il suo biglietto di ritorno a Senchal.- rilanciò Amande dopo aver bevuto qualche breve sorso di birra, appoggiando i cinquanta Septim sul tavolo tra lei e Lorraine.- Il funerale è il tuo.- §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Il mattino dopo
Amande si risvegliò con un gran mal di testa.Ricordava vagamente qualcosa avvenuto la notte prima e un misterioso Dunmer con cui aveva attaccato bottone dopo aver perso l’ennesima scommessa con Lorraine che continuava a parlare di un certo Grendis Revolo o una cosa simile, ricordava anche la stanza al Leone Rampante, ma non ricordava di essere ritornata da sola a casa sua.Guardandosi in basso, vide che era anche vestita, ed era stata adagiata a pancia in giù sul letto. Qualcosa riguardo a un certo Neloth e alle Torri Telvanni ronzava nella sua testa ancora dolorante: ad un certo punto della serata aveva perso il conto della birra che aveva trangugiato, diversamente dalle sue abitudini nelle serate prima di riaprire il negozio il giorno successivo.La Bretone si alzò malvolentieri dal letto, lentamente si trascinò in bagno dove tuffò direttamente la faccia nella vasca da bagno prima di arrampicarvisi dentro e lavarsi prima di aprire bottega, utilizzando della salvia per pulirsi i denti e tirarsi via l’odore di birra Camlorniana dall’alito. Che non avrebbe fatto una buona impressione sui clienti.Jo’Raji avrebbe avuto bisogno di lezioni di Oratoria, la Khajiit era un disastro ed aveva naturalmente distrutto le sue possibilità di agguantare ciò che sognava perché aveva usato le parole sbagliate e quasi offeso la cultura della sua stessa gente, e Lorraine ovviamente aveva preso l’occasione per farlo pesare ad Amande per il resto della serata. Per quello che ricordava Amande, ovviamente.Scese nella bottega a preparare il negozio, ma sua madre l’aveva anticipata, e non appena la vide le fece un lungo discorso su come una mercante ed una donna avrebbe dovuto comportarsi, mentre sua figlia si trascinava attorno al negozio come una zombie. Poi arrivarono le classiche domande riguardo alla casa e tutto il resto, che Amande ignorò bellamente mentre si beveva la sua tazza di thè di fiori di montagna per riprendersi.Ancora con ricordi vaghi riguardo alla sera precedente, Amande iniziò la sua giornata da mercante, pochi clienti come al solito, ma un buon incasso a metà mattina quando una visita inaspettata la fermò dall’andare a comprare alcune provviste per sé per quello che aveva in programma con Lorraine e gli altri per quella sera.Un mago che indossava le vesti del Sinodo fece il suo ingresso nel negozio di Amande insieme a due Legionari, maghi da battaglia dalla loro uniforme, con fare altezzoso: era una vista abbastanza comune a Wayrest, maghi della Legione che accompagnavano membri del Sinodo, ma non avevano mai messo piede nel suo negozio.- Come posso aiutarvi?- chiese molto cortesemente la giovane Bretone, sistemandosi ed astenendosi dal fare commenti o battute inappropriate sul Sinodo o sulla Legione. Tutto sommato li ammirava nonostante le loro regole sull’uso della Magia. Ancora di più rispettava la Legione, quindi tenne la lingua bene in mezzo ai denti.- Sono il Maestro Jules La Motte, Maestro di Distruzione della locale sezione del Sinodo. Voi siete Amande Durand?- chiese, con una punta di arroganza che fece irritare subito Amande.- Sì, Maestro La Motte. A che cosa devo l’onore della vostra visita nel mio umile negozio?- replicò con deferenza la giovane Bretone.- E’ presto detto. Ho parlato con Padre Germaine e non ha fatto altro che tessere le vostre lodi ed è dal torneo di due anni fa’ che vi teniamo d’occhio. Nonostante l’aver completamente ignorato ogni regola sull’uso sicuro della magia, sono rimasto...impressionato dal vostro potenziale, mia cara.- esordì l’uomo, guardandosi attorno.- Inoltre, siamo rimasti piacevolmente sorpresi dal come siete riuscita a ritagliarvi uno spazio, sebbene molto piccolo, nel mercato degli oggetti magici. Il mio superiore mi ha chiesto di invitarvi nella nostra organizzazione, ma se preferite un approccio più “avventuroso” allo studio della magia, vi offriamo un periodo di apprendistato nel Sinodo e la nostra raccomandazione per un ruolo da mago da battaglia nella Legione come Ufficiale.- concluse l’uomo, mellifluo, motivo per cui Amande si mise subito sulla difensiva.- Oh.- si limitò a dire, sospettosa. Le avevano appena fatto un’offerta molto generosa, ed inaspettata, ma il prestigio del Sinodo era riconosciuto in quasi tutto l’Impero e non la sorprendeva che potessero addirittura far accedere ai propri apprendisti dei ranghi così elevati nella Legione. Quasi fossero prescelti o i prediletti dell’Imperatore.- Non dovete rispondere subito, è per questo che ho portato questi due valenti Legionari con me. Sono stati entrambi membri del locale Sinodo prima di arruolarsi, così che possiate vedere con i vostri occhi a cosa potete ambire, con le vostre capacità.- proseguì La Motte, in attesa di una risposta da parte della giovane Bretone, incrociando le braccia dietro la schiena.Amande rimase a bocca aperta, non si aspettava che la prendessero in considerazione dopo quella faccenda, ma non sapeva che cosa fare.- Io….- esordì, pensando a bene a che cosa voleva rispondere al Maestro davanti a lei, Amande, ben sapendo che erano facilmente irritabili. E non voleva di certo inimicarseli con una risposta tagliente delle sue.- Quanto posso pensarci, Maestro La Motte? Non ho ancora deciso su quale strada intraprendere nel mio percorso di maga, e non vorrei darvi una risposta affrettata, sia positiva che negativa.- chiese, il più rispettosa possibile, la giovane Bretone.- Non c’è bisogno che me la diate subito, ma chiunque accetterebbe un’occasione come questa. Abbiamo una lunga lista di possibili candidati da poter reclutare, Durand, quindi non ci metta molto. Possiamo aspettare, sì, ma non in eterno. Essendo di Wayrest, di sicuro sapete dove trovare la nostra sede locale. Quando vi deciderete, venite lì e chiedete di me.- rispose, serio, il mago del Sinodo.- Sarò contento di ricevervi e di mostrarvi cosa possiamo offrirvi in quanto membri del Sinodo, una volta che sicuramente accetterete la nostra offerta.- concluse l’uomo.- Verrò sicuramente, ma mi servirà qualche giorno. Sapete, il negozio richiede molta attenzione.- ribattè, nervosa, la giovane Bretone quando uno dei maghi da battaglia incrociò il suo sguardo.- Certo, certo….devo riprendere il mio giro, siete libera di continuare le vostre attività, spero di non aver interrotto nulla di importante. Arrivederci, Madame Durand. Aspetterò con ansia la vostra risposta in tre giorni da oggi.- concluse Maestro La Motte, uscendo dal negozio seguito dai due maghi da battaglia della Legione che lo scortavano.Come l’uomo si allontanò, Amande si permise finalmente di respirare di nuovo, sentiva il cuore battere a mille a causa di quella proposta inattesa e imprevista, per la quale aveva tre giorni per decidere. Tre, lunghi, giorni. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Due giorni dopo
Porto di Wayrest.
Tramonto
- Eccoti qui. Ho pochi giorni ancora da poter restare a casa e tu ti nascondi all’improvviso.- la rimproverò bonariamente Lorraine, dopo aver notato la sparizione dell’amica dal Leone Rampante e non vedendola in giro per la città indaffarata a causa della sua attività commerciale. Aveva aspettato un’intera giornata prima di decidersi a cercarla e capire il motivo del suo isolamento: la prima cosa che aveva fatto Lorraine era quella di andare al negozio, ma lo aveva trovato insolitamente chiuso per tutto il giorno e nemmeno i genitori di Amande avevano compreso il motivo di quell’atteggiamento inusuale della figlia, che di solito era anche fin troppo socievole.Lorraine si sedette sul pontile accanto ad Amande, la quale si limitò ad osservarla per un momento in silenzio prima di rispondere all’amica Legionaria.- Avevo bisogno di stare da sola e riflettere.- rispose, pensierosa, Amande, mentre osservava le navi attraccare e partire dal porto, i marinai e gli operai caricare e scaricare merci. Suo zio era imbarcato da mesi e presto sarebbe dovuto tornare da Hammerfell.- Riguardo a cosa?- chiese, incuriosita, Lorraine, mentre Amande sospirava rassegnata.- Al Sinodo. Si sono fatti vivi due giorni fa’ per propormi di entrare a far parte della loro organizzazione promettendomi anche una via privilegiata per diventare un mago da battaglia della Legione, pur di avermi lì. È una pratica comune?- chiese la giovane all’amica.- Può capitare che mandino bravi maghi, ma la maggior parte delle volte arrivano incapaci figli di papà che cercano solo una scorciatoia per evitare il campo di addestramento. Stai considerando di arruolarti, mon ami?- chiese, entusiasta, Lorraine.- Non lo so….viaggiare per Tamriel è sempre stato un mio pallino e vivere di avventure, ma la Legione….non so se fa per me, Lorraine. Se dovessi restare inchiodata al Sinodo, farei una vita da studiosa e io non voglio restare ingabbiata in biblioteche polverose a imparare formule magiche che difficilmente utilizzerei.- ammise, amareggiata, la Bretone.- Io invece credo che nella Legione ti ci troveresti bene. È dura come vita, le soddisfazioni sono poche, ma di certo non ti annoieresti mai, basta essere fortunati a trovare la giusta Coorte. Non lo senti, il richiamo dell’avventura, Amande Durand?!- le rispose, dandole uno spintone amichevole, Lorraine.- Sento solo puzza di pesce, gabbiani distruggermi le orecchie ed il puzzo di birra poco costosa e di piscio provenire dal mare e dai pontili qua attorno.- rispose, finalmente sorridendo un po’ la giovane maga, fermando un secondo spintone con un rapido Scudo Mistico.- Sono sicura che prenderai la decisione giusta, mon ami. Ripartirò fra qualche giorno, la “Erianea” mi accompagnerà ad Hammerfell insieme ad altri Legionari. Anche se i doveri di guardia non sono eccitanti come essere spedita in posti dove c’è possibilità di combattere, sono pronta a rendere mio padre fiero. Ed a servire l’Impero, come ho sempre sognato.- continuò Lorraine, malinconica.- Stasera al Leone?- chiese, con tono di comando, la Legionaria.- Se ti dico di no, mi butti in prigione?- rispose, divertita, Amande.- No, ma mi offenderesti a morte. Hai bisogno di svagarti. Possibilmente non come l’altra sera. Per Dibella, che imbarazzo….- rispose, sollevando gli occhi al cielo, Lorraine.- Vieni, altrimenti puzzeremo entrambe di pesce, Amande. E non voglio impestare questo vestito, chissà quando ne potrò indossare uno come questo di nuovo...- brontolò la Legionaria.Quella sera Amande fu di poche parole e bevve poche, evitò di fare gaffes o scommesse che avrebbe poi puntualmente perso, troppo distratta dalla risposta che avrebbe dovuto dare a Maestro LaMotte il giorno dopo.Voleva l’avventura, voleva lasciare Wayrest e trovare il proprio posto nel Mundus, non in mezzo a libri polverosi o al Consiglio degli Anziani inseguendo una carriera più politica che magica e magari perdere di vista quelli che erano sempre stati i suoi obiettivi.La possibilità di trovare quel posto nella Legione l’allettava, ma temeva che con la scusa di non essere pronta a sufficienza per combattere su un campo di battaglia e avere in mano delle vite il Sinodo avesse potuto rimandare e legarla ad una vita che non era la sua.Non lo aveva detto alla sua migliore amica Lorraine, ma era sin da quando le era stata fatta quella proposta che aveva incubi che la vedevano spesso protagonista e non c’era quasi mai un lieto fine in quei sogni dove Amande e Lorraine calcavano insieme il campo di battaglia al seguito della Legione.Il ricordo del torneo e delle lezioni punitive successive ad esso avevano minato la sua confidenza più che renderla più sicura nel maneggiare la magia, e temeva di ripetere quello stesso errore coinvolgendo Lorraine o altri Legionari.Jerome ed Etienne cercarono di coinvolgerla il più possibile, vedendola giù di corda e pensierosa, tutti i suoi amici ad eccezione di Lorraine protestarono quando Amande si alzò e se ne andò dopo aver pagato la sua parte, tornando a casa per prepararsi psicologicamente a quello che avrebbe dovuto fare il mattino successivo. Aveva finalmente preso una decisione. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Wayrest
Il giorno dopo
Era prevedibile che Maestro La Motte l’avrebbe preso male il suo rifiuto, quello che non si aspettava era che la prendesse così bene.Non l’aveva cacciata via gridandole dietro che era un’ingrata, una fallita che gettava al vento l’opportunità di una vita che non si sarebbe mai più riproposta, si era solo limitato a farla accompagnare fuori da uno dei Maghi che sorvegliavano le stanze del Capo Gilda con una punta di sdegno nella voce di La Motte nonostante lei fosse stata il più gentile e rispettosa possibile nei confronti del Maestro di Distruzione e Mago a capo della sede di Wayrest.Ed ora era seduta sulla panchina nel retrobottega del suo negozio, a riflettere su quello che aveva appena fatto, alla decisione che aveva appena preso, forse un po’ avventata, ma l’aveva presa e si sentiva più tranquilla: entrare a far parte della Legione a quel modo le era sembrato poco consono e una mancanza di rispetto a chi doveva passare attraverso il campo di addestramento, prima di essere considerato un Legionario o un Ufficiale della Legione.Lorraine non sarebbe rimasta delusa, ma i suoi genitori forse sì, quando avrebbe detto ad entrambi che aveva declinato l’invito del Sinodo perché non era quello il suo posto, e non voleva intraprendere quella strada. Avrebbe dovuto parlarne con Padre Germaine prima, ma aveva il sospetto che avrebbe perso tempo inutilmente. Così come lo aveva fatto perdere a Maestro La Motte. Le porte dell’Accademia dei Sussurri erano ancora aperte, ma non era ancora sicura di voler unirsi a loro.
Forse il Collegio di Winterhold è la soluzione migliore per me….o magari dovrei prendere in considerazione la possibilità di cercare un mago da cui apprendere qui a Wayrest. In questo modo potrei restare qui e tenere aperto il negozio. Unirmi all’Accademia dei Sussurri vorrebbe dire chiudere bottega e probabilmente andarmene da qui.
Amande sospirò. Ormai non poteva più temporeggiare e sovrappensiero evocò il suo lupo senza accorgersi che un cliente era entrato nel negozio che aveva riaperto da qualche ora, ma al quale non aveva prestato alcuna attenzione, se non mentre riempiva gli scaffali e rassettava sovrappensiero i locali.L’uomo la chiamò con insistenza per richiamare la sua attenzione ed Amande nemmeno si preoccupò di aspettare che il lupo scomparisse prima di andare a servire il suo cliente, un distinto nobile Bretone con una lunga lista di articoli da acquistare ed una scarsella colma di Septim. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ Qualche giorno dopo, Amande non si aspettava di vedere Lorraine entrare di corsa nel suo negozio e prenderla da parte con foga ed in modo autoritario.- Si può sapere che succede, Lorraine?! Non saresti già dovuta partire per la tua prima destinazione ad Hammerfell?!- chiese, irritata per quell’irruzione, Amande. L’incontro con LaMotte di qualche giorno prima e la chiacchierata avuta con i suoi genitori l’aveva lasciata di cattivo umore ed ora Lorraine se ne entrava a quel modo nel negozio.- Amande, rispondimi sinceramente….è vero che hai evocato un mostro dall’Oblivion, qualche giorno fa’?- chiese, diretta come al solito, Lorraine.-Un mostro….un momento, io riesco a malapena ad evocare un dannato lupo, Atronach e Dremora sono fuori dalla mia port….- rispose, mordendosi subito la lingua, Amande, vedendo Lorraine.- Lorraine, che cosa succede?- chiese preoccupata la giovane maga.- L’Evocazione è proibita, in qualsiasi forma. Qualcuno ti ha denunciata al Sinodo e stanno venendo qui, ti consiglio di chiudere bottega e nasconderti da qualche parte.- le consigliò nervosa Lorraine, prima di andare a controllare in strada se le guardie stessero arrivando.- E’ solo un lupo, perfettamente legale, Lorraine, e lo evoco dietro al negoz….Per Magnus….- cercò di giustificarsi Amande, ricordandosi dell’episodio di qualche giorno prima, quando non aveva annullato l’evocazione mentre era troppo concentrata ad autocommiserarsi per la decisione che aveva preso riguardo proprio al Sinodo.- Hai capito, quindi….Amande, per amore di Stendarr, va’ da tuo padre, raccontagli tutto. E chiudi il negozio.- le consigliò la sua amica, severa.- Io cerco di rallentarli, ma non restare qui.- la pregò Lorraine.Amande stava per fare quello che l’amica le aveva consigliato di fare, ma decise di rimanere, stupendo Lorraine che aveva sperato che le avesse dato retta per una volta.- D’accordo. Io purtroppo non ti posso aiutare, lo capisci questo, vero Amande?- le disse, triste, la Legionaria mentre usciva abbattuta dal negozio dell’amica.- Non voglio coinvolgerti in tutto questo, Lorraine. Ci saranno altre occasioni per aiutarmi in futuro, ne sono convinta.- cercò di rassicurarla Amande, anche se lei stessa aveva paura. Una paura folle, sapeva che cosa le sarebbe successo probabilmente, ma non voleva far perdere all’amica tutto quello che aveva conquistato in quegli anni. Non per la sua stupidità.Lorraine annuì, in silenzio, e poi se ne andò a testa bassa lasciando da sola la sua migliore amica ad affrontare il diluvio che la stava per travolgere, allontanandosi quel tanto che le bastava per essere solo uno spettatore silenzioso della caduta di Amande Durand, astro nascente del commercio magico a Wayrest.Mentre vedeva Amande venire scortata fuori dalle guardie e da un mago del Sinodo dal suo negozio, Lorraine si ripromise che non avrebbe mai più permesso che certe cose fossero accadute in futuro, così marciò fino alla guarnigione più vicina della Legione e si registrò per la sua missione ad Hammerfell, finalmente pronta a partire per quella noiosa missione diplomatica.
----- CHAPTER BREAK -----
Magic of the battle
by alishepcr85
Chapter Three: Red Diamond
Wayrest
Sala dei Vigilanti di Stendarr
Tre giorni dopo
Amande si ritenne fortunata che il suo status di cittadina dell’Impero l’aveva salvata dalle torture che i Vigilanti riservavano a chi infrangeva quelle Leggi. L’avevano comunque inibita dal lanciare magie mentre si trovava loro “ospite”.Etienne era andato a trovarla, chiedendole perché non era fuggita e lei aveva risposto che se fosse fuggita sarebbe stato come ammettere ciò di cui la incolpavano, e che non era una che fuggiva davanti alle proprie responsabilità. Il suo amico era rimasto di sasso sul momento, ne rimase ammirato in silenzio, ma avrebbe voluto fare qualcosa per aiutarla.“ I Vigilanti sono uomini, e come tali possono essere corrotti…”, aveva detto facendo saltare nella mano una borsa colma di Septim. “ La mia carrozza mi aspetta fuori e c’è una nave pronta a salpare per Hammerfell, se ne accorgeranno troppo tardi, Amande.” le aveva poi proposto, a bassa voce il suo amico.Era stata tentata di accettare, ma poi pensò che chiunque la conoscesse avrebbe sofferto le conseguenze di quella sua fuga: la sua famiglia sarebbe stata perseguitata ed avrebbero perso tutto, la reputazione di un Vigilante rovinata e lei non sarebbe più potuta tornare a casa. E Lorraine non glielo avrebbe mai perdonato.Così aveva rifiutato, e sebbene stesse aspettando da tre giorni che andassero almeno a dirle se le concedevano un giusto processo o meno, aveva cercato di resistere ed avere la migliore condotta possibile, accettando anche il misero pasto che le veniva offerto due volte al giorno in quei sotterranei da un novizio dei Vigilanti, diverso ogni volta che non le rivolgeva la parola.La cella era sufficientemente pulita, non l’avevano gettata in una di quelle sudice e minuscole per lo stesso motivo per cui non era stata né torturata né fustigata, e le avevano lasciato la sua Tunica dopo che si erano accertati che non fosse incantata, lasciandola pregare Magnus quanto voleva, grazie ai bracciali che le avevano fatto indossare come unica precauzione consentita nei confronti di chi godeva della cittadinanza dell’Impero.Sospettava però che se l’avessero trovata comunque colpevole, avrebbero cambiato atteggiamento nei suoi confronti, e non era certo stupida da antagonizzare i suoi carcerieri o comportarsi male. Quello avrebbe solo peggiorato le cose, ed era solo una giovane donna inerme senza le sue magie, ma anche se avesse tentato un colpo di testa i Vigilanti l’avrebbero fatta pezzi senza darle neanche il tempo di alzare un dito. A loro sarebbe anche bastato paralizzarla, erano sicuramente maghi più esperti di lei.Amande abbracciò le ginocchia, appoggiandovi il volto sopra, quando sentì un Dunmer invocare Azura mentre lo torturavano coprendosi poi le orecchie con le mani quando le grida divennero insopportabili: aveva una paura folle che anche lei seguisse quel fato, ma quando le grida cessarono, poco dopo arrivarono due Vigilanti a prelevarla, probabilmente si erano decisi ad ascoltarla e ora avrebbe potuto dare battaglia.La giovane Bretone seguì docilmente i due Vigilanti, sapeva fingere, sapeva recitare, ma avrebbe affrontato tutto quello direttamente: non era più l’allieva indisciplinata del Tempio di Magnus, non c’era più Padre Alistair a proteggerle le spalle o suo padre a risolvere le marachelle che aveva fatto da bambina insieme ai suoi amici a suon di Septim. Se la sarebbe dovuta cavare da sola.Le fecero aspettare che tutto fosse pronto per riceverla, evidentemente avevano già deciso la sua punizione, dal modo arcigno con cui i due Vigilanti che la sorvegliavano la osservavano, ma decise comunque che avrebbe combattuto con le unghie e con i denti qualora fosse stato possibile.Quando le porte vennero spalancate, sospirò a fondo e sollevò la testa dopo aver raddrizzato le spalle, entrando nella Sala semi vuota, notando che i suoi genitori erano presenti, insieme a La Motte che sedeva insieme ai Vigilanti ed al nobile che aveva visto il lupo che era in piedi, accompagnato da quelle che probabilmente erano le sue guardie del corpo. Un giovane in armatura accompagnava invece i suoi genitori, e soltanto quando questo si sistemò i capelli biondi arruffati a causa dell’elmo che teneva con l’altra mano con un rapido gesto della mano e le sorrise incoraggiante quando i loro occhi si incrociarono, riconobbe suo fratello Philippe.Venne fatta fermare a metà strada tra gli scranni su cui i Vigilanti e La Motte erano seduti e un ampio spazio circolare decorato con delle rune ed un braciere spento centrale che La Motte accese con fare annoiato.Attorno al centro dove Amande era in attesa del giudizio, c’erano dei cerchi con intarsiati nel legno i segni del Firmamento di Tamriel, che risaltavano grazie a piccoli fuochi magici che si accesero non appena i Vigilanti che sorvegliavano il procedimento, si affiancarono ad essi in coppia di due per segno.Il nobile si fece avanti altezzoso su invito dell’Abate dei Vigilanti di Wayrest, senza degnare Amande di uno sguardo che lo guardò pronta a dare battaglia anche sul piano oratorio. Si cominciava. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ - ….e quando si è finalmente degnata di venire a servirmi, era accompagnata da questo mostro evocato dall’Oblivion! Ero terrorizzato, così ho pagato senza fiatare il prezzo esorbitante degli articoli che mi sono stati offerti.- concluse il nobile, mentre Amande inarcava il sopracciglio, indecisa se ridere in faccia all’uomo o restare seria, davanti alle esagerazioni.- Esigo una punizione esemplare!- aggiunse l’uomo, pulendosi il vestito che aveva sicuramente comprato dalla bottega del padre di Amande. La ragazza riconobbe subito la trama e la fattura delle stoffe che componevano l’abito.- Siamo qui appunto per questo, Lord Wilhelm.- lo gelò l’Abate, che smise di tormentarsi i favoriti fulvi, e riprese a parlare rivolgendosi al nobile.- Può cortesemente descriverci la creatura evocata in questione, mio signore?- chiese, perplesso, l’Abate.- Oh sicuramente, Abate Heinrich!- esclamò, deliziato, Lord Wilhelm di Camlorn.- Era una bestia enorme, artigli e zanne enormi, e le zampe erano grosse quanto il pugno di Druso,- descrisse il nobile segnando il suo mercenario Imperiale che lo guardava come se stesse guardando un matto. Mentre Amande intuì che il nobile stava volutamente esagerando, ma attese pazientemente il suo turno.- mi creda era una visione orribile.- concluse l’uomo in modo drammatico, fermandosi quando Amande si lasciò scappare una risata sommessa e scosse la testa.- La sospettata è tenuta ad aspettare che l’Abate le dia la parola, prima di intervenire in qualsiasi modo e rispettare la sacralità di questo luogo.- la riprese in modo severo il Vigilante pelato e mezzo cieco seduto accanto all’Abate.- Chiedo rispettosamente scusa.- si limitò a dire Amande, ricomponendosi a fatica, scambiando un’occhiata veloce e complice con Philippe per riuscire a farlo.L’Abate si limitò a sospirare rassegnato, in tutti quegli anni aveva fatto tremare adoratori di Daedra, streghe, presunti vampiri, sapeva che la ragazza davanti a lui poteva essere innocente e il nobile esagerare, ma l’esperienza maturata sin da quando aveva preso i voti lo mise in guardia dal sottovalutare la giovane Bretone finché non avrebbe avuto prova del contrario, quindi decise per il momento di seguire la procedura: con un cenno di mano ordinò di far entrare un testimone sul passato di Amande e la ragazza venne fatta spostare in modo da lasciare passare questo testimone.Padre Germaine guardò la sua vecchia allieva per un breve istante in cagnesco, costringendo Amande ad abbassare lo sguardo, ma poi la ignorò e si concentrò sui Vigilanti e sulla causa del motivo per cui era stato convocato lì: rispose puntualmente a tutte le domande e con sincerità, sottolineando l’inettitudine di Amande come evocatrice, una materia che insieme ad Illusione la giovane Bretone aveva studiato malvolentieri e con poco profitto, al Tempio di Magnus.Quando Padre Germaine venne congedato, fu la volta dei suoi amici, e la situazione sembrò migliorare finché Etienne non le remò contro, forse ancora irritato per il rifiuto ad accettare la sua via di fuga, rivoltando la frittata di quell’occasione.-….mi sono rifiutato, Abate. Il nome della mia Famiglia era in gioco e non potevo certo permettermi di rovinarlo per una donna. Ho rifiutato di aiutarla ad evadere, come ogni buon cittadino dell’Impero farebbe.- concluse Etienne Gautier. Fu Philippe a rispondere a quelle accuse, marciando davanti all’Abate per difendere l’onore della sorella.- Abate Heinrich, chiedo scusa per l’interruzione. Sono Ser Philippe Durand, da poco ho ricevuto il cavalierato e sono qui per difendere mia sorella dalle ignobili accuse di quest’uomo.- esordì, determinato Philippe, senza dare tempo all’Abate o a qualcun altro di replicare.- Etienne Gautier ha la nomea di seduttore qui a Wayrest, e mia sorella non ha ancora infranto la Legge in nessun modo tale da poter ritenere fondate le accuse che le sono state mosse da uno dei suoi più cari amici.- proseguì il fratello di Amande.- Non so che cosa volesse in cambio questo viscido serpente da mia sorella, ma posso sicuramente affermare che la prova che mia sorella non ha mai voluto scappare davanti alle sue responsabilità ce l’avete davanti ai vostri occhi.- concluse il Cavaliere, indicando la sorella.L’Abate annuì, ed interrogò i carcerieri di Amande per comprovare le accuse di Etienne Gautier, congedando Philippe che tornò dai suoi genitori, con la mano appoggiata sull’elsa della spada. Giungendo alla facile conclusione che Gautier mentiva.Amande tirò un sospiro di sollievo e se avesse potuto congelare i gioielli di famiglia ad Etienne lo avrebbe fatto sicuramente, ma si limitò a godere della scena nella sua testa, visto che indossava ancora quei bracciali speciali ed era sorvegliata a vista, con La Motte che non le mollava gli occhi di dosso sin da quando era entrata.Jerome e Jo’Raji minacciarono sottovoce Etienne di fargliela pagare una volta fuori da lì, ma poi rimasero in silenzio quando i testimoni continuarono ad arrivare e ad uscire dalla stanza, finché La Motte non parlò.- Credo che abbiamo sufficienti motivi per decidere se la sospettata sia colpevole o meno. Ha dimostrato un comportamento non esattamente da cittadino modello, se mi permettete, Abate Heinrich.- fece notare La Motte, sciorinando poi tutti i comportamenti sbagliati di Amande, tra cui una serata non proprio edificante al Leone testimoniata dagli amici della giovane Bretone e da alcuni avventori che erano stati presenti la sera in cui avevano festeggiato il ritorno di Lorraine.- Non vedo come questo possa provare che l’accusata possa aver infranto le Leggi sull’Evocazione, Maestro La Motte.- gli fece notare, divertito, l’Abate Heinrich.- La sua condotta è sempre stata in spregio delle regole, sin dal momento in cui era soltanto un’allieva del Tempio di Magnus, durante un torneo magico dove ha ignorato le basi della sicurezza nel maneggiare gli incantesimi, mettendo in pericolo non solo il suo avversario, ma anche il suo Maestro.- rispose, in modo arrogante, La Motte.- Uhm, comprendo dove vuole arrivare e ammetto che tutto questo non gioca molto a suo favore, Durand.- esordì Heinrich, rivolgendosi finalmente ad Amande.- Sono comunque disposto a darvi la possibilità di difendervi dalle accuse e scagionarvi. Preog, a voi la parola.- ordinò l’Abate, mentre un silenzio irreale calava nella Sala.Amande si sentiva le mani sudate e sudaticcia lei stessa, a causa della tensione che stava provando e dalla paura di impiccarsi con le sue stesse mani, ma dopo aver respirato a fondo un paio di volte, non sentendosi più così sicura di essere una brava oratrice, tentò il tutto per tutto.- Abate, ammetto di aver evocato qualcosa, ma non è certo un mostro proveniente dall’Oblivion. Come Padre Germaine ha sottolineato, l’Evocazione per me è sempre stata difficile come Scuola di Magia e a malapena sono riuscita a comprenderne le basi essenziali.- esordì Amande, cercando di adottare un atteggiamento umile.- Ciò non toglie che come osservato a me in privato da Maestro La Motte, magicamente parlando siete molto dotata e anche se avete difficoltà, con lo studio e la dedizione potreste arrivare ad alti livelli anche in quella Scuola di Magia, Durand. E non nego che potreste anche cedere a tentazioni che vi porterebbero guai ben più grossi di questi che già state affrontando.- l’avvisò, severo, l’Abate Heinrich.- Solo se desiderassi davvero di raggiungere quei livelli, Padre Abate. Ma non lo desidero. Sono una devota di Magnus, la Divinità a cui mi sono votata ed ho pregato ogni giorno al Tempio. E che continuo a pregare anche fuori da esso.- rispose, compita, la giovane donna, determinata a far valere le proprie ragioni.- Magnus mi abbandonerebbe, se abbracciassi qualsivoglia Culto Daedrico o considerassi la Magia come un mezzo per acquisire potere a fini personali. L’ho servito con devozione al Tempio e continuerò a farlo.- affermò, con sincerità, Amande.- Vorrei poterle credere, Durand, ma ho visto giovani maghi dire le vostre stesse cose e finire corrotti dai Daedra e dai loro servi, in tutti i miei anni di servizio a Stendarr.- ribatté l’Abate, amareggiato mentre si massaggiava i favoriti. Ci fu un lungo momento di silenzio, in cui Amande temette che tutto fosse perduto, prima di ricordarsi che aveva un asso nella manica.- Richiedo il diritto all’habeas corpus, Abate Heinrich. L’unico modo che ho di provare la mia innocenza è quella di mostrare che cosa ho evocato davanti a Lord Wilhelm.- richiese la giovane Bretone, a cui Lord Wilhelm si oppose.-Assolutamente no! Quella bestia dell’Oblivion ci ucciderà tutti se lascerete che la evochi!- insistette il nobile, supportato da La Motte.- Lord Wilhelm ha ragione, Padre Abate. Siamo maghi preparati e pronti a contrastare questa creatura, ma non possiamo mettere a rischio l’incolumità dei civili presenti in questa Sala.- lo supplicò Maestro La Motte.- Padre Abate , a proposito di Maestro La Motte….- esordì Amande, ricordandosi improvvisamente dell’episodio, avvenuto il giorno dopo all’imbarazzante serata al Leone Rampante. - Giorni fa’ mi ha offerto un posto nel Sinodo, promettendomi anche una via privilegiata per entrare a far parte della Legione Imperiale. Ho rifiutato, temo che la sua parola e le sue accuse siano viziate da un risentimento nei miei confronti.- spiegò la giovane, mentre Philippe e la sua famiglia rimasero di sasso nell’apprendere quella proposta in quella sede, mentre La Motte la incenerì con lo sguardo, le ciglia folte che si corrugarono in uno sguardo a fessura terribile, ma l’uomo non mosse un dito, contenendosi in modo eccepibile.- E’ vero, La Motte?- chiese, severo, Padre Heinrich.- Sì, Padre Abate, è vero. Il fatto stesso che abbia rifiutato il grandissimo onore che le ho offerto, vi da la misura di quanto la ragazza detesti le regole e la disciplina che sono il fondamento del Sinodo.- rispose, piccato, il mago a capo della sede di Wayrest del Sinodo.- Diversi Maghi del Sinodo hanno varcato le porte di questa Sala in catene, La Motte, posso benissimo fare a meno di ricordarvelo. Maghi ben più preparati di questa giovane donna che seguivano le vostre regole e la vostra disciplina che sono stati corrotti a loro volta.- gli ricordò, serio, l’Abate Heinrich.- Sebbene questo vada contro ogni buon senso, vi concedo l’habeas corpus, Amande Durand. Vigilanti, tenetevi pronti. Evocate pure la stessa creatura che avete evocato davanti agli occhi di Lord Wilhelm.- le ordinò il vecchio Abate, con un cenno della mano.Amande esitò, chiese conferma con lo sguardo all’Abate, a La Motte e al Vigilante mezzo cieco mentre Wilhelm protestava e si metteva dietro alle sue guardie del corpo per farsi proteggere da loro, mentre l’Imperiale che aveva chiamato Druso guardava il suo datore di lavoro disgustato.- Ricordati l’addestramento che hai ricevuto, Amande.- le sussurrò, severo, Padre Germaine, dopo aver notato che la sua vecchia allieva era più nervosa del dovuto, mentre era circondata da Vigilanti armati di fulmini, palle di fuoco e lance di ghiaccio pronte ad essere utilizzate su di lei, una volta libera dai bracciali inibenti.Nell’agitazione si era dimenticata che le avevano prosciugato la Magicka e che non poteva rigenerarla spontaneamente, così cercò di evocare il suo solito lupo fallendo l’evocazione un paio di volte, prima che riuscisse a capire il perché falliva.Respirò a fondo, poi si inginocchiò a pregare Magnus, senza che nessuno le porgesse una pozione per recuperare la Magicka necessaria ad evocare il lupo, finché Carne di Quercia non la avvolse, segno che si era dimenticata anche di annullare l’incantesimo difensivo.Rilassata, e di nuovo con la propria Magicka disponibile puntò la mano in direzione del cerchio di contenimento su cui era intagliato il segno dell’Atronach come da direttive ricevute dal Vigilante mezzo cieco che si era messo al suo fianco pronto a bandire qualsiasi Daedra fosse emerso da qualsiasi Reame dell’Oblivion, riuscendo ad evocare il lupo proprio sopra di esso e lasciando che il lupo sparisse da sé, la sua ostilità contenuta magicamente, mentre tutti gli sguardi si focalizzavano su Lord Wilhelm.- Era quella la belva sanguinaria evocata dall’Oblivion che avete visto nel negozio della signorina Durnad, Lord Wilhelm?- gli chiese, gelido, l’Abate Heinrich.- Sì è quello, ma….- cercò di dire il nobile, prima che nella Sala risuonasse, terribile, la voce dell’Abate dei Vigilanti.- Avete fatto arrestare questa giovane con l’accusa di aver evocato creature provenienti dall’Oblivion, l’avete fatta restare in una cella per tre giorni e stavamo per darle una punizione esemplare, per un lupo evocato?!- tuonò l’Abate, nei confronti del nobile, dopo che Druso confermò a sua volta che si trattava proprio del lupo.- Ma….- cercò di protestare Lord Wilhelm, ignorato da Padre Heinrich, il quale si rivolse ad Amande.- Amande Durand, alla luce di quanto avete dimostrato, noi, i Vigilanti di Stendarr, vi sciogliamo da tutte le accuse che vi sono state rivolte di fronte a questa corte. Vi diffidiamo però dal percorrere ulteriormente la strada dell’Evocazione, e vi condanniamo al pagamento di un’ammenda di cinquecento Septim per disturbo della quiete pubblica per quanto riguarda la vostra notte scellerata al Leone Rampante.- snocciolò l’Abate Heinrich, mentre il padre di Amande metteva mano, rassegnato, alla scarsella.- Questi cinquecento Septim, dovranno essere versati come donazioni per i poveri nella nostra cassetta delle offerte. Siete libera di andare dopo che vi avremo offerto un pasto caldo e avrete firmato tutti i documenti necessari alla vostra scarcerazione.- decretò, sollevato, l’Abate Heinrich.- Quanto a voi, Lord Wilhelm, la prossima volta che accusate qualcuno, fate in modo di poter avere solide prove al riguardo. Stavamo per mandare a morte un innocente, e non siamo fanatici che bruciano le persone sulla base delle parole di un uomo spaventato anche dalla propria ombra. Questo collegio giudicante si aggiorna.- concluse Heinrich, alzandosi ed andandosene, seguito dai suoi Vigilanti, mentre il Vigilante mezzo cieco che aveva coadiuvato Padre Heinrich chiese ad Amande di seguirlo ad espletare le pratiche del suo rilascio. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Locanda del Leone Rampante
Due sere dopo.
