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Tutte le notti del taccuino verde
Quello dev’essere sicuramente il nuovo ufficiale medico della gendarmeria.È molto basso, pensa Hange.Persino più basso di Levi (e non è per nulla scontato, essere più bassi di Levi).Ha i denti da coniglio e gli occhi infossati in orbite che non vedono il sole da almeno un mese, forse anche di più.In uno dei suoi sogni confusi, un essere spregevole e senza scrupoli ha privato il suo unico occhio ancora buono delle lenti che le permettono di ottenere una messa a fuoco (più o meno) affidabile, ma nonostante questo, le chiazze scure che il medico ha sul volto tirato sono talmente vistose che ad Hange sembra di veder orbitare sopra la sua testa non più un essere umano, bensì lo stesso schizzo a bordo pagina illustrante i sintomi di quella malattia epatica di cui ha letto nei resti di uno dei libri recuperati sul relitto della nave.Ah, già – il relitto della nave.Lo stesso luogo del suo felice incontro con quella meravigliosa creatura.Levi l’aveva messa in guardia, proprio come avrebbe fatto Moblit, ma come avrebbe fatto con Moblit, lei ha annoverato i suoi scenari funesti tra i rischi di chi abbraccia il proprio mestiere con una disposizione d’animo pessimista e negativa.Ne è convinta anche adesso.Nonostante le dita ruvide e lo sguardo ignorante di questo ciarlatano di un gendarme al capezzale, che sondano alla rinfusa frammenti poco sensibili del suo corpo, non si pente di nulla.“Come può vedere, il comandante Zoë sta meglio rispetto agli scorsi giorni. N-non trova anche lei, caposquadra Gerlach?”Sorride, Jean. ‘Comandante ad interim Jean Kirschtein’.Sorride smunto, nervoso come un gatto. Come sempre.Non appena si sarà rimessa, dovrà assolutamente fare qualcosa per lui: non può permettere che l’ansia e il terrore divorino in questo modo uno dei suoi uomini migliori – non per una responsabilità che ella stessa gli ha imposto, almeno.A volte, quando osserva la sua mascella contratta e le linee indurite del suo viso, Hange pensa che avrebbe potuto interrompere il ciclo, fare la differenza – ma non l’ha fatto.Ha volutamente scelto di essere crudele. Proprio come Erwin lo è stato con lei quando ha deciso di investirla del pesante onere della sua eredità senza domandare la sua opinione la riguardo.Non dovrebbe farsene una colpa; d’altronde, è così che va’.Il bassissimo uomo-schizzo, ad esempio, è spietato.Scuote la testa, e le macchie sulla sua faccia sembrano quasi staccarsi e tornare ad appiccicarsi al loro posto solo dopo alcuni millesimi di secondo, come se non riuscissero a tenere il passo con la velocità di movimento del suo capo.Poi si solleva, smette di far finta di saper usare uno stetoscopio moderno.“Cosa avete detto di averle somministrato mentre attendevate il mio arrivo? Digitale?”“N-non sapr—"“Epinefrina,” dice Levi, e un singulto, come una piccola esplosione brusca e violenta, si incendia nel suo torace e le scaccia via tutta l'aria in una volta sola.“Ah – giusto!” Jean prova a schiarirsi la voce, “L’epifeffina.”Riprende fiato con uno strano sibilo che tuttavia, non attira l’attenzione di nessuno.Ci avrebbe scommesso che c’era lo zampino della epinefrina dietro al suo miracoloso stato di veglia.“Il comandante Zoë ha dato istruzione al capitano Levi, e-e anche a tutti i soldati della legione, naturalmente - di somministrare sempre epinepina in casi simili!” Non è esattamente così, ma Jean non può saperlo.Nessuno può sapere come tutte le notti insonni che Moblit ha trascorso in laboratorio per sintetizzarne una formulazione efficace, siano adesso finite lì, nelle sue vene.Non può saperlo nemmeno Levi, bizzarro autore di questa bizzarra combinazione di coincidenze, o perlomeno – è ciò di cui prova a convincersi mentre lo osserva porgere una fiala di epinefrina vuota al caposquadra con-i-denti-da-coniglio, e poi chinare lo sguardo sul suo viso come se sapesse tutto, ma non può sapere nulla, si ripete ancora, mentre appesantita dai ragionamenti futili e deliranti, lascia che la palpebra del suo occhio cada finalmente giù, concedendole la breve tregua che da tanto tempo le chiede.Sente l’ufficiale medico sospirare, mugolare un gemito di dissenso, e Hange torna a guardare in tempo per non perdersi nulla della patetica scenetta in cui il medico solleva la fiala di Moblit, la avvicina al naso per poterne sentire l’odore, trovare qualcosa che gli dia una buona scusa per poter storcere il naso adunco e riprendere a scuotere la testa, poco convinto.È uno di quei momenti in cui Hange rimpiange davvero di avere un occhio solo, perché il medicastro si alza, esce dal suo campo visivo, e lei sarebbe pronta a pagare oro anche solo per sbirciare in quante smorfie sta accartocciando il suo volto livido e confuso pur di non farlo sembrare così livido e confuso.Prova a voltare la testa, ma il suo collo non si muove ancora.“Fossi in voi mi preparerei al peggio.”“Le puliamo già il culo almeno tre volte al giorno. Non credo ci sia nulla di peggio.”Hange stira le labbra intorpidite, sghignazza un po’.I suoi polmoni implorano pietà, ma lei non potrebbe mai non onorare a dovere le brillanti uscite di Levi: c’è qualcosa di profondamente invidiabile nella sua innata capacità di schivare qualsiasi informazione superflua in grado mettere a repentaglio le proprie convinzioni.Il fatto che cotanta fiducia risieda negli infiniti ‘me la caverò, sta’ tranquillo’ che gli ha (più o meno) bisbigliato nei rari momenti di lucidità di quei giorni, ha semplicemente del commovente.“Comandante Kirschtein, dovrà far pervenire una copia dei moduli di successione presso la corte marziale di Mitra entro sette giorni dal decesso.”“Va-va bene—caposquadra Gerlach.”‘Jean è giovane, Levi.È giovane e spaventato.Non infierire su di lui con quello sguardo truce; lui vuole solo togliersi da questa situazione prima possibile, rimandare quel medicastro alla taverna da perdigiorno da dove è arrivato, e tornare a divorarsi le unghie in un angolo del suo alloggio, maledicendosi e maledicendomi,’ gli direbbe, se potesse.“Non statelo a sentire, me la caverò—” è il gemito sofferto di cui deve accontentarsi.Difficile che dallo stipite della porta su cui si attarda Jean lo abbia sentito, ma Levi, che non si è scollato dal suo capezzale neanche per il saluto all’ufficiale medico, è arrivato in tutta la sua forza.Lo legge chiaro sul viso, anche senza gli occhiali.E lo adora.Ne adora anche i sospiri offesi, il modo in cui chiude gli occhi quando camuffa il timore con qualcos’altro.“Lo ripeti da tre giorni, quattrocchi – ma non mi sembra stia funzionando.”.“Non è vero—"Non può non funzionare. Non dopo averle messo nelle vene Moblit a spingerla, ancora una volta, per l’ennesima volta, lontano da lui.Ma Levi, questo, non lo sa.Non sa delle vene, non sa neanche del pozzo.E’ così, no? Non lo non lo sa…Levi non lo sa—“La febbre è di nuovo alta—”Ah, ecco.Voleva ben dire.La sua mano non si è piazzata sulla sua fronte per combattere il gelo, o schiacciare qualunque altro pensiero superfluo sia in agguato nella sua mente arroventata.Avrebbe dovuto capirlo.“Quanto alta?”“Non lo so—alta.”“Non l’hai misurata, Levi?”“Non ho bisogno di ficcarti una bacchetta su per il culo per sapere che hai la febbre, Hange. Non sono come te!”