Wayrest
Jerome, Philippe e Jo’Raji la stavano aspettando al tavolo che suo fratello aveva prenotato per festeggiare la felice conclusione della vicenda che aveva rischiato di farla finire nel migliore dei casi alla gogna, anche se Amande non era ancora dell’umore adatto per stare in compagnia.Non aveva ancora riaperto il negozio, ed era andata a riprendersi a casa dei suoi genitori perché aveva paura a restare da sola, paura di sentire ancora le urla di coloro che erano stati torturati nelle segrete dell’Abbazia dei Vigilanti di Stendarr, e si vergognava a farsi vedere in giro per Wayrest nonostante suo padre l’avesse incoraggiata a più riprese ad uscire. Aveva restituito a suo padre i Septim che lui aveva “donato” ai Vigilanti per pagare la notte brava di qualche giorno prima e rimpiangeva che Lorraine non fosse stata lì presente alla sua assoluzione.Si era ripromessa di scriverle per informarla che tutto si era risolto per il meglio e che era riuscita a dimostrare la propria innocenza, senza scappare davanti ad una situazione che avrebbe potuto finire in tragedia, se Padre Germaine non l’avesse indirettamente aiutata con quelle parole sussurrate nell’orecchio: per un attimo era tornata quella bambina di dieci anni che non riusciva a colpire un manichino di paglia con la ridicola breve scarica di fulmini evocata per puro caso per aiutare un’amica contro un buzzurro.Ogni volta che chiudeva gli occhi rivedeva quei Vigilanti schierati e pronti a colpirla se avesse davvero evocato un Dremora o un Atronach, i loro incantesimi che il suo ridicolo Scudo Mistico e la altrettanto ridicola Carne di Quercia non avrebbero potuto fermare, più ci ripensava e più si convinceva che il suo periodo di stacco dagli studi magici era finito, solo non sapeva dove andare.Etienne fece il suo ingresso un paio d’ore dopo e fece per avvicinarsi al loro tavolo, suo fratello Philippe fece per dargli la lezione che meritava, ma Amande lo fermò.- No, Philippe, lascialo perdere. Non rovinarti la reputazione per un uomo come lui, fratello. Non merita le attenzioni di un Cavaliere.- lo implorò Amande. Jerome e Jo’Raji si unirono a lei nel calmare Philippe che voleva rovinare i connotati a Gautier, il quale ebbe il pelo sullo stomaco di rivolgerle la sua parola.- Amande volevo scusarmi con te per….- esordì Etienne, bloccandosi quando vide le mani dell’amica circondarsi di magia elettrostatica. Prima che un ceffone risuonasse nella locanda facendo calare un silenzio di tomba.- Non ti azzardare mai più a rivolgermi la parola o avvicinarti a me, Etienne Gautier. Per questa volta te la sei cavata con uno schiaffo, la prossima ti congelo le palle e te le riduco in polvere di ghiaccio.- lo minacciò, ferita dal ricordo delle parole dette da Etienne davanti all’Abate dei Vigilanti. Amande non aggiunse altro, e fortunatamente Etienne comprese che sarebbe stato saggio allontanarsi dalla comitiva.Come Gautier fu scomparso in mezzo alla gente che affollava la Locanda, Amande si alzò in piedi, quella era stata la classica goccia che aveva fatto traboccare il vaso e non se la sentiva più di restare in mezzo alla folla. Philippe comprese, pagò il conto ed entrambi si incamminarono per tornare a casa, ma vennero bloccati da un gruppo di mercenari senza insegne. Prima che suo fratello potesse difenderla, uno dei tre malviventi pugnalò Amande allo stomaco.- Lord Wilhelm manda i suoi saluti.- le sussurrò l’uomo mentre la giovane Bretone cadeva a terra e si avventava poi su Philippe, lasciandola morire dissanguata. Amande vide suo fratello battersi come un leone e tenere testa a due dei tre malviventi, ma il terzo era un osso duro, un Orsimer grande grosso che maneggiava con una mano un martello da guerra, e Philippe iniziò a perdere colpi e ad arretrare, inciampando nel corpo della sorella che stava cercando di curarsi per quanto le fosse difficile concentrarsi con quanto stava succedendo attorno.L’Orsimer sghignazzò, pregustando già la ricompensa e la vittoria, quando qualcuno lo bersagliò di palle di fuoco senza dargli tregua, finché l’Orco non crollò a terra morto e la sua armatura di ferro completamente sciolta e tutt’uno con la sua pelle ustionata.Il loro salvatore aiutò Philippe a rialzarsi ed a consegnarli la sua spada, occupandosi poi di Amande che stava perdendo i sensi.L’unica cosa che la giovane riuscì a sentire fu “Dobbiamo portarla al Tempio, subito!”, prima di lasciarsi andare e perdere i sensi. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Abitazione della famiglia Durand
Wayrest
Una settimana dopo
Fu il calore del sole che baciava Wayrest, a darle il bentornato tra i viventi quando finalmente riaprì gli occhi nella sua stanza nella casa dei suoi genitori. Amande si volse d’istinto nella direzione del refolo di vento che aveva sentito darle conforto e dagli occhi socchiusi vide il profilo famigliare della Capitale di Stormhaven.Un profilo che da bambina le aveva dato sicurezza e che le aveva fatto immaginare molte avventure al di là delle mura che vedeva anche ora, mentre sua madre si accorgeva che aveva finalmente riaperto gli occhi ed era corsa a chiamare suo marito, suo figlio e suo genero gridando sollevata ed in lacrime la bella notizia.Amande, d’altra parte, non esultava. Il dolore allo stomaco era lancinante, e non le permetteva nemmeno di concentrarsi, era contenta di essere viva, ma aveva paura che Lord Wilhelm ci riprovasse. Non potevano toccarlo, nella ridda di parole che Philippe le riversò addosso quando rimasero soli, lui le disse che i mercenari che aveva reclutato non avevano addosso ordini scritti.Non avevano prove e assalti simili a Wayrest ne accadevano tutti i giorni e tutte le notti, non volendo farsi vedere abbattuta da suo fratello, Amande cercò di sdrammatizzare senza riuscirci.Philippe si zittì, comprendendo che forse era meglio lasciar cadere il discorso e lasciare che sua sorella si riprendesse prima di riprenderlo.I giorni passarono ed Amande si riprese a sufficienza per aiutare la guarigione della ferita allo stomaco da sola, sotto la guida attenta e allo stesso tempo paranoica di Madre Giselle che era stata mandata dal Tempio per assistere la loro vecchia allieva nel recupero fisico dopo l’assalto, e quando la giovane Bretone fu in grado di stare in piedi senza svenire, decise di riprendere a gestire il negozio nell’attesa che si riprendesse completamente.Doveva solo fare l’inventario, non aveva alcuna intenzione di riprendere l’attività commerciale, decisa ormai a riprendere a percorrere i suoi studi magici e potersi finalmente difendere da sola con le armi che Magnus le aveva concesso e donato.Motivo per cui, un mese dopo l’assalto, era seduta al bancone, la porta aperta per dare aria al locale, intenta a elencare la merce che era rimasta invenduta da quando i Vigilanti l’avevano arrestata: sentì qualcuno entrare, alzò la testa per dire che il negozio non era aperto ai clienti, quando si trovò davanti Maestro La Motte, da solo.- Maestro La Motte….a che cosa devo l’onore di questa vostra visita?- chiese, sospettosa ed affaticata a causa della convalescenza, Amande. Non l’aveva più visto dal processo, non le era neanche minimamente passato per la testa di andare alla sede del Sinodo a chiedere se erano ancora disposti ad accettarla tra di loro. Ed ora se lo ritrovava lì.- Ho saputo che avevate riaperto il negozio e sono venuto ad assicurarmi che non evocaste più nulla.- disse, fingendosi amichevole, il Bretone.- Avete la mia parola che mi sono tenuta lontana dall’Evocazione, Maestro La Motte.- rispose, educatamente, Amande.- Bene, bene….Ho ripensato a quel disdicevole incidente con i Vigilanti e alla necessità per voi di migliorare le vostre competenze magiche.- esordì il Mago a capo del Sinodo locale.- La mia offerta rimane valida, Durand. Anzi ritengo che dopo taluni….avvenimenti, sentiate la necessità di una guida per migliorare le vostre difese.- proseguì, mellifluo, La Motte, facendo mettere Amande sulla difensiva mentre il mago prendeva in mano una gemma dell’anima minore e la osservava con attenzione.-….a quali avvenimenti vi riferite?- chiese, sospettosa, Amande.- La vostra aggressione fuori dal Leone Rampante. È stata sulla bocca di tutta Wayrest per almeno un paio di settimane, come la vostra disavventura con i Vigilanti di Stendarr. Ho visto, la vostra impotenza in quella Sala, davanti all’esperienza e competenza degli uomini e le donne di Padre Heinrich. Siete come un libro aperto, per me, Durand.- rispose, inquietante, La Motte, posando con cura la Gemma dell’Anima.- La gente vi deride, si chiede come mai una maga istruita al Tempio di Magnus non sia riuscita a difendersi da tre balordi, venendo quasi uccisa. Il Sinodo può aiutarvi a migliorare queste vostre capacità magiche, nel limite delle Leggi dell’Impero ovviamente.- aggiunse l’uomo,alzandosi sulle punte per ammirare una scatola di legno intagliata appoggiata sullo scaffale sopra a quello dove aveva deposto la gemma dell’anima.- Ed io vi posso aiutare a ristabilire la vostra buona reputazione, unirvi al Sinodo mi sembra un prezzo più che accettabile da pagare , e con la vostra parlantina non sottovaluterei nemmeno una carriera politica. Avete dimostrato di sapervela cavare bene, con le parole ed avete avuto fegato a demolire la mia credibilità davanti all’Abate. Non vi porto assolutamente rancore, sappiatelo. Io avrei fatto lo stesso al vostro posto.- ammise, sorridendo alla giovane che stava mettendo insieme i pezzi troppo velocemente per non capire a cosa stesse mirando Maestro La Motte.Poi, finalmente Amande comprese. Sbiancò in volto, ma comprese.- Siete voi dietro all’aggressione….dietro a Lord Wilhelm.- esalò, come se l’avessero colpita di nuovo allo stomaco. - ….perchè?- gli chiese, incredula, la Bretone.Maestro La Motte, avvicinandosi al bancone.- Ma per il bene del Sinodo e dell’Impero, mia cara. Avete bisogno di addestramento, e questo addestramento in più la nostra organizzazione ve la può fornire. Ed io devo assicurarmi di fornirla a più futuri maghi possibili.- spiegò, con un tono accondiscendente, La Motte.- Come si dice, à la guerre comme a là guerre, hm?- aggiunse il mago, soddisfatto dell’effetto che aveva avuto su Amande. Stava per aggiungere altro quando Madre Giselle, bardata di tutto punto come al solito irruppe nel negozio di Amande.- E voi che cosa ci fate qui?!- gridò la Decana di Alchimia del Tempio di Magnus.- Siete un ricettacolo di germi pericolosi per la convalescenza di Amande, statele lontano!- berciò l’alchimista, salvando indirettamente Amande dalle mire dell’uomo.- Chi è questa svitata, Durand?- chiese, con sufficienza, La Motte. Sfortunatamente, Madre Giselle lo sentì.- Svitata?! SVITATA?! Ma come vi permettete, pomposo, arrogante, ricettacolo di germi fecali ambulante?! Sono Madre Giselle, del Tempio di Magnus! Statemi lontano, l’aria stessa che rimettete dalla bocca è potenziale veicolo d’infezione per l’aria che tutti noi dobbiamo respirare!- La Motte fece per appoggiare la mano sul braccio della donna per rassicurarla.- NON MI TOCCATE! I vostri batteri teneteli per voi, monsieur!- esclamò, minacciosa la donna, colpendo involontariamente il Mago del Sinodo con il becco della maschera che la Sacerdotessa Decana indossava insieme alla sua intera bardatura, facendone una vista alquanto bizzarra agli occhi degli abitanti di Wayrest.Amande, nel frattempo, non sapeva se avere paura per Madre Giselle o ridere alle spalle di La Motte, ma lo stato in cui si trovava l’aiutò a restare neutrale e Maestro La Motte rimase composto, per nulla impressionato o impaurito dalla Decana di Alchimia.Il Mago a capo del Sinodo locale, impassibile, ignorò Madre Giselle rivolgendosi ad Amande, la quale non poté fare a meno di provare pena per sé stessa a causa del casino in cui si era andata a cacciare.- Vi aspetto domani mattina nella sede del Sinodo, Durand. Non fate tardi, avremo molto di cui discutere, senza venire interrotti da svitati e popolino.- concluse La Motte, uscendo dal negozio mentre Madre Giselle, toltasi la maschera osservò seria la giovane.- Lascia tutto in sospeso e chiudi il negozio. Padre Germaine ha bisogno di sapere tutto questo, permettici di aiutarti, Durand.- le ordinò, severa, la Decana di Alchimia.- Non voglio che se la prenda anche con voi. Se è il prezzo da pagare per far stare tranquilla la mia famiglia...- esalò, rassegnata, Amande.- Ti chiederà e pretenderà sempre di più. Jules La Motte è un lupo travestito da agnello, molti si sono arresi a lui, non finirà mai Durand. Finché gli sarai utile, almeno.- ribatté Madre Giselle, le rughe che si increspavano nella severità dei suoi tratti mentre parlava.- Avrai tempo quando sarai vecchia e stanca per arrenderti, ma se non combatti ora lo rimpiangerai per il resto della tua vita. Andiamo, non hai il lusso di poter perdere altro tempo. Dobbiamo agire e dobbiamo farlo ora.- aggiunse, amareggiata dalle fatiche della vita la Decana di Alchimia del Tempio di Magnus.Amande non ebbe altra scelta se non fare quello che Madre Giselle le aveva detto di fare e seguirla al Tempio. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Waterfront
Città Imperiale.
Amande si caricò la sacca con quanto si era potuta portare dietro da casa, sistemando per l’ennesima volta la tunica dell’Accademia dei Sussurri.Aveva dovuto lasciare Wayrest, non c’era stata altra via d’uscita, salpando di notte come una ladra e salutando solo i suoi genitori e Philippe: Padre Germaine le aveva promesso che avrebbe consegnato le sue lettere d’addio agli amici che le erano rimasti, ma almeno le aveva lasciato la scelta su come abbandonare la città dov’era nata e vissuta.La giovane aveva due lettere in tasca: una per un certo Tolfdir del Collegio di Winterhold, a Skyrim, ed una per Sai Ahdjari dell’Accademia dei Sussurri, il Redguard che sarebbe stato il suo mentore lì a Cyrodiil, Maestro di Distruzione e Recupero.Il Waterfront era proprio come se lo era immaginato, dopo aver visto per anni il porto di Wayrest, ormai per lei erano tutti uguali e si prese un minuto per osservare la Città Imperiale che si stagliava all’orizzonte, prima che qualcuno la chiamasse e catturasse la sua attenzione.Un Redguard sulla quarantina, capelli crespi e sguardo vivace, che stava a malapena in una tunica come la sua a causa della sua stazza e dei muscoli che scoppiavano sotto il tessuto della divisa dell’Accademia dei Sussurri le venne incontro camminando pacificamente e porgendole la mano quando le fu abbastanza vicino.- Sono Sai Ahdjari, Maestro dell’Accademia dei Sussurri. Tu devi essere Amande….dovresti avere una lettera per me.- disse l’uomo, con confidenza. Mettendo la giovane Bretone a proprio agio quando Amande nella fretta di fare una buona impressione fece cadere entrambe le lettere, raccogliendole lui stesso utilizzando Telechinesi.- Uhm, no non sono Maestro Tolfdir….ecco qua, questa è la lettera che mi interessa. L’altra la puoi tenere, e ti consiglio di conservarla nel caso avremo bisogno di inviarti a Skyrim al Collegio.- le disse restituendole la lettera per Tolfdir. Amande percepì rispetto nelle parole dell’uomo davanti a lei, ma era lo stesso sulla difensiva. Ahdjari le prese anche la sacca e se la caricò sulle spalle, facendole cenno di seguirlo.Mentre passavano lungo le strade affollate e che recavano ancora i segni della Grande Guerra della Città Imperiale, Sai la bombardò di domande per cercare di farla uscire dal suo guscio, insistendo quando non otteneva una risposta e fermandosi nel Distretto del Mercato a mangiare un boccone.Le diede tregua soltanto in quel momento, ma solo perché volle osservare come si comportava, ed Amande si limitò a mangiare in silenzio, il pensiero rivolto alla sua famiglia e ai suoi amici che aveva lasciato a Wayrest. Aveva avuto paura di incrociare Lorraine, lì alla Città Imperiale, e di doverle spiegare perché si trovava lì e con addosso l’uniforme dell’Accademia dei Sussurri, temendo il momento in cui avrebbe dovuto scriverle per dirglielo: aveva lasciato lettere solo per Jerome e Jo’Raji, perché sapeva che loro avrebbero capito e non glielo avrebbero fatto pesare.Una volta che misero piede nel Distretto dei Giardini Elfici, dove l’Accademia dei Sussurri aveva la sua sede, accanto all’Ambasciata Thalmor, Sai la fece passare attraverso la snella burocrazia dell’Accademia e la accompagnò nella sua stanza, che avrebbe condiviso con altri che erano già presenti e che la osservarono incuriositi dalla nuova arrivata: Ahdjari la lasciò riposare e sistemarsi, cosa che non riuscì a fare, perché i suoi nuovi compagni non glielo permisero, coinvolgendola nella conversazione che avevano interrotto quando Amande era arrivata.La sua nuova vita nella Città Imperiale era appena iniziata.
----- CHAPTER BREAK -----
Magic of the battle
by alishepcr85
Chapter Four: Sentinel of the Desert
Sentinel
Imperial Embassy
Hammerfell
Fine 4E 193
Lorraine faceva scorrere gli occhi attenti sulla folla che andava avanti e indietro nel Bazaar di Sentinel, mentre restava ferma al suo posto.Era di guardia da diverse ore, la notte ad Hammerfell le temperature scendevano di colpo e, sperando in un’assenza di tempeste di sabbia, generalmente avevano una buona visibilità, motivo per cui indossavano sotto corazze d cotone ed il tipico copricapo Redguard sotto i normali elmi da Legionari per coprirsi bocca e naso nel caso di una tempesta di sabbia.Il bazaar era sempre affollato, ed in lontananza il porto era altrettanto un viavai di persone provenienti da diverse regioni Tamriel, possibilmente non da regioni assoggettate al Dominio Aldmeri: persino loro venivano malvisti dalla popolazione locale, e in un paio di occasioni, sin da quanto era arrivata alla sua prima guarnigione, c’erano stati lanci di pietre contro l’Ambasciata e loro oppure capannelli di Guerrieri delle Corone contrari alla presenza di un’Ambasciata dell’Impero.Il Secondo Trattato di Stros’Mkay era stato una maledizione per l’Impero quanto lo era stato per il Dominio e non era la prima volta che Lorraine sentiva di aggressioni ai membri della Legione: motivo per cui, quando un gruppo di Legionari era arrivato, guidato da una giovane Prefetto, più o meno sua coetanea, nella testa di Beauchamp si erano prospettati i peggiori scenari possibili per quella spedizione inviata da Cyrodiil per recuperare i corpi dei Legionari di Deciannus che ancora non era ritornati a casa dopo la Grande Guerra o cercarli se ancora vivi.In quel caso, da quello che aveva capito Lorraine, avrebbero dovuto identificarli, registrarli e mettergli davanti due possibilità: il congedo e il permesso di restare ad Hammerfell nel caso lo richiedessero, oppure tornare a Cyrodiil e venire reintegrati se lo desideravano.Erano stati informati anche loro, perché dovevano scortare i supposti Legionari perduti davanti al suddetto Prefetto per l’identificazione, intanto che si trovava ancora lì a Sentinel, ospite dell’Emissario dell’Imperatore, ed avevano una tavoletta con i nomi e le descrizioni in una scarsella assicurata per bene alla corazza leggera che indossavano. Una mera cotta di maglia a squame, per permettere loro di respirare e di avere una protezione minima in caso di attacco, con sotto una tunica in tessuto leggero del posto bianca per evitare di attrarre i raggi solari.Poco importava che, comunque la cotta di maglia a squame rifletteva i raggi del sole e l’elmo calcato sul copricapo Redguard gli cuoceva la testa durante i turni di guardia, l’importante che per l’Impero fossero protetti a dovere. Lo scutum, dopotutto, era quello che faceva la differenza. Quello proteggeva davvero, soprattutto contro le sassaiole occasionali e gli sputi che occasionalmente arrivavano loro.- Niente da segnalare?- chiese loro una voce femminile. Sia Amande che Gronk rimasero immobili, l’Orsimer scattò sull’attenti, ma la Bretone rimase con gli occhi puntati sulla folla, mentre il nuovo Prefetto faceva qualche passo fuori dall’Ambasciata, un tempo uno dei tanti Palazzi di Lord Richton, l’Ammiraglio di Tiber Septim che aveva sconfitto le Corone ed era poi stato sconfitto dalla famigerata Restless League Redguard. Il Prefetto Clelia Tullius osservò da sola i movimenti della folla, rivolgendosi poi ad entrambi i Legionari di guardia. Sempre guardando avanti a sé. - Non salutate, né scattate sull’attenti. Un arciere Alik’r sul tetto alla vostra sinistra, un altro paio di guerrieri mischiati alla folla. Esco con una piccola scorta per attirare la loro attenzione, voi fate finta di nulla, mentre un manipolo li mette in fuga. Se sentite un corno Nord echeggiare, sbarrate le porte dell’Ambasciata ed apritele soltanto quando e se mi vedete tornare con una torma di guerrieri Alik’r alle calcagna.- ordinò il Prefetto, dando un ceffone ben assestato all’Orsimer che era scattato sull’attenti, senza farsi sentire da nessuno, ma Lorraine aveva visto il gesto con la coda dell’occhio.Gronk protestò ringhiando all’Imperiale, subito rimesso in riga dallo sguardo gelido del Prefetto Tullius, mentre questa rientrava nel cortile dell’Ambasciata uscendone poco dopo in uniforme di rappresentanza, uno scudo ovale e una spada utilizzata in parata, seguita da una piccola scorta: Lorraine notò sotto il mantello anche il corno Nord che il Prefetto aveva menzionato, evidentemente aveva previsto questa esibizione nel Bazaar cittadino, e loro rimasero in attesa.Dopo che il Prefetto le aveva fatto notare l’Arciere Alik’r, lo tenne sott’occhio, mentre il suo commilitone Orsimer teneva d’occhio la folla, finché non lo vide sparire sui tetti, segno che l’azione diversiva del Prefetto aveva funzionato: passarono un paio d’ore, la folla del Bazaar si ritirò nelle proprie case mentre i mercanti mettevano via le loro merci ed il Prefetto tornò con la sua scorta ed un prigioniero malconcio. Il gruppo svanì nella sicurezza delle mura dell’Ambasciata, e Lorraine poté rilassarsi un po’.Vedere i mercanti indaffarati le fece venire in mente la sua amica Amande, ed inevitabilmente il momento in cui aveva visto Legionari come lei ed un Mago del Sinodo arrestarla mentre lei non aveva potuto fare nulla per aiutarla.Le aveva scritto, diverse volte, senza mai ricevere risposta, ed i suoi genitori erano stati a loro volta un buco nell’acqua: Jules le aveva solo detto che Amande non era a Wayrest adducendo la scusa di aiutarlo ad espandersi altrove a Tamriel, ma non aveva detto altro.Aveva compreso che la sua amica o era stata ritenuta innocente o era scappata via in qualche modo, e onde evitare di attirare sospetti su di sé, Lorraine si era accontentata di sapere che Amande fosse ancora viva e lontana dai guai. Forse.Lorraine sospirò rassegnata. Le era mancato il coraggio di presentarsi davanti al Sinodo o dai Vigilanti per difenderla a spada tratta, richiedendo magari la possibilità di provare la sua innocenza in un duello, un qualcosa che la tormentava da mesi, ma a cui pensava solo nei momenti liberi tra un turno di guardia e l’altro, per non perdere la concentrazione.Momento libero che sarebbe arrivato da un momento all’altro, i loro sostituti sicuramente erano già in armeria a farsi consegnare l’equipaggiamento per i loro compiti, quella sera si sarebbe tolta la cotta di maglia a squame ed avrebbe bevuto qualcosa alla locale taverna e magari giocato un po’ a dadi con i suoi altri commilitoni. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Due giorni dopo
Porto di Sentinel
Il caldo era soffocante e le acque cristalline del Mare Abeceano invitavano ad un bagno fuori orario nelle sue acque, mentre Lorraine aspettava che il Prefetto Tullius dirigeva le operazioni di scarico dei materiali per la spedizione verso Hegathe e gli altri luoghi delle battaglie combattute dalla Legione ad Hammerfell sotto la guida di Deciannus e di coloro che erano stati fatti passare per feriti per far credere a Lady Arallenya che la Legione del suo acerrimo nemico era ancora lì e non già in salvo per la maggior parte a Cyrodiil, in attesa di ordini per contrattaccare.Per una volta non era di guardia al portone dell’Ambasciata, ma i compiti di scorta erano noiosi, soprattutto se il tuo Comandante si metteva a scaricare e caricare di persona, berciando nel contempo ordini e facendo senza rimorso sarcasmo nei confronti della popolazione locale o di Ausiliari che facevano gli sbruffoni e poi non riuscivano a scaricare quasi nulla.Alcuni dei suoi commilitoni si erano offerti volontari per quell’incarico, ma Tullius aveva richiesto lei e Gronk che se ne erano rimasti zitti ed avevano fatto un leggero passo all’indietro per rispettare una sacrosanta regola in ambito militare: mai offrirsi volontari.Si era avvicinata a loro, li aveva squadrati entrambi da capo a piedi, pulendo entrambi dalla sabbia che si era depositata sulla cotta di maglia squamata, e si era rivolta a loro.“ Voi due! I vostri commilitoni si sono offerti volontari, per questa piccola operazione, ma non voi.” aveva esordito severa, il Prefetto Tullius, le braccia incrociate e guardando sia lei che Gronk negli occhi. “ Perché?” aveva semplicemente chiesto. Gronk aveva fatto per dare una delle sue solite rispostacce, così Lorraine aveva risposto per evitare al suo commilitone Orsimer l’umiliazione di ricevere una punizione davanti agli altri.“ Mai offrirsi volontari, signor Prefetto, signora!” le aveva detto la Bretone, mentre il Prefetto abbozzava un sorriso benevolo.“ Mi piacete….qual è il tuo nome, Ausiliario?” le aveva chiesto Clelia, con un tono diverso, ma sempre potevano sentire l’autorità che ricoprivano le sue parole.“ Ausiliario Lorraine Beauchamp, Distaccamento Diplomatico, Ambasciata Imperiale di Sentinel!” aveva risposto, compita, Lorraine.“ Lui è l’Ausiliario Gronk Gro- Narzalbhur, giusto?” aveva chiesto di rimando Clelia, con un sopracciglio inarcato.“ Sissignora.” aveva affermato, pronta, Lorraine.“ Ho sentito parlare molto di voi, Gronk. Sfortunatamente, non in una luce molto gratificante. Gioco d’azzardo, rissa, valutazioni sotto la media per buona parte dell’addestramento, refrattario agli ordini…” aveva minuziosamente elencato il Prefetto Tullius, utilizzando le dita per elencare le varie “virtù” dell’Orsimer, mentre Gronk si era sentito comunque umiliato nel sentire che non era un Legionario modello. “ Terzo figlio del Capo della Fortezza Orsimer di Narzalbhur in Skyrim, vi siete arruolato nella Legione per guadagnare abbastanza onore per poter sfidare vostro padre un giorno, hm? O volevate diventare Quartiermastro per imparare l’arte della Forgiatura?” aveva snocciolato il Prefetto, sorprendendo persino l’Orsimer davanti alla conoscenza dell’Imperiale riguardo alle tradizioni del suo popolo.“ Volevo lasciare solo la Fortezza e diventare un Guerriero, signora.” rispose l’Orsimer.“ Eravate il bardo della Fortezza, per caso? Di solito vi mettono in mano una spada sin da quando siete piccoli.” aveva chiesto, divertita, il Prefetto Imperiale, mantenendo sempre la stessa identica posizione.“ Mi piaceva cucinare, non combattere. Il mio fratello maggiore ed il resto della Fortezza mi chiamavano la Quinta moglie del Capo. E così….” aveva spiegato, imbarazzato, l’Orsimer.Il Prefetto aveva annuito ed aveva detto qualcosa al loro Questore, un Dunmer della Casata Hlaalu in servizio da prima della Crisi dell’Oblivion, il quale aveva poi chiamato sia lei che Gronk, ed ora erano lì a sorvegliare gli altri mentre preparavano il carico da trasportare all’Ambasciata.Lorraine osservò il Prefetto allacciare la sua spada al fianco dopo averla tenuta a tracolla mentre aiutava i suoi subalterni ed avvicinarsi a lei con una borraccia in pelle, ordinando all’Ausiliario Beauchamp di togliersi l’elmo e rovesciandole addosso l’intero contenuto della borraccia, per darle sollievo dalla calura.- Cinque minuti, poi la rivoglio a posto, Beauchamp. Appoggi pure la lancia alla spalla e lo scudo al corpo, la disciplina va’ bene, ma un Ausiliario svenuto no.- le concesse Clelia, dandole una pacca amichevole sulla spalla e tornando a seguire le operazioni di preparazione del convoglio.Mentre procedevano verso l’Ambasciata, a sorpresa Tullius si mischiò in mezzo a loro come un semplice Legionario, lasciando al suo Questore, un giovane Redguard possibilmente nato e cresciuto a Cyrodiill, il comando dell’operazione, mettendosi parallela a Lorraine, la quale era sempre più confusa riguardo al Prefetto ed ai suoi comportamenti, diversi da quelli che si sarebbe aspettata da un Ufficiale Comandante.Passarono in mezzo ad una folla ostile, che li guardava come se da un momento all’altro il loro manipolo dovesse attaccare il Palazzo Reale al centro della città ed opposto all’Ambasciata Imperiale, Lorraine vide un ragazzino Redguard piegarsi e raccogliere una pietra, e la Bretone comprese il pericolo rivolgendosi al Prefetto a bassa voce, visto che i carri erano caricati in modo da rendere visibili il commilitone opposto alla propria posizione.- Signora….il bambino...- farfugliò Lorraine, sapendo che presto la loro giornata si sarebbe movimentata all’improvviso.- Visto...procediamo normalmente, aspettano solo che noi solleviamo gli scudi per attaccare. Non è la prima sommossa che affronto, Beauchamp, purtroppo l’Impero sta attraversando un momento difficile e non siamo i benvenuti qui. Possiamo solo evitare le provocazioni il più possibile.- le rispose, addolorata, Clelia.- Non dovremmo proteggerci, almeno?- chiese la Bretone, perplessa.- Le suggerisco di schivare, visto che ha visto il ragazzino raccogliere la pietra. L’elmo farà il resto.- ribattè, dura, il Prefetto Tullius segnalando al suo Questore di procedere normalmente a gesti.- Siamo in inferiorità numerica e non coinvolgerò bambini in una sommossa anche se ne sono i fautori. Dietro a quel bambino c’è un adulto che vi ci si nasconde dietro come un codardo, non gliela darò vinta. Non avranno la soddisfazione di chiamarci assassini di bambini.- aggiunse Clelia, determinata.Lorraine sospirò, trattenendo poi il fiato finché non furono in vista dell’Ambasciata e dei commilitoni che decoravano gli spalti, pronti a reagire mentre il convoglio veniva fatto fermare in attesa che le porte dell’Ambasciata si aprissero. Tullius scomparve all’interno del cortile e a lei venne permesso di prendersi il resto della giornata libera.Sera inclusa. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Red Ruby Inn
Sentinel
Quella sera stessa.
Lorraine raccolse le sue vincite dopo aver ripulito ai dadi il terzo dei suoi commilitoni che aveva osato sfidarla. Puntavano cifre contenute e Lorraine utilizzava in segreto quei soldi per fargli avere generi di conforto e aiutare direttamente un paio di famiglie lì a Sentinel, in segreto per non farli diventare bersaglio di vendette trasversali: i Redguard normali non badavano molto a questo genere di cose, ma gli Alik’r ed i fanatici fuori dai Guerrieri di Kematu erano abbastanza temuti e conosciuti per colpire famiglie che venivano sospettate di collaborare con l’Impero o i Thalmor.Erano passati quasi trent’anni dalla Grande Guerra e ancora meno dal Secondo Trattato di Stros’Mkay, eppure era come essere rinchiusi in un dopoguerra senza fine da quelle parti, la verità riguardo a Deciannus ed il suo gesto cancellata dalla propaganda delle Corone che si erano attribuiti tutti i meriti alla vittoria contro il Dominio. Il Concordato Oro Bianco era poi sempre motivo di discussione con alcuni Legionari Nord che blateravano di Talos negli alloggi e lì, a stento messi a freno dai loro superiori.Come potevano pensare di riprendersi se non erano uniti anche all’interno della Legione stessa? Se suo padre avesse visto tutto questo, avrebbe pianto. La Legione era stata tutta la sua vita e l’aveva lasciata malvolentieri dopo la Grande Guerra dopo che il suo Comandante gli aveva detto chiaro e tondo che a causa del non riuscire a pagare tutti gli effettivi avevano dovuto congedare un sacco di persone, promettendogli che lo avrebbero richiamato in servizio, seguito da anni di speranza che l’Impero si riprendesse la sua terra natale prima che morisse nel suo letto senza aver più indossato la sua adorata uniforme da Legionario. O vedere lei indossarla.Con la coda dell’occhio, notò il locandiere parlottare con uomo che non aveva mai visto prima ed andare nel retrobottega: sapeva che non erano fatti suoi, ma il suo istinto le disse che forse sarebbe stato meglio dare un’occhiata, perché l’uomo che aveva parlottato con il locandiere era la prima volta che lo vedeva e la sua testa le diceva che non era nemmeno un Legionario.Cauta si avvicinò ai bardi, con la scusa di richiedere una canzone, sentendo il suo sangue gelare quando vide locandiere e sconosciuto portare dentro dei barili che erano troppo piccoli per essere barili di birra: i due uomini, credendo di non essere visti, stapparono uno dei barili ed il liquido venne sversato lentamente a terra. All’odore sembrò liquore di Stros’Mkay, un famoso liquore Redguard che Lorraine si poteva solo permettere di guardare da quanto era costoso, un normale incidente dovuto magari alla sbadataggine del locandiere, ma la Bretone comprese che cosa volessero fare e decise di fermarli prima che fosse troppo tardi.- Fermi dove siete, feccia criminale!- gridò, cercando anche di attirare l’attenzione dei suoi commilitoni, ma i anche i bardi erano probabilmente coinvolti perché avevano alzato il rumore della musica, ed uno colpì Lorraine con un pugnale al fianco.Locandiere e sconosciuto se la diedero a gambe e Lorraine, incurante delle fiamme che iniziavano ad attecchire sul liquido e della ferita, cercò di inseguirli, tenuta a bada dal locandiere facilmente mentre cercava di opporsi con magia e spada: si era allontanata molto dalla taverna, in un vicolo dove nessuno poteva sentirla o soccorrerla, così quando il finto locandiere ebbe la meglio su di lei, lasciandola sanguinante sulla terra battuta, poté solo assistere alle fiamme che si alzavano in lontananza e che stavano divorando la locanda.Lorraine si trascinò qualche metro, in direzione dell’Ambasciata, prima di scivolare a terra indebolita dalla ferita al fianco che non riusciva a chiudere con un incantesimo di cura ancora troppo debole per poter curare del tutto il danno fatto dallo stiletto a forma di archetto con il quale l’avevano colpita nella locanda.Doveva essere la sua giornata fortunata, perché qualcuno della Legione la soccorse, ma non riuscì a capire se fosse un comune Legionario o qualche veterano a causa del fatto che erano in abiti civili: uno dei due si staccò non appena lei gli indicò dove i suoi assalitori se ne erano andati, scomparendo nel labirinto di vie di Sentinel.