“È molto importante avere dati precisi…”Hange sospira sconsolata, smette di parlare.Perché Levi è così gentile con quelle spugnature, lo è più di quanto lo sarebbe lei.Ne riconosce la mano, il modo lieve di umettarle la fronte solo con un lembo della pezzuola.Non sarebbe sorpresa se, nei giorni passati, lo avesse chiamato un paio di volte ‘Moblit’.Anzi, adesso che la lucidità sembra accompagnarla un po’ di più, ha la vaga impressione di averlo fatto.Ad un certo punto, il suo cuore si sarà quasi fermato, e quando la paura raggiunge simili, fisiologici livelli, è naturale farsi scappare quel nome.Fosse anche solo per iniziare a scusarsi con lui per essersi lasciata morire in un modo così stupido.Ne è certa.Lo sarebbe anche se non ci fossero quei brandelli di incubi riaffiorati nella sua mente come pesci morti a lasciarla sospesa in uno stato di tensione a dir poco insopportabile – è così.Levi avrà sentito quel nome schiantarsi innumerevoli volte contro il suo viso, e gentile com’è, avrà capito.Deve aver capito.“Ehi—Hange?” Non si accorge di essere di nuovo in apnea fin quando le mani di Levi non diventano moleste oltre ogni limite; con le sue guance, con le sue spalle, poi con la sua schiena, che privo di alcun tatto scolla dal materasso e porta in fretta contro il proprio torace (così…minuto) – e anche con una delle sue braccia, che insieme a Jean distende nell’incavo del suo gomito facendo librare nell’aria il familiare ‘fzzzz’ di una cinghia emostatica che si chiude, e pizzica, titilla, buca, e—ma perché Jean ha ripreso a piagnucolare come un vitello?E poi—aahhh… che meraviglia…Da quanto tempo non respirava così...“Hai rotto i coglioni con i tuoi scherzi di merda, quattrocchi! Non è il momento di tornare da quell’idiota di Moblit Berner, chiaro?E a giudicare dal modo esemplare con cui maneggia l’epinefrina, si capisce bene che fa sul serio.Moblit sarebbe così orgoglioso di lui.“Sto bene—me la caverò—” torna a ripetere, non appena il diaframma intorpidito glielo permette.“Beh, farai bene a far sì che sia così.”Distratto, Levi consegna a Jean una siringa vuota e attende, prima di qualunque cosa, che il suo respiro torni regolare, proprio come gli ha insegnato.“Kirschtein, come puoi vedere, non riesce a tenere in mano neppure una siringa senza piangere. Sarebbe una vera merda come comandante—"“Mi dispiace, sono mortificato.”La schiena di Jean guizza, ricerca compostezza disperdendo il suo sguardo altrove.“Anziché star lì a piagnucolare, tieni pronta una nuova fiala di epinefrina e una di soluzione salina, potrebbe essere necessaria un’altra iniezione tra circa quindici minuti. Muovi il culo!”“Sì, capitano—”Chissà se Jean capirà mai che è lui l'ufficiale di rango superiore a Levi.“Aveva gli anelli?”Tra tutta l’infinità di domande (‘Dove hai trovato l’epinefrina? Come hai appreso il suo utilizzo? Come conosci il dosaggio più adatto?’), Hange sceglie la meno impegnativa.Potrà raccontarsi di averlo fatto perché i muscoli della sua bocca non si sono ancora del tutto risvegliati, o perché la sosta tra le braccia di Levi si sta prolungando più del previsto, e le sue mani, ancora tremolanti, rimangono aperte sul suo torace finché non avranno la certezza che i suoi fiati si siano sincronizzati con i propri; ci sono i sospiri spezzati di Levi contro i capelli appiccicati alla nuca, lo sguardo funereo di Jean – ci sono mille e più ragioni a rendere più incisivo il bisogno dell’universo di quella semplicità che Hange, alla fine, sceglie.“Aveva gli anelli…non è vero?”“Di nuovo con questa storia?”Levi torna a sbuffare, torna a roteare gli occhi con sarcasmo, come se il terrore di poco prima non gli avesse prosciugato il sangue dal viso, come se fosse certo che quel Moblit che ha messo a lavorare per lui nelle sue vene, sia al cento per cento dalla sua parte.Una vera e propria congiura.“Anelli colorati tendenti al blu, viola, oro su tutto il corpo – mutano colore in continuazione, è davvero un essere meraviglioso, quel polpo—”La sua lingua sembra sbloccarsi. Va già molto meglio.Anche il collo è più morbido, prova a piegarlo in avanti, ci riesce solo un po’.“Un essere meraviglioso che ti ha quasi uccisa, razza di imbecille – ti ho detto centinaia di volte di non toccare quei fottuti animali marini sconosciuti—”Lo dice senza rabbia, e già solo questa è una ragione per cui dovrebbe dargli retta sempre.