----- CHAPTER BREAK -----
Magic of the battle
by alishepcr85
Chapter Five: Sunt Sine Spe
Hammerfell
Porto di Sentinel
Due settimane dopo
Che Malacath sia con te, fratello...sussurrò Lorraine, all’urna di Gronk.L’Orsimer non ce l’aveva fatta dopo una settimana di agonia dopo l’attacco alla locanda vicino all’Ambasciata Imperiale, il cui numero di vittime, principalmente Legionari, era salito in modo esponenziale. Gronk aveva portato in salvo diversi loro Legionari ed aveva combattuto contro i bardi che stavano cercando di scappare, ma erano stati troppi anche per lui.Lei era ancora esclusa dal servizio attivo, insieme ai superstiti di quel vile atto, e passava il suo tempo tra le mura dell’Ambasciata a ripensare a quella sera, mentre il Penitus Oculatus indagava con discrezione sull’accaduto e tutto il personale era in assetto da combattimento: uscivano solo gli addetti ai rifornimenti e le loro scorte, ma solo per il tragitto dal Bazaar e l’Ambasciata, e l’Emissario dell’Imperatore che stava cercando di mediare tra l’Impero e il Reame di Hammerfell per spegnere un possibile altro incendio più grosso di quello alla locanda.Quelle urne sarebbero tornate a Cyrodiil, insieme agli effetti personali di coloro che erano deceduti, l’Emissario di sua Maestà l’Imperatore aveva avuto il suo bel daffare nello scrivere le lettere che avrebbero accompagnato quelle urne e quelle casse, pensò, amareggiata, Lorraine, mentre riconsegnava l’urna di Gronk all’addetto che la rimise insieme alle altre con cura.Più in là, un piccolo drappello di Legionari si stavano schierando accanto alla passerella della nave che avrebbe riportato in Patria quel mesto carico, e Lorraine avrebbe voluto farne parte, se non fosse stato che l’avevano autorizzata ad andare lì solo in via eccezionale.- Beauchamp, ti devo riaccompagnare all’Ambasciata.- le ordinò una voce femminile alle sue spalle, severa.Lorraine si voltò e si ritrovò faccia a faccia con il Prefetto Tullius, scortata da un paio dei suoi Veterani. Aveva perso degli effettivi a sua volta, solo che il Prefetto non era alla locanda quella sera.- Signorsì, signora.- si limitò a dire Lorraine, temendo chissà cosa.- Il tuo Questore è preoccupato che ti possa accadere qualcosa, se dovessi tornare da sola.- spiegò il Prefetto, seria.- Ti spiegherà tutto lui.- concluse, grave, Clelia. Lorraine rimase di stucco, la curiosità di sapere il motivo di quella precauzione la incuriosiva molto, ma tenne per sé le sue domande, seguendo docilmente il Prefetto ed i due Veterani. - Si sono liberati alcuni posti nella mia spedizione e, sebbene sia riservata solo a Veterani, ti offro la possibilità di lasciare Sentinel per un po’ Beauchamp. Personalmente, accetterei. Restare con le mani in mano non fa per te, anche se sei disciplinata a sufficienza da non tentare colpi di testa per vendetta.- le propose, a bassa voce, Clelia.Lorraine sospirò.- Sono onorata per questa offerta, signora, ma preferisco restare a Sentinel. Posso sopportare tutto questo finché non decideranno di trasferirmi o potrò riprendere servizio.- rispose la Bretone, rassegnata.Clelia sorrise beffarda.- Certo, ovviamente….- la schernì il Prefetto, inarcando un sopracciglio, perplessa.- Non tutti sono come lei, signora.- le fece notare il Legionario Veterano Altmer che faceva parte della scorta, divertito dalla risposta del suo diretto superiore, mentre l’altro, un Imperiale come il Prefetto Tullius si limitò a sghignazzare.- Oh, ma taci Atheril, voi due siete anche peggio di me.- ribatté fingendosi offesa, Clelia.Lorraine osservò stupita lo scambio tra Clelia e i suoi sottoposti, colpita dal fatto che avessero un rapporto così informale tra di loro. Tra pari nonostante la differenza di grado. Il Prefetto si rivolse di nuovo alla giovane Ausiliaria Bretone.- Se avrete bisogno di qualcosa, venite a cercarmi, Beauchamp. So che cosa vuol dire essere accecata dalla rabbia e volere vendetta per aver perso qualcuno di caro. Resteremo all’Ambasciata ancora per un po’, con i nuovi sviluppi dobbiamo….aggiustare il tiro riguardo alla spedizione.- concluse il Prefetto Tullius, sorridendo benevola a Lorraine presa in contropiede dall’ultima affermazione dell’Ufficiale Imperiale.- Voglio giustizia, non vendetta, signora.- rispose, seria, Lorraine, mentre varcavano il portone dell’Ambasciata, dopo essere rimasta in silenzio a lungo, prima di venire congedata.- A volte Vendetta e Giustizia corrispondono, Beauchamp. Fidati, sono due facce della stessa medaglia.- esalò il Prefetto, lasciando Lorraine da sola in mezzo alla Piazza d’Armi mentre lei ed i suoi due Veterani raggiungevano i loro alloggi, separati dal resto del distaccamento.Lorraine rimuginò per qualche secondo su quelle parole, mentre il vento che preannunciava una tempesta di sabbia faceva garrire le insegne dell’Impero poste sui bastioni dell’Ambasciata, prima di fare altrettanto e concedersi il lusso di restare da sola per qualche momento a ricordare Gronk. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Tre giorni dopo
Su ordine dell’Imperatore, la guarnigione dell’Ambasciata di Sentinel era stata rinchiusa nell’Ambasciata ed i turni di guardia erano stati raddoppiati, mentre all’esterno, nessun Legionario stazionava, le porte dell’Ambasciata erano sorvegliate dall’interno ed erano stati rinforzati bastioni e mura.Lorraine era stata assegnata alle mura, e tutti ora indossavano l’assetto da combattimento in servizio di sorveglianza, nessuno escluso: persino l’Emissario dell’Imperatore girava con addosso la cotta di maglia ed armato quando usciva scortato per i suoi compiti, tra cui il mediare per allentare la tensione tra i cittadini di Sentinel e la presenza Imperiale nella capitale del Regno di Hammerfell, scortato da un manipolo di Legionari invece della solita piccola scorta.La canicola pomeridiana iniziava a farle effetto, quando il suo Questore venne a cercarla sulle mura dove stava montando la guardia sudando copiosamente a causa della corazza pesante che indossava e del sole che batteva impietosamente sul suo elmo lucidato alla perfezione, insieme ad un Ausiliario Nord.- Beauchamp, seguimi. Il Penitus Oculatus ha bisogno di farti alcune domande.- le ordinò il suo Questore, senza aggiungere altro.Lorraine, stupita, ci mise un po’ ad eseguire l’ordine, ma davanti allo sguardo torvo del suo Questore Dunmer decise di darsi una mossa e lasciare il posto al suo commilitone: il Questore Bero la portò prima in Armeria per farle riconsegnare la sua lancia, poi la scortò nell’Ufficio dell’Emissario dell’Imperatore, un Coloviano duro e puro ma che era stato designato da Titus Mede II stesso per le sue abilità diplomatiche. Una cosa inusuale, visto che di solito veniva scelti Imperiali dal bacino del Niben, per quel genere di compiti, molto più avvezzi ai giochi di palazzo e alla diplomazia dei Coloviani, che formavano il nerbo dei Comandanti Imperiali nella Legione.Al riparo da eventuali arcieri, visto che l’ufficio dell’Emissario era stato messo in una stanza con finestre riparate da possibili tentativi di uccisione da lontano, Lorraine scattò sull’attenti, salutando militarmente l’Emissario e gli Ufficiali lì presenti, prima che le venisse ordinato di togliersi l’elmo e di sedersi.Fu allora che due membri del Penitus Oculatus si fecero avanti, i volti coperti dal loro elmo che lasciava visibili solo gli occhi, e l’unica cosa che riuscì a sentire, nel silenzio di tomba che calò dopo, furono le porte dell’ufficio dell’Ambasciatore chiudersi alle sue spalle.- Ausiliario Beauchamp,- esordì la voce maschile, attenuata e distorta dal cuoio dell’elmo dell’Agente del reparto d’elite dell’Imperatore.- l’abbiamo convocata qui, perché ci sono sviluppi nelle indagini relative all’incidente al Red Ruby Inn di qualche settimana fa’.- proseguì l’uomo, incurante della sua collega che si appoggiò a braccia conserte contro il muro opposto a lui e volse lo sguardo alla porta dopo aver pronunciato un incantesimo.- Sappiamo che lei è una dei sopravvissuti e che è l’unica ad aver affrontato e visto in faccia i responsabili dell’attentato contro i suoi commilitoni. Abbiamo individuato il loro covo, e ci servirebbe la conferma che si tratta proprio di loro.- spiegò l’Agente del Penitus Oculatus.- Ufficialmente non possiamo andare laggiù in forze, per evitare ulteriori conflitti con il Regno di Hammerfell, ragione per cui dovremo agire con cautela ed andare a colpo sicuro. Abbiamo la descrizione fornitaci da un paio di suoi commilitoni, che li hanno visti da lontano, ci servono però dettagli che potrebbero aiutarci con l’identificazione. Ricorda qualcosa che potrebbe aiutarci?- chiese l’Imperiale, severo.Lorraine cercò di ripensare alla notte dell’attentato, ma era come se la sua mente si rifiutasse di collaborare con lei, dopo qualche minuto in cui rimase sovrappensiero a cercare di riportare alla mente l’accaduto, scosse la testa.- Mi dispiace, ma non ricordo molto. È da quando mi sono ripresa che cerco di ricordare qualcosa, qualsiasi cosa di quella serata, ma ricordo solo frammenti e solo quello che è avvenuto prima.- ammise sconsolata Lorraine,rigirandosi i pollici.- Portiamola sul luogo dell’accaduto e chiediamole di ripercorrere i passi che ha fatto quella sera.- propose l’altra Agente del Penitus.- Gli Alik’r hanno messo una taglia su di lei e se anche ci saremmo noi a proteggerla, scoppierebbe un incidente e saprebbero che siamo sulle loro tracce.- ribatté, pensando però ad una soluzione, l’uomo.- Potremmo però portarla con noi vicino al luogo dove si riuniscono e vedere se riconosce qualcuno.- propose l’Imperiale, dubbioso.- Potrebbe funzionare, sì.- rispose la sua collega, avvicinandosi alla scrivania e prendendo in mano le redini dell’interrogatorio.- Chi vi ha ferito al fianco?- chiese diretta la donna.- Uno dei bardi, non mi ricordo il suo volto e non so se è sopravvissuto o meno.-rispose, pensierosa, Lorraine, dopo che il ricordo di quel preciso momento le era balenato in testa.- Hanno usato uno stiletto mascherato da archetto di uno dei loro strumenti.- aggiunse subito dopo.- Sì, lo sappiamo. Avete avuto presenza di spirito a non estrarlo, altrimenti sareste morta dissanguata.- affermò, scocciata, la donna Agente del Penitus Oculatus.- Quello che la mia collega voleva dire….siete sopravvissuta grazie alla vostra prontezza e sangue freddo.- cercò di correggere il tiro l’Imperiale.-….veramente il sangue freddo l’avrebbe avuto se fosse morta….- sputò la donna Agente, mentre Lorraine la osservava ovviamente non divertita dall’affermazione dell’Agente del Penitus Oculatus donna.- ….è un modo di dire….- si giustificò sollevando gli occhi, il collega.- Le mie scuse Ausiliario Beauchamp, la mia collega ha avuto una giornata campale.- si scusò l’uomo.Lorraine si rilassò, era un semplice Ausiliario e non avrebbe potuto fare nulla contro un Agente addestrato del Penitus Oculatus, per cui si calmò.La situazione era anche fin troppo tesa senza inimicarsi l’elite dell’Impero, ragion per cui, quella sera stessa, Lorraine decise di assecondare i due Agenti e seguirli vestendo in abiti civili ed il volto il più possibile coperto: senza l’uniforme si sentiva a disagio e non conoscendo i volti dei due Agenti, osservò uno per uno i Legionari che le passarono davanti nella piazza d’armi nervosa.Finché qualcuno non le battè la mano sulla spalla e si ritrovò davanti un Imperiale dai capelli corvini ed una donna Imperiale castana, che sul momento confuse con il Prefetto Tullius, ma l’Agente del Penitus si affrettò a dire che non era Clelia.- Conosciamo il Prefetto Tullius, ma non sono lei, fortunatamente.- rispose, aspra, la Nibenese.- Mio padre non è un Generale della Legione, ma un semplice pastore di Bravil. Eravamo al campo d’addestramento insieme, non capisco perché, privilegiata com’è, abbia scelto di partire dal grado di Ausiliario, e di certo queste promozioni rapide le ha avute grazie a suo padre.- sbuffò, con una punta di gelosia, la donna.Il suo collega la zittì con uno sguardo che fece tremare i polsi persino a Lorraine, la quale non si intromise nella discussione tra i due subito dopo quell’affermazione dell’Imperiale originaria della Valle del Niben. Li seguì poi in ciò che restava della locanda in cui Lorraine non aveva più messo piede sin dalla sera dell’incendio.Quando vide i mobili bruciati e si guardò attorno, socchiuse gli occhi e respirò a fondo per non vomitare, prima di riaprirli ed abbassare il cappuccio che le copriva le fattezze, determinata più che mai a trovare i responsabili di tutto quello che era accaduto lì, morte di Gronk inclusa. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ La notte era calata su Sentinel, quando una misteriosa figura ammantata si avvicinò ad una casupola nel quartiere povero della Capitale del Regno di Hammerfell, bussando tre volte a distanza di un minuto alla barcollante e marcia porta in legno, entrando solo quando ebbe dato la parola d’ordine corretta.Lorraine, purtroppo riconobbe la casupola in cui la figura ammantata era entrata: era la casa di una delle famiglie Redguard che aveva aiutato in segreto portandogli parte dei Septim ricavati dalle vincite ai dadi contro i suoi commilitoni, e faticò non poco a trattenersi dall’abbandonare la sua postazione e fare irruzione in quella casa, la Nibenese del Penitus dovette intuire qualcosa e le si avvicinò, parlandole a bassa voce.- La famiglia che occupava quella isba è stata trovata morta qualche giorno fa’ in una fossa comune poco lontano da qui. La conoscevate?- chiese l’Agente del Penitus, sospettosa.- Avevano difficoltà economiche, li aiutavo in segreto perché se si fosse saputo avrebbero rischiato grosso.- ammise, sentendosi in colpa, Lorraine.- Questo è un vicinato povero, i delatori abbondano. La prossima volta siate più cauta nel fare beneficenza, soprattutto qui ad Hammerfell.- la riprese, cruda, l’Imperiale.- Pensavo di essere stata cauta, signora….io volevo solo fare loro del bene.- insistette, amareggiata,la Bretone.- Dopotutto, questa è in parte la mia gente.- aggiunse in un sussurro.L’Agente Nibenese scosse la testa.- A volte, condividere il proprio sangue con qualcuno, non conta nulla. A meno che non siate un vampiro o uno dei suoi servitori. Allora in quel caso...- rispose la donna, esasperando Lorraine.- Ma nulla vi ferma dall’essere così insensibile?!- la riprese la giovane Bretone dal sangue Redguard.- E’ ciò che mi salva dall’impazzire mentre svolgo il mio dovere come Agente del Penitus Oculatus, Beauchamp. Se non lo avessi fatto fin dall’inizio, mi sarei già tagliata le vene da un bel pezzo, con tutta la merda di Guar in cui sono stata immersa sin dal momento in cui sono diventata parte di questo Reparto.- rispose, indifferente, la donna.- Ora tagliamo la chiacchierata. Aventus dovrebbe darci il segnale per intervenire da un momento all’altro. Concentriamoci sul presente e non su ciò che è stato. Ormai il dado è tratto e non si può più fare nulla.- la riprese Alesh, facendo segno a Lorraine di restare zitta.Lorraine sbuffò, ma obbedì: erano in missione e dovevano concentrarsi su di essa, anche se lei era lì in via non ufficiale, e solo perché il Penitus Oculatus aveva insistito affinché lei venisse aggregata a loro perché aveva visto in faccia gli autori dell’attentato nella locanda.Passarono interminabili minuti di silenzio e di attesa, prima che il segnale arrivasse ed entrassero in azione facendo irruzione nell’isba facendo sfondare la porta a Lorraine con un calcio, tanto bastò per buttarla giù, cogliendo gli occupanti di sorpresa: come videro loro tre entrare, scimitarre balenarono da sotto mantelli, mobili e mappe che ricoprivano il tavolo attorno al quale i Redguard erano raccolti, facendo sembrare il confronto in netto sfavore dei tre nuovi arrivati.Lorraine sfoderò la spada, utilizzò Carne di Pietra per proteggersi e poi Cura Rapida, preparandosi allo scontro, mentre Alesh evocò una spada e il ghiaccio avvolse la mano libera, mentre Aventus preparò una spada di foggia Elfica e scudo: immediatamente i Redguard li attaccarono, Aventus ordinò di arretrare fuori dall’isba in modo da creare un collo di bottiglia dove poter annullare la loro superiorità, sbocco davanti al quale ci si mise lui, lo scudo alzato a proteggerlo ed inginocchiato in modo che l’Ausiliario Beauchamp ed Alesh potessero bersagliare il nemico senza pietà.Lorraine decise di essere di supporto, curando a turno Aventus ed Alesh, colpendo solo quando un Redguard riusciva a scappare dalla morsa dei due Agenti del Penitus veterani mirando a lei, finché il numero del nemico fu ridotto a due sole persone: Aventus rimase di guardia alla porta sfondata, mentre Alesh e Lorraine si occuparono dei superstiti che tentarono una fuga disperata dopo aver tramortito Aventus.Di nuovo, Lorraine si ritrovò a dover inseguire un Redguard in quel labirinto di vicoli e stradine strette, costringendola a separarsi dalla Nibenese che inseguì l’altro Redguard gridandole di cercare di catturarlo vivo, e Lorraine si ripromise di farlo, incalzandolo l’uomo anche quando questo decise di balzare sui tetti costringendola ad inseguirlo lì sopra.L’inseguimento era intervallato da momenti in cui il suo obiettivo si fermava e le dava battaglia, costringendola di nuovo a rincorrerlo quando Lorraine riusciva in qualche modo ad avere la meglio su di lui, rischiando un paio di volte di spiaccicarsi a terra:: dopo uno scontro particolarmente brutale, Lorraine si ritrovò appesa al parapetto di una casa con un braccio e senza più la sua spada, così estrasse il pugnale e lo utilizzò come appiglio per evitare di fare una brutta fine dopo che il Redguard aveva ripreso un certo vantaggio.- Dannazione, perché non conosco Paralisi?!- berciò l’Ausiliaria Bretone, quando notò esasperata che il Redguard aveva ripreso la sua corsa.- Anche se con la mia fortuna, l’infame ha resistenze contro di essa!- aggiunse riprendendo a correre, ma con meno energie di prima.Fortunatamente per lei, tornarono sulla strada e anche il suo obiettivo iniziava a mostrare segni di stanchezza al punto che, arrivati in un vicolo cieco, il deserto vicino ed il giorno che stava per sorgere, l’uomo si tolse il cappuccio e Lorraine fece altrettanto, buttando il mantello per terra.Rinnovò Carne di Pietra, ed evocò Fulmini, aveva solo il suo pugnale da Legionario con sé, ma aveva adocchiato un’accetta abbandonata su un ceppo per fare legna con la coda dell’occhio.- Meno male….pensavo di dovervi inseguire fino ad Alinor….- affermò Lorraine, ansimante.L’uomo, serio, rimase fermo dov’era, la scimitarra pronta a colpire.- Questo non è il vostro posto, Imperiali. Hammerfell non ha bisogno di voi, ce la siamo cavata contro il Dominio anche da soli, dopo che ci avete abbandonati alla loro mercé.- affermò il Redguard.- Vi concedo di andarvene, non abbiamo nulla contro di voi, ma se restate ad Hammerfell, la considereremo una dichiarazione di guerra.- concluse l’uomo, mettendosi in guardia.- Certo, e per dimostrare meglio che non ce l’avete con noi Legionari ne avete uccisi volontariamente diversi….- ringhiò Lorraine, avvicinandosi all’uomo con cautela dopo aver ripreso fiato. - Non stavamo facendo niente di male, stavamo solo rilassandoci dopo una lunga giornata passata a sorvegliare l’Ambasciata che il vostro Re ha permesso di esistere dopo il Concordato Oro Bianco. Deciannus ha fatto quello che purtroppo ha dovuto fare, ma non vi ha mai abbandonato.- concluse, la rabbia che stava montando minuto dopo minuto.- Non mi lasciate altra scelta. Molto bene, vediamo chi tra noi tornerà a casa, dopo che il sole sarà sorto. In ogni caso, la Restless League non si fermerà con la mia morte, riusciremo a cacciarvi come abbiamo fatto con gli Elfi.- affermò il Redguard iniziando a circolare attorno a Lorraine come un avvoltoio, mulinando la scimitarra con maestria e tenendola puntata contro la giovane Bretone, che non era per nulla impressionata dall’esibizione del suo avversario Redguard.L’uomo cercò di colpire di taglio l’Ausiliario Beauchamp, andando a sbattere contro lo Scudo evocato velocemente dalla giovane avversaria, che approfittò della cosa per pugnalarlo velocemente al fianco che il Redguard aveva lasciato inavvertitamente scoperto, spavaldo.Entrambi arretrarono, mentre Lorraine sorrideva sadica, sorriso che le morì in gola quando vide che anche il Redguard conosceva la Scuola del Recupero e si curò quel tanto che bastava per continuare a combattere, dopodiché si avventarono l’uno contro l’altro, non risparmiando colpi, con Lorraine che dopo quel colpo di fortuna iniziale, si ritrovò in difficoltà: finì a terra dopo essere stata scaraventata contro un muro, riuscendo a salvarsi dal colpo di grazia che il suo avversario voleva infliggere schivando con la schiena e ricevendo una ferita di striscio che le squarciò il tessuto del corsetto in cotta di maglia che indossava sotto la camicia in cotone.Ringhiò di dolore, ma il momento in cui il Redguard cambiò mano con cui utilizzare la sua scimitarra le diede l’opportunità di prendere l’accetta e colpire il suo avversario in modo brutale al petto, una prima volta e decapitarlo subito dopo. Il sangue le schizzò addosso ovunque, e la consapevolezza che aveva appena ucciso qualcuno le fece vomitare tutto quello che aveva mangiato la sera prima alla mensa dell’Ambasciata, mentre il corpo senza testa dell’uomo che aveva appena ucciso rimase in piedi per qualche secondo, prima che Alesh lo calciasse senza troppe cerimonie a terra, osservando soddisfatta la testa del Redguard che era rotolata fino a lei.- Congratulazioni, io ed Aventus eravamo sulle tracce di Akim Al Mansur da mesi, sperando di poterlo uccidere prima noi, ma tu ci hai anticipato. Gli hai fatto proprio perdere la testa, Beauchamp.- le disse l’Agente del Penitus Oculatus Nibenese, mentre metteva la testa del Redguard dentro ad un sacchetto di iuta. - Ora smettila di vomitare e torniamo da Aventus. Tieni, questa è tua, ti sei meritata di riscuotere la taglia su di lui, ma non andare a raccontarlo troppo in giro, d’accordo? Abbiamo già fin troppi problemi senza aggiungerne altri.- le ordinò Alesh, mettendole il sacco di iuta in mano avvolto nel mantello di Lorraine per non dare troppo nell’occhio.Lorraine impallidì di colpo, le gambe la reggevano poco, ma si fece forza a sufficienza da poter tornare indietro all’isba, dove Aventus stava parlando con un volto famigliare.- Eccovi qui, ci sono brutte notizie, motivo per cui dobbiamo tornare all’Ambasciata il prima possibile.- le avvisò l’Imperiale.- Magnifico...che succede?- borbottò la sua collega, ancora amareggiata per non essere riuscita a mettere le mani su quella taglia molto ambita.- Stavano pianificando un attacco all’Ambasciata. Dobbiamo avvisare l’Emissario dell’Imperatore. Siete riuscite a catturare qualcuno, dei due che sono sopravvissuti?- chiese Aventus, inarcando un sopracciglio.- No. Purtroppo non si sono fatti catturare vivi, ma almeno sappiamo a quale gruppo appartengono.- riferì Alesh, gelida.- La Restless League è tornata.- §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Il giorno dopo.
Ambasciata Imperiale
Lorraine era coricata sulla sua branda, a ripensare alla sua prima uccisione: era stata addestrata per quello eppure non si sentiva bene a guardare la voluminosa scarsella piena di Septim che le avevano dato per aver ucciso quell’uomo.Era stato come se avesse combattuto contro suo padre e lo avesse ucciso in quel modo brutale ed inaspettato, nemmeno la certezza che sarebbe potuto accadere in battaglia era riuscita a farle accettare la cosa, nemmeno la consapevolezza di aver messo fine ad un pericoloso ricercato non la faceva sentire soddisfatta.Anche dopo essersi lavata dal sangue dell’uomo, continuava a sentirselo addosso, come se fosse ancora sporca, ma aveva continuato a fare il suo dovere come se nulla fosse successo finché non era tornata lì, in mezzo ai suoi commilitoni, vedendo le brande vuote lasciate da coloro che erano morti nell’incendio del Red Ruby Inn.Aveva ucciso un uomo, più di uno a dire la verità, ma gli altri erano stati sull’onda del difendere i due Agenti del Penitus Oculatus e la sua vita, Akim lo aveva ucciso in un vicolo e avrebbe potuto risparmiarlo, se solo avesse visto Alesh in tempo. Aveva avuto la possibilità di risparmiarlo per permettere al Penitus Oculatus di interrogarlo, vivo, e lo aveva giustiziato sull’onda emotiva della rabbia che covava sin dal momento in cui si era ripresa e le avevano detto per Gronk.Ora era lì, su quella branda, a leggere una copia vecchia di anni del Black Horse Courier che aveva trovato nell’Armeria ed aveva “requisito” per sé mentre il Quartiermastro Nord non guardava: erano notizie vecchie di un paio di anni, nulla di interessante perché erano cose che lei aveva visto alla Città Imperiale, inclusi gli incontri all’Arena. Ci aveva perso un sacco di soldi della paga in quel posto, prima di capire come funzionavano le scommesse ed aveva recuperato a sufficienza da far vivere sua madre con dignità a Wayrest e avere qualcosa da fare lì a Cyrodiil durante le libere uscite lontana dagli occhi di quella devota di Mara di sua madre.Diversamente da Amande, lei non disdegnava la compagnia di gigolò e uomini che si prostituivano, e la Città Imperiale aveva molti bordelli misti per accontentare i gusti di tutti. Trovava molto attraenti i Bosmer e gli Altmer, i suoi commilitoni del campo d’addestramento erano diventi presto noiosi ai suoi occhi la prima volta che aveva messo piede in quel bordello nei Giardini Elfici.Lì a Sentinel, in quel senso non c’era molto da fare e si era dovuta accontentare dei dadi. I bordelli Redguard erano riservati alla popolazione locale e l’Emissario non si era neanche mosso per farne aprire per i Legionari che gli guardavano le natiche, mentre ogni tanto Lorraine notava un certo viavai all’alba, dalla porta secondaria che dava su un vicolo adiacente all’Ambasciata.La giovane Ausiliario Bretone si voltò su un fianco per cercare di dormire un po’: non dormiva da un giorno, ed iniziava ad avere allucinazioni da quanto era stanca, si era fatta il bagno insieme alle altre galline….pardon, alle altre Legionarie, e poi aveva deciso di tornare in branda insofferente ai loro pettegolezzi e allusioni sessuali da adolescenti in calore, persino le battute sconce sulle spade curve Redguard iniziavano ad essere stantie.Gli occhi iniziavano a chiudersi e lei già pregustava una bella dormita, quando le campane dell’allarme iniziarono a suonare in modo incessante e il Questore Bero irruppe nei loro alloggi, armato fino ai denti.- Muovete le chiappe, Nix-Hound rabbiosi! Gli N’wah colorati hanno deciso di suicidarsi! Alle armi, alle armi!- berciò il Dunmer, mentre tutti abbandonavano la loro branda come se avessero sotto il sedere i carboni ardenti della Montagna Rossa.Lorraine grugnì, seguì meccanicamente gli altri in armeria, pensando che sarebbe andata sugli spalti con gli altri, ma venne assegnata alla difesa del portone e quando si ritrovò pure in prima linea, maledì il giorno in cui si era arruolata. Avrebbe ucciso di nuovo, quel giorno. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Quella sera
Il portone stava reggendo, ma la piazza d’armi era cosparsa dei cadaveri dei Legionari e dei Redguard che erano riusciti a scavalcare le mura, alcuni erano anche riusciti ad arrivare fino a loro, durante le prime due ondate, e Lorraine si era fatta valere.Combattere con uno scudo a protezione del proprio corpo era più facile di un combattimento con un pugnale e la magia, e sebbene fossero tutti esausti, i guaritori avevano distribuito loro pozioni di stamina, cura e recupero Magicka per i Maghi da battaglia, ed ora qualcuno aveva avuto pietà di loro perché il cuoco del suo distaccamento stava facendo distribuire una sbobba delle sue a tutti, a turno.Lorraine trangugiò la sua senza neanche badare al fatto che tutti la guardavano disgustati per via del modo in cui stava mangiando, ma non era il caso di pensare alla giusta etichetta.Il Prefetto Tullius si fece avanti, e li fece passare tutti in rassegna una volta che ebbero finito di mangiare e si erano rimessi in formazione, piantandosi davanti a loro: da quello che poteva vedere Lorraine non si era tirata indietro dai combattimenti, ma anche se avesse voluto farla, non era abbastanza in alto di grado da farlo.- Sto organizzando una sortita notturna. I primi dieci della vostra formazione….consideratevi volontari.- ordinò Clelia, mentre Lorraine e gli altri sospirano rassegnati, si lamentarono e finirono per accettare la cosa con rassegnazione.- I Redguard si stanno accampando di fronte all’Ambasciata, è il momento opportuno per colpirli, indipendentemente dal risultato, poi ci ritireremo di nuovo qui dentro. Dopodiché, rimarrete sotto il mio comando e li colpiremo con questa tattica ogni ora che cingeranno d’assedio l’Ambasciata.- spiegò il Prefetto, facendo passare gli occhi sui suoi dieci prescelti.- Domande?- chiese, beffarda, mentre Lorraine e gli altri si preparavano ad eseguire un piano suicida.- Questa è una missione suicida….perché noi?- chiese, lamentandosi Lorraine.- Perché siete quelli più freschi, sugli spalti combattono da ore, voi siete entrati in azione solo durante le prime due ondate, ma non temete, recupererete il tempo perduto. Mostriamo a questi Redguard di che pasta é fatta la Legione Imperiale.- rispose, determinata, il Prefetto.- Arcieri, preparatevi a fornirci copertura!- ordinò l’Imperiale, mentre guidava la sua, letteralmente e non solo metaforicamente, sporca dozzina verso l’ingresso secondario utilizzato di solito dall’Emissario per le sue scappatelle.La Legione contrattaccava. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ I loro commilitoni richiusero alla svelta le porte che avevano utilizzato per uscire per l’ennesima volta. Non si sapeva come, ma erano riusciti a sopravvivere tutti fino a quel momento, Tullius era una belva sul campo di battaglia e stavano facendo sanguinare i Redguard attaccanti, ma ancora non si ritiravano.La cosa importante, è che stavano guadagnando tempo per i loro commilitoni all’interno dell’Ambasciata facendo concentrare gli attaccanti su di loro e non sugli altri Legionari che avevano avuto così tempo di rifocillarsi e riposarsi un po’, mentre loro facevano le loro sortite nel “campo” nemico.- Avete dieci minuti per bere e mangiare qualcosa. E riposarvi un po’, prima della prossima sortita.- ordinò Clelia, facendo altrettanto mentre faceva rapporto ai suoi superiori. Purtroppo non c’era segno di resa da parte dei Redguard e Lorraine iniziava a chiedersi se quello non fosse una perdita di tempo ed uno spreco di forze, e probabilmente lo pensavano anche i superiori del Prefetto Tullius, perché notò un gesto di stizza da parte sua prima che tornasse da loro.- Cambio di programma, niente più sortite. Siete stati riassegnati alla difesa del portone. Che gli Otto abbiano pietà di noi….- ordinò loro il Prefetto Tullius, amareggiata, mentre indossava di nuovo l’elmo e saliva sugli spalti.Lorraine e gli altri vennero fatti marciare di nuovo al centro della piazza d’armi, in attesa di un nuovo attacco: erano tutti esausti, ma almeno le sortite avevano permesso loro di restare svegli e avevano dato loro speranza di uscire fuori dalla situazione in cui erano.Gli alloggi erano stati trasformati in un’infermeria supplettiva e non potevano nemmeno ricevere un cambio, perché quello avrebbe voluto solo dire che avrebbero dovuto cambiare postazione e sulle mura era un macello.Lorraine osservò i Guaritori ed i loro assistenti portare giù continuamente corpi di feriti o caduti, le postazioni che si svuotavano progressivamente e i rimpiazzi che si assottigliavano sempre di più, segno che la lotta si sarebbe trasferita presto nel cortile dell’Ambasciata perché non c’erano quasi più Legionari sufficienti per difendere gli spalti.Era stanca di quella situazione e le sortite erano state l’unico modo per non farla sentire un topo in trappola, sperò che il Comandante del distaccamento decidesse per un’offensiva sui fianchi prima che lo decidesse il nemico, perché era solo questione di tempo prima che venissero a conoscenza di quell’uscita secondaria. Soprattutto se una delle prostitute che l’Emissario si portava a letto fosse stata dalla parte dei Redguard.- Non mi interessa se l’Emissario si piscia nel gonnellino!- gridò il Prefetto Tullius, forse più frustata di loro.- Senza lasciare sguarnite le mura, posso mettere a disposizione i miei Veterani e i miei Maghi da Battaglia per un attacco a tenaglia! Non reggeremo ancora a lungo, Legato! Dobbiamo attaccare, ora!- proseguì la donna, irata.- Mandiamo il distaccamento a difesa del portone a procedere con un attacco frontale, mentre io con i miei Veterani attacchiamo i Redguard sul fianco, mentre gli Arcieri ed i Maghi da Battaglia coprono dalle mura, così potremmo anche disperderli!- insistette Tullius, inutilmente. Il Legato rimase fermo nelle sue intenzioni, anche se sbagliate.Era finita.
Che Stendarr abbia pietà di noi….
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Due ore dopo
Come aveva previsto, i Redguard scoprirono la porta secondaria e distaccarono alcuni dei loro uomini a bloccare quell’uscita. La notizia gettò tutti nello sconforto, erano in trappola, lo sapevano già da tempo, ma ora era davvero finita, e Lorraine in silenzio si preparò al peggio, ben sapendo che senza un miracolo o un rinsavimento dell’Emissario non sarebbero riusciti a cavarsela.Aveva intravisto gli Agenti del Penitus Oculatus unirsi alla battaglia, ma era troppo concentrata a difendere la sua posizione per seguire le loro evoluzioni, a maggior scorno il Legato venne a fare loro un lungo discorso sul sacrificio e sul fatto che l’Imperatore li avrebbe ricordati nelle sue preghiere agli Otto.Anche gli Otto sembrarono non gradire il suo discorso, perché mentre percorreva gli spalti per incoraggiarli a resistere, una freccia lanciata da un edificio adiacente l’Ambasciata lo colpì alla gola uccidendolo sul colpo: fu sì un duro colpo, ma il Tribuno, un Nord che mal aveva tollerato che il Legato li facesse restare a morire come mosche sulla difensiva, ordinò a Tullius di procedere con il suo piano e, finalmente, i Veterani del Prefetto apparvero, freschi come le rose e pronti a dare battaglia, schierarsi davanti alla porta secondaria, mentre il Tribuno Orsimer ordinava ad Aventus del Penitus Oculatus di guidare il loro attacco frontale, mentre i Maghi da Battaglia di Tullius raggiungevano gli spalti, coprendo i buchi lasciati dai feriti e dai morti.La loro forza venne smezzata, per permettere di mantenere una piccola guarnigione in difesa nel caso le cose non fossero andate come pianificate, e loro avessero dovuto battere in ritirata, ed il Questore Bero si unì a loro: Lorraine non era stupita di vedere che era sopravvissuto fino a quel momento, ma si sentì più tranquilla ad avere il Dunmer a condividere con loro quel momento.Lorraine poteva sentire il nervosismo dei suoi commilitoni, lei vedeva solo la possibilità di rovesciare sui Redguard che li stavano cingendo d’assedio tutta la rabbia repressa per l’attentato alla Locanda, dopo essersi dovuta trattenere e sembrare professionale, la sua sete di sangue che aumentava a mano a mano che si avvicinavano al portone in attesa che l’Agente Aventus ordinasse loro di estrarre le spade e di attaccare.Ordine che arrivò in contemporanea a quello del Tribuno.Come il portone si spalancò e sui Redguard si rovesciarono contemporaneamente incantesimi, frecce e loro marciavano verso di loro con le spade estratte, Lorraine entrò in una trance sanguinaria che la chiuse al resto del Mundus. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Quella sera
Lorraine perse la concezione del tempo, rilasciò sul nemico tutto quello che aveva in corpo: rabbia, Magicka, frustrazione, testate, tutto quello che poteva infliggere dolore a quegli assassini, anche costringerli a combattere tra di loro grazie a Furia quando la loro formazione venne rotta e si ritrovarono a combattere in modo disordinato cercando di schivare le magie offensive lanciate da Atronach Elementali evocati dai Maghi da Battaglia Imperiali dalle mura dell’Ambasciata.Non contenta, quando il corno del Prefetto Tullius suonò per ordinare la ritirata, e per non fare inseguire i Redguard, decise comunque di continuare a infliggere perdite ai connazionali di suo padre. Finché Clelia non la fermò tramortendola.Si risvegliò nell’Ambasciata, la testa che le faceva un male cane ed era fasciata: non sentiva più rumori di battaglia e l’infermeria era piena di feriti e guaritori indaffarati, ma che non avevano più la fretta di rimettere in piedi Legionari da rimandare a combattere.Quando sollevò di nuovo lo sguardo da terra, vide il Prefetto Tullius passare dai suoi sottoposti e non, per una parola di conforto o solo per ascoltarli, ferita a sua volta, ma non erano ferite gravi, guaribili in pochi giorni.Lorraine tornò a coricarsi sulla branda, per cercare un po’ di sollievo dalla testa e dal corpo dolorante, incredula che fossero riusciti a cavarsela in una situazione disperata come la loro e sperando che fosse finita lì, perché non avrebbero retto un secondo attacco.- Lo so che siete sveglia.- le disse, allegra, una voce famigliare, prima che Clelia entrasse nel suo campo visivo.- Mi fa’ piacere che state bene, Beauchamp, dopo che forse vi ho colpita un po’ troppo forte da quelle che erano le mie intenzioni iniziali.-ammise il prefetto Tullius, severa.- Avrei voluto estendervi ancora l’offerta di unirvi alla mia spedizione, ma dopo quanto ho visto oggi in battaglia, ho capito che non siete la persona adatta.- snocciolò Clelia, seria.Lorraine, comprendendo quale fosse stato il motivo, sospirò.- Mi dispiace, signora. È stato come se un fiume avesse rotto gli argini e nessuno è riuscito più a fermarlo.- ammise, addolorata, la Bretone.- Lo comprendo benissimo, Beauchamp, e vi avrei anche accettato, se aveste ubbidito agli ordini di fermarvi. Sono riuscita stavolta ad evitarvi un richiamo disciplinare, il vostro Questore sta anche preparandosi a farvi un bel discorsetto al riguardo, ma spero che non accada di nuovo.- affermò il Prefetto Tullius, mentre si sedeva sulla branda di Lorraine.- In via confidenziale, vi comprendo. Ero stata da poco promossa Questore, quando alcuni miei sottoposti vennero uccisi davanti ai miei occhi senza che io potessi fare nulla per salvarli.- proseguì Clelia, evitando di guardare Lorraine, la quale stava osservando incuriosita l’Imperiale.- Un paio di loro erano miei commilitoni sin dal campo d’addestramento, stavamo pattugliando la Grande Foresta attorno a Kvatch quando un gruppo di banditi ci ha teso un’imboscata e presi alla sprovvista. I mesi successivi sono stati infernali ed ho rischiato di venire congedata dalla Legione, ma ho trovato un aiuto inaspettato dove non avrei mai pensato di trovarlo.- concluse Clelia, mentre Lorraine comprendeva che non le stava dicendo tutta la verità, ma non insistette per fargliela sputare fuori. Non era il suo posto, non erano affari suoi.- Come siete riuscita a superare la cosa, signora? Se posso chiedere.- chiese, educatamente, Lorraine, sentendosi sperduta e svuotata allo stesso tempo.- Sono stata trasferita ad un’altra destinazione, per sei mesi ho fatto controlli al Porto della Città Imperiale ed ho acceso il Faro per guidare le navi onde evitare loro di incagliarsi o rovesciare il loro carico nel Lago Rumare.- rispose, benevola, il Prefetto Tullius.- All’inizio ero insofferente e fremevo per poter tornare a compiti più attivi, ma poi un giorno, ho incontrato una persona che mi ha fatto capire che quel compito non era una punizione come pensavo io.- aggiunse Clelia voltandosi a guardare i feriti attorno a loro.Lorraine annuì, sempre più incuriosita dalla storia del Prefetto.- Chi era questa persona?- chiese l’Ausiliaria Bretone, trovando un modo per distrarsi dal forte dolore alla testa.- Un mendicante. Come ho detto, si trova l’aiuto che cerchiamo dove meno ce l’aspettiamo.- rispose, criptica, il Prefetto.- ….che cosa mi consigliate di fare, signora?- chiese Lorraine, perplessa da quello che aveva appena sentito.- Prima di qualsiasi cosa, rimettetevi in piedi, Beauchamp. Fisicamente, e poi prendetela giorno per giorno, e trovate qualcuno con cui parlare di questa cosa, chiedete magari una licenza o un trasferimento. Cambiare aria in qualche modo le farà bene. Quella rabbia….può distruggervi, se non la lasciate andare. Lo so molto bene.- concluse Clelia alzandosi e lasciando Lorraine da sola.La Bretone osservò il Prefetto Tullius continuare il suo giro, prima di coricarsi di nuovo sulla sua branda, il pensiero di Gronk e degli altri affliggerla non appena chiuse gli occhi: sapeva che tutto quello era vero, che aveva agito d’istinto e non avrebbe dovuto restare sorda agli ordini, aveva messo in pericolo altri suoi commilitoni agendo a quel modo.Il Prefetto aveva ragione.Doveva andarsene da lì in qualche modo.
----- CHAPTER BREAK -----
Magic of the battle
by alishepcr85
Chapter Six: Hunter in the Night
4E 195
Wayrest
Lorraine bussò un’altra volta alla porta del negozio vuoto, il cuore in gola.Le finestre del negozio erano sbarrate con delle assi, ma l’insegna era ancora appesa, segno che probabilmente Amande era solo via per affari o per qualche viaggio con il padre, ma il suo Sesto Senso le diceva altro, ed iniziava ad essere preoccupata per lei.Non aveva più sue notizie da un paio d’anni, le lettere che le aveva scritto non avevano mai ricevuto risposta, ma aveva ignorato la cosa come difficoltà del Servizio Postale Imperiale a recapitare la corrispondenza ad Hammerfell prima e a Morrowind poi, anche se Blacklight era una città piuttosto attiva a livello diplomatico.Rassegnata, Lorraine sollevò lo sguardo per vedere se le imposte dell’appartamento di Amande erano aperte o socchiuse, ma anche quelle erano serrate, e l’Ausiliario Beauchamp decise di aspettare che il negozio del padre di Amande aprisse per chiedere a lui delucidazioni: non dovete aspettare molto, perché Philippe, il gemello di Amande, la notò subito non appena lui uscì da casa e la raggiunse.Anche se era passato molto tempo dall’ultima volta che l’aveva visto, Lorraine lo riconobbe subito, lui al contrario ci mise un po’ a riconoscerla, forse a causa degli abiti civili dimessi e del cappuccio che l’Ausiliaria indossava per coprire le sue fattezze.- Scusate, mi duole informarvi che il negozio “ La Guarde Du Lion” è chiuso in modo permanente.- esordì Philippe, con gentilezza, ma Lorraine intuì che c’era qualcosa che non andava, nel tono triste della voce dell’uomo.- Mia sorella non è più in affari e dubito che tornerà a Wayrest. Quindi sono dolente, ma dovrete rivolgervi a qualcun altro, madame.- il Cavaliere concluse, abbassando lo sguardo.Lorraine rimase a bocca aperta nel sentire queste notizie: da una parte si sentiva contenta perché quello voleva dire che Amande era ancora viva, dall’altro lato temeva che quello volesse dire che le fosse accaduto qualcosa di veramente spiacevole per farle decidere un cambiamento così radicale.L’Ausiliaria abbassò il cappuccio, decisa a saperne di più su quello che era accaduto alla sua amica, e l’unico modo era farsi riconoscere da suo fratello.- Stavo aspettando che il negozio di vostro padre aprisse, a dire la verità.- esordì Lorraine, sforzandosi di sorridere a Philippe, staccandosi dal muro del negozio.- Philippe, ne è passato di tempo dall’ultima volta che ci siamo visti, eh? Sono io, Lorraine, Lorraine Beauchamp.- proseguì, preoccupata, la giovane Ausiliaria Bretone.Philippe Durand sul momento esitò, poteva anche essere un impostore, ma dopo qualche minuto passato ad osservare la donna davanti a lui, la riconobbe subito ed i due si abbracciarono con trasporto: alle spalle dei loro genitori e di Amande, avevano mantenuto una discreta relazione, fatta di scambi di lettere che si erano interrotti quando Lorraine era partita per l’addestramento nella Legione e lui per diventare un Cavaliere a Rivenspire, la differenza di età che non aveva contato più di tanto.Philippe aveva sperato, di rivederla prima o poi, ed ora era come se i Divini stessi avessero ascoltato le sue preghiere, la notizia dell’assalto all’Ambasciata ad Hammerfell lo aveva gettato nello sconforto, e non avendo ricevuto nessuna notizia da parte di Lorraine per due anni lo aveva quasi fatto uscire di senno, al punto da fargli considerare di partire per Hammerfell.- Che Mara sia benedetta! Ho temuto….dannazione, Lorraine, non farmi più prendere spaventi del genere!- la riprese, dopo un lungo bacio appassionato, Philippe.- Stavi cercando Amande, non è vero?- le chiese, abbassando il tono della voce, il fratello di Amande.Lorraine annuì, guardandolo speranzosa, sperando che lui potesse risponderle.- Dov’è Amande? Che cosa le è successo?- pretese Lorraine, stufa di essere lasciata all’oscuro di tutto.- Ti racconterò tutto stasera al Leone Rampante. Ci saranno anche Jerome e Jo’Raji, così ti diranno anche loro tutto quello che vorrai sapere, Lorraine. Purtroppo questo non è il posto più adatto per parlare, la situazione è più seria di quanto pensi.- le accennò l’uomo.Lorraine inarcò un sopracciglio quando Philippe non nominò Etienne Gautier.- ….Anche Etienne se ne è andato?- chiese, stupita, l’Ausiliaria. Mi sono persa un sacco di cose, a quanto pare…., pensò sospettando che ci fosse qualcosa che non andava in tutto quello.- NON nominare quella serpe in mia presenza, Lorraine. Non è più ben accetto né nella mia casa né tra di noi.- sibilò Philippe, e l’Ausiliario Beauchamp comprese che qualsiasi cosa fosse successa ad Amande, sicuramente Etienne Gautier ne era una delle cause. Solo che pensava che fosse qualcosa di collegato alla sua libido sfrenata e tendenza a prendere un po’ troppo sul serio i precetti dibelliani.- Sei già stata da tua madre?- le chiese il suo amante, cambiando discorso quando vide la signora Durand uscire dal negozio per prepararlo per i clienti.- Non ancora. Ero in ansia per Amande, ma ora torno a casa. Stasera al “Leone Rampante”, quindi? Per che ora?- rispose, sistemandosi una ciocca di capelli, diventati lunghi a causa dell’assenza di parrucchieri ad Hammerfell ed a Blacklight, Lorraine.- Ora nona della sera, e….ti donano i capelli lunghi. Dovresti tenerli così sempre, sai.- ammiccò Philippe, stringendosela a sé.- Scordatelo, Ser dei miei stivali. Sono poco pratici da tenere sotto l’elmo, soprattutto ora che sono stata assegnata agli Esploratori della Legione. I miei superiori hanno deciso che la prima linea non fa’ per me, e forse hanno ragione.- rispose, divertita, Lorraine, sorridendo davanti allo sguardo ferito da cucciolo di Philippe.- Ti accompagno a casa, saresti capace di dimenticarti di andare da tua madre e infilarti in chissà quale casino. Mia sorella mi ucciderebbe se ti dovesse accadere qualcosa, anche se sei una grossa cattiva Legionaria.- la schernì, ridacchiando, Philippe, prendendola per mano.- E non dimenticare letale.- aggiunse la donna, gonfiando il petto.- Ahhh, cherì, quanto mi era mancato il tuo ego spropositato. Ed anche il tuo bel viso. Ho scritto una poesia per te, mentre eri via, Dibella mi ha favorito con la sua ispirazione non so quante volte.- le disse il Cavaliere.- ….Divi, non un’altra delle tue poesie sdolcinate. Quelle non le ho rimpiante, lo sai?- affermò, sollevando gli occhi al cielo, l’Ausiliaria della Legione Imperiale.Philippe scoppiò a ridere.- Mi sei mancata anche tu, Lorraine.- §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Cimitero di Wayrest
Quello stesso pomeriggio
Lorraine si inginocchiò, strappando qualche ciuffo di erbacce davanti alla tomba di suo padre, Ahmed Hassan Al-Souri, Prefetto della Legione Imperiale, notando con dispiacere che avevano cercato di portare via il suo elmo da Legionario anche se era stato fissato per bene nella lapide e protetto da un vetro, onde evitare che avventurieri e chiunque disprezzasse la Legione potesse tirare qualche brutto scherzo, ma a quanto pare il deterrente non era stato sufficiente.Sua madre era andata a lamentarsene con il Sacerdote di Arkay responsabile di quel cimitero, lasciando lei da sola a contemplare quella lapide solitaria recante il simbolo della Casata degli Antenati Redguard, sentendone la mancanza anche a distanza di anni.L’accoglienza che aveva ricevuto da sua madre era stata un toccasana per la stanchezza che sentiva a causa del viaggio e delle preoccupazioni per i suoi amici ed il suo amante che non vedeva da anni ormai, e Lorraine aveva deciso che si sarebbe goduta quel mese di licenza prima di raggiungere la sua nuova destinazione, una destinazione che aborriva, ma non poteva farci nulla: Skyrim. Non prima però di aver prestato servizio per un paio di anni al Confine con Valenwood per prendere confidenza con il suo nuovo ruolo all’interno della Legione, un ruolo per il quale lei stessa aveva fatto richiesta di trasferimento a Morrowind.Il Questore Bero stesso le aveva consigliato di scegliere quella strada dopo lo spettacolo che aveva dato durante l’assedio dell’Ambasciata ad Hammerfell, molto più adatto alle sue qualità ed alla sua spiccata attenzione ai dettagli.Lorraine sospirò, suo padre aveva prestato servizio in Fanteria per tutto il tempo in cui era rimasto nella Legione, e lei avrebbe voluto continuare su quella strada, ma i suoi superiori avevano deciso che i suoi talenti sarebbero stati più utili altrove.- Lorraine, è ora di tornare a casa….- le disse, sua madre, stringendosi nello scialle nero che portava sempre da quando suo marito era morto. Malvolentieri, perché sapeva quanto sua figlia era stata affezionata al padre ed era molto tempo che non passava al cimitero a pregare sulla sua tomba.- Andate pure, mon mére. Devo fare una cosa e parlare con il Sacerdote di Arkay, prima di tornare a casa.- le rispose, sovrappensiero, Lorraine, decisa a fermare Padre Germaine dopo che lo aveva visto passare, osservarla e andarsene mettendosi a camminare di fretta.- Ma fille, siete in licenza, non dovreste pensare ad altro che rilassarvi. Vostro padre ve lo direbbe a sua volta.- la riprese, energica, la madre, avvicinandosi a lei e accarezzandole la schiena. Rendendosi conto che Lorraine stava assomigliando sempre di più a suo padre, almeno caratterialmente e fisicamente.- Lo so, ma ho bisogno di alcune risposte e ci sono cose che non posso rimandare. E fare prima di ripartire.- le rispose, con dolcezza, Lorraine, testarda come un mulo.- Avrete tempo, starete qui un mese, e di certo i vostri amici d’infanzia non scapperanno. Incluso Ser Philippe Durand.- la schernì, bonariamente, sua madre, facendole capire che aveva intuito che Philippe era molto più di un amico per la figlia. Cosa che fece andare nel panico Lorraine.- Mon mére, Philippe è davvero un amico.- protestò, Lorraine, imbarazzata e arrossendo, davanti al sopracciglio inarcato della madre.- Volevo dire….Ser Philippe…..insomma….- incespicò la giovane Legionaria, cercando una via d’uscita fornitale inavvertitamente da Jo’Raji.La Khajiit stava passando insieme a dei suoi simili e nonostante le insistenze del capo carovana, un certo Ri’Saad, si staccò dal gruppo e corse a salutare l’amica Bretone.- Questa Khajiit è contenta di vederti, Lorraine! Jo’Raji non stava più nella pelle di raccontarle che questa Khajiit ha trovato lavoro come guardia in una Carovana del suo popolo! Ri’Saad le sta’ insegnando molte cose sulla cultura della sua gente!- snocciolò la Khajiit, senza staccarsi da Lorraine un solo secondo, mentre la Bretone si sentiva leggermente in imbarazzo e sua madre agguantava la sua scarsella tenendola nascosta sotto lo scialle, mentre la gatta faceva fusa di affezione nei confronti dell’amica Ausiliaria della Legione.- Jo’….sono contenta di rivederti anch’io, ma….staccati ora, d’accordo? Ci stanno guardando tutti e avrai tempo di raccontarmi tutto al “Leone” stasera.- la pregò Lorraine, spingendo via la fin troppo affettuosa Khajiit. Senza successo. - Jo’…..ti sei dimenticata che sono allergica al pelo di gatto, non vorrei mettermi a starnutire proprio ora, sta passando Madre Giselle…..per favore?- insistette Lorraine, implorando l’amica di staccarsi da sola, iniziando ad avere il naso irritato ed osservando terrorizzata l’Alchimista del Tempio di Magnus strisciare contro le mura di una casa per evitare il contatto diretto con chiunque passasse e con i Khajiit, diretta alla Sala dei Morti. Vedendo il terrore di tutta Wayrest, Jo’Raji finalmente si staccò, ma ormai il danno era fatto e Lorraine riuscì a trattenersi almeno finché Madre Giselle non fu entrata, iniziando a starnutire come un’ossessa per qualche secondo.- Questa Khajiit chiede scusa….sì, Jo’Raji ci sarà stasera! Ri’Saad rimarrà fuori le porte di Wayrest per qualche giorno, prima di viaggiare per tutta Stormhaven, Craglorn e Rivenspire! A Jo’Raji Lorraine è mancata molto, da quando Amande se n’è andata questa Khajiit si è sentita molto sola.- rispose la gatta, appiattendo le orecchie, triste.Lorraine, una volta che si fu ripresa, non poté fare a meno di sorridere davanti alla tristezza dell’amica.- Devo andare e sicuramente anche tu devi tornare ai tuoi doveri con il tuo capo carovaniere, Jo’Raji. A stasera.- le disse, con benevolenza, ma senza toccarla, onde evitare un secondo attacco allergico sulla via di casa. Jo’Raji annuì e tornò di corsa alla sua carovana, lasciando lei e sua madre da sole. - Andiamocene, prima che Madre Giselle esca, madre. Se per sbaglio mi ha sentito starnutire, quella è facile che mi voglia fare un’autopsia completa. Da viva.- affermò l’Ausiliaria, terrorizzata anche solo all’idea di incrociare il Terrore di Peryite in persona, come l’aveva soprannominata Amande in diverse occasioni. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Locanda “ Il Leone Rampante”
Quella sera.
La locanda era meno affollata del solito, ma i suoi amici erano lì ad aspettarla, come le avevano promesso, e Jerome, fu il primo ad accoglierla, in modo galante, subito ripreso da Philippe, e Lorraine non poté fare a meno di notare una punta di gelosia nelle parole dell’amato.Lorraine prese posto tra Jerome e Philippe, si era raccolta i capelli e si era data una sistemata per sembrare più una donna e meno un soldato per passare una serata spensierata tra amici, anche se tutti i suoi sensi erano allerta e non riusciva a staccare gli occhi di dosso a tutti i Redguard che entravano con ansia.Quello era il loro solito tavolo, ed un paio di sedie erano vuote, ma inizialmente nessuno menzionò Amande od Etienne, almeno finché Philippe non decise di essere lui il primo a parlarne, mentre la cameriera portava altri boccali di birra Camloriana: a nessuno era sfuggito il fatto che Lorraine non avesse ancora accennato al suo periodo ad Hammerfell, ma nessuno fece domande.- Credo che dobbiamo dire a Lorraine per via di mia sorella.- esordì, grave, Philippe, sentendosi a disagio a rovinare a tutti quella serata.- Sono d’accordo, non serve a nulla, rimandare. Prima che quel viscido di Gautier le racconti la sua versione dei fatti.- affermò, cupo, Jerome. Jo’Raji rimase in silenzio, ma anche la Khajiit diventò di pessimo umore di colpo.- Voglio sapere tutto. E voglio sapere dove si trova Amande.- ordinò, severa, Lorraine, notando l’odio che gli altri tre provavano per Etienne, dopo aver bevuto una lunga sorsata di birra.- Vuoi la versione lunga o quella breve, Lorraine?- le chiese, con fare sospetto, Jerome. Del loro gruppo era quello che di solito cercava di farsi gli affari suoi e di solito lo vedeva impegnato a fare a gara con Gautier a chi rimorchiava più donne. Vederlo in quello stato, fece presupporre il peggio all’Ausiliaria Beauchamp.- ….che cosa ha fatto?- §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Porto di Wayrest
Due notti dopo
Etienne decise di tornare a casa, si era fatto tardi e la sua scarsella era vuota, la Fortuna non era stata dalla sua parte quella volta, ed era meglio andarsene prima che le cose peggiorassero.Era più forte di lui, aveva cercato di smettere di giocare a dadi o sperperare soldi in donne ed alcool, ma da quando non aveva più potuto rimettere piede al “Leone”, dopo la faccenda di Amande, le bettole del porto erano l’unico posto in cui si trovava più a suo agio.Suo padre gli avrebbe dato altri soldi, dopotutto, il giorno dopo quando si sarebbe svegliato con tutta calma: a nessuno della famiglia importava più nulla della gloria passata, il nome soltanto bastava ad ottenere soldi dalle banche di Wayrest, e di tutta High Rock.Ed a lui sarebbe bastato un buon matrimonio per portare ulteriori soldi nelle casse paterne e ulteriore prestigio alla sua Casata, ma quello che più gli premeva era quello di riconquistare l’amicizia ed il rispetto che aveva perso per quella stupida idealista di Amande Durand, dei suoi vecchi amici.Jerome voleva imbarcarsi, Jo’Raji voleva tornare ad Elsweyr e lui aveva intenzione di comprare una nave per Jerome ed un biglietto per la terra dei Khajiit a Jo’Raji, sicuro che sarebbe bastato, per poter rimettere piede al “Leone Rampante” e riprendere la sua vita facile e spensierata di sempre.Etienne tossicchiò dopo essersi dovuto appoggiare ad un muro per sostenersi, era leggermente brillo, riprendendo la strada verso casa, calciando il piattino delle offerte di un mendicante Argoniano con disprezzo, e scostando una prostituta che teneva un bambino appena nato con altrettanto disgusto e arroganza, sentendosi sollevato quando si ritrovò finalmente nella parte ricca della città, Capitale di Stormhaven e High Rock.Come sempre utilizzò i soliti vicoli per evitare di incrociare il fratello di Amande, Philippe, che ogni volta che si trovava a casa, si era fatto puntiglio di frequentare il “Leone” al posto della sorella, di cui Etienne non aveva più avuto notizie da quando lo aveva minacciato di congelargli i gioielli di famiglia e polverizzarglieli.Sentì rumori provenire dai tetti sopra di lui, si guardò attorno, ma tirò un sospiro di sollievo quando un Alfiq balzò con eleganza sulla tettoia del negozio chiuso accanto al quale stava passando lui, una boulangerie, facendo sì che Gautier si rilassasse: sapeva che se non si cercava di accarezzarli o trattarli da animali domestici, gli Alfiq erano inoffensivi.Non si sentiva comunque tranquillo, come se ci fosse qualcuno che lo seguisse, ed i suoi sospetti diventarono realtà quando qualcuno lo afferrò da dietro e lo scaraventò contro un muro, facendogli sbattere violentemente la faccia: lesto, si rimise in piedi estraendo il suo pugnale, ma venne disarmato dal suo assalitore con un calcio, calcio che poi lo colpì prima allo stomaco e poi di nuovo in faccia.Etienne sputò fuori sangue e sollevò leggermente il volto prima di venire letteralmente sollevato da terra e sbattuto di nuovo contro il muro, mentre una mano cercava di soffocarlo, lui cercò di liberarsi e il suo aggressore mollò volontariamente la presa, lasciando che Gautier scivolasse a terra.Etienne adocchiò il suo pugnale, ma chi lo aveva assalito fu più veloce di lui e lo raccolse, così facendo però gli voltò le spalle permettendo all’uomo di poter contrattaccare, per qualche secondo: dopo un primo momento in cui Etienne sembrò finalmente avere la meglio, il misterioso assalitore lo colpì prima con una testata e poi con una forte ginocchiata ai testicoli, facendolo finire dolorante a terra.Etienne sollevò gli occhi un solo istante e fu allora che il suo assalitore si rivelò: Gautier rimase di sasso nel vedere che si trattava di Lorraine, la credeva ancora ad Hammerfell, visto che nessuno degli altri aveva più avuto contatti con lui.- ….Lorraine?- esalò quando riuscì finalmente a parlare, nonostante non riuscisse a reggersi in piedi, sorpreso, Etienne. Sapeva per certo che nella Legione quelle tecniche non venivano insegnate, ma le aveva viste usare una volta da un Dunmer Redoran al porto.Lorraine non rispose, lo costrinse ad alzarsi e poi lo spinse contro un carro lasciato incustodito nel vicolo, prima di parlare.- Sale ver de terre !- ringhiò l’Ausiliario della Legione, rabbiosa.- So che cos’hai fatto e non fingerò certo che mi faccia piacere vederti!- proseguì Lorraine, piantando il pugnale di Gautier a pochi centimetri dalla sua faccia malridotta e sanguinante.- Lorraine, ti prego, lascia che ti spieghi….- cercò di giustificarsi l’uomo, sudando freddo, ma Lorraine non voleva sentire scuse. Aveva indagato per suo conto, dopo quello che le era stato detto da Philippe e gli altri, e persino Padre Germaine glielo aveva confermato.- Non le voglio sentire le tue patetiche scuse, traître. Sta lontano da Amande e dagli altri o la prossima volta che ti incontrerò, farò molto di più che spezzarti qualche osso e romperti qualche dente. Lascia Wayrest, o ti costringerò ad andartene, come tu hai fatto con Amande.- sibilò la giovane Ausiliario della Legione, fremente di rabbia.-….perdonami, io non volevo, io….- cercò di dire Etienne, per giustificarsi e per cercare di rimediare.- Non sono io che ti devo perdonare, Gautier. E sicuramente da me non riceverai alcun perdono. Fosse per me, ti taglierei quella lingua biforcuta che ti ritrovi e la getterei in pasto ai porci ma, come ti ho detto, amo gli animali. Li avvelenerei con il tuo stesso veleno, e non se lo meritano.- affermò Lorraine, staccandogli la scarsella vuota con il suo pugnale per simulare una rapina e calcandosi di nuovo il cappuccio in testa.- Prova a denunciarmi e non ci sarà più posto sicuro per te a Tamriel per nasconderti.- lo minacciò la donna, prima di andarsene, lasciandolo in mezzo a quel vicolo, mezzo svenuto. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
4E201, Frostfall 23
Dragonsbridge
Skyrim
Lorraine stava godendosi l’aria rarefatta, fredda, ma salubre di Skyrim fuori dalla Locanda “Quattro Scudi”. Era in abiti civili, con la guerra a Skyrim era una giusta precauzione, quella di lasciare l’uniforme alla guarnigione, soprattutto se eri un Ufficiale.Jon, il suo compagno di pattuglia era all’interno, a godersi il tepore del fuoco e della birra servita lì, insieme a quell’odioso bardo di nome Skjarn che l’aveva costretta ad andarsene fuori dalla Locanda per non buttarlo giù nel fiume Khart.La Bretone provava nostalgia per casa, era diverso tempo che non tornava a Wayrest e le uniche cose che le stavano evitando di impazzire in quella terra inospitale e selvaggia erano le lettere di Philippe, che le aveva promesso di farle visita per Saturalia lì a Solitude per qualche giorno.E, siccome Riften era da escludere per ovvie ragioni, si sarebbero uniti in matrimonio al Tempio dei Divini, almeno per il momento, prima di dirlo alle rispettive famiglie, i loro doveri impedivano ad entrambi di fare le cose per bene e fino ad ora Ser Durand non aveva voluto scombussolare la vita dei suoi genitori dopo quanto era successo ad Amande anni prima.Già, Amande….le lettere che aveva inviato alla sede dell’Accademia dei Sussurri alla Città Imperiale non avevano mai ricevuto risposto e di recente molte le erano state rimandate indietro: Lorraine aveva provato tramite i suoi contatti a sapere qualcosa, ma non c’era stato verso di strappare qualcosa alla persona in carica all’Accademia.Lorraine sospirò. Presto avrebbe dovuto iniziare una nuova missione, una missione che le avrebbe richiesto di andare sotto copertura per qualche tempo in territorio nemico, per il bene dell’Impero, ed era l’unica occasione che aveva per stare insieme un po’ con Philippe, motivo per cui quando vide un corriere avvicinarsi a lei, temette che fosse accaduto qualcosa all’amato.- Siete voi Lorraine Beauchamp?- le chiese l’uomo, la mano già infilata nella sacca.- Sono io, c’è corrispondenza per me?- chiese, preparandosi al peggio, Lorraine.- La stavo cercando, ho una consegna per voi, solo per le vostre mani.- affermò il corriere, grave, allungandole la lettera con il sigillo di Philippe.Lei la prese, le mani tremanti, e lasciò al corriere una cospicua mancia per evitare che lui facesse domande, e se ne andasse senza aggiungere altro: Lorraine avvisò Jon che sarebbe tornata all’avamposto, per leggere quella lettera in tranquillità e tutta calma, e quando venne lasciata sola dagli altri Legionari, la aprì. Tirando inizialmente un sospiro di sollievo quando riconobbe la calligrafia del suo amato lontano. “ Lorraine,
ti chiedo scusa per questa lettera anticipata, ma purtroppo dobbiamo annullare tutto.
Sono arrivate brutte, orribili notizie dalla Città Imperiale, dall’Accademia dei Sussurri che riguardano Amande.
Faceva parte di una spedizione che avrebbe dovuto cercare artefatti e conoscenze magiche lì a Skyrim, spedizione che è stata vittima di un’imboscata da parte di banditi al confine tra Skyrim e Cyrodiil. Imboscata di cui non risultano superstiti.
Mi rendo conto di quanto questa notizia arrivi in un momento molto importante per noi, ma non me la sento di lasciare High Rock mentre i miei genitori sono in lutto….ed anch’io.
Anche se il mio istinto mi dice altro, di venire a Skyrim e cercare la verità sulla tragedia che ha colpito mia sorella, di venire da te ed insieme scoprire che cosa c’è sotto a tutto questo.
Da un’altra parte, sono convinto che le autorità Imperiali non si sbaglino. Hanno trovato i corpi e gli effetti personali dei due compagni di viaggio di Amande ed i suoi effetti personali, che ci hanno già restituito. Ma ancora tardano a restituirci lei o le sue ceneri, ho paura che le sia successo qualcosa di grave, sai benissimo quale sia la reputazione dell’Accademia dei Sussurri.
Non sono riuscito ad avvisare né Jerome, che si é imbarcato con la Marina della Legione Imperiale, né Jo’Raji, che ha lasciato High Rock da anni ormai e non ne ho più notizie, se la dovessi incontrare, potresti informarla tu?
Spero di rivederti e riabbracciarti presto.
Infinitamente tuo,
Philippe.”
La lettera risaliva ai primi di HeartFire, probabilmente anche a loro era stata comunicata la terribile notizia dopo qualche tempo a causa della situazione in cui versava l’Impero lì a Skyrim ed a Cyrodiil, e Lorraine non seppe che cosa fare. Rilesse la lettera un paio di volte, per cercare di trovare un indizio, una prova che Philippe indirettamente aveva nascosto tra le righe come sempre faceva quando si trattava di farle avere notizie di quella disgraziata della sorella, ma al momento il suo cervello non riusciva a trovarne alcuna.Era come se la notizia che aveva appena ricevuto glielo avesse annichilito completamente, come se avessero ucciso lei e non riuscì a fare altro che ripiegare la lettera e nasconderla nella sua cassetta da campo personale, e concentrarsi sulla sua missione.Avrebbe rivoltato l’intera Tamriel per trovare risposte a tutto quello.E le avrebbe trovate, anche a costo di metterla a ferro e fuoco.
----- CHAPTER BREAK -----
Magic of the battle
by alishepcr85
Chapter Seven: Silver and Blood
4E 195
Left-Hand Mine
Markhart
Il sole stava sorgendo sopra il Reach mentre Gunther varcava l’ingresso della miniera, poco lontana dalla sua piccola fattoria.Una volta che era rientrato a Skyrim, dopo gli studi ad High Rock, i suoi sogni e desideri si erano scontrati con la dura realtà dei fatti, rovesciatagli addosso da suo zio Skjor, il quale lo aveva accolto insieme ad una donna vestita di pelli, fulva di capelli e con una pittura da guerra a strisce blu orizzontali in faccia.Skjor non gli aveva neanche dato un caldo bentornato a casa, o lo aveva accompagnato alla Locanda “Sangue d’Argento” in città per offrirgli una zuppa calda: invece, lo aveva riaccompagnato subito a casa dove sua madre lo accolse con uno sguardo colmo di rancore per essere stato lontano dalla fattoria per tutto quel tempo, per imparare cose che ad avviso dei suoi genitori erano state inutili.Mentre suo zio se ne stava in disparte, sua madre lo aveva insultato, nel modo più orribile possibile, facendolo poi dormire in mezzo alle vacche, nella stalla per una settimana, prima di riammetterlo in casa, vietandogli anche di andare nella Sala dei Morti a rendere i dovuti omaggi funebri al suo defunto padre.Inutile dire, che quando sua madre morì, Gunther non provò alcun dolore. Pur di mantenere entrambi si era messo a lavorare sia alla sua fattoria che alla miniera, ed era diventata un’abitudine ormai consolidata che aveva continuato.I bei tempi del Tempio di Magnus erano ormai un vago ricordo, aveva anche smesso di leggere le lettere che continuava a ricevere da Amande, la sua amica Bretone alle quali non aveva mai tempo di rispondere, ed evidentemente anche lei si era stufata di contattarlo, da un paio di anni a quella parte.Utilizzava raramente la magia, se non per scacciare qualche animale selvatico ed a lungo andare, per sopravvivere e non morire di fame aveva dovuto vendere anche l’ascia regalatagli da suo zio e quelle incantate da Amande, sostituite con una semplice ascia di ferro comprata da Ghorza, il fabbro Orsimer di Markhart.Suo zio gli faceva occasionalmente visita quando passava da quelle parti, sempre in coppia con la donna dai capelli fulvi che aveva scoperto si chiamasse Aela ed era un Compagno come Skjor. Non che quella Aela gli piacesse molto, ma faceva buon viso a cattivo gioco per rispetto a suo zio. Non era il suo tipo ideale di donna, c’era già lui che rispondeva a grugniti senza avere la sua controparte femminile a fianco.Gunther sospirò, mentre si inoltrava nella miniera, ripensando alla situazione nel Reach che degenerava di giorno in giorno. Oltre ai normali banditi ed ai Sangue d’Argento che spadroneggiavano, anche i Rinnegati avevano alzato la testa e avevano di recente perso una miniera molto importante a causa loro.Il proprietario non aveva per nulla intenzione di rivolgersi alle guardie, lo sapevano tutti che nulla non si muoveva senza il permesso dei Sangue d’Argento e le guardie erano utili come la quinta ruota in un carro. Markhart, la città più sicura del Reach? Una favola per rassicurare i viaggiatori e spillargli fino all’ultimo quattrino che avevano nella scarsella.Se fosse dipeso da lui, avrebbe raccolto i suoi pochi stracci, venduto la fattoria e sarebbe emigrato a Whiterun o a Falkreath. Vita misera per vita misera, almeno lì l’unico pericolo erano lupi, Giganti e la caduta di un albero. Purtroppo, quella piccola fattoria apparteneva alla sua famiglia sin dai primi anni della Quarta Era e non se la sentiva di venderla a qualcun altro.Quel giorno passò come i soliti, ed uscì che era quasi buio, nella “città più sicura del Reach non c’era molto altro da fare se non andare ad ubriacarsi, e quella sera non se la sentiva, voleva rincasare presto per leggere un po’, se fosse riuscito a farlo e non si fosse addormentato dopo essersi lavato.Non aveva smesso di pensare ad Amande per tutto il tempo che aveva passato a picconare, dopo anni che non la vedeva si chiedeva che cosa ne fosse stato di lei, di sicuro era sulla strada per diventare una grande maga, una cosa che se fosse nata lì a Skyrim non avrebbe potuto fare.Una volta tornato a casa, alla sua piccola fattoria, la trovò a soqquadro: sospirò rassegnato, non era la prima volta che la Gilda dei Ladri gli faceva visita e non sarebbe stata nemmeno l’ultima, per cui si mise a ripulire ed a sistemare tutto, senza non avere più la forza per disperarsi, arrabbiarsi o cercarli per fargliela pagare. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Due giorni dopo
Karthwasten
Rieccoli….,sospirò Gunther, mentre parlava con il fabbro al riguardo di una serratura migliore per la porta di casa sua, nel vedere uomini dei Sangue d’Argento a tormentare il capo villaggio, un Nativo del Reach che possedeva le uniche due miniere del villaggio.Li avevano messi in fuga due mesi prima, ma a quanto pare Thonvar Sangue D’Argento non era persona da demordere facilmente: Ainetach combattè con le unghie e con i denti, facendoli sloggiare di nuovo, uno degli uomini dei Sangue D’Argento lo notò, e quando Gunther si avviò verso casa qualche minuto dopo, il suo compatriota, di nome Bjorn lo fermò.- Un Nord non dovrebbe mischiarsi con quella gente, ragazzo.- esordì Bjorn, truce.- Ho solo ordinato una serratura, Ghorza e suo fratello costano troppo per me.- rispose, facendo spallucce, Gunther.- Non importa, questi Nativi collaborano con i Rinnegati, anche se lo negano. Non farti incantare dalle loro parole, compatriota. Quei soldi vanno ad ingrossare le loro fila a discapito dei nostri fratelli Nord. Dove lavori, ragazzo?- gli chiese Bjorn, dopo averlo squadrato da capo a piedi.- Nella Miniera Left-Hand e alla mia fattoria. È un lavoro onesto.- rispose, semplicemente, Gunther.- La sai usare quell’ascia?- gli chiese il suo compatriota, notando l’ascia di ferro appesa al suo fianco.- Non è solo per dare spettacolo, se è questo che intendete. Mio zio mi ha insegnato ad usarla, sì.- rispose, sospettoso, Gunther.- Sto andando a ripulire una miniera d’oro dai Rinnegati, gli altri devono tornare a Markhart, ti andrebbe di aiutarmi? Vorrei vedere come te la cavi in battaglia.- gli propose il Nord più anziano.- Se sei decente, avrei anche un lavoro migliore da offrirti, ragazzo. Non che disdegni un lavoro onesto come la miniera o occuparti della tua fattoria, ma non ti rendono molto, giusto?- aggiunse Bjorn, sorridendogli incoraggiante.- Uhm….non saprei, la Gilda dei Ladri mi ha fatto visita e devo sostituire la serratura, vorrei farlo prima che cali la notte e sistemare un po’ i miei ortaggi, le mie galline e mungere la mia vacca.- rispose perplesso ma al tempo stesso intrigato dalla proposta, Gunther. Come tutti non amava i Rinnegati, ma non si riteneva forte a sufficienza da aiutare quel Bjorn a combatterne un’intera guarnigione.- Facciamo così: ti aspetto domani davanti alle stalle di Markhart, non mi aspetto che tu mi aiuti più di tanto, ma in due è meglio che attaccare quei selvaggi da solo, e potrai tenerti parte di quello che gli troveremo addosso.- lo stuzzicò Bjorn, fermandosi poco prima della fattoria di Gunther.- ….rubare cose che appartengono ai morti?!- esclamò, stupito, il giovane Nord, inorridito anche solo all’idea di fare una cosa del genere, anche se si trattava di Rinnegati.- Le nostre tradizioni ci vietano di rubare cose dai nostri morti, dai morti Nord, non da quei selvaggi, ragazzo. Ed è giusto che glieli portiamo via, se ne avessero davvero bisogno , non vestirebbero di pelli ed ossa. O come offerte ai loro Dei sacrileghi. Talos ti perdonerà se utilizzi quello che ruberai a loro per metterti il pane in tavolo.- lo rassicurò Bjorn.- Preghi Talos, non è vero, figliolo?- gli chiese il suo compatriota.- Certo! Noi Stone-Shield lo veneriamo da generazioni, io non sono da meno!- rispose, sicuro, Gunther.Sei la vergogna della tua famiglia, Gunther….,gli sussurrò una voce femminile che sembrava arrivare direttamente da Sovngarde.- Mi piaci, ragazzo! Se domani entro un’ora dal sorgere del sole non ti vedo arrivare, vuol dire che dovrò andare da solo. Ce l’hai un’armatura, vero?- chiese Bjorn, osservando i vestiti da minatore del ragazzo, rattoppati e lisi.-No, ho dovuto vendere quella di mio padre per salvare la fattoria.- ammise, vergognandosene, Gunther, tenendo per sé il fatto che era un mago e che aveva Carne di Quercia a proteggerlo, ma quell’uomo non avrebbe capito.- Capisco. Un uomo deve fare tutto il possibile per evitare che il suo nome venga infangato a vita. Non ti preoccupare, ragazzo, ti recupero io qualcosa, io sono Bjorn comunque.- rispose, annuendo il suo compatriota.- Gunther.- rispose il ragazzo.- Gunther Stone-Shield.- §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Thwang!
La freccia si conficcò nello scudo di Bjorn, il suo compagno di avventure rise davanti a quel patetico tentativo di fermarli, mentre Gunther si muoveva impacciato in quell’armatura di ferro che gli era stretta, ma non se ne lamentava, trattandosi di un prestito.Si sentiva oltremodo ridicolo con quell’elmo cornuto, però svolgeva il suo compito e gli aveva salvato la vita in un paio di occasioni, da quando avevano messo piede lì, i Rinnegati si erano rivelati più forti di quello che lui pensava ed avevano anche maghi tra le loro fila, motivo per cui era stato tentato un paio di volte di rispolverare le sue conoscenze magiche e aiutare Bjorn il più possibile, limitandosi a raccogliere uno scudo di pelle per proteggersi invece di utilizzare lo Scudo Minore o proteggersi con Carne di Quercia.Inutile dire che Bjorn era molto più bravo e preparato di lui nel combattere, ma Gunther riusciva a tenergli testa, nel limite che gli era possibile: non aveva ucciso nessuno prima d’ora, e nel momento in cui riuscì a conficcare la sua ascia nel collo di una donna Rinnegata, una maga come lui, non poté esimersi dall’osservarla una volta che furono sicuri che non c’era più nessuno in quel punto della miniera. Quello che non si aspettava, fu il fatto che il volto della donna si fondesse con quello di Amande.Rimase bloccato per qualche secondo prima che Bjorn lo distogliesse dai suoi pensieri con uno scappellotto.- Non abbiamo ancora finito, avrai tempo di saccheggiarla quando avremo finito, non prima. Altrimenti ci appesentiremmo e dobbiamo essere in grado di muoverci rapidamente in combattimento.- lo riprese duramente il suo compatriota.Gunther scrollò la testa e annuì, guardando un’altra volta la donna che aveva appena ucciso, dopo essersi ripreso l’ascia, seguendo il Nord più esperto di lui in battaglia, iniziando ad abituarsi al peso della corazza, ed al rumore che faceva.Proseguirono nella miniera, il numero dei Rinnegati sembrava aumentare man mano che avanzavano, cadendo puntualmente sotto i colpi di Bjorn mentre lui si proteggeva vergognosamente dietro allo scudo e colpendo a casaccio con l’ascia, poco abituato ad usarla, ma riuscendo comunque a uccidere altri tre o quattro Rinnegati, finché non vennero colpiti entrambi da palle di fuoco ed un Rinnegato diverso dagli altri, la cassa toracica aperta e con un cuore di rovo al posto del cuore li fronteggiò, avanzando sui cadaveri dei suoi compagni.Bjorn arretrò. - Un Rinnegato Cuore di Rovo….fa’ attenzione ragazzo, sono stregoni molto forti. Oltre ad essere guerrieri formidabili. Quasi invincibili.- gli sussurrò il suo compatriota, mentre Gunther era già arrivato alla conclusione più logica che attaccarlo caricando.- Se magari gli strappiamo il rovo…..- suggerì Gunther a Bjorn, il quale gli rise in faccia.- E’ una mossa da codardi, ed io amo una buona sfida.- affermò, spavaldo Bjorn.- Fai come ti dico e tutto andrà bene. Siamo in due, possiamo sconfiggerlo. Usa lo scudo come lo hai usato fino ad ora e dovresti essere al riparo dalle palle di fuoco. Pronto?- gli suggerì Bjorn, preparandosi ad attaccare il Rinnegato che stava caricando un’altra palla di fuoco, mentre li caricava con la sua strana spada fatta d’ossa e pelle, mirando a Gunther, il quale parò il colpo con lo scudo. Scudo che il Rinnegato gli tolse in modo brutale, calciandolo poi a terra.Bjorn ne approfittò per colpire il selvaggio con il suo scudo e far sì che ingaggiasse lui, salvando le natiche a Gunther mentre il ragazzo si contorceva a terra: il suo scudo di pelle era troppo lontano per raggiungerlo e la sua priorità in quel momento era riuscire a rimettersi in piedi per aiutare il suo compatriota Nord.Gunther decise che era venuto il momento di mettere da parte le proprie paure e combattere con le armi che aveva a disposizione e che conosceva meglio, oltre all’ascia: respirò a fondo, lasciando che la Magicka riprendesse a scorrergli nelle vene e che si congelasse, estendendo le mani e lasciando andare una soffiata gelida continua in direzione del Rinnegato, per rallentarlo nei movimenti e rendere la vita più facile a Bjorn, il quale si scrollò di dosso il gelo proveniente dal giovane che lo stava aiutando a restituire la miniera ai suoi proprietari ed intensificò i suoi attacchi.Quando si sentì sicuro, Gunther decise di colpire a sua volta con l’ascia a più riprese prima di accorgersi che la cavità nel torace comprendeva anche la scapola sinistra: il combattimento si stava protraendo troppo, così superò il disgusto iniziale ed affondò la mano nella scapola scoperta del Rinnegato fino a raggiungere il suo obiettivo e strappandogli il rovo.Fu come se avesse strappato i fili ad una marionetta, il Rinnegato si accasciò senza fare rumore, senza gridare, mentre Bjorn osservava incredulo la scena, dopo essersi aspettato di prendersi la gloria per l’uccisione di uno dei più forti guerrieri dei Rinnegati.Gunther lasciò andare il rovo insanguinato a terra come se scottasse e poi vomitò addosso al cadavere del Cuore di Rovo che aveva appena ucciso, dopo essersi reso conto che cosa aveva appena fatto e toccato, mentre Bjorn ridacchiava, colpito dal coraggio del ragazzo.Attese che Gunther smettesse di stare male per dargli due sonore pacche sulla schiena, ed aiutarlo a rimettersi in piedi.- Hai fegato, ragazzo! Anche se sei un mago, ma hai combattuto bene, hai sia fegato che cervello e mi piaci!- si complimentò Bjorn, sorprendendo Gunther che si era aspettato il solito discorso sul fatto che fosse debole e che solo i deboli si abbassavano ad utilizzare la magia, come spesso accadeva tra la sua gente. - Vieni, raccogliamo tutto quello che possiamo riportare indietro, e non dimenticarti della spada di quel Cuore di Rovo. È tua, ti sei guadagnato l’onore di tenertela. Il proprietario della Left-Hand Mine sarà contento di sapere che ha tra i suoi dipendente un valente guerriero. Sono sicuro che i tuoi Antenati ti sorridono da Sovngarde!- lo esaltò Bjorn.- Torni con me a Markhart, dobbiamo festeggiare la tua prima uccisione e la tua vittoria su quel Cuore di Rovo...e per ripulirti la bocca dal sapore del vomito con un bel boccale del migliore Idromele di Kleppr.- gli suggerì il Nord rasato a zero e pieno di cicatrici, mentre gli schiacciava un occhio e gli passava uno zaino per la sua parte di bottino e la spada del Cuore di Rovo.Gunther non sapeva se esserne orgoglioso o rifiutare l’invito di Bjorn: nel frattempo si limitò a raccogliere dai corpi tutto ciò che gli avrebbe permesso di raggranellare qualche soldo per le riparazioni che doveva fare alla fattoria.La Gloria non avrebbe messo il pane sulla tavola.
----- CHAPTER BREAK -----
Magic of the battle
by alishepcr85
Chapter Eight: Power and Honour
4E 197
Tesoreria di Markhart
Due anni dopo, Gunther aveva abbandonato il lavoro in miniera, ma aveva mantenuto la sua fattoria, pur lavorando stabilmente per i Sangue d’Argento.Coltivare la terra gli piaceva, e gli permetteva di dimenticare quello che era costretto a fare per vivere decorosamente, per i Sangue d’Argento: Bjorn aveva scoperto che era un mago a sua volta, ma preferiva utilizzare le armi fisiche perché gli piaceva uccidere nel modo più brutale e doloroso possibile e gli aveva confidato che aveva perso alcuni famigliari nel Grande Crollo di Winterhold. Motivo per cui Bjorn aveva sviluppato un rifiuto verso la magia, anche se era molto più tollerante rispetto ad altri verso l’arte intelligente, come gli antichi Nord la chiamavano.Era per quel motivo che Thonar mandava loro a fare i lavori che richiedevano abilità particolari o un approccio magico per essere portati a termine, come proteggere le proprietà dei Sangue d’Argento dagli attacchi dei Rinnegati. Era per quel motivo che lui e Bjorn venivano pagati meglio degli altri tagliagole dei Sangue d’Argento.Voleva davvero continuare a cacciare gente dalle proprie proprietà per conto dei Sangue D’Argento? La Left Hand Mine resisteva, anche se a fatica, dalle mire dei Sangue d’Argento e lo stesso Kolskeggr, ma quanto ancora avrebbero resistito?I Sangue d’Argento erano coloro che governavano veramente su Markhart, mentre Igmund se ne stava nel suo palazzo sotto lo sguardo vigile dei Thalmor, ignaro che persino le guardie a guardia del Trono Dolente erano sul libro paga di Thonar Sangue d’Argento: lui stesso, un paio di volte, era stato mandato in una casa a ricordare agli occupanti chi comandava davvero a Markhart.Gunther sospirò: stava prendendo una boccata d’aria fuori dalla Locanda Sangue d’Argento quando vide le guardie trascinare una donna, probabilmente una Nativa, incatenata in città, prima di dirigerla alla Miniera, come accadeva ad ogni Nativo catturato vivo.Eppure, a Gunther sembrava troppo ben pasciuta e pulita per essere una Nativa,una Rinnegata, anche se recava la loro strana pittura da guerra sul volto, il Nord aveva qualche dubbio sulla sua identità, ma non fece domande, perché quella era l’ultima cosa che andava fatta a Markhart.Un attimo dopo, però, uno dei visitatori del mercato estrasse un pugnale, tenendolo dietro alla schiena e avvicinandosi ad una donna Imperiale che stava osservando il banco di Kerah, e lui si mise ad osservare con circospezione l’uomo, mettendosi di fianco alla donna fingendosi il suo fidanzato: infatti il Nativo, come fu abbastanza vicino alla donna che si chiamava Margret, fece per accoltellarla, ma Gunther fu più veloce di lui, spintonando Margret e buttandola in terra, colpendo il Rinnegato con un pugno in faccia, gettando il mercato nel panico.Il Rinnegato non demordette, si rialzò in piedi ed attaccò Gunther, ma venne investito da una folata di gelo, che lo rallentò prima di essere colpito in pieno petto dall’ascia del suo avversario Nord: il Rinnegato cadde in terra, soffocando nel suo stesso sangue prima che Gunther, più che per dargli una fine rapida che per pietà, lo colpisse di nuovo, stavolta finendolo con lo stesso pugnale con cui il Rinnegato voleva porre fine alla vita della donna.Mentre le guardie si affannavano a disperdere la gente che si stava accalcando attorno al punto in cui era successo tutto, Gunther si inginocchiò offrendo la sua mano per aiutare l’Imperiale a rialzarsi e notò che era stata comunque ferita di striscio, e gliela curò con il poco di Recupero che conosceva, aiutandola poi a raggiungere la Locanda.Una volta che l’ebbe depositata sul suo letto, Gunther si presentò.- Sono Gunther Stone-Shield. Come vi sentite?- chiese il Nord, mentre la moglie di Kleppr portava una caraffa di idromele all’Imperiale.- Non….non lo so.- rispose, ancora shoccata, l’Imperiale.- ….Che cosa è successo? Il ciondolo per mia sorella!- esclamò Margret, nel panico.- Vi prego, calmatevi. Un uomo vi ha aggredita nel mercato, vi ho salvata per puro miracolo. Riposatevi, d’accordo? Vedo se Kerah ha ancora il vostro ciondolo, ve lo riporto, voi rimanete qui!- affermò il giovane Nord, in modo cavalleresco, uscendo dalla locanda e cercando per terra se trovava il ciondolo menzionato dall’Imperiale.Stava ancora cercando quando un foglio di carta gli cadde davanti al naso e sollevato la faccia vide un uomo. Un Nativo, da quello che poteva vedere dalla pittura di guerra sul volto.- Signore, vi è caduto questo.- gli disse Gunther, ma il biondo nemmeno si spostò di un millimetro.- A me? No, è caduto a voi mentre correvate fuori dalla Locanda.- affermò l’uomo, con nonchalance, allontanandosi come era venuto, senza dare il tempo al giovane Nord di replicare.Gunther lo osservò per un po’, confuso, trovando il ciondolo scintillare tra il fieno del banco del macellaio. Raccolse il ciondolo e rientrò alla locanda, mettendosi il pezzo di carta in tasca.Quella notte la passò davanti al camino, a casa sua, a leggere e rileggere il contenuto di quel foglio. Ebbe la sensazione di essersi messo nei guai. In grossi guai. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Miniera di Cidhna
Due giorni dopo
Clang, clang, clang.