“Era al relitto—”“Certo, che era al relitto! È sempre tutto in quel dannato relitto!”Il taccuino verde, no.Quello è sempre stato nella sacca di Moblit, e chissà com’è che adesso è finito sul comodino, alla sinistra di Levi.“A—allora io vado a vedere se hanno bisogno di me lì fuori. Con permesso, comandante.”Jean non è stupido, tutt’altro.È uno dei suoi uomini migliori. Hange lo pensa davvero e ci tiene a ribadirlo.È solo giovane, è inesperto.In cuor suo, sa bene che ha fatto di tutto pur di non far trasparire così tanta vergogna nelle parole con cui si è congedato mentre Levi si è prodigato, con una nuova, ammirevole sicurezza, a rimuoverle l’ultimo bottone ancora in grado di nascondere il suo torace al mondo.“Non sarà efficace quanto l’epinefrina di Berner, ma ti aiuterà comunque a respirare meglio e ad abbassare la febbre.”Che bravo, Levi.Che bravo.Non ha idea di cosa sia l’impiastro balsamico che le sta spalmando a mani nude tra le costole, lo sterno, i seni che si sforza a non sfiorare con un tocco troppo diverso da tutto il resto (che bravo…), ma la sensazione di calore che le travolge i polmoni gelati è l’esatto opposto di ciò che ha sentito subito dopo essere stata morsa da quella meravigliosa creatura marina, ed così bella che, al di la’ di ogni dubbio, Hange è già pronta a rivedere la sua posizione critica su quell’impiastro antiscientifico, e a dire che questa volta, ne è certa, funzionerà.Ripete l’operazione dietro la schiena, ed è così gentile, Levi—Così premuroso e attento mentre piano, come se sapesse che i dolori muscolari alla schiena sono ancora tutti lì, pronti ad aggredirla alla minima mossa falsa, la fa scivolare lenta tra cuscini e coperte, accogliendo con serietà ogni gemito che a stento riesce a trattenere.Così cortese e delicato che sembra Moblit, ma non è Moblit.E poi, ripensandoci, Moblit non è affatto cortese e delicato. Non dovrebbe dimenticarlo.L’ha spinta in quel pozzo ai tempi, e anche adesso, anche da lontano, si ostina a spingerla via.“Questo?”Probabilmente, ha fissato un po’ troppo quel taccuino verde sul comodino perché Levi potesse non accorgersene. Se non avesse risposto aggrottando le sopracciglia, forse, avrebbe cominciato a credere che il suo occhio lì, immobile da chissà quanto tempo, fosse quello di un morto.“Mi è quasi caduto in testa mentre cercavo tra i tuoi libri un maledetto modo per non farti morire.”Fa scorrere le pagine tra i polpastrelli, e non c’è modo di sfuggire al richiamo che la prima zaffata di odori è in grado di risvegliarle sottopelle; travolgente, impossibile da ignorare.Grafite, inchiostro, olio di lino, polvere di carbone.Il fruscio degli appunti di Moblit risuona nelle sue orecchie come i più aspri dei rimproveri, e le sembra di sentirlo, il suo caro, eternamente al suo fianco Moblit, implorarla di abbandonare quella dannata tenda in cui si è rinchiusa insieme ad un titano da tempo immemore, e andare finalmente a dormire.Le sembra di vederlo materializzarsi davanti a lei, mentre insiste affinché mangi il piatto di stufato che le ha portato sin sotto al naso prima che diventi freddo come la neve che fuori dal laboratorio congela il tempo e gli spazi; riesce persino immaginarlo ritto in un angolo della stessa infermeria, cinereo in viso, pronto a tentare di convincerla che è meglio lasciare in pace quella giovane recluta eviscerata che non ha voluto abbandonare sul campo di battaglia, perché sarebbe morta comunque, che l’avesse tormentata per tutta la notte in sala operatoria o meno.“C’è scritto tutto su di te, quattrocchi. Incidenti passati, farmaci, dosaggi, metodi di somministrazione spiegati al dettaglio e con schemi, a prova di idiota, direi.”Levi mostra senza troppi pensieri una pagina illustrata che Hange, tuttavia, non riesce a mettere a fuoco.