Istintivamente, Gunther si protesse la testa, il dolore che provava era come se un Gigante stesse camminando su di essa, ma almeno riuscì a riaprire gli occhi, e rendersi conto di quanto era stato idiota. Tranquillo, figliolo, cacciarci in casini più grossi di noi è una tradizione di famiglia...almeno tu non hai affrontato un Costrutto Daedrico a Coldharbour…., la solita voce femminile gli disse, rassegnata.-….groan….- mugugnò Gunther, cercando di rimettersi in piedi, venendo aiutato dalla stessa donna che aveva visto venire condotta in catene un paio di giorni prima, donna che gli passò anche un sorso d’acqua.- Siete finalmente sveglio.- gli disse, e dall’accento, Gunther comprese che era tutto meno che una Rinnegata.- ...grazie….Ouch, la mia testa…..- si lamentò il giovane Nord, mentre si sedeva pesantemente di nuovo in terra, seguito dalla donna.- Chi siete?- le chiese, ingenuamente, non era nelle condizioni per dire altro, per andare a fondo della faccenda.La donna era piuttosto muscolosa, ed i suoi occhi non tradivano alcuna emozione, e lo stavano scrutando da capo a piedi, non con curiosità o paura, come ci si aspetterebbe da un prigioniero, ma come se stesse cercando un punto debole per sopraffarlo o ucciderlo.La donna si sedette placidamente per terra, Gunther notò che oltre ai bracciali che venivano utilizzati per prigionieri maghi, la donna indossava abiti da minatore e non cenci da prigioniero, oltre che a stivali. La pittura da guerra da Rinnegato era scomparsa.- Erin.- rispose laconica, sorridendogli in modo enigmatico.- Ti basti solo questo, Nord, capito?- aggiunse, gelida, Erin.Gunther si sentiva come un ratto in trappola, che Erin fosse il suo vero nome oppure no, decise di non chiedere altro che riguardasse la sua vera identità, comprendendo che avrebbe potuto ucciderlo senza troppi problemi.- Per quale motivo siete qui dentro, Erin?- chiese, dopo una lunga pausa ed indecisione, Gunther, mentre lottava con il dolore alla testa.- Per il motivo peggiore di tutti, Nord, sono una Rinnegata, e sono qui per liberare il nostro Re.- rispose, anche fin troppo prontamente, la donna. Anche se la cosa a Gunther sembrava sospetta, il giovane decise di accettarla.- Siete coraggiosa ad ammetterlo….non avete paura che le guardie possano sentirvi o che altri prigionieri possano tradirvi?- la riprese, a bassa voce, Gunther.- Oh, non accadrà. Ho già messo in chiaro che cosa potrebbe accadere nel caso.- rispose, senza battere ciglio, Erin.Gunther, confuso sul motivo per il quale lo aveva detto, si voltò nella direzione segnatogli dalla donna e vide un prigioniero Argoniano con la gola squarciata, da un grimaldello che Erin gli mostrò rapidamente prima di nasconderlo dentro la casacca da minatore.Il giovane Nord deglutì, temendo per la propria vita e recependo il messaggio.- Siete un’assassina?- chiese, con la voce strozzata, Gunther allontanandosi con cautela dalla donna.- Né più né meno di un soldato, ma per la causa si fa’ questo ed altro.- rispose, cupa, la Nativa.- La vostra pittura da guerra….- fece per chiedere Gunther.- Me l’hanno lavata via le guardie, come fanno ad ogni Rinnegato che catturano. Vi dovrei uccidere, alla fine siete solo un altro Nord e so che lavorate per i Sangue d’Argento, ma ho deciso di non prendere la vostra vita.- rispose, torva la donna Nativa davanti a lui.- L’Argoniano vi voleva uccidere mentre eravate privo di conoscenza, ritenetevi fortunato che non mi avevano ancora chiamato per iniziare il turno in miniera e che ho il sonno leggero. Altrimenti il vostro Orkey vi avrebbe condotto nella vostra Sovngarde mentre dormivate.- aggiunse, seria, la donna.- Ora lo chiedo a voi. Che cosa ci fa’ un Nord nella Miniera di Cidhna? Non sembrate un criminale né tanto meno un assassino.- chiese a bruciapelo Erin, continuando a squadrarlo come se se lo volesse mangiare vivo.Gunther esitò. Sapeva che lavorava per i Sangue d’Argento, se le diceva che era lì per uccidere Madanach….prima o poi lo avrebbe comunque capito, aveva la sensazione che la sua scarsa capacità oratoria lo avrebbe tradito. Così, era talmente terrorizzato dalla donna che decise di essere schietto.- Mi hanno incarcerato volutamente, i miei “datori di lavoro”hanno bisogno che Madanach smetta di essere un pericolo per Markhart e per i Nord. Così hanno incaricato me della cosa.- ammise, a bassa voce, Gunther. Non aggiunse altro, perché sapeva che non avrebbe avuto bisogno di spiegare in dettaglio, nervoso. Quella donna era pericolosa. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ Gunther stava dormendo quando qualcuno lo scosse per svegliarlo, trovandosi davanti ancora Erin.Dopo la conversazione che avevano avuto, erano venuti a prenderli entrambi e gli avevano messo in mano una picozza e avevano lavorato finché il loro sorvegliante, un Orsimer prigioniero come loro di nome Borkul aveva detto loro che potevano smettere. Questo due ore prima.- Sveglia, ce ne andiamo.- gli ordinò la donna, e Gunther notò che non aveva più i bracciali né le catene ai piedi. E la picozza alla cintola.-...cos….?- chiese, assonnato Gunther, mentre anche le sue catene ai piedi cadevano. - Un momento….stiamo evadendo?- chiese, rimbambito dalla stanchezza, il giovane Nord.- No, ce ne andiamo a prendere un thé, insieme allo Jarl.- rispose, sarcastica, Erin. Con un vago accento Bretone.- Muovi il culo, Nord, abbiamo poco tempo.- insistette Erin e solo mentre si alzava Gunther notò il cadavere di Borkul, soffocato con delle catene.-A-arrivo….- Per Talos, ma chi è questa donna…?, si chiese, deglutendo terrorizzato, Gunther, mentre Erin controllava che nessuno arrivasse a rovinare la festa. Gli fece cenno di seguirlo e poco lontano da dove avevano lasciato il cadavere di Borkul, un paio di guardie giacevano morte.- Indossa la corazza, elmo compreso e non fiatare.- ordinò di nuovo Erin e Gunther non poté far altro che obbedire, seguendola senza fare domande finché non arrivarono nel luogo dove un vecchio stava tranquillamente mangiando. Senza dire altro, Erin estrasse silenziosamente un pugnale avvicinandosi all’uomo, il quale sentendo passi da guardia interruppe la sua cena.- Thonar ha bisogno di qualcos….- Erin mise una mano davanti alla bocca del vecchio, delicatamente, avvicinò la bocca alle orecchie dell’uomo, mormorando qualcosa che Gunther non riuscì a capire. Il vecchio si dibattè per qualche secondo, prima di venire sgozzato. Erin ripulì il pugnale sul corpo dell’uomo, e solo allora Gunther notò che era un pugnale con le iniziali dei Sangue d’Argento cesellate sul guardamano.- Se te lo stai ancora chiedendo, Nord, quello era Madanach.- lo informò, con freddezza, Erin.Gunther rimase di stucco. Ricordava che la donna avrebbe dovuto liberarlo, Madanach, non ucciderlo come avrebbe dovuto fare lui, invece e rimase di ghiaccio mentre la Bretone si liberava della corazza da Guardia ordinandogli di fare altrettanto ed inscenando uno scontro tra le guardie stesse, mettendo il pugnale con le iniziali dei suoi datori di lavoro in mano a quella che aveva posizionato alle spalle di Madanach, un suo compatriota.-….perchè?! Non-non dovevate liberarlo?!- chiese, confuso e inorridito Gunther.- Il modus operandi non conta, se questo non è liberare qualcuno, non so che cos’altro lo possa essere, Nord. Andiamo, i miei contatti mi stanno aspettando oltre quella porta.- ordinò, ancora una volta, Erin, stavolta con un tono più dolce, rispetto a quello aspro che aveva utilizzato poco prima.- Ah, sono ancora convinta che non siete un assassino, se volete un consiglio, lasciate Markhart ed i Sangue d’Argento, il prima possibile. O tenete un basso profilo, per un po’. Thonar Sangue d’Argento non sarà contento, per il fatto che vi siete fatto anticipare.- gli consigliò la donna, senza mascherare più il suo spiccato accento Bretone. Un accento che Gunther non sentiva da anni.Nonostante ciò, Gunther la seguì, in silenzio, finché non uscirono nei Warrens di Markhart, dove Erin si inginocchiò accanto ad una donna anziana sofferente, dicendole alcune parole di conforto, promettendole che avrebbe fatto il possibile per aiutarla con le sue richieste.Gunther riconobbe quella donna anziana: spesso lo implorava di aiutarla a cercare la figlia e consegnarle una lettera da parte sua, ma lui l’aveva sempre ignorata, credendola pazza, pur conoscendo la sua storia. Vedere Erin essere gentile con un essere umano subito dopo aver tolto la vita ad una persona lo mise ancora di più in confusione, e lui iniziò a pensare che anche se aveva ucciso a sangue freddo degli altri esseri viventi, nemmeno la Bretone era un’assassina.Borkul probabilmente era un criminale, e lo stesso l’Argoniano, senza contare che Madanach era una minaccia anche per la sua stessa gente, e non per nulla lo chiamavano il Re Pazzo. Una parte di lui non provava pietà per gente simile, più ci pensava,mentre Erin e lui aspettavano il contatto della Bretone, più l’orrore che aveva provato quando la donna aveva fatto quello che aveva fatto si dissolveva.Osservò attentamente Erin, mentre questa era sovrappensiero, e più la guardava nella luce soffusa del fuoco che la donna Bretone aveva acceso per Anneke, la donna anziana che Thonar scherniva spesso e dalla quale riceva solo sputi ed insulti, più si chiedeva dove l’avesse già vista.- So che non dovrei chiedervelo, ma di quale città di High Rock siete originaria? Il vostro accento mi è famigliare….- chiese, osando un approccio forse un po’ troppo diretto, Gunther sulla spinta della nostalgia per Wayrest. Per i momenti migliori della sua adolescenza, dove si era sentito finalmente accettato.- Je viens de Daggerfall.- rispose, beffarda, la donna. Probabilmente mentendogli, ma Gunther se lo fece bastare, deluso. Era sicuro che fosse un accento tipico di Wayrest, ma evidentemente la mancanza di Amande aveva oscurato il suo giudizio.- Veric….Veric, nooo!- urlò Anneke, in un sonno febbricitante, prontamente assistita da Erin, prima che anche Gunther si decidesse a fare altrettanto.- Vedi, Gunther, a che cosa ci siamo ridotti?- gli disse, amareggiata, Erin, quando Anneke si fu calmata ed addormentata.- Siamo costretti a lottare per sopravvivere come animali davanti ad una manciata di Septim. E chi non ce la fa’ soccombe. Senza che noi possiamo fare qualcosa per evitarlo.- proseguì la giovane Bretone.- Sembri un brav’uomo, promettimi che ti occuperai di lei, da qualche parte ha una figlia e vuole che le consegni questa lettera, ma non posso farlo.- le rivelò Erin, rattristata.Gunther esitò.- Questa donna ha collaborato con i Rinnegati insieme al marito. Thonar le ha offerto a più ripreso di tirarla fuori da qui, ma lei ha sempre rifiutato, lo ha sempre rifiutato, chiamandolo assassino e traditore. Perché dovrai aiutarla?- chiese, perplesso, il giovane Nord.Erin sospirò rassegnata, rimettendo via la lettera, prima di rispondere a Gunther.- Perché la verità ha molte facce, Gunther. E perché Thonar Sangue d’Argento è un uomo in una posizione di potere. Gli uomini di potere godono nell’usare il proprio potere per far del male alle brave persone, non dimenticarlo.- rispose, di nuovo amareggiata, la Bretone, mentre qualcuno entrava nei Warren ed a Gunther per poco non venne un infarto quando si trovò davanti la donna che aveva salvato al mercato.- Bonne chance, Nord...- si limitò a dire Erin, prima di recuperare lo zaino portole da Margret, indossare mantello e cappuccio ed andandosene il più fretta possibile da quel posto.Seguita subito dopo da Gunther. Il Nord si guardò attorno alla ricerca di quella donna, dopo essersi ricordato dove l’aveva già vista, ma ormai non c’era più traccia di lei.Quasi fosse stata uno di quegli spiriti vendicativi di cui si parlava tanto nelle Leggende e nei miti. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Whiterun
Sala dei Compagni
Un paio di settimane dopo
Farkas stava bevendo una generosa pinta di idromele, mentre nell’altra aveva un cosciotto che al confronto della sua mano sembrava uno stuzzicadenti, fece per addentare il cosciotto quando le porte di Jorrvaskr si spalancarono, e lui recalcitrante depositò entrambi sul tavolo per vedere di chi si trattava.Il grosso Nord si sistemò e si pulì la bocca con il dorso della mano, prima di pulirsi le mani nella corazza ed avvicinarsi al ragazzo che stava in piedi sulla porta in attesa che qualcuno lo degnasse di uno sguardo.- Questa è Jorrvaskr, la Sala dei Compagni, ragazzo. Che cosa vuoi?- gli chiese Farkas, squadrando il ragazzo in armatura d’acciaio un sacco in spalla e un’ascia che gli pendeva da un fianco, insieme ad uno scudo di legno assicurato alla schiena.- Cerco mio zio, Skjor.- rispose, sicuro, Gunther all’omone che aveva davanti e che ricordava vagamente.- Skjor non c’è, chi lo cerca?- chiese un uomo anziano, ma dagli occhi gentili e che emanavano calma e serenità.- Precursore….- esordì Farkas, forse per giustificarsi per aver lasciato che il ragazzo entrasse nella Sala senza invito o avergli chiesto di andarsene.- E’ tutto a posto, Farkas, ragazzo.- lo rassicurò il Precursore dei Compagni.- Come ho detto, Skjor ed Aela non sono qui, cucciolo. Perdona l’accoglienza, siamo Guerrieri, non damerini incipriati.- si scusò il Precursore.- Che cosa cerchi da Skjor?- ripeté il Precursore., calmo.- Sono Gunther, suo nipote.- rispose, nervoso, Gunther.- Ho bisogno d’aiuto.-- Sei nel posto giusto, allora. Vieni, aspetteremo tuo zio nel mio studio, così mi racconterei che cosa ti è successo e vedremo di trovare un modo per risolvere i tuoi guai.- lo rassicurò il Precursore dei Compagni, mettendogli una mano sulla spalla e allungando l’altra per farsela stringere.- Io sono Kodlak Bianco-Manto, il Precursore dei Compagni. Benvenuto, Gunther.-
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Magic of the battle
by alishepcr85
C
hapter Nine: End of Times
4E 199
Helgen
Second Seed, 14
La locanda di Vilold era piena di avventori e di soldati della locale fortezza Imperiale.Ralof ordinò una nuova caraffa di Idromele al mirtillo, la specialità della casa mentre Gunther non riusciva a staccare gli occhi di dosso ad una ragazza che sedeva insieme ai suoi genitori e la ragazza faceva lo stesso.- Dovresti vedere che sventola di Imperiale è arrivata a Riverwood, amico mio.- blaterò Ralof.- Lei ed il fratello hanno aperto un negozio di merce generica accanto al Gigante Addormentato e….- proseguì il suo amico, interrompendosi, quando comprese che Gunther non lo ascoltava. Finché non vide il perché il suo amico non lo ascoltava e iniziò a schernirlo.- Forse dovrei mettere un paio di meloni all’interno della maglia e tinteggiarmi gli occhi. E farmi crescere ancora di più i capelli. Almeno così mi ascolteresti.- si lamentò, scherzosamente, Ralof.- Saresti comunque uno spettacolo orripilante, amico mio.- rispose, inorridito, Gunther davanti all’immagine di Ralof conciato a quel modo.- La conosci?- chiese il giovane, all’amico più anziano.- Angi? È qui di Helgen, i genitori sono cacciatori ora, ma la madre era una Shield-maiden ed il padre una guardia del Falkreath. Sono diventati cacciatori e si sono trasferiti qua ad Helgen quando la donna è rimasta incinta della figlia, sono brave persone.- rispose, serio, Ralof.- Rimani qui, vado a prendere una bottiglia di Idromele al bancone.- decise Gunther, pensieroso.- Ehi, l’Idromele si consuma in due!- protestò Ralof, mentre veniva piantato in asso dall’amico di punto in bianco.- Dovresti dividerlo con me, amico, le donne portano solo guai, specialmente una donna come Angi...- insistette il Nord di Riverwood.- Quando diventerai una bella donna, invece di una primadonna, te la offrirò una bottiglia di idromele. Torna pure a casa tua senza di me e porta i miei saluti a Gerdur. Ci vediamo alla Giumenta la settimana prossima.- gli promise Gunther, mettendo in atto il suo piano, sperando che funzionasse.Purtroppo, il giovane dovette aspettare inutilmente tutta la sera, Angi ed i suoi se ne andarono poco prima che Vilold che chiudesse, costringendo Gunther a fare altrettanto, ma lui non demordette.Ritornò anche le sere successive, sedendosi sempre al bancone, sperando che Angi si avvicinasse per qualsiasi motivo e attaccare bottone, finché una sera Mikael, il bardo che di solito si esibiva alla Giumenta Bardata fece capolino lì e iniziò a disturbare Angi e la sua famiglia.Gunther sul momento lasciò correre, Mikael era noto per essere un marpione, motivo per cui non ci diede peso più di tanto, ma all’ennesimo avvertimento della ragazza di lasciarla stare ed il bardo insisteva come se si fosse attaccato a lei come una zecca al pelo di un cane, il giovane decise di intervenire.- La signorina ha detto di no. Faresti meglio ad andartene e lasciarla in pace, strimpellatore e sfondatore di tamburi dei miei stivali.- lo minacciò velatamente Gunther, sperando di convincerlo con le “buone” ad andarsene e lasciare Angi in santa pace, ma come sempre Mikael fece orecchie da mercante.- E chi me lo dovrebbe impedire, tu, Stone-Shield?- lo schernì ridendogli in faccia, il bardo.- Nessuno mi impedirà di portarmela a letto, nemmeno un selvaggio senza cervello come te.- aggiunse, spavaldo, il bardo.- Per favore, non iniziate una rissa, o i Legionari mi faranno chiudere bottega prima del previsto, stasera.- li implorò Vilold, ma era troppo tardi.Gunther fece partire un pugno in piena faccia a Mikael, facendolo finire a terra, rallegrando la serata dei presenti, che esultarono alla prospettiva di poter assistere finalmente ad una rissa. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ - Ahia!- si lamentò Gunther, mentre Angi gli ripuliva il taglio sopra l’occhio dal sangue.La Locanda di Vilold era un disastro, ma almeno Mikael aveva capito l’antifona, come al solito la rissa era degenerata finché la Legione non era intervenuta per sedarla, ed era servito allo scopo che si era prefissato il giovane Nord.- Andiamo, è solo un graffietto, non fate il succhia-latte.- gli disse Angi, ridacchiando.- Brucia...- si lamentò, offeso, Gunther.- Dovevate pensarci prima di iniziare una rissa per proteggere una sconosciuta dalle mira di un bardo troppo audace.- lo riprese, bonariamente, la ragazza, continuando a medicare l’uomo che l’aveva salvata. Anche se, se non fosse intervenuto, sarebbe riuscita a resistere agli insistenti tentativi di corteggiamento del bardo.- Grazie, comunque. Se non foste intervenuto, lo avrei comunque atterrato io con un pugno. Io o mio padre.- aggiunse la donna, sentendosi lusingata che un forte maschio Nord si fosse fatto avanti per evitarle una notte in prigione.- Ahhh, non ditelo nemmeno. Mikael corteggia ogni donna su cui mette gli occhi, non risparmia persino le vedove o le donne sposate. A Whiterun lo hanno menato più di una volta, per questo. Ce l’ha per vizio….per lui conquistare donne è come collezionare spade.- a quell’affermazione, Angi scosse la testa, divertita.- E voi non avete perso l’occasione per mettervi in mostra, a quanto pare. Ho notato che da qualche tempo frequentate spesso la locanda qui ad Helgen, insieme a Ralof.- affermò, inarcando un sopracciglio, la Nord, una volta finito di medicare Gunther e passandogli una borsa di pelle contenente neve. Borsa che Gunther mise subito sul taglio sopra l’occhio.- ….è per l’Idromele di Vilold, è molto buono e non si trova a Whiterun.- cercò di giustificarsi Gunther, ottenendo lo scherno della Nord.- Ed io che pensavo che fosse per me. Magari dovrei travestirmi da bottiglia di idromele, da come mi guardate tutte le volte che vengo qui con i miei genitori pensavo che mi stavate ammirando.- scherzò Angi.- No, io non….l’idromele è molto buono ed anche voi lo siete….volevo dire...sto peggiorando la cosa, vero?- chiese, rassegnato, Gunther, nel panico più totale.- Leggermente.- ammise, divertita, Angi.- Cosa dite se domani sera ci troviamo al Gigante Addormentato? Vilold avrà sicuramente chiuso e non mi va’ di andare fino a Whiterun da sola, anche se sono una forte donna Nord e non una succhia-latte Imperiale. Le strade di questi tempi non sono molto sicure.- gli propose Angi, prendendo l’iniziativa.Gunther rimase a bocca aperta, nel sentire quelle parole: si era aspettato di venire cacciato, non di venire invitato a uscire fuori una sera con lei, e non sapeva che cosa rispondere, di colpo la sua sicurezza venne meno e per qualche minuto rimase in silenzio.- Va’ bene….- rispose, ancora stupito, Gunther, arretrando e rischiando di cadere dalle scale che portavano alla casa di Angi, senza togliere gli occhi di dosso alla donna. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Helgen
Un anno dopo
La relazione con Angi sbocciò inaspettata, e Gunther finalmente pensò di aver trovato un po’ di pace e tranquillità, insieme alla donna con cui passare la sua vita, e lui ed Angi avevano già iniziato a parlare anche di matrimonio.Gunther continuava a procurarsi da vivere come cacciatore di taglie, suo zio gli aveva detto chiaro e tondo che nei Compagni non stavano reclutando, esortandolo a togliersi dalla testa di unirsi a loro senza però dirgli il motivo per cui non voleva che il nipote si unisse alla più importante Gilda dei Guerrieri di Skyrim.Aveva dovuto iniziare a spingersi sempre più lontano in altri feudi, a causa della guerra incombente e gli scontri che si facevano sempre più frequenti le guardie dei vari feudi erano concentrati sulla difesa dei confini dei propri feudi che sul gestire la sicurezza dei sudditi dei vari Jarl. Dando così molto lavoro a persone come lui.Incontrava sempre più spesso anche pattuglie di Justiciar Thalmor che conducevano con loro prigionieri o semplicemente giravano indisturbati per la sua terra, ma non era più tornato a Markhart dopo la situazione con Madanach.La sua fattoria era stata sbarrata completamente e inviava i soldi per pagare le tasse onde evitare che gli venisse portata via, e con lui e Angi che parlavano di matrimonio stava iniziando a pensare di tornare laggiù, per sfidare i Sangue d’Argento.Li aveva lasciati senza troppi rimorsi, ma sapeva che se fosse tornato laggiù la situazione si sarebbe fatta complicata, Bjorn lo aveva avvisato e sebbene non fosse un genio, Gunther lo aveva capito che i Sangue d’Argento si sarebbero presi la loro vendetta.Gunther varcò tranquillo la porta della Locanda di Vilold, Angi era già lì, insieme ai suoi genitori e come sempre lo invitò a sedersi con loro, in quell’anno era diventato di famiglia ed il padre di Angi lo aveva aiutato a sistemarsi lì alla fortezza, per essere più vicini a loro ed alla figlia.Ralof, di contro, un giorno si era alzato e si era diretto a Windhelm, tornando di tanto a Riverwood parlando quasi sempre di Ulfric, lo Jarl ribelle, quando accadeva che Gunther e lui si trovavano al Gigante Addormentato. Qualche volta aveva portato anche Angi, con lui, ma la donna ad un certo punto si era stufata di sentir parlare di Talos e di quanto fosse giusta la ribellione di Ulfric Stormcloak, e così non lo aveva più seguito.Era qualche mese che non lo vedeva, ed avrebbe voluto dirgli che lui ed Angi sarebbero presto convolati a nozze, ma non poteva farlo visto che anche Gerdur non aveva voluto dirgli dove si trovava il fratello.Mentre lui ed Angi stavano discutendo di queste cose con i genitori di lei, alcuni soldati della guarnigione Imperiale fecero il loro ingresso nella Locanda, e Gunther vide chiaramente che erano facce nuove e da come pretesero di essere serviti per primi comprese che avrebbero portato guai.Riuscirono ad ignorarli per buona parte della serata, finché uno di loro non mise gli occhi su Angi che era scoppiata a ridere davanti ad una battuta di suo padre nei confronti di Gunther, una cosa che accadeva spesso.Il Legionario si avvicinò al loro tavolo, accompagnato da un commilitone, iniziando a fare complimenti pesanti ad Angi, la quale rispondeva colpo su colpo nella speranza di allontanarli, ma non servì a fare altro che peggiorare la cosa.- Mia figlia è fidanzata, allontanatevi subito o….- minacciò il padre di Angi trovandosi una spada Imperiale puntata alla gola.- Oppure cosa, Nord? Chiami le guardie? Ti devo forse ricordare che la Legge siamo noi?- gli disse, sprezzante, il Legionario.- Per favore, lasciatelo stare, non sono interessata a voi, lui è il mio fidanzato.- affermò Angi, indicando Gunther, il quale si alzò in piedi deciso a proteggerla ad ogni costo.- Non mi sembra che abbia detto qualcosa di male, Angi non è interessata a voi, mi sembra chiaro.- affermò, coraggiosamente, Gunther, tirando protettivamente Angi a sé, ma il Legionario gliela strappò di mano.- Voi Nord siete molto ospitali, giusto? Ed anche le vostre donne.- affermò il soldato, spintonando via Gunther tra le braccia del commilitone. Nessuno degli altri avventori osò intervenire.Il padre di Angi intervenne per riprendersi la figlia, avendo capito che cosa stava per accadere, Gunther riuscì a liberarsi per aiutare il futuro suocero, ma intervenne troppo tardi: il Legionario infilzò il padre di Angi con la propria spada dopo che questo gli aveva dato una testata per liberare la figlia.Quello che accadde dopo, segnò la fine di tutto. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Riverwood
Ralof grugnì: era appena tornato da Windhelm e si era buttato sul letto con ancora addosso la corazza delle guardie della città fondata da Ysgramor, e per evitare che Gerdur ed il marito si svegliassero prima di aver riposato il giusto prima di riaprire la segheria, decise di andare ad aprire lui al pazzo che stava bussando alla sua porta così incessantemente.- Arrivo….dannazione, dovete avere una valida ragione per sfidare l’ira di un Nord assonnato!- protestò Ralof, facendo comunque svegliare Gerdur. Ralof cercò la toppa ed aprì la porta, trovandosi davanti Gunther sporco di sangue e la sua ragazza in stato confusionale, scarmigliata e ferita.- Talos sia benedetto, am che cosa vi è successo?!- esclamò, spaventato, Ralof.- Lunga storia, possiamo entrare?- chiese Gunther, stringendo sempre di più a sé Angi che stava tremando come una foglia e fu Gerdur a rispondere.- Certo, entrate. Hod, va’ a prendere legna per il fuoco, e tu Ralof, prendi delle vesti pulite per entrambi.- ordinò la donna prendendosi carico dell’occuparsi di Angi, costringendola a coricarsi nel letto di Ralof, il quale fece come gli aveva detto la sorella, aggiungendoci una bottiglia di idromele per l’amico, versandone il contenuto in due caraffe.Lasciò che Gunther si calmasse un po’, prima di ripetergli la domanda.- D’accordo, ora mi dici che cosa ti è successo per disturbare la gente onesta a quest’ora della notte.- lo invitò Ralof, preoccupato. Angi si ritrasse, mentre Gerdur cercava di medicarla e calmarla.Gunther esitò, il sangue che ancora gli ribolliva, ma alla fine si decise ad aprire la bocca e raccontare tutto al suo migliore amico.- Eravamo da Vilold, stavamo discutendo del matrimonio tra me ed Angi con i suoi genitori.- esordì, respirando a fondo, Gunther.- Alcuni Legionari nuovi sono entrati nella Locanda ed hanno iniziato a molestare Angi. Suo padre ha cercato di difenderla, loro non si sono fermati e hanno prima ucciso il padre di Angi e poi la madre quando questa ha iniziato a gridare e poi….- continuò il giovane, fermandosi ad osservare la sua fidanzata.- Ho cercato di fermarli, ci hanno trascinati entrambi sul retro della Locanda mentre i loro commilitoni andavano a chiamare rinforzi, e…..hanno iniziato a violentarla a turno. Mentre mi tenevano fermo. Non so come, ma sono riuscito a liberarmi e poi...- continuò Gunther, dando un pugno al tavolo, facendo sobbalzare persino Ralof.- Siamo dovuti scappare da Helgen il più in fretta possibile prima che la Legione ci arrestasse.- concluse Gunther, tracannando l’idromele direttamente dalla bottiglia.- Imperiali bastardi!- esclamò, rabbiosa, Geldur, tornando poi ad occuparsi di Angi.Ralof rimase in silenzio per qualche secondo, pensieroso.- Angi rimarrà qui finché non si rimetterà, tu verrai con me a Windhelm. Non otterreste mai giustizia dalle autorità Imperiali, soprattutto non appena scopriranno i corpi dei due bastardi. Gerdur….- esordì il suo amico, rivolgendosi alla sorella.- Non dire altro, preparo tutto ciò che gli può essere utile per il viaggio. Angi sarà ricercata.- rispose, prontamente, Gerdur.- Troveremo una soluzione anche a quello, Gerdur.- la rassicurò il marito. Hod aprì un’altra bottiglia di idromele e la passò a Gunther, prima di portare un catino colmo di acqua calda e del sapone.- Datti una ripulita, ragazzo, e dopo cambiati, penseremo noi ai tuoi abiti sporchi. Di certo non te ne puoi andare in giro così sporco.- gli ordinò Hod, ordine a cui Gunther obbedì senza protestare.- Le diremo noi dove sei andato, tu e Ralof fareste bene a mettervi in viaggio non appena sarete pronti a mettervi in viaggio.- consigliò loro Hod.Un’ora dopo, dopo aver detto addio alla sua fidanzata, schioccandole un bacio sulla fronte quando finalmente si era addormentata una volta ripulita e vestita con abiti puliti, Gunther non avrebbe avuto comunque il coraggio di dirle che si sarebbe arruolato nei Manto della Tempesta e non sapeva quando e se sarebbe tornato, stavano già viaggiando entrambi in direzione di Windhelm.Mentre il sole sorgeva su Skyrim, Gunther elevò un’ultima preghiera a Zenithar affinché lo proteggesse nei giorni che stavano per arrivare per lui e per Angi, chiedendogli la forza di continuare a vivere e combattere affinché potesse un giorno tornare da Angi e gettarsi alle spalle tutto quello. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
4E 201
Ultimo Seme
Forte Greenwall
La Comandante dell’attacco al Forte, un Tribuno della Legione che aveva galvanizzato i suoi sottoposti caricando senza remore a cavallo e seminando morte e distruzione senza precedenti tra le loro fila, era stata finalmente isolata da Salty-Killer e Rock-Breaker dai Legionari che le erano rimasti una volta che loro avevano portato soccorso alla guarnigione del Forte vicino a Riften.Gunther riprese fiato, mentre i suoi diretti superiori incalzavano la donna, che si stava difendendo con le unghie ed i denti, dimostrandosi una valente guerriera degna di rispetto, almeno da parte sua: l’Imperiale era allo stremo, eppure non riuscivano ad averne ragione e Gunther decise di intervenire.In tutto il tempo in cui era nella ribellione, aveva utilizzato la magia poche volte, i suoi superiori non vedevano di buon occhio i maghi e lui si era ritrovato spesso a fare compagnia a Wuunferth the Unliving che ai suoi commilitoni, mentre Ralof era diventato parte della guardia personale di Ulfric Stormcloak.Gunther uccise l’ultimo Legionario che si era gettato avanti per difendere la sua Comandante, e poi diresse la sua attenzione al Tribuno, che vedendosi accerchiata e sul punto di cadere dagli spalti si era fermata in attesa di combattere per la sua vita: il giovane Nord evocò il ghiaccio e lo diresse alle gambe della donna, dopodiché la colpì con violenza al petto, di taglio e Rock-Breaker con un calcio la buttò giù dagli spalti.Mentre i suoi superiori festeggiavano ed il resto dei suoi commilitoni macellavano i Legionari rimasti, Gunther si sporse per vedere se fosse davvero morta: vedendo che non lo era, il giovane lanciò un insulto all’Impero ed a quel demone di donna che anche se era ferita gravemente e sul punto di svenire,cercava di recuperare la sua spada e rimettersi in piedi, prima di raggiungerla, colpendo con il piede la mano dell’Imperiale e preparando la sua ascia d’acciaio per darle il colpo di grazia mentre il Tribuno della Legione Imperiale grugniva a causa del dolore causato dalle sue ferite.Gunther fece per colpirla, ma prima una scarica elettrica magica e poi un calcio allo stomaco gli impedì di portare al termine il suo compito: sollevando il volto si trovò davanti un Agente del Penitus Oculatus che copriva il suo commilitone intento a portare in salvo il Tribuno.- Prendetevela con qualcuno grosso come voi, traditore.- lo sfidò, gelida, l’Agente donna del Penitus, mentre si posizionava in una strana guardia. Fuoco avvolgeva i suoi pugni ora, mentre al suo fianco pendeva la spada Imperiale ed il pugio tipico dei Legionari.- Molto volentieri, Imperiale.- rispose, bellicoso, Gunther, dopo aver sputato in terra in segno di disprezzo. Ripensò ad Angi, ai Thalmor, ai suoi genitori, tutte le cose che aveva perso a causa della Legione e dell’Impero, e rivolse tutta la rabbia addosso all’Agente del Penitus Oculatus che aveva davanti. Il trionfo che gli morì in gola quando vide che la sua magia elementale si era infranta contro lo Scudo Magico della donna davanti a lui, e dopo un primo momento di smarrimento, Gunther decise di utilizzare metodi più tradizionali.Sarebbe uscito vincitore lui da quello scontro, ed avrebbe finalmente ottenuto la simbolica vendetta che cercava sin da quando quei due Legionari, ad Helgen, avevano distrutto il suo mondo e la vita sua e di Angi.