“Ci sono scritte persino le caratteristiche del tuo utero in caso di gravidanza o isterectomia d’urgenza.”Un pensiero fin troppo disfattista. Tipico di Moblit, non c’è che dire.Levi chiude il taccuino, lo gira e lo rigira tra le dita, come fosse diventato scomodo.Poi lo mette via con cura, quasi con rispetto, e riprende a inumidirle il viso, forse, alla ricerca di una scusa discreta per spazzare via quel luccichio acquoso che ha tra le ciglia.“Deve averne avuto tanto di tempo libero Berner per creare un vero e proprio manuale di salvaguardia dedicato solo ed esclusivamente a te.”Ne ha avuto tanto perché, con i suoi eterni ‘no’, ‘lasciami, Moblit, devo finire’, ‘vai a dormire prima tu’, ‘non posso allontanarmi dalla sala operatoria adesso’, ‘i risultati delle analisi saranno pronti a breve, non posso andare via’, ‘sei congedato’, lei glielo ha servito su un piatto d’argento, ed è per questo che Moblit, nel silenzio delle sue lunghe, instancabili disfatte, ha saputo armare bene chiunque possa tenerla, in tutti i modi e per tanto tempo ancora, lontana da lui; dentro ad un pozzo oscuro, abitato da creature meravigliose che non ha ancora finito di scoprire.Per un compito simile, Moblit non avrebbe potuto trovare ‘chiunque’ migliore di Levi.Hange lo pensa sinceramente.“Sarà pieno di imprecisioni.”“Almeno, quello smidollato non aveva l’abitudine di violare i poveracci che finivano sotto le sue mani, non con la tua stessa frequenza.” dice Levi, fin troppo loquace, come tutte le volte che è a disagio.“Certo, nulla avrebbe potuto fargli prevedere le tue ‘nuove passioni’, ma lo riterrei comunque un documento molto utile ed affidabile.” “Dovrei rivederlo…”La sua voce dev’essersi incrinata davvero tanto, a giudicare dal modo gentile con cui la mano di Levi prende a ravviare i suoi capelli all’indietro.“Vorrà dire che, non appena ti sarai ripresa, avrai qualcos’altro di più utile da fare, piuttosto che rischiare la vita toccando merdosi animali di quel mare del cazzo che tanto ti piace.”Anche impegnandosi, le parole di Levi non riescono a suonare come un rimprovero.Non uno vero, almeno.La cicatrice sul suo occhio ogni tanto punge ancora e in un modo o nell’altro, Levi sa sempre quando.Il suo pollice è già giunto in soccorso, ad accarezzarla, levigarla, cacciare via il fastidio che tenta ancora una volta di insinuarsi.È l’unico che ci riesce.L’unico a cui concede ancora di farlo.Persino la moltitudine di ombre, stelle scintillanti e guizzi di luce che Hange sa essere solo immaginaria, sembrano diverse, come inibite, e dietro al buio della sua palpebra chiusa, si stagliano con la stessa serenità e incanto di un cielo stellato.“Ora però riposati, pensa solo a guarire,”Prima che Hange apra almeno l’occhio buono, Levi ha già smorzato la luce del lume e domato l’aggressivo biancore dell’infermeria.“Resterò io qui con te.” È l’unica cosa che riesce a placare davvero quell’ondata di nausea che ha sentito montare dentro di sé, “e anche tu lo farai, quattrocchi. Anche tu resterai con me. Guai a te se non lo farai.”Ci sono troppe notti su quel taccuino verde per poter anche solo pensare di non farlo.Hange accenna un sorriso, sfiata un respiro limpido contro la federa del cuscino.Lo stretto, confuso intreccio delle mani di Levi tra le sue, ferme sul suo ventre si fa sempre più confuso, sempre più stretto.
Fine___________
Come penso abbiate capito, nasce dalla famosa scena di Levi che, nella serie, raccomanda ad Hange di non toccare esseri marini che non conosce. ^^"Avevo voglia di scrivere qualcosa di leggero, ma è venuto fuori un pippone angst. D:E anche oggi, si scrive fluff domani.Fantamedicina, of course. Nella vita reale, Hange sarebbe schiattata, altro che.Ad ogni modo, partecipa al Writeptember del gruppo facebook Hurt/Comfort Italia – venite a trovarci!