----- CHAPTER BREAK -----
Magic of the battle
by alishepcr85
Chapter Ten: Blinding Dream
Città Imperiale
4E 195
Distretto del Mercato
Amande depositò la caraffa sul tavolo attorno al quale era seduta insieme ai suoi colleghi.Era alla Città Imperiale da due anni, e si era buttata negli studi magici per lasciarsi alle spalle quello che era accaduto a Wayrest.Dopo un primo momento, in cui si era volutamente isolata per prendere fiato, per aggiustarsi alla nuova vita ed alla nuova città dove si trovava, Amande non aveva faticato a stringere nuove amicizie, ma non era sicuramente un’amicizia solida, vista la competizione che c’era tra di loro, soprattutto con Asclepio, l’Imperiale che voleva diventare un Guaritore e che per poterlo fare al meglio si era unito all’Accademia dei Sussurri invece che al Sinodo.Il motivo? Amande ci aveva messo un po’ a scoprirlo e le ci era voluto essere lei stessa paziente di Asclepio dopo un’avventura in una rovina Ayleid al seguito del Maestro Ahdjari, dov’era rimasta infettata da uno zombie che non era riuscita a tenere bada prima che la raggiungesse. Non sapendo riconoscere i sintomi, Asclepio aveva tentato diverse cure, prima di indovinare quella corretta. Mentre lei stava sempre più male.- Non te ne andrai subito, vero, Amande?- le chiese, stupita, Ingrid, una Nord di Bruma che evocava martelli da guerra e si era buttata sull’Alchimia, talmente grossa che faceva sembrare tutti dei Bosmer. Inoltre, Ingrid era quella che distillava bevande alcooliche per tutti senza che i Maestri lo sapessero, quando non potevano uscire a divertirsi per vari motivi.- Infatti, Durand. Hai bevuto solo una pinta di birra.- le fece notare Asclepio.- Meglio così, credetemi. Non reggo molto bene l’alcool.- si giustificò Amande, anche se lei l’alcool lo reggeva benissimo. Dopo la multa di cinquecento Septim per la notte brava al “Leone Rampante”, non voleva più ripetere un exploit del genere. Soprattutto considerando che avrebbe dovuto pagare di tasca sua la cifra per intero.- Per stasera basta così, davvero. Domani devo partire per la Frostcrag Spire con Maestro Ahdjari, e non voglio fare tardi.- rispose, determinata, Amande.- Tsk, sicuro….avevo dimenticato che sei la sua cocca. Noi poveri stronzi rimaniamo qui a marcire nella Città Imperiale e lei si prende le missioni migliori.- borbottò Asclepio, invidioso.- Maestro Ahdjari lo aveva proposto anche a te, ma ti sei rifiutato. Sei una primadonna e vuoi sempre essere al centro dell’attenzione, per cui posso capire come tu sia la vittima in tutto questo.- lo rimbeccò, pronta, la Bretone. Calmandosi quando vide Ingrid alzarsi, la Nord pronta a separarli, come al solito.La rivalità tra lei ed Asclepio era una rivalità sana, ma da quando Etienne le aveva fatto quel voltafaccia Amande era sempre sulle spine e quell’Imperiale adorava urtare i suoi nervi ad ogni occasione che gli era possibile afferrare.- Stavo solo sottolineando il fatto,- proseguì, velenoso, Asclepio.- che quando Maestro Ahdjari ha bisogno di un’assistente, chiama te molto spesso, Durand. Troppo spesso. Quindi scusami se faccio fatica ad accettare la cosa.- concluse l’Imperiale, sorseggiando con calma la sua seconda pinta di birra.- Forse perché Amande è decisamente più responsabile di te, Ippocratus.- lo silurò Athrandil Gahareat, l’Altmer che faceva un punto d’orgoglio nel mostrare a tutti la sua discendenza dall’eroina del Primo Dominio Erianea Gahareat.- Certo, dovrebbe impegnarsi di più nello studio dell’Illusione e dell’Evocazione, ma non possiamo essere bravi in tutto come me.- ci tenne a sottolineare Athrandil.- L’Illusione è noiosa. L’Evocazione….é assolutamente fuori discussione per me.- rispose Amande, cercando di nascondere il vero motivo perché era così scadente con l’Evocazione.Era accaduto più di una volta che durante le lezioni di Evocazione non era riuscita a evocare niente, neanche un misero lupo, ed alcuni di loro la prendevano in giro per questo, prese in giro che Maestro Adhjari zittiva subito, conoscendo il motivo per cui Durand non riusciva ad evocare nulla. Ashur ,il Dunmer senza Casata né famiglia, fu l’unico a restare in silenzio, unico depositario dei segreti di Amande oltre al loro Maestro Redguard, scambiando un’occhiata eloquente alla Bretone.- Ora devo andare, davvero. Mi dispiace se non posso restare e mi dispiace se vi sentite offesi e minacciati dal fatto che Maestro Adhjari non vi scelga quanto vogliate.- affermò Amande, amareggiata da quella conversazione.Uscì dalla Locanda, incamminandosi verso il Distretto dei Giardini Elfici, raggiunta dal suo compagno di studi Dunmer: Ashur non le disse nulla, per un buon tratto di strada, quando finalmente aprì la bocca.- Quell’Asclepio è uno s’wit, non dovresti cadere nelle sue provocazioni, Bretone. Meriti di avere quest’incarico, più di tutti noi.- la rassicurò Ashur.Amande sospirò, amareggiata.- Grazie, Ashur, ma questi due anni sono stati pesanti e inizio a sentire di nuovo nostalgia di casa. Questa situazione….questa situazione mi rende più nervosa di quanto credi. E tutto per un dannato lupo evocato.- rivelò, stringendo i pugni, Amande.- Non posso scrivere, non posso tornare ad High Rock nemmeno sotto falso nome, perché il Sinodo ha l’orecchio e gli occhi dell’Imperatore, e non posso rischiare di mettere in pericolo la mia famiglia o i miei amici. Quelli che mi rimangono, almeno.- si sfogò la giovane Bretone.- Avresti dovuto combattere, mia cara amica Bretone. Da quello che ho visto hai abbastanza fegato per sfidare un Minotauro e uscirne vincitrice, un Maestro Telvanni potrebbe essere un ottimo alleato, se mai deciderai di visitare Morrowind. Loro vedono i Maghi del Sinodo come neonati che maneggiano cose oltre la loro comprensione.- ribatté, serio, il Dunmer.- I Telvanni ritengono tutti neonati che non sanno usare la magia.- protestò, inarcando un sopracciglio, Amande memore del suo breve incontro con Maestro Neloth l’anno prima, in modo casuale mentre passeggiava per i Giardini Elfici dove l’Elfo alloggiava. L’aveva scambiata per la sua Sovrintendente e le aveva ordinato anche piuttosto seccato di portargli il suo thé.- Considerando che possiamo vivere fino a seicento anni, senza magia, sì voi n’wah siete tutti neonati per noi. Maestro Neloth era già vecchio all’epoca del ritorno del Nerevarine, e abbastanza potente da non aver bisogno di dimostrarlo a nessuno.- affermò, divertito, Ashur.- Hai mai conosciuto il Nerevarine?- chiese Amande, cercando di cambiare il discorso.Ashur sollevò gli occhi al cielo.- Non chiedermelo. È un argomento di cui preferisco non parlare.- rispose, rassegnato, il Dunmer.- Oh, andiamo….non può essere così brutta come cosa.- lo invitò la giovane Bretone, ormai incuriosita dalla reazione del compagno di corso Dunmer, dopo avergli nominato il famigerato eroe della Profezia che aveva sconfitto il Tribunale composto da Sotha Sil, Almalexia e Vivec.- D’accordo, però dovrai negare che ti ho parlato di lei se dovessi avere la sfortuna di incrociarla.- le fece promettere il Mer, rassegnato ormai a dover menzionare il Dremora in persona.- Beh, io un tempo ero un Ashkhan Ashlender, della sua stessa tribù d’origine e si portava a letto mia sorella. Quando Llonila è stata uccisa, lei ci ha lasciati per poi riapparire qualche tempo dopo, e….diciamo che non ci siamo lasciati bene. Non so veramente nulla di lei più di quanto ti ho appena detto. So solo che poco prima che la Crisi dell’Oblivion iniziasse è sparita nell’Oblio. Nessuno sa’ dove sia o se sia ancora viva. Girano solo voci che sia morta insieme alla Regina Barenziah.- rivelò Ashur, godendo dello sguardo stupito della n’wah Bretone.- Non pensavi fossi così vecchio?- le chiese il Dunmer, beffardo.-….Un Ashkhan Ashlander? Che cosa ci fai qui, allora?- chiese, sorpresa, Amande, mentre si fermò sulla porta dell’edificio che li ospitava nel Distretto dei Giardini Elfici.- Ho lasciato la guida della tribù a mio figlio Thelandril, volevo vedere quello che c’era aldilà della Foyada e cercare Rayna. Prima che la vita mi abbandoni. Ho capito che fosse venuto il momento di mettere pace tra me e lei, per raggiungere mia sorella e nostro padre nella gloria di Azura.- spiegò Ashur.- La morte mi è negata finché non cancellerò l’onta di aver abbandonato una del nostro Clan e non essere partito insieme a lei per vendicare la morte di Llonila. La donna saggia della nostra Tribù ha detto che solo così posso placare lo spirito di mia sorella e permettere agli Urshilaku di prosperare di nuovo, nelle terre coperte di cenere di Vvanderfell.- concluse, severo, il Dunmer.Amande gli appoggiò una mano sulla spalla, comprendendo bene il suo dolore, anche se solo in parte, con il passare del tempo l’idea che Etienne avesse potuto essere stato costretto a tradirla aveva iniziato a farsi strada nella sua mente. Avrebbe dovuto scavare a fondo, far emergere la verità ed evitare che il loro gruppo si sfaldasse, ma la rabbia ed il dolore per il tradimento subito avevano prevalso sui suoi dubbi e domande. Inoltre, indagare più a fondo, avrebbe anche potuto essere deleterio per i suoi famigliari.A insaputa di tutti, a volte di notte si svegliava fradicia di sudore, quando riviveva nel sonno il momento in cui quei mercenari avevano teso l’imboscata a lei e a suo fratello, ed era l’ultima cosa che avrebbe voluto che si ripetesse: non era stata una fuga da codardi, ma un modo per proteggere le persone a cui teneva maggiormente.Non era ancora pronta a perdonare Etienne, quello temeva che non lo sarebbe mai stata, ma comprendere i motivi per il quale lo aveva fatto, quello forse lo era e forse quando sarebbe potuta tornare a casa lo avrebbe cercato e lo avrebbe affrontato. Sarebbe dipeso da lui se si meritava di essere perdonato o meno, cosa per la quale pregava Dibella ogni giorno, per fare sì che la fine della loro amicizia avesse un senso.Riguardo ad Ashur, non seppe proprio che cosa dirgli. Il Dunmer era sempre stato per i fatti suoi, trovando in lei un interlocutore privilegiato quando Asclepio e gli altri non erano attorno, in quel caso Ashur si era sempre limitato ad ascoltarli ed ora capiva il perché.- Buonanotte Ashur.- si limitò ad augurargli buonanotte, la quantità di informazioni ricevuta su di lui era stata come la lava della Montagna Rossa, e faticava ancora a credere alla storia che le aveva raccontato.Che cosa aveva spinto un Ashkhan Ashlander a viaggiare fino a lì alla ricerca di qualcuno che poteva essere presumibilmente morto? Se voleva mettere pace tra lui e questa femmina Dunmer, perché era lì all’Accademia dei Sussurri e non girovagava per Tamriel a cercarla?Pensava che forse sarebbe arrivata lì alla Città Imperiale? Con quello che le aveva raccontato, non sembrava il tipo che si faceva annunciare da una fanfara di soldati Dunmer o spargendo Drakes a destra e sinistra.Sempre se fosse stata ancora viva. La Storia di Tamriel era piena di Eroi che sorgevano e poi sparivano nelle sabbie del tempo o in modo misterioso: era successo all’Eterno Campione, era successo all’Agente, era successo al Campione di Cyrodiil. Reman Tullius era l’unico di cui si sapeva con chiarezza la sorte, i Thalmor non avevano badato a spese per far sapere a tutta Tamriel che erano riusciti a ucciderlo, insieme alla moglie, vicino a Chorrol dove vivevano. L’eco della notizia aveva fatto molto scalpore e molti avevano pianto la scomparsa dell’uomo che li aveva salvati dalle orde di Mehrunes Dagon, insieme all’ultimo dei Septim.Amande si coricò, consapevole che l’indomani avrebbe lasciato la Città Imperiale in vista di un periodo di studi lontana da essa, non amava la parte Nord di Cyrodiil, ma il suo Maestro voleva che iniziasse ad applicare quanto imparato fuori dalle comodità offerte dalla Capitale dell’Impero. Pensava di aver già a sufficienza opportunità per quello attorno al bacino del Niben, con tutte quelle grotte e rovine Ayleid, per questo la Bretone non comprendeva la necessità di dover lasciare completamente la Città Imperiale.Il suo immergersi nella società Cyrodiillica e frequentare il porto davano alla giovane donna quella soddisfazione della sua voglia di stare in mezzo alle persone che era parte di lei come respirare, il Nord era spoglio ed inospitale, oltre che disabitato per la maggior parte ad eccezione di Bruma.La Frostcrag Spire era stata lasciata all’Accademia dei Sussurri dai discendenti del Campione di Cyrodiil, inaspettatamente, ma era una torre solitaria in mezzo al nulla, e le uniche persone che avrebbe frequentato sarebbero stati i suoi Colleghi dell’Accademia dei Sussurri, ma non Ashur, Asclepio, Ingrid ed Athrandil. Erano maghi che erano più vecchi e più esperti di lei, nessuno con cui veramente scambiare idee o semplicemente passare una serata in completa tranquillità ed in compagnia.Amande sospirò, già ansiosa al solo pensiero di tutto quello che l’aspettava alla Frostcrag Spire. Vedeva in lontananza mesi di solitudine e di noia, e non poteva farci niente. Sperava di tornare ogni tanto alla Città Imperiale.Per non impazzire completamente. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Due giorni dopo
Strada Verde
Cyrodiill
- Amande, tutto bene?!- le chiese, preoccupato Maestro Adhjari dopo che alcuni banditi li avevano assaliti e si erano dovuti difendere.- Sì….penso di sì, Maestro Ahdjari.- la Bretone rispose, curandosi finché la ferita non si richiuse sotto l’influsso della sua Magicka. Il suo Maestro le passò una pozione per aiutarla a recuperare la sua Magicka avendo notato, durante le lezioni alla Città Imperiale, che Durand non rigenerava facilmente le sue riserve come di solito accadeva invece agli altri studenti.Il Redguard aveva cercato di chiederglielo più di una volta, ma non era mai stato necessario farlo finché non aveva iniziato a farle avere esperienza sul campo, e la mancata rigenerazione era diventata un problema che neanche lui riusciva a risolvere. La situazione era migliorata dai primi mesi in cui Durand aveva ripreso ad addestrarsi nelle arti magiche, ma se una lezione si prolungava troppo o stavano giorni in viaggio o accampati, Amande doveva fare affidamento sulle pozioni per recuperare sufficiente Magicka per difendersi.- Possiamo proseguire verso Bruma, quindi. Per sicurezza ti porterò alla Cattedrale di Saint Martin, per far dare un’occhiata alla tua ferita al guaritore locale, prima di proseguire per la Frostcrag Spire.- le ordinò Maestro Adhjari, prendendosi carico anche della sacca della sua allieva per alleviarle la fatica del viaggio, severo.Amande annuì in silenzio, raddrizzandosi e rassegnandosi a vedere il suo Maestro farsi carico del suo peso senza che lei potesse protestare o rifiutarsi: era abbastanza forte per portarselo da sola, ma il Redguard fu inflessibile e dovette lasciarlo fare. Proseguirono il viaggio, erano ripartiti da Aleswell all’alba dove si erano fermati a fare provviste a causa della fame nervosa della Bretone, ed a riposare in casa di un amico di Ahdjari, un Dunmer burbero e pluri- centenario che gli aveva ammorbati raccontando loro di quando un Mago aveva reso invisibile l’intero villaggio e che solo l’intervento di un membro della Gilda dei Guerrieri dell’epoca aveva riportato tutto alla normalità.Amande era scoppiata a ridere, davanti a quello che reputava uno scherzo andato male, ma il Dunmer l’aveva redarguita molto severamente e allora lei era rimasta ad ascoltare in silenzio, avendo l’ennesima prova dell’inutilità della Scuola di Illusione. E che la gente aveva scarso senso dell’umorismo.Certo, la vendetta del mago era stata esagerata, ma non poteva biasimarlo, soprattutto se quella gente aveva continuato a tormentarlo con sciocchezze, ricordandole per un momento Madre Giselle ed i suoi rimedi lassativi contro chi si prendeva gioco di lei o le minacce di avvelenarli mischiando i suoi preparati con il cibo del refettorio del Tempio.Avrebbe dato non so cosa per rivedere almeno Madre Giselle, anche se pensandoci bene, la sua ipocondria e la sua germofobia non le mancavano affatto.Amande sospirò rassegnata quando il primo fiocco di neve iniziò a scendere, segno che si stavano avvicinando a Bruma, e lanciò Pelle di Volpe, un incantesimo che aveva imparato da poco su insistenza di Ahmed ed ora comprese il motivo di dover imparare quell’incantesimo, collegando le due cose.La giovane Bretone osservava con invidia i viaggiatori che indossavano pellicce di varie foggia e gli abiti tipici della Colovia, che permettevano di sopportare le temperature rigide delle Montagne Jerall. Chissà come stava suo padre, se continuava ad avere la sua attività e se continuava a viaggiare per Tamriel, come prima che lei finisse nei guai per un lupo spirituale evocato di fronte ad un nobile che aveva paura anche della sua ombra.Non le era permesso contattarli per nessun motivo per non renderli un bersaglio, più di una volta aveva pensato di farlo di nascosto, voleva far sapere loro che stava bene e sapere come stavano a loro volta, avrebbe voluto smettere di nascondersi come se avesse commesso chissà quale crimine, ma non poteva.Padre Germaine era stato chiaro ed era il prezzo da pagare per evitare che anche loro venissero trascinati davanti al pubblico ludibrio, o diventassero moneta di scambio per Jules La Motte per ottenere che lei lasciasse l’Accademia dei Sussurri per il Sinodo. O, peggio ancora, si vendicasse su di loro.- Vedrai che Bruma non sarà poi così brutta come sembra, Amande.- cercò di rassicurarla Maestro Ahdjari, inutilmente. Il solo fatto che fosse vicina al confine con Skyrim faceva andare in depressione Amande.- Non potevamo avere una sede all’interno della città? Almeno avrei potuto frequentare le locande locali, per distrarmi un po’.- si lamentò la giovane Bretone, rinnovando Pelle di Volpe per non essere costretta a indossare il manto di pelliccia di seconda mano che aveva comprato dalla Cornucopia Copiosa. Il vecchio Thoronir era diventato uno dei pochi amici con il quale aveva legato nella Città Imperiale, forse anche a causa del fatto che era l’unico negozio in cui poteva permettersi di fare acquisti. Inutile dire che sbavava davanti alle vetrine di “Eleganza Divina”, ed era invidiosa di Asclepio che poteva fare acquisti lì.- Le tue distrazioni ti sono costate cinquecento Septim, da quello che ho saputo da Germaine, Durand. Quindi ritieniti fortunata che non ti tenga confinata alla nostra sede alla Città Imperiale, e purtroppo le Gilde nelle varie città appartengono al Sinodo.- rispose, divertito, Maestro Ahdjari, mentre Amande si sfregava gli occhi, mentre ripensava alla notte selvaggia al “Leone Rampante” e della figura da idiota che aveva fatto.- Quindi no, niente saltare sui tavoli nudi mentre si canta “ Sway as we kiss”, Durand. Mi dispiace.- aggiunse il Redguard, sghignazzando nel vedere la sua allieva arrossire fino alla punta dei capelli.-….mi ricordi di picchiare Lorraine se mai tornerò a casa, Maestro Ahdjari….- borbottò Amande, imbarazzata.- E’ stato un marinaio che ho conosciuto al Waterfront, un certo Jerome….- rispose il suo Maestro, senza alcun rimorso.- ….non fa’ nulla, picchierò lui.- ribattè, scrollando le spalle, Amande.- Sul serio, Durand….sapevo che eri una giovane socievole, ma non fino a questo punto.- proseguì il Redguard.- Vedrai che non sarà poi così male, ti ci abituerai, a volte il silenzio aiuta a riflettere ed è più rilassante di stare in mezzo al chiacchiericcio di persone o in mezzo al rumore di una megalopoli. Quando ero ancora un Sacerdote di Arkay, a Hegathe, il silenzio era una benedizione. Non sottovalutare la potenza del silenzio, Durand. Può fare più rumore di qualsiasi parola che tu possa mai esprimere.- concluse Maestro Ahdjari.I due proseguirono, finché Bruma non comparì all’orizzonte, mentre Amande stava letteralmente congelando dal freddo, troppo orgogliosa per indossare il mantello in pelliccia di seconda mano che le avrebbe dato un po’ di conforto, forse perché non riusciva ad arrendersi ancora al fatto che quella sarebbe stata la sua vita d’ora in avanti.Perché non voleva arrendersi, per una volta voleva combattere e uscire da quel Limbo in cui era finita, un Limbo pieno di incertezze e finta sicurezza dove aveva perso tutto quello che aveva di più caro e aveva iniziato a trovare una stabilità prima che Maestro Ahdjari la trascinasse in quella spedizione alla Frostcrag Spire.Entrati in città, si recarono subito alla locanda “Olav Tap’n’Tack”, che aveva solo il nome di colui che l’aveva costruita e resa famosa, ed Amande pensò che quella non potesse andare peggio quando un Altmer uscì di corsa mentre un gruppo di avventori gli rideva dietro.I suoi sensi da goliardata accademica in corso entrarono in funzione e, non appena fu sicura che Maestro Adhjari stesse dormendo, decise di saperne più sulla cosa.Quella serata era diventata interessante tutta di un colpo, e se quella sera sarebbe stata il suo addio definitivo ai bagordi e all’ingresso nella vita adulta, almeno lo avrebbe fatto come voleva lei. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Due giorni dopo
Cattedrale di St.Martin
Bruma.
La realtà in cui si trovava, le era piombata tra capo e collo e non aveva potuto farci niente.Mentre biascicava di continuo le preghiere che le avevano insegnato al Tempio di Magnus, Amande non riusciva a trattenere le lacrime.Aveva avuto il primo assaggio di quanto brutale poteva essere la realtà del mondo in cui viveva e di quanto implacabile e terribile la vendetta dei Thalmor poteva essere. Non riusciva ancora a capacitarsi del fatto di non essere riuscita a salvare il Capitano delle Guardie di Bruma e si sentiva parzialmente in colpa per non essere stata più ferma con quegli adoratori di Talos sulle Montagne Jerall.Sapeva che non avrebbero smesso di adorarlo e che un Nord non taceva neanche se lo avrebbero frustato a sangue, ma ci aveva sperato comunque ed ora una brava persona aveva pagato le conseguenza del suo idealismo e della sua paura che passassero a loro volta quello che aveva passato lei a Wayrest.Stupidi, stupidi Nord!….E stupida Amande...Di solito pregare la calmava, la aiutava a rendersi conto che quella era la realtà e lei non poteva farci nulla, in quel caso non servivano a nulla neanche quelle preghiere a calmarla ed a farla rassegnare all’arresto del Capitano di Bruma, portato dai Thalmor in una prigione che a detta di tutti era l’anticamera della morte. Ed era stato tutto per colpa sua e del suo voler ficcare il naso dove non avrebbe dovuto farlo. E tutto era partito da una supposta goliardata alle spalle di un Altmer spocchioso ed irritante da Olav.Era così immersa nel suo compatimento personale e miseria, che non si accorse dell’arrivo del Sacerdote che curava la Cattedrale il quale, in un primo momento rimase in disparte a sistemare i banchi e la navata tenendo d’occhio la giovane che indossava la tunica dell’Accademia dei Sussurri inginocchiata davanti all’altare di Julianos da diverso tempo.Poi, vedendo che non si alzava e sentendola singhiozzare, decise di raggiungerla e scoprire il motivo di così tanto dolore.- Se pregare non vi da conforto, perché continuate a farlo?- chiese, bonariamente, il Sacerdote, interrompendo la mortificazione della ragazza davanti ai Divini.- Di questo passo allagherete la Cattedrale con le vostre lacrime. Avete perso qualcuno di caro?- aggiunse, costringendo Amande a calmarsi una volta che la giovane si era accorta della sua presenza.- Chiedo….chiedo scusa. Stavo per andarmene.- rispose, cercando di ricomporsi Amande.- Scuse accettate. Se posso aiutarvi in qualche modo...- si propose il sacerdote, aiutando la giovane a rimettersi in piedi.- Mi passerà, è stata solo una giornata lunga e pesante.- si giustificò la giovane Bretone, ricordandosi del posto dove si trovava.- Capisco….Se vorrete tornare, le porte della Cattedrale sono sempre aperte. Sono sicuro che avete qualcuno che vi aspetta, quindi non vi trattengo oltre.- decise di dire il Sacerdote, anche se avrebbe voluto saperne di più sul motivo per cui quella giovane Bretone stava piangendo a dirotto.Amande tornò da Olav, trovando Maestro Ahdjari ad aspettarla e il Redguard era di pessimo umore, alzandosi e portandola nella sua stanza per un braccio, furibondo, sbattendo poi la porta.- Dovevamo già essere alla Frostcrag Spire, Durand! Si può sapere dove ti sei cacciata?! E posso sapere perché un Justiciar Thalmor è venuto a cercarmi consigliandomi di tenerti d’occhio e di avvisarti di non impicciarti più delle loro attività sul campo?!- le chiese l’uomo, alzando forse un po’ troppo la voce.- Ho aiutato il Capitano delle Guardie di questa città a sistemare una questione importante dove speravo che si risolvesse bene. Mi dispiace di non avervi avvisato, Maestro Ahdjari, ma è successo tutto così in fretta e non sono riuscita ad avvisarvi in tempo.- rispose Amande, a testa bassa e sempre più mortificata.- Non mi interessa sapere che cosa hai fatto, ma questa è l’ultima volta che vai in giro a cacciarti nei guai senza prima avvisarmi. Mischiarsi nelle faccende dei Thalmor può avere severe conseguenze se non si è cauti, Durand. Ti rendi conto di che cosa hai rischiato?! Questo non sarebbe stato risolvibile con una bacchettata sulle mani o con una multa, se avessero deciso di arrestarti. Ed a maggior ragione. C’è un motivo perché cerco di tenerti fuori dai guai, e quei guai si chiamano Jules La Motte.- la riprese, seriamente arrabbiato, il Redguard.- O forse ti sei dimenticata d lui?! Beh, se proprio vuoi saperlo, il Sinodo lo ha trasferito all’Università Arcana qui alla Città Imperiale, e ti sta facendo cercare per tutta Tamriel. Ed anche se credo che paradossalmente saresti più al sicuro come prigioniera dei Thalmor, non voglio dare questo ennesimo dolore alla tua famiglia ed a Padre Germaine.- le rivelò Ahdjari, zittendola con lo sguardo mentre Amande cercò di ribellarsi e spiegare i motivi per cui l’aveva fatto.- D’ora in poi accetterai solo missioni per l’Accademia dei Sussurri e non di tua iniziativa, e non sarai mai sola quando dovrai venire in città. Ti proibisco assolutamente qualsiasi contatto con i tuoi vecchi compagni di corso alla Città Imperiale, almeno finché non avrai capito che tutto questo non è né uno scherzo né una goliardata. Lo sto facendo per il tuo bene, e spero che tu lo capisca.- le ordinò il suo Maestro.- Non voglio essere costretto a mandarti a Skyrim da Maestro Tolfdir del Collegio di Winterhold, Durand, sei una maga da battaglia promettente, ma la tua età biologica non corrisponde con la tua età mentale e questo può causare troppi danni e conseguenze per chi ti sta accanto. Ora va’ a dormire, partiremo domani mattina all’alba e non voglio sentire una mosca mentre saremo in viaggio. Quando saremo sistemati alla Torre, parleremo di nuovo, e mi racconterai tutto per filo e per segno. Sei congedata, Apprendista Durand.- concluse il Redguard, aprendo la porta e non aggiungendo altro, invitando Amande ad uscire.Quando lo fece, Maestro Ahdjari le sbatté la porta alle spalle, così Amande si rassegnò ad andare nella sua stanza a testa bassa e buttandosi sul letto vestita com’era, anche a causa del freddo pungente del posto.Riuscì a dormire a stento, la scena del Capitano di Bruma che veniva arrestato, si ripeteva nella sua testa impietosamente, la rabbia verso quei dannati Nord adoratori di Talos che non erano stati in grado di seguire le più semplici istruzioni che aumentava, insieme alle parole rabbiose del suo Maestro di Alterazione riguardanti La Motte.Ed il fatto che l’avevano paralizzata con facilità e colta di sorpresa al punto dal non poter evitare l’arresto del Capitano, dimostrando che aveva ancora molto da imparare, prima di poter anche solo considerare di affrontare un Thalmor e forse non sarebbe mai stata pronta per quello, contribuiva a renderla insonne.Al punto che decise di arrendersi ed aspettare che Maestro Ahdjari andasse a chiamarla per partire per la sua nuova destinazione.Per questa volta, per una volta ancora era costretta a fuggire da La Motte, ma non sarebbe scappata a lungo, e prima o poi si sarebbe fermata ad affrontarlo. Con o senza il permesso di Padre Germaine e di Ahdjari.Per il momento, però, si sarebbe limitata ad imparare tutto quello che era necessario imparare, facendosi così trovare pronta per quando il momento di guadagnarsi il diritto di poter tornare a casa e rivedere i suoi famigliari ed amici sarebbe arrivato, strappandolo possibilmente dal cadavere di La Motte.Quando Maestro Adhjari bussò alla sua porta, Amande marciò a testa alta fuori dalla sua stanza.Qualsiasi prova e sacrificio la stava aspettando, lo avrebbe affrontato.A muso duro.
----- CHAPTER BREAK -----
Magic of the battle
by alishepcr85
Chapter Eleven: Ruler of the Clouds
Fine 4E 197
Frostcrag Spire
Jerall Mountains, Cyrodiil
Amande si era buttata con rinnovato vigore nello studio delle arti magiche e di quelle da combattimento, aiutata da un Mago da Battaglia della Legione in congedo che aveva deciso di unirsi all’Accademia dei Sussurri invece che al Sinodo, come di solito accadeva: inizialmente non lo aveva riconosciuto, ma durante le lezioni aveva scoperto che era lo stesso Imperiale che l’aveva redarguita sulle gemme dell’anima che aveva creato lei stessa quando ancora aveva il suo negozio di oggetti magici a Wayrest.In un primo momento Amande era stata diffidente nei suoi confronti, diffidenza che era gradualmente scomparsa con il passare dei mesi e delle birre condivise al Jerall Inn le rare volte che era permesso loro recarsi in città.Non era più un’Apprendista: un giorno Maestro Adhjari era andato a dirle di seguirlo alla Città Imperiale ed aveva sottoposto Amande ad un carnaio durato giorni, durante i quali era stata messa alla prova ogni possibile sua competenza in campo magico, fallendo solo le prove di Evocazione e Illusione, ed era stata emancipata dalla guida di Ahdjari, ed ora era libera di seguire la propria strada come Mago dell’Accademia dei Sussurri.Nessuno le aveva mai spiegato il motivo per cui avevano anticipato la cosa, e a lei non era importato più di tanto, due anni erano anche passati fin troppo velocemente. Anche senza saperlo, era stato una liberazione per lei, un modo per restituirle una sua indipendenza personale, ed aveva rispolverato il suo creare tomi di incantesimi, incoraggiata da Abnur Cosades, non per essere venduti da lei, ma per essere conservati dall’Accademia dei Sussurri.Motivo per il quale Amande stava pensando di mettersi in viaggio per Tamriel alla ricerca di arti magiche ed incantesimi perduti, per arricchire la conoscenza dell’Accademia dei Sussurri. Per il momento si limitava ad addestrarsi, ed a pianificare i suoi futuri viaggi, in attesa di potersene andare da lì con quella scusa.Come in quel momento: Amande evocò la sua spada dopo aver schivata una palla di fuoco, passando dalla Barriera Magica allo scudo evocato per parare i colpi di bastone di Abnur, il quale utilizzò anche arti marziali come il Pancrazio Imperiale per spedirla a terra.Senza più spada evocata, Amande passò ai suoi fulmini classici, lanciandoli contro Abnur che li evitò con facilità, sparendo all’improvviso, e riapparendo alle spalle della Bretone, facendole perdere l’equilibrio e restituendole il favore prosciugandola di Magicka con un incantesimo di Recupero ormai conosciuto da pochi.Amande si rimise in piedi, calciò il bastone via da Abnur, schivando un affondo di pugno del Mago da Battaglia e recuperando il bastone dell’Imperiale, bersagliando di lance di ghiaccio finché la carica del bastone non si fu esaurita, e lei passò al contrattacco utilizzando il bastone stesso come lui le aveva insegnato.Era ancora grezza nelle arti marziali, motivo per cui si limitò a quello che conosceva, sorprendendosi quando Abnur passò in una posizione tipica dei Lancieri Dunmer della Casata Redoran.- Possiamo chiuderla qui, Durand. Lo sai benissimo che stai per perdere: sei senza Magicka, il bastone non è nel tuo stile e insisti nel non voler evocare nulla. E nelle arti marziali fai schifo.- snocciolò Cosades, slacciandosi la tunica anonima da mago, mantenendo solo i bracciali di pelle, i pantaloni, gli stivali e restando a torso nudo. Dopodiché, evocò Carne d’Ebano, sorridendo soddisfatto quando Amande non diede segno o cenno di volersi arrendere.- Come vuoi….- affermò, sorridendo spavaldo il Mago da Battaglia, attaccando per primo, facendo ruotare velocemente il suo bastone e facendolo calare dall’alto dopo aver permesso ad Amande di togliersi la parte superiore della tunica a sua volta.Il suo bastone venne fermato da quello di Amande, che colpì senza dire nulla Abnur sulle costole, colpo attutito da Carne di Ebano, un paio di volte, per poi tentare un rapido affondo allo stomaco, bloccato senza problemi da Cosades: bloccati ad un’impasse, in cui entrambi cercavano di disarmare l’altro, il Mago da Battaglia della Legione in congedo parve allentare la morsa e liberatosi dalla stessa in cui la giovane Bretone aveva bloccato il suo bastone la ingannò cercando di colpire Amande alle costole, prevedendo che la Bretone lo avrebbe afferrato.- Mossa sbagliata, Durand….- affermò, con un ghigno trionfante, Abnur, mentre con la mano libera evocò un Direwolf che assalì Amande alle spalle bloccandola a terra. Mossa che consentì a Cosades di recuperare il suo bastone. Si inginocchiò a terra, mentre Amande cercava di rimettersi in piedi, ributtata a terra dal Direwolf ogni volta che ci provava.- Per oggi basta così. Mi hai quasi impensierito, stai migliorando, ma se avessi evocato un Atronach di fuoco o un altro Lupo Spirituale per distrarre il mio Direwolf, ti saresti potuta liberare e avremmo potuto continuare la nostra sfida amichevole.- le consigliò, bonariamente, Abnur mentre Carne d’Ebano finiva il suo effetto di protezione e annullava l’evocazione del Direwolf. Amande sospirò, ignorando le botte e accettando la sconfitta.- Se non mi avessi prosciugata di Magicka, non avresti vinto, Abnur.- borbottò, sconfitta, la giovane Bretone.- Non puoi fare sempre affidamento sulla Magicka, te l’ho ripetuto un sacco di volte, ma ho notato con piacere che stai iniziando ad entrare nell’ottica di utilizzare l’ambiente circostante a tuo vantaggio, e questo è un bene, quando ti ritroverai disarmata o senza la possibilità di evocare alcuna magia, tramite Magicka o utilizzando un bastone da mago.- le disse soddisfatto l’Imperiale.- Hai deciso che cosa avere con Recita di Ocato? A che punto sei con lo studio di quell’incantesimo?- le chiese Abnur, mentre si idratavano e sistemavano la sala d’Armi che avevano ricavato nel seminterrato della torre, con l’approvazione del loro Arcimago alla Città Imperiale.Amande sospirò.- Lentamente. L’archetipo è complesso e con la pianificazione dei miei viaggi non riesco molto a concentrarmi né a riposare il necessario per accelerare i tempi di apprendimento.- ammise la giovane Bretone. Aspettandosi la domanda che arrivò dopo.- Il tuo rigetto dell’Evocazione è collegato ai problemi che hai avuto con il Sinodo e i Vigilanti quattro anni fa’, vero? È per questo che ti rifiuti di farlo?- le chiese a bruciapelo il Mago da Battaglia Imperiale.- Ricordo chiaramente che eri d’accordo sull’utilizzarla come aiuto in combattimento, senza oltrepassare la parte dell’evocazione della Casta dei Dremora, resistendo alle sirene dell’Oblivion.- aggiunse l’uomo, in tono nostalgico.Amande aveva due scelte davanti a sé: continuare a mentirgli sui motivi per cui non evocava più nulla al di là dello scudo e della Spada, oppure dirgli finalmente la verità e fare il primo passo verso la riconciliazione tra sé stessa e l’Evocazione. Richiuse la borraccia in pelle lentamente, mentre dibatteva tra sé e sé cosa fare, giungendo alla conclusione che forse, forse era meglio ammetterlo una volta per tutte.- E’ quello che mi ha messo nei guai, quindi….sì.- ammise, sentendo un grosso peso che le si toglieva dalle spalle.- Ho promesso a me stessa che non avrei più evocato nulla ed ogni volta che ci provo...- proseguì, interrompendosi, ed appoggiandosi sul tavolo dove erano appoggiate delle gemme dell’anima cariche per i bastoni da mago utilizzati in allenamento. Indecisa se continuare ad ammettere da che cosa era provocato quel blocco, ma Abnur non disse nulla, restando in ascolto. Silenzio che la incoraggiò a vuotare completamente il sacco.-….ogni volta che ci provo, rivedo quei dannati Vigilanti pronti a colpirmi, ogni volta che ci provo, percepisco la loro voglia di gettarmi nelle loro prigioni a marcire. Ogni volta che ci provo, sento il fiato dolciastro di quel Vigilante cieco sul mio collo. E non ce la faccio, penso alla mia famiglia, ai miei amici rivedendoli passare uno alla volta davanti a me in quella dannata Sala e…..- ammise, fermandosi per riprendere fiato, la giovane Bretone. Lasciando che il silenzio cadesse su quella confessione che aveva avuto finalmente il coraggio di fare.Passò qualche minuto prima che Cosades parlasse.- Da una parte, è sensato che tu non ci riprova dopo quello che hai passato. La tua famiglia ed i tuoi amici ti sono cari ed è questo che ti fa’ pensare prima di commettere sciocchezze, come attingere ai segreti più oscuri presenti su Mundus.- esordì, calmo, Abnur.- Dall’altra parte è un peccato che tu ti priva di una forma di difesa ed offesa utile in combattimento quando c’è in gioco la tua stessa sopravvivenza. Hai le motivazioni necessarie per non cedere alle lusinghe dell’Oblivion.- la rassicurò Abnur, serio.- E’ passato troppo tempo da quando ho evocato qualcosa. Dubito che potrei anche solo lontanamente essere ancora in grado di farlo. Faticavo già allora, figuriamoci adesso che ho trascurato lo studio dell’Evocazione.- affermò, cinica e amareggiata, Amande, dopo aver bevuto una pozione di ripristina Magicka.- Allora credo che sia venuto il momento di riprendere, non trovi?- le fece notare il suo nuovo mentore.Amande stava per ribattere, quando Maestro Ahdjari venne a disturbare la loro sessione d’allenamento, ed al seguito aveva un’inaspettata sorpresa.- Tanto Durand non è granchè con le evocazioni. Sprecate il vostro tempo, Cosades.- affermò, calando il suo cappuccio, rivelando il suo volto decrepito, Madre Giselle. Amande rimase come paralizzata, quando riconobbe la sua vecchia Maestra d’Alchimia, vestita di una semplice tunica da Sacerdotessa e senza la sua maschera con il becco solita, insicura se avesse potuto abbracciarla o meno.- Andiamo, non ho tutto il tempo che voglio, Durand. Se mi vuoi abbracciare fallo pure, poi mi disinfetterò per bene. Anche se sei piena di germi. - le disse rassegnata Madre Giselle.- Adhjari, potevi almeno aspettare che si fosse fatta un bagno.- sussurrò la Redguard al conterraneo.-… non è che dopo devo ingoiare dita di Gigante, vero?- chiese, esitante , la Bretone.- D’accordo, evitiamo il contatto personale, non sono ancora pronta per questo passo, Ahdjari. Troppi germi e malattie trasmissibili.- decise Madre Giselle.- Tranquilla Durand...sono solo di passaggio per Sentinel, trascorrere in un ambiente secco e caldo i miei ultimi anni a casa mia. Ho pensato di venire a dare un’occhiata sperando che non ti fossi cacciata in qualche altro guaio dopo Wayrest.- le spiegò la Decana di Alchimia del Tempio di Magnus.- Ehm….- esordì Amande, ben sapendo che non era stato così, purtroppo.- ….lo sapevo….- §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Sei mesi dopo
Città Imperiale
Waterfront.
Amande stava controllando che la lista di provviste per la Frostcrag Spire e la loro sede fosse completa, mentre Abnur contrattava il prezzo: Maestro Ahdjari le aveva finalmente permesso di tornare alla Città per un paio di giorni per recuperare un po’ di tempo con i suoi vecchi compagni di corso.Non vedeva l’ora di mostrare ad Asclepio che cosa aveva imparato e che era arrivata al suo pari in Recupero, sperando che nel frattempo non fosse partito per Bravil e completare l’addestramento da Guaritore sotto suo padre, un Sacerdote di Mara molto rinominato che veniva spesso chiamato per curare i combattenti all’Arena.La giovane Bretone si guardò attorno, per assaporare la bella e calda giornata, con il sole che si rifletteva sul Lago Rumare e che lasciava intravedere i Pesci Macellaio che nuotavano in esso: Amande utilizzò una scarico elettrostatica per ucciderne uno che stava mordicchiando le corde della nave, e stava per tornare al suo lavoro quando qualcuno a bordo richiamò la sua attenzione con un fischio.- “ Our land bound maids can till the fields, or fights behind their Masters’ shields. But a seaman’s free to sing and play. Over the seas and far away.”- esordì il marinaio Bretone quando vide Amande incrociare il suo sguardo.La giovane Maga Bretone si aprì in un grosso e sincero sorriso, come non ne aveva mai fatti da quando era lì a Cyrodiil, quando riconobbe il marinaio, e rispose alla canzone.- “ Over the seas and over the lane, for Ayrenn, Edelhorn and the Mane. The Lords command and we obey, over the seas and far away.”- rispose Durand, prima di appoggiare il registro su una cassa e correre incontro a Jerome, lasciandosi sollevare da terra dal suo amico. Abbracciandolo forte e staccandosi malvolentieri dopo che si era accorta che tutti li guardavano, Cosades incluso.- Dibella sia benedetta! Che piacere vederti, Jerome!- esclamò, abbracciandolo di nuovo con trasporto per sincerarsi che fosse davvero lui e non un’illusione dovuta alla calura della giornata.- Vale lo stesso per me, Amande, vale lo stesso per me. Ma guardati, sembri proprio una maga secchiona, ora.- la prese in giro bonariamente, Jerome, mentre Amande girava su sé stessa per mostrargli vanitosa la sua tunica da Mago dell’Accademia dei Sussurri.- Sei ingrassata?- le chiese poi l’uomo, notando le curve dell’amica e la muscolatura che iniziava a notarsi sotto di essa.- ….JEROME!- esclamò, offesa, Amande, istintivamente evocando i suoi fulmini.- Ti elettrificherei, se non fosse perché ci guardano tutti e siamo nel bel mezzo della Città Imperiale. Antipatico.- gli disse Amande, colpendolo al petto con un pugno amichevole.- Parliamo di cose serie….stasera alla Taverna dei Mercanti nel Distretto del Mercato? Adesso sono impegnata, così mi racconti tutto di come vanno le cose a casa. Che cosa ci fai qui, comunque?! Sei finalmente riuscito ad imbarcarti?- chiese la giovane Bretone all’amico.- Jeanne ed io abbiamo deciso di lasciare Wayrest.- rispose Jerome, sorridendo all’amica.- Ed io ho deciso di arruolarmi nella Flotta dell’Impero. Ho provato ad imbarcarmi su diverse navi, ma ad un certo punto ho sentito il bisogno di stare nella legalità. E Lorraine mi ha scritto una lettera per arruolarmi nella Legione. È stata promossa da poco a Questore.- spiegò il marinaio.- ….davvero?- chiese, sorpresa ed orgogliosa, Amande.- Sì, adesso si trova qui a Cyrodiil, da quello che so, dalle parti di Anvil.- aggiunse Jerome, serio.- Io e la mia compagna abbiamo in programma di sposarci non appena avrò finito l’addestramento, è incinta.- concluse il giovane Bretone.- Donna fortunata….poi stasera mi dici tutto. Devo tornare al mio lavoro.- si scusò Amande, contenta per l’amico, ma amareggiata. Non lo aveva mai ammesso platealmente, ma aveva sempre provato qualcosa per il giovane marinaio, e questa notizia era stato come se le avessero rovesciato addosso una secchia di acqua gelata.Passò il resto della giornata tra il porto e la sede dell’Accademia dei Sussurri, accolta sarcasticamente da Asclepio, che l’aveva chiamata sprezzante “maggiordomo” per darsi un tono e nascondere il fatto che le era mancata. Purtroppo dovette dire di no a bere con loro, perché voleva passare una serata con uno dei suoi vecchi amici di Wayrest ed avere notizie da casa.Amande stava camminando verso la Locanda dei Mercanti, nel silenzio che avvolgeva il Distretto del Mercato alla sera quando non c’erano più bancarelle e gente a passeggio per le strade, ma solo i soldati della Legione che pattugliavano le strade, la sua luce magica che illuminava tutto al posto di una torcia o di una lanterna, quando notò un paio di maghi del Sinodo appartati a discutere qualcosa di importante a bassa voce: inizialmente cercò di resistere all’origliare la conversazione per evitare di cacciarsi in qualche guaio come al solito ed attirare su di sé l’attenzione del Sinodo, ma alla fine la curiosità vinse sui suoi buoni propositi e decise che probabilmente l’Accademia dei Sussurri avrebbe potuto giovare della cosa.Le due Scuole di Magia erano in continua lotta fra di loro per accaparrarsi conoscenza magica e gli artefatti più potenti presenti su Tamriel, di solito se ne occupavano i Maestri di certe cose, ma lei ora non era più un’Apprendista, ma una maga a tutti gli effetti e voleva rendersi utile all’Accademia.Amande si appostò appoggiata al muro di Edgar’s Discounted Spells, come se stesse solo aspettando qualcuno, le orecchie ben aperte, e riuscì a capire che il Sinodo stava organizzando una spedizione al Cloud Ruler Temple, dalle parti di Bruma, e che avevano individuato una pericolosa necromante sempre nella Contea del Conte Carvain.Attese che entrambi i maghi se ne andassero, prima di fare altrettanto, recandosi all’appuntamento con Jerome, arrivando prima di lui nonostante la discussione tra i due maghi fosse stata lunga e concitata. Ed era sicura che avessero menzionato anche La Motte, oltre al responsabile locale del Sinodo.Forse avrebbe dovuto comunicarlo subito ai suoi superiori, ma se fosse andata subito nel Distretto dei Giardini Elfici i due maghi del Sinodo che la stavano osservando avrebbero sospettato che lei avesse origliato la loro conversazione, si era anche premurata di tirare su la maschera in tessuto che utilizzava a Bruma per ripararsi dal freddo pungente proveniente dalle Jerall Mountains ed aveva tirato su il cappuccio per evitare che la identificassero e riferissero a La Motte che era lì, motivo per cui andò alla Locanda, dove scelse un tavolo appartato dal quale poteva tenere d’occhio la porta.Ordinò una pinta di birra e non appena vide entrare Jerome accompagnato da una donna, gli fece segno di avvicinarsi e passarono una serata piacevole: Jeanne era una brava persona e quella sera l’aiutò a rasserenarsi un po’, ma sapeva che sarebbe stata una sensazione passeggera.Decise di non aspettare oltre ed andare a riferire a Abnur che cosa aveva sentito dire dai due Maghi del Sinodo: riferì tutto, senza tralasciare nulla ed il loro diretto superiore decise di agire, mandando loro due ed ordinando di portare Asclepio Hippocratus con loro.Amande non esitò un solo momento, quella missione era troppo importante per aspettare che Hippocratus si svegliasse con tutta calma, così lo buttò giù dal letto senza troppe cerimonie, letteralmente.Asclepio era completamente nudo, dormiva così, Amande aveva sempre pensato che Ingrid esagerasse o che fosse per prenderlo in giro, ma davanti alla nuda e cruda verità, Amande gridò, lanciando addosso al Guaritore Imperiale la sua tunica.- Per la bacchetta di Magnus, Asclepio, vestiti!- gli gridò contro Amande, ritrovandosi però ad osservare il bastone da mago del vecchio compagno di corso.- No, questa è la bacchetta di Asclepio, Durand. La prossima volta bussa invece di entrare a questo modo e senza darmi il tempo di rendermi presentabile. Vedo che comunque non sei poi così scandalizzata, dallo spettacolo.- la schernì l’Imperiale, sogghignando.- Per la barba di Phynaster….raggiungi me ed Abnur in strada, e porta con te provviste insieme ad un mantello pesante. Abbiamo una missione….anzi due, importante da portare a termine per l’Accademia.- gli ordinò, imbarazzata,Amande, voltandosi mentre Hippocratus si vestiva, facendo apposta a farlo con calma.- D’accordo, almeno uscirò da questa Città un po’, con Ingrid ed Ashur a Cheydinhal, parlare con l’Elfo mi annoia. Ayrenn qui, la Vestige lì….non fa’ altro che parlare, parlare, parlare e poi è solo fumo e niente arrosto, magicamente parlando.- raccontò, volutamente ponendo l’accento sulla sua noiosa esistenza lì alla Città Imperiale, il Guaritore Imperiale.- Piuttosto, sei ancora vergine Durand, o finalmente stai insieme a qualcuno?- chiese, irriverente, Asclepio, più per prendere in giro la Bretone.- Non sto con nessuno, Asclepio. Vuoi muoverti? Cosades ci sta aspettando giù in strada. Il tempo è essenziale in questa missione, quindi piantala di prendermi in giro e sbrigati a prepararti!- insistette Amande, iniziando a perdere la pazienza.- Va bene, va bene, nessuna necessità di essere impaziente. Aspettatemi pure giù, sarò da voi in un minuto.- la rassicurò Asclepio, divertito e preoccupato allo stesso tempo.Amande sbuffò frustrata, raggiungendo Abnur che aspettava entrambi con ansia, inarcando minaccioso un sopracciglio quando vide che era scesa da sola, finché non videro Asclepio lievitare giù dalla sua stanza.- Hippocratus, la lievitazione è proibita.- gli ricordò Cosades, vedendo l’Imperiale avvicinarsi con il suo sguardo menefreghista e sprezzante.- Prima o poi finirai per romperti una gamba.- aggiunse il Mago da Battaglia.- Tanto me la so curare completamente con Chiudi Ferite, funziona anche sulle fratture.- rispose Asclepio scrollando le spalle.-….sarà un viaggio lungo….- borbottò rassegnata Amande, mentre il gruppetto lasciava il Distretto dei Giardini Elfici. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Cloud Ruler Temple
Jerall Mountain
Due giorni dopo.
- Quindi siamo venuti fino a qui solo per delle spade Akaviri arrugginite?- chiese deluso, Hippocratus, una volta che gli spiriti delle Blades erano scomparsi.- No, ignorante!- lo riprese Abnur Cosades, irritato, mentre maneggiava con cura la spada Akaviri rivitalizzata.- Questa spada Akaviri ha una storia e un potere arcaico, le Blades erano i diretti discendenti della Dragonguard, si vocifera che uno di loro, uno Tsaeci, sorvegli e protegga i Fuochi del Drago. Si chiama Drake of Blades, non chiedermi come sono entrato in possesso di queste informazioni, non capiresti.- aggiunse nostalgico Cosades, mentre Amande era attratta da un diario ritrovato nelle rovine del Tempio del Signore delle Nubi, distratto durante la Grande Guerra dei Thalmor.La giovane Bretone scosse la testa: aveva sempre pensato, mentre studiava la storia di Tamriel che le Blades fossero un Ordine onorevole, che avevano sempre protetto Tamriel in silenzio senza tamburi da guerra o corni ad annunciare il loro arrivo, ma in quelle righe notava solo l’egocentrismo di cui erano permeati all’epoca della Grande Guerra.Della loro ipocrisia nel lamentarsi che, l’Usurpatore, non andasse ad aiutarli, completamente e volutamente ignorando, forse, che Titus Mede II era stato disposto a scatenare una guerra che aveva quasi annientato l’Impero e il genere Umano per difenderli. Forse nella speranza che cambiassero idea su di lui e tornassero in seno all’Impero, anche solo con un aiuto occasionale o al fianco del Penitus Oculatus.La loro arroganza e ipocrisia era stata la loro fine, non l’assenza di aiuto da parte dell’Imperatore, impegnato forse alla Città Imperiale, ma tenne per sé queste considerazioni, notando la malinconia di Abnur nell’osservare quel posto in rovina.Non aveva mai chiesto quasi nulla all’ex Mago da Battaglia Imperiale riguardo al suo passato, non erano fatti suoi, così come lui non aveva mai approfondito la sua di vita privata a parte la questione con i Vigilanti. Non le aveva mai chiesto della sua famiglia, dei suoi amici, aveva solo voluto sapere perché si rifiutava di evocare famigli spirituali e le sembrava normale ricambiare la discrezione e tatto che aveva mostrato con lei.- Andiamocene….qui non abbiamo più nulla da fare.- ordinò, sommesso, Cosades. Notando il il diario che Amande aveva in mano, lo adocchiò con curiosità, ma non disse altro, lasciando che Durand lo nascondesse nella tunica mentre Hippocratus era distratto.- Adesso? Torniamo alla Torre oppure…?- chiese la giovane Bretone, con rispetto.- Andiamo a Bruma, a riposarci e poi andiamo a ficcare il naso in questa faccenda del possibile necromante. Sono sicuro che i Maghi del Sinodo farebbero altrettanto, al nostro posto.- decise Abnur, mentre Asclepio benediva i resti delle Blades cadute nella difesa del Tempio.- Non sono un Sacerdote di Arkay, ma è il minimo che posso fare. La Magia del Recupero non è solo per curare le ferite del corpo.- sussurrò l’Imperiale con inaspettata delicatezza.- Sono sorpresa….il grande Asclepio Hippocratus che si abbassa a fare queste cose. Sono colpita.- gli disse, scherzosamente Amande, sorridendogli benevola.- Ci sono cose che sono sacre anche per me, Durand, e questa è una di quelle.- ammise, serio, l’Imperiale.- Se avete finito di tenervi per mano, possiamo anche andare, ora.- li riprese Abnur, severo, riportandoli alla realtà.Davanti alla severità dell’ex Mago da Battaglia della Legione, sia Asclepio che Amande decisero di seguirlo in silenzio fino a Bruma, incontrando solo animali selvatici e poco altro, mentre riprendeva a nevicare.Amande attese che tutti e tre fossero nelle loro stanze, prima di bussare alla porta di Abnur, per mostrargli il diario. Lo trovò seduto sul letto pensieroso, con addosso solo i pantaloni, quando lui le disse che poteva entrare, e sebbene non fosse la prima volta che lo vedeva senza maglietta, era la prima volta che lo ammirava diversamente da un mentore ed un amico, ma decise di mantenere un atteggiamento professionale in quanto avrebbe potuto essere suo padre.Amande tirò fuori il diario e glielo porse.- Ho trovato questo nelle rovine del Tempio, ed ho pensato che fosse importante non lasciarlo in giro, alla mercé del Sinodo o dei Thalmor. Ci sono….informazioni sensibili riguardo alla visione delle Blades riguardo a sua Maestà l’Imperatore.- spiegò la giovane maga Bretone.Abnur iniziò a leggere il tutto, sorridendo amareggiato e scuotendo la testa, prima di riconsegnare il diario ad Amande.- Ottimo ritrovamento, Durand. Se il Sinodo lo avesse scoperto, avrebbero potuto infangare la memoria delle Blades, e già poche persone sanno che sono esistite. Quando torneremo alla Città Imperiale, lo consegneremo di persona all’Imperatore, in privato. Conosco il Comandante Maro, queste informazioni è meglio che vengano nascoste agli occhi dei più. Ed il Penitus Oculatus è l’organizzazione adatta alla conservazione di tali informazioni. Non il Sinodo, non l’Accademia dei Sussurri.- decise Cosades, determinato, sorprendendo Amande.- Perché non vuoi che l’Accademia ne venga a conoscenza?- chiese, ingenuamente, Amande.- Perché lo userebbe per ottenere maggiore potere ed influenza, Durand. E non voglio che venga acquisito con le anime di quanti sono morti al Tempio del Signore delle Nubi.- spiegò, severo, il suo mentore.- Capisco….l’Imperatore non potrebbe utilizzarlo a sua volta per propaganda contro le Blades? Insomma, lo chiamano in diverse occasioni un Usurpatore e via discorrendo.- fece notare Amande.- Titus Mede II ammirava le Blades, ha cercato di salvarle nonostante tutto. E quando ha dovuto accettare il Concordato e quanto ne é conseguito, lo ha mal digerito. Non userà mai queste informazioni per nuocere alla loro reputazione.- rispose, serio, Abnur Cosades.- Come fai a saperlo con certezza? È come se conoscessi l’Imperatore personalmente, Abnur.- lo prese in giro bonariamente la sua giovane “apprendista” Bretone.- Mia moglie è l’Eroe Dimenticato.- rivelò Abnur, con semplicità.- Quindi sì, conosco Titus personalmente.- §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Qualche giorno dopo
Vicinanze della Frostcrag Spire
Cyrodiil.
Amande diede un ultimo sguardo alla loro nuova recluta con diffidenza.Inserire una necromante nell’Accademia avrebbe portato guai a non finire, ma l’alternativa era lasciarla andare in seno al Sinodo, ed ora avevano anche una carta da giocare per tenere buono il responsabile del Sinodo a Bruma, nel caso che ce ne fosse stata necessità.Non avevano parlato, non aveva intrattenuto alcuna attività sociale con quella donna inquietante, mentre Abnur ci aveva parlato a lungo, come faceva con tutti, dopo averla convinta a lasciare andare suo padre che non era stato altro che uno zombie, ormai.La giovane Bretone era rimasta shoccata dalla cosa, lei non avrebbe mai fatto una cosa del genere a suo padre, ma non era completamente ingenua da pensare che tutti avessero avuto un bellissimo rapporto con i propri genitori. Da qui però a renderli zombie ed i propri schiavi….“ E’ meglio che lei stia nell’Accademia e persegua i suoi studi magici in sicurezza con noi, che sparga terrore a Tamriel, o venga uccisa dai Vigilanti. Può non piacerti la Necromanzia, Durand, ma converrai che sicuramente il Sinodo l’avrebbe messa davanti a due opzioni: unirsi a loro o morire. Acquisendo così conoscenze importanti. Proibite, ma importanti.”, le aveva fatto notare Abnur, seppur vedesse che anche lui avrebbe voluto ucciderla piuttosto che portarla alla Torre.Lei, non aveva voluto averci niente a che fare, e fino ad ora ci era riuscita.Maestro Ahdjari li accolse, preoccupandosi quando vide la persona che si erano portati dietro e individuandola subito come necromante il momento in cui aveva messo i piedi nella Torre. Il suo istinto da ex Sacerdote di Arkay lo fece diventare immediatamente ostile alla donna, alla nuova recluta che aveva varcato quel posto al seguito di Amande, Cosades e Hippocratus, l’unico ad aver rivolto la parola alla necromante oltre a Cosades.- Perchè l’avete portata qui?! Dannazione, Cosades, hai appena dato al Sinodo l’opportunità di usare qualcosa contro di noi! Una necromante! Verremo arrestati tutti dalla Legione, tutti!- esclamò il Redguard, arrabbiato.- Adhjari, la signora è la sorella del responsabile della sede del Sinodo a Bruma, il quale aveva nascosto l’esistenza e le attività di sua sorella e di suo padre al Sinodo stesso.- spiegò con calma Abnur.- Ha promesso di abbandonare la necromanzia, la metteremo al seguito di uno dei nostri maghi migliori per addestrarla e per costringerla a mantenersi su questa strada, di modo che quando il Sinodo verrà a bussare alla nostra porta, insieme al Consiglio degli Anziani, potremo dimostrare che ha veramente cambiato vita e che può essere un asset importante per l’Accademia.- proseguì Cosades, fermandosi in attesa che Adhjari prendesse una decisione.- Dovrò sentire il nostro Arcimago, è pericolosa come cosa. Molto pericolosa. Finché non ci addentriamo in quei meandri, ci lasciano stare, ma se dovessero venire a conoscenza che diamo rifugio ad una necromante….- rispose Ahdjari, guardando da capo a piedi la giovane donna.- L’Arcimago sarebbe d’accordo, lo sai benissimo.- lo incalzò Abnur.- Inoltre posso utilizzare i miei agganci a corte per sistemare le cose in modo da neutralizzare qualsiasi gioco il Sinodo potrebbe decidere di utilizzare contro di noi.- cercò di rassicurarlo Cosades, mentre Amande si sentiva a disagio vicino a quella donna, mentre Asclepio era indifferente a lei. Facendo una mossa inaspettata.- Maestro Adhjari, se posso...- esordì Hippocratus, pensieroso.- Prego, sentiamo che cos’hai da dire al riguardo Hippocratus.- gli permise Maestro Adhjari, sempre molto titubante, osservando Amande con la coda dell’occhio.- Non nego che il fatto che questa necromante a piede libero sia una grave violazione delle leggi sulla magia, ma le rompiamo costantemente dietro ai nostri muri. Ci avete insegnato che qualsiasi conoscenza se è usata bene, può essere utilizzata, può essere studiata e perfezionata. Non discuto che far risorgere i morti sia aberrante, ma non è questo che la Magia del Recupero fa’, teoricamente?- esordì il giovane mago Imperiale, perplesso. Ed Amande decise di dargli una mano.- Anche l’Alterazione può essere considerata pericolosa e possiamo continuare con Illusione e Distruzione, manipoliamo la Magicka a volte per arrecare danno agli altri, ed inoltre potremmo contestare anche l’Incantamento, visto che vengono utilizzate le anime bianche e nere per rendere più potenti armi e armature o le nostre vesti.- continuò la giovane Bretone.- Per quanto non sia un’ammiratrice di questa donna, anche lei ha diritto di dimostrare che può redimersi o provare a farlo. E se cadrà di nuovo in tentazione, siamo troppi anche per lei, glielo abbiamo dimostrato eliminando con facilità i suoi seguaci e riuscendo a sconfiggerla. Sebbene fossimo in tre e lei ci ha dato filo da torcere. Non l’avremmo mai portata qui se non fossimo stati sicuri di riuscire a contenerla.- concluse Amande, con confidenza.Il silenzio calò nella sala principale della Torre, persino Abnur rimase di stucco per le parole appena dette da Amande, parole che facevano riflettere.Adhjari, dopo qualche minuto passato a riflettere, finalmente accettò la cosa, seppur fosse molto riluttante.- D’accordo. Ad una condizione, Cosades: che sia Durand ad addestrarla. Visto che l’ha difesa nonostante sappia quali potrebbero essere le conseguenze, è una sua responsabilità d’ora in poi.- decretò Maestro Ahdjari, cupo.- Sei sicuro? Durand è un Mago da poco tempo, non credo che sia pronta per avere già una sua Apprendista. Ed ha ancora….riserve su alcune cose.- cercò di aiutarla l’ex Mago da Battaglia della Legione.- Sono sicuro, Cosades. Se non è pronta, dovrà esserlo. Non lo faccio per punirla, lo faccio affinché cresca ulteriormente, come Maga e come persona.- si giustificò Adhjari.- Che cosa ne dici di un compromesso? Io supervisionerò entrambi, ma Amande farà il grosso del lavoro. Anche se se devo essere sincero, la nostra nuova recluta potrebbe insegnare di più a lei che il contrario. Sono agli estremi opposti.- propose l’ex membro della Legione Imperiale.- Molto bene. C’è qualcosa d’altro che mi devi riferire, Abnur? Com’è andata la spedizione al Tempio del Signore delle Nubi?- chiese il Maestro Redguard, accantonando momentaneamente il problema della necromante che venne accompagnata da Asclepio a cambiarsi, a dare una ripulita e a mostrarle la Torre.- Abbiamo trovato una Spada Akaviri importante e un diario che potrebbe interessare all’Imperatore. Ragione per cui, io e Durand dovremmo tornare alla Città Imperiale il prima possibile.- riferì Abnur Cosades.- Ed immagino che la nostra nuova recluta dovrà restare qui, per il momento….- aggiunse, non molto contento, il Redguard.- Purtroppo sì, ma sono sicuro che troverai il modo di rimetterla in riga.- ammise, sicuro, l’Imperiale.- Che Arkay vi protegga, ma quando tornerete, Durand, ti voglio costantemente attaccata a quella donna.- ordinò Adhjari alla sua protetta.- Può starne certo, Maestro Adhjari. Non piace neanche a me, l’idea di avere una necromante qui tra di noi, ma preferisco averla dalla nostra parte che come antagonista.- rispose Amande, dubbiosa sul fatto che quella fosse stata una mossa saggia.Quella sera, pregò Magnus che avessero fatto la mossa giusta. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Arcane University
Imperial City
Due giorni dopo.
Thud!
La porta si chiuse pesantemente, costringendo La Motte a sollevare lo sguardo da ciò che stava facendo.Depositò la piuma d’oca sul tavolo, sedendosi in modo da incutere timore ai due nuovi arrivati, due maghi del Sinodo che aveva inviato a Bruma per sistemare due questioni importanti che avrebbero potuto causare problemi se lasciati in sospeso.Jeremiah e Uther, un Nord ed un Imperiale, si avvicinarono a lui, non molto contenti da quello che poteva vedere stampato sulle loro facce: si inchinarono leggermente a Maestro La Motte, prima che questi li invitasse a riferirgli il risultato della missione.Fu Uther a prendere l’iniziativa.- Siamo andati a Bruma come richiesto, abbiamo parlato con il responsabile del Sinodo locale e ci siamo fatti spiegare la situazione, prima di andare al Tempio del Signore delle Nubi, dove non abbiamo trovato nulla di interessante, a parte rovine, scheletri e calcinacci. I potenziali tomi e libri lasciati indietro dal sacco dei Thalmor, o erano in cenere o troppo rovinati per cercare di recuperare qualcosa.- esordì il Nord, cercando di essere il più possibile preciso nel suo rapporto, mentre La Motte ascoltava con attenzione senza interferire.- E per quell’altro “problema”? Lo avete risolto?- chiese il Maestro Bretone, massaggiandosi il pizzetto.- Ci stavo arrivando, signore. Siamo ripartiti per la nostra destinazione il prima possibile, Jeremiah aveva ricevuto una brutta ferita a causa di una tagliola messa probabilmente da alcuni cacciatori, e abbiamo dovuto aspettare un paio di giorni prima di rimetterci in viaggio.- proseguì Uther, cercando di giustificare la loro lentezza nel proseguire la loro missione.- Abbiamo fatto il prima possibile, ma qualcuno deve averci battuto sul tempo.- aggiunse il Nord aspettando un input da La Motte che guardò entrambi arcigno.- Che cosa intendete con questo?- chiese Jules, iniziando già ad immaginarsi tutti gli scenari possibili nella sua testa.- Se i Vigilanti vi hanno anticipato e hanno messo fine al problema non ci vedo niente di male, anche se vorrebbe significare che il Sinodo potrebbe risentirne a livello di reputazione. Se si tratta di qualcun altro, forse sarebbe anche il caso di rintracciarlo e ringraziarlo. Proseguite pure.- affermò La Motte, preoccupato, ma non lo diede a vedere ai suoi due subalterni.- Intendiamo che abbiamo trovato Necromanti morti, scheletri fatti a pezzi ed uno zombie morto nella stanza principale del rifugio di questo gruppo di negromanti, ma nessuna traccia dell’obiettivo. Non ceneri, non un corpo senza vita….niente di niente. Nemmeno eventuali appunti da recuperare e mettere al sicuro.- concluse Uther, deluso.- Capisco….qualcosa degno di nota da riferirmi, Uther Dragon-Rider?- chiese, pensieroso, La Motte, ma rispose Jeremiah, al posto del collega Nord.- C’erano ovunque segni di utilizzo di magia, signore. Magia elettrostatica e abbiamo trovato cadaveri segnati da Magia del Recupero offensiva. E Sali del Fuoco addosso a ciò che restava di diversi Atronach esplosi. Ed un paio di boccette di pozioni vuote. Qualcuno deve averci preceduto, signore, ma temo che non sia qualcuno a cui dovremo dire grazie.- spiegò l’Imperiale, serio.La Motte tamburellò le dita sulla scrivania, impaziente, quelle rivelazioni lo mettevano in una brutta posizione, ma per il momento aveva solo quei pochi indizi da cui poter partire.- Prima di andare, avete notato qualcosa di strano nei giorni precedenti alla partenza per la vostra missione?- chiese, sempre cercando un appiglio da cui poter partire, per poi avere un capro espiatorio su cui sfogare la sua frustrazione.- No, signore, nulla di strano. Siamo stati molto cauti e responsabili. L’unica persona con cui ne abbiamo discusso è stato il responsabile della nostra sede di Bruma e lo abbiamo fatto nel suo studio, non nelle aree comuni.- rispose sicuro, Uther ben sapendo che Maestro La Motte mal digeriva le menzogne.Jules ponderò bene le sue opzioni, e si fece un riassunto mentale di quello che i suoi subordinati gli avevano appena detto, prima di congedarli e decidere di farsi una passeggiata nel Waterfront per cercare di pensare meglio: era sera inoltrata, non era sicuro per qualcuno girare da solo per quel posto, vista la feccia criminale che lo frequentava, ma a lui avevano imparato da diverso tempo a non dare fastidio.Stava passando davanti ad una nave trasformata in locanda, quando un avventore venne buttato fuori a malo modo, da due Orsimer, un Bretone come lui, solo molto più giovane e vestito bene, nonostante il posto che frequentava. La Motte inizialmente lo ignorò, ma poi, una volta che lo riconobbe, decise di approfittarne, intuendo che lui poteva essere la soluzione ai suoi problemi.- Etienne Gautier?- lo chiamò il Maestro La Motte, fingendosi sorpreso di trovarlo lì.Il giovane si fermò e si voltò in direzione del mago che lo aveva chiamato, riconoscendolo dopo che lo aveva osservato attentamente.- Maestro La Motte, eccellenza! Anche voi qui alla Città Imperiale?- chiese, sorpreso, Gautier, inchinandosi rispettosamente all’uomo.- Avevo sentito che eravate stato trasferito, ma non sapevo che vi avessero trasferito qui alla Città Imperiale!- aggiunse Etienne, con deferenza.- Sì, il Sinodo ha finalmente riconosciuto il mio valore ed ora insegno all’Università Arcana. Come mai vostra grazia è qui? E frequenta queste….”bettole” di infimo livello?- chiese La Motte, vedendo un’opportunità da afferrare al volo. Un’opportunità che non avrebbe lasciato andare.- Mi trovo meglio in queste bettole che nelle locande lussuose della Città Imperiale.- spiegò Etienne, seguendo La Motte nella sua passeggiata notturna.- Per rispondere all’altra vostra domanda, mio padre mi ha mandato qui per gestire alcuni affari della nostra Casata, sa come funziona.- concluse Gautier, sempre molto deferente nei confronti del Mago suo connazionale.- Capisco….perché quei bruti vi hanno buttato fuori a quel modo dal loro locale?- chiese, circospetto, La Motte, fingendo di essere interessato alla situazione di Etienne.- Sono stato sfortunato e sicuramente hanno imbrogliato per farmi perdere tutti i miei Septim. Dadi truccati e altro….- si giustificò imbarazzato Etienne.- Ed avevo alcuni debiti pregressi che non sono più riuscito a pagare perché appunto finisco sempre per perdere. Gente disonesta, sa’ come agiscono.- concluse il giovane Bretone, scrollando le spalle.- Permettetemi di aiutarvi allora. So che non è degno di un nobile come voi accettare denaro o far sì che altri paghino i vostri debiti, ma se mi aiutate in una questione delicata che riguarda il Sinodo, posso mettere una buona parola per voi con questi….signori.- gli offrì, opportunista, La Motte.Etienne si fermò, pensandoci su qualche minuto prima di parlare.- Non ho abilità particolari, non so come posso esservi utile, Maestro La Motte.- rispose, amareggiato, Gautier.- Per le abilità necessarie a questo incarico, non dovete preoccuparvi, posso farvele insegnare da alcuni miei contatti. Per il resto, il denaro risolve qualsiasi cosa dove la forza bruta e l’intelletto non arrivano. Ed ho molto denaro a disposizione, se mi aiuterete potrebbe essere vostro Gautier.- insistette il Mago del Sinodo, vedendo che l’aver sottolineato il suo benessere economico aveva attirato la giusta attenzione da Gautier.- Che cosa ne dite? Mi sembra un buon accordo, no?- chiese La Motte, sinistro.- Sì, è un buon accordo.- ammise Etienne, dopo averci pensato su un po’.- Accetto.-
----- CHAPTER BREAK -----
Magic of the battle
by alishepcr85
Epilogue: Broken Heart part 1/2
4E 200
Market District
Imperial City
Amande uscì soddisfatta con in mano nuovi tomi di incantesimi di Alterazione e di Distruzione da imparare.Con il tempo, aveva ripreso la sua attività di trascrizione degli incantesimi, e se all’inizio lo faceva solo per l’Accademia dei Sussurri, aveva deciso dopo l’incontro con l’Imperatore di riprendere a commerciarli.Anche se erano passati tre anni, Amande ancora se lo ricordava: si era sentita intimidita dalla Torre Oro Bianco, il centro del potere Imperiale, si era sentita ancora più intimidita dalle Guardie dell’Imperatore, il famigerato Penitus Oculatus che all’apparenza sembravano solo normali Legionari a cui era assegnato uno dei compiti più importanti all’interno dell’Impero: proteggere l’Imperatore.Cosades era stato comprensivo e le aveva spiegato che non c’era nulla da temere, per nessuna delle due maghe, ma quando una donna Imperiale, dallo sguardo arcigno e duro, con una mazza al fianco li aveva fermati, Amande aveva iniziato a sudare freddo.Il suo mentore aveva tenuto per sé il fatto che quella donna fosse sua moglie, il temuto Eroe Dimenticato, una donna che aveva sia nella stazza che nel portamento tutto ciò che ci si poteva aspettare da un Eroe.Cassia non aveva rivolto la parola né a lei né all’allieva che le avevano appiccicato, osservandole minacciosa tutto il tempo, per lei loro erano moscerini che avrebbe schiacciato alla ben che minima mossa falsa contro l’Imperatore senza neanche sudare più di tanto ed Amande aveva invidiato la confidenza della donna.Aveva notato che lei ed Abnur avevano comunicato a gesti, per tutto il tempo che avevano atteso sua Maestà l’Imperatore, ma la giovane Bretone non aveva osato chiedere il motivo di quella scelta. Se davvero era stata una scelta.Era stato Cosades a dirglielo perché sua moglie e lui avevano comunicato con lui a quel modo: Cassia, l’Eroe Dimenticato, era stata catturata dai Thalmor durante la Grande Guerra e costretta a combattere nell’Arena, era una dei pochi superstiti dell’Ottava Legione ed era rimasta shoccata al punto da non riuscire più a parlare a causa degli orrori a cui aveva assistito laggiù.Lui era stato l’unico a riuscire a trovare il modo di comunicare con lei, dopo averla incontrata a girovagare per Cyrodiil a lavorare come mercenaria, ed essersi occupato di lei per qualche tempo senza sapere chi fosse all’inizio. Lui all’epoca era ancora nella Legione, in licenza a Chorrol, e in attesa di venire richiamato in servizio cinque anni dopo la fine della Grande Guerra. Aveva trovato un impiego temporaneo come Mago da Battaglia nella guarnigione cittadina della città della Grande Quercia e solo mentre un drappello di Legionari fece il suo ingresso nella taverna di quella città, sei mesi dopo, aveva saputo chi era la donna che occasionalmente tornava lì per stare in sua compagnia.E ora, Cassia era l’ultimo baluardo a difesa dell’Imperatore e la migliore custode dei segreti di Titus Mede II.Lei e la sua allieva se ne erano andate a mani vuote, non che Amande si aspettasse di tornare alla Frostcrag Spire con titoli, terre e sommersa di Septim per un vecchio e polveroso diario, Abnur era tornato felice e contento dopo aver passato una notte con la moglie. Una notte….tanto era bastato a quell’uomo per essere contento, e lei non sapeva che cosa avrebbe dato per ricominciare con la sua vita, riprendere le sue abitudini, rivedere la sua famiglia.Inutile dire che quella era stata l’unica volta che aveva visto la famigerata eroina della Grande Guerra, non era suo marito e, sinceramente, non era mai stata il tipo dall’essere l’Adoring Fan di qualcuno, anche se sarebbe sicuramente svenuta se Re Emeric fosse tornato da Aetherius o se avesse incontrato qualcuno dell’Enclave Telvanni. Aveva letto così tanto riguardo ai loro Maestri, restandone inconsapevolmente ammirata, che non sapeva come avrebbe reagito se si fosse trovata davanti Maestro Fyr o Maestro Neloth. O Maestra Therana. Non le importava molto dei Maghi umanoidi, alla fine li conosceva di persona ed era tre gradini sotto a quel rango, ma era eccitata davanti alla prospettiva di incontrare un membro degli Psijic o un Mago Telvanni.Inoltre, l’Eroe Dimenticato non l’aveva neanche considerata, le aveva a malapena stretto la mano (su invito del marito, tra l’altro, altrimenti non avrebbe fatto neanche quello), e non aveva avuto il coraggio di dire ad Abnur che era rimasta delusa da sua moglie. Di solito gli Eroi non erano umili, gentili e disponibili verso il prossimo?“ Finalmente un eroe misantropo come me….”, ed Amande sghignazzò pensando a quelle esatte parole che Lorraine avrebbe sicuramente detto. Già, Lorraine: o era diventata un’esperta di Illusione o lei era diventata brava ad evitarla o la sua amica si era stufata di lei, dato che non aveva ricevuto notizie da lei né era mai riuscita a incontrarla anche se solo per pochi minuti per vedere che erano entrambe in salute e ancora vive.- Eccoti qui, spero che tu abbia trovato ciò che ti serviva, Amande?- le chiese Abnur, sorridente. Il suo mentore non aveva alloggiato nella sede dell’Accademia dei Sussurri quella notte e lei aveva potuto solo presumere che sua moglie avesse trovato un po’ di tempo per lui.- Meno di quello che speravo, ma sì. Posso imparare nuovi incantesimi, mi aiuteranno con il progetto che pianifico da tempo.- rispose, accantonando la malinconia di casa e dei suoi amici.- Bene, vedrai che ti farà bene, lasciare Cyrodiil per un po’. Mi dispiace solo non poterti accompagnare. Mia moglie ha chiesto la mia assistenza per una missione importante per conto dell’Imperatore stesso.- rivelò, a bassa voce, Abnur.- Vieni, ne parliamo mentre ti accompagno alle stalle, immagino che tu abbia già deciso chi portare con te in questa spedizione.- le disse circospetto Abnur, tenendo d’occhio la persona che li stava seguendo da un po’ con fare misterioso e sospetto. Di sicuro era un uomo, un Bretone o un Imperiale, ma non li aveva lasciati un solo momento, sin da quando avevano lasciato la sede dell’Accademia dei Sussurri.- Sì, Ingrid si è proposta di accompagnarmi e porterò con me la mia “allieva”. Farà bene anche a lei allontanarsi da Cyrodiil e da Bruma per un po’.- rispose, entusiasta, Amande, tenendo i tomi che aveva acquistato al petto invece che nello zaino già pronto per il lungo viaggio che l’aspettava dalla Città Imperiale alla Frostcrag Spire.- Avrei preferito che fosse Hippocratus ad accompagnarti, invece della Nord, un Guaritore non fa’ mai male averlo in gruppo, e tu devi conservare la tua Magicka il più possibile, lo sai. Capisco che una Nord in grado di evocare un’ascia a due mani possa fare gola, ma se state morendo dissanguate, non è che serva a molto….- le fece notare, perplesso, il suo mentore Imperiale.- Asclepio deve restare a Cyrodiil per completare il suo addestramento da guaritore, ed Ingrid ha espresso il desiderio di visitare Skyrim e Hrotgar Alto, una specie di pellegrinaggio che i Nord fanno ogni tanto. Non me la sono sentita di dirle di no in favore di Hippocratus.- spiegò, dispiaciuta, Amande. Con il passare del tempo e la condivisione degli spazi comuni alla Torre, aveva imparato a conoscere meglio Hippocratus e lo rispettava sia come persona che come Mago. Ingrid...beh, la sua avversione per i Nord era diminuita grazie a lei, ma preferiva ben altra compagnia. Forse era l’età, forse anche le esperienze che aveva avuto negli ultimi anni, ma iniziava a preferire amicizie meno chiassose e più razionali.Abnur annuì, notando quanto Amande fosse cambiata in quegli anni, sembrava aver trovato un certo equilibrio e pace, finalmente, e l’Imperiale poteva benissimo dire che era maturata, sbocciando in una giovane donna caparbia e consapevole dei suoi limiti e capacità. Era stata una trasformazione lenta, una trasformazione che aveva preso un’accelerata una volta che aveva lasciato l’ombra di Maestro Ahdjari e lui l’aveva presa sotto la sua ala protettiva, a cominciare dal suo rifiuto di utilizzare Evocazione.Anche se a malincuore, era pronto a lasciarla andare per la sua strada, conscio che se ne sarebbe andata prima o poi: non era una studiosa, lavorava duro, ma il suo posto non era in una vecchia Torre a fare ricerca magica e lui sapeva benissimo che quel progetto a cui lavorava era solo una scusa per affrancarsi dalla gabbia dorata dell’Accademia dei Sussurri.Le motivazioni per cui Adhjari si era opposto al progetto di Durand di girare Tamriel alla ricerca di conoscenza magica e artefatti importanti erano solide ed importanti, ma non avrebbero potuto proteggerla per sempre e non avrebbero potuto tenerla prigioniera in quel posto, nemmeno per fare un favore a Germaine, vuoi per età o per fattori esterni, il meglio che avevano potuto fare era stato addestrarla affinché potesse affrontare il suo passato e conquistarsi il diritto di tornare a casa sua, un giorno, quando sarebbe stata stufa di viaggiare e cercare guai in cui ficcarsi.Raggiunsero finalmente le stalle fuori dal Talos Plaza District , le stalle Chestnut, e lì si salutarono.Senza che Abnur riuscisse a dirle che sarebbe dovuto passare per Wayrest, casa sua. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Bruma
Due mesi dopo
Amande sospirò, mentre lasciava Olav Tap’N’Tack.La preparazione della sua spedizione in giro per Tamriel si stava rivelando più difficile del previsto, soprattutto perché mal tollerava dover stare ore su ore su libri vecchi e polverosi, oltre che spendere soldi per rimpiazzare ordini che venivano perduti durante attacchi contro i convogli diretti alla Torre o a Skyrim da parte di un gruppo di banditi particolarmente insistenti e e pericolosi: se il Sinodo aveva la Legione a disposizione per scortare le loro spedizioni di paccottiglie varie, l’Accademia non aveva purtroppo la forza necessaria ed i fondi per mettere delle guardie mercenarie a proteggere i loro convogli.Ciò stava rallentando tutti i suoi sforzi per preparare la sua spedizione al meglio, insieme all’ostruzionismo della burocrazia Imperiale, sapientemente manovrata dal Sinodo per il recupero dei permessi e dei lasciapassare necessari verso le Province dell’Impero e non: la Compagnia dell’Impero Orientale le aveva proposto un accordo, ma quell’accordo includeva per un certo periodo proteggere le navi della Compagnia gratuitamente, e lei aveva bisogno di Septim per coprire tutte le spese collegate alla spedizione, motivo per cui aveva rifiutato.C’era stata anche la proposta di corrompere alcuni Alti Funzionari del Consiglio degli Anziani, e sebbene Amande non era estranea a utilizzare quei metodi, la proposta era a fondo perduto e non c’era stata alcuna assicurazione che la cosa andasse in porto. Motivo per cui aveva lasciato perdere.C’era inoltre un altro fattore da tenere in conto: il Sinodo. Se avessero scoperto, e sicuramente con tutto il girare per gli uffici governativi Imperiali che aveva fatto la voce era arrivata ai loro rivali, avrebbero sicuramente cercato di metterle i bastoni tra le ruote.C’erano tutte le premesse per mollare tutto e lasciar perdere, ma Amande non era tipo da arrendersi così facilmente, erano settimane che pensava a come aggirare questi ostacoli, ed aveva forse trovato la soluzione.Avere il patrocinio del Conte di Bruma, magari aiutandolo con questi banditi che molestavano la sua Contea, sperando che non si ricordasse che era stato a causa sua che il suo Capitano precedente era stato arrestato dai Thalmor, e temeva che la cosa potesse riflettersi sulle trattative: ciononostante, ci voleva e doveva provare.Ed era per questo che stava recandosi al Castello di Bruma, dove aveva appuntamento con il Conte Carvain, famoso per essere sempre alla ricerca di reperti Akaviri per la sua collezione privata, fermandosi un attimo ad osservare la statua del Campione di Cyrodiill, consumata dal tempo, dall’incuria e dal guano di uccelli che non sapevano che cosa fosse un monumento, ed Amande poteva benissimo vedere il nido posto sulla testa in pietra di suddetto Campione senza che nessuno muovesse un dito per rimuoverlo e restaurare la statua.Le guardie fuori dal Castello incrociarono le lance, bloccandole l’accesso ed Amande si ritrovò a dover affrontare anche quello.- Sono attesa dal Conte Carvain, Mago Amande Durand dell’Accademia dei Sussurri?- affermò la giovane Bretone al nuovo Capitano, una donna, che diede un’occhiata alle udienze di quel giorno per verificare che la maga davanti a lei avesse detto la verità.- La vostra udienza è stata cancellata, mi dispiace.- rispose il Capitano, sorridendole malignamente.- ...che cosa?! Posso sapere il motivo?- chiese, sorpresa, Amande.- Posso dirglielo direttamente io, Durand.- le disse una voce famigliare alle sue spalle. Una voce che non aveva sentito da anni e che perseguitava i suoi incubi peggiori. Amande si voltò e si ritrovò faccia a faccia con Jules La Motte, l’uomo che l’aveva costretta alla fuga ed all’esilio.- La Motte...- sibilò la giovane Bretone, trattenendosi a stento dall’ingaggiare un duello magico in città, soprattutto perché il Maestro del Sinodo non era da solo.- Vedo che non mi avete dimenticato, Durand. Avete dimenticato il nostro appuntamento a Wayrest e siete in ritardo di qualche anno, ma vedo che le vostre frequentazioni rimangono...discutibili.- esordì, maligno, Jules.- Che cosa volete, LaMotte?! Ormai faccio parte dell’Accademia dei Sussurri e intendo restarci. Non mi unirò mai al Sinodo.- ribattè, aggressiva, Amande. Il mago accanto a LaMotte era il responsabile della sede di Bruma, e se ne stava nell’ombra di LaMotte come un cagnolino ammaestrato.- Oh, lo so, e penso di aver preso un abbaglio, tutti questi anni addietro. Ho soltanto riferito al Conte che frequentate necromanti ed una ex Blade vi fa’ da mentore, oltre al vostro piccolo incidente con Lord Wilhelm anni fa’.- le spiegò, tronfio, LaMotte.- Ha convenuto con me che non era degno di lui di sovvenzionare la vostra spedizione, ma possiamo raggiungere un accordo, una...specie di spedizione congiunta tra Sinodo ed Accademia dei Sussurri e avrete accesso ai fondi di sua Signoria il Conte Carvain.- le propose, mellifluo, l’uomo. - Un modo per appianare le nostre divergenze e dimenticare quanto successo a Wayrest. Di sicuro vorrete tornare a casa vostra, prima o poi.- aggiunse LaMotte.Un tempo Amande avrebbe potuto anche piegarsi ai ricatti dell’uomo, ma non ora. Non dopo quasi dieci anni di “esilio” a causa sua, neanche la sorpresa di sapere che Abnur era una Blade la pose nella situazione di accettare l’accordo proposto da Jules LaMotte.- Ve lo potete scordare. Non sono scesa a patti con voi sette anni fa’, non lo farò nemmeno ora. Potete ricattare me o la mia famiglia quanto volete, non mi piegherete, non sono più quella ragazzina spaventata che avete conosciuto a Wayrest, LaMotte, stavolta non vincerete.- lo minacciò Amande, anche se dentro di lei temeva per i suoi genitori ed i suoi amici.- In questo caso….buona fortuna a trovare finanziatori per la vostra missione, Durand. Vedremo come la penserete tra qualche mese, quando la vostra missione scoppierà come una bolla di sapone. Andiamo, sua Signoria ci sta’ aspettando.- concluse LaMotte, mentre le guardie lo lasciavano passare e sbarravano di nuovo la strada ad Amande.La Bretone decise che era meglio tornare alla Torre e avvisare Maestro Ahdjari degli sviluppi. E contattare in qualche modo Abnur, ancora incredula riguardo alla scoperta che aveva appena fatto su di lui.Stava per raggiungere l’incrocio per iniziare la salita verso la Frostcrag Spire, quando alcuni banditi si frapposero tra lei e la sua destinazione.- Per passare sono cinquecento Septim.- affermò il capo di quei banditi, mentre i suoi uomini si preparavano alla festa.- Potete darceli senza fare storie oppure li possiamo prendere dal vostro corpo….dopo che ci siamo divertiti un po’.- le ordinò il bandito, forse pensando che la giovane davanti a lui avrebbe pagato senza fiatare.- Giusto quello che mi ci voleva per scaricare la mia frustrazione.- ringhiò Amande, uccidendo il bandito davanti a lei con una lancia di ghiaccio, trapassandolo da parte a parte.Il corpo esanime del bandito colpì il terreno, con la sua armatura di maglia che tintinnò sul selciato, mentre Amande evocava un Atronach della Tempesta e si preparava allo scontro, perché sebbene il resto dei banditi stava osservando temporaneamente il corpo del loro capo increduli, presto sarebbero passati all’attacco: erano più di lei, ma aveva la magia dalla sua parte, insieme alla rabbia repressa da anni di esilio a Cyrodiil a causa di LaMotte e gli ultimi avvenimenti. Si protesse con Carne di Pietra ed evocò la sua spada, senza nemmeno tentare di convincere i banditi a lasciarla stare.Senza aspettare che i banditi prendessero l’iniziativa, Amande attaccò. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Frostcrag Spire
Quella notte
- Vedi qualcosa?- chiese, ansiosa, Ingrid ad Ashur.Amande sarebbe dovuta tornare da qualche ora e l’ennesima tempesta di neve si stava formando, Maestro Adhjari aveva detto loro di avere più fiducia nella loro collega ed amica, ma vedendo che non tornava lei, Ashur, Asclepio e Athrandil si alternavano a fare turni fuori dalla Frostcrag Spire per aiutare Amande a trovare il posto.- Ancora nulla, purtroppo.- rispose, laconico il Dunmer, mascherando la sua preoccupazione: Durand aveva la tendenza a cacciarsi nei guai, ed avevano notato che alcuni Troll avevano posto la loro dimora non molto lontano dalla Torre, occupando ogni tanto il sentiero che conduceva lì, aiutandoli indirettamente a tenere lontani visitatori indesiderati.Passò un’altra ora e Ashur dovette evocare un rifugio per evitare che congelassero entrambi, prima che in mezzo alla bufera Ingrid notasse una figura dirigersi in modo incerto verso di loro, e la Nord corse in direzione della figura, riuscendo a prendere Amande prima che la Bretone crollasse al suolo, in mezzo alla neve.- Ashur, vai ad avvisare Maestro Adhjari e dì ad Asclepio di prepararsi, ci penso io a portarla dentro!- ordinò Ingrid al Dunmer quando la raggiunse, facendo il gesto di prendere in braccio la Bretone. Una volta che Ashur fu all’interno della Torre, Ingrid si rivolse ad Amande.- Si può sapere che cosa ti è successo e dov’eri finita?!- le chiese, forse alzando un po’ troppo la voce, prima di notare che i guanti della sua tunica erano sporchi del sangue dell’amica e non solo. Le condizioni della Bretone erano precarie, ma di sicuro i pezzi di arterie e pezzi di interiora che aveva addosso non erano i suoi.- Banditi...pedaggio….ho attaccato...- biascicò Amande, stralunata e pallida come la neve che copriva il terreno, mentre Ingrid la prendeva in braccio e la portava dentro, depositandola con cautela su uno dei letti al livello intermedio della Torre, intanto che Asclepio li raggiungeva con tutta calma, Ingrid e l’ex Necromante la spogliavano freneticamente per permettere al Guaritore Imperiale di fare il suo dovere.- Extra homnes, su, su...non servite a nulla qui.- ordinò l’Imperiale, placido, per nulla colpito o preoccupato per l’amica e collega Bretone, tenuta sveglia a ceffoni da Maestro Adhjari. Ceffoni il più delicati possibili, data la stazza del Redguard.- Ora potete smetterla di prenderla a ceffoni, Maestro Adhjari, la devo far addormentare con questa pozione del sonno. Sollevatela e fategliela bere, piano possibilmente così da non soffocarla.- spiegò l’Imperiale, sempre calmo e concentrato sul suo compito mentre ispezionava le varie ferite. Quando fu sicuro che Amande era nel mondo dei sogni, Asclepio iniziò a curare l’amica, chiedendo ad Ingrid di restare per tenerla ferma nel caso la Bretone avesse improvvisamente aperto gli occhi, ma la pozione soporifera che le aveva fatto bere, funzionò egregiamente, e riuscì a salvarle la vita.Come finì di bendarla e applicare rimedi per evitare infezioni e altro, Asclepio si sedette pesantemente sulla sedia, preparandosi ad una lunga notte di veglia. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ “Il giro del Mundus in 80 tessuti”
Wayrest
High Rock
Jules Durand stava sistemando un involto di broccato arrivato da Summerset, dopo aver preso le misure ad una cliente facoltosa proveniente da Daggerfall, quando una coppia di Imperiali vestiti modestamente, ma secondo la moda della borghesia Nibenese fece il suo ingresso nel negozio e lui attese che si avvicinassero al bancone, prima di rivolgergli la parola, vedendoli interessati in alcuni abiti già cuciti secondo la foggia delle Isole Summerset.Quello che lo sorprese, fu il fatto che quando l’uomo rivolse la parola a lui, il suo interesse era in tutt’altro e Jules Durand si mise sulla difensiva, notando anche lo sguardo minaccioso della donna, che rimaneva in silenzio, testarda, lasciando parlare il marito.- Siete voi, Jules Durand?- chiese l’Imperiale, serio, forse anche troppo, mentre la donna rivelava una fibbia recante l’insegna Imperiale sulla cintura che sembrava reggere una mazza in acciaio.Jules mise senza farsi notare le mani sotto al bancone, dove teneva una spada regalatagli da Philippe, suo figlio, pronto a reagire a qualsiasi tentativo di aggressione. Padre Germaine li aveva avvisati che sarebbe potuto accadere, ma gli anni erano passati senza problemi di alcun tipo e loro si erano rilassati, forse un po’ troppo.- Dipende da chi lo vuole sapere.- rispose, sospettoso, il sarto, estraendo piano piano la sua spada dal fodero.L’Imperiale abbozzò un sorriso enigmatico, probabilmente si era accorto dei suoi movimenti, ma poi spostò leggermente la maglia dopo aver allentato un po’ i lacci che la chiudevano, rivelando un ciondolo con il simbolo dell’Accademia dei Sussurri.- Mi chiamo Abnur Cosades, Padre Germaine mi ha detto che vi avrei potuto trovare qui. Sono solo passato a dirvi che vostra figlia Amande sta’ bene e che potete essere fieri di lei.- affermò l’uomo con affetto. Jules, nel sentire quelle parole, decise di rilassarsi, ma decise anche di non mettere le mani in mostra, nel caso fosse una trappola orchestrata da LaMotte.- Dove si trova ora mia figlia? Vi ha procurato dei guai?- chiese Jules, circospetto, ancora non molto convinto dell’identità dell’uomo.- Vostra figlia è alla Frostcrag Spire, sta organizzando una spedizione che la condurrà per tutta Tamriel, quindi non è scontato che ritorni a Wayrest, anche se solo per poco, conoscendola non vorrà mettervi nei guai a vostra volta. Vi prego di non offendervi se non si fermerà a salutarvi.- rispose l’Imperiale, dispiaciuto, mentre la donna teneva d’occhio Jules in modo inquietante.Davanti a queste parole, Jules si rilassò. Ricevevano aggiornamenti costanti sugli spostamenti di Amande tramite Maestro Ahdjari e Padre Germaine, e queste informazioni combaciavano con le ultime notizie che il Sacerdote di Magnus aveva detto loro.- Assolutamente no. Mi basterà solo vederla passare e vedere che sta bene, questa storia prima o poi finirà, dobbiamo avere fiducia nei Divini e nella speranza che LaMotte non è più molto giovane. Senza augurargli di morire, ovviamente.- rispose il mercante, mentre sua moglie fece capolino dal magazzino dei tessuti.- Jules che succ….oh, scusate marito, non sapevo che aveste clienti.- si scusò la donna, passando ad un linguaggio più formale in presenza di estranei.- Non sono clienti, mon amour.- la scusò l’uomo, abbassando poi la voce.- Portano notizie di Amande.- A quelle parole, la donna si aprì in un largo sorriso e Abnur non poté fare a meno di notare quanto Amande assomigliasse alla madre, almeno fisicamente.- ….spero buone notizie.- esalò, cauta, la donna.- Spero che mia figlia non vi abbia dato troppi grattacapi. Deve soffrire molto laggiù a Cyrodiil senza poter vedere quegli scapestrati dei suoi amici.- aggiunse la signora Durand, malinconica.- Oh, mi creda se ne è fatta di nuovi, all’Accademia. Si sa far voler bene, anche se ci ha messo un po’ ad uscire fuori dal guscio. I guai che combina derivano dal fatto che sia una brava persona che vuole semplicemente fare la differenza, nulla di cui preoccuparsi.- la rassicurò Abnur.- E’ diventata una giovane donna responsabile e molto matura, vi potrei raccontare molto dei suoi progressi come maga, ma essendo solo di passaggio, non possiamo trattenerci oltre..- aggiunge serio Abnur.- “Giovane donna responsabile e matura”? Siete sicuro che state parlando di mia sorella Amande? Niente più spogliarelli nelle taverne di Cyrodiil dopo aver alzato un po’ troppo il gomito?- chiese, scherzosamente, Ser Philippe, unendosi alla discussione dopo essere rientrato dalle sue commissioni.- Philippe! Respectez votre sœur!- lo riprese la madre, severa.- No, niente più cose del genere. Avete la mia parola d’onore.- rispose, ridacchiando, Abnur.- ….l’avete ipnotizzata o cosa? Perché l’Amande che conoscevo io, faceva ESATTAMENTE quelle cose.- ribatté, divertito il gemello di Amnade, ignorando l’occhiataccia ed il mattarello della madre.- E l’ultima volta mio padre aveva dovuto pagare ben cinquecento Septim per atti osceni contro la morale pubblica al “ Leone Rampante.”.- aggiunse, irriverente, il giovane Cavaliere.Abnur scosse la testa, divertito da quegli aneddoti che rispecchiavano completamente l’idea che si era fatto della sua ex allieva ed ora amica maga Bretone. Cassia lo strattonò leggermente per ricordargli che dovevano andare, ma Abnur le fece segno di calmarsi, perché aveva un’ultima cosa da chiedere alla famiglia di Durand, prima di andarsene.- Devo riferirle qualcosa, quando ritornerò a Cyrodiil?- chiese circospetto ed a bassa voce, Cosades. Aveva notato la voglia dei genitori della ragazza di farle avere loro notizie, giusto per rassicurarla che stavano bene ed erano in salute, ed aveva trovato Amande persa e con la testa tra tra le nuvole. Conoscendo molto bene i comportamenti delle persone, una volta che la giovane gli aveva confidato che cosa aveva passato e che cosa l’aveva condotta a unirsi all’Accademia dei Sussurri, non era stato difficile comprendere per lui i motivi di quel comportamento.I genitori di Amande si guardarono, prima che Jules andasse un momento nel magazzino alle sue spalle tornando poco dopo con una scatolina che consegnò all’Imperiale.- Volevamo consegnargliela quando sarebbe finalmente potuta tornare, o consegnarglielo io stesso fra un po’ di mesi quando sarei partito per Cyrodiil per comprare stoffe pregiate da Palonyria alla Città Imperiale, ma visto che siete in confidenza con lei, potrebbe fargliela avere?- chiese gentilmente Jules Durand, proseguendo quando vide lo sguardo inquisitorio dell’Imperiale di fronte a lui.- È un ciondolo che abbiamo ordinato ad uno dei migliori gioiellieri incantatori di Summerset che occasionalmente viene a Wayrest, aiuta ad annullare incantesimi ed a rigenerare la Magicka. La sua devozione a Magnus la porta a non riuscire a rigenerare la Magicka, è stato sempre un suo problema anche quando studiava al Tempio qui.- spiegò il Mercante , speranzoso.Abnur esitò, ma alla fine accettò. Non avrebbe potuto recapitarglielo di persona, ma glielo avrebbe fatto sicuramente avere.In un modo o nell’altro.
----- CHAPTER BREAK -----
Magic of the battle
by alishepcr85
Epilogue: Broken Heart part 2/2
Frostcrag Spire
Cyrodiil
Due settimane dopo
Amande era in piedi, davanti alla scrivania di Maestro Adhjari, con Asclepio alle spalle pronto ad intervenire nel caso la sua situazione clinica le avesse dato problemi.Il Guaritore aveva lottato affinché il Redguard desse ancora qualche giorno di riposo ad Amande, dopo che la Bretone aveva riaperto gli occhi, ma Maestro Adhjari era stato irremovibile.Amande aveva già raccontato com’era andata con quei banditi che lui, Athrandil, Ingrid e Ashur avevano ritrovato nelle pose più grottesche, tra cui uno con uno spadone che si sospettava fosse stato di proprietà del bandito infilato tra le natiche, scatenando commenti e risatine di ogni tipo tra di loro, ma evidentemente Maestro Ahdjari voleva sapere di più.Soprattutto che cosa aveva causato quel massacro che anche lui aveva visionato.Da una parte il Redguard era rimasto impressionato ed era orgoglioso dei progressi fatti dalla sua vecchia Apprendista, conoscendo Amande però non si era aspettato che lei si mettesse a strappare cuori dal petto, e questo a suo avviso era sintomo di qualcosa che era successo tra lì e la sua permanenza a Bruma. Ed era deciso ad andare fino in fondo.- Durand, sono lieto di vederla di nuovo in piedi, anche se il suo Guaritore ha insistito che fosse ancora presto farla muovere dal letto. Volevo capire che cosa l’ha portata ad una ferocia che non le ho mai visto avere nei confronti di un essere umano. Abbiamo visto di persona l’area dove ha affrontato i banditi che l’hanno attaccato e….- esordì Maestro Adhjari, mentre Hippocratus accorreva a sorreggere la Bretone, ancora non al massimo della condizione e con bendaggi un po’ ovunque.-….e vorrei sapere che cosa ha scatenato questa reazione.- concluse il Redguard, aspettando che Durand fosse seduta, prima di continuare.Amande respirava in modo affannato, Asclepio aveva diagnosticato alla ragazza una bronchite dopo che lui e gli altri avevano ricostruito il percorso fatto dalla collega e comprendendo che tra il luogo dell’agguato e la Frostcrag Spire, Durand era svenuta, restando esposta agli agenti atmosferici ed alle temperature poco clementi per qualche ora, prima di riprendersi e rimettersi faticosamente in viaggio. Nondimeno, lo stato di ipotermia in cui era aveva dato un grosso indizio al riguardo.- A Bruma….- iniziò Amande, cercando di respirare normalmente e riuscire a parlare, nonostante avesse la gola in fiamme e deglutire le risultava faticoso.- A Bruma l’udienza con il Conte era stata cancellata…..- continuò la giovane Maga, cercando di ricordare tutto quello che era accaduto.- LaMotte, ha convinto il Conte Carvain a non finanziare la spedizione. Ero arrabbiata e….e questi banditi mi hanno attaccata.- riuscì a dire la Bretone, gli occhi che le brillavano a causa della febbre.- Dannazione….-sibilò a sua volta Maestro Adhjari, comprendendo finalmente tutto e incastrando alla perfezione tutti i pezzi.- C’è altro?- chiese notando che nonostante la fatica che aveva nel parlare, Amande era sul punto di aggiungere altre cose al riguardo.- Mi ha proposto un accordo, una missione congiunta tra Sinodo ed Accademia dei Sussurri, promettendomi di aiutarmi a tornare a casa, se avessi accettato.- si sfogò Amande.- Ho rifiutato. Non-non mi piegherà mai….- aggiunse la donna, stremata.- Lo so, Durand.- la rincuorò Maestro Adhjari, addolcendo il tono nel vedere che la Bretone non stava bene. Il Redguard decise che poteva bastare così, e scambiando uno sguardo d’intesa con Asclepio, congedò Amande, lasciando che si riposasse, mentre lui preparava alcune provviste e decidendo di fare una sorpresa a Jules LaMotte.Purtroppo per lui, LaMotte era già un passo davanti al Redguard e all’Accademia dei Sussurri. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Città Imperiale
Arboretum
Due giorni dopo
Maestro Adhjari si sedette su una delle panchine presenti nell’Arboretum.Era stato indeciso fino all’ultimo se portare con sé qualcuno a quell’appuntamento oppure no, aveva un brutto presentimento al riguardo, ma voleva vedere fino a che punto il Bretone voleva spingersi per salvaguardare la sua posizione all’interno del Sinodo e nell’Impero.Il Redguard si guardò attorno notando quanto non fosse strano che di sera quel posto fosse quasi sguarnito di Legionari e che LaMotte avesse deciso per incontrarsi lì quando non c’erano orecchie indiscrete ad ascoltarli, ma la sensazione di essere osservato e la cattiva sensazione che aveva avuto tutto il giorno non lo abbandonava.I minuti passavano, e LaMotte non si faceva vedere Maestro Adhjari non si accorse di una persona che riuscì a coglierlo di sorpresa, cercando di soffocarlo con una corda: il Redguard reagì immediatamente, cercando di liberarsi dalla morsa in cui il suo assalitore lo aveva stretto, finché lo stesso assalitore non lo ferì di striscio con un pugnale imbevuto con un veleno di paralisi.I muscoli di Adhjari si rilassarono immediatamente, lasciando il Redguard alla mercé dell’assassino, che non fece fatica a spezzargli il collo mentre il Maestro dell’Accademia dei Sussurri non era in grado di opporre resistenza, adagiandolo poi contro un albero e mettendogli al collo un cappio di corda ed inscenando un suicidio, in quell’angolo nascosto agli occhi dei più nell’Arboretum.Due giorni dopo, un corriere dalla Città Imperiale, consegnò ad Ashur la notizia, notizia che gettò un Amande ancora convalescente nello sconforto.Sconforto che si trasformò ben presto in determinazione a raddoppiare gli sforzi per far sì che la sua spedizione vedesse la luce una volta che si fu ripresa completamente. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Frostcrag Spire
Sun’s Height, 17th, 4E 201
Era passato quasi un anno dalla morte di Maestro Ahdjari, ma Amande ora stava finendo gli ultimi dettagli prima della partenza.Le ferite dello scontro con i banditi al crocevia per la Frostcrag Spire erano guarite molte bene, grazie alle cure maniacali di Asclepio, con il quale erano diventati ottimi amici, anche se in pubblico si scambiavano frecciatine e avevano ripreso la loro competizione in Recupero, ed ora stava rivedendo il percorso da lì a Cheydinhal, avendo scelto di iniziare la loro avventura a Morrowind.Lei ed Abnur avevano iniziato uno scambio epistolare, il suo mentore non era ancora potuto ritornare a Cyrodiil, sempre impegnato con la missione per conto di Titus Mede II ed insieme alla moglie, della quale non accennava mai nulla nelle sue lettere.Aveva avuto un sussulto, quando aveva saputo che i suoi genitori ed il suo fratello gemello stavano bene ed era quasi scoppiata a piangere quando aveva aperto la scatolina ed aveva trovato il ciondolo, riconoscendo subito la mano di uno dei più famosi gioiellieri incantatori di Summerset: era semplicemente il simbolo del Dominio in argento, ma tutte le volte che lo sfiorava poteva sentire la potenza dell’incantamento che era stato apposto su di esso, e non passava giorno che lo rimirasse cercando di capire di quali incantamenti si trattasse.Anche ora, lo aveva davanti agli occhi, appoggiato nella scatolina intagliata, era troppo di valore per indossarlo, e decise di lasciarlo lì, alla Frostcrag Spire insieme al resto di ciò che possedeva ad eccezione di quello che le serviva per la spedizione.Amande era eccitata all’idea di lasciare finalmente quel posto per qualche tempo, sarebbe tornata comunque una volta trovato tutto quello che le sarebbe stato possibile trovare nella terra dei Dunmer, ma da quando Maestro Adhjari era morto non poteva fare altro che provare un certo senso di inquietudine ogni volta che metteva il naso fuori dalla Torre, per vari motivi.La giovane Maga Bretone sospirò, scacciando quei brutti pensieri e sorridendo nel ricordare l’incontro fortuito con quel Morellus che non si era fatto problemi a sovvenzionare la sua spedizione, ignorando le proteste del Sinodo.La prospettiva poi di aiutarlo con la sua idea di un Museo a Skyrim, l’allettava molto, quasi che il suo futuro iniziasse a delinearsi e ad andare nel verso giusto, e quasi non riusciva a crederci di non aver perso la mano nel convincere le persone con la sua parlantina da ex mercante.Aveva notato una persona osservarla a Bruma, ma tra il volto coperto dal cappuccio in pelliccia e il fumo della pipa non era riuscita granché a delineare i lineamenti di questa persona appoggiata alle mura in legno del locale di Olav, ed aveva lasciato perdere.Amande si appoggiò alla sedia, pensierosa, intanto che Asclepio entrava con in mano la sacca delle pozioni e dei veleni che aveva preparato per lei e le altre due, decidendo di non disturbare l’amica e uscendo senza dirle nulla. Non avevano bisogno di troppe parole per capire che sia lui che Athrandil, che Ashur erano preoccupati per lei sin da quando Maestro Adhjari era stato ucciso. E nessuno aveva mai creduto alla tesi del suicidio.Ingrid entrò dopo qualche minuto e a differenza degli altri, decise di distogliere Amande per qualche ora dai preparativi che erano pronti e la Nord riteneva che fosse inutile indugiarci ulteriormente.- Vieni, adesso basta Amande. Se le guardi ancora una volta quelle mappe finirai per consumarle, ed il resto è tutto pronto. Quello che manca, lo possiamo preparare domani. Stasera si festeggia come ai vecchi tempi. Preparati ad una sonora sbornia, ne hai bisogno.- decise la Nord, sollevandola di peso e trascinandola fuori dalla sua stanza prima che potesse anche solo liberarsi e tornare a rivedere i piani della spedizione.All’inizio Amande fu titubante nel lasciarsi andare, ma per non sentire più le proteste dei suoi colleghi maghi, prima decise di accontentarli a bere una caraffa di birra in più e poi si scolò l’intera bottiglia, finendo con l’ingaggiare Ingrid in una sfida a chi riusciva a bere più bottiglie.Decisione che rimpianse il mattino dopo, come da programma, quando si ritrovò nuda nel letto di Ashur con il Dunmer che russava come la Montagna Rossa in eruzione e che le impedì di andarsene quando Amande comprese che cosa era successo la notte precedente.
Perché deve succedere sempre con un Dunmer, perché?!
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Frostcrag Spire
Due giorni dopo.
Ashur le si avvicinò, aveva in mano qualcosa, mentre finiva di sistemare le ultime cose per la partenza della spedizione. Amande era stata alla Città Imperiale per discutere con Morellus dei suoi piani ed aveva evitato il Dunmer, imbarazzata per quello che era successo la sera dei festeggiamenti.-Ahem….- si schiarì la voce l’ex Ashkhan degli Urshilaku, per rendere palese la sua presenza ed attese che la Bretone finisse di fare quello che stava facendo prima di parlare.- Ashur...- esordì Amande, seria, indifferente.- Volevo porgerti le mie scuse per quanto accaduto due sere fa’, Durand. Voglio chiarire innanzitutto che non si ripeterà più. È stato un….incidente.- esordì, il Dunmer, altrettanto in imbarazzo per come gli eventi erano progrediti a causa della birra.- Volevo chiarire allo stesso modo. Sono attratta dalla tua gente, Ashur, questo non lo nego, ma tu non sei il mio tipo e sono sicura che a Vvanderfell ti aspetta tua moglie. Non voglio trovarmi gli assassini del Morag Tong alle spalle con un sanctioned writ of execution sulla mia testa.- rispose Amande, severa.- Chiarito questo….come ti posso aiutare?- chiese la Bretone.- E’ semplice….siccome io al momento non posso lasciare Cyrodiil, vorrei che mi facessi un favore personale.- esordì il Dunmer, capendo l’antifona.- Vorrei che consegnassi, nel caso la incontrassi, questa lettera a Rayna Gedresa Indoril del Clan Urshilaku. Potrebbe avere una nuova identità, non mi stupirei se lo avesse fatto, nella sua posizione, per proteggersi da vendette trasversali della nostra gente. Visto e considerato chi è diventata.- continuò Ashur.- La riconoscerai subito, potrebbe provarci con te e da quello che so è cieca ad un occhio. Fulva di capelli e reca un tatuaggio Dunmer dedicato ad Azura sul volto. E potrebbe essere piuttosto arrogante nei tuoi confronti. Non ama gli n’wah, ma dille che ti mando io e potrebbe anche riceverti.- aggiunse Ashur, amareggiato.- La tradizione e l’onore imporrebbero che mi presenti io stesso al suo cospetto, ma ho impegni qui per conto del mio Clan. Tu stai partendo, potrebbe essere tornata a Morrowind. Così….- concluse il Dunmer, speranzoso.- ….lo farò, Ashur. C’è qualcos’altro che devo sapere riguardo a questa….Rayna?- chiese Amande, vedendo l’amico Dunmer esitare più del necessario, come se volesse dire qualcosa in più.- Lei….lei è la Nerevarine.- §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
7th of Last Seed, 4E 201
Bruma
Amande osservò sconfortata la lettera secondo la quale i loro permessi e lasciapassare erano stati revocati dalla Casata Redoran per accedere a Morrowind.Nemmeno il loro mecenate era riuscito a fare qualcosa, ed in tutto quello, la notizia che forse avrebbero dovuto rimandare la spedizione, proprio ora che avevano tutto pronto aveva reso la Bretone di cattivo umore. Era andata a Bruma per conto suo, senza nessuno dei suoi colleghi e guardava sconsolata la sua caraffa di birra ancora mezza piena.Era andata al Jerall Inn, invece di andare come al solito da Olav, aveva bisogno di stare tranquilla e di pensare ad una soluzione per quella situazione spiacevole: come cittadino Imperiale poteva muoversi per tutte le Province controllate dall’Impero senza bisogno di lasciapassare vari, partendo per High Rock avrebbero però dovuto pagare ed organizzare il viaggio via nave, rimandando ulteriormente la spedizione.Skyrim era nel bel mezzo di una Guerra Civile, ma almeno non era troppo lontano dalla Frostcrag Spire e avevano il percorso più o meno pianificato, avendo deciso che sarebbe stata la seconda tappa del loro viaggio per fare contenta Ingrid e, segretamente anche lei, perché avrebbe sicuramente rivisto Gunther, ed era curiosa di vedere com’era cambiato il suo vecchio compagno di studi Nord.Non che fosse innamorata di lui, ma non le sarebbe dispiaciuto riprendere la loro amicizia da dove l’avevano lasciata, magari sarebbe anche riuscita a convincerlo ad aggregarsi alla loro spedizione. Lui e Ingrid sarebbero stati una bella coppia, a suo avviso, e Amande sapeva benissimo quanto Gunther apprezzasse una forte donna Nord, le aveva distrutto le orecchie a furia di decantare la bellezza e la fierezza delle donne della sua gente, di fronte alle “fragili e deboli Bretoni ed Imperiali, dedite solo a frivolezze.”Amande abbozzò un breve sorriso, nel pensare a che cosa avrebbe detto Gunther se avesse incontrato Lorraine, che era tutto meno che fragile. Di sicuro, avrebbero litigato molto, conoscendo bene come la pensavano entrambi su alcuni argomenti.Stava tamburellando le dita sul tavolo, alla ricerca della soluzione che le avrebbe permesso di non rimandare ulteriormente la spedizione che aveva pianificato così a lungo e con precisione certosina, quando due Legionari, seguiti da un Ufficiale donna della Cavalleria Imperiale, fecero il loro ingresso nella locanda, ordinando al Bardo di smettere di allietare gli avventori.Incuriosita, Amande si unì al capannello di curiosi che si avvicinò al Legato della Cavalleria della Legione, la quale srotolò una pergamena con cura subito dopo, e dopo essersi schiarita la voce, fece il suo annuncio.- Per ordine di sua Maestà l’Imperatore, Titus Mede II, e del Consiglio degli Anziani, è fatto divieto ai viaggiatori di recarsi al Passo del Pale a causa di un’improvvisa e rovinosa slavina che ha bloccato il confine con la Provincia di Skyrim.- esordì il Legato della Cavalleria, proseguendo una volta che le proteste degli avventori morissero, passando ad un altro editto.- Causa l’inasprirsi delle ostilità contro i ribelli guidati da Ulfric Stormcloak, annunciamo inoltre che l’accesso alla Provincia é vietato, fatto salvo per impegni ufficiali, documentati ed autorizzati. E’ fatto obbligo ai viaggiatori che dovessero recarsi laggiù per suddetti impegni, recare con sé la documentazione atta al riconoscimento degli stessi, documenti che dovranno essere presentati alle autorità locali competenti ed agli Ufficiali della Legione Imperiale. Lunga vita all’Imperatore!- concluse la donna, togliendosi l’elmo e concedendosi insieme ai suoi sottoposti una pausa, sedendosi al bancone.Amande sollevò gli occhi al cielo: quella situazione proprio non ci voleva. Decise di saperne di più, così si avvicinò al Legato, fermata da una dei suoi sottoposti.- Il Legato Testus non è disponibile al momento, cittadino.- affermò la Legionaria, un Questore da quello che poteva vedere dalle insegne che recava, e sicuramente una nobile.- Dergius, lasciala passare.- ordinò il Legato Lavinia Testus della Cavalleria della Prima Legione alla sua sottoposta, la quale lasciò passare malvolentieri Amande, dopo aver notato le vesti dell’Accademia dei Sussurri.- Come posso aiutarla, signora?- chiese, con rispetto, Lavinia.- Si tratta del Passo di Pale. Ho pianificato da tempo una spedizione in giro per Tamriel, prevedevo di iniziare da Skyrim appunto….non c’è modo di recarvisi? Chi sovvenziona la nostra spedizione potrebbe spazientirsi se rimandiamo ulteriormente la partenza.- rispose, chiara, Amande, sperando che il Legato fosse una di quelli che utilizzavano il buonsenso insieme al sacrosanto dovere di far rispettare le regole. Notando le insegne della Prima Legione, Durand escluse a priori il corrompere il Legato Testus, non sarebbe finita bene per lei.- Il passo ed i confini sono chiusi, signora, ma se non ha paura e non ha limiti di tempo, ci sono pur sempre le Montagne Jerall oppure….- rispose Lavinia, ricordandosi di una cosa importante.- Che cosa ne dice di un compromesso? Il Legato al Comando di Fort Pale Pass ha problemi con dei contrabbandieri e con dei banditi che stanno infestando la zona. Abbiamo ragione di pensare che si nascondano nel Serpent Trail, se ci aiutate a liberare l’area dai banditi e dai contrabbandieri, siete liberi di utilizzare quel passaggio per raggiungere Skyrim.- propose Lavinia, sovrappensiero.Amande ci pensò su un po’.- Ci fornirete anche dei lasciapassare per Morrowind? E’ la nostra seconda destinazione e la Casata Redoran ci ha negato l’accesso a Resdayn.- chiese Amande, ben sapendo che quello doveva essere uno di quei favori che avrebbe potuto nascondere una ricompensa maggiore e la gratitudine della Legione Imperiale. Oltre che della Contea di Bruma.- Non possiamo spingerci oltre, ma se mai doveste passare da Windhelm, il Prefetto Adelaisa Vendicci ed Ortus Endario potrebbero esservi molto utili al riguardo. Dei pirati stanno rovinando quella tratta ed hanno sempre bisogno di persone in gamba con il senso dell’avventura per le loro spedizioni.- le disse Lavinia, mentre mangiava il suo stufato di coniglio e sorseggiava il suo bicchiere di Surilie.- E’ accettabile.- rispose Amande, soddisfatta che le sue abilità mercantili non si erano arrugginite del tutto.- Da che ci siete….sto cercando un pericoloso vampiro, si chiama Movarth Piquine. Sono….particolarmente interessata nel trovarlo, per una questione personale.- esordì, mentre Amande se ne stava andando, pensando che la conversazione fosse conclusa, abbassando il tono della voce.- Ho sentito da un Abate dei Vigilanti di nome Heinrich che potrebbe essere vicino a Morthal, per ovvie ragioni non posso recarmi laggiù, ma se doveste liberare Mundus dalla sua appestante presenza, la Casata Testus ve ne sarebbe molto grata.- concluse Lavinia, aspettando con ansia la risposta della Bretone davanti a lei.Amande deglutì, sentendo le ginocchia cedere al solo pensiero di dover affrontare un Vampiro antico. Aveva ovviamente letto Sangue Immortale, ed aveva riconosciuto il nome: il Legato Testus le aveva appena anticipato la probabile fine del più importante cacciatore di Vampiri che aveva scritto uno dei più importanti trattati riguardante i succhia-sangue, ma la gratitudine di una delle più importanti famiglie della nobiltà militare Cyrodiillica era imperativo ottenerla.- Lo farò sicuramente, Legato. Io e i miei compagni di viaggio saremo più che contenti di assisterla.- rispose Amande, e vide un sorriso sadico increspare il volto del Legato davanti a lei. - Ora scusatemi, vado a raccogliere le mie compagne di viaggio per aiutarvi con quella questione del Serpent Trail.- si congedò la Maga Bretone.- Fate attenzione, e quando sarete a Windhelm, salutatemi Adelaisa. Da parte di mio fratello Titus.- le disse, tornando normale, il Legato Testus.Amande annuì, tornando alla Torre, dove Ingrid ed Athrendil stavano discutendo di alcune teorie collegate alle armi evocate ed agli stili da combattimento più indicati per ogni arma evocata.- Ingrid, va’ a prendere la nostra Potema personale e preparatevi, dobbiamo fare un favore alla Legione.- annunciò Amande, ancora scossa dalla richiesta del Legato Testus di uccidere un Vampiro Antico.- In quale guai andiamo a cacciarci stavolta, Amande?- chiese Ingrid, sfregandosi le mani, intuendo che cosa avrebbe potuto essere.- Quelli che ami tu, Ingrid. Il genere di guai che include spaccare teste e raccogliere cose da riportare alla mercante di anticaglie Nord a Bruma.- rispose Amande, sorridendo sorniona davanti alla reazione entusiasta dell’amica.- L’hai appena fatta felice, lo sai vero, Amande?- la sbeffeggiò Athrandil.- Spero di non pentirmene.- esalò rassegnata la Bretone.- Anzi non importa, so già che me ne pentirò.- §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Olav Tap’n’Tack
Bruma
Quella stessa sera.
I tavoli erano pieni, forse a causa del freddo pungente che c’era fuori, ma un tavolo era occupato da una sola persona che se ne stava in disparte a fumare la sua pipa intagliata, i lineamenti coperti dal cappuccio e dall’ombra dell’angolo in cui si era appartato.Una donna si approcciò a lui, sedendosi al suo stesso tavolo, dando le spalle agli altri avventori per non farsi riconoscere, ordinando da bere subito dopo e parlando con l’uomo solo dopo che il proprietario della locanda se ne era andato.- Hai novità per me?- chiese l’uomo alla donna Imperiale, la quale si guardò attorno con circospezione prima di rispondere.- Il Legato ha chiesto ad una Maga dell’Accademia dei Sussurri di aiutarci con la pulizia del Serpent Trail, sembra che vogliano raggiungere Skyrim. Una ben non precisata spedizione.- riferì la donna, seria.- Uhm….mi puoi descrivere questa Maga?- chiese, sospettoso, l’uomo, sovrappensiero.- Bionda, capelli lunghi ed occhi azzurri, accento di Stormhelm. Una Bretone. È la persona che cercavi?- chiese l’Imperiale al suo interlocutore, ansiosa.Le labbra dell’uomo si piegarono in sorriso soddisfatto.- Sì, è lei. Vieni Alessia, ti porto dal mio padrone per la ricompensa che abbiamo pattuito. Sarà felice di sapere che l’abbiamo finalmente trovata.- mentì l’uomo, incoraggiante.Il Questore Dergius si rilassò e seguì senza protestare il suo interlocutore, pregustando già la voluminosa borsa di Septim che le era stata promessa questa volta, dopo anni di fedele servizio come orecchio del Sinodo.Arrivarono alla Plundered Mine, dove sarebbe dovuto avvenire l’incontro con il capo della persona a cui riferiva notizie importanti, essendo lo Scudiero del Legato Lavinia Testus della Prima Legione aveva accesso a molte informazioni importanti che le avevano fruttato una piccola fortuna nel corso degli anni, ed era contenta di aver rimpinguato a quel modo il magro compenso che la Legione versava ad un misero e poco importante Questore di Cavalleria.L’Impero pensava che essendo di nobile nascita, non aveva diritto allo stesso compenso di un Questore di origini umili che serviva nella Fanteria, e sebbene suo padre fosse solo il cadetto della Casata Dergius di Skingrad, Guardiana da almeno due secoli della Casata Testus, non erano considerabili degni di rispetto.- Dov’è il tuo contatto, Etienne?- chiese, impaziente la donna non vedendo nessun altro a parte il Bretone, il quale estrasse un arco di foggia Goblin ed incoccò una freccia simile.- Mi sei stata molto utile, in questi anni, Alessia, sin da quando ci siamo conosciuti a Wayrest, ma ora sei diventata un rischio per me e per il mio padrone. È un peccato, davvero...i Goblin sono troppo forti, anche per un Questore della Legione Imperiale.- spiegò Etienne, scoccando la freccia prima che Alessia Dergius potesse anche solo provare a difendersi.La donna Imperiale crollò a terra, colpita in pieno petto, con Etienne che si assicurò che fosse morta utilizzando la spada rudimentale di una di quelle creature: estrasse la spada di Alessia, dando il colpo di grazia ad un Goblin e colpendo gli altri corpi, spostandoli poi nella zona della miniera dove Alessia giaceva. Abbandonando poi la spada in mano alla donna, lasciandola lì dopo averle messo in tasca la taglia per ripulire quel posto.Era stata un asset importante, ma avevano già pronto qualcuno per sostituirla al fianco del Legato, in modo da coprire il posto di informatore con qualcuno di più in gamba e fedele, di un Questore facilmente corruttibile.Trovò i suoi uomini pronti davanti al Passo di Pale, i Legionari che lo sorvegliavano già sistemati e istruiti nel guardare dall’altra parte mentre passavano il confine.Era solo una questione di tempo, ed avrebbe compiuto il suo dovere, fino in fondo.Ben sapendo che quei mercenari che aveva reclutato probabilmente non sarebbero sopravvissuti. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Serpent Trail
Skyrim’s side
10th Last Seed, 4E 201
Amande si trascinò a fatica nella neve, cercando di rimettersi in piedi barcollando, dardi di balestra conficcati ovunque, mentre il corpo decapitato di Ingrid ancora dava gli ultimi spasmi e l’ex necromante ormai era nel Dreamsleeves.Quando la Bretone riuscì a rimettersi in piedi, però un altro dardo di balestra la colpì, in un punto non vitale, rendendole chiaro che l’ultimo avversario rimasto in piedi, la voleva finire lentamente: Amande richiamò quel poco di Magicka che le era rimasto per cercare di curarsi e negare a quel maledetto la soddisfazione di vederla morire, dopo essere rotolata per qualche metro e finendo contro un albero. Fermata nella sua corsa da una roccia.Sperò che la lasciasse stare, ma il loro assalitore la raggiunse, inginocchiandosi al suo fianco e lei per poco non morì di crepacuore quando l’uomo abbassò il cappuccio e la maschera che copriva parte del volto.- Avresti dovuto accettare la mia offerta di scappare ad Hammerfell, Amande. Le cose…..le cose sarebbero andate diversamente, e non sarebbe finita così.- esordì, addolorato, Etienne, accarezzandola mentre Durand cercava inutilmente di trattenere le lacrime, incapace di fare altro, e stringendole la mano con cui la Maga comprimeva una delle tante ferite, per confortarla nei suoi ultimi momenti.- Per quel che può valere, mi dispiace che tra di noi si sia arrivato a questo. Presto sarà tutto finito per entrambi….- la rassicurò Etienne estraendo un pugnale ed appoggiandolo alla gola di Amande.Il suo amico le pose l’altra mano sulla bocca, non avrebbe avuto molto senso in quanto erano solo loro due e nessuno avrebbe sentito Amande gridare o esalare il suo ultimo respiro, ma le precauzioni non erano mai troppe: Etienne esitò, mentre la sua amica di un tempo perdeva progressivamente i sensi, dovette forzarsi per fare quello che andava fatto, ma quando si decise, quando il corpo di Amande aveva smesso di dibattersi, una freccia lo mancò di poco.Il Bretone si voltò in direzione del punto in cui la freccia era arrivata, e vide una cacciatrice Nord, apparsa dal nulla, incoccare rapidamente un’altra freccia e puntarla contro di lui, lottando con la tormenta di neve che stava per prendere forza: Etienne decise che era meglio battere in ritirata, ma non prima di aver tolto il ciondolo dell’Accademia dei Sussurri dal collo di Amande e accoltellarla mancando di poco la giugulare, infilandosi nel Serpent Trail, riuscendo a schivare tutte le frecce tranne una che gli si conficcò in una spalla.La sua missione era comunque stata portata a termine. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Wayrest
5th of Heartfires, 4E 201
“Il Giro del Mundus in 80 Tessuti” Era una bella giornata, una delle tante e una delle ultime che Wayrest avrebbe visto prima che l’inverno arrivasse fino a lì, e Philippe stava scegliendo un anello per la sua amata, l’anello adatto per sposarla finalmente e poi ufficializzare la loro relazione una volta che Lorraine sarebbe tornata a casa in licenza, Guerra Civile permettendo, sperando che ad Amande fosse permesso finalmente di tornare a casa anche se per pochi giorni.Gli mancava sua sorella e non lo aveva mai ammesso apertamente davanti ai suoi genitori: con il gruppo che si era sfaldato ed ogni aveva iniziato a seguire la propria vita e le proprie aspirazioni, anche lui aveva diradato le visite al “Leone Rampante”, teatro di molte serate allegre e goliardate tra amici, al punto dal non esserci più andato in settimane.Una notte di Ultimo Seme si era svegliato di soprassalto, nel suo letto, e subito dopo aveva sentito freddo all’improvviso, come se parte della sua anima fosse stata risucchiata in Aetherius e non era più riuscito a dormire molto per una settimana: ora aveva ripreso a dormire, ma aveva sempre una strana inquietudine addosso, un’inquietudine che non riusciva a farsi passare neanche quando pensava a Lorraine.Philippe decise di tornare al negozio dei suoi, arrivando contemporaneamente a un gruppo di membri dell’Accademia dei Sussurri che si avvicinarono a lui scuri in volto e contriti.- Scusate Ser, è questo il negozio di Jules Durand? Lo conoscete, per caso?- chiese il Mago più anziano dei tre, con una gentilezza forse eccessiva.- Jules Durand é mio padre e sì, questo è il suo negozio. Posso chiedervi il motivo della vostra presenza qui?- chiese Philippe, il cuore che gli batteva fortissimo in gola, aumentando quella strana sensazione che già provava. Ed il cuore si fermò quando sua madre uscì entusiasta nel vedere i tre maghi pensando che fossero nuovi clienti.Quello che dissero dopo, fu come una coltellata per lui, e fu come se a sua madre avessero strappato il cuore direttamente dal petto, Philippe non seppe nemmeno come riuscì a prenderla in tempo prima che crollasse a terra dopo l’urlo inumano che Amèlie aveva lanciato dopo aver saputo che Amande era morta.E, con lei, morirono anche le loro speranze di rivederla dopo otto lunghi anni d’esilio.
FINE PRIMO ATTO
